ROCK’N’ROLL STAR

Scritto da Luca Bocchetti il 11 settembre 2011 in Fumetti DC Comics con nessun commento

Da Rolling Stone

Ecco per voi la traduzione di alcune colorite dichiarazioni dello scrittore scozzese Grant Morrison fra presente, passato e futuro. Il rilancio DC è arrivato! E Grant racconta la sua passione per i supereroi.. e per la musica.

 

Stai per rilanciare Action Comics, uno dei titoli più longevi della Dc Comics. La tua rivisitazione di Superman sarà capitale come lo fu quella di John Byrne nel 1986?

Sì, forse. Probabilmente alla stessa maniera, nonostante lui abbia cambiato le cose considerevolmente. Non userò il costume, solo jeans e maglietta, un Superman ‘Bruce Springsteen’. Superman: l’originario campione degli oppressi, socialismo e quant’altro, volevo un po’ di tutto questo.

È stato fatto consultando un gruppo di persone?

La Dc mi ha contattato a Marzo e ha detto che stavano rilanciando tutte queste serie, mi ha chiesto se volevo fare Superman, e io non volevo, ma poi, quando mi hanno chiesto: “Faresti Action Comics 1?” Io ho detto: “Ecco una bella conclusione per Supergods”. Perciò ho accettato, ed ero piuttosto sorpreso che mi lasciassero far tutto e cambiarlo così radicalmente.

La Dc sta rilanciando la sua intera linea –  è un gesto disperato?

Ci saranno sempre queste iniziative perché le vendite dei comics sono davvero basse, e le persone sono disposte a provare qualunque cosa al giorno d’oggi. Si sta semplicemente crollando. Peggiora di mese in mese. A Maggio è stata la prima volta da molto tempo in cui nessun fumetto ha venduto più di 100.000 copie, dunque c’è un declino.

Per te, personalmente, è spaventoso?

Solo nel senso che sarebbe un peccato non scrivere fumetti supereroistici ma, allo stesso tempo, immagino che farei semplicemente qualcos’altro, perciò non è così spaventoso.

Pensi che questo sia il ‘canto del cigno’? 

Sì, più o meno. Ma ripeto, ci si può sempre sbagliare. C’è un vera percezione che le cose stiano proprio deragliando, ad essere onesti. Fumetti supereroistici. L’idea è piuttosto impietosa, è superata, ed è abbastanza in abbandono, il ‘primo razzo sulla rampa’…

Abbandonare il fumetto?

E spostarsi sui film, dove si può essere più potenti, più efficaci. La definizione di meme [N.d.T: un’idea culturale trasmessa verbalmente di generazione in generazione] è un idea che vuol essere replicata e ha trovato un mezzo migliore attraverso il quale replicarsi: giochi, cinema. Sarebbe un peccato, perché come ho detto nel libro, una delle cose stupefacenti in quegli universi è che esistono, c’è un continuum di carta che riflette la storia, ma le persone non muoiono; è come nei Simpson, le persone non invecchiano, cambiano e basta.

Con la musica pop è lo stesso. Quando non vende si va giù, ma non ha niente a che fare con la qualità. Coi fumetti, la qualità ora è meglio di quanto non sia mai stata, ci sono più persone molto brave in quello che fanno. Tutto è disponibile gratis, penso che sia quello il vero problema, nessuno vuole più comprare. Esce un numero, lo vedi subito online e puoi leggerlo. È quello il modo in cui la gente vuole consumare l’informazione, il colore sembra più bello. Penso sia più quello il problema, ma lo è per tutti, non solo per i comics, e tutti cominciano a sentirlo.

Ci sono state storie del fumetto, ma il tuo libro Supergods è tutto sui supereroi.

È una contro-visione dell’idea che i fumetti debbano allontanarsi dal supereroismo.
Posso apprezzare qualcuno come Chris Ware (un noto fumettista americano, ndt) per il suo lavoro, che penso sia bello, ma il suo atteggiamento mi puzza, sembra essere la disposizione di qualcuno molto privilegiato e, onestamente…provi a vivere qui, o in una riserva indiana e stia zitto.  E vedere sul serio tutto quel nichilismo, mi fa veramente arrabbiare, è inutile per tutti noi, ed è proprio di persone che hanno denaro e successo parlare in quel modo ed è indifendibile.

