Io e Superman

Scritto da Nicola Rizzo il 23 giugno 2013 in Rubriche e The Leaguers' Corner con 6 commenti

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Vorrei cogliere l’occasione dell’uscita nei cinema italiani del film di Zack Snyder con Henry Cavill, L’Uomo d’Acciaio per confidare al lettore cosa rappresenti per il sottoscritto Superman e di come abbia definito la mia esistenza in modo decisamente inedito.
Premetto che sono un grande fan di Superman, ma non mi ritengo, nella maniera più assoluta, un esperto: non conosco tutte le storie dell’ultimo figlio di Krypton; al contrario, sono alquanto ignorante a proposito della sua storia editoriale e ho iniziato a seguirne stabilmente le gesta relativamente da poco (il mio interesse coincide con l’uscita dello spillato monografico dell’ormai compianta Planeta Deagostini).
Questo è un ulteriore elemento che serve a sottolineare come Superman sia stato capace di trascendere la carta stampata e influenzare la mia vita a prescindere dalla scarsissima conoscenza della sua continuity.

Spiderman_The_Animated_SeriesIl primo supereroe a cui mi interessai da piccino seguendone le avventure in televisione non fu Superman (come sarebbe legittimo aspettarsi in un articolo a lui dedicato), ma Spider-man (sia nella sua seria animata personale, Spider-man: The Animated Series; sia nelle avventure che condivideva con l’Uomo Ghiaccio e Stella di Fuoco, L’Uomo Ragno e i suoi fantastici amici).
Peter Parker e la sua storia mi piacquero immediatamente, e i suoi bizzarri nemici, incredibilmente colorati e dalle fattezze fisiche intuitivamente sinistre, colpirono la mente di quel bambino che passava le sue mattine incollato davanti allo schermo a sperare che il ragazzo Peter Parker riuscisse a farcela ancora una volta nonostante la miriade di problemi personali: lo studio, l’amore, il denaro, la famiglia.
L’Uomo Ragno era mosso nella sua lotta contro il crimine da una promessa fatta allo zio morente di cui lui stesso aveva provocato la scomparsa. Quello di Spider-man era un infinito percorso di redenzione, guidato, appunto, da un perenne senso di colpa per la morte dello zio. Egli cercava di espiare i suoi peccati rinunciando all’ambizione di migliorare il proprio tenore di vita (tentazione a cui aveva ceduto provocando indirettamente la morte dello Zio Ben) e considerando le mortificazioni che nella quotidianità lo investivano il giusto prezzo da pagare, rimborsabile attraverso la lotta contro il crimine, diventata sua responsabilità.

BatmanAnimatedSeries5Il secondo (super)eroe che colpì con la sua potenza scenografica l’immaginario del bambino che sono stato e che tutt’ora vive fortunatamente dentro di me fu Batman e la sua leggendaria seria animata, Batman: The Animated Seires.
Il Cavaliere Oscuro si collocava in una posizione diametralmente opposta rispetto all’Arrampicamuri: le sue avventure erano cupe; i suoi nemici, anche se sempre facilmente identificabili per le loro stramberie estetiche, erano caratterizzati soprattutto per la loro deviazione mentale causata quasi sempre da un passato triste e traumatico che in uno slancio empatico riuscivi a comprendere. Il fascino che Batman esercitava su di me era dovuto principalmente al suo parco di nemici e all’incredibile comparto grafico della TAS.
A differenza di Peter Parker (un liceale/universitario con problemi comuni), nessun bambino sarebbe riuscito ad identificarsi con Bruce Wayne: un miliardario cresciuto dal maggiordomo che aveva assistito all’omicidio dei genitori e che aveva deciso di dedicare tutta la sua vita ad una crociata contro il crimine, che come un cancro divorava la sua Città che il padre aveva giurato di curare.
La missione di Batman non era comprensibile a chi non avesse subìto il trauma del giovane Wayne o non avesse con la propria Città un legame particolare.
