New X-Men/Batman: Morrison incontra Morrison

Scritto da Andrea Ruscito il 20 settembre 2011 in Autori & Artisti con 3 commenti

The “Bomb” Effect

Ogni inzio di run fumettistiche presenta almeno due tipi di prologhi: il primo definisce lo status di un personaggio (se il ciclo parla di un singolo character) o di un gruppo (se il ciclo parla, appunto, di esso).
Il secondo crea una situazione stabilizzante/destabilizzante, che poi porta ad una qualsivoglia soluzione, ad un effetto collaterale, ad una presa di posizione, ad un inizio.
Nel 2001 la Marvel affida a Grant Morrison (scrittore scozzese dalle indubbie capacità comunicative e gestionali) un nuovo inizio per gli X-Men, considerando che l’anno precedente nelle sale cinematografiche il mondo aveva assistito ad un nuovo genere cinematografico: il cinecomics (o cinecomix), e che il tutto aveva avuto genesi proprio con gli X-Men (il miglior brand della Casa delle Idee).
Morrison chiede solo due cose ai dirigenti Marvel: la prima, e più importante, è la carta bianca (la capacità di poter scrivere, in pratica, ciò che più desiderava) e la seconda è la scelta dei characters (in questo caso, da dividersi con Chris Claremont, allora “iniziatore” della collana X-Treme X-Men).
Grant sceglie alcuni dei più importanti personaggi dell’Istituto di Xavier: Il Professor X (telepatia e poteri psichici), Jean Grey/Fenice(telepatia e telecinesi), Ciclope (raggi ottici concussivi), Wolverine (rigenerazione cellulare, scheletro e artigli di adamantio), Bestia (fisionomia animale, sensi ipersviluppati, agilità), Emma Frost/Regina Bianca (telepatia, trasformazione adamantina organica).
Sì, siamo di fronte alla rivoluzione, Grant Morrison è qui.

-Salto-

Nel 2006 la DC Comics affida a Grant Morrison (scrittore scozzese dalle ben note capacità comunicative e personal-gestionali) un nuovo inizio per Batman, considerando che l’anno precedente nelle sale cinematografiche il mondo aveva assistito ad un nuovo salto di qualità e all’imposizione, quasi assoluta, del modo di fare un dato film nell’insieme del genere cinematografico noto come cinecomics (o cinecomix), e che il tutto aveva avuto genesi proprio con Batman (il miglior brand della Casa delle Icone).
A Morrison offrono solo due cose i dirigenti DC: la prima, e più importante, è la carta bianca (la capacità di poter scrivere, in pratica, ciò che più desiderava) e la seconda è la cura dei characters (in questo caso, da dividersi con nessuno, perchè tutti i personaggi erano fruibili anche agli altri, tranne per alcune limitazioni iniziali operate dal Grant delle Highlands).
Grant cura alcuni dei più importanti personaggi della città di Gotham: Bruce Wayne/Batman (addestramento eccezionale, eperto di tattica, atleta, intelletto geniale), Alfred Pennyworth (medicina e meccanica di base, spionaggio, arte del servire), Dick Grayson/Nightwing/Batman (ottima forma atletica, intelletto eccezionale, addestramento batmaniano), Tim Drake/Robin (elevate doti intellettive, addestramento batmaniano), Damian Wayne/Robin (summa degli Assassini, QI elevato, sfrontato), Jason Todd/Red Hood(follia semirepressa, intuizione magnifica, vendetta perenne), Kate Kane/Batwoman (ispirazione batmaniana, facoltà intellettive).
Sì, siamo di fronte alla rivoluzione, Grant Morrison è qui.

2001: Morrison inizia la sua run sugli X-Men con un ciclo di storie che crea una frattura immediata, suddivisa in due rami ben definiti: il primo è lo shock che provoca ai lettori, il secondo ai personaggi che intende sviluppare.
Il tutto è ricollegabile all’assalto delle Sentinelle a Genosha, da parte della follia omicida di Cassandra Nova (Xavier).
I lettori di vecchia e nuova data degli Uomini-X si trovano davanti ad una epocale e scenografica presa di posizione/resa sconvolgente dell’emozione.
Morrison coltiva una capacità intrinseca di lettura, senza tralasciare la cura del dettaglio (che poi tornerà a favore della contnuity) e la sperimentazione nel contempo.

