Elektra: Assassin

Scritto da Carlo Adinolfi il 24 maggio 2011 in Fumetti Marvel Comics con nessun commento

Testi: Frank Miller
Disegni: Bill Sienkiewicz
Edizione Originale: Elektra: Assassin, Marvel.
Edizione Italiana: Elektra: Assassin, Panini Marvel Italia.

1986
Forse verrà ricordato come l’Anno Zero del mondo dei comics, un vero spartiacque che divide nettamente “ciò che è stato scritto prima” da “ciò che è stato scritto dopo”. Non a caso è proprio quell’anno che segna ufficialmente l’inizio della Modern Age of Comics. Il 1986 vide la pubblicazione di comics leggendari, pietre miliari della storia fumettistica e capisaldi della rivoluzione grafica, narrativa e concettuale che ancora oggi fa vedere i suoi meravigliosi effetti. Apparve in quel fatidico anno Crisis on Infinite Earths – in realtà cominciato già l’anno prima – il vero evento “zero” del DCU. Ma il 1986 fu anche l’anno dei due inarrivati e indiscussi capolavori fumettistici, il Watchmen del bardo Alan Moore e il Dark Knight Returns del dio Miller. E proprio Miller, sempre in quel fantastico 1986, diede vita ad altri due volumi rivoluzionari, entrambi in coppia con il disegnatore Bill Sienkiewicz: Daredevil Love and War e Elektra: Assassin.
Se Crisis aveva segnato la tabula rasa da cui ricostruire un intero universo, se i due capolavori Watchmen e DKR avevano rivoluzionato l’intero modo di vedere la narrativa super-eroistica, i due lavori della coppia Miller-Sienkiewicz posero la pietra angolare per una vera rivoluzione grafica.

Bill Sienkiewicz e la rivoluzione grafica
Grazie al suo tratto visionario e onirico, Sienkiewicz aveva messo da parte anni e anni di tratto lineare e netto dando vita a un nuovo modo di concepire il fumetto e soprattutto aprendo le porte alla rappresentazione della mente umana, dei suoi incubi, dei suoi labirinti, della sua follia. Le tavole di Sienkiewicz, in cui per la prima volta nella storia dei comics apparvero tecniche come collage, pittura ad olio e ciclostile, fecero balzare le pagine dei fumetti da semplici “disegni” a opere d’arte. Il disegnatore non sarebbe più stato il semplice ritrattista dei personaggi e degli ambienti. D’ora in poi sarebbe stato il tramite attraverso il quale lo sceneggiatore avrebbe potuto veicolare la sua storia, non solo a livello visivo ma anche emotivo.
Già Miller, dal suo primissimo lavoro come sceneggiatore (Daredevil #168 del 1981) aveva cominciato a concepire il fumetto come un proiettile diretto non solo all’occhio del lettore e alla sua fantasia fanciullesca, bensì alle parti più profonde del cervello e del cuore per toccare le sfere emotive più intime, trasformando la cosiddetta “voce fuori campo” da semplice descrizione degli eventi a una prosa tale da far balzare fuori dalle pagine non solo i personaggi e il loro io più profondo, rendendoli così a tutto tondo e vivi, ma anche la città in cui essi agiscono, con cui sono un tutt’uno, sia essa Gotham City o Sin City o la Hell’s Kitchen di New York.
Ora grazie all’alchimia con Sienkiewicz avrebbe potuto rendere le pagine delle sue storie un vero e proprio vortice talmente forte da risucchiarvi totalmente il lettore.
Come aveva fatto l’Espressionismo, corrente che più delle altre sembra averlo influenzato, Sienkiewicz fonde il “fuori” e il “dentro”. In un’unica tavola ecco il personaggio, i suoi pensieri, le sue emozioni e la sua mente. La forza dei suoi disegni è tale che numerosi saranno i suoi “figli” che utilizzeranno tratti simili per descrivere gli anfratti più nascosti e bui del proprio io, la follia e le menti distorte: da Dave McKean in Arkham Asylum a Duncan Fegredo in Kid Eternity o Enigma fino a Sam Kieth in Secrets e Madness.