Anche Peter Parker aveva un rapporto speciale con New York, ma in quel caso si trattava di un’adozione virtuale dell’eroe da parte della sua Città. Gotham City, al contrario, veniva adottata da Batman. Gotham era Batman.
batman-returnsFin da bambino, nell’ingenuità e semplicità dei miei movimenti intellettuali, ero sempre riuscito a identificare il rapporto di codipendenza che legava Batman a Gotham. Per me quella città era lo scenario perfetto in cui il male potesse proliferare: rimanevo del tutto interdetto per la quantità di cattivi che Gotham riusciva a sfornare, quasi quel luogo fosse pervaso da una nebbia velenosa che contaminava con i suoi agenti cancerogeni le menti di coloro che per un trauma avevano perduto il sistema immunitario necessario per filtrarla e scongiurarne gli effetti nocivi.
Grazie al film di Tim Burton (primo lungometraggio su un eroe dei fumetti che fino ad allora avessi visto) compresi meglio la missione di Bruce Wayne, e la complessità della sua personalità, irrimediabilmente spezzata dall’evento traumatico del passato che lo accomunava più di quanto egli stesso non vedesse ai suoi terribili nemici; capii ancora più tardi di come in realtà Batman fosse stato corrotto anch’egli da Gotham e il suo desiderio di salvarla fosse più che altro un’ossessione di controllo.
L’ombra del suo passato l’aveva reso un folle e un violento, incapace di legarsi a qualcuno e perennemente alla ricerca della vendetta, tutti elementi che, se non fossero incanalati verso un obiettivo nobile, sarebbero le caratteristiche di un cattivo più che mai temibile.

Dopo la serie animata di Batman e del film sul Crociato incappucciato fu, finalmente, il turno di Superman di entrare nella mia personale gnoseologia dei supereroi. Avevo intravisto la grande “esse” anche in passato e nella mia innocenza ero riuscito ad accostarla a qualcosa di “super”, ma non ne avevo capito realmente il significato; avevo sentito il nome “Superman”, ma non riuscivo a collocarlo nel sistema dei miei eroi e lo identificavo, al contrario, come qualcosa di lontano, come un retaggio antico di quei concetti che si sarebbero poi evoluti in Batman e Spider-man; Superman era per me il tentativo fallito del supereroe interessante.
action_comics_1_superman_by_dolfdE, in effetti, nel periodo in questione era così: Superman viveva un momento di estrema crisi che si sarebbe protratta per lungo tempo e di cui tutt’oggi porta gli strascichi (ma di certo il me bambino di allora non avvertiva questa “crisi” e le sue conclusioni erano formulate in modo indipendente).
Il personaggio fu creato nel 1938, quando gli Stati Uniti cercavano faticosamente di uscire dalla grande depressione inaugurata quasi dieci anni prima dal crollo della borsa di Wall Street; l’Uomo d’Acciaio era il simbolo perfetto per una civiltà in cerca di riscatto e soprattutto vergine per quanto riguardava il concetto di «supereroe» e che poteva perciò giovare della meraviglia legata a qualcosa di nuovo (pochi eroi erano passati dai giornali alle radio statunitensi e, comunque, nessuno rappresentava il significato moderno di supereroe; tra questi: The Shadow e The SpiderZorro e Tarzan).
Superman, perciò, non aveva nulla da raccontare al disilluso giovane pubblico degli anni ’80 e ’90, figlio del boom economico degli anni ’60 e ’70, lontano dai problemi della grande depressione e cresciuto nelle comodità e nel vizio a cui i loro padri li avevano abituati.
Christopher-ReevePer quanto mi riguardava, vidi Superman per la prima volta nel film di Richard Donner con Cristopher Reeve, allora come oggi irrispettosamente trasmesso in pomeridiana come una sorta di reperto storico. Lo trovai immediatamente ridicolo: come poteva quell’uomo in calzamaglia azzurra competere con il misterioso Uomo Pipistrello e il suo esercito di Freaks; che significato aveva attribuirgli quell’immensità di poteri se poi potevano essere annullati dalla presenza di un semplice sasso; perché era così buono, che motivazioni aveva; dov’era il dramma, la vendetta, l’espiazione?
Lettore, sappi che quelle domande erano l’inizio di un un’ossessione che sarebbe durata anni.