2006: Morrison inizia la sua run su Batman con un ciclo di storie che crea una frattura immediata, suddivisa in due rami ben definiti: il primo è lo status quo che cambia nei personaggi che sta scrivendo, il secondo è lo schiaffo, o il pugno, che sferra verso una grande fetta del pubblico che segue le avventure del Pipistrello.
Il tutto è ricollegabile all’assalto alla mente di Bruce Wayne/Batman, da parte della follia del dottor Simon Hurt (Thomas Wayne).
I lettori di vecchia e nuova data del Batman si trovano davanti ad una epocale e scenografica presa di posizione/resa sconvolgente della psiche.
Morrison coltiva una capacità intrinseca di narrazione, senza tralasciare la cura del dettaglio (che sarà poi fondamentale per la contnuity) e la sperimentazione del tempo, inteso a livello quantistico.

La Dinamica della Corporazione

Il Professor Charles Xavier ha bisogno di portare la sua “parola” verso nuovi orizzonti e continuare, in parte, anche quello che era il sogno di Magneto, la sua favola, il suo concetto di base.
Dopo le rivelazioni di Cassandra, Charles si trova rapito in una fondamentale egida che squote le fondamenta più stabili della sua mente e del suo ruolo all’interno della società.
Se l’Istituto è sede di un continuo assedio, la popolazione riscopre la voglia di portare oppressione, dolore e morte ai mutanti, di tutta la terra.
L’economia di un uomo, la sua ideale presenza monetaria, lo pone su un livello di rilievo e permette l’uso delle risorse particolari atte alla creazione di una nea fondazione, una corporazione, volta al recupero e alla protezione/addestramento di tutti i mutanti rimasti dopo l’attacco delle Sentinelle a Genosha.
Ecco, allora, che Xavier incorpora il suo antico desiderio all’interno di sedi poste su tutto il globo: X-Corporation.
X-Corporation ha il compito, basilare, di preservare il gene mutante inteso come popolazione e avvicinare l’umanità stessa ai suoi fratelli, e sorelle, mutanti.
X-Corporation è solo una delle naturali evoluzioni dei pensieri di Charles, di Jean e di Emma: dove le loro proiezioni, le loro menti non arrivano, la corporazione trova, salva e “recluta” i mutanti per la preservazione, la conoscenza e la protezione di base.
Morrison, introduce il concetto antico della unione che fa la forza: se la mente di Cassandra nel corpo di Charles aveva generato una frattura all’interno di una comunità, con questo gesto il Professor X intende, una volta recuperate le sue facoltà, sancire un forte legame tra quella frattura (all’interno dello status mutante) e il corpo stesso dell’opera (gli umani).

-Salto-

Il filantropo Bruce Wayne ha bisogno di portare il suo “scopo” verso diversi orizzonti e continuare, in parte, anche quello che è diventato il sogno della sua “famiglia”, la loro missione, il concetto di termine.
Dopo gli sconvolgimenti di Darkseid e del dottor Hurt, Bruce si trova scaraventato in una lacunosa entropia che squote le fondamenta più stabili della sua mente e del suo ruolo all’interno della comunità.
Se Gotham è sede di un continui assalti, la popolazione chiede di poter essere protetta, difesa e lo stesso fanno gli abitanti di molte altre città.
L’economia di un uomo, la sua ideale presenza monetaria, lo pone su un livello di rilievo e promette l’uso delle risorse particolari atte alla creazione di una nova fondazione, una (IN)corporazione, volta alla difesa e all’addestramento di tutti i “vigilantes” abbagliati dall’ombra di Batman.
Ecco, allora, che Wayne incorpora il suo antico desiderio all’interno di sedi poste su tutto il globo: Batman INC.
Batman INC ha il compito, basilare, di preservare la leggenda di Batman e il suo simbolismo inteso come icona e scongiurare alle popolazioni gli attacchi, le rivolte, il caos, la distruzione.
Batman INC è solo una delle naturali evoluzioni dei pensieri di Bruce, di Dick e di Tim: dove le loro figure, i loro intelletti non arrivano, la corporazione trova e “recluta” i combattenti per la continuazione, la comprensione e la protezione di base.
Morrison, introduce il concetto antico della difesa forte che non cambia: se la mente di Hurt nella vita di Bruce aveva generato una ferita all’interno di una piramide, con questo gesto Batman intende, una volta recuperato il suo ruolo, sancire un forte legame tra quella ferita (all’interno della leggenda del Bat-Man) e il corpo stesso dell’operato (le città protette).

