STARMAN VOL. 1 e 2

Scritto da Christian Ardao il 10 settembre 2011 in Altri eroi DC Comics e Fumetti DC Comics con 2 commenti

Testi: James Robinson
Disegni: Tony Harris
Edizione originale: Starman Omnibus n.1/2 HC (contiene Starman #1-29; Showcase ´95 #12, Showcase ´96 # 4-5, Starman Annual # 1).
Edizione italiana: Planeta DeAgostini, cartonato, a colori, 448 p., 35 euro. Volumi 1 e 2 di 6.

 

Starman era una delle serie che desideravo ardentemente leggere fin dall’annuncio del piano editoriale spagnolo, ed è stata per me una grande gioia poter essere certo della pubblicazione di questi 6 attesissimi omnibus. Mentirei se dicessi che sapevo cosa aspettarmi da quest’opera, che nonostante sia all’unanimità considerata come una delle serie più belle degli anni ’90 ho comprato a scatola chiusa, fidandomi dei giudizi letti.

La sorpresa maggiore è costituita dall’atmosfera e in generale dalla tipologia della serie, un ibrido Vertigo-Mainstream davvero unico e ottimamente amalgamato, che prende senza dubbio dall’uno e dall’altro “genere” gli elementi migliori e li rimescola per ottenere un esito ancora più originale. Gli esempi sarebbero ridonanti, dato che ogni pagina del fumetto è la sintesi di quanto ribadito poc’anzi, e anzi credo si rischierebbe di rovinare un’eventuale lettura futura.

Oltre ad essere un ibrido Vertigo-Mainstream appunto questa è soprattutto una serie molto personale: lo scrittore James Robinson infatti in ogni caratteristica di Jack, Ted o di tutti i comprimari, perfino nella della descrizione della città che ospita le avventure di Starman, riflette un pezzo di sè, delle sue angoscie, delle sue pulsioni, delle sue manie. Tutto questo ovviamente si traduce in una facilità disarmante da parte dello sceneggiatore di trascinare il lettore dove desidera, senza soluzioni pacchiane o eclatanti.

E’ proprio la quotidianità inoltre un altro degli elementi che ci fanno apprezzare Starman. Vediamo Jack alle prese con ogni tipo di problema/situazione/avventura. Dalla raccolta di oggetti d’antiquariato (adorati da Jack quanto da Robinson), alla ricerca di nuovo negozio fino ad una inusuale gita insieme a Mikaal e Grundy, con risvolti che preferisco scopriate nel corso della lettura.

Il backround del protagonista è davvero studiatissimo: questa Opal City è una realtà urbana per me inedita nel mondo dei comics. Per la prima volta vediamo un autore spendere pagine e pagine per la descrizioni di luoghi e strade completamente inventate, che diventano anch’esse protagoniste delle scorribande di Jack. Una conoscenza dettagliata della topografia cittadina permetterà inoltre al protagonista di salvarsi in diverse occasioni.

Passiamo ai personaggi: cosa si può dire dei protagonisti? Ognuno di essi è sfaccettato in ogni minimo dettaglio, perfino quello più insignificante. Come già detto in precedenza, Robinson ha riflesso in loro qualcosa di sè, e questo permette all’autore di poterli approffondire con una facilità disarmante. Una caratteristica dei personaggi è la costante crescita interiore che ognuno affronta e che Robinson sottolinea in maniera marcata, addirittura dedicando a questo tema un intero numero.

Jack è il classico antieroe, almeno all’inizio. Spinto controvoglia e per puro caso a diventare Starman dalle circostanze, finisce per amare ciò che questa figura eroica rappresenta, bramando come suo padre (lo Starman originale) e suo fratello prima di lui il titolo di protettore di Opal City. Jack è un ragazzo giovane e impulsivo, amante, collezionista e venditore allo stesso tempo di tutto ciò che è vecchio, antico e datato. Il rapporto con il padre agli inizi è burrascoso, finché l’accettazione del suo nuovo ruolo di eroe non segna un importante riavvicinamento fra i due. Meriterebbe un discorso a parte anche il rapporto con il fratello, poichè decisivo nella nascita del “nuovo” Starman, ma anche questo è un aspetto che è bello approfondire con una lettura individuale (scoprirete cosa sono i “parlando con Jack”) senza anticipazioni di sorta.