Non comprendevo Superman e lo snobbavo; continuavo a trattarlo con apparente indifferenza, quando in realtà, ogni singolo pensiero che formulassi sui miei supereroi preferiti era irrimediabilmente influenzato dal confronto con Superman. Facevo questo senza volerlo: il mio inconscio mi suggeriva sempre il raffronto. Superman era la misura della mia delusione verso i supereroi che preferivo, in ogni aspetto inferiori a lui. Puntualmente tentavo di sminuire questa superiorità innegabile e nell’intimità della mia camera non mancavano i momenti di gioco in cui a voce alta enumeravo i motivi per cui Batman e Spider-man erano migliori in una sorta di opera di autoconvincimento.
Ero arrabbiato: Superman aveva per sempre disincantato la figura dei miei eroi; guardavo le mie action figure di Batman e Spider-man quasi commosso, come se mi aspettassi una risposta, una giustificazione da parte loro, del perché non fossero Superman e che mi suggerissero qualcosa che li salvasse, che ripristinasse in me la grande visione che avevo di loro. E invece erano mute: mi guardavano immobili e spente nella loro prigione di plastica. Decine di action figure che con il loro numero dovevano rappresentare il loro ruolo nella mia vita di bambino, nella convinzione che più ne avessi più affermassero la loro potenza, quando in realtà era proprio l’assenza del personaggio di Superman tra le loro fila che definiva la mia esistenza, adombrando con il suo mantello rosso quell’esercito di esseri inanimati.
La sua mancanza aveva dalla sua la forza dell’astrattezza sulla storicità rappresentata dalla mie action figure; la figura di Batman o Spider-man era legata ad un oggetto finito, mentre quella di Superman ad un concetto e per ciò stesso infinito.
Se qualcuno mi chiedeva: chi è il tuo supereroe preferito? Senza dubbi, rispondevo: Batman (o Spider-man a seconda dell’affetto che provavo verso uno dei due in quel momento storico), ma dentro di me era la figura di Superman che occupava ingombrante il mio immaginario ed io violentemente ricacciavo. La sua comparsa non aveva però lo scopo di prendere il posto del Pipistrello o del Ragno nel mio cuore, ma era una presenza dispettosa che voleva stuzzicare con dubbi inopportuni: sei sicuro che loro siano ancora i tuoi preferiti oppure stai mentendo a te stesso in una sorta di opera di riconoscenza verso i tuoi miti?
09091170supermanLa cosa curiosa è che io non sapevo praticamente nulla di Superman: ne conoscevo la storia a grandi linee e la reputavo stupida; avevo solo visto un film che non mi spiegava nulla su chi fosse davvero l’Uomo d’Acciaio e per di più l’avevo demolito. Per me Superman era una presenza fantomatica.
Ciò che ancora dovevo scoprire era che il Kryptoniano era entrato nella mia quotidianità inconsapevolmente. Tutti conoscevano Superman e ne parlavano. Non in maniera tecnica, ma semplicemente come richiamo evocativo a qualcosa di straordinario. Superman faceva parte della vita di tutti; era un bagaglio culturale al pari dell’uomo sulla luna, delle calorie nei cibi, della Rivoluzione francese.
Tutti sapevano chi era Superman e lo usavano abitualmente come metro di paragone per qualcosa. Era diventato una parola di uso comune, come quelle nel vocabolario. Aveva trasceso se stesso per diventare un Simbolo.
Ed io mi chiedevo come fosse possibile che senza accorgermene questo Simbolo avesse raggiunto anche me. La verità era che non avevo conosciuto Superman in quel film, ma l’avevo scoperto: era già nel mio cuore, dovevo solo attribuirgli un volto e una storia e il Simbolo si sarebbe ricongiunto al suo portatore.
In età più adulta, ma ancora adoloscenziale, percepivo che Superman era la pietra angolare con cui avevo definito tutto il mio rapporto con i supereroi. Era il metro di paragone, la definizione a cui rapportare ogni personaggio.
