Alta società (una storia di Cerebus)

Scritto da Luca Massari il 14 marzo 2011 in Comics Dark Horse, Image e altri editori con nessun commento

Testi: Dave Sim
Disegni: Dave Sim
Edizione originale: Cerebus 26-50
Edizione italiana: Alta società- Una storia di Cerebus (Black Velvet), 520 pp, b/n, cart. 30€

Il mito di Cerebus è da sempre alimentato, almeno qui in Italia, dalla fama del suo autore, Dave Sim. Misogino, sull’orlo della schizofrenia, assiduo credente….di Sim si è detto di tutto ed il contrario di tutto, ma una cosa è certa: da sempre esercita un controllo totale sulla propria opera, tanto da far arrivare ben 30 anni dopo le stampe statunitensi una prima edizione italiana di quello che è il secondo volume dell’enorme epopea dell’Oritteropo, durata ben 300 numeri.

Cosa significa controllo totale dell’opera? Essenzialmente, il potervi inserire tutto, senza limitazioni, senza doversi attenere ad un programma, ad uno schema fornito dall’editore o, in caso di personaggi già esistenti, a quanto detto da altri autori. Cerebus è così, un enorme calderone che, da una pagina all’altra, capovolge le carte in tavola, magari introducendo nuovi personaggi, oppure facendo svolgere a quelli già esistenti, in un modus operandi mutuato dal teatro, un ruolo del tutto inedito, che a volte stride prepotentemente col precedente.

Ma di cosa parla Alta Società? Difficile dirlo. Nella città-stato di Iest arriva Cerebus, un oritteropo antropomorfo che ha ottenuto da Lord Julius una modesta (quanto inutile) carica politica (in seguito ad avvenimenti probabilmente narrati nel corso dei primi 25 numeri della testata). Deciso a spendere il suo denaro alloggiando presso il più facoltoso hotel della città, il Regency, Cerebus viene coinvolto in una serie di avvenimenti che gettano il barbaro e rozzo mercenario all’interno di intrighi politici via via più grandi, che arrivano ad includere ed inglobare tutto il resto della narrazione. Alta società è pura satira, che riproduce dettagliatamente, tanto da risultare alienante, il mondo politico di oggi e di ieri, fatto di alleanze, mazzette, doppi giochi, seggi elettorali e così via. Anche il gergo utilizzato è attinente, tanto da spiazzare il lettore che si perde, letteralmente, nelle pagine del volume. Molteplici sono le strade del discorso, ed a volte ci si sente come Teseo che cerca disperatamente di seguire il filo di Arianna…solo che qui i fili sono così tanti che diventa presto impossibile uscire dal labirinto.

E’ proprio questo, credo, il problema di Cerebus. E’ troppo vasto, vuol dire troppe cose e il lettore ci si perde dentro, naufragando. E’ come se Sim abbia voluto creare un’opera strettamente ermetica della quale però solo lui detiene le chiavi: per poter capire Alta Società, bisognerebbe entrare nella testa di Sim, perché il ciclo altro non è se non suoi pensieri trasposti su carta. Certo, OGNI romanzo, saggio, brano storico è essenzialmente questo, solo che Cerebus esula da ciò per il suo essere totalmente fuori controllo. La storia “di base” non è affatto difficile da capire, ma è una goccia nell’oceano: chiuso il libro ho avuto una sensazione d’incompletezza, di vuoto, di non-senso. Eppure la mia non è stata una lettura superficiale, fatta velocemente nei riquadri di tempo: è stata una lettura ponderata, nella quale ho cercato di seguire ogni passaggio, risvolto politico, avvenimento…ma non ci sono riuscito. Per dirla banalmente, a volte ho avuto la sensazione che si siano usate tante, tantissime parole per riempire una scatola vuota. La stessa geografia, così come i culti e le credenze di Estarcion, risultano oscuri, ignoti, invalicabili. E ciò è un difetto.

