David Hine: Arkham, Batman & Azrael

Scritto da Simone Sperati il 27 aprile 2010 in Fumetti DC Comics con nessun commento

SPOILER WARNING

Dopo essersi occupato della one-shot “Arkham Asylum” durante la Battaglia per il Mantello, David Hine ha lavorato nuovamente col suo collaboratore Jeremy Haun per continuare a narrare quegli eventi nella miniserie in tre numeri “Arkham Reborn”. Il successo di critica e pubblico ha fatto si che Hine continuasse la sua opera su una delle più importanti collane supereroistiche di casa DC: questo mese inizia infatti negli USA una storia in due parti pubblicata su Detective Comics, ancora una volta disegnata da Haun e incentrata sulle conseguenze di quanto mostrato da Tony Daniel sulla serie Batman relativamente al dottor Jeremiah Arkham. Tutto questo in attesa di luglio, mese in cui a David Hine verranno assegnate regolarmente sia Detective Comics che la collana dedicata ad Azrael.

Ecco allora, direttamente dall’ultima intervista all’autore realizzata dal sito specializzato CBR, le sue considerazioni personali su ciò che ha in mente per il futuro dei personaggi.

——————————————————————

Ho un’affinità naturale per i matti. Se guardate i miei lavori, in particolare “Strange Embrace” [graphic novel Image], vedrete che sono più interessato ai thriller psicologici che alle storie d’azione. Ho imparato a scrivere scene d’azione in quanto fanno parte dei fumetti mainstream Americani, ma quelle scene sono sempre meno importanti rispetto al materiale psicologico. Il trucco consiste nell’esternalizzare la psicosi in modo da farla funzionare drammaticamente. Avere un tizio steso sul divano e vederlo parlare al suo analista per 22 pagine non è un buon modo per far vendere un fumetto.

Nella storia di Alan Grant “The Last Arkham” si può notare come Batman e Jeremiah si detestassero, e quella tensione è rimasta da allora. Grant Morrison e Dave McKean hanno messo insieme tutto questo: “A Serious House on Serious Earth” fu un lavoro brillante e ha instaurato l’Arkham Asylum come estensione della deformata personalità di Amadeus Arkham. Non importa quante volte l’edificio venga abbattuto e ricostruito, quella personalità lo infesterà sempre e comunque. Il luogo in sé è infetto della follia di Amadeus, e la cosa si diffonde attraverso l’intera città: Gotham è un grosso manicomio, con Arkham al suo cuore, e questo spiega perché ci siano così tanti villains folli nell’Universo Batmaniano; li alleva la città. In un certo senso si ricollega tutto alla linea di sangue di Arkham, il cui nome è ovviamente un’allusione alla città fittizia di Lovecraft (similmente infetta da follia).

Jeremiah ha sempre cercato di negare il suo lato malvagio e per questo non riesce ad accettare di esser stato Black Mask. Ha sempre avuto un’idealizzata concezione di sé come grande psichiatra, curatore. Il suo maggior difetto è la sua stessa mediocrità; solo quando indossa i panni di Black Mask si mostrano i suoi veri talenti. In questa storia in due parti vedremo quanto i suoi due lati possano conciliarsi, vedremo come si siano relazionati i due aspetti della sua personalità e come ne sia emersa la sua schizofrenia; in ogni caso la relazione tra Black Mask e Jeremiah Arkham non ha ancora fatto il suo corso. È interessante perché la Maschera può essere indossata da chiunque, teoricamente chiunque potrebbe avere una versione “Maschera Nera” di sé stesso. Un lato “Mister Hyde” della propria personalità che attenda semplicemente di esser rilasciato.

Non voglio dire molto sul ruolo che avranno No Face, Hamburger Lady e Mirror Man [i tre personaggi introdotti nella one-shot Arkham Asylum, NdR], ma posso dire che loro sono la chiave per spiegare tutto ciò che sia accaduto ad Arkham nel corso della sua storia. Loro rappresentano la cosa che lo ha tenuto incollato alla sua sanità, le uniche persone che gli abbiano mostrato amore e rispetto. È difficile vivere disprezzati e respinti: Jeremiah è uno dei personaggi più patetici, commoventi dei comics. Non ha nemmeno un taglio di capelli dignitoso.

Arkham è manipolato, lo è stato per tutto, e scopriremo molto presto chi ne sia responsabile, nel primo numero. C’erano molti indizi nella serie regolare di Batman dei mesi scorsi, era interessante vedere anche Tony Daniel alle prese con le maschere nel suo lato della storia: anche se non ne abbiamo mai discusso, si è legato tutto molto bene.

Per quanto riguarda le istruzioni nelle pagine del diario di Amadeus [nelle quali il capostipite dà indicazioni su come costruire il nuovo manicomio aggiungendo uno strato nascosto, NdR], sono molto enigmatiche; Jeremiah le ha interpretate come messaggio personale, ma si tratta di effettive citazioni del diario visto  più di vent’anni fa nella graphic novel di Grant Morrison. È inquietante pensare che Grant stesse manipolando quegli eventi attraverso le decadi!