Giunto in età età “adulta” decisi che era arrivato il momento di affrontare i miei demoni e scoprire il significato di quel Simbolo. Scoprire perché mi avesse influenzato tanto; cosa ci fosse dietro quella “S”. Superman aveva proceduto ad una lenta distruzione dei miei idoli che in sua assenza aveva eretto, come il popolo ebraico durante la missione biblica di Mosé sul Monte Sinai. Al suo ritorno il profeta aveva portato il simbolo di Dio, le tavole della Legge e il popolo aveva distrutto i suoi idoli d’oro professando un’ammissione di fede verso quel Supremo Legislatore.
Così feci io nel mio inconscio quando la grande “S” fece irruzione nella mia vita.
Mi accorgevo che il motivo per cui non capivo a pieno Superman era il fatto che mi mancava un elemento importantissimo, che fino ad ora non ho mai volutamente menzionato, vale a dire Clark Kent.
views-clark-kent-shirt-ripEccolo: Clark Kent era ciò che completava il quadro e dava a tutto un senso. Superman e Clark, due facce della stessa medaglia dove la maschera è rappresentata dal secondo.
Superman è il predicato nominale di Clark Kent e non il contrario. Mentre Batman è Bruce Wayne, vale a dire che è il secondo ad attribuire qualità al primo; e Spiderman è Peter Parker; al contrario Clark Kent è Superman. Superman gonfia di significato l’altrimenti anonimo contenitore che è Clark Kent, l’identità segreta.
Gli altri eroi con cui avevo familiarità avevano intrapreso la strada della lotta al crimine spinti dalle più svariate motivazioni, generate il più delle volte da un evento traumatico del passato di cui sono involontari spettatori passivi. Clark Kent invece non ha vissuto il suo dramma (l’esplosione del pianeta Krypton), ma l’ha scoperto dalla bocca di due genitori che in un infinito atto d’amore hanno deciso di prendersi cura del bambino caduto come un dono insieme alle stelle nel loro campo di grano.
Ecco l’elemento che differenziava la storia di Superman da qualsiasi altro super eroe: la volontà.
Martha e Jonathan Kent hanno deciso di accogliere nel loro focolare domestico un bambino alieno (nell’antica etimologia latina del termine, che significa altro rispetto a loro); Clark ha deciso di condividere la sofferenza del suo popolo nativo che veniva cancellato insieme al suo pianeta. Egli non ha vissuto il suo trauma ma ha deciso di diventarne parte; ha cercato di comprenderlo.
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Si è, in più, immedesimato nel secondo atto d’amore di cui è stato partecipe: quello dei suoi genitori biologici (Lara Lor-Van e Jor-El) da cui ha appreso la sua missione sulla terra.
Mentre dai coniugi Kent egli ha imparato l’amore disinteressato e ciò che di buono c’era nella razza umana, dai suoi genitori Kryptoniani, Kal-El ha acquisito il motivo nuovo della sua esistenza, attribuendo alla sua presenza sul pianeta un significato che ha ritenuto di dover collegare all’insegnamento dei Kent, riversando le sue forze per la salvezza dell’umanità.
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Vedete come sia sempre Superman a guidare le sue azioni. E’ la sua volontà. Egli è padrone di se stesso: non è guidato dal senso di colpa o dalla vendetta; l’irrazionalità scatenata da una pioggia di raggi gamma non distorce le sue azioni; l’essere una divinità greca o norrena, non lo imbriglia entro un condotto di azioni necessariamente benigne. Egli ha scelto di difendere un popolo che non è il suo ma che l’ha adottato. Ecco perché la sua motivazione mi era talmente incomprensibile. Superman potrebbe avere tutto: sottomettere un intero sistema solare alla luce del potere che gli deriva dalla stella gialla posta al centro delle nostra galassia, ma non lo fa. Il suo è un gesto di compassione disinteressato senza una reale provocazione.
Da bambino non avevo neanche compreso il significato della mitica pietra verde foriera di tante sofferenze per Superman: la kryptonite.
