The Bat… and the Question

Scritto da Elena Pizzi il 25 agosto 2009 in Interviste con nessun commento
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Ladies first! La nuova gestione di Detective Comics targata Greg Rucka/J.H. Williams III sta ormai da qualche mese scombussolando le vite dei giovani lettori americani. L’attesa per il prosieguo di questa serie che sin dal suo debutto si è qualificata come “rivoluzionaria”,  Batwoman e The Question (disegnata invece da Cully Hammer), è altissima, e lo scrittore Greg Rucka ha raccontato al sito specializzato IGN le sue sensazioni e il suo lavoro su una serie che si preannuncia incredibile ed innovativa a livello grafico e contenutistico. Ecco qui la traduzione dell’intervista a cura della redazione di DC Leaguers.

IGN: Sembra che la serie regolare di Batwoman sia stata attesa e “chiacchierata” a lungo da parte dei fan. Puoi descrivere il percorso intrapreso da questo progetto fino ad arrivare al punto attuale?

imageRucka: Beh, avevano previsto una serie, o almeno una mni, antecedente a 52. Eravamo giunti a quel punto, ormai quanti anni sono passati? E poi ci fu tutto quel clamore causato dal New York Times, e improvvisamente tutti nel mondo sapevano che era lesbica! E che aveva i capelli rossi! E che apparentemente usava il rossetto! Di conseguenza dovemmo utilizzarla in 52 e trovare un modo di “mostrarla” nel corso dell’anno. Facemmo del nostro meglio, riorganizzando il tutto dato che non faceva parte del nostro piano. Quando 52 finì, la DC aveva fatto capire che il personaggo avrebbe dovuto avere una propria serie prima o poi. Fui la persona che prese la palla al balzo, e non sono ancora sicuro di come sia successo. Ma fu dato per scontato, dato che per la maggiorparte scrissi io le pagine di 52 a lei dedicate e quindi ero la persona più indicata a portare avanti la cosa. Per cui l’ho fatto.

E poi ci furono i progetti One Year Later, iniziati quando Peter Tomasi era l’editor globale delle testate batmaniane. E’ stato Pete il primo a suggerire che io e Williams III saremmo stati grandiosi per questo progetto. Parlò a Jim (Williams III, n.d.t) , Jim e io cominciammo a parlare, e poi Pete lasciò il suo lavoro come editor per cominciare quello come scrittore. Michael Siglain diventò nuovo editor del progetto, e allo stesso tempo quello di 52 quando Steve Wacker se ne andò, per cui si trattava di un editor con cui avevo un buon rapporto di lavoro. Ci tuffammo dritti in tutto questo, io ci stavo lavorando da molto, ad esempio su idee come la Bibbia del Crimine e cose del genere. Jim si sedette e diede un’occhiata al design già esitente del personaggio, ci portò alcune delle sue idee (anche estetiche) e le sviluppammo, modificando quelle precedenti. A quel punto stavo già scrivendo le sceneggiature.

Di fatto non c’è mai stato un annuncio ufficiale fino allo scorso febbraio. Le persone sapevano che ci sarebbe stata una serie, e questo è stato di sicuro il peggior “segreto nascosto” degli ultimi due anni. Non è stato annunciato fino a febbraio anche perché Dan Didio era desideroso di dare a questa serie l’occasione migliore. Aveva sostenuto questo progetto dall’inizio, e abbiamo perso il conto di quante volte se ne fosse parlato. Poi arrivò “Battlle for the Cowl”, e capimmo che era arrivato il momento più giusto e logico. Con Bruce fuori gioco era giunta l’ora, e ci fu suggerito di “piazzarla” su Detective Comics. C’era un precedente per questo, così abbiamo capito che fosse la cosa migliore: “Grande! Facciamolo!” Ma sì, è stato un percorso lungo e strano. Fino a dicembre dell’anno scorso non eravamo sicuri che la serie sarebbe uscita. Procedevamo col lavoro sperando che prima o poi capissimo come e dove utilizzarlo.