Elektra: Assassin. Tutto Frank Miller in una graphic novel
Se il Dark Knight Returns rimane il non plus ultra dell’opera milleriana, possiamo dire che Elektra: Assassin racchiude tutto, o quasi, il pensiero del grande autore, tanto che vi si trovano moltissimi spunti che verranno sviluppati, a volte singolarmente e a volte insieme, in altri lavori successivi.
Dopo aver rivitalizzato un personaggio secondario come Devil e aver riportato finalmente nel mondo super eroistico il noir – che tanta fortuna avrebbe poi avuto in futuro grazie ad autori del calibro di Azzarello, Brubaker e Aaron – e dopo aver creato l’archetipo per il nuovo corso narrativo dei comics, Miller aveva evidentemente deciso di esprimere tutte le sue idee in totale libertà espressiva e grafica. Dopo aver fatto le prove generali, dal punto di vista grafico e di affinità con Sienkiewicz in Love and War ecco che in Assassin esplode tutto il suo mondo ideale e concettuale.
In questa graphic novel Miller può spaziare quanto vuole. Elektra infatti è un personaggio creato da zero proprio dal suo genio e non deve quindi rispondere ad anni di storia editoriale o a convenzioni comportamentali e stilistiche. Proprio l’abilità e la capacità di Sienkiewicz di esprimere il mondo cerebrale, mentale e onirico dell’uomo darà a Miller il là per addentrarsi in uno degli aspetti più importanti delle sue opere: quello del controllo e del dominio sulla mente.

La Mente e la Volontà
Elektra è un’assassina addestrata dalla Mano, potente e satanica setta di ninja che tenta di controllare il mondo coi suoi agenti e con l’ausilio di terribili demoni infernali. Proprio da questa setta Elektra ha imparato il controllo sulla mente, propria e altrui. Dopo aver abbandonato la setta ed esserne diventata un’acerrima nemica, Elektra utilizza le sue abilità per contrastare i piani della Mano, che ha liberato la mitologica Bestia per scatenare il caos nel mondo. Prendendo il controllo delle menti delle persone con cui entra in contatto, trasferendo i suoi pensieri da un corpo all’altro e insinuandosi nelle profondità cerebrali di persone più deboli e malleabili, come l’agente S.H.I.E.L.D. Garrett, Elektra tenterà di sconfiggere la perfida Bestia. La stessa Bestia utilizzerà le tecniche psichiche per conquistare il potere mondiale, arrivando ad insinuarsi nella mente del candidato democratico alla presidenza Ken Wind. Ma come può Elektra dominare la mente altrui e soprattutto dominare la propria, difendendola dagli stessi attacchi cerebrali lanciati dalla Bestia? Proprio grazie al suo addestramento nelle arti marziali, nelle tecniche che rendono il guerriero un tutt’uno con se stesso, dominatore di sé prima che degli altri. È proprio la ferrea volontà del guerriero infatti che domina la mente, fallace e bugiarda. E quello della volontà che domina la mente è uno dei temi più cari a Miller. Nelle sue opere non vediamo solo il controllo sociale dei media sulle menti più malleabili, tra tutti lo showman di DKR – praticamente un Maurizio Costanzo fuso con la sua controparte Maria De Filippi – che si scaglia contro il politicamente scorretto Batman in difesa del Joker povera vittima della società violenta, la stessa società che proprio il presentatore vestito da anticonformista cerca di difendere. In quasi tutte le opere di Miller assistiamo anche a un vero e proprio lavaggio del cervello in nome della “società perfetta”. Pensiamo a quello a cui è sottoposto il ragazzo di Bad Boy o l’eroina Martha Washington. O anche al brutale Marv, dipendente dalle “medicine” della psicologa che danno un finto ordine ai suoi confusi e malati pensieri. Ma pensiamo anche al cyborg più che umano Robocop, che come agente dell’ordine deve rispondere ai criteri voluti dalla psicologa di regime, anch’essa agguerrita e anticonformista strillona contro la società ma che guarda caso è proprio il più verace baluardo della stessa dottrina sociale conformista e sotto controllo. Sarà soltanto la ferrea volontà degli eroi milleriani a sconfiggere ogni tentativo di influenza, ogni ingerenza esterna che tenta di inculcare cliché o indottrinamenti perbenisti che rendono schiavi e ogni giustificazione psicanalitica alla propria volontà guerriera. In Assassin è presente anche un duro e molto ironico attacco proprio alla psicologia ufficiale, che tenta di archiviare la Bestia e i demoni interiori come archetipi psichici o aspetti del subconscio generati da traumi infantili e sessuali ma che invece si scoprono essere vere e proprie forze reali da sconfiggere con tutte le proprie forze. Ma che ovviamente possono vedere come tali – e quindi sconfiggere – solamente le persone dotate di più controllo, meno influenzabili e quindi più ferme.

