Kick-Ass

Scritto da Federico Peretti il 27 giugno 2010 in Fumetti Marvel Comics e Icon Comics con nessun commento

Testi: Mark Millar
Disegni: John Romita Jr
Edizione italiana: volume unico, Panini Comics
Edizione originale: Kick Ass TP, Icon/Marvel Comics
http://www.bookdepository.com/book/9781848565357/Kick-Ass

Tutti abbiamo almeno una volta sognato di essere un supereroe, di avere una vita avventurosa, piena di gloria e di vivere combattendo per la giustizia. Nessuno alla fine lo diventa davvero, perché è ovviamente improbabile indossare un costume attillato e uscire per strada per cercare il modo, se lo si trova, di sventare un crimine. Lo spunto da cui parte ”Kick-Ass” è appunto questo:” Cosa succederebbe se qualcuno decidesse di divenire un supereroe nella nostra società?”.

Com’è che nessuno ha mai provato a essere un supereroe? Perché c’è gente che vuole diventare Paris Hilton e nessuno che vuole diventare Spider Man?

Questo è proprio ciò che decide di fare Dave Lizewski, un normale adolescente di New York, appassionato di fumetti di supereroi, e innamorato di una ragazza a tal punto da fingersi gay per poterle parlare. Un ragazzo che come gran parte della sua generazione non ha niente di speciale: esiste e basta.
Non a caso la sua scelta lo porta, durante la sua prima uscita ufficiale da eroe, a rischiare la vita a causa di un pestaggio e a essere operato in varie parti del corpo con l’inserimento di alcune lastre di metallo in testa. Nonostante ciò, dopo mesi e mesi di riabilitazione, torna ad indossare il costume, riesce ad ottenere grande popolarità in tutto il mondo grazie ad internet, conquista l’amicizia/rivalità di un altro ”supereroe”, Red Mist, attira le attenzioni della mafia e la curiosità di due persecutori mascherati che si adoperano per abbattere proprio la criminalità organizzata: Big Daddy e sua figlia Hitgirl, che il protagonista definisce: ”Un incrocio tra John Rambo e Polly Pocket”, con risultati imprevedibili.

Tutto ciò viene sviluppato dallo scrittore scozzese Mark Millar, famoso per aver sceneggiato Marvel 1985, gli Ultimates, Civil War, Old Man Logan, coadiuvato qui nei disegni da John Romita Junior, figlio d’arte, ormai celeberrimo illustratore di Spider-Man, Devil l’uomo senza paura e World War Hulk.

Mark Millar, come aveva già fatto in passato, invita ancora una volta il lettore a pensare con la sua testa e a non uniformarsi al volere della massa. Infatti Dave passa dall’essere uno studente comune ad una celebrità, un ”supereroe”, ma in che modo? Decidendo semplicemente di provare ad essere qualcuno, di essere Spider-Man anziché Paris Hilton, è già questo lo rende un eroe. Ovviamente Millar non ci racconta una favola, e infatti il protagonista affronta numerose difficoltà, tanti ostacoli che lo abbattono, che lo impauriscono, che a volte lo fanno desistere dal continuare la sua carriera di eroe. Ma il richiamo della maschera è sempre più forte di tutto, così come è forte e veloce il ritmo con cui lo scrittore narra la vicenda, ridicolizzando e sbeffeggiando il lettore di fumetti per le sue abitudini e continuando a raccontare la realtà in modo cinico, drammatico e realistico.

La storia però cambia totalmente (e inaspettatatamente) rotta all’arrivo dei due veri vigilantes, ovvero Hitgirl e Big Daddy, e di Red Mist, un sedicente eroe forse fin troppo simile a Dave che avrà un ruolo molto importante nella trama.
Da qui in poi la violenza nella vicenda aumenta in maniera esponenziale sino a toccare il picco massimo nel drammatico (e tipicamente “millariano”) scontro finale. La violenza però che non è mai fine a se stessa, ma anzi è la storia a esigerlo, diventando sempre più oscura e macabra.

Tutto ciò prende vita grazie ai disegni di John Romita Junior, qui forse all’apice della sua carriera. I volti sono infatti ”ultraespressivi”, lo story-telling sublime così come le pose dei personaggi.
Da notare inoltre come egli esprima tutto il suo potenziale e dimostri la sua duttilità quando è libero dalle imposizioni dei canoni Marvel.

In conclusione possiamo dire che ”Kick-Ass” è un fumetto tipicamente d’autore, e così come in Wanted, anche qui possiamo trovare un Millar all’ennesima potenza. Egli crea un filo diretto col lettore attraverso il protagonista, il quale ci esorta a pensare con la nostra testa. Dave è inoltre ricompensato dalle peripezie che deve affrontare, poichè alla fine di tutto non è più solo: altre persone infatti si uniscono inaspettatamente alla sua crociata, generando un finale sorprendente.
Millar ancora una volta dimostra come l’affermazione individuale giovi all’individuo, trasformandolo in ogni caso in un eroe. Magari un eroe per se stesso, ma comunque un eroe.
Nella società attuale dove seguire il branco è la regola e dove coloro che non lo fanno sono emarginati, io non posso fare altro che ringraziare Millar per il messaggio che manda, perché grazie a lui mi sento anch’io, finalmente, un eroe.

A cura di Federico Peretti

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