Death & Rebirth

All’interno della scuola di Charles noi incontriamo, veniamo abbagliati, da Emma Grace Frost (telepatia, trasformazione adamantina organica).
La Regina Bianca del Club Infernale di Sebastian Shaw e ex insegnante di Generation X e tutrice su Genosha infrange una regola molto importante: inserire i suoi pensieri all’intertno della mente di Ciclope e nascondere il tutto alla moglie di lui, Jean Grey.
Alla scoperta del “misfatto” (in realtà esso è il principio di quel futuro legame che Scott ed Emma avranno poi, la reale Origine del loro amore) la potente Fenice sconvolge la psiche di Emma e la proietta in un doloroso viaggio sul piano astrale, da cui la Frost si riprenderà dopo molti sforzi.
La presenza di una potenza cosmica può incutere terrore, Jean si presenta ad Emma mostrando la sua duplice natura: Siamo sole Emma. Tu e io e Fenice.
Tali sconvolgimenti porteranno, in maniera apparente, alla morte di Emma: nella sua forma adamantina la Frost non può essere ferita, non ha bisogno di respirare o alimentarsi e non invecchia, ma il tutto presenta un punto debole.
Il corpo della telepate viene trovato in frantumi, qualcuno l’ha colpita con un proiettile di diamante, provocando una forte incrinatura nella struttura e la sua conseguente frantumazione.
Bestia inizia a raccogliere e catalogare ogni singolo frammento e, dopo molte ore, riesce a ricomporre, come un puzzle, la donna.
Intanto gravi sconvolgimenti portano l’Istituto in allarme e, Jean allora, interviene per “resuscitare” la sua rivale: attraverso la telecinesi molecolare ricongiunge la forma adamantina di Emma, saldandola.
Attingendo alla sua telepatia assorbe le basi dell’anatomia dalla mente di un medico per non posizionare organi e parti del corpo in modo errato e, instillando nella Frost la “fiamma della vita” (usa il potere della Forza Fenice) resuscita Emma.
Si scopirirà solo dopo che l’attentatore di Emma era una pedina di Xorn (una delle Naiadi, Esme).

-Salto-

All’interno della famiglia di Bruce noi incontriamo, veniamo sorpresi, da Kate Kane (ispirazione batmaniana, facoltà intellettive).
La Batwoman del gotha di Gotham e provocante miliardaria arresta una idea molto pericolosa: tentare di fermare il piano di Dick Grayson riguardo la resurrezione del cadavere del suo mentore, Bruce Wayne.
Alla scoperta di un “errore” (in realtà esso è il principio di quella prova che porterà Dick, Damian, Alfred e il resto della famiglia alla scoperta del piano di Darkseid) la Fossa di Lazzaro riporta in vita un clone orribile di colui che un tempo era noto col nome di Batman.
La presenza di una figura demoniaca deve incutere terrore, Kate mostrando la sua innegabile comprensione per la natura umana dice a Richard: No. Tu parli di riportare in vita un morto.
Tali sconvolgimenti porteranno, in maniera drastica, alla morte di Kate: l’allenamento a livello olimpico, la forza e l’intelletto, l’attrezzatura e il sogno che tende al “dio Pipistrello” rendono Kane una delle migliori vigilantes di Gotham, ma non invulnerabile.
Il corpo della filantropa viene travolto in una caverna da molte macerie, la battaglia col falso Batman la ferisce gravemente, portandola da lì a poco alla morte.
Il nuovo Batman inizia a pensare ad un modo per rimediare al suo decesso, dopo poco, decide di immergere la donna nella Fossa di Lazzaro.
Intanto gravi sconvolgimenti accadono a Villa Wayne, il falso Batman fa irruzione nel maniero portando distruzione e scompiglio: solo la forza congiunta di Dick e Kate riescono a porre fine all’avanzata di quel corpo che non avrebbero mai dovuto resuscitare.
Attingendo alla sua forma fisica rinvigorita dai poteri della Fossa inizia una favolosa battaglia in tandem col nuovo Batman, che culminerà in una magnetica attrazione tra i due, tanto che Dick chiederà persino alla rossa di replicare in modo differente naturalmente (dimentico o totalmente all’oscuro del fatto che Batwoman sia orientata sessualmente verso il suo stesso sesso).
Si scopirirà solo infine che questi eventi non erano che un’altro dei tasselli sulla scacchiera di Darkseid (suo il clone, sua la potenza).

