JLA: Year One

Scritto da Claudio Grossi il 21 maggio 2012 in Fumetti DC Comics e Supergruppi DC Comics con un commento

Testi: Mark Waid, Brian Augustyn
Disegni: Barry Kitson
Edizione originale: JLA: Year One TP
Edizione italiana: JLA 8-10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20, Play Press

-Genesi di una Lega

Come ogni lettore DC saprà, alla parola supergruppo è impossibile non associare la JLA (Justice League of America), che annovera tra le sue fila nientepopodimenoche la mitica triade Superman, Batman e Wonder Woman, oltre agli altrettanti grandi Aquaman, Lanterna Verde, Flash, Martina Manhunter e tanti altri ancora. Questi sette eroi rappresentano la versione più iconica del gruppo anche perchè ne costituisce il roster originale, fin da quel lontano marzo del ’60.
A seguito però dell’evento noto come Crisi sulle Terre Infinite, l’universo DC subì una forte ristrutturazione a livello di continuity; successivamente, l’evento Ora Zero fu responsabile di ulteriori modifiche, benchè di minor entità.
Questi cambiamenti rappresentarono per certi versi dei limiti al costituirsi del gruppo originale come lo si conosceva, soprattutto facendo riferimento ai grandi tre. Ecco quindi un Superman non ancora pronto a far gioco di squadra, un Batman di cui si dubitava l’esistenza stessa e spesso tacciato come leggenda metropolitana e una Wonder Woman che avrebbe fatto la sua apparizione molto dopo, in occasione della saga Legends.
Come ovviare a ciò?

-I grandi sette cinque

Rimasero quindi gli altri quattro membri fondatori da utilizzare: LV, Flash, Aquaman e Martian Manhunter a cui si decise di aggiungere Black Canary, personaggio femminile dal forte carattere.
Ma grazie a Mark Waid, profondo conoscitore nonchè amante di questi personaggi, ecco che questi assumono caratteri estremamente umani, tridimensionali, a cui difficilmente non ci si possa immedesimare.

Flash: l’uomo più veloce del mondo, a seguito dell’incidente che lo ha reso ciò che è diventato, si rende conto di come la vita da eroe occupi sempre più tempo a discapito dell’identità civile, in veste di Barry Allen, agente forense della polizia di Central City. Si possono avvertire le ripercussioni anche nella vita privata, e in particolare con la sua ragazza, Iris.

Lanterna Verde: Hal Jordan dimostra un carattere di uomo ardito e dalla grande forza di volontà, tratti questi che lo hanno reso degno di indossare l’anello; se ciò da una parte gli conferisce un’aura di sicurezza e determinazione agli occhi di molti, dall’altra parte è spesso e volentieri causa conflitti sia in ambito lavorativo (come collaudatore di aeromezzi per la Ferris Aircraft) che nel gruppo.

Aquaman: Arthur Curry, il principe dei sette mari, abituato a vivere tra le profondità degli abissi, è del tutto inesperto al mondo di superficie. Il suo strano accento, la tendenza a parlare a bassa voce (per il fatto che in acqua il suono si propaga più velocemente) e il suo carattere in apparenza ingenuo lo rendono facile bersaglio di scherno, rendnedolo quindi molto diffidente nei confornti di questi abitanti della superficie.

Martian Manhunter: anche J’onn J’onnz si può definire straniero in terra straniera (e mai come in questo caso definizione è più azzeccata); ma a differenza di Arthur, il segugio di Marte ha avuto modi ambientarsi fra gli uomini, imparandone le usanze, gli usi e i costumi e cercando di comprendere (con scarsi risultati) al tempo stesso l’animo umano, così pieno di contraddizioni perchè capace di mostrare sia bontà e amore, ma spesso anche pregno di odio e di perfidia.

Black Canary: figlia dell’omonima eroina militante nella JSA, Dinah Lance è cresciuta credendo nei più nobili valori insegnategli dai vari membri. Questo però ha accresciuto in lei la stima nei loro confronti, al punto da vederli quasi come dei, per cui nulla è impossibile e per cui non vi è possibilità di commettere errori. Ciò la rende a volte esigente al massimo nei confronti dei compagni.

Con caratteri così diversi parrebbe impossibile trovare un punto d’intesa. Ed è proprio ciò che viene esplorato nella storia;
questa prende appunto il via dopo la sconfitta degli Appelaxiani, minaccia che vede per la prima volta lavorare gli eroi assieme. Questo però non significa che siano già un gruppo, anzi: questo rappresenta solo l’inizio di un percorso che i nostri eroi dovranno intraprendere al fine di capire se la cosa possa funzionare o meno e se vale veramente il motto “l’unione fa la forza”. Ma nel frattempo, dovranno far fronte a pericoli come non ne hanno mai affrontati prima, capaci di attaccare nell’intimo e di far leva sulle debolezze di ognuno e per cui l’intesa di cui parlava all’inizio è vitale.

Conclusioni
La storia è presentata da un Barry Kitson in gran forma, capace di regalare tavole di grande impatto e in grado di rendere perfettamente gli eroi (e non solo). Molto gradite anche le comparse e i cammei, alcuni squisitamente sfiziosi, altri molto più importanti nella vicenda. Il tutto condito da un ritmo incalzante e che non annoia mai e che dopo quasi 15 anni è in grado di regalare forti emozioni.

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