PKNA – Paperinik New Adventures

Scritto da Andrea Bramini il 17 agosto 2011 in Fumetti Europei e Sudamericani con 15 commenti

Intro: “Quando il gioco si fa duro…” (cit.)

 

Prima del 1996 era tutta un’altra storia.
Il lettore di fumetti Disney si recava in edicola e sapeva benissimo che quello che si sarebbe trovato di fronte sarebbe stato: il “Topolino” settimanale, vari mensili di ristampe di vecchie storie (“Classici”, “Grandi Classici”, “Paperino]”…), il “Mega 2000” con storie straniere inedite, testate per collezionisti (“Zio Paperone”, “Le Grandi Parodie Disney”). Il tutto in formato pocket.
Insomma, l’unica possibilità per avere storie nuove era il “Topo” o le straniere del “Mega”, altrimenti ristampe su ristampe, e spesso era preferibile rifugiarsi in quelle storie del passato di fronte alle trame leggerine delle storie danesi o a quelle non sempre brillanti del settimanale. Il fumetto Disney, nel suo glorioso passato fatto di Barks, Gottfredson, Scarpa, Carpi, Bottaro e altri, continuava a dimostrare come potesse raggiungere alte vette di innovazione, coraggio, vena artistica e alta qualità grazie a quei personaggi così duttili e universali. Perché era così difficile sfornare nuove gemme?
Sta di fatto che il 1996 è stato sicuramente uno spartiacque non indifferente, una linea che divide inesorabilmente il prima e il dopo della linea editoriale Disney nel nostro Paese e anche all’estero. Nel marzo di quell’anno esce il Numero Zero di PKNA.
Se ci si ferma un attimo a riflettere, non sarà difficile capire come tutto in quell’albo già storico gridava rivoluzione. Nel formato, non più pocket come quasi tutto il resto dei periodici dell’epoca, bensì in formato comic-book americano. Inoltre l’albo era composto da una sola storia, lunga 71 tavole senza per questo essere spezzata in due tempi. Altro fatto innovativo, la storia era inedita, prodotta in Italia ma appositamente per una testata che non fosse “Topolino”.
Insomma, si era preso il coraggio a larghe mani e ci si era buttati in un esperimento che non aveva precedenti e di cui non si poteva sapere quale sarebbe stato l’esito. Be’, oggi sappiamo che con 52 numeri regolari, 4 speciali, 2 serie successive e in qualche modo derivate, numerosissimi pkers, fan club, siti internet dedicati, forum e quant’altro questo progetto così fuori dai canoni ha avuto successo eccome, sappiamo che oltre al coraggio di cui sopra e l’innovazione intrinseca al prodotto, questi ha presto raggiunto la vena artistica e l’alta qualità delle storie, riuscendo ad essere fedele dell’eredità del grandi Maestri del passato nonostante proponesse avventure, situazioni e personaggi così rivoluzionari.
Oltre a ciò, è bene anche ricordare che grazie a PKNA che sono nate cose come  “MM – Mickey Mouse Mistery Magazine”, “Monster Allergy” o quel “Witch” che tanto successo internazionale avrebbe guadagnato con gli anni.
Partendo da un personaggio del 1969 tutto italiano, Paperinik, proprio in Italia si è riusciti a creare una formula ardita e perfetta che ha segnato un’epoca e il modo stesso di vedere le storie Disney. Si è rivista la potenzialità universale ed extra-generazionale che i fumetti disneyani avevano, in una lunga saga memorabile sotto molteplici punti di vista.

In questa retrospettiva si cercherà di vagliarli tutti, presentando recensioni/commenti/riflessioni su ogni singolo numero della serie, per sottolineare l’importanza storica e sociale di PKNA – Paperinik New Adventures.
Un doveroso omaggio, insomma, a Paperinik e a tutti gli autori che si sono cimentati con le nuove avventure del papero mascherato, tracciando una strada nuova nell’editoria Disney italiana in modo intelligente e geniale.

Non sarò solo in questo lungo tragitto: a recensire ci alterneremo io e un mio caro amico, Bruno Torrini, che ringrazio sin d’ora per il contributo, l’incoraggiamento, la competenza e l’entusiasmo che ha darto a questo lungo topic di analisi della serie. Inoltre i 4 numeri Speciali di PKNA, che il PK Team fece uscire nel cuore delle estati del 1997, 1998, 1999 e 2000 saranno curati da altrettanti  “special guest”, utenti fissi del forum del Papersera come in fondo anche il mio compare Bruno, che hanno accettato di dare un loro contributo personale a questa retrospettiva: ringrazio subito Marco Guardanti, Filippo Montalbano, Lorenzo Breda e Amedeo Badini.

Non resta che provare a rivivere insieme quella rutilante seconda metà degli anni ’90 grazie a questo lavoro, che si spera essere utili e interessante.
– Andrea Bramini

PKNA Numero Zero – Evroniani

È il 1996. Sulle pagine di “Topolino” comincia a circolare una curiosa pubblicità raffigurante tre strani personaggi che pronunciano battute del tipo “Pikappa non ci scappa”, senza che i lettori abbiano la minima idea di che cosa possa significare. La curiosità sale velocemente.
È il 14 Marzo. Nelle edicole italiane, in mezzo ai classici fumetti Disney, si trova un insolito volume, differente dagli altri per formato e numero di pagine, simile ai comic book americani. Fa strano infatti vedere su un giornale di questo tipo il logo “Walt Disney Magazine”, in alto a sinistra. Poi l’attenzione cade sulla copertina, raffigurante un essere paperiforme di colore viola volare minacciosamente contro Paperinik! Rivelazione! Praticamente nessuno si sarebbe aspettato che quel nuovo fumetto di cui si era fatta tanta pubblicità potesse essere interamente dedicato ad avventure inedite del vendicatore mascherato. In alto poi c’è il logo, quel PK che molti si erano chiesti fino a questo momento che cosa fosse significato e che ora era chiaro a tutti, attorniato da un anello argentato in cui è impressa l’ormai storica sigla Paperinik New Adventures”. È uscito il Numero Zero di PKNA.
L’interno è composto dalla storia principale, Evroniani (Sisti & Sisto/Lavoradori), che da anche il titolo all’albo, introdotta da un buffo quanto esaltante editoriale. [i]Evroniani[/i] è destinata a diventare l’inizio di una rivoluzione in casa Disney, la scintilla che diede il via non solo ad un fumetto capolavoro, ma anche ad un nuovo filone fumettistico italiano che prenderà piede qualche anno dopo coinvolgendo anche diverse case esterne alla Disney. Eppure il Numero Zero, nient’altro è che un ottimo episodio pilota per una serie a fumetti che, probabilmente a quell’epoca, neanche si immaginava ciò che sarebbe diventata da lì a poco. La storia narra di un popolo alieno, gli Evroniani, intento ad invadere il pianeta Terra per assicurarsi l’unico nutrimento possibile, ovvero l’energia emozionale. Paperinik si trova a doverli affrontare per la prima volta in una semplice ronda notturna, accorgendosi però che non è in grado di tener loro testa. Intanto Paperino è diventato, tramite Zio Paperone, il custode della Ducklair Tower, imponente grattacielo di 150 piani, acquistato all’asta dopo l’esilio del suo proprietario, Everett Ducklair, in un eremo tibetano. Paperino scopre, però, che la torre possiede un piano segreto, il 151°, e riesce quasi per caso ad introdurvisi. Qui fa la conoscenza di Uno, intelligenza artificiale creata da Ducklair per gestire interamente il palazzo, che gli offre aiuto nella lotta contro la minaccia evroniana, oltre ad un rifugio segreto all’interno del 151° piano.
All’apparenza Evroniani non nasconde diversi difetti, come una trama che può sembrare stereotipata, una componente demenziale piuttosto marcata e i disegni di un Lavoradori estremo come pochi nel tratteggiare la tecnologica Paperopoli, difetti che in pochissimi numeri verranno completamente convertiti in pregi grazie ad una gestione semplicemente geniale della serie.
Ma il Numero Zero non era soltanto una rivoluzione nella forma, ma anche e soprattutto nei contenuti e nello spirito. Un tipo di narrazione mai usata in un fumetto Disney, una storia che osava molto di più delle classiche storie Topolinesche, e se questo non si riesce a cogliere ancora in questo numero e negli Zero successivi è perché l’albo ha una funzione essenzialmente introduttiva, ha il compito di prendere il lettore e traghettarlo all’interno di una Paperopoli che muta e si trasforma dal classico ambiente pacioso e calmo di “Topolino” alla metropoli dark, fantascientifica e minacciosa di PK, dove il pericolo si tocca con mano. Una storia che mostrava un enorme potenziale che di lì a poco sarebbe esploso regalando uno dei più grandi capolavori che la Casa del Topo abbia mai prodotto.
– Bruno Torrini

PKNA Numero Zero/2 – Il Vento del Tempo

Dopo l’uscita di Evroniani, nessuno, nemmeno le più alte sfere della Disney Italia, avevano idea di quale sarebbe stato il destino di PKNA. Il Numero Zero era uscito come numero di prova, ed era stato un rischio enorme dal momento che non era possibile prevedere quanto il vecchio pubblico avrebbe apprezzato la serie, né quanto quello nuovo ne fosse attratto. Fortunatamente Evroniani fu un successo, cosa che spinse la redazione a continuare il progetto, pur procedendo con i piedi di piombo. Per questo motivo non era dato sapere quando il secondo numero della testata sarebbe stato pubblicato. Si dovettero attendere circa tre mesi per poter finalmente vedere in edicola il Numero Zero/2. Quando Soffia il Vento del Tempo (Sisti & Sisto/Sciarrone) (sì, perché è questo il titolo completo della storia principale, accorciato nel titolo dell’albo in Il vento del Tempo), mette in scena il secondo grande filone narrativo di PKNA, e anche quello più amato, ossia quello dei viaggi temporali. In questo secondo numero si vede già la volontà di Sisti di alzare un pochino il tiro della serie, costruendo una storia più intricata e complessa, condita anche da diversi paradossi temporali, di quella semplice e lineare che avevamo visto nello scorso numero. Vengono inoltre presentati nuovi importantissimi personaggi. Il Razziatore, cronopirata che compie razzie nel passato, qui ancora tratteggiato come un semplice criminale interessato solo ai suoi scopi e quindi ancora lontano dall’avere quello spessore caratteriale che gli verrà impresso già dalla sua seconda apparizione; Lyla Lay, giornalista di Channel 00, che si scoprirà subito essere un droide proveniente dal XXIII secolo, dislocato in quest’epoca al fine di sorvegliarla per conto della Tempolizia, associazione con il compito di controllare i viaggi attraverso il continuum temporale e di combattere contro eventuali cronocriminali.
La componente comica dello scorso numero viene qui abbandonata in luogo di una sferzante ironia che dona al tutto un’aria più seria e matura, che contraddistinguerà tutti gli episodi della serie.
I disegni di Sciarrone, pur non essendo ancora ai livelli stratosferici che vedremo qualche anno dopo, sono già eccezionali, rappresentati con una maestria incredibile nel tratteggiare sia i personaggi che l’ambientazione urbana e futuristica di Paperopoli.
Da segnalare, inoltre, l’esordio su questo numero dei PK Files, schede che presentano il nuovo personaggio interno ad ogni storia, e i PK Project, rubriche che tentano di spiegare scientificamente le varie tecnologie che venivano mano a mano presentate nel corso degli albi, rubriche che rappresenteranno l’ossatura, insieme alle storie brevi, del futuro “post-lettura” pikappico.
Insomma, un numero di grande qualità, che introduce il suo argomento come meglio non si potrebbe. Un numero di prova, di nuovo, che svela l’insicurezza ancora presente in Disney per un fumetto che prima di allora non aveva avuto precedenti, e che quindi non dà ancora una definitiva certezza per un sicuro proseguimento.
– Bruno Torrini

PKNA Numero Zero/3 – Xadhoom

Nonostante il grande successo di pubblico che stava ottenendo, neanche con lo Zero/2 la Disney si convinse appieno della sicurezza del progetto PKNA, che rimaneva ancora un tentativo rischioso sotto diversi punti di vista.
Per questo motivo, il tempo che trascorse prima della pubblicazione del Numero Zero/3 fu simile a quello intercorso fra l’uscita dello Zero e dello Zero/2. Xadhoom! (Sisti & Sisto/Ackerman) uscì infatti alla fine dell’estate del ’96, e continuò il processo d’introduzione dell’universo pikappico come era stato per i precedenti due numeri. La storia, questa volta, mette in scena Xadhoom, un’aliena mutante in grado di controllare la propria materia/energia, proveniente dal pianeta Xerba, distrutto dagli Evroniani. La vendetta, quindi, è il motivo che spinge la Xerbiana alla lotta contro Evron, accecata dal dolore per la perdita del suo popolo e per la spietatezza dei vampiri succhia emozioni. Ma ciò che fa di Xadhoom il personaggio probabilmente più tragico, triste e malinconico mai creato dalla Disney non è solo il suo sentimento d’odio e la sua sete di vendetta, che contribuirebbero a tratteggiarla superficialmente come un’implacabile assassina, ma il senso di colpa e il rimorso che prova verso se stessa, per aver abbandonato la sua gente per dedicarsi ai suoi studi scientifici, e per aver acconsentito all’atterraggio evroniano sul pianeta Xerba, consegnandolo di fatto, pur inconsapevolmente, alla sua fine. In questa miriade di situazioni negative, Xadhoom ci viene presentata come un personaggio ancora piuttosto ambiguo, in bilico fra l’egoistica sete di vendetta e la richiesta d’aiuto che le viene posta da Pikappa per fronteggiare l’invasione evroniana della Terra.
I disegni di questo numero, poi, costituiscono un caso diventato celebre già poco dopo l’uscita dell’albo. Il disegnatore infatti non esiste! Paul Ackerman è semplicemente uno pseudonimo adottato dal ben più conosciuto Stefano Intini, dopo che i suoi disegni vennero manipolati poiché ritenuti non conformi ai canoni che doveva avere la serie. A causa, infatti, della destinazione di PKNA anche al mercato estero, venne richiesto a Intini, così come a Sciarrone nel numero precedente, di adottare uno stile più canonico ai dettami classici Disney. Sciarrone accettò l’imposizione, Intini invece no, e vedendosi così deliberatamente modificare gran parte delle espressioni dei personaggi della storia, decise di disconoscere la paternità dei disegni pubblicando il suddetto pseudonimo nei credits dell’albo.
Il Numero Zero/3 chiude, quindi, il periodo di impostazione e introduzione del nuovo universo, e anche quello di prova: visto il successo e il grande apprezzamento di pubblico che la testata aveva ottenuto, era arrivato il momento di fare il salto di qualità e di raggiungere l’agognata serialità, che infatti sarebbe giunta due mesi dopo con la pubblicazione del #1.
– Bruno Torrini

PKNA # 1 – Ombre su Venere

E’ questo il primo numero che ha come sceneggiatore della storia uno che non è l’accoppiata Sisti & Sisto. Il passaggio di testimone non è comunque traumatico, giacché al timone c’è un autore tra i migliori dei Disney anni ’90, che tanto saprà dare soprattutto al fumetto Disney di Nuova Generazione, PK in testa.
Ombre su Venere (Artibani/Sciarrone) si occupa di far convergere in una stessa avventura due delle trame che sono emerse nei tre Numeri Zero, precisamente gli Evroniani e Angus Fangus. Gli alieni viola tentano infatti di rapire il giornalista, riuscendo però solo a coolflamizzarlo. Per tentare di farlo tornare normale, Paperinik insieme a Xadhoom  e a Uno si recano dalle parti di Venere, dove è di stanza un gigantesco incrociatore evroniano, e dove i nostri scopriranno il motivo d’interesse da parte degli Evroniani per Angus.
La storia è decisamente ben costruita, Artibani dimostra di saper già destreggiarsi bene con questi nuovi personaggi, e lo si vede con Angus e  con il comportamento degli Evroniani semplici, del generale Zondag (che qui assume spessore) o del tecnarca Zoster, qui al suo debutto.
Altro new-entry, che avrà modo di entrare tra i regular della serie, o perlomeno tra quelli della redazione di Channel 00, è Mike Morrighan, che si mostra subito arrogante e pieno di sé in un’indagine che compie insieme a Lyla per trovare Angus. Indagine che tra l’altro li porterà a una misteriosa maschera tribale della Nuova Zelanda, il cui significato resta oscuro e sarà svelato solo nel # 7, guarda caso sempre scritto da Artibani, che quindi qui già preparava il terreno della continuity per una futura storia.
In questa avventura abbiamo anche modo di apprendere che il tetto della Ducklair Tower altro non è che un’astronave spaziale costruita da Everett Ducklair, cosa che poi assumerà un significato più profondo quando da PK2 # 11 si scoprirà che un certo mistero riguardante Ducklair. Nel dettaglio, il sistema di mimetizzazione olografica sarà riproposto paro paro nell’ultima tavola dell’ultimo numero di PK2.
Non mancano le gag tipiche dello sceneggiatore, che rendono il tutto più godibile, come gli scambi di battute tra Pikappa e Uno e Angus coolflame che continua a fare scherzi. Il tutto, misto a una buona dose di azione (l’attacco dalla Ducklair Tower, la battaglia sull’incrociatore) conduce al bellissimo finale, per certi versi simile a quello dello Zero/2 con l’umiliazione di Fangus, e con un incipit al tema del prossimo numero, ascoltando la notizia al TG in cui si parla di un misterioso hacker.
La parte grafica è affidata a uno Sciarrone di cui già si nota un miglioramento rispetto al suo primo approccio avuto ne Il Vento del Tempo, dove già si era evidenziato grande talento: qui si supera ulteriormente seguendo un suo personale percorso stilistico, e lo si nota secondo me soprattutto nel modo di disegnare Uno, ma non solo. Ogni espressione di Paperinik, ogni posa di Lyla e ogni sfondo è un piccolo capolavoro.
– Andrea Bramini

PKNA # 2 – Due

Torna Sisti a scrivere la storia del numero, ed è naturale dato che introduce un nuovo cattivo. Due (Sisti/Mastantuono-Mottura) già per il fatto che il titolo corrispondesse al numero dell’albo faceva sorridere e mostrava l’anticonvenzionalità della saga. La storia poi si rivelerà una delle più belle dell’intera saga, tanto da essere inserita nel volume “Strettamente Riservato” che ristampava le tre storie preferite dai lettori.
La storia vede al centro l’indagine che Pikappa svolge per cercare di catturare il misterioso hacker che impazza per le reti informatiche di Paperopoli e che era stato annunciato alla fine della scorsa avventura. Per far ciò Paperinik entra letteralmente nella realtà virtuale, cerca di farsi aiutare da un Uno sempre più distratto e assente e alla fine crede di aver scoperto che proprio Uno è in realtà il sabotatore di database, arrivando a disattivarlo.
Paperinik comunque non è da solo… anche se si incontrano solo alla fine dell’avventura con una storica stretta di mano, Paperinik indaga in parallelo con Everett Ducklair, tornato a Paperopoli dal monastero tibetano dove è in ritiro perché avvisato da uno dei suoi aggeggi, che gli segnalavano un’anomalia. I tentativi di Uno di dialogare contemporaneamente con Paperino e con Everett sono da antologia, così come per altri versi la battaglia che Ducklair ingaggerà con il vero nemico della storia, Due, sorta di copia di backup e gemello cattivo di Uno.
Oltre all’introduzione di un nuovo nemico per Pikappa, il numero presenta come degne di nota le emozioni, che la sceneggiatura sa rendere benissimo sul volto e nell’animo di Paperino, che crede di aver già perduto il suo nuovo e prezioso alleato a cui ormai era legato da un sentimento d’amicizia. Ma anche quelle di Uno, letteralmente “servitore di due padroni” ai quali sente di dover la stessa dose di fedeltà.
Da notare è anche la tormentata figura di Everett, il quale dimostra di avere portato in esilio con sé strumenti che lo avvisano in caso di pericolo a Paperopoli e che mostra di possedere poteri telepatici, ed entrambe le cose saranno alcune delle basi su cui si costruirà la seconda serie di PK. I disegni sono meno spettacolari di quelli dello scorso numero, ma si difendono più che bene, il distacco tra Mastantuono e Mottura si percepisce solo se si presta attenzione e per il resto i due tratti convivono benissimo nelle tavole; entrambi sono bravissimi, Everett è molto ben disegnato (e col saio è una figura accattivante) così come Uno e Due.
– Andrea Bramini

PKNA # 3 – Il Giorno del Sole Freddo

Torna alla grande il Razziatore e la tematica, a molti pkers tanto cara, dei viaggi nel tempo. Costoro non possono non apprezzare Il Giorno del Sole Freddo (Sisti/Sciarrone), storia affascinante per l’intreccio in cui iniziano a saltare fuori i primi paradossi temporali della saga. Tutto si snoda attorno a una nuova centrale elettrica costruita a Paperopoli, verso la quale molte sono le attenzioni che si catalizzano. Quelle del Razziatore in particolar modo, il quale arriva a impersonare Angus Fangus per cercare di intrufolarsi all’interno. Anche Lyla, di conseguenza, si sta muovendo, anche se è costretta a farlo senza interpellare il povero Paperinik per non influire sul flusso del tempo. Ovviamente il papero mascherato non ha bisogno di inviti scritti per intervenire, e riesce a scoprire cosa bolle in pentola incontrando per la prima volta faccia a faccia dei tempoliziotti.
Peccato che proprio in questa storia iniziamo a vedere come i buoni non sono sempre buoni e i cattivi non sono per forza cattivi. Uno dei molti pregi di PKNA è di sfumare i contorni delle personalità, dove un personaggio non è mai totalmente bianco o nero. Vediamo allora che i tempoliziotti lascerebbero esplodere Paperopoli tranquillamente, perché così deve succedere nel continuum, mentre il Razziatore è sì interessato a rifornire di energia la sua altronave (mezzo per muoversi non solo nel tempo ma anche tra le dimensioni parallele, dove razziare un bel po’) ma è disposto a fare un patto con Pikappa salvando la città e garantendogli di non rubare nulla nel suo spazio-tempo. Sisti confeziona così un bel problema di natura etica per Paperinik, non sapendo quale sarebbe l’azione buona e quindi doverosa da seguire. Ma Paperinik non è supereroe per caso, e saprà districarsi nella difficile matassa riuscendo a salvare capra e cavoli.
Oltre all’ambiguità del codice morale della tempolizia e alla non-cattiveria a tutti i costi del Razziatore – entrambe tematiche che avranno modo di tornare più approfondite in futuro – è da evidenziare nella storia il ruolo di Camera 9, cameraman di Channel 00 presente fin dal Numero Zero ma che fin qui sembrava solo un’anonima comparsa. Stavolta invece gli viene fornito, pur in modo sibillino, un passato all’apparenza interessante e un’abilità da fotoreporter decisamente eccelsa. Il Camera 9 che ne viene fuori è un personaggio sfuggente e interessante, e questo avrà modo di uscire meglio in uno dei prossimi numeri, il # 16 per la precisione.
E’ infine da evidenziare che l’esperimento “Sole Freddo” verrà ripescato in PK2 # 5, dove il tempoliziotto Tyrrel Duckard vedrà la linea temporale in cui Paperopoli non salta in aria come un’anomalia e un errore nel continuum spazio-temporale a cui porre rimedio.
Per i disegni torna in scena Sciarrone, sicuramente il disegnatore più prolifico di questa prima fase di PKNA, e mantiene alla grande il suo stile eccelso visto nel # 1. Le scene dell’incontro tra Paperinik e il tempoliziotti sotto la pioggia, in particolare, sono veramente sublimi, bellissime, tavole meravigliose in cui l’atmosfera cupa e urbana aumentata proprio dalla pioggia che scalfisce i volti dei personaggi coinvolge il lettore in maniera totale. Applausi.
– Andrea Bramini

