Wondercon 2012: intervista a Brian Wood

Scritto da Camillo Bongiovanni il 20 aprile 2012 in Fumetti Marvel Comics e Interviste e X-Men con nessun commento

E’ un bel momento per essere fan di Brian Wood.

Non solo sta collezionando recensioni entusiastiche sulla sua serie per la Dark Horse “Conan il Barbaro” insieme a Becky Cloonan, ma di recente è anche tornato alla Marvel dopo ben dieci anni di assenza grazie alla miniserie Wolverine & the X-Men: Alpha & Omega.

E questo periodo d’oro si è ancora di più prolungato del WonderCon di Anaheim, quando la Marvel durante l’incontro “La prossima grande rivelazione” ha annunciato che Wood si prenderà carico sia di X-Men che di Ultimate Comics X-Men a partire da Giugno, facendo così di lui il primo autore a scrivere gli X-Men con cadenza regolare in due universi differenti.

A partire da X-Men #30, Wood verrà affiancato dal disegnatore David Lopez nelle prossime avventure della “squadra di sicurezza” di Ciclope a Utopia, che raggruppa Tempesta, Colosso , Psylocke, Domino e Pixie con il compito di investigare su una minaccia che coinvolge degli antichi proto-mutanti. Inoltre nell’Universo Ultimate, Wood sostituirà il precedente scrittore di Ultimate Comics X-Men a partire dal #13, affidando a Kitty Pride il nobile compito di salvare l’America.

Newsarama ha parlato con Wood – lo scrittore di DMZ, Local, Demo e molto altro – riguardo al fatto di dover riabbracciare il mondo dei supereroi in due serie regolari ben distinte.

Brian, la tua carriera nel mondo dei fumetti mainstream era iniziata con gli X-Men, ed il tuo primo lavoro di ritorno alla Marvel dopo anni di assenza è stata una miniserie degli X-Men. Adesso andrai a gestire simultaneamente due testate regolari degli X-Men – cosa hanno quindi gli X-Men che continua a farti tornare sui tuoi passi?

E’ difficile per me trovare una connessione tra l’ultimo periodo in cui avevo lavorato alla Marvel, che è stato intorno al 1999-2000, e quanto è successo ora. Quella precedente esperienza, ossia i 13 numeri di Generation-X, è stata la mia prima vera apparizione nel mondo della sceneggiatura di fumetti e dopo che si era conclusa avevo preso la decisione definitiva di costruire la mia carriera producendo piccole opere in stile creator-owned invece di seguire un percorso dettato dalle grosse compagnie. Ritornare a lavorare oggi per la Marvel mi sembra quasi una cosa completamente nuova, non la continuazione di qualcosa che risale al passato.

Detto questo, gli X-Men mi sono molto familiari e mi sembra quasi di essere di nuovo a casa, se stiamo a guardare la mia collocazione professionale alla Marvel. Mi trovo nettamente meglio a lavorare sugli X-Men che su qualsiasi altro supereroe.

Nella serie X-Men che appartiene al Marvel Universe e che stai per ereditare, sembra quasi che tu abbia intenzione di concentrarti su Tempesta, Psylocke, Colosso, Domino e Pixie. Si tratterebbe quindi di una sorprendente (e innovativa) squadra di peso al femminile – è stata questa una scelta consapevole? Il mondo degli X-Men ha sempre avuto un bel mucchio di personaggi femminili importanti, ed anche un notevole seguito femminile di lettrici – lo interpreti come uno dei maggiori punti di forza di questo marchio?

 Beh, quel titolo era già abbastanza orientato verso una forte squadra femminile…Warpath ne faceva parte, certo, ma anche Jubilee. Quindi non è cambiato poi molto, ma sono d’accordo con te sul fatto che si tratti di una componente positiva. Ero molto entusiasta, per diverse ragioni, di iniziare a gestire la testata, e quella era una di queste. Credo, ed ho sempre creduto, che gli X-Men dal punto di vista creativo siano il “gruppo” più ricco di spunti in tutto mondo del fumetto supereroistico, con i personaggi ed i conflitti più avvincenti e, davvero, è sempre stato un modello positivo dal punto di vista femminile. I fan ne sono una prova. Nella mia carriera, ho sempre evitato di puntare troppo l’attenzione sui miei precedenti che riguardavano la creazione o la gestione di personaggi femminili, ma questi precedenti ci sono e questa testata, a mio modo di vedere, rappresenta una prosecuzione di questa tendenza.

