Runaways: Price and Joy

Scritto da Iago Menichetti il 20 settembre 2011 in Fumetti Marvel Comics e Supergruppi Marvel Comics con nessun commento

Testi:Brian K. Vaughan
Disegni: Adrian Alphona
Edizione originale: Runaways #1-6, Runaways Pride and Joy TP
Edizione Italiana:  Runaways 100% Marvel 1 Orgoglio e Gioia.
Formato: 17×26, B., 144 pp., col. € 10.00

Ho sempre pensato che i fumetti supereroistici americani debbano guardare primariamente ai ragazzi. Dopotutto  l’intrattenimento, il gioco, la curiosità e la fantasia sono prerogative della gioventù e i valori che questo genere di storie è in grado (o era in grado) di trasmettere possono stimolare i giovani al confronto e alla riflessione allietando, allo stesso tempo, i loro pomeriggi.

Purtroppo questa non sembra essere la corrente di pensiero più diffusa nei piani alti di Marvel e DC, troppo impegnate a fare del puro fanservice per cercare di sbarcare il lunario contando sulle vendite assicurate dagli irriducibili che, esibendo i loro anni di fedeltà e le loro mastodontiche collezioni come distintivi, si sentono in diritto di dettare legge.

Fortunatamente Runaways è una di quelle adorabili eccezioni che sole riescono a tenere in vita la fiammella della speranza.

Cosa potrebbe succedere se un gruppo di ragazzi scoprisse improvvisamente che i loro genitori fanno parte di una sanguinaria associazione di (super)criminali?

Fin da subito Runaways dimostra di aver una storia da raccontare: Alex,  Karolina,  Gert,  Chase,  Molly e Nico sono dei ragazzi credibili: moderni, regolati da normali routine giornaliere e pure abbastanza superficiali (caratteristica comprensibile in un teenager), trasportati in una situazione assolutamente straniante. I dialoghi di Vaughan sono verosimili, capaci di caratterizzare brillantemente il carattere di ogni personaggio senza dimenticarsi di strappare qualche risata con un riuscito humour da serie tv americana che mette ancora più a suo agio l’ipotetico lettore.
Lo stile narrativo ricorda pellicole anni ’80 come The Goonies  o E.T., produzioni che facevano della curiosità, della bizzarria e del fantastico al suo stato più cristallino, il proprio punto di forza. Ecco così che non tardano a mostrarsi stramberie come dinosauri geneticamente modificati, maghi, poteri psichici e marchingegni impossibili. Alphona descrive il tutto con tavole pulite e chiare, scevre di particolari virtuosismi grafici ma con uno storytelling funzionale.

Vaughan e Alphona curano il pacchetto quindi;  presentano un prodotto professionale e accattivante senza, come detto inizialmente, lesinare in quanto a contenuti.

Il periodo dell’adolescenza è un regno di contrasti, sensazione diffusa è quella di essere soli contro il mondo, incompresi, alieni.

”Your generation is  all the same. As soon as you encounter something you don’t understand, you label it as evil and starts throwing chairs through Starbucks windows”

L’autore  non fa altro che prendere questa sensazione e trasformarla in realtà: I genitori, in questi primi numeri di Runaways , sono di fatto cattivi, sono veri e propri Villain.
L’empatia con questi personaggi è forte: ci si sente insieme a loro dall’altra parte della barricata, speciali a modo nostro e, nonostante ormai sia una serie che ha i natali nel 2003, Runaways riesce ad essere ancora drasticamente attuale.
La difficoltà di una generazione di uscire fuori, di affrancarsi dall’ombra di adulti che tutto hanno fatto tranne che costruire per loro un futuro sicuro, traspare apertamente anche se incorniciata in un piacevole mondo fantastico e supereroistico.

“What’s the alternative? Being an Adult? If that means turning into the people who raised us…I hope I Die before I Get old.”

Nelle battute finali di questo primo arco narrativo Vaughan introduce anche una sorta di reazione, uno spasmo  un po’ inconsulto e un po’ disordinato ma che proprio per questo ben esprime l’essenza di un individuo che non ha voglia di rassegnarsi ma che ha ancora bisogno di autodeterminarsi, cosa che riporta tristemente la mente ai recenti movimenti studenteschi e a slogan come ”Noi la crisi non la paghiamo”.

Una storia intrigante, narrata bene e con spunti originali. Personaggi credibili con cui il ragazzo che si mette a leggere il volume aspettando l’autobus appena uscito da scuola può identificarsi facilmente. Disegni efficienti, il giusto quantitativo di sense of wonder e dialoghi mai noiosi.

Runaways Pride & Joy è tutto questo, un prodotto solido e convincente. Una dimostrazione di quello che può ancora dare il comics americano quando è supportato da idee efficaci.


Informazioni sull'autore

Iago MenichettiFilosofo del Fancazzismo militante.Leggi tutti gli articoli di Iago Menichetti