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Eternity - di Alessandro Bilotta

Aperto da Mordecai Wayne, 31 Ottobre 2022, 16:44:23

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eddiekrueger


Paolo Papa

#31
Ho letto anche il quarto volume, vengono aggiunti tasselli su tasselli in questo mosaico sempre più complesso.
la curiosità è vedere dopo il tutto va a parare (se va a parare ma propendo per il sì).

Per il momento è (solo?) un bellissimo affresco sulla nostra società, ricco di spunti, riflessioni e aforismi da citare.
ogni parola è preziosa ed è perfettamente pesata nell'economia della storia.

per i disegni, direi quasi che Geraci in questo quarto volume è al suo vertice (e in perfetto connubio con i colori) ed ha ormai fatto sua questa gabbia particolare che bilotta ha pensato per questa serie.

altro volume imperdibile.
vendo tanti fumetti ALAN MOORE, ATTICA, FRANK MILLER, PANINI, BAO, SALDAPRESS, MAGIC PRESS, BD, BONELLI, MONDADORI, MANGA, ETC

http://www.dcleaguers.it/forum/mercatino/(na)-vendo-grandi-saghe-planeta-nathan-never-brendon-altro/

Heimdall

Citazione di: Mordecai Wayne il 31 Ottobre 2022, 16:44:23

Eternity - 1. La morte è un dandy

Soggetto: Bilotta Alessandro
Sceneggiatura: Bilotta Alessandro.
Disegni: Gerasi Sergio
Copertina: Gerasi Sergio
Colori: Matera Adele

Questa nuova serie di Bilotta parte subito molto forte e, anche se con molti coni di ombra da sviscerare lungo il cammino, offre al lettore tonnellate di tematiche, connessioni e spunti di rifllessione.
Come ha ormai abituato il suo pubblico, l'autore romano costruisce dei livelli di comprensione altamente stratificati: ogni lettore, in base alla propria sensibilità e conoscenza, ha la possibilità di scovare una piccola perla da portare con sé durante il viaggio.
Partiamo da Alceste, il protagonista assoluto delle vicende. Come suggerito dal titolo del volume ci troviamo dinnanzi ad un dandy all'ennesima potenza, "vestito" di una corazza fatta di strafottenza e finta superficialità, distaccato dalle persone e dagli eventi quasi al punto da sembrare algido e preda di vizi messi profondamente in mostra (droga, sigarette, alcol).
Come si può dedurre dalla bella e sincera introduzione nel volume assistiamo ad un  percorso di similitudine e immedesimazione in due fasi (che però sono circolari e riportano all'inizio): tra Bilotta e Alceste, tra Alceste e Chateaubriand.
Bilotta rafforza e contestualizza il suo protagonista e il mood narrativo attraverso una frase di Chateaubriand ("È bella Roma per dimenticare tutto, disprezzare tutto e morire") che probabilmente è un sottinteso manifesto delle ispirazioni mutuate dall'autore francese. D'altronde Chateaubriand fu uno scrittore romantico che baso' la sua poetica sulla noia, sul disincanto, sulla ricerca della solitudine. Tutte tematiche da sempre care a Bilotta (come confermato da lui stesso nella già citata introduzione) e che abbiamo analizzato in altre sue opere.