IGN: Nonostante le apparizioni in fumetti come 52, la Bibbia del Crimine e Revelations, hai dichiarato che nessuno al di fuori di te, JH Williams III e Michael Siglain sa davvero molto su questo personaggio. Sappiamo che è ricca, lesbica, ebrea, ha i capelli rossi e una volta ha avuto una storia con Renèe Montoya. Cos’altro ci puoi dire del personaggio?

R: Il fatto è che non sono sicuro di voler svelare molte altre cose. Se fossi un fan e non fossi “nell’ambiente” (e sapessi cioè come viene realizzato tutto questo), direi “Bella storia!”. Potrei essere un po’ frustrato, perché c’è stato un hype notevole, ma nemmeno per colpa della DC.. sono stati i media a insistere sul “Ooooh, guarda i lettori di fumetti! Non sono strani e divertenti?” E’ quel modo generico e offensivo che si usa nei confronti della nostra arte e dei nostri fan. Ma dirò che non è quello che la gente pensa, Non è Batman con due belle tette, non è un clone di Barbara Gordon. Non è il caso di un “cosa sarebbe successo se Barbara non fosse stata colpita dal Joker e alla fine si fosse trasformata da Batgirl a Batwoman?” Kate Kane ha una sua personalità. Ha vissuto una qualche tragedia personale che l’ha spinta ad indossare il mantello. Devi necessariamente attraversare l’inferno per decidere di mettere un pipistrello sul petto e picchiare la gente di notte, oltre al fatto che sei in grado di cavartela. L’ho già detto in passato, e lo vedrete presto; per tutti gli altri, quando indossano il bat-costume, è solo un costume. Per Kate è un’uniforme. Influenza tutto ciò che fa, e ci dice molte cose di lei. La storia che io e Jim stiamo raccontando si divide in storyarc, o atti. I primi 4 numeri costituiscono la prima parte, con lo scopo di, in parte, risolvere ed allineraci con la continuity e gli argomenti lasciati in sospeso su 52. I 3 numeri successivi parlano delle origini, ma è tutto molto organico, perché, casua di quello che avviene nei primi 4 numeri, il racconto delle origini è essenziale. E poi la fine della storia rappresenta la risoluzione del conflitto che affronta nel corso della storia. Mi rendo conto di non aver risposto alla tua domanda, in realtà sto cercando di evitarla (ride). Mettiamola in questo modo: nel canone batmaniano, le persone intraprendono la sua lotta perché lo vedono come un riferimento, spesso dopo un reclutamento. Non è il caso di Kate.

IGN: Uno degli aspetti più intriganti del personaggio, al di fuori, forse, solo di Cacciatrice durante No Man’s Land, che ha avuto l’audacia di prendersi il mantello senza la benedizione di Batman. E’ una tematica che emergerà nella storia?

R: Sì, fino ad un certo punto. Se ripensiamo a 52, sappiamo che lei ha incontrato Nightwing, che ovviamente ne avrà parlato a Batman. Batman sa di lei e sa cosa fa. Guardiamola da questo punto punto di vista: C’è Batman e una prima generazione di eroi per cui lui è un mentore: Robin, Batgirl, Nightwing e a suo modo anche Cacciatrice. Cacciatrice si è fatta strada con la forza nel gruppo, ha dato un’occhiata e ha deciso che non le piaceva. Kate è la seconda generazione, non credo ci sia un modo migliore di dirlo. Per Kate è diverso seguire l’uomo e l’ideale. Per lei, il Pipistrello non è Batman, il Pipsitrello è una bandiera. Un emblema, come difendere le “stelle e strisce” in battaglia.

IGN: Hai menzionato prima il famigerato articolo del New York Times, che ha “annunciato” il personaggio prematuramente alla stampa non di settore…

R: Non si è trattato solo di questo, sono finito su Der Spiegel! (quotidiano tedesco n.d.t.) [ride], è balzato attraverso il pianeta! Era un grande articolo, parlava del nuovo Blue Beetle e dei Grandi 10, ma qual è stata l’unica cosa citata dalla BBC? Batwoman gay! E’ stato come un “avanti, ragazzi!”

