Valter Buio

Scritto da Marco Orlando il 27 febbraio 2011 in Fumetti Europei e Sudamericani con nessun commento

Testi: Alessandro Bilotta
Disegni: Autori vari
Edizione italiana: Star Comics, mensile, b/n € 2,70

Arrivederci, Valter!

Roma, una tranquilla giornata di fine estate, fuori dalla finestra il vento si alza leggermente e si sente ancora il vociare dei bambini che giocano a palla davanti scuola.
Il suono del campanello ti richiama alla realtà, ti chiedi chi mai possa essere, visto che non aspetti nessuno, e ti rechi curioso verso la porta.
Dall’occhiello scorgi un ragazzo sulla trentina, capelli lunghi castani  e sguardo assente, non sembra minaccioso quindi decidi di aprire senza troppi problemi.
Dopo pochi minuti di conversazione lo cacci con quel sorriso che vuole dire “no caro, non sono uno di quei creduloni, a me non mi freghi”.
Si era appena presentato come una sorta di medium, una persona in grado di comunicare con i defunti, e guarda caso, era stato contattato da una persona a te cara venuta a mancare da qualche tempo, che ora aveva bisogno del suo aiuto per trovare la pace. Il tutto a spese tue ovviamente.

Il ragazzo che lascia il tuo palazzo non sembra sorpreso della tua reazione, si incammina tutto solo verso la via che porta alla stazione, trovando anche il tempo per una sosta al bar, dal quale riesce con una bottiglia di birra mezza scolata.
Un truffatore, una persona che sfrutta il ricordo e il dolore per guadagnarci su. Condanna senza appello.

Cosa succederebbe però se quella persona avesse ragione? Se davvero fosse capace di comunicare con i morti e magari la persona cara era lì presente, non fisicamente certo, ma almeno in forma spiritica?
In quel caso si ha Valter Buio, miniserie rivelazione del 2010 scritta e ideata da Alessandro Bilotta e  pubblica dalla Star Comics. La miniserie si compone di 12 numeri e, nonostante il successo e le diverse richieste di proseguimento della stessa, dopo un anno di pubblicazione mensile è arrivata alla conclusione.

Valter è uno psicanalista di fantasmi, che nella serie sono definiti dallo stesso protagonista inconsci,  cioè persone defunte che non riescono a raggiungere l’aldilà per via di qualche problema irrisolto e che si trovano per questa ragione in una sorta di limbo. In tale status gli inconsci sono spettatori delle vite degli altri e solamente in rari casi riescono ad interagire con il mondo dei vivi.
Attraverso la psicanalisi Valter, che ha il potere di vedere e sentire gli inconsci, li aiuterà a risolvere i loro problemi e a lasciare la terra per l’aldilà vero e proprio.

La serie scorre via con (molti) alti e (pochi) bassi, come è normale per un prodotto del genere, ma le sceneggiature di Bilotta riescono sempre a tenere desta l’attenzione del lettore che, una volta compreso il mondo di Valter, instaura con la storia un rapporto esclusivo, trovandosi spesso a chiedersi se i personaggi di cui legge siano inconsci o meno, e pagina dopo pagina tenterà di darsi risposta, fino ad arrivare alla fine della storia dove tutti i nodi verranno al pettine.
Per quanto concerne i disegni, in generale gli artisti che si sono succeduti nel dare vita ai personaggi hanno svolto più che egregiamente il loro lavoro, sposando il loro stile alla tipologia della storia, in rari casi sono però apparsi un po’ troppo semplicistici, nulla di esagerato in ogni caso.

