Autore Topic: Spider-Man: Il Bambino Dentro  (Letto 16045 volte)

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Daredevil

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Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
« Risposta #90 il: 10 Giugno 2017, 22:33:00 »
  • Per me dovrebbe essere un must per tutti, amanti e non del ragno. Una delle storie più belle del genere supereroistico :sisi:

    Offline Mordecai Wayne

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #91 il: 15 Giugno 2017, 16:06:10 »
  • Letto il volume Panini.
    La storia la ricordavo vagamente dai tempi della lettura dello speciale Star Comics ma non so perché non mi colpì più di tanto, forse a causa dei disegni di Sal Buscema che detestavo.
    Negli anni ho riscoperto quest'autore e rileggo i suoi lavori molto più volentieri riconoscendo la sua importanza nell'Universo Marvel e un notevole miglioramento nello stile nei suoi anni d'oro, di cui questa saga fa parte.
    Per tornare alla storia credo che vi sia poco da dire. Insieme all'Ultima caccia di Kraven è la migliore mai scritta per questo personaggio.
    Una storia davvero complessa e matura che scava nel subconscio dei tre protagonisti, l'Uomo Ragno, Goblin e Vermin, per analizzare i loro traumi infantili che li hanno portati a divenire gli adulti che sono.
    Penso che oggi un tale approfondimento psicologico su dei supereroi in una serie regolare ce lo possiamo scordare.
    Quel che fa specie è comunque la capacità e la sensibilità di JmDematteis nel trattare argomenti davvero delicati e anche scottanti. Risulta ancor più sorprendete che dei soggetti all'epoca furono approvati e qui un merito va dato anche ai supervisori Fingeroth e De Falco.
    Questa è una storia che non solo tutti gli amanti del Ragno dovrebbero leggere, ma più in generale tutti gli amanti di buone storie.

    Voto: 9+
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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #92 il: 24 Giugno 2017, 17:04:31 »
  • ordinato finalmente su mondadori :ahsisi:

    Offline Gon Freecs

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #93 il: 24 Giugno 2017, 17:23:46 »
  • Letto alcuni giorni fa. Mi sono preso un paio di giorni per metabolizzare.

    Partiamo subito dalla nota dolente...i disegni di Buscema hanno fatto storia, ma di sicuro, a questo giro, non erano l'ideale per rappresentare graficamente questa storia, troppo antiquati, ed inoltre, mi è sembrato decisamente svogliato. Alcune espressioni, in particolare quelle di Peter e di Goblin, fanno molto spesso ribrezzo tanto che gli sono venute brutte, sembrano quasi una roba da meme.
    Sono riuscito a sorvolarci su? Si, ma dopo un bel pò.

    Venendo a quello che invece ci interessa di più, ossia la storia, siamo di fronte al degno seguito de L'ultima caccia di Kraven. DeMatteis con il Ragno ha saputo farci, poco ma sicuro. Ha sviscerato la tenebra nel cuore del Ragno come pochi o nessunoo.
    Non immaginate quanto vorrei adesso poter leggere il suo Spettro in un edizione come Dio comanda.

    La psiche dei tre protagonisti viene praticamente messa a nudo di fronte al lettore, e le loro debolezze sono tante e tante (e mai te lo aspetti da un Peter Parker), ed in più si affrontano temi che, forse, per i tempi in cui uscirono queste storie, non erano di certo cosa di tutti i giorni.
    Sia che si parli di Vermin, che di Goblin/Harry, che di Spidey/Peter...l'elemento dominante è la figura genitoriale e come questa abbia influito negativamente per tutti e tre.
    C'è il dolore, la follia e l'incapacità di reagire agli eventi e di andare avanti.
    La disperazione, in questa storia, vince.
    Non c'è un lieto fine, o meglio, forse ce n'è uno per colui che soffre di più lungo tutta la storia, e che se lo meriterebbe, ma anche lo stesso Peter commenta la cosa con un pò di amarezza.