PKNA # 4 – Terremoto

Il Giorno del Sole Freddo fu un punto di svolta. Prima PKNA era un bel fumetto fantascientifico d’avventura, ma tutto sommato semplice e piuttosto lineare da seguire. Da quel momento in poi, invece, la serie alza i toni, le storie si fanno più intricate e complesse, l’atmosfera più cupa e le minacce si ingigantiscono. Non stupisce quindi che anche con Terremoto (Artibani/Guerrini) venga seguita questa linea di pensiero che poi sarà propria di quasi tutti i numeri successivi.
In questa storia Artibani, che già in Ombre su Venere aveva dato prova di grande abilità narrativa, introduce il terzo filone per importanza (e quarto per ordine di apparizione) di PKNA, quello della PBI. Vengono quindi presentati nuovi personaggi che si aggiungono ai molti già presenti nei precedenti numeri, ed è proprio attorno ad uno di questi, il Prof. Fairfax, capo del Dipartimento Federale dell’Ambiente, che ruota attorno la trama principale, che vede il Professore impersonare la carismatica quanto squilibrata figura del folle scienziato, sedicente benefattore dell’umanità, pronto a minacciare di distruggere l’intera West Coast statunitense per assicurare un futuro all’intero pianeta. Una figura di spicco, quindi, che nei numerosi scontri con PK sarà capace di far titubare persino Uno, momentaneamente persuaso, in quanto IA logica, della validità del suo progetto di “sacrificare milioni di persone per salvarne miliardi”. Su questo assunto si baserà proprio l’intero faccia a faccia finale fra Paperinik e Fairfax, in cui l’eroe tirerà fuori tutto il suo valore, anche grazie alla ritrovata decisione di Uno, dimostrando quanto possa essere profonda la differenza fra ciò che è logico e ciò che è giusto.
In tutto questo, Artibani coglie anche l’occasione di inserire perfettamente il bellissimo personaggio del Tenente della PBI, Mary Ann Flagstarr, che diverse volte apparirà ancora durante la serie diventando una delle migliori alleate di Paperinik.
Per quanto riguarda il comparto grafico, invece, è impossibile non affermare di trovarsi davanti a qualcosa di quantomeno particolare. Lo stile di Guerrini, infatti, spacca a metà i lettori fra grandi sostenitori e accaniti detrattori, presentandosi ruvido, sporco e decisamente lontano da qualsiasi canone Disney. C’è da dire, comunque, che i personaggi, pur risultando spesso graficamente ostici da digerire, possiedono grande espressività e che gli ambienti e le atmosfere cupe sono rese molto bene da un tratto piuttosto incisivo e particolareggiato.
È innegabile che lo stile di disegno guerriniano sia estremamente differente da quello di Sciarrone o di Mastantuono dei numeri precedenti, ma questo è un aspetto che può essere visto come un difetto o come un pregio, e che certamente ha aiutato a rendere famoso PKNA per la sua voglia di sperimentazione una volta di più.
– Bruno Torrini

PKNA#5 – Ritratto dell’Eroe da Giovane

Basterebbe già la magnifica copertina per capire che ci troviamo di fronte a un numero grandioso. Basterebbe già la rubrica della posta, quella posta nella quale qui per la prima volta apparirà quel leggendario tormentone che divenne poi “Poche Ragazze Da Quelle Parti”, per capire che ci troviamo di fronte a un numero particolare. Basterebbero già i disegni di un Barbucci in letterale stato di grazia per capire che ci troviamo di fronte a un numero storico. Basterebbe tutto questo per capire che Ritratto dell’Eroe da Giovane (Sisti/Barbucci) rappresenta una delle pietre miliari della serie, se non fosse che oltre a tutto ciò ci si mette una trama fantastica, con cui Sisti prende per mano il lettore e lo porta in un viaggio in compagnia di PK all’interno della Paperopoli futuristica del XXIII secolo, in una fine metafora per rappresentare il potere mediatico e il controllo che questo ha sulla vita della gente, ad aumentare tutta la meraviglia di quest’albo. E se non bastasse questo, il nostro autore riesce con una sceneggiatura impeccabile nella sua scorrevolezza e nella sua capacità di non far mai calare la tensione, a mettere in atto una compenetrazione fra trame che vede l’unione del filone temporale con quello spaziale, rappresentato dai fittizi avversari che si rivelano essere i SuperEvroniani e dalla minaccia ben più reale del compassionevole Grrodon, ultimo soldato di Evron rimasto sulla Terra dopo la sconfitta del suo popolo e ormai carico solo di delusione e sofferenza. Una storia in cui veniamo introdotti alla figura  dell’enigmatico personaggio di Odin Eidolon, che alla fine rivelerà essere pieno di sorprese e diverrà in seguito uno dei personaggi più amati dai lettori, e della tenera Geena, droide appartenente alla medesima classe di Lyla, che verrà tratteggiata con un’umanità che troverà poi il suo apice in quel capolavoro che sarà Seconda Stesura.
Ovvio, poi, che quest’albo deve gran parte dl suo successo ad un comparto grafico di incredibile qualità, curato da un Alessandro Barbucci in una forma eccezionale nel rappresentare l’architettura estrema e tecnologica della città del futuro, nel sperimentare un tipo di disegno di grandissimo impatto e finezza al tempo stesso che probabilmente non ha precedente alcuno nella storia del fumetto Disney, e nel donare un’atmosfera particolarissima e coinvolgente della quale è quasi impossibile non restare affascinati. Un ultimo doveroso appunto è infine il caso di farlo all’inchiostratore delle tavole, il misconosciuto Massimo Sardi, che con una raffinatezza e una bravura notevolissime nel marcare i contorni e nel creare ombreggiature e chiaroscuri, contribuisce senz’altro a scolpire il titolo di Ritratto dell’Eroe da Giovane nella storia di PKNA.
– Bruno Torrini

PKNA#6  -Spore

Se dovessero mai chiedermi quale numero per me rappresenti perfettamente lo spirito sperimentale di PKNA, quella voglia innovatrice di rivoluzionare il fumetto Disney, di svecchiarlo dagli stilemi classici che ormai in diverse occasioni parevano stanchi, quell’intenzione di rischiare, di mettersi in gioco proponendo soluzioni inconcepibili e delle quali si possedevano ben poche certezze, personalmente risponderei che Spore (Cordara/Celoni) è l’albo pikappico che incarna al meglio tutte queste caratteristiche.
Già la grande differenziazione stilistica con il numero precedente può far intravedere ciò, ma è il connubio perfetto fra trama e disegni, uno dei più riusciti dell’intera serie, a mostrare in modo chiaro questi aspetti. La bravura di Cordara, che esordisce qui spezzando il duopolio Sisti-Artibani che fino ad ora aveva dominato il fumetto, sta nel mettere in piedi una sceneggiatura intricata e allo stesso tempo geniale nel passare dall’atmosfera thriller della scoperta delle trattative segrete dell’esercito terrestre con quello evroniano, a quella frenetica e volutamente caotica della distruzione del campo di spore, primo stadio evolutivo degli alieni succhia emozioni, in cui è impegnato PK, a quella, ancora, poetica e delirante delle tavole che mostrano, su un piano narrativo differente che alla fine si unirà a quello principale, il dolore e la frustrazione di Xadhoom nell’incappare nel relitto di un’astronave di fuggitivi Xerbiani che non è riuscita a scappare alla furia distruttrice evroniana. È forse questa la parte più introspettiva e trasognata della storia, in cui il silenzio delle vignette completamente mute aumenta il senso di vuoto e di solitudine con cui Xadhoom è costretta a confrontarsi, riuscendo a coinvolgere il lettore in questa situazione così particolare.
Le pagine trasudano sperimentazione, gridano voglia di osare, di osare nei temi, profondi e di stampo decisamente adulto, di osare nella tecnica di una sceneggiatura che riesce a sviluppare avvenimenti apparentemente scollegati ma che riescono a convergere in un’unica direzione nel finale, di osare nei disegni assolutamente stupendi di un Celoni che avremmo rimpianto in seguito a questa sua unica apparizione in una storia lunga, decisamente a suo agio nel rappresentare con i suo tratto elegantemente confusionario e iperdettagliato i polverosi luoghi del deserto paperopolese così come le profondità dello spazio. Ma ciò in cui probabilmente Celoni dà il meglio di sé sono le tavole silenziose dei paesaggi xerbiani in rovina e della nave interstellare alla deriva, dove le immagini sembrano parlare da sole evocando un grande senso di poeticità.
Oltre a ciò abbiamo anche la dimostrazione, come già nello scorso albo, di come la struttura di PKNA sia adatta alla compenetrazione fra trame e sottotrame vecchie e nuove, che qui vengono introdotte mettendo in scena il mini-filone narrativo dell’esercito, che tante potenzialità aveva ma che purtroppo non verrà sfruttato in futuro come avrebbe meritato, perdendo parte di quella tensione che qui aveva mostrato.
Ecco perché Spore è considerato un numero così sperimentale, ed ecco come tutto ciò contribuisce a renderlo un numero d’eccezione in un fumetto dove il numero d’eccezione era la regola.
– Bruno Torrini

PKNA # 7 – Invasione!

Con Spore era iniziata quella che si sarebbe rivelata la tetralogia delle spore, appunto. Dal numero scorso, infatti, come abbiamo visto Paperinik apprende come nascono gli Evroniani, ma la vicenda delle spore degli alieni viola non finiva certo nel deserto di Paperopoli. La preoccupazione di Pikappa che le spore possano essere presenti in altre parti del mondo lo attanaglia in Invasione! (Artibani/Mottura), dove grazie a un controllo di Uno il papero mascherato scopre che un luogo di contaminazione è la Nuova Zelanda. Nuova Zelanda in cui guarda caso si è recato anche Angus Fangus, che non è tornato nel suo villaggio natio solo per nostalgia, ma per cercare di risolvere un conto in sospeso.
La compenetrazione di diverse trame torna a essere protagonista anche in questo numero, dove corrono parallele fino a incontrarsi alla fine 1) la storia di Angus, che prosegue quella storia lasciata a metà alla fine del # 1, la faccenda cioè della maschera maori, e 2) la vicenda di Nebula Faraday (lol, parente di un certo Faraday lostiano?), un’invasata che crede che gli Evroniani siano emissari di un mondo migliore. In tutto ciò il centro nevralgico è Fenimore Cook, ricchissimo e disonesto imprenditore neozelandese responsabile dell’esilio di Angus e nemico dell’ambiente.
Se le avventure tra i ghiacci e la trama in generale sono abbastanza interessante, i disegni del buon Mottura pur buoni non mi hanno convinto del tutto. La sperimentazione, impronta stilistica di PK come abbiamo già fatto notare, è ben presente e offre disegni interessanti, ma alcune espressioni di Paperinik, di Uno o di Angus non riescono a essere IMHO adeguate. Non mi è piaciuta, poi, la tuta tattica.
Menzione a Mamma Rangi, capoclan e tostissima madre di Angus Fangus!
– Andrea Bramini

PKNA # 8 – Silicio

Ecco un modo intelligentissimo di costruire la terza parte di una mini-saga. Il tema delle spore evroniane è infatti ben presente in Silicio (Sisti & PK Team/Sciarrone), fin dalla prima tavola in cui rivediamo l’ingenuo contadino Russel, di cui abbiamo fatto la conoscenza nel # 6 e che possiede il suo bell’orto di “zucche” evroniane.
La questione sembra però passare in secondo piano quando vediamo Pikappa indagare su misteriosi disastri informatici che colpiscono i computer di importanti aziende paperopolesi. Grande la sorpresa nel vedere come colpevole il redivivo Due, che era riuscito a trasmettersi lungo le linee telefoniche un attimo prima della sua (apparente) disfatta alla fine del # 2. Due che, avendo “perso” la parte di memoria relativa alla posizione di Uno andava a tentativi per trovarlo e farlo fuori. La contaminazione con la trama evroniana si ha quando Due tenta di servirsi delle spore dell’orto di Russel come esercito privato, ma i capi di Evron non sono molto d’accordo…
In questa storia si può inoltre notare la critica ai servizi vuoti dei telegiornali in periodo estivo, e l’approfondire la forma di energia con cui si alimenta Uno.
I disegni di Sciarrone ovviamente sono qualcosa di altissimo livello, continua con questa storia a confermare il suo immenso talento e mi sembra che i progressi si notino in ogni numero disegnato da lui, specie nelle espressioni della nostra intelligenza artificiale preferita.

In fondo all’albo, c’è una sorpresa, che diventerà una piacevole consuetudine. Compare infatti il primo episodio delle Angus Tales, una serie di brevi storie con protagonista Angus Fangus in cui rievoca le gloriose storie del suo passato da giornalista neozelandese. Questa prima avventura, Colonne Infami (Mulazzi/Ziche) graficamente mostra già la cifra stilistica della serie: il tratto umoristico e riconoscibile di Silvia Ziche è bellissimo da vedere e insieme alla colorazione giallognola restituisce un’atmosfera da noir veramente intrigante e particolare. Questo sarà l’unico episodio scritto dalla Mulazzi, dal prossimo numero il testimone lo prenderà Tito Faraci.
La storia in questione comunque già immerge il lettore nelle atmosfere delle Angus Tales, narrando del duetto giornalistico Angus-Perfidia che avrà tragiche conseguenze!
– Andrea Bramini

PKNA Speciale 97 – Missing

Speciale per davvero
Cominciamo con una domanda. Se doveste valutare le atmosfere e lo stile di un’intera serie a fumetti da un solo volume, quale scegliereste? Il numero uno? Poco probabile: troppo introduttivo, troppo legato agli esordi per essere rappresentativo. Il numero finale? Nah, assurdo. Sarebbe un colossale harakiri con una katana fatta di spoiler. Un numero centrale, allora? Forse. Ma quale? Come sceglierlo, come capire le dinamiche precedenti della storia, come approcciarsi a sottotrame e personaggi già avviati?
Ed ecco il deus ex machina, ecco la killer application: gli speciali. Un numero speciale, per sua stessa natura, è speciale. Si nutre degli stimoli della serie, delle sue suggestioni, dei suoi stilemi. Li espone senza freni, per quanto possibile, per cercare di toccare tutti gli ambiti, senza lasciare fuori nulla. Li ripropone in una sorta di baule tutto stipato, a rischio esplosione. Così si finisce, inevitabilmente, per assistere a una lettura-buffet, fatta di stuzzichini numerosi e variegati, anche se non esaurienti. Uno spizzico qua e un assaggino là: questo è un buon modo, forse il migliore, per fare un’immersione veloce ma completa nello stile di un mondo che non si conosce ancora.
Io PKNA lo conoscevo, eccome. Ma non ne possedevo nemmeno un numero. Li avevo letti tutti varie volte, sotto prestito di amici. Partecipavo a tutte le riunioni del PK Club della mia scuola media (ambiziosamente chiamato: “Tutti per Uno e Due per nessuno”). Però leggevo solo a scrocco, complice un edicolante smemorato che rispose “Certo!” alla domanda “Mi metteresti da parte il primo numero di quel nuovo fumetto che esce?”, salvo poi fare l’opposto. Quell’evento fu destino. Un po’ come se si fosse trattato di un segno divino, scelsi di non acquistare i numeri successivi, anche se li divoravo sotto intercessione, senza ritegno. Andavo avanti così, sfogliando senza possedere.
Ma arrivati al primo numero speciale di PKNA, in uscita nell’agosto 1997, e pubblicizzato come una specie di messia, dovetti capitolare. Almeno quello, lo dovevo avere. Come una sorta di sigillo, di “riassunto”, di ampolla contenente lo spirito della serie; concetto peraltro già evocato. Giunsi a desiderare tanto quel numero, dal proibitivo (all’epoca lo era seriamente!) prezzo di 5.800 lire, che sfidai mio babbo a una gara di corsa, per averlo in premio. Era una gara mattacchiona, ovviamente, e mio babbo mi fece vincere, bontà sua. Oggi lo posso dire: una delle migliori vittorie pilotate della storia.
Così posai gli artigli su quella copertina a specchio, argentata e in rilievo. Riconobbi subito il disegno degli occhioni con mascherina: era lo stesso della copertina di “Paperinik e altri supereroi” numero 6: il primo che acquistai prima di diventare collezionista di quella testata. Un Paperinik apripista, in pratica. I conti tornavano.
Piano piano, con l’attenzione e la reverenza che si attribuiscono a una reliquia, iniziai la lettura nel salotto di casa, barricato per essere insensibile a stimoli esterni. Il mio supereroe preferito, nella sua veste migliore, nel suo nuovo universo, tutto condensato in un solo numero. Il mio acquisto primigenio. Slurp! Prima il consueto editoriale introduttivo, stavolta su evocativo sfondo nero, per farmi venire l’acquolina. Poi, la storia. Anzi, le storie! Sei, per l’esattezza, con cinque episodi e un filo conduttore. Ognuna realizzata da un tandem creativo differente. Cosa si poteva chiedere di più? Ero in giubilo.
Non durò.
Lo Speciale ’97 di PKNA si intitola Missing, cioè scomparso. Mancante. Non pervenuto. Come Paperinik. Il mio supereroe preferito, nel suo nuovo universo eccetera eccetera, non c’era. O meglio, c’era l’universo ma non c’era il supereroe. Non c’era il protagonista. E dov’era? Boh. Non pervenuto, appunto. E tutti i comprimari si dannano per cercarlo, per capire dove sia, perché sia scomparso, semmai tornerà. Amici, nemici, nemiciamici: tutti ruotano attorno alla figura di Pikappa, ma Pikappa non c’è. Eresia! Sacrilegio! Terminai la lettura deluso fin dentro le ossa. Mi sentivo quasi tradito, defraudato. Avevo atteso quel numero con un’apprensione smisurata e il risultato era un’insoddisfazione cocente.
Che diamine! Tutti quei viaggi mentali sullo spirito di una serie, sul valutare l’insieme dal singolo elemento, sul baule stipato di roba… e poi mi capita un numero senza protagonista! Spirito della serie un corno! Stuzzichini e assaggi dei miei stivali!
Scambiai il numero con un amico il mese dopo, ottenendo in cambio “I Classici” numero XXX. Era spiegazzato e privo di copertina, ma conteneva la storia Topolino e l’Enigma di Mu (ho sempre avuto un debole per gli esordi interessanti!).
Come sempre succede nei casi della vita, la ruota gira. La mia tornò a girare più avanti. Dopo qualche anno, infatti, iniziai a recuperare tutta la serie di PKNA, partendo dal numero 23: Vuoto di Memoria. La moglie dell’edicolante sbadato di cui sopra me lo regalò per il compleanno, in una sorta di cosmica riparazione di torti passati. Karma, si direbbe oggi. Lo interpretai come un segno dopo il segno. Un errata corrige ineluttabile. E da lì iniziò ufficialmente la mia “reconquista” pikappica: assalti a mercatini, bancarelle, fumetterie, amici stufi dei balloons. Lo Speciale ’97 ritornò a me proprio da uno di questi, da un compagno di classe che invertì la rotta. Arrivò segnato dal tempo e dall’uso, con qualche sfregio e un pezzetto di quarta mancante. Non feci storie. Non ne avevo il diritto. Non dopo l’ Enigma di Mu semidistrutto.
Oggi rileggo quelle pagine acquistate, scambiate e poi recuperate e capisco quanto può mutare la percezione delle cose, nel tempo. Sfioro quella copertina argento sbiadita in un grigio fumo di Londra un po’ malinconico e mi rendo conto di quanto, paradossalmente, un numero senza protagonista possa risultare rappresentativo per il suo protagonista. Paperinik non c’è in Missing, è vero, e questo la dice lunga. Provate a immaginare una storia di Topolino senza Topolino. Una storia di Zio Paperone senza Zio Paperone. E’ difficile figurarsele. Forse, chissà, uno scarno filler con Battista e Lusky, o una follia faraciana con protagonista Manetta. Ma in entrambi i casi, la figura assente spicca, appunto, per la sua mancanza.
PKNA va oltre. Missing va oltre. E riesce a essere davvero quella summa Pikappica, quel baule in procinto di scoppiare, senza mostrare mai, o quasi mai, il papero mascherato. Anche se dell’eroe scorgiamo praticamente solo il nome, tutto e tutti ruotano intorno a lui, in quella veste grafica e stilistica che ha giustamente reso PKNA un fenomeno editoriale. Un universo in sei storie. Un genere reso in sei esempi, tra loro diversi quanto compatibili. Sei mini bocconi che se non costituiscono una scorpacciata, di certo come antipasto funzionano alla perfezione. Oggi lo capisco. Oggi guardo Missing e sento come tutto fosse presente, altro che non pervenuto.
E allora diamo uno sguardo a COSA esattamente c’è nello speciale. A quanto, per usare una freddura molto british, non è missing, in Missing.