Aaron Cash non è un mio personaggio, l’ha creato Dan Slott per la sua “Living Hell” nel 2003. Lui e Alyce Sinner più avanti saranno rivali per il controllo del manicomio; Aaron non si fida di lei, ha naso per la follia e ha sospettato che lei ne sia vittima fin dall’inizio. È comunque un professionista e farà il suo lavoro, che consiste nel tener rinchiusi i matti indipendentemente da cos’abbiano fatto i suoi capi nel corso degli anni. Mi piacerebbe vedere futuri scrittori degli albi di Batman maggiormente alle prese con Alyce Sinner, penso abbia molto potenziale. La vedo come una versione femminile del personaggio Diceman, del romanzo di Luke Rhinehart. Invece di lanciare i dadi per compiere le sue decisioni, lei consulta i sette peccati ricamati nei nastri di tessuto che ha nei capelli. Questo la rende imprevedibile, ma sarà sempre malvagia.

Per me non contava realmente chi ci fosse sotto il manto di Batman. È diventato talmente un’iconica figura che, dalla prospettiva di questa storia, è la sua natura simbolica quella con la quale Jeremiah sta interagendo. Vedrete come si esplichi tutto ciò nella scena d’apertura di Detective #864, in cui ancora una volta son tornato indietro ad un evento chiave della storia di Batman (questa volta da una storia di Devin Grayson) per vedere come possa risonare attraverso gli anni.

Parlando dell’arc in arrivo a luglio su Detective Comics [Batman: Imposters, in 4 parti e disegnato da Scott McDaniel, NdR], il concetto base di “Imposters” che mi fu presentato ha a che fare con persone assumenti identità che permettono di liberare i propri demoni interiori. Un altro approccio al fondamentale tema Jekyll/Hyde. Non è un salto così grosso quello da Arkham alle strade di Gotham: come ho detto prima, vedo la città come estensione del manicomio.

Come suggerisce il nome del villain, è un impostore. Prende aspetti di un certo villain classico, ma è anche un vero anarchico. Vuole che tutti si uniscano a lui, invita quindi i cittadini di Gotham ad abbandonare le proprie inibizioni insieme ai propri abiti e a vivere le proprie fantasie peggiori. È flash mobbing portato all’estremo. Una delle mie ispirazioni per questa storia viene dalla Bartholomew’s Fair: nel diciassettesimo secolo, per due settimane, a Londra si faceva baldoria tra circhi, animali selvaggi, freaks e pazzia generale. La fiera fu infine soppressa per il suo “incoraggiare scostumatezza e disordine pubblico”. Sembra ci si divertisse un sacco.

Riguardo a Scott McDaniel, non mi era stato assegnato un artista all’inizio, ma ora sto lavorando allo script e certamente lavorerò in base ai suoi punti di forza. Ci sarà molta più azione rispetto ai miei soliti script, scene maniacali e imponenti. Scott realizza una fantastica azione stilizzata ed usa anche la città con grande effetto. La città avrà un ruolo importante in questa storia e Scott è grandioso nel personalizzare un’ambientazione. Ha fatto alcuni sfondi stupendi nella sua run su Nightwing.

Avrei tanto voluto lavorare ancora con Jeremy Haun, ma quella solicit relative al numero 10 di Azrael in uscita a luglio è stata un po’ prematura. Jeremy per il prossimo futuro è impegnato con il suo lavoro “creator-owned” quindi non è in grado di impegnarsi su una serie regolare. Il disegnatore sarà Guillem March, un artista eccezionale. Sto scoprendo l’imponente lavoro che ha fatto in Europa prima di iniziare a lavorare per gli editori americani. Credo che Azrael sia una collana sulla quale possa mostrare una parte del suo lavoro che gli americani non hanno ancora visto.

Tendo a dimenticare che sto scrivendo comics sui supereroi, e dopo un po’ anche molti dei miei lettori sembrano dimenticarlo. Azrael indossa un costume e lotta, ma così faceva anche Robin Hood, così fa il Dottor Strange. Ciò che mi interessa è il mistero, il culto e l’occulto. Ci sono forti elementi orrorifici nella storia. Fabian Nicieza ha messo su un plot davvero solido e riprenderò alcune cose, come quella “scena suicida” del primo numero. Ma ci vorrà un po’ prima di arrivare a quello.

Nel numero 10 emergerà un nuovo mistero che si lega alla storia dell’Ordine della Purezza. Ho fatto grosse ricerche sulla storia della Cristianità e sulle varie diramazioni della prima Chiesa. Ciò che inizia come mistero riguardante un omicidio finisce con una cospirazione di varie chiese volta a sopprimere le religioni eretiche del periodo medievale. La cospirazione continua ai giorni nostri e, in Azrael, riveleremo infine la verità che è stata toccata solo in libri come “The Holy Blood and The Holy Grail” [Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln, NdR]. Tutte le rivelazioni di cui avete sentito parlare non sono che bugie e disinformazione. Per comprendere davvero avrete bisogno di leggere Azrael nei prossimi mesi.

Qualcuno sta rintracciando i membri dell’Ordine, uccidendoli in grottesche imitazioni del martirio dei vari santi. Credetemi, molti santi hanno avuto delle morti orribili. Il killer mostra anche abilità paranormali, le quali in senso Biblico appaiono come miracolose.

Il povero Michael Lane è, direi, ancora più schizzato di Jeremiah Arkham. Ha avuto il Dr. Hurt che giocava con la sua mente, preparandolo a prendere il controllo nella run su Batman di Grant Morrison, poi gli è stato fatto indossare un costume che rende folle chi lo indossa fino ad ucciderlo. Michael deve combattere per mantenere un equilibrio tra bene e male, salute mentale e follia e, alla fine, per affrontare la sua personale crisi di fede.

A cura di Simone Sperati