X-MEN DI JOSS WHEDON

Scritto da Matteo Pisaneschi il 15 gennaio 2012 in Fumetti Marvel Comics e X-Men con nessun commento

Testi: Joss Whedon
Disegni: John Cassaday
Edizione originale: Astonishing X-Men#1-25, Astonishing X-Men Giant Size #1
Edizione italiana: Marvel Omnibus-Gli Stupefacenti X-Men – Inarrestabili; 18×28 C., 656 pp., col., 50.00 euro, Marvel Italia

 

DA “NEW” AD “ASTONISHING”

Joss Whedon, autore del famoso serial tv Buffy, approda alla Marvel con la difficile eredità di sostituire Grant Morrison (andatosene in esclusiva alla DC Comics) come “top writer” delle testate mutanti. Il compito è arduo ed affetto da una pericolosa dicotomia perché significa, fra le altre cose, dover ripescare le migliori ed al contempo meno fastidiose trovate dell’illustre predecessore così da mantenere una certa continuità narrativa ma anche cassare quegli apparenti “punti di non ritorno” introdotti dallo scrittore scozzese. La richiesta naturalmente giunge dall’alto e lo scopo naturalmente è di cavalcare l’onda lunga del successo di New X-Men di Morrison, facendoli restare i mutanti personaggi cool in mano ad artisti cool, ma molto più rassicuranti e meno rivoluzionari, più familiari ai consolidati canoni Marvel.

Marvel style appunto, ma adeguato ad un cambiamento di cifra stilistica che ormai era un dato di fatto. Astonishing X-Men quindi come tempistica e contenuti era una serie dovuta e ha sicuramente soddisfatto le aspettative della dirigenza ma anche quelle dei lettori, con ovvi distinguo.

FRA RIBALTAMENTI DI PROSPETTIVA, CITAZIONI ED IL “GIA’ VISTO”

La prima cosa da fare per Whedon è riportare gli X-Men nei loro costumi, naturalmente con nuovi design, prendendo a pretesto e ribaltandole di significato le stesse parole che Morrison mise in bocca a Ciclope sconfessando di fatto l’approccio “rivoluzionario” di Morrison agli X-Men e rendendoli nuovamente supereroi tout court. Ok, mi può stare anche bene, leggo supereroi in costume da una vita e Whedon in fin dei conti ha fatto semplicemente quello che gli aveva chiesto la Marvel. E forse quello che volevano i più (anche Morrison, comunque, aveva già previsto un ritorno allo spandex….).

Purtroppo Whedon prende a spunto solo per chiuderli definitivamente, in maniera affrettata se non in malo modo in alcuni casi, interessanti lasciti morrisoniani, come Cassandra Nova Xavier, creata da Morrison nel suo primo ciclo di New X-Men, che ritorna in “Lacerati” in maniera banale e se ne va altrettanto in sordina (solo due parole dello psichico dello S.W.O.R.D., una divisione dello S.H.I.E.L.D. contro le minacce aliene, per assicurarci che “se ne è andata” ma pare una risoluzione un po’ affrettata). Cassandra poi è un alone sbiadito della terribile manifestazione psichica che aveva piegato gli uomini X nel recente passato. La “scusante narrativa” è che la sua mente è imprigionata in un box speciale e può manifestarsi solo come coscienza latente nella psiche di Emma al pari di un’infezione, ma è un clichè di sè stessa, visto che nuovamente tormenta Wolverine con il suo passato, la Bestia con il predominare del felino sull’uomo di scienza e di cultura, e Scott, tramite Emma, sui suoi dubbi sul potere e sulla leadership. Zero originalità ma fortunatamente i dialoghi sono eccellenti, dipingono in poche battute ed inquadrature il dramma dei protagonisti.

Almeno per quanto riguarda “Lacerati”, quindi, Whedon ci ha proposto con buon mestiere qualcosa di già visto un paio di annetti prima. Per questo “Lacerati” è a mio avviso la run più debole del ciclo, per lo meno a livello di trama, mentre le caratterizzazioni di Ciclope e co. sono ottime.

Stessa cosa dovrei dire per “Pericoloso” ed il villain principale, Danger: quante volte si è visto una tecnologia aliena diventare senziente? Il nome “Cerebro” e la saga “Caccia a Xavier” vi dicono niente? E quanti oscuri segreti nasconde ancora il mentore degli uomini X? Dopo Onslaught, Danger by Whedon, e poi a raffica “Genesi letale” di Brubaker e “Peccato Originale” di Carey. Ormai con Charley se la prendono un po’ tutti gli scrittori (anche Claremont voleva ucciderlo o lasciarlo nello spazio). La smitizzazione di Xavier da parte di Lobdel fu un momento necessario per la gestione delle oscure trame del periodo (Onsalught), ma da quel momento in poi ogni scrittore si è sentito legittimato a fare di Charley una persona meschina e manipolatrice.
Whedon quindi sceglie la “via più comoda”, confezionando comunque una buona saga che si lascia leggere nonostante un personaggio che di per sè “sa di poco”. Meglio farà con Danger Mike Carey nel ciclo di X-Men Legacy pubblicato su GIXM 235-238.

