Omnibus Gipi

Scritto da Andrea Bramini il 2 settembre 2011 in Fumetti Europei e Sudamericani con nessun commento

La Coconino Press ha avuto l’idea di lanciare una nuova collana, quella degli Omnibus, volumi economici che raccolgono in un’unica soluzione più opere di un certo autore che ha pubblicato molto con la casa editrice.

Ad aprire le danze, insieme a Davide Toffolo, è stato scelto Gipi, sicuramente nome di punta del panorama a fumetti italiano.

Il volume contiene tre delle sue graphic novel più famose, che raccolte insieme rendono questo libro un concentrato di qualità.

Si parte con Esterno Notte, in cui dopo la ricca prefazione dello stesso Gipi che spiega la genesi di ciascuna storia ci sono sei racconti e trovo che siano qualcosa di raro e prezioso. Sono gemme in cui la trama conta fino a un certo punto, mentre quello a cui si deve dare spazio sono le sensazioni, i sentimenti, la riflessione. Ed è facile per il lettore farsi trasportare in quest’ottica, dal momento che la placida narrazione di Gipi e i suoi disegni aiutano in tal senso.

E’ inutile che io mi soffermi a dire di cosa parla ciascun racconto: alcuni toccano temi personali e autobiografici, altri sono storie “di fiction”, altri sono viaggi mentali e del cuore. In tutti, la cosa più importante da trattenere rimane il non detto e il non disegnato, quel qualcosa di etereo che aleggia sui personaggi raffigurati dall’arte di Gipi, che colpisce attraverso un dialogo, una frase, un’illustrazione.
Devo dire che mi sono piaciuti tutti, forse i miei preferiti sono Macchina Sotto la Pioggia, Muttererde, La Storia di Faccia e Le Cinque Curve. Trovo che soprattutto in questi spicchi quel modo malinconico e riflessivo che ha Gipi di raccontare quello che sente dentro che mi ha colpito così tanto e che mi emoziona moltissimo, dove affronta con fare distaccato ma sensibile i temi della realtà, della morte, del comportamente degli esseri umani.
Esterno Notte ha un taglio cinematografico, quasi, e forse è questo il motivo del titolo dato alla raccolta. Da una parte suggerisce suggestioni da cinema, che si possono riscontrare secondo me soprattutto nella tecnica di disegno che l’autore sfoggia, dall’altra la notte, l’ambientazione ideale per avventure dell’anima.
Ho adorato lo stile di disegno di Gipi,  è un tratto poetico, sognante, etereo, onirico… perfetto per il tenore delle storie.

La seconda opera raccolta è S. Si tratta di un’opera personale, struggente, malinconica: ormai la cifra stilistica della narrazione di Gipi mi sembra sempre più improntata a queste tendenze tristi e riflessive, probabilmente specchio del suo carattere.
S. altro non è che l’iniziale di Sergio, il nome del padre di Gipi, che non c’è più e a cui Gipi era così legato da dedicargli un intero romanzo grafico. Un libro che trasuda amore per la figura paterna, per la famiglia e per il senso di appartenenza. Non solo, ma anche per la memoria mai perduta, per l’amore filiare e per il raccontare, i racconti della memoria che Gipi apprendeva dal padre e che lui ha trasmesso ai lettori che vorranno accostarsi a questo fumetto.
La narrazione tocca una vita intera, quasi, e già questo sarebbe affascinante: la biografia di una persona comune. Ma come in Maus, in cui il figlio racconta la storia del padre che subì l’orrore dei campi di concentramento, la vita di un uomo qualunque assume un valore universale per le tappe che l’hanno scandita, per le persone incontrate, le ferite inferte e ricevute, le passioni coltivate e rinnegate. Gipi deve averlo capito subito, mentre io ci ho messo una settimana: non penso avrebbe mandato alle stampe qualcosa unicamente per esorcizzare un dolore personale, per quanto non nego che possa esserci un valore terapetuico nel parlare ad altri delle proprie perdite. Ma l’autore riflettendo sull’intrico di racconti e memorie che aveva riguardo al padre, deve averlo capito subito che aveva in mano un affresco che poteva avere un senso al di là della storia della singola persona.
La narrazione non è lineare, e questo oltre ad essere affascinante di per sè è anche coerente con una storia basata sulla memoria, la quale difficilmente procede in continuity. Abbiamo la giovinezza di S. in cui è fidanzato con la futura madre di Gipi seguito poco dopo dagli anni in cui l’autore è già nato, a cui seguono le esperienze della seconda guerra mondiale dopo le quali vediamo gli ultimi anni di vita di S. Un andare avanti e indietro nel tempo, per essere meglio coinvolti in questo racconto, che nasconde tanta malinconia ma anche tanta serenità, in un connubbio non facile aiutato anche dai disegni, qui diversi da Esterno Notte ma sempre molto evocativi e adattissimi alla storia.

