Thor: Rinascita di J. Michael Straczynski

Scritto da Andrea Ruscito il 12 giugno 2013 in Altri Eroi Marvel Comics e Comics e fumetti americani e Fumetti Marvel Comics con nessun commento

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Testi: J. Michael Straczynski
Disegni: Olivier Coipel
Ed. USA: Thor (2007) #1-7, Ed. Marvel Comics
Ed. ITA: Thor: J. Michael Straczynski Collection – Rinascita, Ed. Panini

Il concetto di divino non sempre è strettamente legato a quello di dio, di religione, di culto. Siamo esseri che sin dalle età più arcaiche della nostra alba abbiamo sempre teso al cielo, verso l’altro, nel profondo ciano (ironia della sorte, siamo esseri collegati a duplice natura al blu: cielo/mare e corpo composto di acqua). Ma cosa divengono gli immortali ai nostri occhi? Quali meraviglie sono capaci di compiere attraverso i secoli e coi poteri di cui dispongono? Cosa gli permette di fare, di operare tali meraviglie e quali i loro limiti? La loro fine?
thorcoipel02Esistono milioni di divinità sulla Terra, sparse e adorate in ogni angolo del pianeta, che vanno dalle grandi religioni monoteistiche a quelle più antiche, complesse e spesso dimenticate, fugaci segni di un passato remoto che difficilmente farà mai ritorno, ma il concetto è sempre lo stesso: l’uomo che prega il dio (o gli dei) e con la sua venerazione mantiene fede ad un antico patto, ad una costante esistenza del divino. Nulla di più antico, niente di più semplice.
A nord del continente noto come Europa, esisteva una antica stirpe, gli Æsir, signori di Ásgarðr (Asgard) e protettori di Miðgarðr (Midgard), il regno dell’uomo. Essi erano gli antichi padroni che per lunghe, lunghissime ere avevano fronteggiato i mali dei nove regni, attraverso i rami di Yggdrasill, l’albero cosmico detentore della saggezza di Odino, signore degli dei di Asgard e padre di Thor, dio del fulmine, della tempesta e del tuono che cade. Costoro erano la parte più alta di una stirpe mai dimenticata e sempre adorata, essi erano quegli dei che avevano sempre sostenuto gli uomini durante le battaglie più gravi, in passato. Per interi millenni la città di Asgard e il ponte Bifrost erano rimasti sospesi come baluardo di forza divina e saggezza eterna, per secoli i canti avrebbero intonato le gesta di Thor, dei tre guerrieri, di Balder e di Lady Sif e anche dell’infido Loki, signore delle illusioni e della stregoneria e fratellastro del possente dio delle saette. Sì, per secoli. Ma poi arrivò il Ragnarok, il crepuscolo degli dei del nord. E quel regno ebbe fine.

INTO THE DARKNESS WITH A GOD

Che cos’è l’infinito? Cosa la meraviglia dell’uomo? Che accade quando l’irreale si fonde con ciò che è razionalmente spiegabile? Nessuno lo sa. Nessuno. Eppure accade in alcuni casi che le regole che smuovono determinate leggi vengano indebitamente infrante. Senza alcun motivo apparente. Thor è figlio di Odino e della madre Terra, egli è Signore della Tempesta e del Fulmine. Mjolnir, il santo martello degli dei, è la sua arma e con esso ottiene ancor più potere di quanto già ne abbia. Le antiche scritture, per millenni, hanno parlato del giorno in cui il Crepuscolo degli dei, il Götterdämmerung wagneriano, si sarebbe abbattuto su Asgard seminando morte e distruzione infinita. thorcoipel01E ad esso sarebbe tornato l’unico figlio che l’oblio abbia mai conosciuto, l’abisso stesso. Gli Æsir hanno a lungo tentato di scongiurare tutto questo, ma alla fine hanno fallito, la loro immortalità e divenuta morte, i loro poteri divini si sono infranti contro il sogno e la speranza della salvezza. Persino le preghiere dell’uomo miste agli scongiuri degli dei stessi non hanno potuto nulla. La fine, inattesa o inaspettata, infinita, truce, distruttrice, incolmabile e lenta giunge persino per coloro che risiedono oltre il bruno confine del cielo, quella zona spenta e priva di luce in cui i sogni divengono incubi e il terrore corre veloce. Ma l’Averno dell’anima, quello che doveva apparire come il luogo ultimo del riposo del dio norreno si tramuta in una prigione senza alcuna pace, è una perdizione infinita figlia del male e una zona di vuoto assoluto, colma solo di altro male e altro dolore. Thor si ribella a tutto ciò, forte anche del fatto che in questo luogo torna in contatto con il suo alter ego umano: Donald Blake. La sua ribellione diventa volontà di vita, egli semplicemente sceglie di voler vivere e di non lasciare che l’oblio divenga il suo eterno manto, in cui avvolgersi per sempre. E’ il  desiderio di Blake che si fortifica nel cuore del dio e che fa breccia in una immensa enfasi, facendo tornare il più grande dei numi del nord, tra quegli uomini che ha giurato di difendere. Thor ritorna, forte più di prima e scopre che nemmeno la morte di un dio costituisce la fine, egli conosce per la prima volta nei secoli, che il buio può essere squarciato e, forte di questo, sceglie di riportare in vita anche il luogo che è per lui la casa (Asgard) e con essa tutti i suoi abitanti. Ma questo è un compito che, seppur difficile, spetta solo ed unicamente al biondo figlio di Odino.