IGN: L’orientamento sessuale di Batwoman è uno dei tanti aspetti del personaggio. Ha anche i capelli rossi, e, come hai già sottolineato, non si tratta di una caratteristica che può definirla. A causa ancora una volta dell’hype creato dal New York Times, molte persone presteranno attenzione a come ti occupi della sua sessualità. Come scrittore stai cercando di non preoccupartene, e la guardi come se fosse un qualsiasi altro personaggio? O sei consapevole delle possibili implicazioni, e per quanto riguarda la tematica sua sessualità ti regoli di conseguenza?

R: Entrambi. Credo fermamente che il proprio lavoro come scrittore sia lo scrivere i personaggi. Non sono solo un accento divertente o una frase d’effetto, quella è una caricatura. Gli elementi che costituiscono i personaggi sono enormi. Educazione. Esperienze personali. Provenienza. Infanzia. Genitori. Il tuo libro preferito, il tuo cibo preferito. Il peggior giorno della tua vita e il primo bacio. Tutti questi aspetti si manifestano nel personaggio, e ci rendono unici come individui.
Kate è gay. E’ una componente del personaggio. Sa di esserlo, è ha fatto pace con se stessa per questo. Nessuno vuole leggere e noi certamente non vogliamo raccontare la storia di un caso particolare da doposcuola. Ma come vedrete nelle sue origini, c’è un momento in cui deve pagare un prezzo altissimo per il fatto di essere omosessuale. Deve sacrificare qualcosa di immenso valore per lei per rimanere fedele a se stessa. Da un lato non me ne preoccuperò, perché non posso. Sarebbe limitante, e, come ho detto, finirei per scrivere la storia di un “diverso”, e non è quello che stiamo facendo. Stiamo scrivendo un fumetto di supereroi, un supereroe che in questo caso è gay, ha i capelli rossi, e guida una moto. Voglio dire, le piace anche il sushi. Dall’altra parte, so che è una tematica importante. La Dc ha messo il batsegnale su un personaggio che è gay, dicendolo dall’inizio.

Non si tratta solo di un episodio speciale di Detective Comics, è stata presa una decisione precisa: introdurre un supereroe che fosse gay. Allo stesso modo abbiamo personaggi asiatici, di colore, ebrei, e pensavamo fosse ora che anche i gay fossero rappresentati. Qundi sì, è una responsabilità. Non dobbiamo “andarci leggeri” e non farle perdere mai un combattimento perché è gay, sarebbe lo stesso se scrivessi Fulmine Nero (Black Lightning) e non lo facessi mai perdere perché è nero, lo stesso per Wonder Woman perché una donna. E’ un modo pessimo di raccontare. Ma è il primo supereroe mainstream ad essere dichiaratamente gay fin dall’inizio, e sarà il più rappresentativo. Bisogna farlo responsabilmente e con rispetto, io JH Williams e Mike Siglain ne siamo consapevoli. E’ un’arma a doppio taglio, e come ho detto le persone devono approcciare il personaggio come qualsiasi altro personaggio. Ma d’altra parte ci sarà interesse aggiuntivo perché è gay, e vogliamo che ne venga fuori bene.

IGN: La cosa divertente è che a maggiorparte dei fan che leggeranno la serie non avranno problemi ad andare oltre il fatto che sia gay.