Il titolo dello speciale è anche quello della prima storia. Come nei leggendari prologhi de “I Classici”, anche qui la vicenda è spezzettata in più “tavole di raccordo” utili per legare assieme gli altri mini episodi dell’albo. Proprio per questa sua insolita natura frammentaria, è difficile dare un giudizio alla storia in sé. Di certo non è scritta o disegnata dai primi che passavano! Al timone, infatti, troviamo LO sceneggiatore di PKNA, ovvero Sisti, coadiuvato da un Mastantuono in grande stato di forma. Tutto sommato, gli autori sono bravi a creare una serie di “corridoi” narrativi tra le stanze principali dell’albo. In questo primo corridoio, Missing (Sisti/Mastantuono), incontriamo l’agente PBI Mary Ann Flagstarr, che riceve l’ordine di indagare sulla scomparsa di Pikappa. Non capiamo altro, o quasi, perché dopo appena 3 tavole si assiste già al primo (e appena appena straniante) cambio di rotta.
Punto di rottura (Faraci/Lavoradori). Comincia la danza di stili e generi che permea tutto l’albo. Dalle vicende introduttive, passiamo al demenziale allo stato brado. Il protagonista è quasi scontato: Angus Fangus, becero kiwigiornalista d’assalto, molto a suo agio nell’assaltare poltrone e nel farsi assaltare da robottoni giganti. Anche lo scrittore non poteva essere altri che lui: Tito Faraci, qui impegnato in una sorta di preludio personale, di riscaldamento grottesco, prima di esplodere il proprio folle genio in memorabili frammenti di follia successivi; nei migliori, guarda caso, c’era sempre il buon Angus.
Il disegnatore, viceversa, è una “quasi” sorpresa: Alberto Lavoradori aveva inaugurato l’epopea con Evroniani, ma poi si era eclissato. In queste dieci tavole si diverte a piegare il suo tratto roboante alla linea comica della vicenda, sacrificando una agile leggibilità per ricercare, piuttosto, un estro quasi sporco, adattissimo sia ad Angus che a Tito. Il risultato di tutto ciò sono puri, irrefrenabili sghignazzi.
La storia è una semplice digressione di Angus su un incontro/scontro avuto con il suo “Pikappero” e su una sorta di debito d’onore che ha contratto con lui. Geniale, peraltro, la trovata di mostrarci il giornalista più ostile e attaccabrighe di 00 Channel in un momento di debolezza e sensibilità d’animo. Più che di lirismo si parla di comiche, ma l’insieme funziona alla grande.
Quindi, altre due paginette di raccordo, by Masta e Sisti. SPOILER NERD: Proprio qui posiamo gli occhi su Ziggy, fattorino di 00 Channel e, scopriremo in futuro, fratello della stessa Mary Ann! Peccato che tra i due non vi sia nemmeno un cenno d’intesa (possiamo interpretare la cosa come un vicendevole tacito accordo), ma soprattutto, peccato che il colorista dipinga di bianco il piumaggio di Ziggy (possiamo interpretarlo come uno scivolone nella candeggina?).
Attraverso queste poche vignette, arriviamo al punto di vista di un altro personaggio importante, Lyla, e ad un altro filone: i viaggi temporali. Time 0 (Cordara/Barbucci) è scritta da quello che è forse lo sceneggiatore del team meno incline a sfornare capolavori e picchi di stile, e disegnata splendidamente da un Barbucci capace di sdoganare la sensualità nel mondo Disney. La sua Lyla che esce dalle acque, osservata da un paperozzo allupato, a sua volta fulminato dall’occhiataccia della fidanzata, è destinata a rimanere negli annali (e ad animare gli sproloqui di uno dei topic più voyeuristici del Papersera!).
La storia è più che altro una storiella: il droide 5Y viene avvisato da Fangus della scomparsa di Paperinik e decide di recarsi direttamente alla base della Tempolizia per scoprire se i suoi colleghi cronauti tengano recluso il suo amico biologico. Un terremoto cronale renderà solo più movimentato il buco nell’acqua della signorina Lay (e di Cordara?).
Di nuovo, due tavole flagstarriane (questa volta moooolto gustose per raggranellare input riguardo un personaggio un po’ outsider ma assai interessante: Camera Nove) ed eccoci ad un nuovo intermezzo: Memo (Sisti/Mottura). Qui, finalmente, incontriamo Uno, consapevole dell’assenza del suo socio biologico. Il problema è fermare l’ennesima incursione del buon vecchio Razziatore senza supereroi a portata di chip. L’intelligenza artificiale più verde che ci sia ne inventerà una delle sue (ringraziare il sempre valido Sisti per questo!) e la storia ne risulterà appena ingarbugliata, ma tutt’altro che insipida. Semmai, sono i disegni a lasciare parecchio a desiderare (ringraziare il sempre altalenante Mottura, per questo!). A tratti efficaci, ma per larga parte sproporzionati e dinamicamente esasperati, i tratteggi del già disegnatore di Invasione! non convincono nemmeno i coloristi (il barista di inizio storia doveva avere i baffi!), e in alcuni punti risultano proprio sgradevoli (guardare pagina 37 per capire: oltre alla divisione inconsulta delle vignette, e ai balloon che passano dal rotondo al quadrato, sono le stesse pose dei personaggi a rivelarsi incomprensibili, con quel Razziatore-Nureyev della vignetta numero due.)
Lo stacco e il ritorno al tratto pulito del Corradone nazionale ci giunge in soccorso. Tanto più che incontriamo Paperon de’ Paperoni in penne e piume, in una delle sue rarissime apparizioni pikappiche. Il vecchio cilindro è impegnato nelle mansioni di custode della Ducklair Tower, le stesse che toccherebbero a Paperino ma, guarda un po’, il nipote non c’è. Come Paperinik. Ma non come Xadhoom!
La mutante xerbiana arriva dal cosmo, seguendo la scia del suo nome irradiata nello spazio. Ce la mostra Stefano Intini, già all’opera su Xadhoom (sotto pseudonimo) nel numero 0/3. Ce la canta Mr. Francesco Artibani, anch’egli in uno stato di grazia quasi inconcepibile per menti normali. La storia riesce a fondere il lirismo e la tragica epicità che da sempre contraddistinguono uno dei personaggi meglio riusciti dell’intero universo pikappico, con un umorismo semplicemente perfetto. Si esulta, si ride,… si balla! Dopotutto, senza Xarghon (Artibani/Intini) che festa è?
MEGA SPOILER NERD: Al di là della bellezza della storia, c’è però un nonsense di fondo, se allacciato con la Trilogia di Xadhoom ancora ben lungi dall’arrivare. Quando la fu dottoressa Xado verrà catturata dagli Evroniani, ella dissimulerà la sua appartenenza alla razza xerbiana, invano. Ma il bluff andava tentato: non c’è più nulla, in lei, che rammenti alla vista la sua passata natura. Tuttavia, in Xarghon, la provenienza di Xadhoom viene data per scontata, come se fosse ovvio, come se fosse evidente. L’incongruenza dei due capitoli pikappici vede pendere la bilancia dal lato della trilogia, anche se temporalmente successiva. Potere e potenza per Artibani in ogni caso! Se da piccole sviste nascono piccoli capolavori, viva le sviste!
Ancora una breve apparizione “on the road” per Mary Ann, prima della più ghiotta sorpresa del numero: un “certo” Giorgio Cavazzano ai disegni dell’ultimo filler: Blu Botte (PK Team/Cavazzano). E l’intero PK Team al suo servizio, come si confà a un pezzo da novanta quale il Cavazza. Incredibile (o meglio, ovvio!) a dirsi, ma la matita dell’artista si approccia all’universo pikappico con una destrezza e una pertinenza inusitate (tanto che questa non sarà l’unica puntata da piker del big veneziano). Il tono comico della vicenda si sposa perfettamente alle atmosfere spaziali di fondo e Cavazzano domina e dirige il tutto come solo lui sa fare (c’è spazio anche per un cammeo di Urk!). La storia ruota intorno a due scagnozzi evroniani che più stereotipati non si può (lo scagnozzo per eccellenza è alto e magro, o basso e grasso, ma comunque irrimediabilmente idiota). La coppia di mentecatti, Ludron e Orkon (due nomi, due programmi!), è stata spedita sulla Terra alla ricerca di Pikappa. Ebbene sì, lo cercano anche loro. Troveranno invece un sacco di legnate, e un sacco di risate (nostre) nel vederli trattare così. E pensare che le mazzate di percorso sarebbero quasi carezze, se paragonate alla fine che attende i due Evronincapaci.
La fine che attende noi lettori, invece, vede ancora una volta Mastantuono e Sisti impegnati per tre paginette conclusive. In esse, Uno sembra assai più consapevole della situazione, rispetto a prima. Scopriamo da chi è partito l’ordine PBI (poi ritirato) di rintracciare il papero mascherato. E scopriamo anche DOVE CAVOLO si nascondeva il nostro eroe. Dovremmo anche intuirne il perché. In realtà, la soluzione dell’enigma è meno limpida del previsto, e lo spazio all’interpretazione del lettore viene più che mai concordato. Siamo a pagina 66 e leggiamo la parola FINE, dopo una lettura a singhiozzo, dopo un puzzle visivo e stilistico che non aveva precedenti pikappici; ma che avrà, in compenso, notevoli eredi.
A rendere meno traumatico il distacco, ecco una profusione di pagine della posta, leggendarie e strepitose come al solito. “Amo Lyla” “Lei no” è solo un esempio della meravigliosa sagacia di un appuntamento diventato imprescindibile per ogni vero fan. Un simpatico (quanto probabilmente inutile) excursus sulla grammatica evroniana anticipa l’ennesima trovata speciale, anzi, meta-speciale, del PK Team: una rubrica per votare la copertina preferita dei numeri di PKNA finora usciti. Cosa c’è di speciale? Una copertina fake. Che sarà fonte di rivoluzioni, spedizioni di soldi anticipate, mobilitamento pikeristico nazionale. Fino a sbocciare in uno Speciale. Un altro.
Tanto per fugare qualche eventuale, rutilante dubbio su quanto PKNA fosse speciale. Tredici anni fa come oggi. Enigma di Mu o non Enigma di Mu. Frittole o non Frittole. Perché quando qualcosa è speciale, speciale davvero, te ne accorgi eccome. Ogni dubbio scompare. Non pervenuto. Mancante. “Missing”.
– Marco Guardanti (special guest per lo Speciale 97, che si ringrazia per il contributo)

PKNA # 9 – Le Sorgenti della Luna

Si chiude con questo numero la tetralogia delle spore, continuando in contemporanea la sottotrama dell’esercito che esordì proprio con Spore. Le Sorgenti della Luna (Cordara & PK Team/Guerrini) rimette in scena Xadhoom, alla ricerca delle due famose navi xerbiane esuli nello spazio. Peccato che poco dopo di quest’obiettivo ce ne si dimentica, per concentrarsi invece nel trovare altri luoghi dove sono presenti spore evroniane. Le troviamo in Centro Africa, nella regione dei Grandi Laghi. Qui c’è una nidiata intera di spore, e quando Pikappa e Xadhoom arrivano sul posto si preparano ad ingaggiare una dura battaglia contro gli Evroniani che le controllavano,  aiutati anche dall’esercito che dà una grossa mano sul finale.
La storia non mi ha mai preso più di tanto, e per la trama con alcuni buchi e per una storia non eccessivamente esaltante. Il tutto non è aiutato dai disegni di Guerrini, il quale se da una parte sa essere forse il più sperimentale tra i disegnatori pikappici – riuscendo a costruire tavole eccellenti per come sono strutturate, una in pratica con struttura a striscia, le altre senza quasi mai rispettare la rigida griglia classica – dall’altra è spesso caotico, difficilmente digeribile e la sua Xadhoom non mi pare certo tra le più riuscite. Pollice alto invece per le espressioni e la figura in generale di Paperino/Paperinik.
Menzione speciale alla copertina d’effetto di Celoni.
La breve dell’albo è Angus Tales – Rumori di Fondo (Faraci/Ziche), secondo episodio della serie dei racconti di Angus. E’ questa però la prima storia del ciclo scritta da Faraci, che firmerà tutte le prossime e che ne è il vero e proprio padre ideale. Infatti questa storia e le prossime in generale conterranno tutta l’ironia e il sarcasmo tipico della più belle sceneggiature di Tito, quello tipico anni ’90, e rende il ciclo decisamente gustoso e divertente. In questa storia esordisce Billy Paganino, “l’unico gangster che nella custodia di violino… teneva un violino!”, impareggiabile partner anche delle prossime avventure. La storia in sé è divertente, con Angus che cerca di eliminare ogni rumore molesto con esiti comici e con le cause dei rumori sempre più assurde e quindi divertenti. Perfetti i disegni della Ziche.
– Andrea Bramini

PKNA # 10 – Trauma

Una particolarità di PKNA che forse non è ancora stata detta è il fatto di come gli autori delle sceneggiature riuscissero a far recitare tutti i personaggi delle storie, compresi quelli secondari, quasi come se fossero tutti protagonisti insieme a PK. Trauma (Faraci/Pastrovicchio) è uno dei pochissimi numeri, forse l’unico, che non segue questa filosofia. Perché? Perché Trauma è probabilmente la storia di Paperinik per eccellenza!
Mettiamo di trovarci, un giorno, di fronte ad un avversario fisicamente spaventoso, possente e dalla forza brutale. Ma ciò che lo rende così terrificante non è la sua esagerata forza fisica, ma la capacità di suscitare in noi le nostre paure più recondite, i nostri tormenti più profondi, i nostri terrori più remoti, e di cibarsene, alimentando così la sua potenza. Bene, è proprio questo che succede a Paperinik, nell’incontro con Trauma, generale evroniano super potenziato da esperimenti genetici dei reparti scientifici di Evron. E quando sembra che la situazione non presenti più alcuna via d’uscita, ecco che l’Eroe diventa tale, trovando nella soluzione più semplice possibile l’unica possibilità di salvezza e di vittoria: vincere la propria paura, la paura di Paperino, costituita dal ricordo di un semplice episodio di bullismo vissuto da bambino, scatenando contro l’avversario tutto il suo coraggio. Trauma così rimane stupefatto, sconcertato dal fatto, inconcepibile e senza precedenti per lui, che qualcuno possa aver resistito e sconfitto quella paura che considerava arma unica e infallibile, e della quale cade preda, disarmato nella sua sconfitta.
Tutto ciò ha significati profondissimi e maturi, di come sia possibile per chiunque, come sottolineato dalle stesse parole di Paperinik, trasformarsi in Eroi, trovando quella capacità di trasformare la paura in forza, in energia, quella capacità chiamata coraggio. E come il fatto che il primo avversario da affrontare sono le nostre insicurezze, le nostre inquietudini, che spesso si rivelano nemici ben più complessi da fronteggiare di quelli in carne ed ossa.
Come dicevamo prima, questa è una delle pochissime storie che sia veramente DI Paperinik. Anche gli altri personaggi, infatti, dal terribile antagonista Trauma, all’affascinante personaggio di Gorthan, capobranca evroniano affascinato dalla cultura terrestre, qui già caratterizzato meravigliosamente ma che poi troverà la sua definitiva consacrazione in Mekkano, al sempre prezioso alleato che è Uno, finiscono inevitabilmente in secondo piano a favore dell’importanza che assume il Protagonista (mai come in questa occasione) nel suo cammino d’introspezione.
Applausi a scena aperta quindi per l’esordiente Faraci, autore ancora in futuro di bellissime perle, e per l’altro debuttante ai disegni, quel Lorenzo Pastrovicchio che in seguito diventerà il disegnatore più prolifico dell’intera serie, e che qui mostrava già un talento enorme, con il suo tratto goticheggiante e ricco di ombre “pesanti” date da un fitto tratteggio incrociato, ma soprattutto con la spettacolarità estrema delle innumerevoli scene d’azione rese davvero alla perfezione.
Per tutto questo, perciò, non stupisce che Trauma sia ancora oggi uno dei titoli più amati dai lettori dell’intero fumetto, nella sua teatralità quanto nella sua profondità, che indubbiamente hanno contribuito a renderlo un capolavoro assoluto.
In coda al numero ancora il grande Tito all’opera, con Angus Tales – Senza Benza (Faraci/Ziche), storia al solito divertentissima che vede Angus vittima di uno scienziato pazzo cinese! La storia è importante perchè introduce credo per la prima volta il tormentone di Baldo L’Allegro Castoro, demenziale serie a cartoni animati che avrà modo di tornare moltissime volte anche come semplice citazione in future storie pikappiche o di Faraci.
– Bruno Torrini (storia principale)
– Andrea Bramini (storia breve)

PKNA # 11 – Urk

Dopo circa un anno e mezzo di numeri di una qualità mediamente elevatissima, ci troviamo di fronte a quello che può essere considerato un albo meno riuscito in confronto agli altri. Urk (Artibani/Ghiglione) mette in scena l’omonimo personaggio e con lui una nuova sottotrama appartenente al filone temporale, quella dei viaggi interdimensionali. Il possente Urk è un papero proveniente da una dimensione parallela dalla quale è stato strappato improvvisamente a causa dell’attivazione dell’altronave narrata ne Il Giorno del Sole Freddo. Ma non è giunto a Paperopoli da solo: con lui è arrivata anche La Creatura, un essere sintobiologico che i nemici del popolo irochese a cui appartiene hanno creato per sconfiggere. L’essere mostruoso comincia a rapire innocenti cittadini e sarà compito del terzetto composto da PK, Urk e Lyla tentare di fermarla.
La storia, pur essendo interessante, è poco appassionante, la sceneggiatura di Artibani si basa su molti aspetti piuttosto stereotipati e i disegni di Ghiglione, poco espressivi e mancanti di dinamicità, non riescono nell’intento di far sembrare migliore il tutto.
Da notare che in questo numero avremo la seconda e ultima apparizione delle non troppo rimpiante gang rivali che avevano esordito nel precedente Trauma.
Urk è quindi solo accettabile come storia introduttiva di un personaggio che tutto sommato avrà ben poco spazio all’interno di PKNA, visto che sarà in futuro protagonista di sole altre due storie e la sua sottotrama sarà la prima a venire chiusa già con il #24 della serie.
Per fortuna a chiudere l’albo in bellezza c’è Angus Tales – Cani (Faraci/Ziche) che questa volta vede il prode Angus nelle vesti di dog sitter per restituire un favore a un politico non proprio pulito! Quando Angus perde il cane, dovrà farsi in quattro per ritrovarlo, contando però sull’utile aiuto di Billy Paganino, qui alla sua seconda comparsa. Una cosa che non è stata evidenziata delle Angus Tales è la voce interiore del protagonista che commenta le scene che vediamo descritte nelle vignette. Lo stratagemma è un po’ il marchio di fabbrica delle storie di Faraci, infatti è apprezzabile in Trauma e a ruota libera poi in MM.
– Bruno Torrini (storia principale)
– Andrea Bramini (storia breve)

PKNA # 12 – Seconda Stesura

A soli due mesi dall’uscita del capolavoro Trauma si annuncia un altro numero di valore storico per i lettori. Seconda Stesura] (Sisti/Sciarrone) prende spunto da alcune situazioni accennate su Ritratto dell’Eroe da Giovane, sviluppandole qui in maniera più approfondita. Sisti ci regala, con una sceneggiatura ancora una volta ottimale, un inizio shock, con Paperino a capo delle aziende Ducklair come vicedirettore. Fra complicati paradossi temporali sarà Odin Eidolon, alleato di PK incontrato nel #5, a scoprire che qualche misterioso individuo ha provocato uno sdoppiamento nel continuum temporale, venendo a creare una sorta di realtà alternativa sostanzialmente differente da quella precedente, e che questo qualcuno ha inoltre rapito Lyla, per poterle impedire di interferire avvertendo la Tempolizia. Ma proprio al quartier generale della Tempolizia – il luogo fuori dallo spazio e dal tempo chiamato Time 0, qui rappresentato per la prima volta in una storia lunga dopo il suo breve esordio nello Speciale ’97 – si svolgerà la parte finale della storia. Qui, una squadra composta da Paperinik, Eidolon e un nutrito corpo di agenti agli ordini del Cronocomandante riescono a ritrovare e a liberare Lyla, e a scoprire anche che dietro a tutta la vicenda si nasconde Geena, conosciuta da PK nel XIII secolo e diventata capo della ribellione dei droidi, stanchi di essere schiavizzati dagli esseri umani e vogliosi di libertà e indipendenza. L’apice della tensione si raggiunge però quando Geena, aperti gli occhi sulla realtà grazie alle parole di Odin e di Lyla, tenta di fermare la bomba che era stata innescata al fine di distruggere il collegamento con la memoria base della stazione, contenente tutta la storia dell’umanità, e ne rimane uccisa sacrificandosi per la vita delle persone a lei care e soprattutto per Paperinik, “l’amico dei droidi”. Ed è proprio in questo momento che la commozione prende il sopravvento sul resto, nelle tristi parole che Pikappa rivolge ai tecnici che intendono riattivare Geena: “Non fatelo. Lei non lo vorrebbe. Sono le macchine quelle che si possono riattivare!”
Il tutto è suggellato dai sempre stupendi disegni di Sciarrone, bravissimo nel rappresentare al meglio personaggi e ambientazioni tecnologiche, nonché la tristezza imperante nel momento culmine della storia.
In appendice, infine, cambiamo decisamente stato d’animo grazie a Il Posto Sbagliato (Faraci/Ziche), quinto episodio delle esilaranti [b]Angus Tales[/b], dove il kiwi neozelandese, sempre accompagnato dal buffissimo Billy Paganino, dovrà vedersela con due distinti signori dei quali ha sentito un po’ troppe cose…! Sempre perfetti e appropriatissimi disegni e colori della Ziche.
– Bruno Torrini

PKNA # 13 – La Notte Più Buia

Storia a tema natalizio, visto il mese di uscita, che forse stupisce un po’ trovare in una testata come PKNA. Le storie di questo tema abbondano ogni anno su “Topolino”, a dicembre, ma le Paperinik New Adventures hanno una loro indipendenza tale che non immaginavo sfornassero una storia con tanto di neve e riferimenti al Natale. Certo è che il risultato è comunque ottimo, e la storia mi è piaciuta assai. Si vede infatti che il Natale è solo uno sfondo come un altro per l’avventura raccontata, al contrario di quanto accadrà anni dopo con l’albo Vigilia Bianca di PK-Frittole, tutto incentrato solo sulla festività senza uno straccio di trama sensata intorno.
Tornando a noi, in questa storia tornano gli Evroniani e torna la sottotrama dell’esercito, ma nonostante quest’ultima la storia l’ho molto gradita. La Notte Più Buia (Cordara/Guerrini) ci mostra l’attacco evroniano alla cittadina di Bravestone, vicino a Paperopoli, e l’intervento di Paperinik per fermarlo. Fin qui una storia nei canoni, ma alcune finezze attirano l’attenzione sulla storia: la figura di Marjory, ragazzina tutto pepe che riesce a non farsi catturare e a mandare una mail di richiesta soccorso, che sarà poi captata da Uno. Questa giovane papera dai capelli rossi, per il rapporto di collaborazione e aiuto che dà a Pikappa – chiamatemi scemo ma a me è venuto da pensarlo – ricorda un po’ il rapporto tra Batman e Carrie Kelly in Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Fatto sta che come accoppiata mi ha convinto non poco. Altro elemento importante è l’evoluzione nelle fazioni dell’esercito, con la destituzione di Wisecube e la sua sostituzione con il colonnello Westcock, che segna un punto di svolta soprattutto nel rapporto tra esercito e Paperinik.
Divertente è poi tutta la sottotrama di Morrighan che va a indagare a Bravestone con Camera 9, e infine è degna di nota la citazione diretta alla storia di Carl Barks Zio Paperone e la Stella del Polo nel dialogo tra i due anziani abitanti della cittadina.
I disegni di Guerrini mi hanno convinto del tutto forse per la prima volta: se nelle scorse sue prove ero sempre eccessivamente destablizzato dal suo tratto, in questa storia innevata ho potuto apprezzare molto di più la sua griglia aperta e libera. Ne sono soddisfatto.
A seguire Angus Tales – Il Grande Scoop (Ziche/Ziche), che raggiunge vertici di demenzialità decisamente apprezzabili. Angus deve difendere un collega addetto alla pagina dei fumetti da un possibile rapitore, ma una notte una missione del terribile giornalista porta lui e il suo protetto in una situazione a incastri geniale nella sua semplicità. Guest star il solito e mitico Billy Paganino e ancora una volta Baldo l’Allegro Castoro!
– Andrea Bramini

PKNA # 14 – Carpe Diem

Il ritorno del Razziatore in grande stile che più grande stile non si può! Se già nella sua precedente comparsa ne Il Giorno del Sole Freddo si intravedeva un barlume di bontà nell’animo del cronopirata, è in Carpe Diem (Artibani/Barbucci) che questa ambiguità morale del gallinaceo pirata temporale viene fuori del tutto.
Nel XXV secolo viene per sbaglio creata una bolla di nulla temporale che ha iniziato a cancellare il tempo a ritroso. Nel XXIII sec. i membri dell’Organizzazione (la potente associazione criminale di cronopirati) se ne accorgono, e decidono di mandare il Razziatore insieme a Paperinik a cercare di risolvere la situazione salvando il tempo. La storia si può dividere in due parti: nella prima Paperinik e il droide Newton devono rubare un congegno alla Tempolizia con il quale liberare il Razziatore dalla situazione in cui era finito grazie a Pikappa alla fine del # 3, nella seconda fermare l’esperimento del XXV secolo.
Le premesse della storia sono ottime, e tutta l’avventura le mantiene alte. E’ una delle migliori storie che io ricordi scritte dall’Artibani, con cui ne approfitto per complimentarmi, e probabilmente una delle migliori con la tematica dei viaggi nel tempo in PK. E’ bello vedere Paperinik e il più carismatico dei suoi nuovi nemici collaborare, scambiandosi battutine divertenti e unendo le forze. L’avventura riserva poi molti momenti di puro pathos che fa empatizzare il lettore con i due protagonisti e con la loro pericolosa missione.
Segnalo come particolarità che vediamo qui per la prima volta i capi dell’Organizzazione e facciamo conoscenza con gli irresistibili Newton e Vostok. Inoltre ha modo di apparire per la prima volta il Duckmall Center, che grandissimo peso avrà in PK2. E’ poi bene ricordare che la sceneggiatura è veramente ad altissimi livelli non solo per la trama – che a distanza di anni ancora fa discutere i fan sulle questioni temporali – ma anche per i dialoghi che contengono sempre l’intonazione giusta e la battuta (spesso spassosa) perfetta in bocca a Paperinik piuttosto che agli altri comprimari. E’ una delle storie che più amo leggere ad alta voce, infatti.
Dal canto suo, Barbucci non è da meno e dopo la già ottima prova in Ritratto dell’Eroe Da Giovane qui sforna altri disegni meravigliosi, un Pikappa dinamico e disegnato benissimo, sfondi perfetti, nuovi personaggi credibili… grande! Notare la gocciolona di sudore tipica del fumetto manga che vediamo sulla nuca di Paperinik nella quarantacinquesima tavola, segno degli influssi da ambiti diversi che subiva il disegno di PKNA i quegli anni ruggenti.
In coda al numero, abbiamo il primo episodio di una nuova serie di storie brevi. Dopo le meravigliose Angus Tales ecco che inizia la serie Arriva Trip!, scritta da Artibani e incentrata sul Razziatore e su suo figlio Trip, appunto. La storia di questo numero è Padri & Figli (Artibani/Barbucci-Canepa), in cui il Razziatore compie un balzo indietro nel tempo con Trip per rivendicare il suo diritto a rimproverarlo. Molto divertente, la serie si avvale come si è visto dei disegni del prode Barbucci, il quale qui può sperimentare un tratto ancora più dinamico rispetto alle storie lunghe, quasi allucinato, in cui può deformare vignette e personaggi come gli pare in modo decisamente interessante e accattivante, in questo aiutato anche dai colori di Barbara Canepa.
Un numero totalmente di Artibani e Barbucci, insomma, uno dei migliori dell’intera serie.
– Andrea Bramini