PASSACAGLIA

La scrittura che permea il ritorno di un personaggio dei comics è sempre, e da sempre, una delle più difficili e complesse. Far resuscitare i morti è un’operazione (commerciale, oramai) che denota una certa conoscenza del personaggio, una costante lettura del suo passato, la comprensione della morte e la costruzione (possibile e plausibile) di ciò che il futuro gli proporrà. E’ in larga scala un continuo passaggio stilistico, un cambio di armonie, all’interno di una trama che ha inizio con una morte (oppure essa è già avvenuta) e termina con una risurrezione, che in molti casi può corrispondere ad una rinascita. Un rinnovamento radicale.
thorcoipel04In Thor, lo scrittore J. M. Starczynski (Rising Star, Superman: Earth One, Spider-Man) compie una operazione di recupero, di molti elementi noti e cari al panorama che ruota attorno ad Odinson, agli dei del nord e alle trame che sono rimaste in stand-by da quando il Tonante è scomparso (trame viste in Civil War). Il figlio d Asgard ci appare e ci viene presentato come un personaggio che, inizialmente, ha accettato l’oscurità che lo circonda, ma comprende che la stessa potrebbe consumarlo da un momento all’altro. Tramite Blake, lo scrittore, ci porta nel cuore del dio che, compiendo Ragnarok, ha abbandonato persino l’ultimo baluardo di umanità che possedeva (non per sua colpa, ma il Ragnarok ha impiegato tutto il potere di Thor, il potere di un dio, non di un uomo), egli stesso è fautore di una fusione, un ritorno alle origini, per questo Thor dell’epoca nuova. Egli riappare per ciò che è e lo fa in grande stile (Asgard rising), senza dimenticare i mali che affliggono l’uomo (una delle dinamiche care all’autore: l’eroe che scende tra gli uomini come consolatore e portatore di speranza). La sua convinzione non è più quella di essere ciò che era, tanto più quella di fare ciò che non ha potuto  a causa della sua morte (bellissimo lo scambio di battute tra un sopravvissuto all’uragano  Katrina -New Orleans- e lo stesso dio) e in parte rimediare a ciò che è accaduto ai suoi compagni, durante la lunga assenza (atto di registrazione, Cap VS Iron Man). E’ proprio forte di questo, che Strac sceglie sin da subito di far confrontare Tony e Thor; se esiste un modo per tentare di saldare un rapporto è forse darsele di santa ragione? No, ma la questione è ben diversa, Thor è un dio che viene tradito da una delle persone che ha sempre reputato amiche e vede nella stessa la causa della morte di Cap. E’ l’ira a parlare, ma lo fa con ragione e cognizione. Ecco il potere dello scrittore in primis: è un mix di emozioni che cambiano registro e variano in un corpus di stati d’animo, una passacaglia di sentimenti.

ALLEGRO

Olivier Coipel è un talento francese dell’illustrazione e dei fumetti, esploso nel campo della serialità con il capolavoro di B. M. Bendis, House of M. Coipel è uno dei pochi, al giorno d’oggi, capace di affrontare le varie sfaccettature interpretative nel campus emozionale e fisiognomico che un volto può concepire.
thorcoipel03La sua arte è trascendentale e completamente differente da ciò che si vede nei comics degli ultimi dieci anni, molti oggi si ispirano al suo lavoro, senza però riuscire ad affiancarlo minimamente, il suo stile è leggero e potente nel contempo e deriva da una tradizione molto forte e da influenze nell’animazione nipponica (intesa in modo cinetico e non dello stile manga), dalla fantascienza che va della fine degli anni ’70 ad oggi e di un tipo di illustrazione (o narrazione del campo visivo) molto comune nell’ambito dell’industria del disegno francese. I personaggi di Coipel sono forti e delicati insieme, sanno essere presenti e flessibili, ma mai lasciati in sospeso o privi di un piano d’appoggio. Il suo Thor è la fierezza che cammina, la forza che si agita e il potere che traspare,
è un dio pesante e presente, ma capace di sollevarsi da terra con tutta la naturalezza possibile. La grande arte di Olivier risiede nell’impaginazione, nella capacità del mostrare e nelle infinite possibilità di lettura (stupendamente narrate, egli ha il dono molto raro di permettere una visione delle tavole molto prolungata. Si può notare il movimento in alcune di esse, cosa che non capita spesso, cosa che non capita quasi mai); una lettura che non tradisce ma che riesce a sorprendere senza alcuna difficoltà.


Informazioni sull'autore

Andrea Ruscito [Jor-El]Nato a Cassino (FR) e residente a Pontecorvo (FR), classe 1982. Cultore del brand mutante di Casa Marvel (gli X-Men) con specializzazione nella Forza Fenice e Jean Grey. Amante della DC Comics, vede in Superman la più grande forma di rappresentazione ed espressione del fumetto supereroistico. Tra le passioni s'annoverano la musica, la Science Fiction, il fumetto, il cinema, la poesia e la pittura. Serie tv preferita? Battlestar Galactica!Leggi tutti gli articoli di Andrea Ruscito