Stagioni Diverse

Scritto da Vittorio Petrone il 22 settembre 2011 in Recensioni Libri con un commento

Autore: Stephen King
Titolo originale e edizioni: Different Seasons, 1982 (Viking Press), 1998 (Signet), 2007 (Hodder and Stoughton Ltd.)
Titolo italiano e edizioni: Stagioni Diverse, 1987, 1989, 1999, 2001, 2008, 2010, Sperling & Kupfer

 

E’ la storia, non colui che la racconta.

Era il 1982 e Stephen King era famoso per aver scritto romanzi horror come Carrie, Le notti di Salem e Shining. All’improvviso volle tentare un esperimento diverso: scrivere novelle, e per di più abbandonando momentaneamente il genere che lo ha sempre contraddistinto. Stagioni Diverse è una raccolta di quattro racconti lunghi, ciascuno autoconclusivo e leggibili, quindi, nell’ordine che si preferisce. Il “Re del brivido” (ma non in questa raccolta) ci racconta quattro storie dal taglio meno soprannaturale e più reale, una per ogni stagione dell’anno (da cui il titolo). Sono le classiche “storie da letto” ovvero quelle storie che Stephen King sviluppava la notte a letto mentre durante il giorno si occupava della stesura di altri romanzi. Sono quindi storie che raggiungono la massima bellezza se lette sotto il cielo stellato, come ho fatto personalmente, durante l’estate.

Le storie contenute sono:

  • L’eterna primavera della speranza – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank
  • L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio
  • L’autunno dell’innocenza – Il corpo (Stand by me)
  • Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione

I primi tre racconti hanno ispirato dei film, rispettivamente Le ali della libertà (1994, con Morgan Freeman), L’allievo (1998) e Stand by me (1986). Come ho già detto, le storie possono essere lette in ordine sparso. Avendo letto questo libro in estate mi è sembrato doveroso iniziare con la stessa stagione, per poi proseguire con l’autunno, la primavera e per finire l’inverno. Il libro, che conta ben 600 pagine, ha una qualità crescente raggiungendo il suo apice con Stand by me, per poi calare leggermente durante l’ultima storia. Ma passiamole in rassegna una ad una, mantenendo l’ordine come nell’indice.

Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank

Shawshank è un carcere e la storia ci è raccontata in prima persona da Red, il tizio che può procurarvi quasi qualunque cosa, nei limiti del possibile si intende. Il racconto inizia con l’arrivo di Andy Dufresne, banchiere accusato dell’omicidio della moglie e del suo amante. Andy è innocente, o così almeno dice lui, così almeno ha testimoniato nel processo. Ma Andy è innocente, desidera la libertà più di ogni altra cosa. Ha un piano ed è molto paziente. Ed è tutto partito con Rita Hayworth, un poster da appendere in cella per far volare la fantasia. King ci delizia con interessanti aneddoti sulla vita del carcere e tutti incentrati sulla figura di Andy Dufresne: il suo incontro con le “sorelle”, banda di stupratori, l’ingraziarsi delle guardie aiutandoli, grazie al suo passato da banchiere, con pratiche legali e fiscali. Presto Andy si fa un nome ed aiuta molte persone, che chiudono volentieri un occhio rendendo la vita in carcere del protagonista senza problemi. A Andy piace restare da solo con il suo poster: per questo fa dei favori sotto condizione di non avere alcun compagno di cella, e a parte Normaden, che ha diviso la cella con Andy per poco tempo prima di andarsene lamentando “strani spifferi”, la sua richiesta viene accolta. Ma sono le persone più calme quelle che nascondono più segreti. Il racconto di primavera porta speranza come un vento in una giornata calda, il vento della libertà tanto agognata dai fuorilegge ma soprattutto dagli innocenti. King si sofferma sulla figura di Andy Dufresne e ci racconta un mondo in cui è difficile sopravvivere: quello del carcere. Cosa fai quando tutte le prove sono contro di te ma sai di essere innocente? Cosa fai quando tutti i permessi vengono respinti perché sei diventato indispensabile a causa dei tuoi servizi? La risposta ci è data di Rita Hayworth, Marilyn Monroe e un martello da minerali. Al di là di quelle mura Andy ha una nuova vita, ma non può uscire… legalmente. Tutto quello di cui ha bisogno è della fantasia e di tempo, molto tempo. Un racconto interessante e geniale.