Un caso di auto-contaminazione tra opere lo troviamo nel momento in cui Alceste, accompagnato da Lucrezia, incontra Mercurio Loi e Ottone nella taverna dove viene servita la trippa al sugo (chiaro riferimento all'episodio numero 4 "Il cuoco mascherato" ). Una continuazione dei temi trattati come il diritto all'ozio e la caricaturale rappresentazione di persone che sentono di doversi omologare (o devono ?) forzatamente alla massa oppure che sentono il bisogno incessante e ansioso di riempire tutti gli spazi di vita (episodio numero 10 "L'uomo orizzontale").
Grande importanza ricopre anche il set su cui si muovono i protagonisti: anche qui, ancora una volta, abbiamo come collocazione geografica Roma. La città a cui Bilotta dedica sin dalle prime pagine (prima di iniziare a "distruggerla" nelle mille contraddizioni mostrate) "La sera dei Miracoli" di Lucio Dalla, un brano con cui il cantautore omaggio' la parte vera e popolare della città (a dispetto della parte mossa dagli intrighi e dai ricatti tra lo star system televisivo, la politica e il clero).
Una Roma però quasi distopica, dove non valgono le regole che guidano la nostra epoca attuale (dato ad esempio dal fatto che Alceste fumi tranquillamente in un locale pubblico) e ricca di idiosincrasie come quella tra un cellulare talmente avanzato tecnologicamente da risultare trasparente, quasi inesistente, e una cabina a gettoni dove è specificato con un cartello "Telefono a moneta per comunicazioni celeri a grande distanza".
Bilotta nel corpo del volume mette in scena una critica all'attuale deriva social e sociale.
E lo fa, come in precedenza, attraverso un brano musicale: "I pagliacci" di Vinicio Capossela. Qui illustra il pensiero di Alceste sul fatto che gli uomini siano semplici attori impegnati a stupire gli altri, incapaci di essere però normali per se stessi ( "di creta mi pare il cerone, s'appiccica al volto il mal del buffone, ridere vorrei stasera, ridere vorrei per me"). Insomma un po' la descrizione perfetta degli influencer e dei social che li incatenano e li imprigionano in un ruolo da recitare come nella installazione fissa in cui si dovrebbe muovere Lucrezia.
Altro aspetto particolare della narrazione sta nel prendere spunti da fatti reali come ad esempio la probabile presenza di Gennaro Mosconi (famoso per i suoi bestemmioni in tv, come la comparsa incontrata col paparazzo) o l'ultima "moda" tutta romana di andare a finire con l'auto nella fontana (nella realtà è capitato più volte nella fontana antistante il Colosseo quadrato, qui invece l'auto viene collocata nella fontana del Nettuno a Piazza Navona).
Gerasi dal suo punto di vista offre una rappresentazione da applausi elevando ancora di più le sue già ottime prestazioni. Magari grazie anche alla gabbia da 6 tavole allungate rettangolari e alla colorazione "pastellosa" e psichedelica di Adele Matera.
Il finale di questo primo volume è amaro, ma in pieno accordo col tenore dell'opera.
E mutuando un altro aforisma di Chateaubriand (ritornando al circolo iniziale) possiamo capire il vero (momentaneo) mood di Alceste, che vive quasi stancamente e melanconicamente la sua esistenza, e ottenere una sorta di "spiegazione" al gesto compiuto da Lucrezia: "La vita non mi si addice, forse la morte mi andrà meglio"