La Meccanica Quantistica

Per tornare dovevo prima morire.
Ma non so per quanto mi sarà permesso restare.

Risiede qui la genesi del salto temporale che Morrison istituisce per la sua conclusione alla run dei New X-Men: la forza del tempo, governato da leggi immutabili viene travolta dalla potenza dei quanti (quantità discreta ed indivisibile di una certa grandezza), generatice di matrici, portali, visioni e conclusioni.
Jean è morta tra le braccia di Logan e risorta, manipolando radiazioni solari e molecole di metalli, portando in salvo lei e Logan e Fenice (non v’è scissione, né concentrazione).
Il nemico, il male che incombeva sui pupilli di Xavier aveva il dovere di eliminare la forza cosmica primordiale dalla scacchiera, sì tanto da escogitarne la morte a causa di un accumulo di energie elettromagnetiche di grande portata.
Jean muore, tra le braccia di Ciclope.
FINE.
150 anni nel futuro, Morrison e Silvestri ci mostrano la loro idea di resurrezione di Jean “Fenice” Grey e di ciò che resta e mobilita i mutanti, i diversi, gli X-Men.
Il bozzolo della Fenice viene descoverto sulla Luna e la sua resurrezione è solo il principio della fine: se ciò che seguirà nelle trame è storia, leggenda, cultura POP, quello che realmente accade nella run è la completa evoluzione di un concetto e la totale citazione ad opera della mente dello scozzese scrittore.
Here Comes Tomorrow – Spettri dal Futuro, storia in quattro parti che pone la parola fine alla gestione morrisoniana degli X-Men è la presa di potere dell’autore rispetto alle precedenti trame, imbastite da E come Extinzione sino alla fine.
Se nella storia precedente, Pianeta X, vediamo al termine Scott ed Emma separarsi, retroattivamente Morrison mostra il forte influsso adoperato da Jean per permettere una continuità solida alla funzione, a quella variante chiamata Xavier e al suo sogno/Istituto.
Ecco, allora, che il viaggio nel tempo diviene il forte escamotage, da parte dell’autore, per narrare in un’unica storia ben due trame: un futuro alternativo in una data linea temporale e un cambio di trama ad opera di Jean, per permettere continuità nella sua stessa linea.
Il viaggio, la metodistica ascesa di una donna verso la suprema essenza che la pervade, diventa la bellissima rappresentazione dell’evoluzione stessa; il gioco del tempo altri non è che l’elemento cardine di tutte le finali spiegazioni di Morrison e della sua run.
La sua naturale conclusione.

-Salto-

Piccolo uomo.
Sei più veloce della Sanzione Omega?
La Morte che è Vita.

Proviamo.

