WONDER GEOFF PARTE II

Scritto da Simone Sperati il 15 marzo 2010 in Flash e Fumetti DC Comics con nessun commento

Ecco la seconda parte dell’intervista di Geoff Johns rilasciata al sito ufficiale del Wonder Con tradotta per voi da DC Leguers. Potete leggere qui la prima parte.

CC: Quindi qual è il passaggio che porta una storia di Green Lantern ad abbracciare l’intero Universo DC?

GJ: Ho sempre saputo che sarebbe successo. Avrebbe dovuto essere lo stesso per Sinestro Corps, ma quella è proincipalmente una storia di Lanterna Verde, e gli altri personaggi più che altro sono sullo sfondo. Devo darne merito anche a Dan DiDio.. io ho sempre avuto in mente questo tipo di sviluppo, ne ho parlato con Dan e anche secondo lui il potenziale era davvero enorme, così ho detto subito che sarebbe stato grandioso. Da tutto questo, invece di limitarci a Green Lantern e ai Green Lantern Corps è nata proprio Blackest Night. Eddie Berganza, il mio editor, è l’unico che avrebbe potuto portare avanti un progetto del genere. Abbiamo parlato delle possibilità del crossover, di come renderlo grandioso e su larga scala, ma allo stesso tempo emozionante e non troppo grande. Non volevamo coinvolgere tutti i i titoli. Le serie di Batman, Wonder Woman e Superman sono indipendenti, ma abbiamo potuto creare delle miniserie ad hoc. C’erano storie da raccontare, e la trama è cresciuta in maniera organica… sarebbe stato davvero un peccato non vedere alcuni scontri. In particolare sono contento del lavoro fatto da Rucka con Blackest Night Wonder Woman, i numeri 2 e 3 sono esplosivi.

CC:  Tu però venivi da Infinite Crisis e 52, come hai fatto a portare avanti un’altra storia così epica?

GJ: Beh, Crisi Infinita mi è servita per capire come fare i crossover e come funzionano. E’ stata un’esperienza grandiosa, io e Eddie (Berganza) ci guardiamo spesso indietro per vedere quello che ha funzionato, quello che invece non ha funzionato e gli elementi che sono stati una sfida vera e propria. Blackest Night presenta tutte le nuove sfide che siamo stati in grado di affrontare con quell’esperienza. Infinite Crisis è stata molto diversa da 52, la cui narrazione si è rivelata totalmente differente. Del resto ero al lavoro con altri tre scrittori.
E’ stato un duro lavoro, dato che era una serie settimanale, ma focalizzata su un universo a parte. Mentre scrivevo 52 ero sul punto di ritirarmi per concentrarmi solo su Green Lantern e la Justice Society of America, poi mi sono preso un anno di pausa e ho scritto la Sinestro War, che ha richiesto coordinazione con Dave Gibbons. Ma in realtà si è trattato di una storia piuttosto autonoma, legata al mondo delle Lanterne Verdi. Quando è giunto il momento di Blackest Night non ho avuto alcuna esitazione, ero consapevole che si trattasse di un grande evento.. e io li amo. Mi è piaciuto molto per cui credo che ne farò un altro nel 2011, probabilmente, sono storie così “grandi” e colorate.. è divertente lavorare con tutti questi personaggi DC. Sarà un evento totalmente diverso, come Blackest Night lo è da 52 e Brightest Day. Non richiede la stessa coordinazione che è stata necessaria per gli altri eventi che ho scritto.

Mi sono trasferito a New York tre mesi e mezzo fa per lavorare il più possibile a stretto contatto con gli altri su Blackest Night dato che i dettagli sono un vero inferno.. bisogna sempre cercare di migliorare gli eventuali errori. Ivan Reis sta lavorando sull’ultimo numero di Blackest Night, ormai ci siamo. Ho in testa questa storia da tanto tempo, ma alcune idee mi palpitano in testa come se fosse la prima volta. Una delle cose che volevo davvero fare con Blackest Night era la “costruzione” su Green Lantern e Green Lantern Corps. Scrivere le serie, scrivere le conseguenze, preparare il terreno alla storia successiva, in un lavoro coordinato, vedendo come quello che succede influenza il contesto. Ed è una differenza con  Infinite Crisis.

CC: E la prossima storia è Brightest Day?

GJ: Sì. Il concetto dietro questa serie è un po’ esoterico e abbastanza vago, e credo che la gente pensi, erroneamente,  che si tratti solo di una chiamata alle armi splendente, colorata, luminosa, in un tipico fumetto di supereroi. Non è necessariamente così invece, e il vero significato di cosa significhi “più splendente” sarà chiaro alla fine di Blackest Night.

CC: Stai co-scrivendo con Peter Tomasi. In progetti come questo e 52, come vi dividete le cose saggiamente, fra scrittori?

