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Titolo: The Maxx

Testi: Sam Kieth, William Messner-Loebs, Alan Moore

Disegni: Sam Kieth

Edizione americana:  The Maxx #1-35  Image Comics

Edizione italiana: Primo editore – Star Comics, secondo editore – Magic Press

Formato: edizione Magic Press – 5 volumi brossurati a colori

Un mantello colorato e svolazzante. Un’espressione seria e determinata. Un sussurro nell’ombra, prima di colpire un criminale con un pugno che non ammette repliche. E, perché no, una potente arma al suo fianco, magari un’armatura ipertecnologica o degli artigli minacciosi. Queste sono le elementi distintivi che possono venire in mente quando si pensa ai supereroi. Ma un barbone che vive in una scatola? Quanto supereroico può essere???

Eppure, se sei Maxx, puoi essere un barbone e un supereroe. Anzi, qualcosa di più. Molto di più.

maxx & sarah

La storia della Image Comics la conosciamo tutti. Nel 1992, degli artisti molto in voga alla Marvel decidono che si sono (giustamente) rotti della major del fumetto statiunitense e vogliono cambiare qualcosa nell’industria fumettistica, fondando la propria casa editrice. Icone degli anni ’90 come Spawn e WildC.A.T.S. vengono creati in questa fucina d’idee, lasciando libero sfogo alla creatività dei loro autori e rinnovando così il genere supereroistico e altri generi ancora, vomitando nuove idee per il mercato americano. Nel 1993 un’altra di queste serie nuove e temerarie vede la luce: questa è The Maxx di Sam Kieth. Probabilmente, secondo il sottoscritto, la più bizzarra e coraggiosa fra una moltitudine di serie bizzarre e coraggiose. Ma è meglio andare con ordine e cominciare proprio con l’artefice di questa strana creatura, il grande artista (perché non saprei come definirlo) Sam Kieth.

Classe 1963, già nell’84 comincia a lavorare nel campo del fumetto inchiostrando la celebre serie underground Mage di Matt Wagner e già un anno dopo inchiostra Fish Police, ma è nel 1989 che avviene per lui la grande svolta, il suo primo incarico per una major: la DC Comics. Qua disegna i primi 5 numeri della serie di culto The Sandman di Neil Gaiman, della quale è indicato come co-creatore (assieme a Gaiman stesso e a Mike Dringerberg). Sfortunatamente all’epoca era ancora inesperto e il suo tratto ancora immaturo quindi decise di andarsene molto presto dalla serie, considerava i suoi disegni inferiori rispetto a quelli di Dringerberg, allora semplicemente suo inchiostratore, e soprattutto la direzione della storia che Gaiman voleva far intraprendere alla serie non era quella che lui aveva in mente. In poche parole, probabilmente, non si sentiva parte di quell’opera. Paradossalmente ancora oggi è ricordato come colui che ha dato volto a Morfeo e a Lucifero (fra gli altri) e c’è chi, come me, ha imparato a conoscere e ad amare quel suo tratto grezzo e grottesco nonostante avesse ancora margini di miglioramento. Agli inizi degli anni ’90 passò da un incarico all’altro per svariate case editrici fra cui Aliens per la Dark Horse e The Incredible Hulk per la Marvel, ma è alla neonata Image dove la sua personale visione ha preso forma creando la sua serie-capolavoro, nonché il soggetto di questa sgangherata recensione: The Maxx.

Sarò scioccamente sincero, non saprei come cominciare per parlare di questo fumetto ma sarò banale e vi parlerò della trama che può essere riassunta così: l’eroe della nostra storia, appunto tale Maxx, è un grosso barbone con un brutto costume da supereroe giallo e viola che vive in una scatola di cartone. Passa continuamente dalla nostra realtà a quella che sembra essere un’altra dimensione, l’onirico Outback. Qui non è un povero straccione ma l’eroico difensore della Regina della Giungla, che nel mondo reale è Julie Winters, la sua assistente sociale mezza matta: una ragazza affascinante ma dispotica, per la quale lui prova un morboso amore, apparentemente non corrisposto. I due però sono perseguitati nell’ombra dal misterioso Mr. Gone, uno stregone-stupratore seriale che afferma di conoscere la verità sull’Outback. Questa è a grosso modo la trama della serie… semplice no?