PKNA # 15 – Motore/Azione

Via un capolavoro, via l’altro. Non sazi di quel ben di Dio che era Carpe Diem, ecco a ruota Motore/Azione (Faraci/Ziche), un’altra storia destinata a fare storia.
Si ricompone la coppia delle già osannate Angus Tales, e che in futuro creerà Infierno (extra-Disney), storie come Il Genio nell’Ombra e recentemente la miniserie in 3 parti Cronache dal Regno dei Due Laghi.
Faraci firma una storia geniale, che riesce a far ridere praticamente ad ogni tavola pur descrivendo un nuovo piano degli Evroniani. Eppure la verve comica e dissacrante dello sceneggiatore pervade l’albo, concentrandosi sul cast di “Patemi”, la soap opera seguitissima a Paperopoli e che abbiamo imparato a conoscere fin dal Numero Zero. Proprio ricollegandosi ad alcuni fatti rimasti in sospeso in quella prima storia (prima su tutti, il rapimento dell’attore principale) Faraci basa la sua trama, che vede gli Evroniani ancora decisi a usare il cast della serie come catalizzatore di emozioni. Paperinik ovviamente salverà la situazione con un aiuto insospettabile, ma più che il protagonista della testata il vero must attorno a cui ruota la storia sono proprio gemme di personaggi comici come Sean Leduck, Paperilla, Laurie Brick (la buonissima che interpreta la cattiva, geniale), Spencer Rivermud ecc. Oppure le scene in cui si vede l’episodio della soap e i commenti fuori campo (stile Gialappa’s Band) dei due sceneggiatori, che sono forse il colpo di genio di tutta la storia, insieme alla rivalità tra i due attori che interpretano il protagonista di “Patemi” (“No, io!”).
In tutto ciò è bene sottolineare il ritorno del generale Zondag e del tecnarca Zoster, che si sono salvati dagli eventi narrati nel # 1, e che rimangono tra gli Evroniani più riconoscibili e ricordati.
A fare da perfetto contraltare grafico a una trama così particolare, folle e demenziale (non manca nemmeno qui Baldo!) c’è Silvia Ziche, che infatti rende perfettamente la sceneggiatura di Faraci, con le tipiche e in questa caso calzanti espressioni caricaturali che disegna così bene ai personaggi disneyani. Sceneggiatura che, se non si è capito, è molto satirica su tutto il mondo della fiction e della serialità televisiva, lanciando frecciatine agli sceneggiatori così come agli attori, tutti con le loro manie, tutti matti, tutti assurdi, anni prima di Boris. Così facendo, oltre a stigmatizzare le caratteristiche di certi attori, Faraci ha modo di rappresentata una complessa gamma di tipi umani.
A seguire, Arriva Trip! – Ennesima Potenza (Artibani/Barbucci-Canepa), in cui vediamo come per Trip sia difficile guadagnare qualche soldino in più con una lavoretto come accudire un drundo! Certo, se questi non mordicchia la cronovela da polso del ragazzo… ancora più divertente dello scorso episodio, questa seconda storia della serie incanta anche per i disegni assolutamente fuori dagli schemi di Alessandro Barbucci, che spinge ancora di più il pedale della sperimentazione grafica.
– Andrea Bramini

PKNA # 16 – Manutenzione Straordinaria

Dopo molti numeri divisi singolarmente fra i vari filoni tematici di PKNA, questa è forse la prima storia della serie che potremmo definire completamente autoconclusiva. Con Manutenzione Straordinaria (Sisti/Pastrovicchio) Sisti mette per un attimo da parte le varie trame portanti della saga per concentrarsi per un intero albo all’esplorazione di quel nuovo rifugio di Paperinik che ancora era semi inesplorato, la Ducklair Tower. Non è certo solo di un viaggio all’interno di un imponente grattacielo che si tratta, comunque. Con la sua solita capacità sceneggiatoria, il nostro autore inserisce nella trama due personaggi già visti nei numeri precedenti, anche se fondamentalmente diversissimi l’uno dall’altro.
Il primo è il vecchio Angus Fangus, che dopo aver già interpretato ruoli di grande rilevanza in numeri come Ombre su Venere e Invasione!, torna qui protagonista in veste di esploratore – e ideale antagonista – suo malgrado, dei sotterranei della torre. E se Angus va a ficcare il naso in mezzo a sterminate reti energetiche, immense stanze di controllo e colossali esoscheletri da battaglia c’è da stare tranquilli che gli venga in mente qualche balzana idea. Ed è quindi proprio il misterioso visitatore della Ducklair Tower a suscitare i dubbi di PK e Uno, ignari fino all’ultimo della sua identità, spingendoli in un tour dei piani inferiori in cui il Nostro incontrerà non pochi problemi per venire a capo della matassa.
È però sull’altro personaggio protagonista della storia che inevitabilmente si concentra tutta l’attenzione, quel Camera 9, alias Stephan Vladuck, che avevamo già conosciuto ne Il Giorno del Sole Freddo, e che qui viene approfondito in maniera notevole, facendolo scoprire  come una delle figure più caratterizzate dell’intero fumetto e, in seguito, fra i più rimpianti dai lettori. Unendosi a PK nella sua avventura sotterranea, per “semplice curiosità”, come da sue stesse parole, Stephan si rivelerà persona di grande carattere e iniziativa, pur mantenendo sempre quell’aria misteriosa e cupa (neanche in questa occasione si riesce a vederlo in faccia) che tanto lo rende affascinante agli occhi del pubblico.
Applausi scroscianti, infine, per l’espediente che Sisti mette in mano a Paperinik per permettergli di far dimenticare ad Angus tutto ciò che aveva visto fino a quel momento, quelle Car Can di martiniana memoria che provocarono di certo l’esalto dei fan di vecchia data, e che vengono inserite lì proprio a ribadire come PKNA non sia altro che un’evoluzione, e non uno stravolgimento, del personaggio di Paperinik che ancora una volta dimostrava di potersi adattare magnificamente a molteplici tipi di situazioni e ruoli.
Sul fronte grafico ritroviamo Pastrovicchio, che sembra compiere un leggero affinamento stilistico dallo stile assolutamente estetico di Trauma – dove la rappresentazione delle ambientazioni era curata in modo maniacale – a questo, dove le immagini perdono un pochino del loro impatto visivo a favore di una proporzionalità nelle forme e un espressività dei personaggi decisamente ottimali, il tutto accompagnato dalla grande dinamicità delle scene d’azione che  saranno poi sempre il “marchio di fabbrica” dei disegni pastrovicchiani.
In appendice abbiamo poi l’ultimo episodio della divertentissima miniserie Arriva Trip! – Ultimo Minuto (Artibani/Barbucci-Canepa), dove il simpatico figlioletto del Razziatore sperimenterà un nuovo metodo, che – neanche a dirlo – gli procurerà diversi guai, per tornare indietro nel tempo… Grandi complimenti come sempre al duo Barbucci-Canepa per disegni e colori come al solito di elevatissimo livello.
– Bruno Torrini

PKNA # 17 – Stella Cadente

Dopo le sue minori, anche se pur sempre importanti, apparizioni in Spore e ne Le Sorgenti della Luna, Xadhoom torna in Stella Cadente (Sisti/Mottura) in una storia interamente dedicatale.
Spiace dire che purtroppo, però, l’albo di ritorno dell’energica Xerbiana sia decisamente sottotono rispetto ai tanti capolavori presenti fino a questo momento.
Sisti, che fino ad ora era stato capace di confezionare fra le migliori storia dell’intera saga, ci propone un soggetto piuttosto banale e una sceneggiatura non all’altezza, che vedono l’aliena mutante ferita dagli Evroniani “naufragare” sulla Terra e andarsene in giro, nonostante tutti i tentativi di PK di fermarla, a dare la caccia a immaginari soldati di Evron che le si presentano nelle più svariate situazioni. Altro punto debole della storia è l’inserimento di due personaggi, tali Delta e Gamma, ex agenti PBI dalle eccentriche idee, che qui esordiranno come “cacciatori di alieni”, figure decisamente ispirate al film MIB, senza apportare alcunché di interessante o particolarmente coinvolgente, ma che anzi contribuiranno a permeare tutta la storia di un’atmosfera piuttosto ridicola e demenziale, che troverà il suo exploit nel bizzarro finale in cui Xadhoom verrà guarita con modalità certamente poco ortodosse.
PK resta sempre un po’ troppo sullo sfondo – cosa che non sarebbe neanche forzatamente negativa se tutta la trama restante lo permettesse – e neanche la parte del Tenente Flagstarr, che qui appare visibilmente svuotata di quel carisma che aveva mostrato in Terremoto e che, per fortuna, riacquisterà in seguito, riesce a rendere la narrazione più accattivante.
Oltre a questo troviamo il comparto grafico di un Mottura senza dubbio molto meno in forma che nella sua precedente brillante prova in Invasione!, cadendo spesso sulle espressioni dei personaggi come Paperinik e Xadhoom e non compensando nemmeno adeguatamente sul lato delle ambientazioni, cosa per la quale normalmente è rinomato.
Non c’è neanche una simpatica breve a rianimare un po’ la situazione di un numero, insomma, ben al di sotto della media del fumetto, pur essendo, come del resto qualunque storia della serie, assolutamente leggibile, ma che non suscita né grandi emozioni né vivo interesse, finendo per venire presto dimenticato.
– Bruno Torrini

PKNA # 18 – Antico Futuro

Un’ulteriore dimostrazione di quanto la struttura di PKNA sia flessibile e adatta a particolari sperimentazioni narrative l’abbiamo in Antico Futuro (Cordara/Forcelloni), dove ad una trama di chiaro stampo fantasy, unico esempio nell’intera serie, è unita la soluzione del viaggio interdimensionale.
La sceneggiatura di Cordara, che ci mostra l’accoppiata Pikappa-Lyla venire catapultata in una dimensione parallela in cui, in un mondo dall’atmosfera tipicamente medievaleggiante, viene chiesto loro aiuto per detronizzare un misterioso usurpatore, non brilla però per originalità – fin troppe citazioni al Signore degli Anelli – né per grande interesse, risultando un po’ forzata in alcuni punti e dando spesso l’impressione di perdersi e dilungarsi in temi non propriamente utili allo svolgimento della vicenda. Diciamo che tutta la storia, dal soggetto alla sceneggiatura, manca di quel coinvolgimento capace di tenere incollato lo sguardo alle pagine.
Rivediamo, comunque, quell’interessante peculiarità pikappica per la quale alleati e nemici non sempre sono ben definibili e inquadrabili nettamente, come ci dimostrerà il finale a grande sorpresa in cui i ruoli verranno improvvisamente ribaltati.
Anche i ruoli di Uno, Angus e Mary Ann, impegnati nel poco entusiasmante intento di impedire una rapina alla Ducklair Tower che si svolge parallelamente alla storia principale, sembrano inseriti a forza nella storia, quasi a voler riempire un certo numero di pagine mancanti.
Certo è che il tutto non viene migliorato dai disegni di Marco Forcelloni, il cui stile, piuttosto spigoloso e sporco, rappresenta in modo inadeguato i personaggi e in maniera poco spettacolare le ambientazioni sulle quali ci sarebbe la possibilità di creare un capolavoro.
Quando speriamo, poi, di rifarci la bocca con una gustosa breve, scopriamo che Arriva Trip! ha lasciato il posto a quella che sarà quasi unanimemente considerata la peggior miniserie del fumetto, ossia Starring the Great Burton La Valle, che esordisce qui con Tecno Gorilloidi Mutanti del Pianeta Zontar (Salvagnini/Mottura), uno scorcio che dovrebbe essere umoristico – ma non lo è – sulle interpretazioni di vari film di Burton La Valle, l’attore che avevamo conosciuto in Ritratto dell’Eroe da Giovane e che già lì era risultato poco simpatico. Anche i disegni di Mottura non sono niente di che, ma almeno i colori sono interessanti.
Un numero nel complesso solo accettabile, certamente sottotono come quello precedente, rispetto alla media della serie, che in questo periodo vivrà un momento di leggero calo qualitativo, pur continuando a produrre storie colossali come le prossime Mekkano e Frammenti d’Autunno.
– Bruno Torrini

PKNA # 19 – Zero Assoluto

Zero Assoluto (Faraci/L. Pastrovicchio) è una bella storia, senza troppe pretese e forse anche per questo motivo ben riuscita. Dalla scomparsa di due astronauti, scoperta da Uno, Paperinik in compagnia di Lyla e di Urk – il guerriero della dimensione parallela conosciuto nell’omonimo albo – si reca nello spazio per cercare di scoprire il mistero. E quasi come una storia gialla si sviluppa la trama, che vede i nostri indagare per scoprire chi è il misterioso abitante della mega-astronave in cui sono rinchiusi da qualche parte i due terrestri, perché li ha rapiti, che intenzioni ha. Ovviamente il tutto in mezzo a scontri su scontri che gli eroi devono affrontare. Non è tanto la trama, per quanto avventurosa , il miglior pregio di questa storia, quanto quel senso di assoluta nostalgia e lontananza da tutto che il lettore prova, sublimata da quello che prova Urk in prima persona, costretto in una dimensione non sua, un mondo del tutto diverso dal suo. Le tavole mute che si inframezzano alla storia, in cui Urk ricorda una battaglia ingaggiata in passato nel suo mondo, sono poeticissime e indicano i picchi di profondità che le storie della serie potevano raggiungere. E’ insomma dalla fusione tra le scene più movimentate e battagliere con la solitudine dell’anima che esce fuori questa apprezzabile storia.
Sul fonte grafico il bravo Pastrovicchio se la cava molto bene, il suo Paperinik è sempre ottimo e anche i personaggi di contorno e gli ambienti sono molto ben realizzati. E’ da notare la caricatura di Faraci nell’astronauta con gli occhiali, e anche l’ultima splendida tavola.
Starring The Great Burton La Valle – Questa Calma Non Mi Piace(Salvagnini/Mottura) prosegue il filone di questa serie, senza infamia e senza lode. Poco ispirata nel suo colpo di scena finale, si salva per il tormentone che dà il titolo alla storiella. Confesso che la sperimentazione di Mottura in questa serie non mi entusiasma, restituendoci delle tavole troppo caotiche e da arte moderna per i miei gusti.
– Andrea Bramini

PKNA # 20 – Mekkano

Capolavoro. Punto. La recensione potrebbe fermarsi qui. Non riesco a immaginare termine più adatto per classificare ciò che sto per descrivere.
Prendete un Evroniano, uno scienziato, un membro della Casta Alta, capace di ammalarsi d’amore per la cultura terrestre al punto da arrivare a tradire il suo popolo e venire respinto da esso, bollato come traditore.
Prendete un Eroe, un vero Eroe, un Eroe capace di rischiare la propria vita per aiutare il suo peggior nemico a non morire.
Prendete uno sceneggiatore, un esordiente, capace di mescolare in maniera sublime tutto ciò con un atmosfera permeata di poesia della quale è impossibile non restare affascinati.
E avrete ottenuto Mekkano (Enna/Freccero). È questo il primo episodio di PKNA scritto da quel monumentale autore che è Bruno Enna, in cui ripesca quel Gorthan già così ben caratterizzato in Trauma e approfondisce in modo mirabile la caratteristica per cui tutti lo ricordano e lo amano. E lo mette a confronto con Paperinik, in una sequela di situazioni nelle quali, ancora una volta, diventa estremamente labile il confine fra il nemico e l’alleato.
Non è un caso, poi, che le poetiche citazioni dell’autore siano proprio riferite a Il Piccolo Principe. Perché? Perché Mekkano altro non è che un raffinatissimo parallelismo con l’opera di Saint-Exupéry, alla quale più volte diverse situazioni e vicende si ispirano. Il naufragio iniziale di Gorthan sulla Terra, che guarda caso finisce a Wolf Canyon, fa l’eco al naufragio desertico del protagonista del romanzo. Tutto il rapporto fra Paperinik e l’Evroniano vuole sottolineare il sentimento di amicizia che viene intimamente a crearsi, a poco a poco, fra i due, esattamente come succede ne Il Piccolo Principe. Anche l’ultima pagina, con le persone che si chiedono se la PiKar tornerà mai, sembra ricordare il finale del romanzo in cui il protagonista si chiede se il suo amico, partito verso le stelle, potrà mai fare ritorno.
Tanta è la magnificenza della sceneggiatura di [i]Mekkano[/i] che i disegni di Freccero, non sempre adatti alla situazione, passano un po’ in secondo piano.
Ad abbassare un po’ la media del numero c’è il nuovo episodio della miniserie Starring the Great Burton La Valle, per la precisione La Minaccia dei Sub-Paperoidi Auto-Reverse (Salvagnini/Mottura), condito delle solite gag non troppo divertenti, che scivola decisamente via senza lasciare nulla di fronte alla grandezza della storia che lo precede.
Esordio in pompa magna, quindi, per il grandissimo Enna, che da questo momento in avanti sarà in grado di regalarci innumerevoli capolavori come nessun altro saprà fare, sempre accompagnati dalla vena poetica che sarà sempre un po’ il segno di riconoscibilità delle sue produzioni.
Vorrei, infine, terminare con le citazioni di Saint-Exupéry che Enna semina in apertura e chiusura dell’albo, tratte dal momento in cui il Piccolo Principe dice tristemente addio al suo amico:
Le stelle. Quando guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere.
E quando ti sarai consolato, sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. E aprirai a volte la finestra e, guardando il cielo, dirai: Sì, le stelle mi fanno sempre ridere.”
– Bruno Torrini

PKNA Speciale 98 – Zero Barra Uno

Lo Zero Barra Uno,  il numero che non esiste o che almeno non sarebbe dovuto esistere. Già, perché per comprendere appieno questa scelta dobbiamo fare un salto indietro di un anno, esattamente all’uscita dello Speciale ’97. Qui un articolo presentava i numeri già precedentemente usciti, e scherzando sulla numerazione inserirono anche un ipotetico “zero barra uno”, esattamente tra il Numero Zero e lo Zero/2. Be’, di lì in poi la posta non fu più la stessa, tra coloro che chiedevano lumi a proposito e chi invece sosteneva la sua non esistenza. Al che il PK Team decise di realizzarlo proprio in occasione dello Speciale ’98. Naturalmente anche questa scelta generò grandi confusioni. E continuano tutt’ora, nella collocazione cronologica, con coloro che lo collocano dopo il numero 20, come cronologia comanda, coloro che collocano tutti gli speciali separatamente e chi, infine, lo colloca dopo il Numero Zero. Perché alcuni fanno questa scelta? Be’, perché le storie contenute in Zero Barra Uno si collocano idealmente tra i già citati primi due numeri.
Ma parliamo specificatamente della storia. Questa è suddivisa, analogamente ad altri speciali, in diverse storie unite tra di loro da tavole di raccordo (sì, proprio come quelle di Perego nei vecchi “Classici Disney” ) e per l’occasione troviamo firme illustre sia tra i sceneggiatori che disegnatori. Firme che hanno fatto la storia di PKNA. Ma andiamo con ordine.
Le tavole di raccordo sono affidate a Simone Stenti, poco conosciuto ma visto precedentemente in PKNA per aver realizzato, coadiuvato da Artibani, un paio di storie. Le matite sono invece di Sciarrone che, anche se non ai livelli qualitativi della seconda serie, sono ad ogni modo magnifici. Ed è qui che viene evidenziato, anche grazie all’utilizzo delle diverse storie, il rapporto tra il vecchio Paperinik e quello nuovo. Una trasformazione psicologica molto forte e che è uno dei pregi ad elevare il fumetto di PKNA a capolavoro.
E capolavoro è la prima delle storie presentate. Archie (Faraci/Mottura). Scritta dall’ottimo Faraci e disegnata da un Mottura in verità mia non tra i miei preferiti, che però ben si adatta con le atmosfere della storia. E in sei tavole viene affrontato il profondo rapporto che lega PK ad Archimede. Non per niente l’addio a quest’ultimo è ricordato come uno dei livelli più alti di questa serie. Tra l’altro rivediamo le car-can di martiniana memoria. Ricordiamo, però, che è lo stesso Martina a rendere nuovamente partecipe Archimede dell’identità segreta di Paperinik nelle successive storie. Qui invece si prende a riferimento il modello più conosciuto, quello dell’Archimede continuamente costretto a dimenticare ogni qual volta si presenti la situazione. A proposito di ciò è, infatti, curioso notare come nell’ultima vignetta lasci intendere di conoscere questa stessa identità, sollevando il dubbio se sia stato Uno a confidarlo, anche se non vedo il motivo per farlo, o se è lo stesso Archimede a conoscerla precedentemente. Ecco che, dal mio punto di vista, Faraci collega le due visioni paperinikiane di Archimede.
E passiamo da una storia dai forti toni drammatici a una molto più demenziale. Si tratta di I Conti Tornano (Enna/Ziche). Con un Enna che non sbaglia un colpo nemmeno portando una sceneggiatura più comica rispetto ai suoi canoni e una Ziche in ottima forma. Nella storia, Zio Paperone, nota l’esistenza di un ulteriore piano nella Ducklair Tower e decide quindi di contarli. Paperinik, aiutato da Uno, cercherà in tutti i modi di fermarlo. Tra battute divertenti e trovate demenziali, il finale poi davvero geniale.
E chi poteva seguire a Faraci ed Enna se non un altro degli autori che hanno fatto storia di PKNA? È infatti Artibani a firmare la terza storia, su disegni di Mastantuono, non ai più alti livelli ma ad ogni modo godibilissimi. 87 bis (Artibani/Mastantuono) si allaccia al filone comico delle storie qui presenti.  E mentre viene preso in giro quel famoso filone dei sempre più ridondanti supereroi e rispettivi supercattivi, troviamo un Paperinik ancora non perfettamente conscio delle potenzialità dell’extransformer. Basterebbero i soli psycopinguini e il morso del tricheco radioattivo a promuovere questa storia.
La quarta storia è firmata da Cordara ai testi e Forcelloni alle matite. Anch’esso non molto conosciuto, Forcelloni, dà in certe tavole un’ottima prova di sé, mentre in altre appare leggermente squadrato e sgraziato. Rinascita (Cordara/Forcelloni) è a mio modo di vedere la meno riuscita delle cinque storie. Sarà per la retorica troppo spesso utilizzata del Paperino che deve sacrificarsi a favore di Paperinik. La storia gira sul rapporto tra Paperinik e i nuovi nemici. Non gli Evroniani, ma bensì i coolflames. Rialza la qualità della storia, però, il Paperoga coolflame visualizzato da Paperinik in stato di confusione, in qualche modo inquietante.
Infine giunge l’ultima delle storie contenute: Addio! (Marconi/Cavazzano). Testi di Marconi e matite di Cavazzano, questo in ottima forma. Questa volta ad essere analizzato è il rapporto tra Paperinik e la 313. Come può Paperino tradire la fedele 313 per l’accattivante Pikar? Su questo dilemma si basa la storia, mostrandoci come anche un oggetto, un’automobile, possa avere la sua anima e come reagirebbe di conseguenza una volta sentitasi un peso per il suo proprietario. E quello che vuole comunicare la 313 viene considerato da Paperino un sogno, ma ad ogni modo chiederà comunque ad Uno di eliminare i congegni speciali dell’automobile. Lasciandole però ancora la possibilità di volare, questo per riallacciarsi alla continuity dei numeri che seguono gli avvenimenti.
E così termina la narrazione di questi eventi, alcuni narrati da Paperinik, altri da Uno. In una notte passata alla Ducklair Tower è ora tempo di andare a riposare, ma a quanto pare non c’è tempo perché una chiamata è in arrivo.
– Filippo Montalbano (special guest per lo Speciale 98, che si ringrazia per il contributo)

PKNA # 21 – Tyrannic

Torna Morgan Fairfax dopo un bel po’ di numeri di distanza, torna di conseguenza la sottotrama della PBI e in mezzo a tutto ciò si inserisce un nuovo filone: quello della Belgravia, piccolo staterello bellicoso che poggia la sua fortuna sui conflitti e sulla distruzione, sul caos. In Tyrannic (Artibani/Ferraris) c’è tutta questa carne al fuoco, che comunque viene gestita piuttosto bene. Fairfax ha la possibilità, finanziato dalla Belgravia nella persona di Oberon De Spair – vero e proprio agente del caos – di riproporre il suo folle esperimento visto in Terremoto, ma Paperinik grazie a Uno riesce a sgominare l’intero piano. La storia è buona, la sceneggiata dell’ottimo Artibani ci restituisce dialoghi freschi e situazioni interessanti, ma la tematica spionistica non riesce a convincermi del tutto.
I disegni di Andrea Ferraris sono un discorso a parte: li ho sempre apprezzati nel loro essere atipici e anticonvenzionali rispetto ad altri disegnatori di “Topolino”, ma vederli su PK mi ha stupito non poco. Non li trovo adatti a questo formato o a questa dimensione, non mi sembra si sposino bene con il progetto PK. Ma probabilmente è solo un’impressione mia.
Per Starring The Great Burton La Valle – Prigionieri degli Psico-Funghi Mutronici (Salvagnini/Mottura) vale il discorso fatto per i precedenti episodi: situazioni che vorrebbero essere divertenti ma non lo sono come vorrebbero, e per quanto stavolta il colpo di scena finale fosse meno intuibile la storiella non decolla. Peccato perché Salvagnini sa scrivere storie molto divertenti.
Stessa opinione espressa lo scorso numero per i disegni di Paolo Mottura.
Come nota finale, aggiungo che questo numero è stato l’ultimo ad essere ristampato nell’edizione “Reloaded”. Ristampa che di fatto si è fermata proprio a un passo da uno dei più grandi capolavori che PKNA ci ha consegnato, e che risulta essere una delle più belle storie disneyane in generale. Ma ne parliamo sotto.
– Andrea Bramini