Perciò non mi è mai piaciuta quella roba; ho sempre pensato di avere un senso di vera classe operaia scozzese che si oppone al fatto che quel tipo di considerazioni siano realizzate da privilegiati ragazzini di college americani, che mi dicevano che il mondo era piatto. “Vuoi farmi credere che il mondo sia piatto, amico?” E non è utile, non ci porta da nessuna parte. Ok, è così, allora? Che farai in proposito, ragazzino da college? Il mio libro non era accademico. Non riesco ad avere a che fare con quei tipi da Comics Journal, mi adulavano come hanno fatto, è solo difesa, ragazzini furbi.

Semplicemente i supereroi sono quello di cui mi interesso, ed ecco come viene esaltato, attraverso i miei occhi. Puoi guardare la stessa cosa e vedere solo spazzatura, carta igienica; io lo guardo e vedo gli angeli di William Blake. Ecco come appare attraverso i miei occhi, è tutto ciò che ho, non riesco a parlarne in mezzi termini, ma posso parlarne nel senso di uno che ne fa pratica, qualcuno che ci ha pensato intensamente per un periodo di tempo terribilmente lungo, e di nuovo, ho pensato: “Che posso fare? Un libro che li legga nel modo in cui Nick Kent parla di musica”, per lo meno ti da una connessione personale con qualcuno che prende ciò molto seriamente.

Frequenti ancora il tuo ex-pupillo Mark Millar?

No.

È una situazione di straniamento?

È un ‘barattolo di vermi’ (un casino). Incontrai Mark quando aveva diciotto anni, e andavo molto d’accordo con lui, perché rideva a tutte le mie battute. Ha il mio stesso senso dell’umorismo, è molto cupo, perciò legammo. Gli telefonavo ogni giorno e finimmo col fare del lavoro insieme su 2000AD, che andò bene. Era roba divertente, ci incontravamo al pub e ci ubriacavamo e facevamo questa striscia di Big Dave, che era una strip comica. Ovviamente lui stava cercando di entrare nel fumetto americano, perciò lo misi su Swamp Thing e mi chiesero di scrivere la serie, ma io dissi “Date spazio a Mark, dategli un lavoro”, perciò mi consultai con lui sulle storie, e così per tutti gli anni novanta.

Quando ottenne la serie di Authorithy, cominciò l’ascesa della sua stella, e a quel punto lui sentì che era nella mia ombra e doveva uscirne, e il modo per farlo era questa rottura veramente spiacevole. Fu piuttosto difficile, lo sentivo, ma doveva fare la sua strada, e non voleva che ci fossi io, poiché vedevo che molto del suo lavoro era stato pianificato o organizzato da me, persino spunti di dialoghi, fino al punto degli Ultimates. Lo vedeva come uno sminuire la sua posizione, nonostante non lo fosse. Ero orgoglioso di lui come mentore. Ha fatto bene senza di me, ha il suo stile, fa le sue cose. È quel genere di archetipo, si rimane incastrati in quella storia.

Ti tirasti fuori e ne prendesti atto, ma fu dopo l’allontanamento?

Sì. Prima di ciò, tutti nell’ambiente sapevano che lavoravo con lui, era ovvio, avevo dieci anni di più, avevo già successo. La sua stella crebbe e quella storia passò in secondo piano.

Vive ancora a Glasgow, c’è la possibilità che tu ti imbatta in lui?

C’è un’alta probabilità che lo incontri, e spero di viaggiare a cento miglia all’ora nel momento in cui succederà.

Sei stato molto gentile con Identity Crisis di Brad Meltzer in Supergods.

Cercavo di essere gentile perché Brad Meltzer mi piace. È un tipo simpatico. Faccio molte conversazioni interessanti con lui perciò ho cercato di focalizzarmi su ciò che pensavo ci fosse di buono e quando lo rilessi ce n’era davvero molto in verità. La prima volta che lo lessi nei fui come offeso. Pensai “ è stato proprio…perché? Ma che cazzo è? Ma davvero?”  Non era nemmeno normale. Era oltraggioso. Era assurdo perché Elongated Man avvolgeva diverse volte con le braccia il cadavere di sua moglie. Pensai “c’è qualcosa di insano qui. Qualcosa è andato storto in quest’immagine”.

