The Leaguers’ Corner: VERTIGO VS MAINSTREAM -PARTE I

Scritto da Gohan il 2 giugno 2011 in Comics e fumetti americani con nessun commento

SUPEREROISMO MAINSTREAM VERSUS FUMETTO INDIPENDENTE: LOTTA SENZA QUARTIERE O CONTRAPPOSIZIONE PRIVA DI FONDAMENTO?

 

ISTRUZIONI PER L’USO

Come nel caso dei medicinali, prima di avventurarsi nella lettura di quanto segue è bene leggere le avvertenze: se non avete voglia di impiegare del tempo in qualcosa di estremamente lungo e noioso non proseguite oltre!

 

RECAP: BREVE RIASSUNTO DI UNA DIATRIBA FUMETTISTICA ANNOSA E STIMOLANTE. COME SI È ARRIVATI ALLO “SCONTRO” E PERCHÈ

Negli ultimi tempi, girovagando tra i blog, i siti specializzati e le web community sparsi in giro per la rete che si occupano di fumetto made in Usa, capita sempre più frequentemente di imbattersi in analisi e in discussioni fra gli utenti che come comune denominatore hanno quello di porre al centro dell’attenzione la supposta contrapposizione fra il fumetto supereroistico mainstream (targato quindi DC Comics e Marvel Comics) e il resto della produzione fumettistica a stelle e strisce, con particolare riferimento a quella indipendente e, più in generale, autoriale (in primis quella targata Vertigo, etichetta simbolo per quanto riguarda questo versante).

In sintesi da più parti si mette in rilievo la crisi di pubblico e conseguentemente di vendite che attualmente sta affliggendo il settore delle produzioni indipendenti (crisi testimoniata ad esempio dalla riduzione del parco testate della Vertigo, in seguito alla chiusura già avvenuta di serie quali Unknown SoldierMadame XanaduAIRGreek Street e a quella annunciata di ScalpedDMZ) e, nel tentativo di spiegarla, la si mette in relazione alla produzione supereroistica mainstream.

La tesi di fondo di questa corrente di pensiero è quella secondo la quale il fumetto supereroistico mainstream è una della cause, se non la principale, del sempre minor interesse da parte del pubblico nei confronti delle produzioni indipendenti. In buona sostanza il fumetto supereroistico mainstream è accusato di essere responsabile di una nociva e deprecabile omologazione e massificazione dei gusti, che ha come effetto quello di ridurre drasticamente gli spazi per quanto riguarda tutto ciò che si discosta dal genere supereroistico; e, cosa ancora più grave, questa omologazione e massificazione dei gusti sarebbe quasi imposta al lettore, non corrispondendo ad un’effettiva qualità delle storie pubblicate (che anzi, in molti casi viene bollata come scadente).

Ovviamente i lettori delle testate supereroistiche DC e Marvel rifiutano la tesi secondo la quale sarebbero in una certa misura responsabili dell’agonia del settore indipendente, rispedendo inoltre al mittente l’accusa di essere poco attenti alla qualità determinando, con i loro acquisti, la sopravvivenza e la proliferazione di testate dallo scarso (o inesistente) valore intellettuale e artistico, “vuote” e prive di reali contenuti (in una parola: commercialate), a scapito invece di serie “autoriali” che avrebbero realmente “qualcosa da dire”.

Qualche mese fa la situazione si è ulteriormente arricchita di motivi di attrito, in seguito a due annunci effettuati rispettivamente dai vertici della Marvel Comics e della DC Comics.

La Marvel, al recente C2E2 che si è svolto a Chicago lo scorso marzo, ha annunciato che il nuovo scrittore della serie regolare di Daredevil sarà Mark Waid, poliedrico, esperto e affermato autore che durante il corso degli anni all’interno della produzione supereroistica mainstream è stato in grado di mettersi positivamente in luce in svariate occasioni, ottenendo ottimi responsi sia dal pubblico che dalla critica (cito, a titolo di esempio, la sua lunga run su Flash, la graphic novel Kingdom Come e i suoi cicli sulle pagine di Captain AmericaFantastic Four).

