News:

Sostenete DC Leaguers (scopri come).

Menu principale

Eternity - di Alessandro Bilotta

Aperto da Mordecai Wayne, 31 Ottobre 2022, 16:44:23

Discussione precedente - Discussione successiva

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Heimdall

Citazione di: Deadpool il 18 Luglio 2023, 11:30:51

Eternity n.03
La vita appesa ai chiodi delle opere immortali


Soggetto: Bilotta Alessandro
Sceneggiatura: Bilotta Alessandro
Disegni: Ripoli Francesco
Copertina: Gerasi Sergio
Disegni: Matera Adele

Terzo volume che non ho trovato per nulla più debole rispetto ai precedenti.
Quello che è evidente è che la narrazione risulta di certo meno legata agli eventi, alle azioni in sé ma più focalizzata a rappresentare e sviluppare la vera anima di Alceste.
Inoltre questa struttura narrativa composta da approfondimenti di eventi e personaggi passati (Tito, l'hikikomori ad esempio) contrapposti a nuovi inserimenti lasciati solo accennati (Publio, la nuova donna con cui condivide il letto, Caligola) trovo siano molto funzionali e stimolino il lettore a non restare piatto nella fruizione ma a porsi continue domande che alimentano una tridimensionale e vivida curiosità.
Si parte con la scena del futuro acclamato artista di spalle che esce da un casolare dove ha prodotto pitture quasi "rupestri" (tutti schizzi a sfondo sessuale intervallati da maiali) che già denotano un difficile rapporto con la sfera intima femminile e l'atto sessuale in sé.
In questo volume Alceste, incalzato spesso dal conte (quasi invidioso della sua impermabilita' agli eventi), mostra ancora di più il suo carattere elusivo, filosofico e spesso glaciale. E per dare peso a questa impressione Alceste fa quasi tutto il possibile per inamicarsi il conte, non seguendo i suoi consumati "rituali" di bordo e facendogli persino scoprire il segreto erotico della moglie (segreto poi neanche tanto....).
Nelle scene subito seguenti l'autore ci mostra Alceste intento ad ascoltare con le sue fedeli cuffiette il brano "C'è chi dice no" di Vasco Rossi che è praticamente il manifesto anticonformista che spiega al meglio il carattere dell'astuto gossipparo, di colui che non si piega ai canoni del pensiero comune. Questo soprattutto contrapposto a chi invece si perde (quasi sempre volutamente) nel vivere circondato dall'ipocrisia, dalla falsità e nella ricerca di evitare la realtà delle cose che lo circondano e lo vedono spesso come protagonista inerme.
A pag. 29 una frase pronunciata da Alceste in risposta al conte mi ha ricordato una scena di Gomorra in cui Salvatore Conte (i casi della vita...) con parole diverse profetizza le stesse cose: "
Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler.

Troviamo un collegamento alle uscite precedenti quando si ripresenta la cabina di vetro vista tragicamente nel primo volume, con ancora delle gocce di sangue di Lucrezia in un angolo, che per un momento distruggono quella coltre di "pelo sul cuore" di Alceste che, non riuscendo a gestire il momento, vomita anche l'anima.
A pag. 49 Alceste, dopo un rapporto con la nuova bella fiamma, canticchia nella mente "Quale Allegria" di Lucio Dalla (inizialmente scritta dal cantautore bolognese per la Vanoni).
Una canzone nella quale si vede l'analisi di Bilotta su più livelli:
- sicuramente si tratta di una canzone malinconica in cui è netta la pesantezza di dover "cambiare faccia cento volte per far finta di essere un bambino con un sorriso ospitale, ridere, cantare, far casino, insomma far finta che sia sempre un Carnevale"
- altro tema profondo del brano è quello che racchiude la difficoltà, la crudeltà di dover vivere un amore, anche profondo, ma di doverlo "nascondere" il mattino seguente alla vista degli altri: " quale allegria, senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia saper invece che domani ciao come stai una pacca sulla spalla e via..."