Voto: 8,5


Non è una brutta cosa rendersi conto che non si hanno tutte le risposte. Poi cominci a fare le domande giuste....

Paolo Papa

però! l'heimdall che non ti aspetti
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superxeno

Pazzesco ormai è sulla strada del magister. Nulla lo può più deviare. E' andato.
Sometimes I feel so deserted

Arkin Torsen

La miglior vendetta è vivere bene, e stronzate del genere (John Constantine)

Deadpool

Citazione di: superxeno il 17 Novembre 2023, 11:46:53Pazzesco ormai è sulla strada del magister. Nulla lo può più deviare. E' andato.
Sembra un elogio funebre  :lolle:

superxeno

E' un annuncio di morte e di rinascita
Sometimes I feel so deserted

Heimdall

Citazione di: Deadpool il 20 Marzo 2023, 09:21:32

Eternity n.2,
Rovine metaforiche visitate dai turisti


Soggetto: Bilotta Alessandro
Sceneggiatura: Bilotta Alessandro
Disegni:  Mosca Matteo
Copertina:  Mosca Matteo
Disegni: Matera Adele






Secondo volume che si mantiene su un ottimo livello ma che, bisogna ammettere subito, si dimostra meno potente del precedente.
Il fulcro della trama è l'amaro racconto della caduta di Tito Forte, la decadenza dell'imperatore come lo definisce il gossipparo Sant'Alceste.
Si parte con la presunta riscossa dell'attempato presentatore, messo in "panchina" per diverso tempo, in un talk-show che vede il confronto diretto tra due personaggi (apparentemente) agli estremi: Bonadonna (factotum truffaldino delle celebrità che riprende chiaramente le manie e le bassezze di Fabrizio Corona) e il cardinale Giuseppucci.
Proprio da quest'ultimo personaggio Bilotta prende spunto per muovere una precisa critica alla chiesa romana, soprattutto in alcuni suoi alti prelati, vista come entità lontana dal popolo e dalla realtà, impegnata più a predicare come impegno di forma che come vero cardine della cristianità. Insomma ciò che asserisce il classico detto napoletano "Dicette 'o parrucchiano: Fa chello ca te dico je e no chello ca facc' je" che si può tradurre in "predica bene e razzola male".
Usando un eufemismo, si potrebbe dire, che l'intervista non va nel migliore dei modi...
Nelle scene subito seguenti l'autore ci mostra Alceste intento ad ascoltare con le sue fedeli cuffiette il brano "La voglia, la pazzia" di Ornella Vanoni e Toquinho, canzone che è praticamente un inno al vivere la vita appieno in ogni momento, di non concentrarsi eccessivamente sulle variabili del destino ma di assaporare il momento in ogni sua piccola parte. Questo anche superando le inibizioni imposte dalla società spesso bigotta e di abbandonarsi alla gioiosa follia del momento (da cui il richiamo al Carnevale).
Probabilmente il brano è un inno preparatorio a ciò che attende Tito, una escalation di perversione fisica, morale e mentale che vede l'irreprensibile presentatore ("Un esempio di moralità! Sono sposato con la stessa donna da 40 anni. Mai uno scandalo !") rinnegare gli ideali posticci che la televisione e soprattutto il suo agente gli avevano imposto come unica strada da percorrere. Una strada però solo apparentemente irreprensibile ma che sotto celava segreti e pustole infette ben nascoste da un finto perbenismo imperante.
Vediamo anche un piccolo accenno di trama orizzontale nel momento in cui Alceste viene a conoscenza della "momentanea" soppressione della rubrica da lui curata. Una conseguenza del suo articolo che ha visto coinvolto il ministro (molto probabilmente democristiano date le pressioni del clero) e la giovane Lucrezia.
Da qui parte la cinica "convivenza" tra il giornalista e il presentatore che vedranno sfaldarsi le rispettive carriere per demeriti propri e per la diversa pressione osteggiativa del clero.
Anche in questo volume abbiamo un accenno di auto-contaminazione con un'opera precedente di Bilotta: nella tavola superiore di pagina 45 vediamo delle costruzioni galleggianti ancorate vicino ad un ponte molto simili a quella in cui Valter Buio praticava il suo "particolare" lavoro.
Dal punto di vista grafico in questo albo abbiamo alle matite Mosca che, a mio parere, produce disegni buoni ma molto più "legnosi" e meno naturali di Gerasi. Sempre molto azzeccata e vivida la colorazione di Adele Matera.
Verso la fine Bilotta inserisce un nuovo brano cioè "Girotondo" di Fabrizio De André.
Questa canzone, forse meno nota ai più, è stata da sempre un manifesto contro la guerra, un brano che si pone domande continue sulla ineluttabilita' dei conflitti (di qualsiasi natura essi siano) e sulla tragicità delle conseguenze. Con una domanda continua... "Chi ci salverà ?"
Ed il finale sospeso con Alceste, Tito e Bonadonna sembra chiedere proprio questo....

Voto: 7,5


Non è una brutta cosa rendersi conto che non si hanno tutte le risposte. Poi cominci a fare le domande giuste....

Paolo Papa

 :clap: a @Heimdall, fine conoscitore della canzone italiana
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Heimdall



Non è una brutta cosa rendersi conto che non si hanno tutte le risposte. Poi cominci a fare le domande giuste....

Arkin Torsen

La miglior vendetta è vivere bene, e stronzate del genere (John Constantine)

pumui75

In parole povere come definire questo fumetto?
Drammatico oppure una via di mezza fra SF E fantasy?
saluti dal colle ASTAGNO DI ANCONA

superxeno

Sta guarendo. In magistro signo vinces.
Sometimes I feel so deserted

superxeno

Ho letto il volume quattro l'ho trovato onestamente il più debole al momento. Anzi la sequenza iniziale e quella finale non le
ho proprio capite a dire il vero.
È divertente e rilassante il viaggio sull'umanità che sta facendo Bilotta e come dice l'altissimo magister sorvola tutti i difetti della società contemporanea.
C'è bisogno di ciccia adesso però, mancano due numeri e se la serie vuole dirsi conclusa, ha bisogno di tirare qualche somma.
Promosso come sempre perché mi diverte, ma non mi ha spaccato la testa come hanno fatto volumi 1 e 3.
Voto 7
Sometimes I feel so deserted