PKNA # 22 – Frammenti d’Autunno

La storia che dà il titolo a quest’albo è ancor oggi una delle più celebrate e ricordate tra tutte quelle della saga di PKNA. Una storia che ha confermato lo status di fumetto di qualità per PK e per la Disney, una storia che sa parlare al cuore del lettore, una straordinaria prova di bravura per un grande sceneggiatore e poeta. Frammenti d’Autunno (Enna/Sciarrone) è tutto questo, e molto di più. E’ un meccanismo perfetto ad incastro, in cui Paperinik ritorna nel XXIII secolo per poter aiutare Lyla, che durante un’operazione a Paperopoli ha verificato un malfunzionamento. Il nostro eroe ritrova Odin Eidolon, e insieme a questo grandioso personaggio indaga per far venir fuori la verità da una coltre di intrighi, menzogne e potere. Infatti Enna all’inizio si concentra per far sì che la storia appaia sì come un’avventura temporale di Pikappa, ma anche per costruire una critica al potere e alla nonchalance con cui alcuni uomini compiono certe azioni per poter arrivare ai propri interessi. Tutto ciò è già potente, dato che intanto si inizia a far serpeggiare anche l’altra tematica importante, lo statuto d’esistenza di Lyla. Se già in Seconda Stesura il tema dell’umanità dei droidi è importante, qui viene sviscerato in modo ancora più incisivo, mostrando come un essere sintetico, un robot, una macchina può sognare, provare emozioni, ricordi… E come questa cosa ponga seri problemi etici e bioetici alla popolazione per quanto riguarda l’atteggiamento da assumere nei confronti di Lyla.
Insomma, Enna fa quello che molta della buona fantascienza ha sempre fatto: parlare di tematiche importanti a livello umano e sociale attraverso lo schermo del fantastico. Ma neanche qui ci di ferma.
Al di là infatti delle scene d’avventura, degli appostamenti di Pikappa, delle liti tra l’eroe e il governatore, c’è lo splendido finale. Quando si scopre che il malfunzionamento non è tale, quando si scopre chi è il responsabile degli eventi e le motivazioni dietro alle sue azioni. Enna si occupa nelle ultime tavole di parlare dell’amore, di quel sentimento così strano e forte, cercando di capirlo. E’ sentimento o è ricerca del bello? Se si riduce a ricerca della pura bellezza estetica, della forma perfetta, non si impoverisce una delle emozioni più ricche dell’uomo? In un mondo in cui l’immagine perfetta è stata creata, basta indurla ad amarci perché noi possiamo essere soddisfatti? Un uomo l’ha creduto, un uomo così intelligente da perdere la ragione e inseguire il suo vano e pazzo sogno.
Bruno Enna, che già in Mekkano ha dimostrato la sua grande sensibilità di scrittore, qui supera se stesso consegnando ai lettori una storia avventurosa di Paperinik, con la tematica temporale, che sa additare alla stupidità del potere, a come gli sforzi per una legge giusta possano essere umiliati usando la legge a proprio uso e consumo, a come i problemi sull’ontologia dell’essere vivente saranno sempre più complicati – invece che risolversi – nel futuro, sottolineandoli come questioni proprie dell’uomo come essere pensante. Ma l’essere umano è anche amante, ed Enna mette in guardia verso chi dell’amore vuole solo fare uno strumento, svuotandolo della sua essenza.
In questa storia, oltre al governatore già citato, vanno ricordati Leonard Vertighel, designer e costruttore di Lyla, personaggio descritto perfettamente; ed Eugene Photomas, spassoso avvocato dalla memoria… labile, per usare un eufemismo.
I disegni di Claudio Sciarrone fanno il resto, che non è poco: dopo le buonissime prove dei precedenti albi, in cui notavo un costante crescendo stilistico, è forse qui che il disegnatore raggiunge la sua maturità artistica (pur sapendo che in futuro saprà sfornare tavole anche più belle di quelle di questo numero). Infatti il suo Paperinik è una gioia per gli occhi, Odin è longilineo come deve essere,  gli scorci di XXIII secolo sono perfetti, e la sua Lyla è fascinosa, adorabile, bellissima anche quando ha lo sguardo triste: è cioè come deve essere soprattutto in questa storia dove la protagonista è lei, in fondo. Anche tutte le simil-Lyla che vediamo nei vari cartelloni pubblicitari sono decisamente affascinanti, il che si nota soprattutto nella splendida tavola 55.
A conclusione di un albo già pressoché perfetto troviamo, come ciliegina sulla torta, il primo episodio della nuova spassosissima miniserie Vedi alla Voce Evron (Macchetto/Intini) che ci offre una digressione in chiave comica sulle abitudini di conquista degli Evroniani, fra scene scanzonate e personaggi divertentissimi, aiutati anche dagli adattissimi disegni di un Intini in gran forma.
– Andrea Bramini (storia principale)
– Bruno Torrini (storia breve)

PKNA # 23 – Vuoto di Memoria

Dopo il sublime Trauma, l’esilarante Motore/Azione e l’avvincente Zero Assoluto torna Faraci al timone di una storia lunga, recuperando quella trama che vedeva protagonista Fenimore Cook che Artibani aveva fatto esordire in Invasione!. Non si può dire, però, che Vuoto di Memoria (Faraci/Guerrini) sia qualitativamente al livello della prima apparizione del maligno imprenditore neozelandese.
La storia ruota attorno ad un virus di altissima efficacia, Omega, che Cook intenderebbe scatenare contro le reti informatiche di tutto il pianeta per scatenare il caos, di modo da poter poi ricattare il mondo in cambio dell’antivirus che solo lui possiede. In questa nuova avventura rivediamo come Angus, normalmente infame e bugiardo, riesca a trasformarsi in un personaggio positivo quando è in gioco la vita di altre persone. Ed è proprio il giornalista di Channel 00 che affiancherà Paperinik nella missione di salvare Adam Mood, infiltrato del clan Maori fra le file di Cook, con l’obiettivo di impedire la diffusione del virus, e ora catturato.
Se il soggetto di Faraci è piuttosto interessante, lo sviluppo non riesce a essere mai troppo convincente. Troppo spazio è lasciato al rapporto Angus-PK, che non fanno altro che schernirsi e scambiarsi battutine per tutta la durata della loro collaborazione, mentre appare esasperata la follia che colpisce Uno entrato in contatto con Omega, rappresentata in scene dall’aspetto decisamente troppo demenziale. Insomma, un’atmosfera un po’ più seriosa sarebbe stata gradita, considerando che la minaccia che viene affrontata è ben concreta.
Ma tutto sommato il numero sarebbe anche buono se non trovassimo Guerrini sul fronte grafico, che per quanto sperimentale e originale possa essere, personalmente non riesco proprio a digerire e che contribuisce ad abbassare la valutazione di una storia già di per sé non brillantissima.
A ridare un po’ di gusto al tutto ci pensa il secondo esilarante episodio di Vedi alla Voce Evron (Macchetto/Intini), fra buffissime usanze evroniane, comicissime gag e sport praticati in modo quantomeno bizzarro (qualcuno ha detto sferobomba?)… Ovviamente sempre coadiuvati dagli azzeccatissimi disegni e colori di Intini, che contribuiscono ad aumentare la carica ilare della breve.
– Bruno Torrini

PKNA # 24 – Crepuscolo

Aria di conclusione in PKNA. Non certo di conclusione dell’intera serie, che molto avrà ancora da offrire nella seconda metà della sua vita editoriale, ma della sottotrama di Urk, che in Crepuscolo (Artibani/Forcelloni) si vede chiudere un po’ anticipatamente rispetto alle attese dei lettori e soprattutto alla longevità che i molti altri filoni possiederanno.
Artibani escogita la brillante soluzione di permettere il ritorno a casa di Urk grazie all’unità cronale recuperata da PK e dal Razziatore dopo la missione nel XXV secolo narrata in Carpe Diem, che consente a Uno di rispedire il gigante irochese, in compagnia di Paperinik, nella sua terra natia.  Certo che la situazione non si può risolvere così facilmente, ecco quindi la sorella di Urk, Zeryn, venire rapita dai Vichinghi, nemici del popolo dei Grandi Laghi comandati da Harald Hasting.
La storia prende quindi le pieghe della missione di salvataggio della giovane che vede protagonista l’accoppiata PK-Urk, in un incedere di situazioni che passano spesso dall’avventuroso al comico, contraddistinto dalla solita verve di Artibani, e viceversa. Solo alla fine, però, si scoprirà che la piccola Zeryn era parte di un piano più grande ordito dal suo stesso villaggio, al fine di porre termine una volta per sempre alla contesa fra i due popoli.
In tutto ciò abbiamo l’occasione di ammirare uno scorcio della vita irochese, sempre sospesa fra tradizione e grande innovazione tecnologica.
Sul lato grafico abbiamo invece dei disegni non molto piacevoli, contraddistinti da uno stile piuttosto difficile da digerire, che non possono che abbassare un po’ la media del numero.
Media che però si rialza subito con l’ultimo episodio di Vedi alla Voce Evron (Macchetto/Intini), dove Macchetto ci accompagna in un breve excursus sulla demenzialità di alcuni proverbi applicati allo stile di vita evroniano e ci assicura dieci minuti di gustose risate.
– Bruno Torrini

PKNA # 25 – Fuoco Incrociato

E’ bello osservare, arrivati praticamente a metà serie, come ormai scaldati i motori PKNA possa permettersi un suo tranquillo tran-tran. Non in senso negativo, ben inteso. Ma dato che ormai tutte le tematiche e sottotrame della saga sono state introdotte, da quelle più grandi come gli Evroniani e i viaggi nel tempo a quelle “minori” come Fairfax, Belgravia, Fenimore Cook, PBI ecc, le storie possano permettersi di ripiegare ogni volta su uno di questi filoni (o di rimanere fuori da ogni filone) creando avventure magari non capolavoro, ma oneste e molto ben scritte, fornendoci storie decisamente avventurose.
E’ il caso di Fuoco Incrociato (Faraci/L. Pastrovicchio), opera di quel Faraci negli ultimi tempi decisamente prolifico in PK. L’autore crea una storia interessante, che vede alcuni prigionieri degli Evroniani caduti in uno staterello particolare del nostro pianeta. La forza militare del luogo contatta Paperinik, anche se in modo… poco ortodosso (ma di certo galvanizzante per il lettore, o almeno per me!), per farsi dare una mano a sbrogliare la faccenda.
La storia ci presenta un nuovo generale evroniano, Argon, vecchio e nostalgico, che ha preparato una bella trappola a Paperinik e ai terrestri. Ma come ci ricordano le tavole in cui ci vengono spiegate le caratteristiche tipiche degli alieni prigionieri, l’apparenza inganna, anche quando crediamo di aver risolto il giochetto costruito dalla mente “gialla” di Tito. Bello il finale, in cui si capisce che Paperinik non è solo a combattere gli Evroniani, e che ripropone lo stilema del protagonista nel Piano Segreto che racconta la conclusione della vicenda a Uno, evidenziando come l’errore degli Evroniani sia quello di non calcolare la potenza delle emozioni, di cui per paradosso si cibano.
I disegni del Pastro sono buonissimi come sempre… i suoi robottoni sono apprezzabili, il suo Uno è uno dei migliori e adoro come tratteggia la figura di Paperinik. Belli graficamente anche i prigionieri.
– Andrea Bramini

PKNA # 26 – Il Tempo Fugge

Per il secondo numero di fila è di scena Tito Faraci, che ci presenta stavolta una storia legata al tema dei viaggi nel tempo, com’è facile intuire dalla copertina e dal titolo della storia.
Il Tempo Fugge (Faraci/Gula-Migheli-Urbano-Barbaro-Tosolini-Turconi) è una storia abbastanza particolare. L’autore infatti decide di strutturarla come se fosse un videogame, in cui i protagonisti (Paperinik e Lyla) passano da un’epoca storica a un’altra come se queste fossero livelli di un videogioco. I due stanno pedinando Malva e Vlad, due cronopirati che una volta scoperti cercano di fuggire indietro nel tempo; ma Pikappa e Lyla riescono a introdursi nel vortice temporale, continuando a inseguirli attraverso il tempo, ogni volta finendo in una guaio diverso, fino ad arrivare al capolinea, all’inizio del mondo.
Peccato che alla fine ci sarà un grosso colpo di scena che getterà una luce totalmente diversa su quanto visto durante la storia, e devo ammettere che questa svolta mi ha un po’ deluso sfruttando una variante di un classico clichè. Peccato, perché la sceneggiatura è come sempre impeccabile, gli scontri nei vari anni sono avvincenti e l’ironia delle battute faraciane è ben presente, ma quanto si scopre nel finale un po’ mi ha fatto storcere il naso. Devo però dire che riflessione sullo stato dell’arte nell’intrattenimento è uno spunto decisamente interessante.
E’ interessante anche l’operazione grafica compiuta in questa storia. Abbiamo detto che è strutturata a livelli, dove a ogni livello corrisponde un’epoca storica. Bene, ma ad ogni livello corrisponde anche un disegnatore diverso! Abbiamo così un susseguirsi di stili diversi, ma tutti tra i migliori e più accattivanti, che si alternano ogni 10 tavole circa. Il bello è che pur mantenendo la loro riconoscibile impronta (almeno per chi sa masticare un po’ quelli che all’epoca erano i giovani autori Disney), lo stacco stilistico tra un disegnatore e l’altro non pesa agli occhi del lettore, che nota una lieve differenza ma nulla più, il tutto facilitato anche dal cambio di scena storica ogni volta. Un esperimento del genere sarà ripetuto in “[i]PK-Frittole[/i]” alcune volte, ricordiamo per esempio [i]A Nove Secondi dalla Fine[/i] ma anche [i]Vigilia Bianca[/i], dove però la differenza tra un disegnatore e l’altro era ben visibile e un po’ stonava.
In coda, infine, salutata l’esilarante Vedi alla Voce Evron, facciamo la conoscenza di quella che, personalmente, considero la miglior miniserie di PKNA, e cioè 5Y, totalmente incentrata su Lyla, che in un’atmosfera comica saprà anche far riflettere il lettore su alcune nostre abitudini, apparentemente normalissime ma a ben vedere piuttosto insensate, attraverso lo sguardo innocente e trasognato della tenera tempoliziotta, come nel caso di Sale Quanto Basta (Artibani/Mastantuono), dove Lyla avrà qualche problema nell’afferrare la sensatezza di certe espressioni umane… Molto buoni disegni e colori di Mastantuono, che dona al tutto un’aria leggera e coinvolgente.
– Andrea Bramini (storia principale)
– Bruno Torrini (storia breve)

PKNA # 27 – I Mastini dell’Universo

Ecco una storia un po’ diversa, con delle premesse diverse e un nuovo personaggio decisamente accattivante!
I Mastini dell’Universo (Sisti/Sciarrone) parte infatti dalla richiesta di Uno a Pikappa di andare a disattivare una delle invenzioni che Everett Ducklair aveva creato negli ultimi tempi della sua attività, quando inseriva sempre qualcosa di pericoloso e distruttivo in ogni sua macchina. Peccato che mentre si trova dentro a quell’apparecchio, questi venga rubato da uno strano felino antropomorfo, il Colonnello Neopard. Costui è un mercenario spaziale, ovvero un combattente che offre i suoi servigi al miglior offerente, di solito aziende o compagnie che lo assoldano per eliminare o danneggiare i loro concorrenti. I suoi metodi sono poco ortodossi, e si nota subito dalle sue prime azioni e dalle sue parole, ma sembra che Paperinik provi quasi un’istintiva simpatia per questo gaglioffo impenitente, simpatia che attenua lo sconforto del doverlo seguire e aiutare per avere la possibilità di tornare a casa.
Grande è la sorpresa quando anche in quest’avventura sbucano fuori gli Evroniani, che offrono uno sprone in più a Pikappa per mostrare il suo valore. Le scene di battaglia sono eccellenti, tra robottoni, macerie e confusione che sembra quasi uscire dalla pagina, e Neopard si affezionerà a Paperinik tanto da salvarlo quando sarà in pericolo.
La storia è avvincente, spettacolare, cinematografica, eccellente. C’è azione, ironia, suspence, grandi personaggi! Sisti confeziona un’ottima avventura, impreziosita da alcune perle come la citazione alle due trilogie di Star Wars (con “Star Battles”), con tanto di caricatura di George Lucas (per l’occasione George Duckas) ad opera di Sciarrone; oppure come un altro rimando alle storie Disney più classiche (dopo La Stella del Polo nel # 13), quando Pikappa ricorda che lui e i nipotini andavano spesso nel deserto alla ricerca di punte di freccia indiane – come racconta Carl Barks in Zio Paperone e le Sette Città di Cibola.
E citerei anche la prima tavola, che appare come la locandina di un film proponendo una scena iconica della storia e non l’inizio dell’avventura in sé, come nelle storie di Rodolfo Cimino.
Infine, oltre al carisma di Neopard, è da sottolineare il Sergente Q’Wynkennon, intelligenza artificiale robotica che si esprime in un linguaggio incomprensibile per tutti… tranne che per i lombardi, dal momento che Sisti si è divertito a far parlare in dialetto milanese il braccio destro di Neopard, con tanto di didascalie che traducono in modo “aulico” in luogo delle espressioni più dirette del sergente.
Ai disegni del magnifico Sciarrone ho già accennato, sono una meraviglia per gli occhi nelle scene di battaglia, nelle espressioni di Pikappa, nel suo Uno, nel tratteggiare in modo morbido Neopard… in tutto!
Ricordo solo, in ultima analisi, che Neopard e tutta la combriccola torneranno in una nuova storia nella seconda serie di PK, che si intitolerà Capitano di Ventura (PK2 # 16).
A seguire, secondo episodio della simpatica serie 5Y, dal titolo Indice d’Ascolto (Artibani/Mastantuono), in cui Lyla per cercare di scoprire se in redazione si spettegola di lei equivocherà alcune voci che sente su Ziggy il fattorino. Molto belli i disegni!
– Andrea Bramini

PKNA # 28 – Metamorfosi

Mi chiedo se sia possibile chiedere la santificazione di Bruno Enna. Dopo i due primi due numeri, che corrispondono ancor oggi a due assoluti capolavori da top five, torna a scrivere una storia lunga e ci regala una nuova perla. Va detto che Enna sarà probabilmente l’unico fra gli autori che su PKNA e PK2 non fallirà mai un colpo, creando sempre storie meravigliose, così anche su Metamorfosi (Enna/Palazzi) conferma decisamente le sue straordinarie qualità di autore e poeta.
E dopo aver sviscerato la psicologia di Gorthan, dopo aver creato una sinfonia con le emozioni di Lyla, eccolo alle prese con il tormentato animo di Xadhoom, in quello che, forse, è il numero migliore a lei dedicato.
Usando l’espediente della apparente visione del suo amato Xari, Enna fa compiere a Xadhoom una metamorfosi che la riporta al suo stato pre-mutazione, nella forma della Dottoressa Xado, tanto inspiegabile quanto affascinante, e che diventa l’occasione per compiere un viaggio fra i turbamenti emozionali dell’aliena xerbiana.
Appare così tutta la grandezza del personaggio di Xadhoom, tutto il senso della sua figura, della sua frustrazione, del suo rimorso per l’abbandono del suo popolo, nel suo tormento per il timore che tutta la sua gente, incarnata qui figurativamente nella persona di Xari, non possa perdonare il suo gesto e non sia capace di accettarla nuovamente, cosa che, effettivamente, alla fine accadrà, anche se solo in parte. Meraviglioso il modo in cui Enna ci mostra tutto ciò con la sua sempre toccante poesia, meraviglioso ancor di più il percorso interiore che Xado percorre per capire ciò che le succede, per interpretare il motivo del suo cambiamento, che raggiungerà l’apice nel finale dove capirà che qualsiasi azione volta al ritrovamento dell’altra parte di sé non sarà casuale, non sarà frutto degli eventi esterni, ma proverrà direttamente dal suo desiderio inconscio e incontrollabile.
Prezioso è l’appoggio di Paperinik, vera spalla sia fisica che morale, che dimostra ancora una volta quanta stoffa possieda l’eroe in mascherina e mantello.
Molto riusciti anche i personaggio di Zortag, vecchio generale evroniano legato alla tradizione e agli antichi fasti dell’Impero, e di Raghor, Evroniano mutante dall’orribile aspetto e dall’ardito carattere, fra i quali si instaurerà una faida che mostrerà, anche in maniera piuttosto allegorica, il contrasto tra la vecchia e la nuova generazione.
Sul lato grafico troviamo i disegni di Palazzi non certo fra i migliori della serie, ma comunque tutto sommato discreti, gradevoli nella rappresentazione di Xado in sembianze umane e degli Evroniani, più scarsi nella resa della figura e delle movenze di Paperinik e di Xadhoom.
In appendice troviamo infine un altro piccolo gioiello, il nuovo episodio della serie 5Y, intitolato L’albero di Jacob (Artibani/Mastantuono), un breve momento in cui viene per un attimo messa da parte la comicità in luogo di un inno alla semplicità condito di sottile poesia.
Metamorfosi è il numero delle conferme, insomma. Della conferma di Enna come strepitoso autore, della conferma di Xadhoom come affascinante e problematico personaggio, della conferma di Paperinik come eroe e, per ultimo, della grandezza di PKNA come capolavoro del fumetto italiano.
– Bruno Torrini

PKNA # 29 – Virus

In questo momento PKNA sta attraversando un momento molto favorevole per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni. Dopo eccellenti episodi come Fuoco Incrociato, I Mastini dell’Universo e l’ultimo [i]Metamorfosi[/i], tocca a Virus (Cordara/Freccero) portare avanti questo periodo di fioritura, e bisogna dire che il risultato è più che gradevole. Virus non è forse qualitativamente al livello degli ultimi numeri, ma è comunque una buonissima storia che coglie l’occasione di riportare a galla dopo ben sedici numeri la sottotrama dell’esercito. E come caratteristica di questo mini filone, tornano anche gli intrighi e le situazioni spionistiche che vedono coinvolti alti esponenti delle forze armate.
Cordara imbastisce una trama alla X-Files nella quale PK viene coinvolto in una missione all’interno del supersegreto Dipartimento 51, al fianco dell’esonerato Generale Wisecube, alla ricerca di un misterioso virus che permetterebbe la regressione degli Evroniani al livello di spora, cosa che assicurerebbe la vittoria ai Terrestri. Sul lato opposto troviamo il sempre più ostruzionista Generale Westcock, che tenta in ogni modo di fermare l’avanzata della missione per i sotterranei dell’installazione militare. In mezzo ai due schieramenti si collocano gli “intrusi” Mary Ann Flagstarr e Ziggy il fattorino, che si scopre essere suo fratello, i quali si intrufolano all’interno della base nell’intento di liberare Paperinik dai suoi presunti rapitori. Fra scene d’azione e momenti di tensione, è nel finale che i ruoli vengono però ribaltati, ed è un po’ attorno a questo “ribaltone” che viene veicolato il messaggio che vuole essere trasmesso, cioè la libertà dell’informazione al popolo che non deve essere tenuto all’oscuro di nulla, come sottolineato dalle stesse parole di Cordara: “L’accesso a tutto ciò che potrebbe insegnare qualcosa su come funziona il mondo deve essere illimitato e completo. Tutta l’informazione deve essere libera.”, anche se poi viene chiaramente esplicato che lo spargimento della notizia dell’invasione aliena scatenerebbe un panico nella popolazione che diverrebbe letale.
Freccero ai disegni si presenta con il suo solito originalissimo stile, spigoloso e confusionario come nessun altro, che però risulta più gradevole di quanto non lo fosse in Mekkano. Le ambientazioni sotterranee sono rese molto bene, così come le figure di Westcock e di Ziggy. Un po’ meno bene invece le rappresentazioni di Paperinik e Mary Ann, comunque tutto sommato discrete.
A chiudere l’albo un altro favoloso episodio di della miniserie 5Y, Strettamente Personale (Artibani/Mastantuono) in cui forse per l’unica volta qualche persona si insospettirà delle curiose abitudini di Lyla, fino ad arrivare a ipotizzare la sua natura di droide…
– Bruno Torrini