Quella trama ha affrontato molte critiche, in parte perché le persone la vedevano come misogina. È difficile da dire, perché molti uomini cercano di evitare la misoginia, lo fanno davvero, nel mondo in cui viviamo oggi. È difficile per me credere che un timido occhialuto laureato come Brad Meltzer, che è un romanziere e padre di famiglia, si risolva ad essere bizzarramente misogino. Ma sfortunatamente quando guardi questa amata eroina che è stata chiaramente sodomizzata nella base della JLA…persino dirlo ti porta a quei puntini sospensivi in cui non sai che altro dire. Forse è meglio che la Dc stia ricominciando ora.

Ci sono stati molti casi di sessismo nella Dc perché sono soprattutto uomini che lavorano in quegli ambienti. Ma nessuno dovrebbe sostenere che stiamo deliberatamente assumendo una posizione anti-femminile. Penso sarebbe ignoranza o stupidità o Dio sa cosa. Oggi, per qualche motivo, stavo leggendo un po’ di Marvelman di Alan Moore. Ne ho trovato uno lì nel retro e non riuscivo a crederei. L’ho preso e ci ho trovato due cazzo di stupri e improvvisamente ho pensato: “ Quante volte qualcuno è stato stuprato in una storia di Alan Moore?” E non riuscivo a trovarne nemmeno una in cui qualcuno non fosse stuprato, eccetto Tom Strong, che credo fosse un pastiche. Sappiamo che Alan Moore non è un misogino, ma cazzo, è ossessionato dagli stupri. Io sono riuscito a farmi trent’anni nei comics senza nessuno stupro!

Mi piace l’idea che tu trovi la parola ‘geek’ offensiva.

Sì, lo è, è da fenomeno da baraccone, degradando quei fenomeni da baraccone che mangiano teste di pollo. La prendevo all’opposto, quando le persone chiamavano qualcuno ‘geek’ , e dicevo tipo:” qual è la differenza tra qualcuno che colleziona fumetti e qualcuno che colleziona dischi di Britney Spears o programmi calcistici? Non chiamereste quelle persone ‘geek’, perciò perché chiamate quegli altri ‘geek’? Non tutti noi che amiamo i fumetti li collezioniamo, ci sono altri hobby. Non sono diversi dalla maggior parte della gente che consuma le cose e le mette in un angolo o in un cassetto, è questo che cerco di dire. Chiunque si interessi di qualcosa potrebbe essere chiamato ‘geek’, ma non lo si chiama ‘geek’. È  solo più facile da usare di qualunque altra parola.

Rimpiangi di non avere figli?

Un po’, ma non so. Ogni volta che ci penso considero la realtà della cosa. Mi piacciono molto i bambini e vado d’accordo con loro, e quello è l’aspetto esteriore della cosa, ma vedo gente con figli veri. Il trauma e la difficoltà. E se il pensiero di ogni giorno è la preoccupazione che il mio gatto sia malato, preoccuparsi di un bambino sarebbe persino infernale.

Come sapevi di essere pronto per sposarti?

Lo avevo fatto. Non avevo fatto tutto. Non ero stato coinvolto in orge di massa ma avevo fatto tutto quello che avevo bisogno di fare. Quando incontrai Kristan pensai che non ci fosse nessuna al mondo che avrei potuto desiderare più di lei perciò mi fermai con una sola persona ed è rimasta così. Non riesco proprio a vedere oltre lei. È grandioso.

Ci sono state delle vere groupies del fumetto?

Si. Non ci ho fatto niente. Ero sempre molto gentile con loro. Mi mandavano belle lettere e davo loro un buffetto sulla guancia ed era tutto molto romantico e mi consideravano come fanno le ragazzine. C’erano persone dell’ambiente che si scopavano ogni ragazza in vista. Io non potevo proprio farlo. Amo la loro giovane femminilità e tutta l’idea che fossero brillanti e leggessero Batman e Robin o Death from the Endless. Significava qualcosa per loro e non vuoi rovinarlo e far credere loro che i tizi che realizzano questa roba siano dei coglioni e incasinino la loro vita. Ci sono alcune belle ragazze intelligenti ma non ci ho mai avuto niente a che fare. Uscivamo e ballavamo un po’, cose del genere, ma poi le mettevo su un taxi e dicevo loro ‘stammi bene’.

E riuscivi anche ad incontrare ragazze in altri modi?

Ho fatto una bella vita. Ero un tipo da club negli anni ’90. Andavo a ballare tutte le settimane.