Per non sembrare presi, per non alimentare sospetti o semplicemente per non essere bersaglio di ciò che pensa la maggioranza bigotta della società
- e in fondo vedo una correlazione tra la strofa finale del brano ("Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare
per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale..."
)
e il pestaggio subito da Ariovisto al vernissage, dove prima una parte degli astanti gli chiede di essere se stesso e poi, con la stessa pazza crudeltà, lo pesta fregandosene della sua natura problematica.
La chiusura è votata alla comprensione del pittore da parte di Alceste che lo vedrà, suo malgrado, essere vittima di un raid degli zingari malavitosi della scena romana "leggermente incazzati".
Ariovisto sin dalle prime tavole mostra di essere una persona problematica, persino i suoi quadri trasmettono le sue pulsioni sessuali al limite dell'animalesco e il suo tentativo di aggressione alle donne in costume credo possa far pensare a degli eventi trumatici legati ad abusi legati alla sua infanzia. Aggressioni che Bilotta lascia intendere possano essere già capitate (e con finali sicuramente più tragici) quando Ariovisto in un momento di inaspettata sincerità dice ad Alceste "ho fatto troppe cose di merda....sono storto da tanto.."
Dal punto di vista estetico i disegni di Ripoli hanno delle facce troppo statiche, quasi "stuccate" ma d'inverso offrono anche delle mimiche facciali ben disegnate e fortemente espressive.
I colori di Adele Matera ancora di gran livello e illuminanti nei punti giusti.
Le ultime due tavole, come sempre, sono altamente filosofiche: "non si muore quando si muore, ma quando è arrivato il nostro momento. Questa è una cosa che un artista dovrebbe sapere bene"
Praticamente il sunto della vita di un artista: cercare ribalta in vita e magari non ottenerla mai e poi diventare popolare dopo la morte fin quando l'opinione pubblica tiene accesa la fiammella.
Croce e delizia della sorte di un artista....

Voto: 8


Non è una brutta cosa rendersi conto che non si hanno tutte le risposte. Poi cominci a fare le domande giuste....

Paolo Papa

Citazione di: Heimdall il 03 Giugno 2024, 22:16:43Terzo volume che non ho trovato per nulla più debole rispetto ai precedenti.
Quello che è evidente è che la narrazione risulta di certo meno legata agli eventi, alle azioni in sé ma più focalizzata a rappresentare e sviluppare la vera anima di Alceste.
Inoltre questa struttura narrativa composta da approfondimenti di eventi e personaggi passati (Tito, l'hikikomori ad esempio) contrapposti a nuovi inserimenti lasciati solo accennati (Publio, la nuova donna con cui condivide il letto, Caligola) trovo siano molto funzionali e stimolino il lettore a non restare piatto nella fruizione ma a porsi continue domande che alimentano una tridimensionale e vivida curiosità.
Si parte con la scena del futuro acclamato artista di spalle che esce da un casolare dove ha prodotto pitture quasi "rupestri" (tutti schizzi a sfondo sessuale intervallati da maiali) che già denotano un difficile rapporto con la sfera intima femminile e l'atto sessuale in sé.
In questo volume Alceste, incalzato spesso dal conte (quasi invidioso della sua impermabilita' agli eventi), mostra ancora di più il suo carattere elusivo, filosofico e spesso glaciale. E per dare peso a questa impressione Alceste fa quasi tutto il possibile per inamicarsi il conte, non seguendo i suoi consumati "rituali" di bordo e facendogli persino scoprire il segreto erotico della moglie (segreto poi neanche tanto....).
Nelle scene subito seguenti l'autore ci mostra Alceste intento ad ascoltare con le sue fedeli cuffiette il brano "C'è chi dice no" di Vasco Rossi che è praticamente il manifesto anticonformista che spiega al meglio il carattere dell'astuto gossipparo, di colui che non si piega ai canoni del pensiero comune. Questo soprattutto contrapposto a chi invece si perde (quasi sempre volutamente) nel vivere circondato dall'ipocrisia, dalla falsità e nella ricerca di evitare la realtà delle cose che lo circondano e lo vedono spesso come protagonista inerme.
A pag. 29 una frase pronunciata da Alceste in risposta al conte mi ha ricordato una scena di Gomorra in cui Salvatore Conte (i casi della vita...) con parole diverse profetizza le stesse cose: "
Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler.