La scelta ha fatto storcere il naso ad un certo numero di fan perchè Waid viene visto come un autore troppo legato al contesto mainstream (complici anche le sue prime interviste, dove ha rivelato la volontà di far interagire maggiormente il personaggio con il resto del Marvel Universe e di introdurre un tocco di ironia all’interno della serie, citando come esempio il serial televisivo Californication).
In particolare, ciò che viene contestato è il fatto di voler riportare il personaggio indietro da un punto di vista concettuale. Si sostiene cioè che Frank Miller non si sarebbe limitato a scrivere il più bel ciclo di storie mai realizzate sul personaggio, ma che all’epoca avrebbe compiuto un’operazione di stampo “revisionista”, facendolo cioè uscire dai binari del supereroismo di matrice classica, tendenza che i suoi successori più recenti, in primis Brian Michael Bendis, avrebbero seguito fedelmente. Secondo quest’ottica quindi l’attuale Daredevil, personaggio che in questo momento somiglia più a un villain che a un eroe, sarebbe una naturale evoluzione di quello di Miller, e mettere in discussione questo status quo sarebbe dannoso e controproducente (forse quasi sacrilego).

La DC Comics per contro ha annunciato che John Constantine, personaggio nato all’interno del DC Universe tradizionale sulle pagine di SwampThing ma poi diventato uno dei simboli della linea editoriale Vertigo in qualità di protagonista della serie Hellblazer, tornerà ad interagire con il resto del DC Universe. Questo non comporterà la soppressione di Hellblazer ma darà vita ad una situazione simile a quella vigente in casa Marvel per quanto riguarda il Punitore, ovvero alla creazione di due continuity separate. Anche in questo caso la notizia è stata recepita negativamente da alcuni fan, che ritengono inopportuno dare vita ad uno snaturamento del personaggio, conseguenza inevitabile del suo reintegro all’interno del DC Universe.

Ovviamente tutti questi elementi di discussione hanno investito anche questo portale, trovando uno sbocco naturale nel forum e in particolare all’interno del topic Supereroi, Vertigo, quanto siamo nerd anzichenò: l’eterno scontro

Come stanno dunque veramente le cose?

  • Il concetto di supereroismo di matrice classica ha esaurito la sua funzione non avendo più nulla da dire?
  • La produzione supereroistica mainstream rappresenta il peggio del peggio dal punto di vista qualitativo?
  • I supereroi sono responsabili delle difficoltà nelle quali versano gli altri generi minacciando la loro stessa sopravvivenza?
  • Il Daredevil attuale è la naturale evoluzione di quello di Frank Miller?
  • Il Daredevil di Frank Miller aveva condotto il personaggio fuori dal genere supereroistico?
  • Reintegrare un personaggio Vertigo all’interno del DC Universe tradizionale è una mancanza di rispetto nei confronti del personaggio e dei suoi fan?
  • Rappresenta cioè un’azione eticamente censurabile?

Cerchiamo di fare un po’ di ordine.

 

IL CONCETTO DI SUPEREROE: CENNI INTRODUTTIVI

Il primo importante tassello all’interno della discussione consiste nella definizione del concetto di supereroe, operazione meno agevole e banale di quanto in apparenza sembri.

Molte persone associano il termine supereroe a una produzione imperniata su storie caratterizzate da contenuti e modalità espressive edulcorate, semplicistiche, quasi totalmente prive di elementi che possano fornire spunti di riflessione, con protagonisti dalla psicologia appena abbozzata contraddistinti da elementi kitch e quasi caricaturali, di cui i costumi bizzarri e colorati rappresentano l’emblema.

In pratica si prende la produzione supereroistica degli anni ’50 e ’60, ovvero una fase della storia del fumetto americano, la Silver Age, nella sua forma più stereotipata (e quindi non aderente alla realtà), e la si fa coincidere con il concetto di “supereroismo classico”.

