Kick-Ass

Scritto da Alessandro Cristofaro il 28 ottobre 2011 in Comics Dark Horse, Image e altri editori con nessun commento

Titolo originale: Kick-Ass
Autore: Mark Millar
Disegnatore: John Romita Jr.
Chinatore: Tom Palmer, Sr.
Colori: Dean V. White
Miniserie di 8 numeri per la Marvel Comics, linea Icon

 

Sin dalla nascita di Superman, per mano degli autori Jerry Siegel e Joe Shuster, abbiamo avuto una chiara identità dell’eroe: egli proveniva da un’altra galassia, aveva superpoteri che lo rendevano invincibile ben più di un normale terrestre, e decideva di porre la sua vita al servizio del suo pianeta adottivo.
Anni più tardi, ad opera di Steve Ditko e Stan Lee, avremmo assistito alla nascita di un altro supereroe, l’Uomo Ragno: egli non è alieno, ma un comune liceale che acquisisce i suoi poteri dal morso di un ragno radioattivo. Anche egli decide di mettersi al servizio del bene, spinto più da una profonda rabbia per non aver impedito l’omicidio dello zio, e comprende che fondamentalmente “da un grande potere derivano immense responsabilità”.
Ma, ai nostri giorni, come possiamo identificare questa figura e comprenderla al meglio? Mark Millar e John Romita Jr., nel loro fumetto “Kick-Ass”, per la linea Icon della Marvel Comics, ci indicano che non occorre nascere in mondi remoti, né poter sollevare pesi in tonnellate, ma è l’essere alimentati da una profonda solitudine, un senso di inquietudine e di angoscia sino a diventarne ossessionati, la causa scatenante.

Il nostro eroe, Dave Lizewski, è uno studente alla Peter Parker, l’alias civile dell’Uomo Ragno, e nel suo tentativo di comprendere come un uomo semplice non possa diventare un autentico paladino nella lotta al crimine, decide di calarsi quasi per gioco nei panni di “Kick-Ass”, il nuovo eroe metropolitano contro le ingiustizie e il cancro criminale che divora la città di New York.
L’indossare il costume, una muta da sub comprata da E-Bay, e ricevere gratitudine per le sue gesta, come salvare un uomo da un pestaggio in piena regola, o prendersi cura di un cucciolo durante un incendio, è la ricompensa più grande.
Sua diventa così la capacità di vivere ogni momento della propria vita in maniera adrenalinica come gli eroi che compaiono nei fumetti che legge, o nei poster che campeggiano in bella mostra nella sua stanza. Questa, il suo rifugio, e il profondo rapporto con il padre vedovo, diventano altresì un’ancora di salvezza per Dave, il luogo in cui far ritorno al suo lato civile lontano dai clamori della sua identità eroistica.

Il far incontrare fianco a fianco Kick-Ass con altri come lui, e cioè Big Daddy, la figlia Hit-Girl, e il traditore al soldo del crimine, Red Mist, per Millar è inoltre utile per farci esplorare la mente del ragazzo: si generano in lui dubbi e diffidenza verso il prossimo, come il vedersi scoperti in panni civili, ma l’equilibrio tra i diversi caratteri e le forti psicologie dei personaggi forniscono una spinta verso un’idea comune in cui poter far nascere simpatie, alleanze, e amicizie molto forti.
Un legame umano, un’unione di più menti, basato su persone che cercano una via di fuga dalla solita routine, dal logorio quotidiano, indossando un’altra identità e creando un mondo fatto di eccitazione, di gratificazione, e tanta forza di volontà per poter rendere questa realtà migliore.
Un’opera coraggiosa e violenta questa della Marvel che, oltre a presentarci gli eroi, ci offre una visione del loro modo di interpretare la realtà che ci circonda.

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