Amo le storie “interpretative”, dove il lettore, sparsi pochi indizi o semi nel testo, deve ricostruire la sua versione, dedurre fatti, assumere nozioni: qui però è come avere tanti muri davanti, continuando a sbattere contro di essi. Per fare un esempio, si evince che Astoria, la macchinatrice che tira le fila del burattino Cerebus così come dello strampalato Moonroach al fine di controllare Iest, appartenga ad un determinato culto, avverso a quello dei Ciniristi: ma non vengono mai delineati i piloni di queste due religioni, e quindi il motivo per il quale sono diverse ci è ignoto. Premetto che non so se tale informazione, tale vuoto, sia dovuto ad una carenza narrativa oppure al fatto che questo primo volume italiano sia in realtà il secondo blocco di numeri della serie originale di Cerebus, quelli che vanno dal 26 al 50, e magari nelle prime 25 uscite erano presenti indizi utili…però il lettore deve sempre avere tutti i mezzi per poter entrare perfettamente nella storia. E questo in Alta Società non succede.

I personaggi stessi sono poco delineati: Cerebus è tratteggiato prima come un barbaro, poi come un fine politico (in realtà marionetta), quindi come un sentimentale…però qual è la sua vera indole? Sembra di trovarsi di fronte ad una bandiera che cambia direzione così come spira il vento. Astoria, Jaka, Lord Julius…personaggi fondamentali dei quali si sa poco o nulla, che a volte si limitano nel fare una comparsata, a volte sono il motore della vicenda, ma dei quali si ha sempre una vaga percezione.

Moltissime anche le citazioni: si va dal Batman di Adams al Moon-Knight della Marvel, sorvolando sul fatto che l’opera stessa prende il là dai testi di R.E. Howard riguardanti il barbaro della Cimmeria. Alcuni personaggi poi, come Astoria o Lord Julius, sono modellati sulle fattezze (o “stranezze”) di attori/personaggi cinematografici (in questo caso, Mary Astor e Groucho Marx).

Chiudo qui con il parere prettamente contenutistico, e passo a parlare un pò del tratto di Sim, molto sperimentale. Si spazia da una divisione piuttosto regolare della pagina per arrivare alla sua lettura orizzontale (perfino capovolta, per rendere al meglio gli effetti della sbornia del protagonista!). A volte, per rappresentare un determinato stato d’animo di un personaggio, Sim tende a realizzare l’anatomia dello stesso in modo inversamente proporzionale all’ambientazione, gigantesca e quasi totalmente vuota, dove magari echeggia a caratteri cubitali una determinata parola, che acquista così una sua densità quasi tattile. Gli sfondi sono spesso assenti (quello “predefinito” all’interno della camera di Cerebus nel Regency ad esempio è completamente nero, con qualche elemento decorativo in bianco/grigio), e si tende a preferire il primo piano (particolarmente importanti le espressioni, quindi). Con il diverso disporsi dei disegni cambia anche il metodo di narrazione (nelle tavole orizzontali abbia spesso un solo scambio di battute fra due personaggi, rappresentato tramite due fitti balloon, per vignetta, che si sviluppa in altezza sacrificando la profondità), e a volte si arriva, in particolari situazioni emotive, all’utilizzo di simil- splashpage (molto bella la chiusa del volume). Ciò non è confinato al solo ambito grafico: anche nel reparto testuale si hanno continui cambiamenti, passando dal monologo, allo scambio di battute quasi sticomitico, fino ad interi capitoli realizzati esclusivamente in prosa.

In definitiva, il mio giudizio su Cerebus è parzialmente negativo, ma non voglio scoraggiare chi vuol tentare un approccio all’opera. Sappiate però che questa è figlia del suo autore, e sua soltanto: è come se voi concedeste ad un amico di condividere un vostro pensiero. Questi potrebbe appoggiarlo, condividerlo, oppure rifiutarlo in toto, ma è appunto un suo pensiero, non appartiene a voi. Cerebus appartiene a Sim, è Sim su carta. Tenetelo ben presente.

Piccola nota infine per il volume Black Velvet, un prodotto editorialmente impeccabile anche a fronte della qualità/pagine/prezzo offerto: sarebbe stato opportuno inserire delle note, finali, iniziali o intermedie per poter usufruire al meglio del prodotto: come ho detto su, a volte non so se il “vuoto” narrativo sia intenzionale oppure dovuto alla lacuna del primo volume.