The Leaguer’s Corner: manga vs comics!
Fare parte di una community non è molto diverso dal far parte di una famiglia: bisogna partecipare, darsi una mano vicendevolmente e avere la consapevolezza di poter esprimere le proprie idee in totale libertà. Per questi motivi sono felice che mi sia stata data la possibilità di inaugurare questa nuova rubrica che DC Leaguers è orgogliosa di presentarvi.
Cos’è Il Leaguer’s Corner ?
Immaginate per un attimo tutti i membri dello staff di DC Leaguers (con tanto di maglietta ufficiale di Green Lantern, panino con la porchetta azzannato sopra il tavolino e l’ultimo pacco di Bookdepositary ancora da aprire vicino al letto) e associateli per un attimo ad uno spazio in cui ognuno di loro abbia la possibilità di parlare a ruota libera di un argomento a piacere riguardante il mondo del fumetto. Inquietante vero ? Beh, preparatevi perchè questo è quello che vi aspetta in questi mesi: Un viaggio tra i deliri e le fantasie della nostra allegra combriccola !
Premessa necessaria:
Non penso di possedere la cultura adatta per risolvere un argomento così vasto e spinoso come quello trattato, quel che mi propongo invece è di motivare le mie affermazioni con qualche esempio utile alla riflessione.
Perché i fumetti supereroistici non riescono più ad attrarre nuovi lettori, magari adolescenti, al contrario invece di altre produzioni popolari come, ad esempio, gli Sh?nen (categoria di manga ed anime indirizzati a un pubblico maschile, generalmente dall’età scolare alla maggiore età*)?
Mi sono fatto questa domanda molte volte, cercando sempre di non cascare in facili soluzioni come la demenza o l’incompetenza del pubblico stesso. Con questo non voglio dire che sia impossibile, per i media, incanalare in determinate direzioni i giudizi della massa, anzi, l’importante però è che ci siano determinati elementi capaci di far scattare il gioco empatico tra l’utente e il prodotto. Considerato questo è facile capire che, se l’utente medio del mondo fumettistico (il lettore, per così dire, casual, compreso in una fascia d’età fra i quattordici e i venti anni) non premia il comics americano con l’unico trofeo veramente importante in questo campo (l’acquisto), vuol dire che il prodotto presenta determinate lacune colmate, invece, dal corrispettivo tipico del popolo nipponico.
Per onestà intellettuale bisogna anche ammettere che il mondo del fumetto sta vivendo un grave disagio provocato dai nuovi mezzi di intrattenimento e in particolar modo dai videogiochi: un ragazzo di oggi non è più naturalmente portato a considerare la lettura come un divertimento e questo è forse il nemico più pericoloso del settore stesso.
Ma un ragionamento valido sul tema non può limitarsi solo alla presa d’atto di questo fattore, perché è un dato di fatto che gli Sh?nen siano comunque supportati da una buona fetta di pubblico, orientale e occidentale, che si arricchisce, di giorno in giorno, di nuovi membri.
Cosa hanno in più gli Shonen dei nostri cari supereroi ?
Probabilmente il fatto che, nonostante una sostanziale ripetività di fondo, gli shonen possiedano realmente l’alfabeto dell’epicità.
Tipico degli Sh?nen è usare come protagonisti personaggi giovani e inesperti, spesso anche testardi e ambiziosi, per farli poi evolvere e maturare con il dipanarsi della storia, in un processo che mima la struttura dei romanzi di formazione.
Elemento sostanziale sono le diverse tipologie di prove, disseminate sotto varie forme all’interno del racconto, utili ad assolvere la funzione dicheckpoint: snodi necessari per le vicende del personaggio e momenti cruciali facilmente assimilabili dal lettore.
Se prendiamo ad esempio due dei personaggi più famosi dell’odierno panorama fumettistico giapponese: Monkey D.Rufy (protagonista di One Piece di Eiichir? Oda) e Naruto Uzumaki ( protagonista dell’omonima serie di Masashi Kishimoto), non sarà difficile riscontrare diversi elementi in comune.