R: Una delle caratteristiche dei fumetti, e lo penso davvero, è che c’è uno zoccolo duro di fan molto rumoroso, ma non così rumoroso come lo fa sembrare internet. Sulla rete sono sempre in fermento, ma c’è una maggioranza che è semplicemente felice di leggersi un fumetto e goderselo. Sì, ci saranno persone che avranno dei problemi per questo, non ci posso fare nulla. Penso sia una colossale stronzata, davvero. “Oh, wow, i ragazzini non dovrebbero prendere questa serie” Beh, perché no? Non sono fumetti erotici, ma di supereroi. Buoni e cattivi, eroi e villains, combattimenti fighi e personaggi divertenti, dialoghi frizzanti, disegni stratosferici. Come ho detto, sono stupidaggini. Se ti dà fastidio che Batwoman sia gay su Detective Comics, potrei consigliarti di guardare il telegiornale della sera, invece.. [ride]

IGN: Hai menzionato i disegni, e ne voglio parlare assolutamente. Stai lavorando con Williams III, uno degli artisti più innovativi del settore. Lui cerca costantemente di spingersi oltre sia nei layouts che nella costruzione della pagina, con un occhio davvero fantastico per il design dei personaggi. Puoi spiegarci come adatti il suo modo di lavorare alle tue sceneggiature? Com’è la vostra dinamica lavorativa?

R: Non ti adatti, perchè Jim è un visionario. Parliamo moltissimo anche prima che io inizi a scrivere, gli telefono e gli dico: “ok, questo è quello che accade in questo episodio, dobbiamo partire da qui e qui. Ho un paio di scene in mente, come vuoi realizzarle? A volte torna con un’idea, altre ci pensa un po’ di più. Poi ne discutiamo ancora per vedere cosa funziona e cosa no, e, per quanto riguarda le mie sceneggiature, non ho mai scritto in maniera così “funzionale” e chiara al disegnatore come mi è capitato per Detective Comics. Le sceneggiature si possono leggere come “Jim, questa è la cosa di cui avevamo parlato riguardo all’aereo” oppure “la prima tavola è quella di cui avevamo discusso per il disegno circolare” e ancora “Batwoman dà un calcio in faccia a quel ragazzo”. In realtà non puoi scrivere così, ma è davvero il lavoro più collaborativo che abbia mai fatto. Ho collaborato con artisti talentuosi come Lark. Tan, Matthew Southworth per Stumptown della Oni Press, ma con Williams III mi avvicino alla pagina disegnata diversamente. Penso di essere uno scrittore migliore, perché mi ha spinto a pensare non solo alla storia, ma come visualizzare quelle pagine nella maniera giusta. E’ davvero intenso. Poi c’è anche l’altro aspetto, mi chiama e mi dice: “Questo per me non funziona, se invece faccio così sì. Pensi possa andare bene?”

IGN: Le poche pagine mostrate in preview sono pazzesche

R: Sì, è un lavoro pazzesco, e non avete ancora visto nulla. Io ho visto le pagine già colorate dal quarto numero, e sono come il giorno e la notte… migliora costantemente. E quando avremo realizzato il quinto numero, direte: “Pensavo che JH Williams disegnasse questa serie.. dov’è finito?” E come se ci fosse un artista completamente diverso.. è semplicemente incredibile.

IGN: Da quello che posso capire, questa serie seguirà una strada differente e autonoma rispetto al resto dei titoli batmaniani… è una situazione piuttosto unica. Il personaggio è pressochè inesplorato, ma ha il simbolo e il richiamo del bat-segnale. Le sue avventure proseguiranno separatamente, ma fanno ancora parte di Gotham City e del DC Universe. E’ giusto dire che si tratta di una delle esperienze di lavoro più “libere” che tu hai intrapreso nell’ambito di un universo fumettitsico conosciuto e condiviso?

R: La DC mi ha aiutato moltissimo sin dall’inizio. Mi hanno dato Jim, Mike, per non parlare di Dave Stewart ai colori e Todd Klein per il lettering… ho avuto tantissima libertà, supporto e “protezione” da parte loro. Stiamo tutti prendendo questo incarico molto seriamente, vogliamo farlo bene. E quando dico lavoro, mi riferisco alle storie eccellenti che stiamo realizzando sul personaggio. Vogliamo portarla alla ribalta prima che altri se ne approprino nel modo sbagliato. Altri editor in passato ci avevano chiesto di farla apparire altrove, e io ho detto di no, almeno finchè la sua origine su Detective Comics non fosse stata svelata. Vogliamo essere sicuri che l’aereoplano funzioni, prima di farlo decollare. Perché una volta in volo, sarà difficile farlo atterrare.