Green_Kryptonite_0002Mentre il nemico più grande di ogni supereroe è notoriamente egli stesso (nella misura in cui la cieca crociata nuoce a Batman, o l’irresponsabilità complica la vita di Spiderman), Superman non può trovare l’avversario dentro di sé né nei nemici che attira sulla terra di cui è infinitamente superiore, ma lo trova in qualcosa che è altro rispetto a lui, sia fisicamente che concettualmente, in quanto la kryptonite è “cosa” inanimata. Essa è l’antitesi di Superman e non deve fare niente per fargli del male: è la sua semplice presenza in un posto che lo disturba. Un oggetto così immobile è portatore di così tanta sofferenza per l’essere che potrebbe paradossalmente muovere il pianeta.
Anche quella che viene definita la sua nemesi differisce dal resto del panorama dei cattivi dei fumetti: Lex Luthor (così semplice e anonimo nelle sue fattezza fisiche) ha deciso di porsi in contrasto con Superman perché questo ha donato con la sua simbologia speranza ad una Città (Metropolis, altro luogo che Clark ha simbolicamente adottato, in quanto la sua lealtà dovrebbe andare logicamente a Smallville) ostaggio della cupidigia e della soperchieria del primo. Il desiderio di controllo di Lex lo porta a detestare quella variabile impazzita rappresentata da Superman che nella sua spietata logica di scienziato non può trovare spazio.
lexluthorLex è superbo e ci tiene a dimostrare che la superiorità del suo intelletto avrà la meglio su un ammasso di muscoli e forza bruta, inconsapevole del fatto che Superman va ben oltre tutto questo: l’umiltà del supereroe e la sua passione disinteressata verso il benessere altrui lo portano a scavalcare i limiti del suo corpo diventando simbolo di speranza che paradossalmente verrebbe moltiplicata da una sua scomparsa. Ciò che Lex non capisce è che Superman è imbattibile non per i suoi poteri (agli occhi del malvagio magnate, un ingiusto e immeritato dono del sole, a scapito della sua conquista sofferta di una posizione di supremazia nella società), ma per il ruolo che ormai ha definitivamente conquistato nel cuore della gente. Ruolo che li migliora, che li salva. Simbolo incancellabile che trascende il tempo e lo spazio, nonché i limiti di un corpo che, pur nella sua immensa capacità e spettacolarità, non è nulla in confronto alla potenza della speranza che infonde.
Molte opere di sociologia, filosofia e scienze delle comunicazione sono state scritte sulla simbologia di Superman (sottolineando i diversi spunti cristologici innegabili ed evidenti) e di certo sono state usate parole più dense di significato rispetto alle mie. Mi preme dunque rassicurare il lettore che fino ad ora ha avuto la pazienza di seguire la mia disamina sull’Uomo d’Acciaio: le mie intenzioni sono lontane dall’indagine scientifica e fanno leva unicamente sulla passione smodata di un ragazzo per il Simbolo del fumetto supereroistico. La mia è anzi una scrittura che contravviene molteplici regole giornalistiche e che tradisce lo spirito persino dell’editoriale. Questa lettura è infatti ricca di elementi che attingono direttamente dalla mia storia personale e che potrebbero suscitare il disinteresse, se non il fastidio, del lettore.
Il mio scopo era, pertanto, quello di rendervi partecipi di un percorso spirituale (per quanto sia possibile spogliare la parole di qualsiasi misticismo) di un ragazzo cresciuto sotto l’influenza dell’assenza di Superman; come la sua simbologia abbia guidato parte della sua vita in quella che abbiamo già definito la “pietra angolare” dei suoi giudizi; di come l’Uomo d’Acciaio non è solo Simbolo nel fumetto e nel mondo del fumetto, ma lo sia diventato nella vita reale con una fenomenologia tutta particolare che lo portano ad essere strumento di influenza a prescindere dalla concreta conoscenza del fatto generatore del fenomeno.
Superman in definitiva è il concetto stesso di “supereroe”; la massimizzazione di ogni cosa che riguardi quel termine; la definizione da cui tutto ciò che è eroico deriva e a cui aspira; il metro di paragone con cui necessariamente occorre confrontarsi; l’idea perfetta di bontà e solidarietà.
Superman trae ciò che di meglio c’è nel cuore della gente e lo trasforma nell’arma più potente concessa all’uomo: la speranza.

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