PKNA # 30 – Fase Due

Dopo un periodo nel quale la trama evroniana è stata messa un pochino da parte, relegata a ruoli più funzionali allo svolgimento della storia che prettamente protagonistici, riecco in Fase Due (Sisti/Barbaro) tornare prepotentemente il filone più importante di PKNA. E visto che alla sceneggiatura c’è Sisti non stupisce di vedere qui attuata una nuova commistione di trame, riportando a galla quella trama cibernetica di cui è protagonista Due che non si vedeva dall’ormai lontano # 8. Ed è bello vedere come anche a ventidue albi di distanza si riesca a mantenere una buona continuità narrativa fra episodi dei vari filoni, come dimostrato qui nel riprendere e sviluppare gli spunti lasciati in sospeso nell’ottavo numero.
Peccato che tutto il resto dell’albo sia decisamente sottotono e che questo episodio sia ben inferiore al bellissimo Silicio.
Infatti, Sisti mette in piedi una sceneggiatura piuttosto confusionaria e intricata, e che non manca di presentare spesso passaggi forzati che non sono certo molto apprezzati dal lettore. Già il piano di Due, che intende distruggere Uno servendosi degli Evroniani, provocandoli grazie a loschi espedienti al fine di indurli in un attacco decisivo alla Terra che dovrebbe radere al suolo Paperopoli, sembra abbastanza inverosimile, visto che gli Evroniani non avendo portato l’attacco definitivo finora è difficile che lo facciano per delle semplici ipotesi. Anche i vari sospetti che vengono ad instaurarsi fra i vari ufficiali – trucco sfruttato prima da Due e poi da Uno –  creano un’intricata rete di dubbi che presto sfugge di mano lasciando confuso il lettore. Il finale poi è abbastanza scontato, anche se è condivisibile pensare che era forse troppo presto eliminare un personaggio che avrebbe dovuto avere un ruolo così determinante nel futuro Le Parti e il Tutto.
Se almeno i disegni fossero buoni si potrebbe anche rivalutare in parte la storia. Invece alle matite troviamo Barbaro, che sembra far di tutto per peggiorare la situazione dell’albo con disegni rozzi, personaggi sproporzionati e uno stile generalmente non originale, che – mi spiace dirlo – mi sarà davvero difficile sopportare su queste pagine.
Menomale che in coda a questo numero davvero insipido abbiamo la possibilità di rianimarci con il purtroppo ultimo episodio della serie 5Y, Ossigeno (Artibani/Mastantuono), dove a Lyla capiteranno diverse disavventure molto divertenti a causa di un nuovo sensore per odori che ha chiesto espressamente di avere installato…
– Bruno Torrini

PKNA # 31 – Beato Angelico

Ecco un numero davvero particolare. È particolare già a partire dall’autore, che qui esordisce inserendosi nel quintetto di sceneggiatori che finora aveva retto le redini del fumetto. Beato Angelico (Catenacci/L. Pastrovicchio) è particolare sia per l’argomento trattato, sia per come esso viene sviluppato, in una sceneggiatura complicatissima che passa fra vari punti di vista narrativi che puntano tutti nella medesima direzione finale, con il risultato di un dipanarsi dei fatti piuttosto complesso. Non che questo sia un male, ben inteso. Uno dei molti pregi di PKNA era proprio quello di riuscire a creare storie di alto livello tecnico, che spesso lasciavano al lettore il compito di indagare sugli aspetti più nascosti e inesplicati, lo inducevano a capire, a ragionare, senza grandi spiegoni che smorzavano inevitabilmente il clima di maturità che si veniva a produrre. E questo è anche ciò che avviene qui.
La storia, appartenente al filone poliziesco, ruota attorno alla figura del Capo Divisione della PBI, Eric Jefferson Mitchell, che sembra avere dei sospetti sull’affidabilità del Capitano Nimrod e del Tenente Flagstarr, i quali però si dichiarano estranei ai fatti, circa alcuni avvistamenti alieni avvenuti in città di cui sarebbero i soli a conoscenza. In tutto questo si inseriscono PK e Uno, che sembrano essere consci di ogni avvenimento fin dall’inizio della storia e che saranno la chiave per la risoluzione finale della vicenda.
La trama, pur essendo davvero difficile da seguire, è veramente gestita bene, sempre avvolta da un’atmosfera noir-thriller che non fa mai calare l’attenzione e che restituisce al lettore un’aria molto adulta. Le tematiche trattate sono forti (traffico di informazioni top secret, criminalità organizzata, corruzione), la suspense sempre molto alta, l’intrigo imbastito davvero avvincente. Inoltre, appare molto originale vedere come Paperinik e Uno siano già completamente al corrente degli eventi, possano prevedere le mosse degli avversari e riescano così a risolvere brillantemente la situazione. Altra cosa un po’ particolare, e che probabilmente non sarà apprezzata appieno, è la netta serietà che domina le pagine della storia. Non trova molto spazio la classica ironia di Paperinik e anche le battute sarcastiche di Uno sono ridotte al minimo, cosa a mio parere giustificata dall’atmosfera decisamente seriosa che la narrazione richiede.
È un numero che solitamente spacca in due il pubblico. C’è chi lo trova noioso o complicato o troppo lontano dal classico stile pikappico, c’è invece chi, come me, lo trova di un fascino e di un intrigo meravigliosi, capaci di catturarti dalla prima – splendida – pagina all’ultima. E certo è che tanta qualità è da ascrivere anche ai maestosi disegni di un Pastrovicchio che, personalmente, raggiunge qui la sua piena maturazione stilistica e il suo apice grafico, supportato anche, per la prima volta, dalle inchiostrazioni del fratello Alessandro, che compie un ottimo lavoro.
Nel finale chiudiamo in bellezza. Terminata la meravigliosa 5Y, ecco qui esordire una nuova stupenda miniserie, Io Sono Xadhoom, che come è d’obbligo per il protagonista sfoggerà una narrazione molto introspettiva e sognante, con la caratteristica di essere accompagnata dalle sole didascalie che mostrano i pensieri della triste Xerbiana. Già in questo primo episodio, Linea Piatta (Faraci/Celoni), verranno abilmente rese tutte le particolarita della micro saga. Ma è sicuramente agli assolutamente meravigliosi disegni di un Celoni più barocco che mai, aiutato anche da una psichedelica colorazione acquerellata, che vanno i maggiori plausi, meritati nel rendere queste piccole storie dei veri e propri capolavori grafici.
– Bruno Torrini

PKNA # 32 – Underground

PK2 si distingueva da PKNA soprattutto per l’atmosfera, cioè per la differenza di setting e di tematiche: non più la fantascienza dello spazio inesplorato, contro alieni e viaggiatori del tempo, ma scenari urbani, con intrighi e complotti e la città vissuta come metropoli pericolosa e infida.
Una sorta di anticipazione di questa ambientazione è data da Underground (Macchetto/Mottura), in cui accantonati per un attimo Evroniani, Razziatore, Due e PBI il nostro deve vedersela con tre evasi che si aggirano per il sottosuolo di Paperopoli, che data la lunga permanenza conoscono talmente bene da conoscere i punti nevralgici della città presenti sotto i piedi dei cittadini, e da poterli colpire per creare il caos in superficie.
Per quanto la storia di Augusto Macchetto sia ben narrata, non mi ha colpito più di tanto. E’ buona la caratterizzazione di Rosto, con la sua fobia per i topi ed i luoghi chiusi, ma anche questa non viene sviluppata abbastanza restando interessante solo in potenza, e nemmeno il tirare in ballo il vecchio Angus risolleva più di tanto la situazione. Dal punto di vista grafico siamo anche qui nella media, senza particolari guizzi o prove notevoli, Paolo Mottura ci consegna un disegno che se nelle ambientazioni è molto buono nei personaggi come Paperinik, Uno o Angus non eccelle, anzi.
A fine albo però c’è Io Sono Xadhoom! – Arena (Faraci/Celoni), una delle rarissime volte in cui una storia di Faraci è più notevole sul versante grafico che su quello dei testi. La narrazione è ben scandita, ripercorrendo i pensieri di Xadhoom mentre sta combattendo un robottone nel Pozzo, ma sono i disegni a farla da padrone con un tratto esagerato e ipercinetico ad opera di un Fabio Celoni meraviglioso da vedersi, in una follia cromatica notevole. Stupendop l’alternarsi della situazione presente (a colori) con i ricordi di Xadhoom, in grigiastro.
– Andrea Bramini

PKNA Speciale 99 – La fine del mondo

Dopo due Speciali in cui ci si era abituati alla formula delle storie di approfondimento dei personaggi, a episodi, lo “Speciale ’99” è una storia intera che potrebbe anche tranquillamente essere inserita in continuity.
L’elemento peculiare (e a mio parere necessario) degli altri Speciali, però, viene conservato: La Fine del Mondo (Cordara-Enna/Freccero-Forcelloni) è un numero che ha come fine principale quello di approfondire e presentare meglio alcuni particolari personaggi, senza aggiungere elementi alla storia principale.
Gli ottimi Cordara ed Enna, accompagnati dai disegni degli altrettanto ottimi Freccero e Forcelloni, in questo albo ci fanno conoscere meglio due scienziati: il capobranca evroniano Gorthan (tratteggiato altrettanto bene solo un paio di anni prima, in PKNA # 10, Trauma) e la scienziata xerbiana Xado, che diventerà Xadhoom.
Di Xadhoom, però, si parla indirettamente: tema dell’albo è infatti la presa evroniana di Xerba, in cui l’amica scienziata del nostro eroe è decisamente coinvolta.
Pur non facendo parte della serie canonica, questo numero inizia a farci comprendere il dramma della nostra aliena preferita, che si sente due volte traditrice, e ci fa comprendere il motivo profondo della sua sete di vendetta nei confronti di Evron.
La serie canonica non disdegnerà di approfondire ulteriormente ciò che questo speciale introduce: pochi mesi dopo uscirà la meravigliosa Trilogia di Xadhoom (numeri 35, 36 e 37), una delle più affascinanti sottotrame della serie.
L’albo ha un finale semiaperto, che coinvolge direttamente anche il vecchio mantello, che purtroppo sembra esserci più per chiudere davvero la faccenda che per proseguirla degnamente, come sperai all’epoca.
Una nota grafica che va fatta: la tavola di pagina 14 è una delle più belle che si trovino nell’intera serie. Paperino si presenta come Paperinik, parlando direttamente al lettore, in una pagina bianca, senza vignette definite, e nella quale i vari Paperino con relativo fumetto si incrociano e sovrappongono. E tutti hanno un’espressività grandiosa, che riassume perfettamente la brillante presentazione testuale. Da restare a guardarla per ore.
Insomma, uno Speciale di alto livello, come ormai eravamo abituati, ma anche il primo speciale che potrebbe benissimo essere una storia canonica.
Lo comprai incellophanato con il Numero Zero di MM, e non sfigurò minimamente nel pur arduo confronto.
– Lorenzo Breda (special guest per lo Speciale 99, che si ringrazia per il contributo)

PKNA # 33 – Il Giorno che Verrà

In questo numero inizia un’ideale bilogia che vede protagonista il Razziatore, assente dalla scene pikappiche fin da Antico Futuro. E il ritorno di uno dei migliori personaggi della serie non poteva essere più in grande stile di così.
Il Giorno che Verrà (Artibani/Turconi) inizia con Paperinik arrestato e processato dal cronocomandante di Time 0 per i numerosi reati contro il continuum compiuti dal papero mascherato. Ma quando il Razziatore arriva nello stesso luogo imponendo la liberazione dei suoi colleghi pirati temporali, pena altrimenti l’esplosione di una bomba che sgancerebbe Time 0 dal suo fulcro che la tiene “in orbita”, il gioco si fa decisamente più duro. Specie se tra questi prigionieri della Tempolizia c’è anche un certo Kronin, che vediamo subito essere un avversario del Razziatore; dall’aspetto molto simile (anche lui è un gallinaceo) ma dai modi molto più duri, sbrigativi e menefreghisti, è come avrebbe potuto essere il Razziatore se il PK Team non avesse deciso di dare al cronopirata per eccellenza un carattere più tridimensionale. Insomma, Kronin sta al Razziatore come Cuordipietra Famedoro sta a Paperon de’ Paperoni.
Non voglio svelare molto di più sulla bellissima storia che Francesco Artibani costruisce, una storia molto avventurosa e che vede (come già nel suo Carpe Diem) un grande pericolo minacciare i personaggi coinvolti. Azione allo stato puro, quindi, che vede ancora una volta insieme il duo Pikappa-Razziatore, stavolta per salvare Time 0, ma non solo. Riflessioni sull’eroismo, sull’importanza del saper prendere decisioni quando si è al comando e commozione nelle ultime tavole rendono la storia una perla.
Come note a margine sottolineo il ritorno dell’avvocato Photomas, che esordì nel # 22, e il fatto che Kronin sarà poi ripreso in PK-Frittole come nemico principale (e all’inizio unico) nel filone temporale della terza serie di PK, che tralascerà del tutto il Razziatore.
I disegni, infine, a me sono piaciuti, per quanto il tratto di Stefano Turconi non sia capace di grandi picchi di maestria svolge bene il suo compito e regala anche delle buone inquadrature. Quasi caricaturale il suo Pikappa (ma è il suo tratto distintivo, a me garba), molto buono il Razziatore.
Chiude il numero Io Sono Xadhoom! – Abisso (Faraci/Celoni), che stavolta vede la sceneggiatura ispirata quanto i magnifici e visionari disegni. La nostra xerbiana preferita riceve la richiesta di soccorso da un’astronave precipitata in un pianeta totalmente sommerso dall’acqua. Per liberarla però dovrà lottare contro un bestione acquatico non troppo socievole. L’ultima tavola è da antologia.
– Andrea Bramini

PKNA # 34 – Niente di Personale

L’inizio di questa storia, ideale seconda parte della bilogia del Razziatore, è spiazzante. Siamo nel 2015, e Paperopoli è molto diversa da quella che conosciamo: Angus Fangus è governatore, il suo palazzo si trova al posto del Deposito sulla Collina Ammazzamotori, la Ducklair Tower è distrutta e Paperino/Paperinik è considerato un fuorilegge morto da anni. Come si è potuti arrivare a un futuro del genere? E’ quello che vediamo nell’avvincente Niente di Personale (Artibani/Tosolini), in cui Odin Eidolon porta a Paperinik (che vive all’insaputa di tutti nei sotterranei della Ducklair Tower) il caro Trip, il figlio del Razziatore che abbiamo conosciuto nella serie di storie brevi Arriva Trip!. E’ lui la chiave per risolvere il pasticcio temporale in cui è finito stavolta Pikappa, pasticcio che ha avuto origine proprio dal grave evento visto alla fine dello scorso numero. Come conseguenza di quelle’episodio infatti si scateneranno situazioni e manipolazioni che porteranno alla situazione che abbiamo visto, con la fama di Paperinik e del suo alter ego macchiata di fango e con la vittoria di Angus a Paperopoli e dell’Organizzazione nel XXIII secolo.
Nel corso dell’avvincente avventura vedremo il papero mostrare una vera attitudine nel trattare coi bambini, tanta azione, battute sarcastiche nel migliore stile di Artibani (che con un ragazzino salace come Trip ci va a nozze!) e ovviamente avremo un’ampia dose di paradossi temporali decisamente intriganti.
Inutile dire che tutta la parte che si concentra sul futuro distopico che ho descritto è molto suggestiva, vedere Paperinik nella polvere fa impressione e contribuisce a rendere questa storia memorabile, a mio parere una delle migliori di tutta la saga di PKNA.
Segnalo la ricomparsa del droide Newton, già visto nel # 14.
I disegni di Nicola Tosolini mi sono piaciuti, ha uno stile particolare ma il suo Angus anziano, il suo Odin, il suo Trip e anche il suo Pikappa sono belli da vedersi.
In chiusura Trip’s Strip (Enna/Ziche), non la prima puntata di una nuova serie di storie brevi ma un unicum, che si interpone in mezzo alla storia principale del numero: vediamo che per ingannare il tempo nei sotterranei della Ducklair Tower, Trip inventa e disegna un fumetto con protagonista Time Boy, supereroe suo alter ego, in cui Enna fa vivere al personaggio – e a Trip nei panni della Dida – un’avventura demenziale e divertente, il tutto con uno stile molto metafumettistico. Adattissimi i disegni di Silvia Ziche, che usa lo sfondo da quaderno a quadretti nelle vignette del fumetto di Trip.
– Andrea Bramini

PKNA # 35 – Clandestino  a Bordo

Dopo circa tre anni di attività editoriale e una trentina di numeri pubblicati, il PK Team pensò che fosse giunto il momento di cominciare a pensare alla chiusura delle trame, la cui abbondanza e complessità stavano iniziando a creare qualche problema di coerenza interna. Chiusura che non sarebbe certo stata frettolosa, ma avrebbe impegnato oltre a quegli ultimi mesi del 1999 anche tutto il 2000. Con i precedenti due numeri della bilogia del Razziatore, si era cominciata a spianare la strada ad una futura chiusura della trama temporale, pur se tutta la vicenda si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto. È con Clandestino a Bordo (Artibani/Razzi), invece, che prende il via quel progetto noto (questa volta ufficialmente) come “Trilogia di Xadhoom“, un trittico di albi, cioè, che uniti da un unico arco narrativo avrebbero narrato la fine della trama della Xerbiana e, insieme ai numeri 44 e 46, dell’intero filone spaziale.
La sceneggiatura è affidata a quell’Artibani decisamente monopolizzante in questa fase della serie, e a ragione, visto il suo grande momento di forma. Francesco sforna una storia decisamente interessante e avvincente, che ha il compito più che altro di presentare gli eventi futuri e fare quindi da apripista per i due numeri successivi. Ne risulta, perciò, un’introduzione pienamente godibile, dove la bravura dell’autore sta nel saper mescolare sapientemente momenti comici molto divertenti, scenari più drammatici e una gran dose di azione. Ottimale anche l’equilibrio fra l’importanza del ruolo di PK, intrufolatosi all’interno di un incrociatore evroniano nel tentativo di sventare una presunta imboscata ai danni di Xadhoom, e di quello dell’aliena xerbiana, ignara di esserne vittima.
Impossibile non restare incollati alle pagine di fronte all’intrusione furtiva di PK, alle comicissime disavventure che gli capitano durante il viaggio, agli inseguimenti e ai combattimenti ingaggiati con le pattuglie evroniane e alle battaglie di Xadhoom contro i vari incrociatori.
Questo è il primo numero dall’inizio di PKNA la cui storia non finisce, ma è legata indissolubilmente a quelle dei numeri successivi da una stretta continuity, cosa molto apprezzata che aumentava in qualche modo la maturità e la qualità tecnica del fumetto.
Grande merito per il successo dell’albo va senz’altro riconosciuto alla qui esordiente disegnatrice Manuela Razzi (da alcuni detta “La Razziatrice”), che molto verrà reclamata in seguito ma che purtroppo avrà solo un’altra apparizione nella serie. Manuela è davvero bravissima nella riproduzione delle ambientazioni ad alta tecnologia delle navi evroniane, molto dinamica nelle scene d’azione ed eccellente nella rappresentazione dei personaggi, in uno stile, pur non originalissimo, che trae ispirazione da quelli di Barbucci e Sciarrone.
Salta l’appuntamento con la storia breve, che viene (a mio modo di vedere giustamente) sostituita da una gran quantità di rubriche e approfondimenti che arricchiscono non poco il già gustosissimo numero.
Ultimo appunto e menzione speciale anche per la bellissima copertina, sempre ad opera della Razzi, che, come per le due successive, mostra alcune particolarità, come la rappresentazione di un solo personaggio in primo piano, lo sfondo dominato da una psichedelica colorazione e una striscia sulla quarta di copertina raffigurante immagini di Xadhoom, che diventa protagonista indiscussa di quello che è il suo momento di maggior popolarità.
– Bruno Torrini

PKNA # 36 – Lontano Lontano

Secondo episodio della “Xadhoom Trilogy[“. Dopo l’ottima introduzione rappresentata da Clandestino a Bordo, è con Lontano Lontano (Macchetto/L. Pastrovicchio) che la Trilogia entra nel vivo degli eventi, sviluppando gli avvenimenti introdotti nel numero precedente e aggiungendone di nuovi, creando solide basi sulle quali si poggerà l’episodio finale.
E se Artibani prima aveva creato una storia fresca e lineare, il passaggio ad un autore come Macchetto qui si sente tutto, cambiando decisamente stile di narrazione. La sceneggiatura segue infatti ben quattro livelli narrativi distinti: il primo vede PK viaggiare nello spazio a bordo della nave su cui era fuggito alla fine dello scorso episodio, cercando di fare ritorno a casa; il secondo vede l’Impero – dove possiamo finalmente ammirare l’Imperatore e un breve scorcio del Consiglio – sviluppare il piano che già era stato avviato precedentemente; il terzo vede Xadhoom vagare solitaria nella speranza di poter rincontrare un giorno la sua gente; il quarto ci mostra, infine, come un piccolo gruppo di superstiti Xerbiani sia riuscito a sopravvivere e a ricominciare una nuova vita su di un nuovo pianeta. Ben tre di questi quattro piani verranno a congiungersi nel finale, creando le premesse per la vicenda finale.
Una sceneggiatura molto intricata, quindi, che, se da un lato sfoggia certo una minor dose di comicità, dall’altro restituisce un’atmosfera decisamente più matura. Lo stile di Macchetto è inconfondibile, presenta una narrazione ricca di didascalie (che, curiosamente, alle volte parlano direttamente al lettore) e dialoghi piuttosto introspettivi e profondi. Il resto lo fanno i disegni di un Pastrovicchio in stato di grazia, capace di regalarci ambientazioni ottimali, scene d’azione di una dinamicità estrema, e personaggi sempre ritratti al meglio. Ciò in cui però il “Pastro” si è esaltato al massimo è stata la figura dell’Imperatore, rappresentato in maniera monumentale, con un’aria decisamente inquietante, minacciosa, diabolica.
Tutto ciò, dalla sceneggiatura ai disegni, contribuisce a rendere l’atmosfera decisamente oscura, cupa e opprimente, come poche altre volte è successo.
Eccellente numero centrale, dunque, che si preoccupa di sviluppare in maniera approfondita la trama generale dell’opera e ad aprire la strada all’epico finale che avrà luogo sul prossimo numero.
Inizia infine un nuovo ciclo di storie brevi, Fuori… Onda, che esordisce con la storia Il Trucco C’è (Fasano/Mottura). La miniserie si propone di raccontare la vita di redazione a Channel 00, concentrandosi di volta in volta su un aspetto particolare. Stavolta ci si conncentra sulle questioni di trucco di una certa Barbara. Finale abbastanza incomprensibile per un esordio non proprio brillante di Diego Fasano ai testi; apprezzabili invece i disegni di Mottura, qui molto più gradevoli che nella serie su Burton La Valle.
– Bruno Torrini (storia principale)
– Andrea Bramini (storia breve)

