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Dylan Dog - di Tiziano Sclavi

Started by Occhi nella Notte, 11 August 2009, 12:35:54

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Dr Holmes

:clap: :clap: Grazie per avermi risposto, Hush! Spero di non averti annoiato, ma è stata molto utile, per me, questa discussione. In parte ti do ragione e condivido le tue idee.
Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 15:45:44
le ragioni per le quali non hai amato il fumetto sono probabilmente da imputare al tuo considerare DyD ciò che per fortuna DyD non era, e cioè un fumetto fatto solo di puzzle e indagini, laddove invece ciò che ha reso grande la serie era proprio il non piacere a chi come te cerca solo certe cose.
Evidentemente su questo punto non mi sono spiegato bene: io non considero Dylan Dog un fumetto solo di puzzle ed indagini: quando parlavo del fatto che questo fumetto ha il pregio di farmi vedere la quotidianità con occhi nuovi, mi riferivo proprio al "sottotesto", alle tematiche sociali o morali.
Personalmente parlando, non mi è mai capitato di avvicinarmi ad un argomento senza avere un'idea, almeno sommaria, al riguardo: quando dico che Dylan Dog mi fa scoprire nuovi mondi, intendo che mi permette di guardare tematiche magari già conosciute sotto un nuovo punto di vista. Per citare il tuo esempio, "Doktor Terror" è un gran fumetto non perchè affronta di petto il tema dell'Olocausto, ma perchè lo fa in modo originale.
Ogni lettore (si spera) conosce le atrocità dei campi di sterminio e sa che cos'è l'Olocausto: la genialità sta nell'offrire una nuova visione dello stesso, resuscitandolo dalle pagine della storia e mostrando ad un pubblico moderno quali orrori può rappresentare.
Secondo me, i trucchetti che attirano l'attenzione del lettore medio non sono l'horror, lo splatter, le indagini etc: sono la farcitura morale che moltissimi albi hanno. Il successo di Dylan Dog (testimoniato dal fatto che ne esistono ben 2 ristampe a distanza ravvicinata) è da imputarsi al fatto che il lettore medio si accorgeva dei temi "alti" di cui il fumetto trattava, capiva la morale sotto la storia.
Per questo credo che "Il Lungo Addio" sia piaciuto davvero un sacco a questo tipo di lettore:  è ricco di quelle emozioni, di quelle riflessioni che rendevano Dylan Dog diverso dagli altri fumetti.
Io credo, però, che sia individuabile un terzo livello di lettura, ed è questo che ho cercato di spiegare nel primo punto: si tratta dell'occhio dell'autore che osserva le vicende dei personaggi che ha creato, che analizza con sguardo ironico la vita delle persone, che estremizza i comportamenti rendendo un quadro grottesco e veritiero della quotidianità. Questo è il Dylan Dog che mi piace.
Faccio alcuni esempi, per evitare malintesi: in "Attraverso lo Specchio"
Sorry but you are not allowed to view spoiler contents.
Ho trovato interessante notare che il numero di vignette dedicate a questa faccenda banalissima è maggiore rispetto a quello con cui l'autore ha descritto la vita di due persone. Forse mi faccio troppi problemi, ma questa scelta mi è sembrata una chiara metafora: l'uomo tende ad affogare la sua esistenza tra le banalità, senza rendersi conto di ciò che veramente conta. Questa operazione non è condotta su Dylan Dog solo da Sclavi: "Goblin" di Chiaverotti, ad esempio, pone in bella mostra la morale anti-vivisezione (e qui abbiamo l'elevamento spirituale che il lettore medio richiede per poter dormire sonni tranquilli), ma sottende per tutto l'albo l'aspirazione verso il fantastico, il desiderio di lasciar vincere la fantasia sulla realtà, per una volta: la voglia di lasciar perdere la società, il rigore scientifico ed abbandonarsi all'ebrezza di una bella favola, lontano dalle convenzioni "accademiche". Quel "vorrei tanto crederci" che Dylan spesso utilizza raggiunge qui una delle sue vette, secondo me. Poi non metto in dubbio il fatto che questo fumetto sia d'autore anche per il coraggio con cui affronta certi temi, ma mi sembra riduttivo definirlo così: se Dylan Dog ha avuto successo, è stato soprattutto per questo coraggio, per questo desiderio di fare filosofia in modo semplice ed accessibile a tutti. Secondo me, a ben pensarci, c'è uno sguardo molto malinconico e rassegnato dietro alle più belle storie di Dylan, lo sguardo di un autore che racconta l'umanità, che la mette a nudo, ma che sa anche che il suo messaggio verrà recepito da pochi enon potrà cambiare le cose.
Ecco, ne "Il Lungo Addio" questa attenzione non la percepisco: mi sembra, addirittura, che Sclavi abbia tentato di riscattarsi alla fine, ponendo Dylan da solo nel suo studio, rassegnato... cercando, insomma, di comunicare quel qualcosa che ha taciuto nelle 97 pagine precedenti, per dar voce a sentimenti ed emozioni che nulla hanno di nuovo.
Ti do pienamente ragione, però, quando dici che questo numero si diversifica dai numeri precedenti, rompendo lo schema consolidato della serie.
Giustissimo, per un lettore abituale, questo albo costituisce una sorpresa, un "nuovo mondo", se vogliamo rimanere nel gergo finora adottato.
Ed ora capisco anche che cosa volevi dire quando hai affermato che rientra perfettamente nello "spirito della serie": è perfettamente in linea, dal punto di vista editoriale, con il tentativo tipico di questo fumetto di far riflettere il lettore, di creare emozioni. Se però ci riferiamo alla capacità di Dyd di offrire una nuova prospettiva su tematiche che si credevano conosciute, non sono d'accordo.
Comunque mi è venuta voglia di rileggerlo. :D Grazie mille, Hush! :up:

Murnau

#1276
Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 21:46:59
capacità di Dyd di offrire una nuova prospettiva su tematiche che si credevano conosciute
Ma DyD non è mai stato questo, è una caratteristica che ci vedi tu e tu soltando al mondo. DyD piaceva per le ragioni che ho espresso e che in parte hai illustrato tu, ma questa cosa della prospettiva inedita nella serie non c'è e non c'è mai stata, sei il primo a tirarla fuori. Il che vuol dire che sei originale, ma lo sarebbe pure un uomo che indossa le scarpe nelle mani. :lol:

Credo che in parte questa tua idea derivi dal leggere DyD oggi e non 25 anni fa, quando quelle tematiche che tu definisci conosciute erano terra straniera (e quindi Sclavi non ne dava una prospettiva nuova, ma ne dava la prima che ne fosse mai stata data). Dylan non era nuovo perché dava una prospettiva nuova, ma perché dava una prospettiva su argomenti nuovi.
Tu leggi Doktor Terror adesso e dimentichi che Maus nel '93 non lo aveva letto nessuno, al di fuori dei quattro gatti che facevano abitualmente certe letture; il Lungo addio affronta tematiche che MAI prima erano state affrontate in un fumetto seriale italiano, e che MAI sono state affrontate dopo.

DyD lo devi contestualizzare, come tutte le opere d'arte, altrimenti pure Psycho oggi pare una cazzata banale e prevedibile, con la solita storia della personalità multipla.

Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 21:46:59
Ecco, ne "Il Lungo Addio" questa attenzione non la percepisco.
Mentre io, al contrario, la percepisco in ogni vignetta.

Alla fine, il tuo problema con il Lungo addio è che non ti ha emozionato, mentre la storia si basa tutta sulle emozioni. Se non ti "tocca", non può piacerti.
Vendo vari Alan Moore, Grant Morrison, Frank Miller




Tu non sai che cosa voglia dire sentirli tutti addosso, gli anni, e non capirli più.
                                                                                                                                   La notte, 1961

Non c'è storia più grande della nostra, quella mia e tua. Quella dell'Uomo e della Donna.
                                                                                                                                    Il cielo sopra Berlino, 1987

Dr Holmes

Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 22:23:31
Credo che in parte questa tua idea derivi dal leggere DyD oggi e non 25 anni fa, quando quelle tematiche che tu definisci conosciute erano terra straniera
E così ritengo svelato l'arcano. :lol:
Credo sia esattamente questo il fattore che mi fa considerare Dylan Dog in modo diverso da come lo vedi tu ed altri lettori abituali. Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare, quindi è ovvio che, bene che vada, lo considero una rielaborazione.
Grazie per il tuo tempo. :up:

Murnau

Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 22:50:31
Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare.
Ma ce l'hai oggi tu nel 2012, a TOT anni di età e da studente universitario; immagina cosa succedesse ai liceali nel 1986 e capirai lo shock culturale che DyD provocava.
Vendo vari Alan Moore, Grant Morrison, Frank Miller




Tu non sai che cosa voglia dire sentirli tutti addosso, gli anni, e non capirli più.
                                                                                                                                   La notte, 1961

Non c'è storia più grande della nostra, quella mia e tua. Quella dell'Uomo e della Donna.
                                                                                                                                    Il cielo sopra Berlino, 1987

Mordecai Wayne

Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 23:59:22
Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 22:50:31
Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare.
Ma ce l'hai oggi tu nel 2012, a TOT anni di età e da studente universitario; immagina cosa succedesse ai liceali nel 1986 e capirai lo shock culturale che DyD provocava.
è un pò la stessa situazione dei lettori degli anni 60 quando leggevano i vari Diabolik e Kriminal.
Van Helsing: A moment ago, I stumbled upon a most amazing phenomena. Something so incredible, I mistrust my own judgement.
Look!


Dr Holmes

Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 23:59:22
Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 22:50:31
Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare.
Ma ce l'hai oggi tu nel 2012, a TOT anni di età e da studente universitario; immagina cosa succedesse ai liceali nel 1986 e capirai lo shock culturale che DyD provocava.
:ahsisi: Sei stato chiarissimo. Sia chiaro, però, che il mio discorso era limitato a me: ho cercato di esporre i motivi per cui a me piace DyD, non avevo la pretesa di parlare per altri. Ero solo curioso di vedere se tra la mia visione e la tua ci fosse un punto di contatto. Sul discorso del contestualizzare l'opera d'atre, infatti, sono pienamente d'accordo.
Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 22:23:31Il che vuol dire che sei originale, ma lo sarebbe pure un uomo che indossa le scarpe nelle mani. :lol:
Questa mi era sfuggita. :D Mi auguro di essere riuscito ad argomentare il mio punto di vista un po' meglio di così. ^_^

Murnau

Quote from: Mordecai Wayne on 20 January 2012, 10:38:25
Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 23:59:22
Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 22:50:31
Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare.
Ma ce l'hai oggi tu nel 2012, a TOT anni di età e da studente universitario; immagina cosa succedesse ai liceali nel 1986 e capirai lo shock culturale che DyD provocava.
è un pò la stessa situazione dei lettori degli anni 60 quando leggevano i vari Diabolik e Kriminal.
E' identica, secondo me. Se leggo oggi Kriminal e analizzo una storia in cui le studentesse di un collegio esclusivo mettono su un giro di prostituzione d'alto bordo, con politici per clienti, non ci vedo nulla di eccezionale. Se però mi rendo conto che la storia è del '65...
Vendo vari Alan Moore, Grant Morrison, Frank Miller




Tu non sai che cosa voglia dire sentirli tutti addosso, gli anni, e non capirli più.
                                                                                                                                   La notte, 1961

Non c'è storia più grande della nostra, quella mia e tua. Quella dell'Uomo e della Donna.
                                                                                                                                    Il cielo sopra Berlino, 1987

Mordecai Wayne

#1282
Quote from: Hush/Tommy Elliot on 20 January 2012, 13:08:14
Quote from: Mordecai Wayne on 20 January 2012, 10:38:25
Quote from: Hush/Tommy Elliot on 19 January 2012, 23:59:22
Quote from: Sheldon Cooper on 19 January 2012, 22:50:31
Generalmente ho già un'idea delle tematiche che il fumetto tenta di affrontare.
Ma ce l'hai oggi tu nel 2012, a TOT anni di età e da studente universitario; immagina cosa succedesse ai liceali nel 1986 e capirai lo shock culturale che DyD provocava.
è un pò la stessa situazione dei lettori degli anni 60 quando leggevano i vari Diabolik e Kriminal.
E' identica, secondo me. Se leggo oggi Kriminal e analizzo una storia in cui le studentesse di un collegio esclusivo mettono su un giro di prostituzione d'alto bordo, con politici per clienti, non ci vedo nulla di eccezionale. Se però mi rendo conto che la storia è del '65...
Infatti molte storie, per capire come mai ebbero un certo scaplore e/o seguito, bisognerebbe contestualizzarle nell'epoca in cui furono pubblicate.
Probabilmente tra 20 anni nessuno si scandalizzerà più a leggere Preacher. :asd:

Post Uniti: 20 Gennaio 2012, 17:00:09

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Nuovo sguardo sul futuro dei nostri personaggi, un'occhiata in anteprima a cosa riserva il programma delle uscite del 2012 della nostra Casa Editrice. Un'occasione per conoscere, attraverso un viaggio in più tappe, le avventure che leggerete nei prossimi dodici mesi. La seconda puntata della nostra panoramica è dedicata al 2012 di Dylan Dog, Martin Mystère e Demian, grazie a tre presentazioni a cura delle rispettive redazioni.

