The Leaguers’ Corner: Che volgare, questo Batman!

Scritto da Giuseppe Pulvirenti il 28 aprile 2011 in Batman e Comics e fumetti americani e Superman con nessun commento

«I’m the goddamn Batman!».

La linea All Star aveva lo scopo di rilanciare i personaggi DC più famosi – quasi un contraltare all’universo Ultimate della Marvel – ma a tutt’oggi sono usciti soltanto All Star Superman, capolavoro di Grant Morrison e Frank Quitely, e All Star Batman & Robin, che si concluderà nel 2011; si era parlato anche di un All Star Wonder Woman scritto e disegnato da Adam Hughes, ma vista la lentezza del bravo autore, chissà se mai uscirà.
Oggi parliamo invece dei primi nove episodi di All Star Batman & Robin, raccolti in un unico volume dalla Planeta De Agostini.
Gli autori sono delle vere e proprie leggende dei comics, Frank Miller e Jim Lee.
Il primo è uno degli autori più importanti dell’ultimo ventennio, ed ha contribuito all’immagine moderna di Batman con pietre miliari quali The Dark Knight Returns e Year One; il secondo invece lo ha modernizzato graficamente nel ciclo Hush scritto da Jeph Loeb. Chi meglio di loro poteva dare un versione All Star del personaggio? E invece apriti cielo, critiche a non finire.
I più si aspettavano la versione definitiva di Batman, quando invece Miller ha preferito continuare il suo discorso personale sul Cavaliere Oscuro, già iniziato per l’appunto su DKR e YO.
Miller ha un suo modo di scrivere totalmente circoscritto a determinati cliché, tutti legati indissolubilmente al genere hardboiled: il duro, la pupa, la donna forte, il maschio ancora più forte, la strada, la città, i bar fetidi, la puzza dei vicoli, e poi pazzi, deviati mentali e cattivi di ogni genere.
Ma soprattutto, Miller non si concede a facili moralismi, nelle sue storie sono i forti, i duri ad emergere, non c’è spazio per l’amore, solo per la sopravvivenza; sono tutti “cattivi”, e a Miller interessa premiare quelli che lo sono meno di altri: degli sfortunati o disgraziati che si trovano nelle condizioni in cui versano perché con loro la vita non è stata semplice, e di conseguenza “devono” essere dei duri per forza.
È la filosofia di Miller, questa.
Aggiungiamoci i soliti estremismi a cui ci ha abituati e avremo All Star Batman & Robin. Non sono propriamente il fan numero uno di Miller, ma mi sembra che si è andati un po’ troppo pesanti nel giudicare quest’opera e lo stesso autore.

Ridicolo, caduto in disgrazia, il peggior Batman di sempre, ecc.

Non sono per nulla d’accordo, come non sono neanche d’accordo con chi sostiene che Miller sia volutamente autoironico, che voglia prendere in giro il “suo” Batman e i suoi stessi lettori.
Premesso che è praticamente impossibile non essere affascinati da Batman, penso che tra i tanti pregi del personaggio (oltre a quello di avere il miglior costume di sempre) ci sono sicuramente le differenti versioni che diversi media ci offrono: dai film di Tim Burton e quelli di Christopher Nolan ai cartoni di Paul Dini e Bruce Timm, dalle versioni fumettistiche di Dennis O’Neill a quelle di Miller, Morrison e Alan Moore; versioni, o meglio “visioni”, che non cozzano l’una con l’altra, ma che si riconducono sempre ad una stessa figura, quella di Batman, il quale mito risulta sempre aggiornato ed ampliato.
Ora, io vedo che All Star Batman & Robin si colloca perfettamente in mezzo a Year One e DKR, non solo perché è lo stesso autore ad affermarlo (una sorta di miller-batverso, quindi), ma perché è evidente il percorso, il cammino del Batman milleriano.
Non è un detective il suo Batman, è un guerriero: su Year One – dove a fare da padrone era il miglior Commissario Gordon di sempre – venivano mostrati i primi goffi passi di un giovanissimo Bruce Wayne, ancora inesperto e soprattutto “fortunato”, ma già ben determinato nelle idee.
Su DKR vediamo un Batman in ritiro, vecchio e rude, ma pur sempre un leone, un “guerriero” che riemerge al momento giusto. All Star Batman & Robin si collocherebbe quindi nel mezzo, dove il guerriero non è né agli inizi e né al tramonto, ma nel pieno delle sue potenzialità. Ha letteralmente bisogno di correre su per i tetti della città per sentirsi vivo e potente.
È vigoroso e forte, ma è anche rozzo, volgare e burbero; sprezzante nei confronti di chiunque, ha intrapreso una crociata personale che lo ha reso mezzo matto, quasi fosse una scheggia impazzita con un programma ben chiaro, ma ancora lungi dall’essere realizzato. Si ritiene migliore rispetto agli altri, è un disobbediente. Odia Superman perché è il suo opposto, lo considera un “semplice” boy scout, e quello che dice sugli altri eroi (con Green Lantern ci va giù pesante, leggere per credere) è coerente con il discorso intrapreso su DKR, dove nell’introduzione Martian Manhunter affermava che Batman «era quello cattivo, rideva di tutti noi». Il disprezzo di Miller per i supereroi è tale che eroi “puri” come Superman o Hal Jordan non possono uscirne bene: a emergere è il duro quindi, il “dannato” Batman.
Nell’opera in questione non mancano neanche le donne: c’è spazio per sventole da capogiro come Vicky Vale, per giovanissime inesperte come Batgirl ­– che non a caso ricorda le solite ragazzine “toste” milleriane – e per badgirl come Black Canary: tutto ciò per far sì che Miller renda omaggio a elementi che fungono da tripudio per il suo genere, con risse nei bar, volgarità e bambole pericolose. Per non parlare poi del Joker, che è il suo “Joker”, quello che non ride, come in DKR. Una versione ben lontana da quella clownesca e da pagliaccio della morte a cui siamo ben abituati.
Il lungo viaggio nella batmobile diventa così un viaggio solo andata per l’inferno, quello di Batman, che non esita a dare qualche sganassone qua e là al piccolo Robin, forse vero protagonista del volume; Batman è dubbioso sul coinvolgere o meno un ragazzino di dodici anni nella sua personale guerra:  rimarrà però stupito dalle sue capacità e dalle potenzialità.
Ciò avverrà solo alla fine del volume, perché nel corso di tutta l’opera il loro litigioso rapporto viene gestito in maniera magistrale, con un Batman infastidito e al tempo stesso sempre più affezionato a Dick, e con quest’ultimo che cova dentro sé una triste rabbia: in realtà Batman gli ha dato l’unica “ forte” possibilità di reagire.

In chiusura vi segnalo la recensione di DC Leaguers a questa storia.