L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio

Come si evince dal titolo la storia parla di un ragazzo, Todd Bowden, il classico ragazzo americano ben voluto e bravo a scuola che ha dei segreti. Egli coltiva una passione nascosta: adora incamerare informazioni sui campi di concentramento nazisti e soprattutto è avido di particolari barbari. Sfogliando antiche riviste di guerra nota una certa somiglianza tra una SS e un suo vicino e scopre che sono la stessa persona: Arthur Denker, per gli amici ebrei Kurt Dussander, è un ex nazista e Todd inizia a frequentarlo, ricattarlo per ottenere informazioni inedite e brutali che solo chi ha visto di persona può raccontare. Todd vuole sapere degli esperimenti. Delle uniformi di carta che possono essere utilizzati da quaranta prigionieri. Di un certo gas PEGASUS che ha, un effetto agghiacciante e molto simile al gas del Joker se ce l’avete presente… e altro. Questi racconti fanno riaffiorare il passato del nazista che riesce a dormire solo indossando un’uniforme da SS (mi viene un brivido al solo pensarlo)! Todd invece riporta voti a scuola sempre più bassi celandoli opportunamente ai genitori facendosi aiutare dal buon vecchio Dussander. La passione diventa, come spesso accade, ossessione, bugie ed incubi. Barboni e animali randagi scompaiono misteriosamente nella cittadina. Sia Todd sia Dussander (che non chiama mai Todd col suo nome di battesimo) hanno armi per ricattare l’altro, anche se il rapporto tra i due è difficile da descrivere: è morboso, sono amici ma allo stesso tempo non possono esserlo perché non si fidano l’uno dell’altro. Come può finire una storia del genere considerando che le bugie hanno le gambe corte? Se dovessi collegare la parola “interessante” ad uno dei quattro racconti il collegamento risulterebbe a mani basse verso questo racconto d’estate che intreccia passato, presente e futuro con particolari che verranno apprezzati da chi cerca una storia del genere ricca di giochi psicologici e di mente umana che vacilla.

L’autunno dell’innocenza – Il corpo (Stand by me)

Se vi trovate a guardare una vecchia edizione di Stagioni Diverse noterete come il titolo “Stand by me” campeggi scritto a grandi lettere ricoprendo quasi metà copertina, o come l’immagine raffiguri un gruppo di amici in lontananza. Questo perché Il corpo (o Stand by me, che dir si voglia) è certamente il racconto più bello e famoso della raccolta ed il motivo che mi ha spinto ad acquistare il libro. La prima cosa che ho notato è che il racconto ha somiglianze con il libro capolavoro di King, IT, per il semplice fatto che anche lì narra le avventure di un gruppo di amici, l’infanzia… e l’incontro di qualcosa mai visto prima. Il corpo non è un racconto horror. Racconta di quattro amici dodicenni che vanno alla ricerca del cadavere di un coetaneo. Alla ricerca di se stessi, alla ricerca di un corpo non più vivo della loro stessa età, che aveva gli stessi sogni e le stesse emozioni. E’ difficile immaginare la morte a quell’età, e vederla è tutt’altra storia. A Ray Brower, questo il nome del defunto, viene concessa una solidarietà naturale, una piccola voce dopo essere stato stroncato da un treno nei suoi anni migliori. La vicenda di svolge a Castle Rock, teatro di altri libri di King come Cose preziose o Cujo (menzionato nella novella) ed è l’inizio di un viaggio per Gordon, Chris, Vern e Teddy. Stephen King come sempre è magistrale a descrivere l’infanzia dei suoi personaggi, un’amicizia vera e spensierata possibile solo una volta, a quell’età. Bere coca-cola all’ombra di un albero, ridere, scherzare, tuffarsi in un ruscello ignari delle sanguisughe, attraversare le rotaie di un treno che potrebbe arrivare quando meno te l’aspetti… i paesaggi mostrati sono incantevoli, come incantevole è la descrizione che King fa di una daina nella foresta. King ci delizia anche con due mini storie una più bella dell’altra scritte da Gordon, voce narrante ed aspirante scrittore. Tutto questo viaggio per vedere un coetaneo morto. Ma non sono soli in questo viaggio…
Il miglior racconto del libro con Stephen King che da un ulteriore prova della sua bravura, facendoci desiderare di essere lì, a vivere le avventure con Gordon, Chris, Vern e Teddy e sì, a vedere il cadavere, a essere amici, a perdere la propria innocenza per sempre. Un’analisi sull’amicizia, l’innocenza, la vita e la morte.

