La storia del topo cattivo

Scritto da Alessandro Spaccini il 9 Ottobre 2012 in Senza categoria con nessun commento

Edito da: Comma 22
Formato: Brossurato, 17×26
Pagine: 144 colore Col.
Prezzo: 16,00 €


Talbot affianca la storia di Helen a quella di Beatrix Potter, la nota autrice delle storie per l’infanzia che ha creato “Peter coniglio”. Le vicende si mescolano e si specchiano, quando Helen fugge da casa con l’unica compagnia del suo topo (vero o immaginario che sia) attraverso una Londra piena di insidie… Helen fugge verso il Lake District, in Scozia, dove Beatrix aveva tratto ispirazione per i suoi libri durante le vacanze estive, raccogliendo e accudendo piccoli animali. Lì Helen troverà la sua pace e nuove ragioni di vita.

Una graphic novel, vincitrice del premio Eisner nel 1996.

E’ una storia che stò cercando di rendere accessibile a tutti, anche a chi non ha più letto un fumetto da quando era bambino. Lo stile è una linea chiara molto pulita e di agevole lettura. In Luther Arkwright tutta la complessità si trova in superficie, è funzionale alla sperimentazione. Con Bad Rat, stò cercando di fare qualcosa di molto più difficile. Voglio che il lettore si dimentichi di leggere una storia, voglio che sia la storia a fluire attraverso il lettore.

Da queste parole, tratte da un’intervista dell’epoca, è già possibile intuire quanto questo racconto lasci il passo ad un nuovo approccio narrativo da parte dell’autore, diventando quasi uno spartiacque rispetto alla produzione precedente.
Il coraggio di mettersi ancora in discussione, attraversando trasversalmente nuovi lidi culturali, è messo subito a dura prova dalla difficile vita editoriale dell’opera stessa, che, almeno nelle intenzioni iniziali di Bryan, era stata pensata come romanzo. L’incapacità di lungimiranza mostrata da parte del mondo dell’editoria, mise a serio rischio la pubblicazione, fino a quando l’acume della Dark Horse (casa editrice di fumetti statunitense e uno dei più grandi editori “indipendenti” dietro i colossi Marvel e DC) accolse il progetto ma ne decise l’uscita in 4 comics, per poi essere successivamente raccolta in volume.

Le difficoltà incontrate erano forse frutto di un pregiudizio malriposto, in quanto un’autore come lui, seppur sempre pronto a schierarsi ideologicamente ma così legato a generi fantascientifici e steam-punk, sembrava non essere credibile nel trattare un tema tanto delicato, difficile e di interesse comune come quello sulla violenza minorile. Una questione così intensa e complessa, trattata da autori mediocri, si sarebbe facilmente trasformata in una storia qualunquista e vuota, ma Talbot sfugge sapientemente all’ingranaggio evitando quell’ostentazione del male e quella “costruzione del mostro” che i lettori si sarebbero potuti aspettare; la sua arte sfugge alla banalità e alla retorica e confeziona un prodotto intelligente e profondo, nel quale non ci vengono mostrati mai chiaramente i fatti, nel loro squallore e nella loro morbosità, bensì le conseguenze e la strada di una possibile salvezza.
Questo non significa minimizzare la sofferenza: significa piuttosto mettere in evidenza la capacità di recupero, di aiuto, di rinascita che possiamo trovare all’interno di noi stessi dopo un grande tormento, grazie alla forza di volontà, alla tenacia, al coraggio e all’amore sincero che possono darci persone inaspettate.
Il disperato vagabondare senza meta di Helen Potter, diventa allegoricamente un percorso di crescita, di formazione; una ricerca della consapevolezza per affrontare l’angoscia, il senso di diversità e di colpa che le impediscono di vivere e di godere anche solo di un’abbraccio.

