Il mercato editoriale in Italia: fare fumetti sotto la crisi

Started by Silver Surfer, 28 January 2014, 18:34:50

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Silver Surfer

Colgo l'occasione di una notizia appena uscita, ossia la chiusura definitiva della casa editrice Black Velvet, per cercare di intavolare un discorso molto ampio sulla situazione attuale del mercato fumettistico italiano.
Intanto riporto qui il comunicato ufficiale della Black Velvet, che forse riaprirà sotto una altra etichetta:
QuoteCarissimi, come annunciato a fine dicembre 2012 questa pagina sta per essere disabilitata. Come saprete, nel dicembre 2012, stante la crisi economica, Giunti ha messo in liquidazione Black Velvet e ha bloccato la produzione editoriale del 2013, salvo un paio di libri già pronti (Cerebus). Nel frattempo, il gruppo redazionale che aveva fondato e gestito BV, è entrato in altra casa editrice. A fine 2013 Giunti ci ha annunciato che aveva venduto BV ad altro editore, che proseguirà la vita editoriale di BV con altri libri e altre persone diverse dal gruppo originale.
Vi salutiamo ringraziandovi per averci seguito finora e per la pazienza e l'affetto che ci avete dimostrato in tutto questo tempo.
Grazie a tutti.
Tornando alla situazione italiana, vediamo che con la crisi e conseguente contrazione dei consumi (soprattutto quelli percepiti come "di lusso" o "di svago" ai quali spesso i fumetti sono associati) ha portato a due tendenze opposte, ma strettamente collegate: la nascita di grossi poli editoriali e la pubblicazione di materiale sempre più vario (e spesso di qualità forse non rilevante).
Da una parte abbiamo un colosso editoriale come Panini-Marvel Italia, che con l'acquisizione della Disney Italia, vede progressivamente allargare i suoi interessi ed il suo target di lettori, proponendo nuove divisioni editoriali (come 9L) allo scopo di intercettare sempre più pubblico.
Sempre contando su un grosso brand come quello della Marvel, con personaggi e storie virtualmente inesauribili, tra ristampe e nuovi lanci editoriali (il Marvel now è già arrivato alla versione .2), la Panini vede e rilancia il parco Disney con Paperinik e le ristampe di Barks. Proprio le ristampe, ossia la riscoperta di vecchi capolavori (o anche cicli più onesti se no trascurabili) sembra essere diventato la nuova frontiera di questo editore, sulla scia (qualche anno fa) della "corsa agli armamamenti" inziata da Planeta-De Agostini che, già al suo esordio, aveva inondato il mercato di materiale (salvo poi finire gambe all'aria, più per colpe della casa madre spagnola che per la crisi in Italia). A questo si è aggiunto in epoca recente, anche il desiderio di esplorare il mondo del fumetto europeo con nuove linee dedicate ad esempio alla corrente franco-belga.
Dall'altra un altro colosso come Sergio Bonelli Editore che, forte di un suo zoccolo duro di lettori e di personaggi iconici (su tutti Tex e Dylan Dog), ha visto progressivamente diminuire il suo pubblico, sia per una tendenza generazionale, sia per la crisi economico-sociale che ci attanaglia. Così se prima avevamo un editore concentrato sui suoi prodotti di punta e poche altre testate seguite da affezionati (poi progressivamente chiuse, come Mister No, Magico Vento, Zagor,o ridimensionate, come Martyn Mistere), al contrario di quanto si poteva aspettare (o proprio per questa emorragia) si è lanciata su terreni più "insoliti", spaziando dal fantasy (Dragonero), alla fantascienza (Orfani), passando per la storia (Volto Nascosto, Shangai Devil, Le Storie). Allo stesso tempo, forse anche complice la morte del decano Sergio Bonelli, si è assistito ad una ristrutturazione degli staff editoriali: uno su tutti quello di Dylan Dog affidato all'eterno enfant prodige Roberto Recchioni, nel tentativo di dare nuova linfa a personaggi che stavano cominciando a patire il passare del tempo.
Al livello di questi due fari cercano di arrivare anche altri editori, con risultati diversi, che in genere hanno portato alla loro specializzazione in determinati settori.
Il primo di essi è sicuramente RW-Lion che, ereditata la licenza del materiale DC Comics da Planeta, grazie ad Alastor, ha dovuto di fatto far nascere da zero un vero e proprio impianto editoriale (tranne la distribuzione, sulla quale era già coperta) con le inevitabili difficoltà e susseguenti critiche. Costretta forse più di altri, per via del materiale lasciato incompiuto da Planeta, a seguire le indicazioni di un pubblico prevalentemente ereditato e pieno di speranze dopo le delusioni ricevute dall'editore spagnolo, progressivamente ritiratosi dal nostro mercato, la Lion sta forse ancora cercando di consolidare il suo ruolo come antagonista principe di Panini, stimolando l'ingombrante vicino di casa come già faceva Planeta (specie forse per quanto riguarda l'attenzione al fumetto europeo testimoniato dalla collana Lineachiara).