Senza alcun dubbio il personaggio più importante di questa serie rimane e rimarrà per sempre Shade, uno strano uomo vestito come un gentiluomo della Londra Vittoriana che si aggira per Opal City con intenti che ridefiniscono il concetto di bene e male, dato che lui stesso è ambiguo nelle sue azioni, complesse da decifrare. Un cambiamento che lo riguarda è a mio parere uno dei momenti più belli del volume.

Proprio Shade è protagonista della serie in modo davvero singolare: infatti spesso, tra uno story arc e il successivo, Robinson si dedica alla narrazione di fatti ed eventi avvenuti a Opal City nel passato, raccontati attraverso le pagine del diaro di Shade. Questi intermezzi sono chiamati Storie dei Tempi andati e, oltre a essere interessanti da leggere, risultano poi fondamentali  per la conoscenza del personaggio, in relazione anche ad eventi futuri.
Nel secondo omnibus troviamo altre pagine scritte in prosa tratte ancora una volta dal diario di Shade, le quali propongono ulteriori approffondimenti sulla sua figura e sul suo modo di vedere il mondo. Tutto il cast di Starman comunque è unico e interessante da scoprire.

Lo stile di Robinson è personale, originale e muta costantemente per esigenze narrattive, variando tra uno storyarc e l’altro e i numeri di intermezzo. L’autore gioca con i personaggi come più gli piace, le demarcazioni morali da lui descritte non sono mai rigidamente definite, le trame non sono mai banali, ma hanno premesse semplici ed efficaci. Lo scrittore si prende tutto il tempo necessario per narrare ogni singolo aspetto rilevante, alternando passato e presente.

L’autore appunto gioca molto con il tempo: abbiamo flashback e flashforward, immagini premonitorie di eventi futuri e addirittura, nel secondo volume, quello che potrebbe essere il vero finale di tutta la serie.

Per quanto riguarda i disegni possiamo dire che qui troviamo un Tony Harris straordinario, per me superiore (e di molto) al Tony Harris di Ex Machina, anche se non tutti la pensano allo stesso modo. La serie senza le sue matite non avrebbe riscontrato sin dall’inizio il successo che ha avuto: Harris ha avuto infatti un ruolo decisivo nella creazione di Jack, nella redifinizione di molti personaggi e nella perfetta resa di Starman come eroe diurno e notturno allo stesso tempo.

Le sue tavole trasudano passione e utilizzano uno storytelling davvero perfetto per i testi di Robinson, e le copertine poi sono eccezionali per composizione, idea e svolgimento.
Un plauso sicuramente deve anche essere rivolto agli inchiostratori e coloristi della serie, che hanno reso egregiamente le contrapposizioni tra luce e oscurità (ben marcate) utilizzando una gamma di colori perfetti per l’atmosfera della serie.

Che altro dire?
Starman è un fumetto strepitoso, forse l’esempio di come Vertigo e Mainstream possano coesistere in maniera egregia: è un’opera scritta e disegnata da veri maestri, da leggere e rileggere con calma e pazienza: si tratta sicuramente di (tanti) soldi ben spesi.

Sono abbastanza contrariato quando sento in genere giudizi sulle opere di Robinson, sempre messe a confronto (in negativo) con quanto fatto su Starman. Io definisco Starman come l’opera della vita, quella che si realizza ai massimi delle proprie possibilità e che riesce solamente una volta, in maniera irripetibile. Questo non significa che anche il resto non meriti una chance.