Lo so, nell’immediato può sembrare una cosa stramba. Infatti lo è, ma in un modo che trovo magnifico (mi chiamavano il Tizio Obiettivo). Da una vignetta all’altra ci troviamo assieme a Maxx nella sua deprimente scatola di cartone intenti a filosofeggiare su una vita che non ha gioie e la vignetta dopo ci troviamo con lui a passeggiare per il lussureggiante Outback a rimirare draghi, scappare da bestie gigantesche e a lottare coi simpatici ma feroci Isz (creaturine che abitano l’Outback che hanno sostanzialmente l’aspetto di uova dentate). Tra l’altro, in apparenza la situazione a volte sembra sciocca, ma non lo è affatto poiché andando avanti con la serie le motivazioni e la psiche dei personaggi viene ampiamente esplorata e Kieth ci pone davanti a situazioni che non sono semplici da inquadrare subito e che lasciano ampio spazio di riflessione. La vicenda si complica quando fa la sua comparsa Sarah, un’adolescente depressa e insicura che però anche lei sembra essere collegata all’Outback e a Mr. Gone tanto da diventare protagonista ancor di più di Maxx e Julie per buona parte della serie.

Molti sono i temi toccati da questo fumetto, alcuni molto forti e pesanti come l’abuso sessuale e l’abbandono dei bambini. Ma principalmente sono il mondo interiore, l’infanzia, l’adolescenza e la crescita i veri temi su cui poggia la serie, i traumi subiti e le paure infantili sono tutti ostacoli che legano i personaggi e che loro stessi devono affrontare se vogliono riuscire a raggiungere la serenità, il vero obiettivo che tutti loro ricercano. Una serenità che sembra essere solo raggiunta con la consapevolezza dell’età adulta, un’età che però appare inarrivabile, anche dai personaggi che dovrebbero essere adulti. Oltretutto la serie è pregna anche di elementi più fantastici come aver ripreso molti concetti dalla mitologia australiana e dallo sciamanesimo aborigeno. Infatti sono molte le incursioni mistico-filosofiche nella serie, su tutti emerge in particolar modo il concetto di spirito animale o totemico o come lo si vuole chiamare. Cercherò di non spoilerare troppo, ma nel fumetto molti personaggi dovranno incontrare un animale che è legato a loro, questo animale altro non è che una manifestazione della loro anima ed esso è una sorta di guida e guardiano, l’animale è (ovviamente) legato all’Outback. Tutto il mondo esterno è legato a quello interno, anzi le vicende vissute dai personaggi spesso si rivelano dei riflessi dei loro tormenti interiori.

La serie è andata avanti per 35 numeri usciti nell’arco di tre anni, più una miniserie spin-off intitolata Friends of Maxx (della quale non so nulla, mea immensa culpa) e qualche cross-over, il tutto sotto l’occhio vigile del suo creatore Sam Kieth. Nonostante la trama di ogni numero fosse tutta farina del suo sacco, i dialoghi dei primi 15 numeri furono scritti dall’amico e collega William Messner-Loebs e il numero 21 fu scritto da nientepopodimeno che Alan Moore, il Bardo di Northampton (il buon Moore ha dichiarato di essere fan di questa serie e, in generale, dell’opera di Kieth). Negli Stati Uniti questo fumetto ha visto, brevemente, la sua fama accrescersi grazie a una serie animata prodotta da Mtv, una serie a cartoni piuttosto sperimentale e particolare, se non mi credete andate a darci un’occhiata su YouTube, davvero niente male. Peccato non sia mai arrivata da noi… o almeno così mi risulta.

maxx and friends

E quindi da noi cos’è arrivato? Intorno al 2003 la serie è stata ristampata in cinque (più un sesto contente la mini di Friends of Maxx) bei trade paperbacks dalla Wildstorm Comics, cinque volumi che la Magic Press ha tradotto per noi. Da quanto mi risulta, ma potrei sbagliarmi, l’unica edizione italiana precedente a quella della Magic Press è solo quella della Star Comics nel lontano 1995. La Star Comics aveva pubblicato i primi quattro episodi della serie, più il prologo pubblicato originariamente in America in Darker Image #1, negli ultimi numeri di Star Magazine, prima della chiusura della rivista. Personalmente quest’edizione non l’ho mai vista ma neanche mi interessa dato che l’edizione della Magic Press è di alta qualità e i cinque volumi sono di ottima fattura. La ristampa della Wildstorm è stata portata in Italia abbastanza di recente e mi risulta che non sia affatto esaurita, in rete si trovano facilmente e penso che non ci siano problemi nemmeno ordinandoli nella propria fumetteria di fiducia.

Dunque, cosa aspettate a recuperare questa serie? Forse il tratto grottesco e a volte infantile, ma non per questo meno complesso e dettagliato rispetto ad altri, di Kieth non è di vostro gradimento? O lo sono le tematiche della serie a tenervi lontani, temete forse che le vostre paure, sensibilità, idee ed emozioni esplodano e incasinino il mondo esterno come succede ai protagonisti del fumetto? In questo caso, sì, forse è meglio che ve ne teniate lontani.

Per tutti gli altri, siate voi dei temerari, dei folli o semplicemente dei buoni estimatori di fumetti… vi aspetto tutti nell’Outback!