L’etica milleriana: al di là del bene e del male
Come dice lo stesso titolo della graphic novel, Elektra è un’assassina. E come tale uccide. Senza scrupoli, senza barriere, perché nessuno è innocente, come ripete spesso. Perché come eroina del suo graphic novel Miller sceglie proprio un’assassina, sottolineandolo anche nel titolo? Aveva cominciato con un vigilantes in costume, trasformandolo da super-eroe buono che combatte i cattivi in un vendicatore che tenta di arrivare laddove la giustizia non può, o non vuole. Ha toccato il picco della sua carriera con un ex eroe mascherato ora in pensione che si rimette in gioco combattendo il mondo intero, le sue leggi, le sue abitudini e i suoi cliché cercando di imporre la sua etica e quindi quella del suo clan ribelle e al di fuori del controllo sociale. E proseguirà con gli “eroi” di Sin City, criminali e assassini underground che non esitano a uccidere o anche a torturare i propri nemici; fino ad arrivare al goddamn Batman, da tutti ritenuto psicotico proprio perché totalmente fuori dal controllo e quindi libero, tanto da essere un tutt’uno con la città, con la pioggia e con la notte.
Con i suoi eroi Miller cerca di spazzare via qualunque convenzione sia essa narrativa, grafica ma anche sociale o politica. I suoi eroi non rispondono alle convenzioni della società, non accettano le norme necessarie alla convivenza sociale e quotidiana. Non le accettano e quindi ne sono fuori, non capiscono e non vengono capiti ma non cercano accettazione o comprensione o ancor peggio compromesso. Sono quello che sono e vivono come tali. Ma il loro vivere al di fuori non è un essere emarginati. Il loro essere al di là di ogni morale civile non è un abbandono al più becero edonismo e agli impulsi più bassi e gretti. Il loro seguire la propria volontà non è un volgare lasciarsi andare ai bisogni o alle voglie momentanee. Come il Bastian di La Storia Infinita di Ende segue il consiglio del magico Auryn “fa ciò che vuoi” e così facendo compie il suo percorso azzerando se stesso e i suoi ricordi per ricostruirsi e quindi ri-costruire Fantasia, gli “eroi” di Miller azzerano se stessi e dopo aver raggiunto lo zero esistenziale cominciano a ri-costruire il proprio essere, un essere che d’ora in avanti sarà padrone di sé e che potrà seguire la propria legge e rimanervi fedele.
Così Elektra dopo essere stata azzerata dalla Mano diventerà l’assassina fredda e crudele che uccide senza rimorso ma che salva il mondo dai demoni; Marv dopo essersi “dimenticato le medicine” arriverà allo zero mentale e potrà risvegliare la sua parte più selvaggia e terribile ma che riuscirà a dominare per poter abbattere il perfido disegno di Roark contro i più deboli e indifesi di Basin City; il ragazzino di Bad Boy dopo mille lavaggi del cervello potrà seguire il suo gatto animale guida Adolf e fuggire dal mondo perfetto, ecologico, calmo e pacifico per vivere la vita in tutta la sua interezza e in tutti i suoi violenti colori al di là della foresta; Robocop dopo il reset del suo software potrà fare il miracolo e sorgere al di là degli sciocchi cliché educati e non-violenti per poter guidare i diseredati dalla società utopica. E Batman, dopo aver portato nel suo cuore la notte più oscura potrà illuminare l’ora più buia di Gotham guidando i giovani che finora non potevano che cedere al ribellismo più distruttivo.