Il suo processo di “rinnovamento emotivo” è sapientemente sovrapposto alla figura di Beatrix Potter, la nota autrice delle storie per l’infanzia, che diventa il secondo motore della storia. Le loro vicende si mescolano e si specchiano, perchè Helen vive la propria storia attraverso l’immaginario della sua più famosa omonima, copiandone i disegni e il senso ambiguamente tenero e tragico della vita.
Troverà una via d’uscita dal suo dramma proprio attraverso i simboli dei personaggi della Potter ed affronterà il padre quando, in qualche modo, forte della sua pace e delle sue nuove ragioni di vita, fuggirà verso il Lake District, in Scozia, dove Beatrix aveva tratto ispirazione per i suoi libri durante le vacanze estive.

Come da abitudine, Bryan Talbot, non nega anche qualche piccola soluzione metafisica: quel topo che la segue ovunque è sia reale che irreale, rappresenta sia l’unico essere vivente verso cui Helen prova amore ed interesse, sia l’anima stessa della protagonista che, mano a mano che la vicenda prosegue, aumenterà di dimensioni diventando enorme, allegoria di una ritrovata fiducia in se stessa che non può far altro che crescere.

Anche il disegno merita ovviamente mensione. Nessun virtuosismo, nessuna fuoriuscita da un realismo narrativo dall’apparenza semplice, elementare. Eppure un disegno del tutto fuori tendenza, di estrema efficacia persino quando i personaggi rappresentati ricordano in qualche modo (sempre discreto) gli animaletti della Potter. Il dramma della ragazza ne esce descritto con intensità, senza che mai si abbia l’impressione che l’immagine voglia impadronirsi di quello che la storia ci dice. Un utilizzo del colore che in questo caso non ruba nulla al tratto e alla cura, ma che aggiunge incredibile suggestione in molti momenti.

Non so se è prerogativa della natura umana reagire al malessere cercando qualcuno più debole contro cui accanirsi, eppure è quello che avviene.
In ogni generazione si riscontra in un certo numero di individui l’impulso a danneggiare gli altri.
A volte perché così facendo ci si sente meglio.
Per il fatto stesso di poterlo fare.
E i bambini, si sa, credono a tutto ciò che gli si dice.
Sono ingenui e fiduciosi per il semplice fatto che non hanno motivo di pensare il contrario.
Incolpateli di qualcosa, e vedrete che si interrogheranno subito sulle loro responsabilità.
Ditegli che non valgono niente, e loro la prenderanno come una verità inoppugnabile.
Topi cattivi, tutti quanti.

STEPHEN GALLAGHER

Una storia realizzata con profonda passione che affronta in definitiva, il significato e il valore dell’arte, rivelando ciò che prendiamo dal passato e ciò che portiamo con noi verso il futuro…
La storia del topo cattivo è un grane affresco narrativo, una storia di dolore e sopravvivenza.
E’ un’opera che non ha bisogno di complimenti o adulazioni.
Perché parla da sé.

NEIL GAIMAN

Un racconto geniale che elabora attraverso il fumetto un progetto di intertestualità narrativa, giustapponendo la visione affascinante e bizzarra del paesaggio di Beatrix Potter a uno spaccato dell’Inghilterra di oggi: la tenerezza mescolata alla barbarie; Peter Comiglio perduto nella Giungla Urbana.
Un lavoro assolutamente eccellente
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ALAN MOORE


Informazioni sull'autore

Alessandro Spaccini [Occhi nella Notte]Da sempre affascinato dal disegno e dalla grafica, crede nel fumetto, non solo come mezzo d'intrattenimento, ma soprattutto come forma d'arte vera e propria. Cresciuto con l'Alan Ford di Magnus ed essendo legato per diritto di nascita alla rivoluzione dark ipertrofica "Image", segue fiducioso la sua forte curiosità verso lidi fumettistici ed artistici sempre diversi, più maturi e autoriali. Ama incondizionatamente le opere cyberpunk, metafisiche, psichedeliche e tutto ciò che sfugge alla banalità. Dal settembre 2006 collabora con i ragazzi della community di "DCLeaguers" come grafico, articolista, recensore e membro dello Staff. Si illude ancora fortemente che ciò che scrive sia interessante.Leggi tutti gli articoli di Alessandro Spaccini