    Per me è di sicuro tra le storie migliori in assoluto del Ragno, consigliatissima.
    Inoltre, consiglio il seguente ordine di lettura:
    L'ultima caccia di Kraven (Web of Spider-Man 31-32, Amazing Spider-Man 293-294, Spectacular Spider-Man 131-132), Il bambino dentro ed infine Soul of the Hunter (presente sempre nel Marvel History).
    Ordinandola in questo modo, si ha più un senso di chiusura, IMHO.


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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #94 il: 02 Luglio 2017, 19:11:16 »
  • Fumetto bellissimo. Mi è piaciuta soprattutto la parte in cui ci troviamo dentro la testa di Peter che viene praticamente psicanalizzato.
    Ho gradito anche i disegni, davvero adatti alla storia.
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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #95 il: 10 Luglio 2017, 00:16:58 »
  • Questo volumazzo lo devo recuperare, è da un po' che non leggo qualcosa di Spidey.
    -Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare.

    -Hemingway una volta ha scritto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte.

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #96 il: 10 Luglio 2017, 08:24:27 »
  • Questo volumazzo lo devo recuperare, è da un po' che non leggo qualcosa di Spidey.
    Anche io lo voglio leggere, dopo i vostri commenti entusiasti!
    Sabato scorso passo in fumetteria e chiedo "per caso hai il bambino dentro?", e il fumettaro: "no ti assicuro che sta panza è tutta roba mia, ci ho messo anni di mangiate per averla così tonda!" 😱
    Comunque l'ho ordinato 😁


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    « Ultima modifica: 10 Luglio 2017, 08:29:58 da bombadur »

    Offline Mordecai Wayne

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #97 il: 10 Luglio 2017, 09:55:00 »
  • Il bambino dentro...storia di una donna incinta.
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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #98 il: 09 Agosto 2017, 22:28:06 »
  • Il bambino dentro è la storia più bella che abbia mai letto di Spidey!!!
    Così psicologicamente interessante, drammatica in cui alla fine si prova compassione per Harry che non ha la stessa forma mentis di Peter e quindi soccombe al dolore che viene dal suo incoscio.
    Decisamente meglio dell'ultima caccia di Kraven!
    Bella storia!!! :clap:

    Offline Bramo

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #99 il: 15 Gennaio 2019, 17:04:12 »
  • Recuperato a Lucca Comics il relativo volume della Spider-Man Collection, ho finalmente avuto modo di leggere Il bambino dentro (fresco, tra l’altro, di rilettura di L’ultima caccia di Kraven).
    Non c’è che dire, si tratta di una storia davvero ispirata e, in particolare, persino migliore dell’Ultima caccia stessa. È qui, a mio avviso, che Jean Marc DeMatteis raggiunge il suo apice come scrittore e realizza un’opera profondamente matura e psicologicamente approfondita. Il plus non sta solo nella volontà di affrontare determinate tematiche come traumi infantili, sensi di colpa ancestrali e i pesanti fardelli che ereditiamo dai padri, ma anche nel farlo con tre prospettive diverse tra loro: Peter Parker, Harry Osborn e Edward Whelan hanno subito in declinazioni diverse le conseguenze delle loro debolezze, e il fascino della storia in questione è proprio quello di mettere a nudo sia le loro pulsioni sia come ha reagito ciascuno di loro per dominare – o farsi dominare – dalla propria personale follia.
    Senza trattare tematiche particolarmente trascendentali della psicologia, DeMatteis riesce comunque ad alzare il tiro rispetto a una qualunque avventura dell’Uomo Ragno con alcuni accorgimenti, che partono dalla volontà di esplorare la psiche di personalità “borderline” e affrontando demoni interiori con cui molti possono fare i conti anche nella realtà.

    Peter non ci è mai apparso così umano e fragile. Per quanto sia l’archetipo del supereroe con superproblemi, il che ha sempre implicato in modo naturale il mostrare le sue beghe personali – anche emotive – in concerto con quelle della sua attività di giustiziere, livelli così complessi credo si siano visti raramente per il personaggio.
    E la possibilità di poter empatizzare con chi ci sembra un mostro senz’anima, di vedere la fragilità dietro la bestiale violenza, è un tema importante, che troppo spesso viene dato per scontato con il rischio di eliminarlo dalle nostra mente come concetto vuoto. Il lavoro dello sceneggiatore su Vermin elude questo rischio perché fatto di cesello.