Dylan Dog
Carico dell'affetto raccolto nel corso delle numerose celebrazioni dello scorso anno, per la doppia ricorrenza del venticinquennale e del numero 300, l'Indagatore dell'Incubo promette ai suoi lettori un 2012 ricco di sorprese. Si comincia a febbraio, con il secondo appuntamento con il Maxi "bis" che, dopo il precedente dedicato a Corrado Roi, contiene quest'anno tre storie inedite e complete interamente illustrate da Giovanni Freghieri e sceneggiate da Giancarlo Marzano, Luigi Mignacco e Giovanni Di Gregorio. Sempre di Marzano, e sempre a febbraio, anche l'inedito dal titolo "Il baule delle meraviglie", dove, complici i disegni di Ugolino Cossu, l'Old Boy si troverà ad affrontare gli orrori celati all'interno di un oggetto apparentemente innocuo, ma che nasconde invece un antico e terrificante segreto. A marzo, poi, fa ritorno sulla serie, dopo una lunga pausa, lo sceneggiatore Fabrizio Accatino, che tiene a battesimo il giovane e talentuoso disegnatore Sergio Gerasi, neo acquisto della Casa editrice. Un episodio, il loro, che vedrà Dylan Dog abbandonare momentaneamente Londra e il fidato assistente Groucho per trasferirsi, seguendo le ragioni del cuore, a Edinburgo. Qui prenderà dimora in una palazzina che, per sua sfortuna, ha tra i suoi inquilini un serial killer in pensione. L'Almanacco della Paura, sempre a marzo, segna un altro atteso ritorno, quello dello sceneggiatore Roberto Recchioni, qui in coppia con Mauro Uzzeo, e accompagnato dai disegni del "mitico" Bruno Brindisi. Un sodalizio, quello tra Roberto e Bruno, che già in passato ha dato buoni frutti ("Il modulo A38", "I nuovi barbari") e che questa volta affronta in modo disincantato e amaro il fenomeno dei "Talent Show" e, più in generale, il desiderio di "apparire" a qualunque costo. Ad aprile, infine, è tempo di "Color Fest" a tema, e quello di quest'anno è davvero speciale: l'"Historieta". Un termine con il quale, nei paesi di lingua spagnola, si indicano le Nuvole Parlanti. E Argentini e Spagnoli sono i "Magnifici 4" disegnatori chiamati a prestare le loro matite per quest'opera che rimarrà a lungo nella memoria dei lettori: Lito Fernandez, Alfonso Font, José Ortiz e, rullino i tamburi, squillino le trombe... Enrique Breccia!


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La penultima tavola di chi è?
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Mordecai Wayne

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Clint Eastwood

che pezzo di colorfest quest'anno!!!  :w00t:
CERCO


CI SONO DUE CATEGORIE DI PERSONE...QUELLI CHE AMANO I FILM DI CLINT EASTWOOD E GLI IDIOTI
sì,sono sottoilSETTE

Mordecai Wayne

Quote from: sottoilSETTE on 20 January 2012, 17:50:19
che pezzo di colorfest quest'anno!!!  :w00t:
:nod: speriamo bene anche nelle storie però!
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Ned Ellis

QuoteLito Fernandez, Alfonso Font, José Ortiz e, rullino i tamburi, squillino le trombe... Enrique Breccia!

Fernandez lo conosco da Martin hel, lettura che facevo anni e anni fa, mentre Ortiz da Magico Vento (gran disegnatore :sisi:
Ecco, historietas, ma i testi saranni sempre dei soliti 4-5 noti? Sarebbe stato meglio se a scrivere fosse stato Wood (che l'ha già fatto) o qualche altro scrittore di historietas. Inutile chiamare guest stars dall'estero se poi ci dobbiamo sorbire Marzano, Di Gregorio, Mignacco, Faraci o Ruju

Captain America