Troviamo un collegamento alle uscite precedenti quando si ripresenta la cabina di vetro vista tragicamente nel primo volume, con ancora delle gocce di sangue di Lucrezia in un angolo, che per un momento distruggono quella coltre di "pelo sul cuore" di Alceste che, non riuscendo a gestire il momento, vomita anche l'anima.
A pag. 49 Alceste, dopo un rapporto con la nuova bella fiamma, canticchia nella mente "Quale Allegria" di Lucio Dalla (inizialmente scritta dal cantautore bolognese per la Vanoni).
Una canzone nella quale si vede l'analisi di Bilotta su più livelli:
- sicuramente si tratta di una canzone malinconica in cui è netta la pesantezza di dover "cambiare faccia cento volte per far finta di essere un bambino con un sorriso ospitale, ridere, cantare, far casino, insomma far finta che sia sempre un Carnevale"
- altro tema profondo del brano è quello che racchiude la difficoltà, la crudeltà di dover vivere un amore, anche profondo, ma di doverlo "nascondere" il mattino seguente alla vista degli altri: " quale allegria, senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia saper invece che domani ciao come stai una pacca sulla spalla e via..."

Per non sembrare presi, per non alimentare sospetti o semplicemente per non essere bersaglio di ciò che pensa la maggioranza bigotta della società
- e in fondo vedo una correlazione tra la strofa finale del brano ("Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare
per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale..."
)
e il pestaggio subito da Ariovisto al vernissage, dove prima una parte degli astanti gli chiede di essere se stesso e poi, con la stessa pazza crudeltà, lo pesta fregandosene della sua natura problematica.
La chiusura è votata alla comprensione del pittore da parte di Alceste che lo vedrà, suo malgrado, essere vittima di un raid degli zingari malavitosi della scena romana "leggermente incazzati".
Ariovisto sin dalle prime tavole mostra di essere una persona problematica, persino i suoi quadri trasmettono le sue pulsioni sessuali al limite dell'animalesco e il suo tentativo di aggressione alle donne in costume credo possa far pensare a degli eventi trumatici legati ad abusi legati alla sua infanzia. Aggressioni che Bilotta lascia intendere possano essere già capitate (e con finali sicuramente più tragici) quando Ariovisto in un momento di inaspettata sincerità dice ad Alceste "ho fatto troppe cose di merda....sono storto da tanto.."
Dal punto di vista estetico i disegni di Ripoli hanno delle facce troppo statiche, quasi "stuccate" ma d'inverso offrono anche delle mimiche facciali ben disegnate e fortemente espressive.
I colori di Adele Matera ancora di gran livello e illuminanti nei punti giusti.
Le ultime due tavole, come sempre, sono altamente filosofiche: "non si muore quando si muore, ma quando è arrivato il nostro momento. Questa è una cosa che un artista dovrebbe sapere bene"
Praticamente il sunto della vita di un artista: cercare ribalta in vita e magari non ottenerla mai e poi diventare popolare dopo la morte fin quando l'opinione pubblica tiene accesa la fiammella.
Croce e delizia della sorte di un artista....

Voto: 8
:clap:
vendo tanti fumetti ALAN MOORE, ATTICA, FRANK MILLER, PANINI, BAO, SALDAPRESS, MAGIC PRESS, BD, BONELLI, MONDADORI, MANGA, ETC

http://www.dcleaguers.it/forum/mercatino/(na)-vendo-grandi-saghe-planeta-nathan-never-brendon-altro/

katzenberg

Molto bello il quinto volume.
Minerva, "la più amata dagli italiani" come una sorta di simbolo dell'ipocrisia del belpaese.
C'è sempre una macchinazione da parte di Alceste, che come sempre gli porta risultati ma per la quale paga in qualche maniera sempre un prezzo.
Speriamo alla fine non si riveli troppo alto.
Se non sbaglio il prossimo volume dovrebbe essere una sorta di finale di stagione, vediamo se convergeranno tutte le sottotrame.
Molto funzionali i disegni di Ponchione, senza brillare però credo si prenda parte del merito di come questo numero sia oliato alla perfezione e scorra che è una meraviglia.

Voto: 8+