Entrambi i protagonisti hanno alle spalle un’infanzia travagliata (orfani o abbandonati dai genitori), entrambi hanno un elemento peculiare che li differenza dalla massa (le abilità date dal frutto Gum-gum per Rufy e il sigillo della volpe a nove code per Naruto), entrambi hanno una figura esemplare che ha condizionato la loro vita ( Shanks il Rosso in un caso e Iruka Umino nell’altro), entrambi condividono un sogno praticamente impossibile (”diventerò il Re dei pirati.” / “Il mio sogno per il futuro è superare in abilità tutti gli Hokage e far capire a tutta la gente del villaggio quanto sono forte!”) ed, inoltre, entrambi sono caratterizzati da una forza d’animo fuori dal comune.
Forza di volontà, spirito di sacrificio, tenacia, caparbietà e una buona dose di folle spericolatezza. Sono queste le caratteristiche di due protagonisti, probabilmente un po’ stereotipati, ma assolutamente efficaci.
Quel che rende un simile archetipo così attraente, infatti, è la straordinaria capacità di venire a capo di ogni situazione, anche quelle apparentemente mortali o senza via d’uscita, grazie unicamente alla forza d’animo e all’indomabile volontà di realizzare i propri obiettivi.
Un grande merito dei mangaka giapponesi è quello di essere riusciti a trovare sempre nuovi modi e nuove vie per rappresentare il concetto di sacrificio, la nobile immolazione, il baratto della vita a favore di un ideale.
Spesso e volentieri le prove che si vedono costretti ad affrontare tali personaggi sono superiori alle loro capacità, in questi casi quindi il dono di se stessi diventa la sola via percorribile. Lo scopo finale del personaggio viene raggiunto proprio nel momento della morte (salvo miracolose, nonché in certi casi buoniste, “resurrezioni” finali ), in un climax potente che mescola epicità e tragicità.
Questo tema conduce direttamente ad un altro dei punti focali che caratterizzano le dinamiche degli Sh?nen: i duelli.
I duelli, in questo campo, non sono semplici momenti ad alto tasso di effetti speciali ma costituiscono pagine sostanziali per la costruzione del personaggio.
In modo non molto diverso da quello dell’epica classica, gli scontri servono ad approfondire la personalità e le motivazioni dei singoli contendenti. Spesso la cura per un particolare combattimento può determinare il successo o la caduta di un’intera serie: flashback, monologhi e dialoghi interiori si alternano a concitate scene d’azione, che vanno a comporre pagine di fumetto realmente avvincenti (due esempi su tutti: lo scontro fra Naruto e Sasuke sul finire della prima stagione e il combattimento finale fra Rufy e Rob Lucci a Enies Lobby).
Questo dovrebbe rendere manifesta una delle prime dolenti conclusioni: difficilmente si riscontra una simile attenzione per i duelli nel panorama odierno del fumetto supereroistico americano.
Non di rado si assiste infatti a semplici manifestazioni di forza o, ancora peggio, a baruffe da bar. Vero che dovrebbe essere l’antefatto del combattimento a fornire quella carica epica alla faida stessa, ma se poi lo scontro si risolve in modo sbrigativo tutto il potenziale precedentemente accumulato scema velocemente (chiaramente non voglio fare di tutta l’erba un fascio e vorrei chiarire che le eccezioni sono molteplici, ad esempio mi viene in mente il recente ottimo ciclo di Ghost Rider di Jason Aaron che vanta contese assolutamente galvanizzanti).
Unico elemento da rivedere o campanello di allarme significativo ?
Sono molto più propenso a tendere verso questa seconda opzione, visto che il reale problema che affliggeva il mercato supereroistico degli ultimi anni risiedeva proprio nel decadimento dell’eroismo dal ruolo di importante elemento costitutivo a quello di accessorio. Fatto che, tra l’altro, penso abbia spinto le due grosse major del settore a correre ai ripari, anche se in modi diversi (l’Heroic Age per la Marvel e il massiccio recupero di elementi Silver age in molte serie DC).
Non trovo legittimo evocare in difesa di questa tendenza una pretesa di evoluzione, addirittura un superamento di tematiche logore. L’epica è un genere che ha la fortuna di appassionare ogni bacino di utenza: dai lettori più consumati alle nuove leve, privarsi di una tale componente è come privarsi in partenza della possibilità di ampliare il proprio riscontro di pubblico, i propri consensi.