Di Valter si è già detto qualcosa, essendo il protagonista, l’eroe. Un eroe che esce da canoni stereotipati, non un cavaliere senza macchia e senza paura dei giorni nostri, ma un ragazzo che si getta senza neanche troppa convinzione in una carriera che probabilmente non gli darà di che vivere, un ragazzo che si reca ogni sera, in compagnia di una buona scorta di birra, sotto la finestra della sua ex moglie solo per vedere una luce che si spegne. Una persona come tanti, con pregi e difetti, una persona che si lascia spesso e volentieri schiacciare dalle proprie paure, una persona normale.
Un’altra figura molto importante nella serie è il conte Balestra, un energico signore anziano che si diletta una tantum con delle sedute spiritiche, nonostante la differenza di età è l’unica persona che Valter può chiamare senza troppi indugi “amico”.
Cecilia è una giovane studentessa di psicologia, nel primo numero la vediamo accettare la proposta di Valter di fargli da segretaria, sebbene il lavoro le sembri alquanto strano.
La ragazza è un po’ il tramite tra noi e il mondo di Valter, come noi anche Cecilia infatti viene introdotta in una realtà alla quale aveva sempre pensato con il filtro della fantascienza dovuto alla sala buia di un cinema, alle pagine di un libro o di un fumetto, piuttosto che al tepore della televisione, il “focolare moderno”.
Cecilia è forse il personaggio che cresce maggiormente all’interno della serie, passa da timida segretaria a ragazza forte, vera e propria ancora di salvezza per Valter nei suoi momenti più bui.
Il quarto protagonista non è una persona, ma l’ambientazione. Bilotta da romano sceglie la propria città come teatro per le gesta dei suoi attori.
È significativo a mio avviso il fatto che Roma sia stata riportata su carta non con i suoi monumenti caratteristici ( che comunque non mancano ), ma per la sua quotidianità, per quegli aspetti che in un modo o nell’altro restano nella memoria, pur non avendo la fortuna di essere impressi in cartoline.
Dai mezzi pubblici ai barconi sul Tevere ( dove tra l’altro Valter ha il suo studio ), Bilotta e i disegnatori che di volta in volta si sono succeduti alle matite ci fanno vivere la quotidianità romana, a conferma del grande legame che questa serie ha instaurato con la realtà. L’aver dato poi al protagonista una residenza nei pressi di piazza Bologna, uno dei luoghi più “universitari” della capitale non è, a mio personale avviso, un fatto casuale.

Sebbene centrale nella miniserie, la morte non è l’argomento principale, il tema resta infatti sullo sfondo e funge da pretesto ai protagonisti per entrare in contatto e portare il lettore a vivere delle avventure a metà tra il reale e l’irreale, tra il sogno e la veglia.
Vengono trattate tematiche importanti sia del nostro passato, come gli anni di piombo (con le tragiche eredità lasciate sulle spalle dei parenti di chi quegli anni li ha vissuti in prima linea) o il periodo fascista (e le relative censure e paure che il regime aveva iniettato come un virus nella testa dei cittadini), sia del nostro presente, come la corsa alla spettacolarizzazione, alla voglia di apparire per forza e a qualunque costo, convinti del fatto che uno schermo possa rendere migliori.
Oltre a questi argomenti più “concreti”, nell’intera vicenda di Valter Buio ricorrono rimandi al mondo onirico, alle paure, alle aspirazioni, al destino che come un burattinaio divertito sembra muovere le nostre vite. Tutti pensieri con i quali, volente o nolente, ci ritroviamo tutti i giorni a fare i conti, pensieri che danno tridimensionalità ai personaggi, facendoceli apparire più vicini, più reali.

Proprio per questi motivi mi aspetto prima o poi un ritorno di Valter, con la stessa sensazione che si ha quando si saluta un amico che parte per motivi di studio, lavoro o svago, con la consapevolezza cioè che prima o poi le nostre strade si incroceranno di nuovo, perché come dice il conte Balestra in chiusura dell’ultimo albo, quasi a strizzare l’occhio al lettore: “Quando gli amici si salutano non è mai per sempre”.
Questo non è quindi un addio, ma un arrivederci;  Arrivederci, Valter!