PKNA # 37 – Sotto un Nuovo Sole

E giunse infine la conclusione. Si chiude con questo albo la “Trilogia di Xadhoom” e l’intera epopea dell’aliena Xerbiana, che tanti lettori ha affascinato, e viene a concludersi una delle trame portanti della serie, anche se in modo “parziale”. Ed è certo che con la scomparsa di Xadhoom PKNA viene a perdere un pezzetto della sua storia, un po’ di quella forza rivoluzionaria che aveva contribuito a farlo nascere e ad acquistare il successo che ha avuto, in un filotto di numeri che, pur se in modo spesso fantastico, andranno pian piano a chiudere tutte le trame della serie e a portarla al suo termine e alla sua trasformazione in PK2.
C’è da dire che Sotto un Nuovo Sole (Sisti/Mastantuono), pur essendo un degno finale per la Trilogia, non è al livello dei due precedenti episodi. Non è certo un cattivo numero, sia chiaro, ma alcuni passaggi nella trama, soprattutto verso il finale, risultano un po’ troppo forzati e frettolosi.
Il soggetto è comunque ottimo, e vede gli eventi narrati e sviluppati nei primi due albi venire qui portati alla loro conclusione, nello scontro finale fra Xadhoom e il popolo Evroniano, che culminerà poi nell’epico e commovente finale, fra malvagi piani imperiali e segrete ribellioni xerbiane guidate da Paperinik. Come detto, però, è nella sceneggiatura che risiedono  alcuni problemi. Già la scelta di affidare a Sisti, in un periodo che lo vedrà decisamente fuori forma rispetto ai suoi standard, appare poco ragionata; questa sarebbe stata una storia da affidare ad uno sceneggiatore come Enna, o al massimo sarebbe stato meglio invertire gli autori del primo numeri e di questo, lasciando l’episodio conclusivo ad un più ispirato Artibani. Non che Sisti svolga un cattivo lavoro, sarebbe non rendere giustizia all’eccellente autore che è, ma sembra che affronti la sceneggiatura un po’ come se fosse quella di un numero “qualunque”, dando l’impressione di far precipitare gli eventi nel finale.
Forse, però, ciò che meno è stato apprezzato dai lettori sono stati i disegni di Mastantuono. Con uno stile molto differente di quello visto in Due, decisamente più spigoloso e ruvido, il suo tratto si rivela semplicemente non adatto ad una storia come questa. Xadhoom è resa in modo davvero sgradevole, l’Imperatore è lontano anni luce da quello meraviglioso di Pastrovicchio, la dinamicità delle scene è quasi totalmente assente e si ha sempre l’impressione di una rappresentazione dei personaggi caricaturale che restituisce un’atmosfera fin troppo comica, cosa che mal si addice all’aria drammatica che si dovrebbe avere.
In coda all’albo troviamo Fuori… Onda – La Notizia è Servita(Fasano/Mottura), episodio assolutamente vuoto e inutile IMHO, con tutti il rispetto parlando. Proprio non capisco l’ironia o il senso di questa breve, non so se è un problema mio o cosa.
Fortunatamente la storia breve è preceduta, per l’occasione, da una meravigliosa rubrica che narra l’intera vita della mutante xerbiana fin dalla nascita, raccontando anche alcuni particolari ignoti, che si rivela decisamente opportuna per celebrare l’uscita di scena di uno dei personaggi più riusciti del fumetto e più caratterizzati fra quelli Disney in generale.
– Bruno Torrini (storia principale)
– Andrea Bramini (storia breve)

PKNA # 38 – Nella Nebbia

Una storia fuori dal comune in questo numero pikappico. Nella Nebbia (Sisti/Urbano) tratta infatti una tematica inusuale per gli scenari a cui siamo abituati, quella dell’esoterico e della magia. Il nemico di turno è tale Ahrimadz, sedicente mago con tanto di personale programma televisivo a Channel 00 che medita propositi malsani per Paperopoli e tutta l’America, aprire cioè un varco dimensionale che faccia arrivare nella nostra realtà alcuni mostri.
La trama non può non ricordare molto da vicino quella del film Howard e il destino del mondo (Howard the Duck), in cui era perseguito un proposito del tutto analogo. Inoltre è da sottolineare una tecnica narrativa usata da Sisti, tre tavole di flashback, centellinate una alla volta e denominate interludi, con cui veniamo a conoscenza del passato del mago e delle sue motivazioni. Le quali danno un risvolto molto più alto alla storia, facendo riflettere il lettore sulla fusione tra più culture, l’invasione occidentale come modello che si impone in altre civiltà e il tema della magia come materia per gonzi.
In realtà, infatti, più che di magia si tratta di sofisticati esercizi della mente, telecinesi, e questo porta necessariamente in campo Everett Ducklair. Il genio in saio ritorna nuovamente a Paperopoli, anche se molto fugacemente, per dare man forte a Pikappa insieme ai suoi maestri del monastero. In questo episodio inoltre si fa riferimento all’avventura vissuta nello Speciale 97 da Paperinik, e in particolare agli insegnamenti che il nostro piumato supereroe ne ha ricavato, che gli servono per proteggere la mente dagli attacchi convincenti del cattivo (che hanno invece potere nefasto sulla cittadinanza) e che in futuro gli torneranno ancora utili.
In questa storia, infine, oltre a vedere più spesso del solito lo zio Paperone scopriamo il significato dei gargoyles che si stagliano dal tetto della Ducklair Tower.
Dal punto di vista del disegno siamo a mio parere su livelli molto buoni: il tratto rassicurante di Emilio Urbano mi è sempre piaciuto, qui non fa eccezione regalando ampie vedute aeree e sfoggiando un Paperino che al posto della solita blusa indossa un felpa verde con gilet esteticamente accattivante.
Fuori… Onda – Pat & Bob (Fasano/Mottura) non eccelle, e continua la linea piatta già osservata negli scorsi numeri per questa serie.
Quello che risolleva alla grande il numero è il servizio finale, che vede Bertoni protagonista! In occasione dell’attesa del Nuovo Millennio, il prode personaggio viene mandato alle isole Fiji per essere il primo a vedere l’alba del XXI secolo. Peccato che lo sfondo delle foto-testimonianza sia palesemente il panorama milanese, facendo sì che tutto il servizio sua una delle solite truffe palesi del PK Team. Il che, con Bertoni protagonista, non può che garantire risate assicurate!
– Andrea Bramini

PKNA # 39 – Cronaufragio

Dal titolo che promette molto bene si passa a una storia che non brilla quanto altre del filone temporale, sicuramente il mio preferito. Cronaufragio (Sisti/Gervasio) parla della missione che Pikappa deve intraprendere insieme a Lyla e a un suo superiore della Tempolizia per recuperare un ricercatore del XXIII secolo che inavvertitamente è finito nella nostra epoca nel corso di un esperimento. La loro ricerca è ostacolata da Delta e Gamma (e famiglia di quest’ultimo), i due agenti di “casi impossibili” conosciuti in Stella Cadente, che stavolta puntano a trovare l’arsenale di Paperinik.
La storia, pur avendo uno spunto interessante, si perde un po’ durante lo svolgimento e questo la penalizza, insieme ai disegni di un Gervasio non certo pessimo ma nemmeno all’apice, che in alcune scene non aiuta la scorrevolezza della storia.
Da segnalare comunque c’è la scena della scarcerazione di Delta e Gamma, palese citazione dell’inizio del film The Blues Brothers (tanto che lo fa notare Gamma stesso). E a proposito di citazioni, per entrare indisturbato alla Ducklair Tower Paperino sfrutta un travestimento olografico fornitogli da Uno, che lo trasforma nel professor P. Kaap: la citazione non è certo nel nome, storpiatura di Pikappa ovviamente, ma negli studi in cui il fantomatico professore è specializzato, cioè l’avunculogratulazione meccanica – immaginaria scienza che studia le macchine per salutare la zia – che viene dritta dritta da Il Pendolo di Foucalt, romanzo di Umberto Eco.
A seguire Fuori… Onda – Per Una Giusta Causa] (Fasano/Mottura), leggermente meglio del piattume degli scorsi episodi, fa sorridere timidamente il lettore e riesce a inserire in modo non forzato Mamma Rangi e il clan neozelandese di Angus.
– Andrea Bramini

PKNA # 40 – Un Solo Respiro

Un’altra storia insolita, che a due numeri da Nella Nebbia torna a trattare argomenti al limite del razionale. In Un Solo Respiro (Enna/Mottura) ai testi abbiano però Bruno Enna, il poeta di PKNA, e qualcosa vorrà dire. La storia infatti è decisamente gradevole, ben scritta e intrigante, avendo al centro Jana, una ragazza molto particolare in fuga da alcuni ceffi poco raccomandabili. La sua strada si incrocia con quella di Ziggy, il fattorino di Channel 00 che abbiamo scoperto essere fratello dell’agente PBI Flagstarr e avere un carattere particolare. Il ragazzo si innamora di lei, e non sa di essersi messo in una storia più grande di lui. Aiutato dalla sorella e da Paperinik, viene a scoprire che Jana aveva delle predisposizioni mentali molto acute che sono state accentuate mediante un programma della Factory, una specie di palestra per tipi alla X-Men.
L’avventura che ne scaturisce è molto emozionante, soprattutto per il sentimento alla triangolo amoroso, trattato in modo struggente ma senza insisterci troppo, tra Jana, Ziggy e Ethan, quest’ultimo un altro particolarissimo soggetto con grandi poteri psichici.
Mi è molto piaciuto il modo in cui Enna racconta il personaggio di Jana, dandole con sapienti tocchi di sceneggiatura e di dialogo un animo sincero, spaventato, tormentato ma anche dolce e aperto. Un gran bel personaggio.
E’ interessante notare come tutto il soggetto – la “palestra” dove vengono creati dei supertizi partendo da predisposizioni genetiche – ricorda molto da vicino una trama standard di Fringe, il serial americano ideato da JJ Abrams nato un paio d’anni fa e che tratta argomenti del genere.
E’ poi stato bello vedere per una volta Paperinik nei panni di supereroe con superpoteri, grazie a un piccolo aiuto di Uno e Jana.
I disegni di Paolo Mottura sono interessanti, forse non del tutto piacevoli a vedersi nella loro ruvidezza ma in alcune scene molto adatti secondo me (e la tavola doppia del crollo della diga è spettacolare). Inoltre il modo in cui ha disegnato Jana l’ho molto apprezzato, la resa carina e attraente, in modo da essere credibile il suo attrarre sia Ziggy che Ethan, e rendendola  la papera più affascinante di PKNA dopo Lyla.
In appendice troviamo una cosa curiosa: abbiamo infatti una specie di “reprise” di quella che sul #34 sembrava una ministoria a sé, cioè Trip’s Strip. Con Un’Ameba sul Collo (Enna/Ziche), invece – dove vediamo Trip ritentare la prova fumettistica della volta prima, insieme al suo alter ego TimeBoy, in una storia carina e un po’ surreale – la miniserie diventa a tutti gli effetti tale, pur se intervallata dalla precedente Fuori… Onda. Una miniserie dalla qualità un po’ altalenante, simpatica e comica ma non al livello di altre sue pari quali Vedi alla Voce Evron, e Angus Tales. Perfettamente adatti, però, i disegni della Ziche, che come nell’ “episodio zero” della mini utilizza il trucco del quaderno a righe come sfondo delle tavole.
– Andrea Bramini (storia principale)
– Bruno Torrini (storia breve)

PKNA # 41 – Agdy Days

Terzo numero autoconclusivo di fila, quarto se consideriamo tale anche l’ambiguo #39. Decisione su cui si potrebbe discutere parecchio, quella di inserire un così alto numero di albi “fuori continuity” subito dopo un arco narrativo così importante com’è stata la “Trilogia di Xadhoom”, ma che comunque, una volta effettuata, fu in grado di produrre talvolta storie stupende, come l’ultimo Un Solo Respiro o il prossimo La Sindrome di Ulisse, talvolta pessime, come l’orribile Cronaufragio, e talvolta a metà strada, come la comunque godibile Agdy Days (Macchetto/Urbano).
Torna Macchetto dopo le sua discreta prova in Underground e l’eccellente contributo di Lontano Lontano, e con lui torna il suo caratteristico stile di sceneggiatura. Sceneggiatura che, come al solito per l’autore, si divide in più piani narrativi, accompagnati da un soggetto piuttosto originale per PKNA, anche se già trattato moltissime volte in pubblicazioni di fantascienza: l’Evento di Tunguska.
È nella sperduta località siberiana che PK deve recarsi per rispondere alla richiesta di aiuto della popolazione locale, che sembra nascondere un segreto che da decenni rimane celato. Ma non sono certo cattive le intenzioni dei nativi del luogo, quanto lo sono piuttosto quelle di un infido magnate Paperopolese, tale Roover Anthrax, nell’intento di utilizzare a proprio vantaggio il “dono” di quel misterioso evento di inizio secolo.
Spazio nella vicenda (anche se non si comprende bene quanto sia utile) anche per Angus, per l’ennesima volta a caccia dell’inghippo da svelare, e per Camera 9, che si riconferma deciso e pieno di iniziativa pur nascosto sotto quel fitto alone di mistero.
È però un’altra la scelta di Macchetto che si fatica davvero a capire, cioè l’inserimento all’interno della sceneggiatura delle scene che si svolgono all’interno della Borsa che, almeno apparentemente, hanno solo un flebile legame con la vicenda principale. È probabile che l’autore abbia voluto inserire questo elemento come aumento della maturità della storia – cosa che non dispiace affatto, anzi – che però sarebbe stato più opportuno gestire in maniera più equilibrata. Sono tavole che danno l’impressione di essere inserite a forza nella sceneggiatura, quasi a dover raggiungere obbligatoriamente l’obiettivo delle 62 tavole.
Tipo di storia che, comunque, avrebbe dovuto beneficiare di disegni più ispirati di quelli dell’anonimo Urbano. Non che siano brutti, abbiamo visto di peggio nei numeri precedenti e lo stesso Urbano calerà molto in futuro, ma sono decisamente piatti, non ci sono guizzi tecnici da nessuna parte, scarseggiano ombreggiature e chiaroscuri che dovrebbero modellare i volumi, i personaggi non hanno grande espressività e il tutto manca di dinamismo. Nemmeno la colorazione è a livelli eccellenti.
Chiude questo tutto sommato discreto numero Trip’s Strip – Un Ego in un Pagliaio (Enna/Ziche), che continua questa simpatica miniserie mostrandoci TimeBoy alle prese con diverse copie di se stesso… Enna non particolarmente brillante nel rendere la comicità della storia, caratteristica di un po’ tutta la micro-saga che non raggiunge i livelli di Arriva Trip!, ma che comunque offre un gustoso “dessert” per il finale, accompagnato dagli ispirati e originalissimi disegni di un’ottima Silvia Ziche.
– Bruno Torrini

PKNA # 42 – La Sindrome di Ulisse

Sembra che in questo periodo qualunque cosa tocchi Artibani si trasformi in un mezzo capolavoro.
Introdotto da una cover di Manuela Razzi a dir poco strepitosa, La Sindrome di Ulisse (Centomo-Artibani/Razzi) è un numero stupendo. Che si apre con una piccola particolarità. L’Artibani, infatti, va a dirigere “solo” la sceneggiatura, e lo fa come lui sa ben fare, mentre il soggetto viene lasciato alla sua gentil consorte, la brava Katja Centomo. Centomo che svolgerà qui la sua unica comparsata pikappica, e anche una delle davvero rarissime apparizioni parlando di Disney in generale. E pur essendo ancora lontana dalla produzione che la vedrà impegnata alcuni anni dopo con le pubblicazioni Red Whale, si può benissimo notare come in questa storia siano già ben presenti nella sua mente di scrittrice radicate convinzioni ambientaliste ed animaliste che saranno poi tipiche del suo futuro stile narrativo. Cosa che, però, non arreca nessun fastidio al lettore (e normalmente può accadere con narrazioni così improntate), merito anche della bravura dello sceneggiatore di mescolare sapientemente tali messaggi, senza che siano mai troppo invasivi, con le vicende della storia.
Storia che si prospetta subito particolare mostrandoci Paperino naufragato stranamente in una piccola cittadina portuale nei pressi della Nuova Zelanda, spaesato e colto da amnesia. Attorno ai suoi pochi e confusi ricordi viene costruita la trama, avvolta da un alone di mistero che riesce a tenere vivissima la curiosità del lettore. Non mancano in questo pittoresco e affascinante quadro narrativo personaggi di spicco e ottima caratterizzazione, talvolta ambigui e imperscrutabili, come ben si addice all’atmosfera presente. E pur essendo un numero autoconclusivo così come quelli precedenti, il nostro Artibani coglie anche l’occasione di collegare mirabilmente la storia con filoni precedenti (che non svelerò per non smorzare la sorpresa finale) e portare citazioni ad albi passati, sollevando questa bellissima storia dal limbo dell’”out of continuity”.
Non bastasse, poi, la bellezza del racconto, ci pensa un comparto grafico fantastico a cura di Manuela Razzi a toglierci ogni dubbio (se mai qualcuno ce ne fosse venuto). Personaggi splendidi ed espressivi, dinamicità delle scene d’azione, ambientazioni marine, affascinanti località costiere sono gli aspetti grafici in cui la Razzi si trova perfettamente a suo agio e con i quali mette alla grande i suoi disegni al servizio della narrazione. Peccato davvero dover salutare già ora Manuela, che non comparirà più su PK se non su una breve dello Speciale 00, peccato non poter più apprezzare in futuro i disegni di un’artista così talentuosa.
A gustosa conclusione dell’ottimo albo troviamo Trip’s Strip – Quell’Io Non è il Mio (Enna/Ziche), forse la più divertente fra le storie della miniserie, in cui Trip si troverà a viaggiare in un futuro distorto dove lui è diventato un ottimo tempoliziotto che ha arrestato il padre… Comicità stavolta davvero coinvolgente e personaggi esilaranti (uno su tutti, lo Strazziatore) ci riaccompagnano nel mondo reale.
Ultimo fra i numeri autoconclusivi pre-finale, La Sindrome di Ulisse si rivela essere probabilmente il migliore, quindi, lasciando spazio a una carrellata di – seppur eccellenti – chiusure che non potranno che rendere in qualche modo tristi tutti gli appassionati di questo grandioso fumetto.
– Bruno Torrini

PKNA # 43 – Tempo al Tempo

Alla fine dovevamo arrivarci. Dopo la “bilogia del Razziatore” che faceva assaggiare ai lettori una possibile chiusura, dopo la “Trilogia di Xadhoom” che la cominciava a tutti gli effetti, e dopo un cospicuo numero di albi autoconclusivi usati come pausa di riflessione, ecco che con Tempo al Tempo (Enna/Barbaro) si giunge all’ideale conclusione di quella trama che da sempre era stata la più amata dai lettori: quella temporale. Un compito non semplice, quello di trovare un finale adatto ad un filone così importante per il fumetto, compito che viene affidato a quello sceneggiatore che più adatto non poteva essere: ecco quindi arrivare l’ennesimo numerone di Enna.
Non semplice, dicevamo, chiudere in maniera ottimale la trama dei viaggi nel tempo. Enna invece ci riesce a meraviglia. Senza cadere nella banalità o nella ripetitività costruisce un intrigo che come idea di base somiglia al capolavoro Carpe Diem. È infatti una nuova missione di salvataggio quella a cui PK deve partecipare, in compagnia di Lyla stavolta, nella Paperopoli del XXIII secolo. Missione volta al disperato tentativo di porre rimedio al fenomeno della microcontrazione spazio-temporale che sta ormai impedendo ogni tentativo di viaggio nel passato o nel futuro. Ecco quindi l’occasione per rimettere in scena, ovviamente come prezioso alleato, quel bellissimo personaggio che è Eidolon, grazie al quale sembra esserci un rimedio per tale problema.
Non tutto è però come appare, e come spesso ci ha abituato PKNA tornano le sfumature fra le posizioni di nemici e alleati, dalle scanzonate – e redivive – figure di Vostok e Newton a quella sempre più carismatica di un Razziatore più umano che mai.
Ecco la bravura di Enna, ecco la capacità di creare un’avventura avvincente riuscendo sempre ad accostarla all’esplorazione dei sentimenti, ecco proprio i sentimenti, soprattutto quelli del lettore, divenire protagonisti nel finale da antologia che dovrebbe essere annoverato nella Storia del Fumetto ed essere mostrato ai posteri.
Se anche i disegni, poi, fossero all’altezza della situazione si potrebbe affermare di trovarsi di fronte ad un nuovo – l’ennesimo – capolavoro PKNAico. Peccato che invece alle matite di una storia come questa venga assegnato Barbaro, che, se già faticavo a sopportare su numeri come Fase Due, di certo non accetto in narrazioni dove emozioni e azione devono essere accostate e rappresentate con grande maestria, cosa che invece lui, con il suo tratto sporco e grezzo, non riesce a fare.
Meno male che la qualità della sceneggiatura è talmente elevata da permetterci di sorvolare su quella grafica e meno male che in appendice troviamo Il Sonno del Drago (Sisti/Turconi), primo episodio nella nuova – e ultima – miniserie di PKNA Lo Zen e la Fisica dei Quanti, dove Sisti ci mostra finalmente uno scorcio della vita di Everett Ducklair trascorsa a Dasham-Bul, interpretandolo ovviamente in chiave comica senza però farsi sfuggire l’occasione di ironizzare su alcuni aspetti della vita che spesso vengono presi troppo sul serio oppure vengono trascurati del tutto – come già aveva fatto Artibani nella stupenda 5Y – regalandoci una nuova piacevolissima pausa post lettura.
– Bruno Torrini

PKNA # 44 – Sul Lato Oscuro

Numero spettacolare! All’interno del piano per chiudere poco alla volta tutte le trame portanti della saga di PKNA (che ha visto la fine di Xadhoom nella sua trilogia e la fine dei viaggi nel tempo nello scorso numero) è ora di concludere anche quella che è forse la trama principale delle “new adventures” di Paperinik, quella che ha aperto le danze nel leggendario Numero Zero: gli Evroniani.
E Sul Lato Oscuro (Cordara/Migheli) lo fa egregiamente, in maniera sublime. La storia vede Paperinik che, in compagnia del Generale Westcock e di due comprimari – il tenente McCoy e la dottoressa Bats –, si reca sulla faccia nascosta della luna, dove è asserragliato l’ultimo gruppo di Evroniani superstiti alle vicende raccontate in Sotto Un Nuovo Sole. Dopo la distruzione del loro pianeta “viaggiante” Evron, gli alieni viola si sono rifugiati sul nostro satellite e sono pronti a stipulare un trattato di pace con i terrestri.
Già queste premesse potrebbero rendere memorabile quest’avventura, ma ad innalzarla ci pensa un intreccio da libro giallo o thriller particolarmente stuzzicante, che riesce a prendere più volte per il naso il lettore. Infatti un virus informatico è stato installato nei computer della base evroniana, rischiando di provocare entro breve la fine della base e di chi è all’interno. Ma scoprire il vero colpevole di quest’azione, che sembra mettere a rischio le trattative, non sarà per nulla facile in mezzo a intrighi di potere, sotterfugi e dedizione all’onore.
Alla fine, comunque, la verità viene a galla e il trattato può essere stipulato felicemente, sancendo definitivamente la fine della minaccia evroniana alla Terra. Inoltre è importante vedere che Paperinik decide di consegnare a Westcock, affiinchè lo tenga al sicuro nel Dipartimento 51, il datapack che Xadhoom gli aveva consegnato alla fine del # 37.
Eppure, anche quando l’avventura sembra finita, ecco il colpo di genio, il recupero della continuity della serie: non viene infatti lasciato al caso un particolare che abbiamo visto in PKNA # 5, cioè la presenza sulla Terra in un lontano futuro di Grrodon, l’ultimo evroniano, faccenda che viene qui spiegata in modo geniale e perfetto, che dà quel senso di compiutezza alla saga che apprezzo moltissimo.
I disegni di Roberta Migheli sono nella media, in alcuni punti piacevoli a vedersi ma senza particolare estro. Nel complesso la ritengo comunque una buona prova della disegnatrice, a parte per il volto di Westcock che non assomiglia molto al viso che abbiamo conosciuto negli scorsi numeri in cui il generale appariva.
A seguire abbiamo Lo Zen e la Fisica dei Quanti – La Porta della Comprensione (Sisti/Turconi), secondo episodio della miniserie dedicata alla vita di Everett Ducklair al monastero di Dhasam-Bul. Stavolta il nostro, per superare una prova ardita come oltrepassare un muro di pietra, cercherà di costruire un aggeggio meccanico che però non gli sarà utile. I disegni di Turconi in questa serie sono eccezionali, il suo stile estroso ben si adatta alle atmosfere del monastero, e oltre alla colorazione particolare il segno grafico si fa notare anche per il contorno particolare dei balloon.
– Andrea Bramini

