Bouncer

Scritto da Simone Sperati il 4 luglio 2010 in Fumetti Europei e Sudamericani con nessun commento

Testi: Alejandro Jodorowsky
Disegni: François Boucq
Edizione Italiana: Magic Press, 300 pagg. Col., Bross. con bandelle, € 23,00
Edizione Originale: Les Humanoides Associes, Bouncer Tome 1-5

Magic Press ripropone i primi due cicli della famosa serie Western di  Alejandro Jodorowsky e Francis Boucq in una buona edizione dalla pregevole fattura che, a parte qualche veniale errore di lettering di poco conto, non presenta particolari difetti o sbavature.

Jodorowsky, scrittore cileno, regista ed esponente del movimento panico, non è un novizio del genere, tant’è vero che una delle sue prime pellicole è proprio il Western mistico, girato in Messico, “El Topo”, datato 1970.
Bouncer riprende l’esperienza precedente di El Topo, ma si sviluppa in maniera più canonica, reinterpretando in maniera personale suggestioni derivanti dal cinema di genere, come quello di Leone, o anche da altre opere fumettistiche di questo tipo. Come testimoniato anche nel documentario ”La costellation Jodorowsky” di Louis Mouchet, infatti, Jodorowsky legge e ammira, per esempio,  ”Blueberry” di Jean-Michel Charlier e Jean Giraud (famoso come ”Moebius”).

Come vuole la tradizione Western, il primo ciclo di Bouncer è essenzialmente una storia di vendetta: causa l’apparentemente immotivato massacro della famiglia da parte di un gruppo di Sudisti nostalgici, un ragazzo, Seth, si ritrova solo al mondo e tenuto in vita solo dal suo odio. Di lui si prenderà cura il buttafuori monco della locanda Infierno di Barro City, Bouncer appunto.
Con queste premesse partirà un’avventura che vedrà il buttafuori e il ragazzo legati dal classico vincolo maestro – allievo, solcata da venature iniziatiche che riporteranno alla mente le vicende di “El Topo”, anche se il taglio mistico stavolta è presente in maniera molto meno pressante e lascia spazio anzi ad una vicenda magnetica e facile da seguire.
In queste pagine traspare tutto l’amore dell’artista per un genere e quindi per i suoi archetipi, le sue situazioni tipiche e i suoi personaggi immancabili, animati esattamente come le maschere di un teatro.
Nel secondo ciclo questa caratteristica è ancor più evidente, concentrato l’obiettivo solo su Bouncer infatti, Jodorowsky mette in scena un grande affresco Western: una danza di personaggi dalla dubbia moralità, sceriffi corrotti, pistoleri spietati, indiani, scazzottate nei saloon e tutto quanto il cinismo e la crudeltà che può ospitare il vecchio West.
Una volta catturati dalla narrazione non potrete fare a meno di continuare a sfogliare una pagina dopo l’altra, anche perché, sfruttando la sua esperienza teatrale, con pochi dialoghi l’autore riesce a dare una connotazione precisa ad ogni personaggio, trovando anche il modo, sul finale, di auto-citarsi senza appesantire la struttura della storia (la figlia del Boia infatti, Boia a sua volta, richiama spudoratamente un personaggio di “El Topo”).

La sintonia fra i dialoghi e le tavole  è totale, François Boucq torna nuovamente a fare Team-up con Jodorowsky dopo ”Face de lune” (“Faccia di Luna”, sempre edito in Italia da Magic Press) mettendo al servizio della storia la sua immensa qualità. Figlio maturo della scuola francese, Boucq riesce a regalare ai volti un’espressività spesso impareggiabile, non lesinando poi nei dettagli riesce sempre a rappresentare suggestivi scenari e credibili background, cosa decisamente apprezzabile vista anche la pulizia del suo storytelling, sempre facile da seguire e estremamente pratico da vedere. Ottima poi la colorazione, che valorizza i giochi di luce, molto curati, e gli sfondi, oltre che mettere in rilievo i tratti dei  personaggi.

Tributo appassionato ad un  genere amato, grande affresco delle miserie umane, palcoscenico di personaggi carismatici e curati, tutto questo e molto altro in un volume che, pur non rinunciando alla poetica caratteristica del suo autore, riesce ugualmente a ritagliarsi una posizione di primo piano all’interno della produzione dedicata ai pistoleri e alle loro scorribande.

Imperdibile, soprattutto se accompagnato da un buon whisky, una (mal)sana partita a poker e un fido revolver.

A cura di Iago Menichetti