IGN: Batwoman sarà una delle due serie che apparirà in Detective Comics, dato che stai scrivendo anche “The Question”. Prima di parlare di questo, sottolineando che entrambe le serie quindi saranno più corte di un fumetto tradizionale (la DC ha deciso di aumentare il prezzo ma anche il numero di pagine di diverse serie, aggiungendo in coda backstories aggiuntive n.d.t.) sono curioso di sapere se hai avuto delle difficolà nell’aggiustare il tuo approccio alle serie.

R: In realtà no. Una delle cose che amo dei comics è la natura del formato. Mi piace il fatto che tu hai un tot di pagine a disposizione, e devi scrivere quelle. Come scrittore sei obbligato a raccontare quella storia in uno spazio preciso. “Batwoman” avrà 22 pp. per i primi quattro numeri, poi diventerà di 20. “The question”, disegnata dal fantastico Cully Hammer, avrà 8 pp. per 4 numeri, che diventeranno poi 10. Così sarà ancora più seriale, e ha un senso. La serie di The Question è costituita di episodi brevi e “decisi”, che, letti tutti insieme, avranno un senso logico, sto proprio scrivendo dei capitoli, in questo caso. E, ancora una volta, lo stile grafico è molto diverso. Jim e Cully, pur essendo artisti differenti, riempiono la pagina, ma con approcci diversi, facendo sì che il risultato sia, ancora una volta, unico.

IGN: Come definiresti il “mood” di “The Question”?

R: Michael Siglain e io l’abbiamo descritta come The Equalizer (nota dell’editor: The Equalizer era una serie degli anni ’80 riguardante un vigilante urbano). Renèe cercherà risposte e ha sempre le sue domande, cercando di aiutare le persone che invece una risposta alle loro non possono averla.

IGN: Montoya ha avuto un ruolo in Final Crisis e in Revelations.Dove la incontreremo all’inizio della serie?

R: Sul balcone di un faro, letteralmente [ride]. Lei e il Professor Rodor hanno stretto un’alleanza difficile, non proprio un’amicizia. Charlie li ha uniti, e fanno il loro dovere in sua memoria. Però non perderemo a raccontare come tutto ciò è avvenuto, come con Batwoman. Non è importante come quello che succede dopo. “The Question” riguarda Renèe al lavoro, mentre lo fa.

IGN: Ovviamente Renèe e Batwoman condividono un passato: le due serie interagiranno?

R: Beh, Montoya comparirà nelle origini di Kate, essendo molto presente nella sua vita, anche se non “fisicamente” e ciò la condiziona. Non puoi fare questo e poi non farle riunire, anche se si si fanno del male reciprocamente. Hanno una relazione passionale e si amano profondamente, ma in nessun modo possono stare insieme [ride] andrebbe tutto bene per una settimana o due, poi la situazione esploderebbe.

IGN: Sembra succere molto spesso a Renèe..

R: Renèe ha il vizio fatale di Oliver Queen, ad entrambi piacciono le belle ragazze. Ma Renèe e Kate sono troppo “focose” l’una per l’altra.

IGN: Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato Greg. Continua così!

R: Grazie, piacere mio.


Informazioni sull'autore

Elena Pizzi [Selina Kyle]Abita da tempo a Gotham City, anche se desidera volare per tutto l'universo insieme ad Hal Jordan. Spesso gioviale e sorridente, a volte è inaspettatamente solitaria, ma costantemente alla ricerca di ciò di cui sono fatti i sogni, cioè ciò che giace, spesso sepolto, in fondo a noi stessi. Non rinunciate mai alla forza delle vostre passioni.Leggi tutti gli articoli di Elena Pizzi