La disillusione politica e il pessimismo sociale
Torniamo ancora ad Assassin. Alla Casa Bianca siede un pazzo repubblicano, un isterico idiota con la mano sempre sulla “scatola rossa” dei missili nucleari e pronto a far sentire a colpi di bombe e guerre la sua piccola e insulsa voce. E Wind? Il giovane rampante candidato democratico osannato dalle masse promette pace, amore, gioia e armonia, lavoro e progresso e vittorie sociali. Ma dietro il suo volto si nasconde la Bestia e dietro le sue parole si nasconde la guerra occulta e infernale.
Questa contrapposizione tra le due fazioni americane ricorda molto quella che avverrà in Martha Washington, con il repubblicano Rexall uomo d’ordine, guerrafondaio e oppressore contrapposto al democratico Nissen, uomo che sogna un futuro progressista e pacifico ma dietro cui, suo malgrado, si muoveranno i grandi finanzieri e le potenze più attaccate agli ingranaggi del potere, potenze che dietro le parole di progresso e pace renderanno il mondo ancor peggiore di com’era prima, facendo tornare agli americani la nostalgia del folle Rexall. In questa contrapposizione Miller sembra voler evidenziare la sua disillusione politica, dipingendo i repubblicani come folli e impazziti guerrafondai isterici o deboli impotenti che cercano nella potenza industriale e bellica del paese lo sfogo della propria nullità contrapposti ai democratici massa conformista, sciocca e malleabile dagli slogan progressisti, pacifisti e precompilati che non vedono dietro le quinte quegli intrighi finanziari, politici e bellici che possono agire indisturbati o anche applauditi dietro la maschera del progresso.
Questo disprezzo di Miller verso la politica ufficiale lo porta a un totale pessimismo sociale, a non vedere in nessuna società civile, pur utopica e paradisiaca che sia o forse soprattutto se utopica e paradisiaca, un giusto ambiente per il suo archetipo umano differenziato e libero.
Non a caso tutti gli eroi di Miller sono soli, quasi la personificazione dell’anarchico individualismo assoluto stirneriano. Come si è detto prima questi eroi non accettano nessun compromesso sociale, nessuna regola o convenzione imposta dalla società, nulla che non sia prodotto dalla propria legge, dal proprio percorso, dalla propria volontà. Qualunque legge scritta viene vista come una forzatura esterna che snatura il vero essere dell’uomo, costringendolo a una maschera di convivenza. Ogni tentativo di costruire un mondo perfetto finisce per estinguere il fuoco più profondo che fa bruciare di vita un essere umano, quel “fuoco che non è di questo mondo” di cui parla Dwight a Gail.
Elektra è sola e combatte sola, così come Robocop, Marv, Dwight e Batman. Tutt’al più questi eroi, differenziati e fuori da ogni schema, possono guidare gli emarginati e i relitti, i diseredati e i ribelli senza scopo trasformandoli in un clan-esercito al servizio di una causa. Così i ladruncoli e i poveracci di Detroit possono seguire l’esempio di Robocop o le puttane della città vecchia possono costruire il loro enclave dietro la guida di Dwight e Gail. E i teppisti di Gotham City possono sublimare la loro rabbia mal riposta diventando il clan del pipistrello, trasformandosi da emarginati utilizzati dalla società come veicolo controllato dello sfogo cittadino in una comunità che prende il controllo di Gotham per una rivoluzione che abbatta ogni vestigia della vecchia società civile e conformista, mediatica e corrotta. Ma forse il vero sogno di Miller è un clan di uguali, una comunità di guerrieri spartani non piegabili da alcun diktat religioso (efori) militare (Serse) o culturale (impero persiano). Questo è l’unico esempio sociale propositivo che Miller dà nelle sue opere. E non a caso proprio 300 viene spesso bollato come l’opera più pericolosa di Frank. Evidentemente lo spirito di Leonida e il suo esempio fanno ancora paura…