Penso che ormai sia evidente quello che considero il difetto più evidente di Whedon, ovvero non saper scrivere antagonisti convincenti, che non emergono se non per contrasto con la squadra X (sovvertendo la famosa regola che un eroe è definito dalla sua nemesi), questa sì ben caratterizzata, ed in pieno rispetto con quanto fatto da Morrison. È grazie alla sua abilità nel tratteggiare in poche vignette e con sagaci dialoghi gli stati d’animo e l’evoluzione degli X-Men che lo scrittore salva capra e cavoli, rendendo le storie più anonime come trama, cioè Pericoloso e Lacerati, in buone prove di caratterizzazione e lirismo.

GLI STUPEFACENTI X MEN

Ciclope è un leader che sta crescendo e Whedon ripesca la “stanza delle blatte” di morrisoniana memoria per mostraci ancora una volta le sue insicurezze ed arrivando alla radice di tutto, rimarcando che il vero problema di Scott sia psicosomatico: Scott si è imposto di non perdere il controllo di se, emotivamente e fisicamente, perchè solamente così sentiva di avere la forza di gestire il caos esterno. Una psicoanalisi, raccontata in due vignette molto toccanti, con uno Scott fanciullo bendato sul letto che “stava decidendo”.

Da non sottovalutare poi il fatto che una volta persi (controllati?) i poteri, abbandoni l’uniforme per avvolgersi di nuovo nella giacca gialla-nera  del ciclo Morrison. Non più super, niente costume. Una scelta, forse consapevole, simbolo di una crescita rimasta in stand by per anni e che ora procede a piena velocità, visto anche il precedente distacco dal Maestro nel finale di “Pericoloso”. Non a caso il 23° episodio si conclude con il grido “A me, miei X-Men”, invocazione finalmente sua di diritto dopo anni di battaglie in prima linea.

Henry “Hank” McCoy ed Emma Frost sono la splendida coppia di personaggi dalla parlantina spigliata, ironici e geniali, sulla falsariga del morrison style, che avevo adorato nella run di new X-Men. In astonishing si mantengono quasi allo stesso standard, quindi i miei complimenti a Whedon per esser riuscito non solo a sentire i personaggi nonostante fossero farina del sacco di uno scrittore dall’approccio molto personale, ma per averli ulteriormente arricchiti. Doveroso era poi fotografare meglio l’anima innamorata della bella Frost e non ci poteva essere scena migliore dell’ “Uccidimi” , in puro “Romeo e Giulietta”, rivolto a Danger quando pensa che il suo amato Scott sia morto. Divertente invece il flirt che segna l’inzio della relazione (attuale) fra l’agente Brand dello S.W.O.R.D. e il sempre galante dongiovanni Bestia.

Wolverine e Colosso risultano i più abbozzati, forse a ragione.
Cos’altro si può dire di Logan che non sia già stato detto da decine di autori su decine di serie, senza correre il rischio di incasinare maggiormente la sua storia o essere banali? Niente! Wolverine è sempre “the best there is”, il mutante più famoso, quello con le “ammiratrici più interessanti” (chiudere il becco a quella testacalda di Johnny Stom non è mai stato così facile e gustoso!), la bandiera degli X-Men: questo ci da Whedon e tanto basta. L’unico scivolone è, a mio avviso, l’improvvisata mattutina con tanto di “predicozzo morale” che fa a Scott ed Emma, colpevoli di consumare la loro relazione con Jean morta da pochissimo tempo.

Colosso d’altra parte è appena resuscitato ma è triste non vedere niente dell’artista dall’animo gentile e così profondamente russo nei sentimenti soffocati e nel silenzioso rimuginare. Emerge solamente come catalizzatore del primo ed ultimo arc, e forse solo in “Inarrestabile” e in “Scompare” (il conclusivo “Giant Size”), vediamo un Peter che ha fatto tesoro dei compromessi e delle scelte sbagliate affrontate negli ultimi anni quando decide di salvare, o meglio non distruggere, Breakworld in barba a tutti gli ordini, complotti e profezie. Ma per questo si poteva scegliere un personaggio a caso, quindi il vero motivo per il ritorno di Peter è Kitty Pryde.

“CONTRARIATA, MS. FROST?” “STUPEFATTA, MS. PRYDE.”