Dietro di loro ci sono nobili decadute, come Magic Press (ormai specializzata nella pubblicazione di materiale Dark Horse, come Sin City ed Hellboy), giovani rampanti come Bao, salita prepotentemente alla ribalta con materiale molto vario, spesso di autori dal grosso nome (legasi ad esempio Moore), proposto in maniera molto accattivante, se non aggressiva. Dietro di loro una serie di piccoli editori che cercano di ritagliarsi la loro nicchia di mercato concentrandosi su alcuni segmenti; tra di essi citerei Aurea Editoriale, della quale si parla molto a proposito di Long Wei, la Tunuè, interessata soprattutto ai più giovani o agli amanti del fumetto spagnolo, la Coconino, la BD, e qualche nuova realtà, sviluppata sulla scia del ritrovato interesse per il fumetto europeo (ad esempio Cosmos).
In tutto questo, tornando al discorso iniziale, si assiste da una parte ad una concentrazione della maggioranza del mercato nelle mani di pochissimi colossi (di fatto i grossi numeri se li possono permettere solo Panini, Bonelli e forse Lion) che però inondano le edicole (sempre meno) e le fumetterie (quasi perchè costrette) con materiale sempre più diversificato, ma spesso con tirature che ricordano il print on demand. Il paradosso infatti sta proprio nella mostruosa quantità di titoli offerti (si può dire che ormai venga pubblicato quasi tutto, o almeno i titoli più appetibili, proveniente dagli Usa) paragonato al numero di copie distribuite, che rende praticamente introvabili (o meglio inesistenti) gli arretrati. E qui rientra prepotentemente in gioco il discorso della crisi economica. Tagliate infatti fuori le edicole, alle quali arriva sempre meno materiale (e se arriva, in caso non venga venduto regolarmente, la fornitura viene interrotta) allo scopo principale di eliminare i resi che, come gli arretrati, diventano un costo di gestione ormai non più sostenibile (magazzini, operatori, catena distributiva,...) e quindi da eliminare, lo sbocco naturale ed inevitabile sembrava quello delle fumetterie. Purtroppo però anche in quelle a tuttoggi è pressochè impossibile (salvo forse nelle grosse realtà) trovare arretrati recenti, dal momento che le tirature sono ormai stabilite in base agli ordini anticipati tramite gli appositi cataloghi (Anteprima e Mega su tutti) e limitate a quelli. Lo scopo ovviamente anche qui è quello di eliminare i costi fissi non sostenibili (il fantomatico magazzino), optando per la soluzione delle "ristampe" che vede negli editori americani i primi precursori (con l'effetto secondario di creare anche una sorta di mercato collezionistico, simile a quello dei libri, ma soprattuto di rendere molti albi difficilmente reperibili anche pochissimo tempo dopo la loro uscita). Da questo punto di vista molto è dovuto al distributore di turno (Pan, Alastor, Star o Messaggerie) che spesso è diventato una sorta di socio occulto (in alcuni casi invece palese) che guida molte delle scelte editoriali, in base alla vendibilità di un prodotto, con la nascita di alcuni paradossi tipici della nostra realtà. Lavorando infatti in esclusiva con la fumetteria di turno, il singolo distributore diventa di fatto un arbitro del confronto dal momento che da lui deve comunque passare il materiale anche delle altre case editrici (tranne quelle che si sono affidati ad altri,come Messaggerie, ma con scarsi risultati, oppure hanno deciso di fare da sè, come Magic Press, Jpop, BD, nella speranza che non dovendo passare da un diretto concorrente, la propria visibilità sia meglio salvaguardata), con ulteriori complicazioni nel caso di recupero di materiale già edito.
Questa a grandi linee è un po' la situazione che si è tratteggiata nella mia mente, leggendo un po' qua e un po' là (su internet, su carta stampata,...) o parlando anche con alcune fumetterie, con il rischio di avere però una visione nella migliore ipotesi solo parziale, o errata nella peggiore, con un mercato digitale che in Italia non sembra voler decollare, forse per il bene delle fumetterie che in quel caso riceverebbero un vero e proprio colpo di grazia.
If sacred places are spared the ravages of war... then make all places sacred. And if the holy people are to be kept harmless from war... then make all people holy.

elcaracol

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