Uno degli aspetti principali della gestione di Victor Gischler di questa serie è stato il fatto che proprio qui si potevano vedere gli X-Men interagire maggiormente con il Marvel Universe nel suo complesso, dal momento che venivano introdotti ospiti come l’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, War Machine e tanti altri. Cercherai anche tu di ottenere risultati simili? Cosa ci puoi dire a questo punto della direzione che hai già stabilito?

Farò qualcosa di diverso, ad essere onesto. [Ride] Sul serio, quello è semplicemente un tipo di lavoro che a me non riesce bene e nessun editor mi avrebbe mai chiamato per fare una cosa simile. Non sono un tipo da continuity o qualcosa del genere, e credo che quello che posso offrire è un modo diverso di osservare lo stesso materiale base, quello di uno scrittore di fumetti che non è mai stato immerso negli universi dei massimi sistemi. Questo sarà il modo in cui mi avvicinerò agli X-Men, e lavorando sulla mia documentazione sono stato colpito da una frase utilizzata spesso per descrivere questa squadra, ossia la “squadra di sicurezza” di Ciclope. La voglio invece far diventare una eccellente squadra di sicurezza a tutto campo, quelli che non solo stanno sulla linea del fronte, ma ben oltre le linee nemiche, per così dire. Si muoveranno lungo il sanguinoso confine del conflitto umani/mutanti. 

 Su X-Men lavorerai con il disegnatore David Lopez, che ha ben impressionato un sacco di persone con il suo lavoro, lo scorso anno, su Mystica. Suppongo che a questo punto la vostra collaborazione sia già arrivata ad una fase avanzata – finora come è stato lavorare con lui?

  Fino ad ora è stato grandioso. David è una di quelle persone che sembra possedere un entusiasmo ed un coinvolgimento infinito per questo lavoro. Cosa che, devo ammettere, è abbastanza rara. Mi piacerebbe che anche io fossi stato così trascinato da questo lavoro, ogni singolo giorno, non importa cosa potesse succedere! Qualsiasi cosa usi David per andare avanti così, devo fare in modo di imbottigliarla.

È un disegnatore formidabile, mi propone un sacco di domande e di suggerimenti e, anche se siamo ancora all’inizio, mi sembra che sarà una collaborazione di sicuro successo.

 Nella serie Alpha & Omega hai descritto il punto di vista dello Scisma dalla parte di Wolverine, ambientato alla Scuola Jean Grey. Ora stai scrivendo su quelli che appoggiano Ciclope ad Utopia. Ti è piaciuto lavorare su uno spettro così ampio degli X-personaggi in mesi così ravvicinati? Senti di propendere per un certo gruppo di personaggi o ti sei divertito a scrivere di entrambi?

E’ stato un divertimento assoluto. Ma in una maniera che sembrava quasi come se facessi dei tentativi, provando a escogitare qualcosa per vedere cosa scattava. Prima il punto di vista di Wolverine, poi quello di Ciclope e poi l’Universo Ultimate. Non posso dire di prediligerne uno rispetto all’altro, o almeno non ancora. E nel caso di Ultimate X-Men, è così diverso dall’Universo 616 che risulta difficile fare ogni tipo di paragone. Ma quando si è presentata la possibilità di lavorare con gli X-Men, su quel particolare titolo, ho fatto delle pressioni veramente forti sul mio editor per poterlo avere. Mi è sembrato come se fosse stato fatto apposta per me, per la mia sensibilità.

 A proposito di Ultimate Comics X-Men, la vita dei mutanti su quella testata e in quell’universo si trova in una situazione molto diversa. Partendo dal presupposto di tutto quello che è avvenuto con Ultimatum – stiamo parlando di un fumetto sugli X-Men in un mondo dove mancano il Professor X, Magneto e Ciclope – quanto può essere fertile di idee una ambientazione come questa?