A ciò vanno aggiunti anche tutti gli altri scogli tipici che il comics made in U.S.A. si porta dietro in maniera sistematica come la continuity o l’assensa di nuovi Starting point ideali in serie di spicco (una su tutti: X-Men). Normale quindi che in un panorama simile il potenziale giovane lettore sia attirato dal mercato degli Sh?nen: decisamente più fruibili e con uno spessore epico, contenuto negli elementi sopra descritti, presente e adeguatamente valorizzato.
Quel che personalmente auspico non è la “manghizzazione” del fumetto supereroistico ma, al contrario, la valorizzazione di caratteristiche che già risiedono nel concept stesso del genere: le sfide impossibili, l’individualità al servizio della massa, le mortali nemesi, il lato avventuroso, l’onore derivato dal vestire un simbolo, l’assunzione del ruolo di ispiratori dell’umanità, la difesa degli ideali fondamentali ed altro ancora.
Un back to the basic quindi ? Assolutamente no.
Piuttosto un eroismo moderno, conscio del contributo di Frank Miller, del revisionismo anni ’80 e delle esperienze disparate dei ’90 ma fiero delle sue radici e del suo ruolo. Un eroismo che può essere ancora fatto e che, in certi casi, viene già fatto e anche bene (gli F4 di Mark Millar e Bryan Hitch, gran parte del Batman Morrisoniano, Invincible di Kirkman, l’ultimate Spider-man di Brian Michael Bendis e altro ancora) ma che troppo spesso viene colpevolmente lasciato da parte, un eroismo che ritengo abbia ancora molte cose da dire e, soprattutto, molto pubblico da conquistare.
Per maggiori informazioni sul significato di Shonen rimando a Wikipedia.


Alla faccia Ninjo, potresti diventare un critico del fumetto!
Scherzi a parte, bello questo intervento, e interessante, specie per quanto riguarda il concetto di “epicità”.
Effettivamente, da totale ignorante nel settore, ammetto che spesso i fumetti Marvel vengono considerati poco epici oggigiorno: i supereroi sono ormai icone della storia del fumetto, ma sembra che i nuovi fumetti non riescano a tener testa alla loro fama. L’idea è, il più delle volete, è quella di un supereroe a cui si presentano progressivamente nuovi nemici da sconfiggere, come se tutti loro avessero preso il ticket per suonarle al povero protagonista. Questo, è vero, succede anche negli shonen, ma in questi ultimi capita spesso che i vari nemici non siano personaggi brand-new, che una volta apparsi dal nulla scompaiono, spesso per sempre, ma sono soggetti che, talvolta, possono essere in qualche modo riconducibili alla vita del protagonista o dei suoi cari. Il che contribuisce ad aumentare il carattere “epico” della vicenda. Ripeto, questa è solo un’impressione che danno questi fumetti: tu, che li segui certamente più di me, potrai indubbiamente smontare questa teoria, e io sarò così meno ignorante in merito.
Ora, io parlo da totale inesperta del comic americano e da (specie negli ultimi tempo) scarsa seguace dello shonen… Ma faccio comunque un piccolo accenno ai film tratti dai fumetti Marvel. Più che un accenno, una mia idea al riguardo. Un esempio: Spiderman. Il primo film, se non erro, aveva molti degli elementi dell’epico che ritrovi negli shonen: dialogo interiore, duello con approfondimento delle motivazioni del singolo, belle scene di combattimento, nonchè il ritrovarsi a lottare contro un soggetto che ha ricoperto un forte ruolo negli affetti di Peter Parker (il sig. Osborn era stato un simil-padre per Peter, e il figlio era come un fratello per lui. Il successivo scontro con Harry, poi, ha un che di Sasuke vs Naruto forse). Inoltre, il ragnetto ha anche un che della personalità dei protagonisti simil-naruto, è (a quanto ho potuto vedere) il più “solare” dei supereroi Marvel. Mi sbaglio? Sei tu l’esperto qui eh!
Detto questo, pur narrando la stessa storia, trattando degli stessi protagonisti, come mai pare che i film avvicinino più pubblico dei fumetti, e perchè la gente che si riversa nelle sale per vedere l’ultimo X-Men non riesce a essere invogliata poi a seguirne le vicende cartacee?