Non ho mai più avuto amici, in seguito, come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, e voi?

Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione

E’ la storia, non colui che la racconta.

La breve prefazione deriva proprio da questo racconto finale del libro, una frase chiave per un club di racconta storie. Ma andiamo per gradi. E’ ovvio che dopo questi signori racconti è difficile tenere il passo. Relazionato con gli altri questo è il punto debole della raccolta, soltanto perché non può superare la bellezza dei racconti precedenti. Presenta comunque spunti interessanti. Si chiama semplicemente il club ed è possibile trovarvi libri impossibili da trovare in qualunque altra biblioteca, sedersi e parlare o leggere il giornale davanti al fuoco durante le giornate piovose con un gentile maggiordomo, Stevens, che sembra essere tutt’uno con il club, le quali grandezze delle stanze sembrano essere infinite e extraterrestri, quasi come Stevens, senza tempo, dall’inizio, a cui è meglio non fare certe domande. E naturalmente, dicevo, si raccontano storie, soprattutto il giovedì. E’ proprio sul camino dove si radunano i membri del club che campeggia quella famosa frase. Il giovedì prima di Natale è molto atteso e speciale perché è il giorno in cui il tema della storia deve essere il soprannaturale. Il racconto quella sera tocca a McCarron, il quale racconta una storia d’altri tempi (come spesso lui ripete) che mette in risalto la condizione della donna incinta senza fede degli anni ’30, donna che partorirà in un modo fuori dall’ordinario, potremmo dire agghiacciante definendola una piccola storia horror d’inverno da mozzare il fiato (letteralmente), l’unica a tinte leggermente horror per compiacere il suo editore. Il metodo di respirazione è un metodo efficace per restare calmi durante le contrazioni ed il parto ed il rumore del respiro ricorda molto una locomotiva, che ha un’apparente motore infinito, come le stanze del club, anche quando non dovrebbe.

Perché “E’ la storia, non colui che la racconta”? Il racconto primaverile è raccontato sì in prima persona da Red ma il vero protagonista è ciò che racconta, ovvero Andy Dufresne. Il racconto estivo è narrato in terza persona in disparte, la piena importanza è verso la storia di Todd, Dussander e la follia. Stand by me, autunnale, è narrato in prima persona da Gordon Lachance ma da piena coralità ai suoi amici, e poi c’è da ricordare che al momento del racconto il piccolo Gordie è ormai cresciuto , ha messo su famiglia e ci sono anche due mini storie su altri personaggi inventati da lui. Nel metodo di respirazione, invernale, ci sono due narratori: il primo narra del club e il secondo, McCarron, narra la storia e veniamo trasportati in tutt’altro mondo.

Che l’esperimento di Stephen King sia riuscito è ormai facile da intuire. La critica ha ben accolto questo romanzo dimostrando che King è uno scrittore poliedrico capace di spaziare in più campi, più generi. Le stagioni sono finite, e le consiglio caldamente. Una diversa fatica di King che raccoglie i risultati sperati, quelli di un ottimo libro con quattro storie intriganti che fanno incollare il lettore dalla prima all’ultima pagina risucchiandolo in un mondo di magia, per staccare dal mondo reale. Vi lascio con un augurio di Stephen King a fine libro che si congeda al lettore proprio come io mi congedo a voi.

Spero ti sia piaciuto, lettore; che abbiano fatto per te quello che ogni buon racconto dovrebbe fare… farti dimenticare per un po’ la realtà che ti pesa sulle spalle e trasportarti in un luogo in cui non sei mai stato. E’ la magia più apprezzabile che io conosca. Okay. Ho finito. Fino a quando non c’incontreremo di nuovo, tieni la testa ben piantata sul collo, leggi qualche buon libro, sii efficiente, sii felice.

Arrivederci e tanti auguri,
Stephen King