Risiede in codesto colloquio la reale origine del salto temporale che Morrison istituisce per la sua parte centrale alla run di Batman: la forza di un dio, governante dei raggi Omega viene stravolta dalla potenza di una pallottola (proiettile sparato da un’arma da fuoco individuale), generatore di eventi, ricordi, salti e dolori.
Batman è morto, cadavere tra le braccia di Superman.
La nemesis, il male primordiale che incombeva sull’umanità intera aveva il piano di sconvolgere gli equilibri di forza della Terra, sì tanto da escogitarne la modifica a causa di una formula, denominata dell’Anti-Vita.
Batman muore.
FINE.
Migliaia di anni nel passato, Morrison e Sprouse, Irving, Paquette, Jeanty, Sook, Garbett e Pérez ci mostrano la loro peregrinazione cronale operata ai danni di Bruce “Batman” Wayne e di ciò che compone e smuove la memoria (perduta) del Bat-Man.
Il cavernicolo “Bruce” si ritrova in quella che un domani, molti secoli dopo, sarà la sorgente stessa della sua personale Caverna e il suo ritrovamento è solo l’inizio della ricostruzione: se ciò che seguirà nel percorso è cronostoria, mito, ricerca storica, quello che realmente evolve nella run è la completa presentazione di un concetto e la totale citazione ad opera della mente dello scrittore scozzese.
The Return of Bruce Wayne – Il Ritorno di Bruce Wayne, storia in sei parti che valuta la parola ponte alla gestione morrisoniana di Batman è la grande coerenza dell’autore rispetto ai precedenti cicli, imbastiti da Batman e Figlio sino all’oltre.
Se nelle trame precedenti, Crisi Finale in primis, vediamo Batman assalire con una pistola Darkseid, attivamente Morrison mostra il forte flusso adoperato dal dio di Apokolips per stroncare, con una punizione, una solida vittoria alla controparte, a quella variazione non ponderabile definita “uomo” e al suo complotto/piano.
Ecco, allora, che il viaggio nel tempo diviene il sicuro escamotage, da parte dell’autore, per narrare in un’unica storia ben due trame: un passato solido costruito su forti fondamenta e un cambio di trama per colui che più Batman non è.
Il viaggio, la psicologica ascesa di un uomo verso la superiorità intellettiva che lo consacra, diventa la magnifica rappresentazione della vittoria stessa; il gioco del tempo altri non è che l’elemento portante di tutte le spiegazioni passate e future di Morrison e della sua run.
La sua naturale prosecuzione.

Endless

Nel momento in cui Morrison sceglie di scrivere e portare avanti queste due run sceglie anche di provocare, all’interno delle trame, caos e devastazione ma anche enorme capacità di coesione.
Se sui New X-Men il grande legante parte da Sublime, passa per il Kick e a Sublime ritorna è anche vero che la ripercussione che ciò mostra la ritroviamo, in parte, nella run di Batman sotto forma di Hurt/Thomas Wayne e il rapporto cronale con Barbatos.
Ecco che allora la trama, non prettamente principale ma non meno di rilievo supera il tempo e lo spazio per immergersi nel presente, vissuto e visivo, di ogni personaggio che lui sceglie di contare.
Il tempo e il suo viaggio non sono più regolati da leggi fisiche, smettono di avere coerenza solo una volta terminati; ecco allora che Here Comes Tomorrow diventa la spettacolarizzazione citazionista di Giorni di un Futuro Passato e lo stesso accade con Il Ritorno di Bruce Wayne, dove lo stesso Morrison compie un’opera quasi manichea: introdurre il concetto di Elseworld all’interno della continuity batmaniana.
Il viaggio di Bruce, allora, sembra più un salto epocale verso tutte quelle meravigliose storie immaginarie in cui veniamo a contatto coi vari Batman di epoche e luoghi differenti; Grant decide di mostrarci che quel tipo di trame divengono palpabili nel momento in cui inizia la salita del pipistrello verso la sua personale era.
Se il tema preponderante del viaggio ne è anche il topos, la figura che si staglia su entrambe le run è la medesima: un male che torna dal passato e colpisce sì duramente da sconvolgere il tutto e questo accade anche nel momento di rivelazioni stilistiche preponderanti:Xorn/Magneto o Oberon Sexton/Joker.
Morrison si trova costretto ad elaborare “soluzioni” di fuga e permette poi ai suoi personaggi di seguire un cammino mai tratteggiato, ma solo consigliato.

 

Vivi, Scott. 

Vivi.

La prima verità di Batman.

Io non sono mai stato solo.

Ho avuto aiuto.


Informazioni sull'autore

Andrea Ruscito [Jor-El]Nato a Cassino (FR) e residente a Pontecorvo (FR), classe 1982. Cultore del brand mutante di Casa Marvel (gli X-Men) con specializzazione nella Forza Fenice e Jean Grey. Amante della DC Comics, vede in Superman la più grande forma di rappresentazione ed espressione del fumetto supereroistico. Tra le passioni s'annoverano la musica, la Science Fiction, il fumetto, il cinema, la poesia e la pittura. Serie tv preferita? Battlestar Galactica!Leggi tutti gli articoli di Andrea Ruscito