 L’intero progetto ci appariva completamente da esplorare, e noi (Jonathan Hickman, Brian Michael Bendis e Sam Humphries, gli altri scrittori coinvolti nel marchio) lo abbiamo gestito come se fosse esattamente così. In realtà quello è stato l’unico abbozzo di suggerimento che ho ricevuto, di andarci giù pesante e prendermi quei rischi che sarebbero stati impossibili sulla testata principale. Per uno scrittore come me, che è attratto dagli X-Men per via del concetto che ne sta alla base più che per un personaggio specifico o per uno spezzone di storia o di continuity, ci ho visto un grandissimo potenziale. 

Sembra che la stella del tuo primo arco di storie sarà Kitty Pride. Cosa ti ha spinto a concentrarti su di lei e cosa ci puoi dire sul tipo di missione in cui si sta imbarcando?

 Ho voluto concentrarmi su di lei per un paio di motivi: aveva esordito come uno dei personaggi principali all’inizio di questa testata ma era quasi svanita dietro le quinte man mano che il tempo passava, e poi chi non amerebbe un personaggio come Kitty Pryde? In più, ho ritenuto giusto restringere l’attenzione della testata per avere un personaggio cardine ed una squadra sulla quale focalizzarmi, e lei era quella più adatta (insieme con Bobby, Jimmy eJohnny Storm). Ho interpretato The Ultimates come il titolo più forte, epico e punto di partenza per la costruzione di un intero mondo, mentre gli X-Men come un riflesso personale, più terra terra, di queste idee.

Stai lavorando su queste due serie contemporaneamente e, nonostante siano entrambi due titoli sugli X-Men, è chiaro che sono estremamente diversi. Noti che ci siano delle tematiche simili che emergono da queste due testate, o ti stai avvicinando a loro come due entità completamente diverse?

Credo che ci sia un punto in comune, un tratto che ricorre spontaneamente e che fa parte del mio approccio filosofico, ossia che i mutanti non sono in conflitto con altri mutanti o con esseri dotati di super poteri, ma in lotta con gli umani, con la società e con il mondo intero. Questo non vuole dire che debba riguardare tutto quello che succede, ma che è un elemento principale delle mie storie, ed un di quelli da cui riesco a trarre il miglior materiale per scrivere. È attuale, ricco di collegamenti e rappresenta davvero molto di quello su cui si basano gli X-Men. 

A parte questo, sono costretto ad affrontarli separatamente, anche solo per avere tutto chiaro nella mia mente. Mi è stato detto che sono il primo, in assoluto, a scrivere una serie regolare su entrambi gli universi nello stesso momento.

Ed anche se nella mia prima domanda abbiamo già parlato della tua esperienza passata con gli X-Men, questa è in realtà la prima volta in cui tu scrivi “gli “X-Men su una serie regolare. Cosa hai intenzione di esplorare tramite gli X-Men in una gestione alla quale non sono stati posti limiti?

Penso che lo abbiamo già sviscerato nelle domande precedenti, per cui non voglio ripetermi, ma vorrei solo aggiungere che l’anno scorso, quando le mie serie Vertigo si stavano concludendo, ho preso la decisione di mettermi alla prova in qualche testata che abbracciasse due universi e mi ci sono gettato sul serio a piedi pari. La Dc, per quanto odi dirlo, ha ritenuto che non avessi un briciolo di potenziale per una cosa del genere, quindi sono molto felice che la Marvel abbia pensato in maniera diversa.


Informazioni sull'autore

Camillo Bongiovanni [Silver Surfer]Ingegnere, nato presso i lidi della Superba, oggi vive a Sanremo, unico rappresentante di sesso maschile in una casa che condivide con la sua ragazza, 3 gatte e 3 acquari. Affascinato dai fumetti ancora prima di saper leggere, grazie a Topolino e ai F4, diventa lettore abituale di supereroi a 17 anni e da allora non ha mai smesso. Marveliano della prima ora, scopre la DC con il Batman di Burton. Oggi legge un po' di tutto, con predilezione per i comics made in Usa.Leggi tutti gli articoli di Camillo Bongiovanni