In questo caso è ovvio che la presenza di scene di violenza particolarmente dure e forti, di una prosa talvolta scurrile e di personaggi che si trovano ad operare in contesti sociali degradati (come ad esempio quelli rappresentati dai ghetti di una metropoli moderna) invece che in città apparentemente utopistiche e poste al di fuori del tempo siano elementi che vengono percepiti come qualcosa di estremamente diverso rispetto al supereroismo di matrice classica.

Ma le cose stanno realmente in questi termini?

Secondo una definizione data il 21 aprile del 1954 dalla Corte di Appello di New York in relazione alla diatriba legale denominata National Periodical Publications v. Empire Comics” un supereroe (o super-eroe) è un personaggio immaginario «dotato di abilità fisiche senza precedenti le cui azioni sono orientate alla salvaguardia dell’interesse pubblico».

Secondo un’altra definizione, coniata da Peter Coogan e pubblicata nel libro The Secret Origin of the Superhero: The Emergence of the Superhero Genre in America from Daniel Boone to Batman del 2002, il supereroe è «un personaggio eroico con una missione disinteressata ed a favore della società; chi possiede superpoteri, tecnologia molto avanzata, abilità mistiche o doti fisiche e/o mentali molto sviluppate; chi ha una super-identità ed un costume che funge da icona, e che tipicamente esprime la sua storia o personalità, poteri e origine (trasformazione da persona ordinaria a supereroe); ed è generalmente distinto, cioè può essere distinto dagli altri personaggi del relativo genere (fantasy, fantascienza, poliziesco, etc) da una preponderanza di convenzioni generiche. Tipicamente i supereroi hanno duplici identità, di cui quella non comune viene tenuta ben celata».

E’ importante sottolineare che non è necessario possedere dei superpoteri per essere considerato un supereroe (gli esempi più famosi sono BatmanIron Man), alla cui mancanza molti personaggi suppliscono con una straordinaria intelligenza, con la perfetta padronanza delle più letali tecniche di combattimento, con conoscenze scientifiche e con la dotazione di armi e strumenti basati su una tecnologia avanzatissima.
E’ altresì doveroso segnalare che pur essendo una caratteristica diffusa quella della presenza di un’identità segreta non è una regola fissa (in questo caso l’esempio più famoso è probabilmente quello dei Fantastici Quattro), così come non sempre i protagonisti di una serie supereroistica sono individui che operano nel rispetto di un ferreo e rigoroso codice etico e morale e animati unicamente dall’altruismo e dal senso di giustizia (esiste una sotto-categoria assai eterogenea fatta di personaggi controversi, anti-eroi dalla moralità dubbia, che magari si ritrovano a combattere il crimine solamente perchè costretti da particolari circostanze o che non hanno remore ad assumere comportamenti particolarmente violenti e talvolta ad uccidere; pur nella loro estrema diversità alcuni esempi di anti-eroe sono rappresentati da Lobo, Catwoman, Ghost Rider, Wolverine o Venom).

Quello che se ne deduce quindi è che il punto nodale della questione è rappresentato dalle motivazioni del presunto/aspirante eroe, dal fatto che sia mosso dal desiderio di mettersi al servizio della società senza avere lo scopo di ricavarne un beneficio personale.

Cosa confermata anche da un excursus storico che affonda le sue radici qualche migliaio di anni addietro.

 

ANTEFATTO: IL GENERE EPICO E LA FIGURA DELL’EROE NELL’EPOCA ANTICA

Prendiamo il termine “supereroe” e accantoniamo per un attimo il prefisso “super”.

Quello che ci rimane è il sostantivo “eroe”.

A mio modo di vedere la moderna produzione supereroistica non è altro che la versione moderna degli antichi poemi epici, che avevano come protagonisti i Miti e gli Eroi.