PKNA Speciale 00 – Super

Super è l’ultimo speciale di PKNA, uscito nell’estate 2000 come Speciale 00, in allegato l’agenda Quarantena.
La copertina è mirabile: un Paperinik, in leggero rilievo, che vola “verso l’infinito e oltre”, e sullo sfondo la Ducklair Tower. Un effetto speciale che faceva sperare molto, e che invece risulta essere di fatto l’unica nota positiva dell’albo.
Il “tema” è “Come diventare un supereroe?”, e chi se non il Pikappero può insegnarlo meglio? Come nei primi due speciali ci sono un filo conduttore, mai labile come in questo caso, e sei storie brevi di autori diversi. Disegni “sanza infamia e sanza lodo”.
La prima, Smascherato (Faraci/Urbano), è una storia carina, con il classico problema dell’identità segreta: equivoci e battute tra Angus, Paperinik e un Evroniano. Interessante l’inizio, meta fumettistico, in cui Paperinik si rivolge ad un pubblico di lettori, scegliendone poi uno a caso, un nerd brufoloso. In Logistica-mente (Enna/Migheli), Pk cerca il suo armamentario, sparso da Uno per tutta la Ducklair Tower. Si va su e giù per le scale, con delle belle planimetrie dei piani in punta di ogni tavola. Simpatica, ma nulla più.
Dalla A alla Zebra (Artibani/Gula): la storia migliore dell’albo, suddivisa in capitoli, totalmente meta-fumettistica (specie nell’ermetico finale), in cui Paperinik fa da maestro a chiunque volesse diventare supereroe, specialmente dal punto di vista linguistico. In pochi termini: “la parola è tutto”. Per cui, un buon supereroe si riconosce da ciò che dice, non solo da ciò che fa. Senza una storia vera e propria, vi è una serie di frasi estemporanee e di battute che non possono non strappare un sorriso, senza dimenticare un sottile sostrato di critica letteraria e sociale.
Dopo quest’ottima storia, piombiamo in un triplice piattume poco esaltante. In La Dura legge del West (Sisti/Barbaro), non succede nulla. Storia noiosa e insulsa, ricorda certe avventure insipide e fiappe di PK-Frittole o di “Topolino”. Salviamo l’esoscheletro muscoloso, però ci resta il dubbio: “perché questa storia?”.  Nella vagamente gradevole Scelta Morale (Cordara/Tosolini), ricompare il vecchio Lord Walrus da “Zero Barra Uno”, che diventato “Evilobster, l’Astice Invincibile” per via di un calamaro radioattivo, chiede a Paperinik di farlo vincere, in quanto lui è l’Eroe e non può non rendere felice qualcuno. La storia ha di memorabile solo il nome del nuovo cattivo: “Bongogong, il Tumulto Fragoroso”. Infine, Teoria e Pratica del Supereroe (Macchetto/Razzi). Ottimi i disegni, e basta. La storia è antipatica fin dal comprimario, il tal santone Joder il Completo, e lo svolgimento della vicenda non aiuta. Inutile aggiungere altro.
Le storie sono terminate, e ricordano abbastanza le brevi di PKNA, senza neanche molto divertimento. Resta il filo conduttore, che non è un fumetto ma un Fotoromanzo, con protagonista Oskar Bertoni. Annunciato fin dall’editoriale, è lui il vero Super dell’albo, lui l’Eroe che affronta le vicissitudini esistenziali della vita reale. Nella storia, Bertoni decide di diventare un supereroe, contro i prepotenti come “quel bel giovane con tanti capelli”, “a bordo di questa nostra potente auto”. Così, tra indicazioni stradali (“A destra”-“Sinistra, dite?”), fantasmi e panzerotti, vecchi clienti spariti chissà dove come Romualdo, dizionari Inglese-Bertoni e Bertoni-Inglese, la storia si conclude sulla Torre Velasca (“Però, che schifo”), per poi entrare nella Leggenda. È difficile replicare lo spasso e la demenzialità di questa storia memorabile, per cui vi consiglio di recuperarla.
La parte di Bertoni è l’apice del PK Team degli ultimi numeri, e resta la parte migliore dell’ultimo Speciale (insieme alla copertina), vero e proprio omaggio alle battute e ai deliri cui la posta di PKNA ci ha sempre abituato. Così, chi in questo Speciale sperava di trovare epiche vicende con Paperinik restò deluso, perché trovò Bertoni. Ma se lo leggiamo con l’ottica dell’umorismo, allora il filo conduttore, e poco altro, centrano il bersaglio. Era una notte buia e tempestosa …
– Amedeo Badini (special guest per lo Speciale 00, che si ringrazia per il contributo)

PKNA # 45 – Operazione Efesto

Operazione Efesto (Artibani/Cabella) è una storia particolare. Infatti sembra prendere le mosse dalla conclusione dello scorso numero (data la presenza di McCoy) mentre invece prenderà poi una strada del tutto diversa. Se all’inizio vediamo il Dipartimento 51 e il Generale Westcock, la storia di questo numero rientra invece a pieno titolo nel doppio filone della PBI e di Belgravia.
Alcune informazioni riservate conservate nel Dipartimento 51, infatti, sono stato inviate per un’operazione di spionaggio proprio nel bellicoso stato che abbiamo imparato a conoscere a partire dal # 21. Le informazioni sono quelle del data pack di Xadhoom che Paperinik aveva consegnato ai militari nello scorso numero. Per recuperare le informazioni e per impedire che gli scienziati di Belgravia utilizzino quei dati per qualche pericolo esperimento, Pikappa si reca là sotto mentite spoglie.
Una nuova perigliosa missione per il pikappero, che come altre del filone spionistico non mi prende più di tanto (a dispetto, per esempio, dell’ottima cover di Sciarrone). Artibani è un po’ sottotono nel confezionare la trama, che tra l’altro riporta in pista due nemici di Pikappa che avevamo lasciato un bel po’ di numeri fa in una difficile situazione. Quello che è da notare è che, in clima di chiusura delle trame, l’ultima tavola della storia sancisce la conclusione del rapporto tra Paperinik e la PBI – dato che il papero mascherato straccia la sua tessera da agente segreto ad honorem – e verosimilmente anche del pericolo rappresentato dalla Belgravia, vista la speranza che il nostro eroe ripone nel presidente di questo stato, con cui ha condiviso quest’avventura.
I disegni di Sergio Cabella sono… strani. Non so come definirli, non l’ho mai saputo, sono a tratti troppo classici e a tratti troppo poco, in un quadro generale poco accattivante. Se questa cosa nelle storie per “Topolino” tutto sommato si nota meno, nelle pagine di PKNA è uno stile un po’ pesante.
A seguire, Lo Zen e la Fisica dei Quanti – Mistico Aforisma (Sisti/Turconi) in cui una nuova prova aspetta il novizio Everett, ma in cui si inizia anche a delineare una linea… fuffesca nell’apparente serietà del priore, che continuerà anche nel prossimo episodio.
– Andrea Bramini

PKNA # 46 – Nell’Ombra

Numero epico! Una pensa che in redazione siano alla frutta, si stiano occupando di smantellare tutto e che siano già con la mente alla seconda serie, ormai prossima e probabilmente in fase di costruzione, e questi ti sfornano storia da mascella spalancata. Intanto l’editoriale già inizia un countdown (meno quattro) alla fine di PKNA, cominciando ad abituare i lettori a respirare aria di cambiamento, e poi c’è Nell’Ombra (Macchetto/L. Pastrovicchio), storia malinconica che riporta in scena uno dei personaggi più drammatici della serie, Xadhoom. Ma come, Xadhoom non si era immolata diventando una stella alla fine della sua trilogia? Sì, vero, ma quella con cui Paperinik e Uno hanno a che fare è una specie di “spettro”, di ricordi visibili, di residuo di quella che era Xadhoom, e questa “immagine” è ricavata dal data pack che negli ultimi numeri continuava a tornare in ballo.
E quel congegno è proprio quello che un certo redivivo tecnarca, il caro vecchio Zoster, cerca disperatamente una volta che apprende della sua esistenza. Perché? Be’, per scoprirlo dobbiamo seguire Zoster mentre ingaggia un gruppo di aggressivi alieni dediti al culto della Madre, gigantesco mostro-insettone dalle proprietà inglobatici che sferrerà addirittura un attacco alla Ducklair Tower. E dobbiamo vedere quali informazioni Xadhoom è costretta a dare a Zoster, e cosa lo scienziato evroniano ci vuole fare. Dobbiamo apprendere che “il potere è controllo, è discernimento, è misura delle forze e guida”, che “il potere è il suo stesso contrario, e contiene il germe della sconfitta” per poter leggere una storia esaltante e favolosa, ricca di elementi e di azione, in cui Pikappa si muove un po’ sullo sfondo per far spazio a una stupenda appendice delle avventure di Xadhoom, il definitivo commiato del personaggio e della sua missione finalmente del tutto completa. In tutto questo un cantastorie molto particolare riassumerà la storia della dottoressa Xado, e le ultime due tavole raggiungo vertici notevoli di malinconia e lirismo. A mio modesto parere, la miglior sceneggiatura di Augusto Macchetto su PK in generale, e una delle sue migliori storie disneyane tra tutte quelle che ho letto dell’autore.
Storia che per altro è supportata dagli ottimi disegni del Pastro, che se nelle prime tavole mi pareva sottotono presto sfodera il suo talento creando ambienti e personaggi perfetti, con un Paperinik dinamico e bellissimo da vedersi.
Dopo questa eccellente prova ecco Lo Zen e la Fisica dei Quanti – Canne al Vento (Sisti/Turconi), che prosegue le avventure di Everett a Dhasam-Bul, stavolta assistendo a un’antica sfida tra il suo monastero e uno rivale.
– Andrea Bramini

PKNA # 47 – Prima dell’Alba

Piccola pausa nel cammino di conclusione di PKNA, resa possibile con l’inserimento di un nuovo albo autoconclusivo, l’ultimo, fra i vari tasselli della continuity. E diciamoci la verità… ne avremmo fatto volentieri a meno! Non tanto perché  la storia non c’entri nulla con tutto il programma narrativo visto da quattro o cinque numeri a questa parte, quanto per il fatto che Prima dell’Alba (Faraci/Gervasio) è davvero un numero orribile, senza troppe discussioni il peggiore di PKNA. E dovrebbe stupire molto ciò, visto che viene dalla penna di uno degli sceneggiatori migliori che abbiano lavorato alla serie e che quasi sempre nelle sue numerose apparizioni aveva saputo mostrare grandissime capacità (ogni riferimento a Trauma è puramente voluto!).
Allora perché qua ci tira fuori una storia del genere? Una storia di una banalità disarmante del tipo “arriva il mostrone-PK combatte-PK perde-PK torna a combattere-PK vince”, piena di stereotipi dalla prima pagina all’ultima e con un finale che più affrettato e infantile non si poteva trovare.
Raznor (il mostro alieno) ha un ruolo è un obiettivo inutilissimi e non possiede un minimo di spessore caratteriale, Paperinik sembra essere quello delle peggiori storie su “Topolino”, si salvano solo i siparietti con Angus e Camera 9, l’unica trovata che suscita un minimo d’interesse in questo piattume.
È inutile anche incolpare i pur non brillanti disegni del povero Gervasio, questa storia resterebbe penosa anche disegnata da Sciarrone.
Storia che presenta anche l’incongruenza del viaggio nel tempo – come sarà anche per il numero successivo – che non potrebbe avvenire a causa del fenomeno della microcontrazione narrato in Tempo al Tempo, e che si spiega solo con il fatto che l’albo sia stato scritto prima del # 43.
Albo da tenere in considerazione solo per l’ultimo episodio de Lo Zen e la Fisica dei Quanti – La Sillaba Volante (Sisti/Turconi), dove Everett ha a che fare con un gruppo di turisti a Dasham-Bul che non hanno compreso appieno lo spirito della vita in monastero… Da applausi la breve di Sisti e i disegni di Turconi.
Da dimenticare le restanti 75 pagine.
– Bruno Torrini

PKNA # 48 – Le Parti e il Tutto

Se per caso l’ultimo numero ci fosse risultato un po’ indigesto (cosa più che probabile!) ecco arrivare una storia che riporta al vertice la qualità di PKNA.
E non è una storia qualsiasi. No, perché Le Parti e il Tutto (Sisti/Freccero) è la storia che conclude l’intera storyline di PKNA e anche del futuro PK2, pur essendo solo il penultimo albo della prima serie. E lo fa in maniera grandiosa.
Sisti, dopo le ultime sue prove un po’ deludenti, prende le mosse dalla Paperopoli del 2188, dove un solo e malinconico Uno trova nei ricordi dei tempi passati al fianco di Paperinik l’unica fonte di vera gioia. E come al solito succede nelle sceneggiature di PKNA, anche questa viene divisa in più piani narrativi che puntano in un’unica direzione finale. Ecco quindi la narrazione spostarsi verso la fine del XX secolo dove PK, insieme al Lyla, è alle prese con un possente droide minaccioso in grado di viaggiare nel tempo che si rivela essere una nostra vecchia conoscenza artificiale.
Un momento. Lyla? Viaggi nel tempo? Tutto ciò non dovrebbe essere possibile! La spiegazione viene dal fatto che, come per il precedente numero, si sia verificato un ritardo nella pubblicazione dell’albo originariamente scritto prima dei fatti narrati in Tempo al Tempo. Va da sé, quindi, che gli eventi svoltisi nel XX secolo vanno temporalmente collocati prima di quel fatidico # 43 – ad esempio interpretando tali scene come una serie di flashback incrociati –  dal quale successivamente non sarà più possibile spostarsi attraverso il continuum.
Tutto passa però in secondo piano di fronte alla potenza e alla maturità del risvolto finale della storia: l’essere artificiale, la macchina, che ciò che desidera più di ogni altra cosa è essere completo, umano, capisce ciò che nemmeno l’uomo stesso – qui incarnato nella figura di Everett, ancora vivo e tornato per l’occasione dal monastero di Dhasam-Bul – ha capito, cioè che per essere veramente completi, per essere davvero umani bisogna contenere in sé una piccola parte del proprio lato oscuro, un piccolo frammento del germe del proprio contrario.
Finale profondamente filosofico, quindi, per una storia che ha il non semplice compito di portare a compimento il processo evolutivo, soprattutto psicologico, dei personaggi e della serie stessa, che in questo modo vedeva raggiunta la meta nel modo migliore possibile.
Peccato, solo, che ci sarà sempre negato sapere ciò che accadrà fra l’ultimo numero della seconda serie, Affari di Famiglia, e questo, lasciando immaginare alle nostre menti – per quanto ci possa consolare – i risvolti più imprevedibili.
Peccato anche che Freccero ai disegni non sia certo il più adatto nel rappresentare le atmosfere ora dinamiche, ora drammatiche, ora intimistiche che la sceneggiatura richiede – pur continuando la fase di maturazione stilistica cominciata già da Mekkano – e che il tutto quindi ne risenta un po’. Non oso immaginare che comparto grafico sarebbe venuto fuori con Sciarrone o Barbucci alle matite.
A chiudere in bellezza un albo particolare, una particolare breve. Torna, infatti, un episodio delle Angus Tales, che con Visite Inattese (Faraci/Ziche) riporta in scena tutta la comicità faraciana delle avventure di Angus, insieme alla sempre esilarante controparte che è Billy Paganino e alla rediviva figura di mamma Rangi; miniserie che a ben trentacinque numeri di distanza dall’ultima pubblicazione sembra voler chiudere in grande questo glorioso fumetto che PKNA è stato.
– Bruno Torrini

PKNA # 49/50 – Se…

Se…
Già il titolo è tutto un programma!
Ormai chiusa la pratica PKNA, ormai con la testa già da parecchio tempo concentrata sul progetto PK2, il PK Team decide di festeggiare i quasi cinque anni passati con i lettori con un numero a metà fra il celebrativo e l’introduttivo, contenente una maxi storia (di ben 86 tavole) a motivare anche la curiosa scelta della doppia numerazione in copertina. Non solo il classico albo “da traguardo”, non solo una storia senza grandi pretese di continuity, ma un perfetto ponte di raccordo tra le due serie pikappiche, un modo per fare da apripista all’intero PK2 narrandone la genesi. A sottolineare la particolarità del numero, un Team autoriale formato da scelte insolite. Se… (Ambrosio/L. Pastrovicchio-Turconi-Barbaro), infatti, vede l’esordio alle sceneggiature di quello Stefano Ambrosio che tanto verrà criticato in futuro per le sue discutibili scelte narrative, mentre ripete ai disegni l’esperimento già tentato all’epoca de Il Tempo Fugge, assegnando a ognuno dei disegnatori uno dei tre archi narrativi presenti all’interno della storia.
Storia che viene presa dall’autore – e dalla redazione –  come un’occasione per celebrare un quinquennio di numeri meravigliosi, ripercorrendo le trame di alcuni fra i più rappresentativi di questi, cambiando però alcune carte in tavola in modo da renderle differenti. Ed è quell’Everett Ducklair ormai sempre più utilizzato – e che lo sarà ancor più in futuro – a diventare protagonista qui, mettendo le mani sull’inquietante Libro del Destino, custodito gelosamente dalla confraternita dei monaci di Dhasam-Bul, sorta di talismano in grado di consentire a chiunque lo possieda di cambiare gli avvenimenti passati, presenti e futuri. E qual è il motivo di tali intenzioni da parte di Everett? Il motivo è lo scongiurare l’incombenza della “grave minaccia che sta per scatenarsi”, che poi vedremo essere le fondamenta di tutta la trama portante di PK2.
Everett modifica quindi diversi avvenimenti, ponendo le basi per la creazione di “storie all’interno della storia” molto simili a dei What If marvelliani, in cui è la domanda “Cosa accadrebbe se…?” a dominare le scene.
Ambrosio riprende, quindi, sotto una luce diversa molti fra i più bei racconti narrati finora, tra i quali Due, Spore, Il Giorno del Sole Freddo, Il Giorno che Verrà e Seconda Stesura, salvo poi far cancellare ad Everett ogni modifica appena apportata con il motivo dell’inutilità del cambiamento. Non tutte, però! Alla fine qualcosa verrà mantenuto, quel qualcosa che poi – in un modo ancor oggi avvolto nel più totale mistero – permetterà il ritorno di Lyla nella seconda serie.
Applausi ad Ambrosio per lo svolgimento davvero brillante del tutto – che dimostra che all’epoca Stefano era molto in gamba quando si impegnava -, ma soprattutto per le parole finali che fa pronunciare ad un triste Everett mentre abbandona il monastero, con cui spiega che è inutile affannarsi disperatamente nel cercare improbabili soluzioni, molto più di quanto lo sia il permettere alla vita di percorrere il suo cammino, capace di trovare sempre una strada.
Giudizio agrodolce per quanto riguarda il lato grafico. Se Pastrovicchio si dimostra sempre ottimo – pur continuando un leggero calo qualitativo – in particolare nella raffigurazione dei mecha e delle scene d’azione, Turconi lo trovo adatto alla sola storia di raccordo e non a quella centrale, in cui si dimostra troppo caricaturale e ancora poco maturo stilisticamente, mentre Barbaro, che normalmente mi fa spalancare gli occhi in senso negativo, qui riesce a limitare i danni raggiungendo una qualità perlomeno accettabile, pur restando ben lontano dai livelli che vorremmo.
Certo che avrei preferito che per un numero di questo tipo si fossero impiegati i migliori artisti disponibili – come ad esempio gli eclissati Celoni e Barbucci o la sempre troppo poco prolifica Razzi – in modo da rendere indimenticabile un albo con il compito di sigillare la memoria di PKNA all’interno della Storia del Fumetto.
– Bruno Torrini

PKNA è probabilmente l’unico fumetto Disney di Nuova Generazione ad essersi preso tutto il tempo che gli serviva per cercare di chiudere almeno con un po’ di senso e pianificazione le trame portanti della serie. Le successive testate di questo formato infatti moriranno sempre di morte violenta, all’improvviso o nel migliore dei casi con finali raffazzonati. Qui invece seguendo un percorso che io e Bruno abbiamo sottolineato, pian piano il PK Team ha agito per tempo nel concludere le varie sottotrame che si erano create, pur con qualche incongruenza.
Prima di chiudere questa titanica retrospettiva su PKNA – Paperinik New Adventures vorrei porre velocemente l’accento su un aspetto che nelle recensioni è solo stato accennato, il rapporto del PK Team con i lettori. Nessuna redazione di testate Disney è paragonabile a quel glorioso e folle gruppo di persone che insieme crearono non solo un’ottima epopea di avventure per il nostro papero mascherato, ma anche un rapporto incredibile con i fan della serie. In modo decisamente diverso da quello che faceva la redazione di “Zio Paperone”, che nella posta si premurava (grazie alla mai troppo lodata Lidia Cannatella) di rispondere ai quesiti filologici sui fumetti Disney dei lettori-collezionisti, il PK Team usava il canale di comunicazione coi fan – cioè la rubrica della posta, la PK Mail – per sbeffeggiare ripetutamente e pesantemente i pkers che scrivevano, senza pudore e senza freni, in un modo che ha fatto scuola e che ha rivoluzionato l’idea stessa di pagina della posta e di rapporto coi lettori. Oggi sappiamo che dietro a tutto questo, perlomeno da un certo punto in avanti, c’era Fausto Vitaliano, vero e proprio genio del male che già lì affinava il suo caustico umorismo che esploderà qualche anno dopo nelle sue storie a fumetti. E ho citato la posta per fare l’esempio più eclatante e doveroso, ma quante rubriche ironiche e demenziali erano presenti in quei numeri?
– Andrea Bramini

Ah, be’, direi che manca ancora una doverosa citazione… :)

PB – Paper Bat Niù Adventures: Nervoniani (da “Ridi Topolino” numero 2)

In coda a tutte le recensioni e riflessioni sulla saga di PKNA, ci sembrava giusto spendere due parole anche per questa breve storiella che si può considerare la parodia ufficiale della prima saga pikappica.
PB – Paper Bat Niù Adventures: Nervoniani (Faraci/Ferrario) è stata pubblicata sul secondo numero di una rivista a fumetti innovativa per la Disney, “Ridi Topolino”: se il formato era in tutto e per tutto simile a quello di molti altri periodici disneyani, il contenuto si può considerare la naturale estensione del clima di demenzialità che investiva in quegli anni “Topolino” in alcuni redazionali. Siamo nel 1997, e non era raro che sul settimanale comparissero servizi, test, oroscopo e per un certo periodo perfino il sommario delle storie improntati all’umorismo più estremo e fuori controllo, che non si vedeva facilmente in casa Disney. Questo sarcasmo avrebbe poi trovato spazio all’interno di PK in tutte le sue declinazioni editoriali (soprattutto grazie a Vitaliano), nel frattempo però si pensò di creare una collana che contenesse la ristampa di alcune storie (soprattutto brasiliane ma non solo) considerate particolarmente divertenti, accompagnate una caterva di rubriche, test e quant’altro improntato alla follia e al quel tipo particolare di ironia “sbeffeggiatoria”. Oltre a tutto ciò, il clima di sperimentazione di questo particolare tipo di comicità si riversava anche in una breve storia inedita per numero, sempre curata dal tandem artistico Faraci/Ferrario.
E così giungiamo a PB. L’idea è semplice, Tito prende il mondo di PK (nato in fondo da appena un annetto e con 8 numeri alle spalle) e ne fa una divertita e divertentissima parodia, prendendo gli spunti seri della saga e mettendoli in ridicolo, in modo irresistibile! Per far questo l’autore dà il ruolo di protagonista a Paper Bat, alter ego mascherato di Paperoga che specie nelle storie brasiliane non ha mai nascosto il suo lato comico nelle sue avventure. Così al posto di Uno abbiamo Undici, la “prodigiosa deficienza artificiale”, al posto degli Evroniani i Nervoniani e al posto del Razziatore lo Strazziatore! Il tutto condito con battute perfette e situazioni improbabili!
Lo stile di Ferrario alle matite si riconosce subito: particolarissimo, aiutato dal bianco e nero in cui queste storie erano lasciate, il disegnatore ci consegna tavole non convenzionali sia per la struttura delle vignette sia per le fisionomie papere, in un felice connubio che ben si adatta alla storia.
In sole 8 tavole Faraci riesce a creare distorsioni dell’universo PK in modo assurdo e demenziale, facendo ridere il lettore dall’inizio alla fine, specie se questi conosceva la realtà parodiata. Una vera e propria perla di umorismo, decisamente figlia di quel folle periodo della seconda metà degli anni ’90, e che nel suo sberleffo riusciva comunque a omaggiare quello che sarebbe diventato un must del Fumetto.
– Andrea Bramini

Bene, a questo punto, non mi resta che chiudere questa lunga retrospettiva, ringraziando innanzitutto il mio prezioso compagno di viaggio Bruno, che si è dimostrato serio, affidabile, propositivo e un ottimo recensore e analista. Ringrazio infine anche i quattro utenti del forum del Papersera che in qualità di special guest hanno partecipato a quest’iniziativa dicendo la loro sui quattro Speciali pikappici, e realizzando ottimi lavori: un grazie quindi al “folle” Marco Guardanti, a Filippo Montalbano, a Lorenzo Breda e ad Amedeo Badini, che hanno risposto alla chiamata con entusiasmo e hanno prodotto analisi molto interessanti.
Infine, penso che sia doveroso ringraziare tutti gli sceneggiatori e i disegnatori che hanno realizzato le storie comparse nei 56 albi totali targati PKNA, e ovviamente tutta quella che era la redazione di PK e che si nomava PK Team. Grazie di cuore per aver creato tutto questo.


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Andrea BraminiUn nerd amante del medium Fumetto, deli film d'animazione, del cinema, dei telefilm e della musica rock.Leggi tutti gli articoli di Andrea Bramini