Con questo intervento potrei darti lo spunto per un prossimo post del tuo blog: movies vs comis. Che ne pensi? ;)
Ciao,
sono nuovo da queste parti ma come lettore di shonen e della DC, mi sento in dovere di dire la mia. sinceramente non credo che l’epicità sia l’elemento che favorisca gli shonen, perchè se prendi Batman ad esempio, è molto più epico di tutti gli shonen. per prima cosa gli shonen hanno un ottimo punto a favore dalla loro, ovvero che è possibile seguirne le avventure in tv all’ora di pranzo, coinvolgendo il ragazzo che diventa così lettore. ma oltre a questo va aggiunto che proprio per questo è anche più facile avvicinarsi al fumetto, perchè data la fedeltà dell’anime (esclusi i filler) è possibile iniziare una serie shonen praticamente a qualsiasi numero. per i fumetti marvel e dc invece non è così. ho iniziato da poco a leggere i fumetti americani e sto comprando arretrati su arretrati per capire il continuum della singola serie, per non pensare poi ai crossover. questo è veramente un fattore molto penalizzante. in ultima analisi credo che sia un fattore economico. con gli stessi soldi è possibile comprare un fumetto che offre molte più pagine e avventure anche se non è a colori.
in definitiva credo che siano possibili mille analisi, ognuna valida, spero solo che il mio contributo non sia stato noioso.
buona lettura a tutti
Penso che, nonostante il fatto che tu non segua in maniera sistematica il media ti dimostri, come sempre del resto, molto acuta Jenny. ;)
I film piacciono alla gente, perchè sono facilmente comprensibili e ricchi di eroismo (io stesso ho adorato i primi due film di Spider-Man), mentre l’approccio con il comics, spesso e volentieri, non è per niente “friendly”.
L’impressione è che si scriva per chi già segue la serie ed è normale che il neofita si trovi spiazzato se non tagliato fuori. Chiaramente questo non vale per tutte le serie ma è una tendenza diffusa.
Da ex lettore di manga e eterno appassionato di fumetti americani, la mia opinione è che si attraversa effettivamente un periodo in cui l epicità dello shonen, catturi molto di più un adolescente, rispetto a quella di un fumetto supereroistico americano.
Secondo me molto è dovuto alla più semplice capacita di interazione da parte del lettore con il protagonista, come suggerisce la tua analisi.
Questo anche perché i lettori di manga in Giappone sono sopratutto adolescenti e lo shonen è completamente indirizzato a loro, mentre il fumetto americano anche se principalmente è sicuramente letto da adolescenti vanta una fascia d eta di lettori sicuramente più ampia di uno shonen Giapponese.
Proprio per questo si cerca di correre ai ripari con progetti come quello già citato da te dell universo ultimate Marvel, ideato per attrarre nuovo pubblico in particolare adolescenti da poi indirizzare sul universo Marvel tradizionale, con temi e personaggi sicuramente più maturi.
Sono poi pienamente d accordo sull’ultima parte della tua analisi, quella su una moderna visione dell eroismo, come fatto da Millar e Morrisono, aggiungerei anche Johns, anche se penso che spesso ci sia una sorta di timore reverenziale nell’andare ad intaccare quelle basi fatte da autori come Miller e Moore negli anni 80, questo rende spesso il fumetto americano stantio o cmq di lenta evoluzione.
Il fumetto americano “spaventa” per diverse ragioni
1-La continuiti. Ha differenza dei manga, che di rado superano i 15 anni di pubblicazione, il comic americano ha sulle spalle spesso 30-40, se non di più, anni alle spalle, ed è difficile per un novellino superare questo “oscacolo”.
2-I comprimari. Nei manga i comprimari spesso hanno una popolarità superiore ai protagonisti, è il caso di Vegeta, Lenders, Sasuke, nei comic no, rimangono sempre dei personaggi importanti, ma mai fondamentali, mai capaci di offuscare,con la loro popolarità i personaggi principali.
3-I nemici. Nel fumetto USA è un continuo Batman vs Joker o Lex vs Superman, sempre gli stessi avversari e sempre i medesimi vincitori. Nei manga no, il cattivo cambia, abbattuto uno ne esce un altro.
Personalmente preferisco il fumetto americano, per quanto volente o nolente è ripetitivo (stesso difetto dei manga)
io dico la mia: moda.