Cito alcuni passi tratti dal libro Epica antica (scritto da Maria Belponer ed edito da Principato):

Il termine epica deriva dal greco épos, che significa "parola", "verso", al plurale épea "versi epici"; da epopoiia (lett. "creazione di épos") deriva il nostro epopea, che indica una narrazione estesa, in poesia, di vicende appartenenti a un passato antico e spesso favoloso, in cui un eroe gioca il ruolo di protagonista, insieme ai suoi compagni o in imprese solitarie.
Le gesta dell'eroe rappresentano il filo conduttore della narrazione (...)

Nelle opere epiche, la vicenda principale dell'eroe e dei suoi compagni è spesso intrecciata ad altre narrazioni, in un certo senso secondarie, che introducono elementi significativi della vita dei personaggi stessi. Ciò avviene soprattutto nel momento in cui viene presentato un nuovo eroe, del quale si dà, sinteticamente, uno scorcio della sua vita precedente, o si raccontano straordinarie prove di forza e di coraggio introducendo cenni sulla sua famiglia o sulla sua discendenza.

Oltre ad accogliere in sè un immenso patrimonio di miti e leggende legati al mondo degli dei e degli eroi, i poemi epici gettano luce sui valori, i comportamenti e la vita quotidiana della società aristocratica nella quale sono ambientati: vengono rappresentati in maniera dettagliata, ad esempio, il rituale del banchetto, la particolare cura con cui il guerriero si veste delle sue armi, il coraggio con cui gli eroi si affrontano in duello, seguendo una sorta di rituale cavalleresco. Ciò fa sì che il pubblico cui la poesia è rivolta nello stesso tempo si senta rappresentato come un modello elevato di vita e veda per sé additato un esempio insuperabile. Infatti i valori celebrati dal poeta epico -la generosità, la forza, l'eroismo- coincidono sia con gli ideali del pubblico cui la poesia è rivolta sia con i principi continuamente ribaditi come fondamentali.

In un'opera dedicata alle forme letterarie greche, la Poetica, Aristotele definisce l'epica una particolare forma di imitazione, cioè una narrazione che imita poeticamente, riproduce con espedienti e mezzi d'arte, la realtà di fatti nobili ed eroici attraverso la parola (...)


La prima importante osservazione che si può fare circa la definizione di Aristotele riguarda l'oggetto della poesia epica: i "fatti nobili"(...)

Attraverso i racconti mitici vengono illustrate grandi virtù, che ispirano il comportamento di uomini esemplari, e straordinarie imprese di eroi, modello ideale per un intero popolo (...)

Come emerge in modo chiaro da questi passi il tratto distintivo dell’eroe consiste nell’essere in grado di ispirare, mediante le sue azioni e le sue staordinarie qualità, gli altri uomini.

Il fatto di essere qualcosa di “popolare” e al tempo stesso in grado di ispirare le persone accomuna indiscutibilmente l’epica antica e il moderno concetto di (super)eroismo.

Mi soffermerei in particolare sulla funzione ispiratrice, di cui ha colto la grande importanza lo scrittore Grant Morrison, autentica superstar del fumetto contemporaneo, autore di svariati capolavori ed idolatrato da ampi settori del pubblico e della critica specializzata.

Nel suo All-Star Superman, forse l’opera di maggior impatto dedicata al kryptoniano tra quelle realizzate negli ultimi anni, ad un certo punto Morrison, si chiede che cosa accadrebbe in un mondo nel quale Superman non esiste veramente; la sequenza che risponde a questo quesito che viene mostrata al lettore ha per protagonista un disegnatore (si presume Joe Shuster) intento a creare su carta l’Uomo d’Acciaio.
Ovvero Morrison risponde suggerendo che, in un modo o nell’altro, sotto forma di persona reale o sotto forma di personaggio di fantasia, era inevitabile che sarebbe sorto qualcuno capace di incarnare e propagandare a livello universale un certo tipo di valori.
E, ai fini dell’analisi in atto, il fatto che Grant Morrison sia un autore che si è cimentato con passione ed entusiasmo (oltre che con successo) sia sul versante indipendente che in quello mainstream non è affatto un elemento irrilevante.

…continua!

A cura del nostro utente “Gohan”