GJ: Di solito per personaggio. In 52 abbiamo deciso la storia tutti insieme e ce la siamo divisi per personaggio. Capitava che io e altri scrivessimo scene di personaggi non “nostri” occasionalmente, ma abbiamo lavorato così, e lo stesso sarà per Brightest Day. E’ più semplice prima di tutto perché è una serie quindicinale, e poi siamo solo io e Pete.. il lavoro è più facile da coordinare.

CC: Stai lavorando su progetti come “Secret Origins” e “Rebirth” per diversi personaggi DC importanti: Superman, Flash, Green Lantern. Com’è lavorare su queste icone? Quanto è importante mantenere i particolari delle loro storie aggiorandone le origini per un pubblico nuovo?

GJ: Devi trovare un equilibrio. Ci sono certe cose in Green Lantern Secret Origin che sono così fin da quando il personaggio è stato creato, mentre altre sono totalmente nuove.. lo stesso vale per Superman. Devo provare a cogliere l’essenza di un personaggio, trovare quello che emoziona davvero le persone quando pensano a Lanterna Verde. Sai, deve caricare quell’anello, dire il giuramento, e essere lì quando Abin Sur si schianta nel deserto. Ci sono certe cose che devono succedere, e ho deciso di incorporare Hector Hammond nelle origini di Hal. E’ una buona controparte di quello che era Hal Jordan all’epoca: uno scavezzacollo contro un intellettuale introverso. Pensavo che si opponessero fra loro in  maniera efficace. E poi Sinestro come “allenatore” di Hal, elemento introdotto nella storia Emerald Dawn. Ma ci sono altri particolari che ovviamente ho cambiato, tutto dipende dall’interpretazione e dalle scelte creative. Io leggo tantissimo e faccio un sacco di ricerca, e poi compio la scelta “estetica” che voglio sia coerente col personaggio che sto scrivendo. Ruota tutto attorno al personaggio.

CC: Provi una sorta di piccolo “brivido” se pensi al fatto che Flash viene ucciso in uno dei primi fumetti che hai collezionato da bambino, e sei stato proprio tu a riportarlo in vita?

GJ: Penso di essere più emozionato per le storie che verranno che per la rinascita in sé, come è stato per Hal Jordan. Mi è davvero piaciuta Rebirth (anche se io sono cresciuto con John Stewart come Lanterna Verde) poiché sapevo che con questa storia avrei riportato in vita la mitologia di Lanterna Verde. Ma il bello viene adesso: il Corpo delle Lanterne Verdi forte più che mai, e tutte queste nuove idee collegate a Flash. Puoi percepire l’importanza di Barry Allen in Blackest Night. E’ un personaggio diverso, che ha un peso e una risonanza nel DC Universe. The Flash #1 esprime tutto questo, e io non vedo l’ora che la serie cominci. Ho trepidato per scrivere quell’albo da quando è inziato Rebirth.

CC: Ci sarà una “Secret Origin” di Flash su questa serie?

GJ: Sì, ci sarà. Scriverò una Flash Secret Origin, anche perché non ce n’è mai stata una. Spesso le persone che leggono fumetti da tempo si dimenticano delle nuove generazioni, oggi per molti Hal Jordan è la nuova Lanterna Verde, per molti Barry Allen sarà il nuovo Flash. Lanterna Verde ha avuto nuove origini 25 anni fa (Emerald Dawn) e oggi Green Lantern Secret Origin è uno dei titoli preferiti da un lettore inesperto, dato che dà l’idea di essere la storia buona per cominciare. Voglio che succeda lo stesso con Flash. Mi piacciono questi racconti legati alle origini, li trovo senza tempo, e penso che Flash Secret Origin sia uno di quei fumetti che si potranno prestare a tutti.

CC: In Superman Secret Origin si vede chiaramente una forte influenza dei film di Richard Donner sulla storia.

GJ: E’ ovvio, dato che si tratta del mio mentore. Mantengo la sua visione di Superman dato che ho una grande reverenza nei suoi confronti, e credo che Donner abbia saputo catturarne l’essenza al meglio, nei suoi film. Gary Frank ci sta riuscendo, in un certo senso. Mi manca molto l’humor del Daily Planet. Nei film era sempre un contesto divertente, nei fumetti non lo è, a volte. Volevo riportare un po’ di umorismo in quegli uffici. Apprezzo molto quello che Gary Frank ha fatto con Lois Lane, rendendola sexy, divertente, spiritosa, arguta, forte e dannatamente cinica, per cominciare. Il nostro modo di rappresentare il Planet “si perde” col trascorrere del tempo, soprattutto se si pensa al mondo dell’editoria odierna, in lotta perenne. Volevo portare indietro l’orologio, rappresentare il Planet come il più grande quotidiano di Metropolis, mostrando però com’era prima, quando nessuno conosceva Jimmy Olsen e Lois Lane era una donna diversa. Quando incontra Superman per la prima volta e lo guarda negli occhi improvvisamente comincia a credere in qualcosa. Se succedesse a qualcuno oggi di ritrovarsi davanti uno sconosciuto che vuole semplicemente dare una mano, voi come reagireste? Molti rimarrebbero spiazzati. Volevo che tutti gli altri giornali fossero molto sospettosi, e volevo il solito Lex Luthor sempre presente e manipolatore.