Il volume si chiude con il celeberrimo La Mia Vita Disegnata Male (LMVDM, )che io ritengo un bellissimo atto di onestà. L’onestà è una delle caratteristiche che si evincono maggiormente dai fumetti che ho letto realizzati da questo autore, ma non è assolutamente una cosa banale nell’ambito di un prodotto narrativo. Un autore, anche senza volerlo, quando scrive di sè può essere tentato facilmente di romanzare alcune parti, cambiare eventi, modificare situazioni e pensieri, piegando il tutto alle regole della fiction. Gipi sa invece comunicare quello che sente dentro, quello che ha vissuto, con disarmante onestà, è nudo di fronte al lettore e non nasconde niente.
Come il titolo suggerisce, il libro è autobiografico: Gipi racconta se stesso ma, grazie al suo stile, non sembra neppure per un momento che lo faccia per vanagloria, semplicemente lo fa perchè sentiva che quel miscuglio di episodi, sensazioni e vita vissuta potessero raccontare qualcosa a qualcun altro. E la vita che ci racconta Gipi non è tutta rosa e fiori, anzi, quello che apprendiamo sono storie di droga, amici sbagliati, adolescenza difficile e… una malattia al pene, che lo condiziona e gli fa conoscere una sequela di medici assolutamente folli e ben poco professionali.
Cose imbarazzanti, che un autore sarebbe tentato di ammorbidire, vengono qui descritte con piena coscienza e con lucidità, senza nascondere nulla e senza giri di parole. Il lettore avverte questa onestà, così rara nella vita, e si fa attirare nella vita di Gipi che a dispetto dell’onestà con cui è raccontata nasconde situazioni e cose che sono lontane dalla purezza della sincerità.
Alcune idee narrative sono bellissime, ne cito due che mi hanno colpito molto: le “divinità” che lo tengono d’occhio quando è in un momento critico della sua vita, in cui vuole uccidersi, che altro non sono che i dottori e altri mostri della sua vita. Vedere questi ambigui personaggi che a vari livelli hanno rovinato la vita del protagonista mettersi davanti a un monitor e sperare che si salvi è qualcosa di geniale e disturbante.
La seconda ha a che fare con lo stile grafico, in parte: per rappresentare adeguatamente il suo malessere e disagio di vivere una vita sbagliata per via della droga e di altri guai, il fumetto è disegnato in modo volutamente e apparentemente arronzato, quasi come se fossero scarabocchi fatti su un taccuino mentre si è al telefono. Sembra essere un tratto distratto della matita e nulla più, e invece in quei disegni c’è molto di più. Ma questo stile presenta alcune tavole dove c’è l’eccezione: in stile acquerellato, sono tavole che parlano di una storia di pirati, una fantasia che si muove in parallelo con la storia della vita dell’autore in modo intelligente e metaforico, un’operazione molto interessante che mi sembra una citazione ai “Racconti del Vascello Nero” presenti all’interno di Watchmen, e nel capitano pirata rivedo quasi la figura archetipa del Capitano Achab.

Il bello è che in una storia del genere uno si aspetta solo tristezza: invece Gipi sforna un grande senso dell’umorismo nel narrare questi aspetti della sua vita, battute, situazioni assurde e surreali, lo sguardo disincantato dell’ironia che decostruisce una vita “disegnata male”. E addirittura verso la fine, all’apice della depressione, c’è un riscatto, c’è un filo di speranza attraverso il gioco di un bambino sulla metropolitana.

Un’opera a mio parere imperdibile, decisiva per il fumetto italiano e per la sua maturità: un libro che mi ha dato tanto, intelligente e divertente, malinconico e decadente, un uso ottimale del medium fumetto per raccontare qualcosa di così personale da essere universale.

Ad un prezzo vantaggioso (euro 11.90) il lettore si può portare a casa un prodotto qualitativamente elevatissimo, una sequenza di immagini e storie che toccano le corde più intime del cuore. Un acquisto consigliatissimo.


Informazioni sull'autore

Andrea BraminiUn nerd amante del medium Fumetto, deli film d'animazione, del cinema, dei telefilm e della musica rock.Leggi tutti gli articoli di Andrea Bramini