Kitty, appunto, il mio personaggio preferito del volume nonché nella top five degli X-Men di tutti i tempi (e suppongo anche di Whedon), sicuramente la protagonista principale visto che si inizia col suo ritorno alla X Mansion e si conclude con la sua scomparsa alla deriva nello spazio, senza contare che in ogni ciclo è lei a confrontarsi per prima col nemico e risolvere la situazione: sconfigge Ord indirettamente liberando Peter, sconfigge Danger convincendo la sentinella a ritirarsi, batte Cassandra ribellandosi alla sua morsa psichica e guadagnando tempo, salva il mondo mandando fuori fase il proiettile sparato da BreakWorld.

È lei la vera eroina della squadra, la figliol prodiga che torna a casa, una casa uguale nell’aspetto ma così diversa nei contenuti come lo è lei, gli occhi con la quale vediamo i cambiamenti subiti dal gruppo negli ultimi anni ed il mondo nuovo con il quale devono confrontarsi. E cresciuta, e cresce ancora di più in questi 25 episodi, avendo il coraggio di concludere nell’unica maniera possibile il suo antico amore adolescenziale, rimanendo lei stessa stupefatta da ciò che prova dopo così tanti anni (esemplare la scena che la vede svanire in seguito ad un orgasmo), E di poter infine essere anche lei una leader, sicura di ciò che dice e fa: il breve scambio di battute finale con Emma Frost, con la sua commistione di ironia, ammirazione, onestà e compassione, (“Contrariata, Ms. Frost?” “Stupefatta, Ms. Pryde.”) è già un classico fra le citazioni mutanti più gettonate. Per questo la sua fine (?) è ancora più amara: condannata alla deriva nello spazio dopo una strada percorsa passo per passo, volutamente, per essere, come miglior allieva di Wolverine, “The best (X-Woman) there is”.

TEMATICHE E STILE

A prima vista tutta la run verte su un’unica (purtroppo) idea di fondo, cioè il concetto di libertà: Hank vorrebbe liberarsi del fardello della sua in/evoluzione, Scott sbarazzarsi del fardello che si è imposto ed Emma dei sensi di colpa (per le molteplici tragedie che sono capitate ai suoi protetti lasciandola sempre illesa) e poter essere liberi di esprimersi senza questi vincoli; e così come gli eroi i villains con Danger lotta per essere libera dalla sua programmazione Ord e Krunn desiderano un Brekworld non più schiavo delle (false) profezie di Aghanne, che a sua volta vuole la libertà suprema, l’estinzione del dolore e delle emozioni nell’annichilimento in una sorta di Nirvana atomico…

Rimanendo in ambito di scrittura un ultimo appunto sulla cifra stilistica di Whedon. Ho trovato piacevole il suo narrare ma niente per cui saltare dal divano. È un “classico di oggi”, con un linguaggio mutuato dalla tv (a maggior ragione venendo lui da quell’ambiente) fatto di ampie vignette orizzontali widescreen che amplificano la decompressione narrativa, tanto cara all’editore per le raccolte in tpb, ma stancante a volte per il lettore che segue sei mesi una saga con una sola trama ed un solo evento significativo, un solo tema, il tutto abbellito furbescamente dagli immancabili cliffanger. Astonishing non è esente da ciò, e non è da biasimare Whedon visto che oggi è quello che chiede (o ci impone?) il mercato, eppure Whedon è bravo, maledettamente bravo in questo, e il volume scorre che è una bellezza, acquisendo corpo grazie a ottimi dialoghi, rivelatori più di mille didascalie, che rimpolpano la decompressione narrativa della tpbizzazione e le trame alquanto lineari e scarne.

Due parole sul disegnatore John Cassaday, anzi una: magnifico! Un lavoro sicuramente molto più semplice rispetto alle complessità che lo stesso autore ci ha mostrato con Planetary (su testi di Warren Ellis) ma sicuramente di ottimo livello, soprattutto per un comic book mainstream seriale come gli x-men. Proprio per lasciare il tempo a Cassaday di fare le cose a modo la serie a subito diversi ritardi, il giant size in particolare si è fatto attendere a lungo, ma alla fine ne è valsa la pena (Cassaday poi si mostrerà “recidivo” con il ventisettesimo e conclusivo numero della già citata Planetary).

Un plauso anche alla colorazione di Laura Martin, che pennella dei bei colori caldi e pieni, in particolare i rossi e i rosati). Un’accoppiata questa, di disegni e colori, che rende le tavole formato gigante, ancora maggiormente d’impatto e più cinematografiche.

Astonishing X-men: un blockbuster Marvel uscito al momento giusto e fatto nel modo migliore possibile. Con tutti i pro e i contro.