Ma Lois e il Planet abbracciano la causa di Superman, gli credono, Lois gli crede, e lo sostengono. Così tutta la città inizia a cambiare. Prima di Superman Metropolis era diversa, cupa, egoista, triste, le persone non si guardavano nemmeno in faccia. La città ideale per Luthor. Superman invece arriva per aiutare la gente avvicinandosi ad essa, per spingere gli altri ad aiutarsi fra loro, senza pensare di risolvere tutti i problemi come pretende di fare superficialmente Luthor, il quale mira soprattutto a tutelare i propri interessi.

Il film ha un grande influsso, ma c’è una nuova storia alla base, densa di emozioni, e vedrete Metropolis cambiare e i personaggi crescere. Saranno sensazioni familiari, ma nuove e diverse allo stesso tempo. Visivamente non c’è bisogno di cambiare il costume di Supes, o di rendere il Planet un giornale on-line. Voglio esplorare le emozioni, addentrarmici, come per Green Lantern e Flash. Si scenderà nell’animo dei personaggi, oltre i costumi, le divise, le uniformi. Le relazioni fra i personaggi (come nel il numero 4 con Jimmy Olsen e Superman) saranno molto importanti. C’è bisogno di un cambiamento, a Metropolis, ed essi lo asseconderanno.

CC: Uno dei tuoi progetti del 2010 è una graphic novel originale dedicata a Batman con Gary Frank. Com’è lavorare sul personaggio? E cosa c’è di diverso nell’approccio tuo e di Gary al Pipistrello?

GJ: Ho scritto Batman occasionalmente, ma non ho mai dovuto lavorare su una storia dedicata a lui. Ne ho gà parlato a lungo per Superman Secret Origin, ma adoro lavorare con Gary Frank. E’ uno di quei collaboratori dai quali non ti separeresti mai, dato che parliamo a lungo e ci piace lavorare insieme. Scrivere questa storia è per me una grande fortuna, e nessuno di noi due ha mai lavorato ad ampio spettro su Batman, anche se siamo suoi fan. Batman: Earth One osserverà le origini del Pipstrello da un nuovo punto di vista, ma è presto per spiegare quanto sarà diverso. Non volerà e non ucciderà le persone, è ancora Batman e siamo a Gotham City. Anche in questo caso si tratterà di emozioni, dell’affrontare una grande perdita, del dolore quotidiano che si deve provare per diventare Batman. Voglio esplorare da un punto di vista diverso il rapporto fra Bats e Jim Gordon. Alfred sarà molto diverso a causa delle sue origini, del ruolo rivestito nei confronti di Bruce, del modo in cui si relazionerà a lui e delle conseguenze della morte dei genitori.

CC: Realizzare una graphic novel è diverso dallo scrivere un arc di 5-6 numeri in una serie regolare?

GJ: Sì, perché una grande storia unica. Ogni storia sarà completa con sottotrame legate alle emozioni del personaggio, alcune si chiuderanno ed altre lasceranno porte aperte ad ulteriori sviluppi. Il primo volume riguarda una vicenda importante che vede Batman sotto i riflettori a Gotham per la prima volta, il quale incappa in un grande caso da risolvere e incontra Jim Gordon per la prima volta.

CC: Pensi che le le graphic novel originali rappresentino il futuro dei comics?

GJ: Credo siano una delle strade percorribili. Molti vorrebbero affermare che il futuro risiede tutto nel digitale o nelle graphic novel, ma continueranno ad esserci soluzioni diverse. Se il mercato vorrà graphic novel di questo tipo, lo scoprirermo col tempo. Mi sento un privilegiato a poter lavorare a questo nuovo lancio con J. Michael Straczynski e Shane Davis (autori di Superman: Earth One, in uscita a settembre-ndt) e sono emozionato all’idea di poter lavorare su questo nuovo modo di pubblicare. Non penso che la DC però vorrà proporre solo graphic novel, alle persone piacciono gli albetti mensili, essi fanno parte della storia del collezionismo. Si formeranno diversi canali di vendita e l’offerta si differenzierà, ma ci saranno sempre fumetti mensili.

A cura di Elena Pizzi