Death Man, Lord

Scritto da Giuseppe Urso il 15 dicembre 2011 in Batman e Manicomio Arkham e i nemici di Batman con nessun commento

Batman, Inc. #01

Vero Nome Sconosciuto
Status Disperso nello spazio
Occupazione Pazzoide omicida
Affiliazioni Nessuna
Armi ed Abilità Sembrerebbe possedere ora capacità rigenerative che gli permettono di sfuggire alla morte. Qualsiasi morte.
Base Operativa Al momento, una cassaforte in orbita intorno alla Terra.

Ho trovato il modo di oppormi alla morte, ma non scoprirai mai il mio segreto

– Tra America e Giappone –
Il 12 gennaio 1966, la ABC, importante rete televisiva a stelle e strisce, mandava in onda Hi Diddle Riddle, episodio iniziale di un serial TV che avrebbe di lì a poco dato il via alla prima grande vera bat-mania del secolo.
Diventato col passare degli anni serie di culto, il Batman di Adam West Shonen Ace(l’attore che si celava, non tanto atleticamente, sotto la calzamaglia grigio topo del Crociato Mascherato), con le sue trame sgangherate, i dialoghi al limite dell’assurdo e dei personaggi spesso surreali, ebbe anche immediate ripercussioni sul Batman cartaceo, vanificando di fatto ciò che l’editor Julius Schwartz aveva iniziato a sviluppare solo qualche anno prima.
Incaricato di combattere (e vincere) il pesante calo di vendite che tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo aveva colpito i titoli dedicati al Cavaliere Oscuro, Schwartz decideva per una drastica rivoluzione, maturando tutta una serie di scelte narrative che avrebbero dovuto modificare profondamente l’assetto del batverse.
Fulcro di un simile processo di rinnovamento, allo stesso tempo base dal quale partire e traguardo, il desiderio di riportare in auge le ormai antiche atmosfere anni Quaranta.
Niente più trame fantascientifiche, quindi. Nessun personaggio al limite del ridicolo, né, ancora, criminali incapaci di portare in scena del vero male.
Paradossalmente, insomma, tutto ciò che il serial televisivo si preoccuperà invece di perpetuare con ostinazione.
E’ durante gli ultimissimi spasmi di questo primo tentativo Schwartz (l’editor riprenderà in mano le redini nel ’68, a telefilm concluso) che Batman #180 raggiungeva le edicole, ospitando al suo interno Death Knocks Three Times, storia scritta da Robert Kanigher e disegnata da Sheldon Moldoff.
Le atmosfere sono cupe (molte le vignette ambientate all’interno di un cimitero), come cupo è anche il villain di turno: un individuo il cui costume, inspiegabilmente fuso al corpo (trovata sicuramente atta ad infondere nella figura un’ulteriore dose di mistero), richiama le fattezze di un essere sepolcrale. Uno scheletro incapace di morire.
Ed è proprio questa la particolarità che Kanigher affida alla propria creatura: l’apparente capacità di sfuggire alla morte. L’immortalità. Anche se, in realtà, di soprannaturale c’è ben poco…
La sorprendente abilità si scoprirà infatti essere dovuta alla sola perfetta padronanza di una tecnica yoga in grado di far cadere il corpo in uno stato di morte apparente.
Nel frattempo, la popolarità del serial con Adam West cresceva, varcando i confini nazionali e raggiungendo, tra l’altro, anche il Giappone.
Per sfruttare al meglio un tale successo, la DC Comics incaricava allora il giovane Jiro Kuwata, autore ed illustratore, di occuparsi della conversione di alcune tra le storie recentemente pubblicate negli States affinché potessero essere presentate, una volta tradotte in manga style, al pubblico nipponico. Death Knocks Three Times era tra queste.Batman #180
Con uno spazio a disposizione nettamente superiore (una settantina di pagine contro le canoniche ventiquattro della controparte), Kuwita dava vita ad una trama migliore, maggiormente sviluppata dal punto di vista narrativo e certamente più attenta alla caratterizzazione dei suoi personaggi.
E’ curioso, quindi, che sia stata l’opera di Kuwata e non quella di Kanigher a dare la giusta ispirazione allo scrittore Grant Morrison quando, oltre quarant’anni dopo, deciderà di riportare in auge il volto mascherato di Lord Death Man (titolo ereditato proprio dalla versione nipponica), anche se, occorre precisare, questi aveva già avuto modo di risorgere (con esiti però nettamente meno coinvolgenti) giusto qualche mese prim…
Manifestando stavolta un evidente contatto con l’originale americano, il criminale in costume aveva infatti già ritrovato posto nelle pagine di una bat-story per volere di Joe Casey su Superman/Batman #68, circa un anno prima. Una fugace apparizione però. Un cameo da Morrison del tutto ignorato.

Batman, Inc. #01Da guru a spettro
Il Death Man classico, quello del ’66 per intenderci, altro non era che un malfattore in grado di cadere, a comando, in uno stato di morte sospesa capace d’ingannare anche il più bravo dei medici. Questa la tecnica utilizzata dopo ogni arresto. Giusto il tempo di farsi seppellire e poi liberare dai suoi. L’unico elemento realmente velato da mistero era quell’identità perennemente celata da quel macabro costume.
Con Morrison il quadro muta, ed è proprio l’elemento soprannaturale ad ottenere ora le dovute attenzioni.
Il magico, il demoniaco o, comunque, l’insolito fanno la loro comparsa, mentre, paradossalmente, quasi in un ipotetico scambio, il particolare del costume/pelle è abbandonato. Non ve n’è più bisogno alcuno.
Lord Death Man appare ora come un essere realmente invincibile, inspiegabilmente immortale, talmente forte nel suo essere in grado di sfuggire alla morte da costringere l’eroe a prendere una decisione quanto mai estrema. Non si tratta più, quindi, di un semplice inganno basato su specifiche tecniche yoga. No, è un’immortalità vera e propria quella che il criminale pare adesso possedere.
E poi c’è la follia. Accentuata ed onnipresente. Un elemento prima del tutto assente.
Il Lord Death Man di Batman Incorporated è un pazzoide delirante, convinto di essere l’agente della Morte (quella con la M maiuscola) e, per questo, legittimato a falciare quante più vite possibile.
Lord Death Man è un servitore del caos di nolaniana memoria. E’ un sadico senza alcun freno etico e morale. E’ un uomo della morte, appunto.
In lui, ormai, quasi come fosse una conseguenza di questa sua nuova condizione soprannaturale, nessuna traccia di umanità sopravvive. Morrison ha dato vita ad un altro mostro.

Cronologia delle Apparizioni


Informazioni sull'autore

Giuseppe Urso [Cappellaio Matto]Teinomane patologico, collezionista compulsivo di inutilità, ospite occasionale dell'Arkham Asylum. Non proprio una bella persona, insomma. Con la testa perennemente rivolta al passato, sogna un futuro da rigattiere. Nel frattempo, trascorre le sue giornate a guardare documentari su History Channel, organizzare tea-party e prendere qualsivoglia decisione dopo un bel tiro di dadi.Leggi tutti gli articoli di Giuseppe Urso