    Sal Buscema ai disegni non è affatto una brutta scelta, in fin dei conti: certo, il suo tratto è molto classico, ma considerando che lo stile classico di Spidey riesce comunque ad essere tutt’ora moderno come feeling, essendo invecchiato generalmente molto bene, anche esteticamente la storia regge nonostante i suoi quasi trent’anni. Sicuramente un artista con un approccio più dinamico avrebbe dato un appeal più coerente con lo slancio della sceneggiatura, ma per quanto mi riguarda credo che il disegnatore abbia recepito bene le indicazioni di DeMatteis, riportando anche graficamente i patemi che soffrono i protagonisti e soprattutto raffigurando in maniera suggestiva certe situazioni metaforiche come lo Spider-Man che si rimpicciolisce. Inoltre gestisce anche la struttura delle stesse tavole e delle didascalie in modo fantasioso e libero per suggerire i momenti in cui il protagonista è più debole ed emotivamente esposto, il che è di certo un pregio.
    Poi certo, anche a me non piace molto il modo in cui disegna il volto di Harry e qualche altro particolare non mi convince e sa di “vecchio”, ma per la maggior parte delle tavole non ho avuto effetti stranianti o che stonassero con il tono della vicenda.

    Il bambino dentro è quindi un’ottima storia, da leggere e rileggere, capace di dire molto, tanto sul protagonista, quanto sui suoi avversari, quanto sulla psiche umana.

    Offline Ale87reds

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    Re:Spider-Man: Il Bambino Dentro
    « Risposta #100 il: 15 Gennaio 2019, 18:07:13 »
  • Recuperato a Lucca Comics il relativo volume della Spider-Man Collection, ho finalmente avuto modo di leggere Il bambino dentro (fresco, tra l’altro, di rilettura di L’ultima caccia di Kraven).
    Non c’è che dire, si tratta di una storia davvero ispirata e, in particolare, persino migliore dell’Ultima caccia stessa. È qui, a mio avviso, che Jean Marc DeMatteis raggiunge il suo apice come scrittore e realizza un’opera profondamente matura e psicologicamente approfondita. Il plus non sta solo nella volontà di affrontare determinate tematiche come traumi infantili, sensi di colpa ancestrali e i pesanti fardelli che ereditiamo dai padri, ma anche nel farlo con tre prospettive diverse tra loro: Peter Parker, Harry Osborn e Edward Whelan hanno subito in declinazioni diverse le conseguenze delle loro debolezze, e il fascino della storia in questione è proprio quello di mettere a nudo sia le loro pulsioni sia come ha reagito ciascuno di loro per dominare – o farsi dominare – dalla propria personale follia.
    Senza trattare tematiche particolarmente trascendentali della psicologia, DeMatteis riesce comunque ad alzare il tiro rispetto a una qualunque avventura dell’Uomo Ragno con alcuni accorgimenti, che partono dalla volontà di esplorare la psiche di personalità “borderline” e affrontando demoni interiori con cui molti possono fare i conti anche nella realtà.

    Peter non ci è mai apparso così umano e fragile. Per quanto sia l’archetipo del supereroe con superproblemi, il che ha sempre implicato in modo naturale il mostrare le sue beghe personali – anche emotive – in concerto con quelle della sua attività di giustiziere, livelli così complessi credo si siano visti raramente per il personaggio.
    E la possibilità di poter empatizzare con chi ci sembra un mostro senz’anima, di vedere la fragilità dietro la bestiale violenza, è un tema importante, che troppo spesso viene dato per scontato con il rischio di eliminarlo dalle nostra mente come concetto vuoto. Il lavoro dello sceneggiatore su Vermin elude questo rischio perché fatto di cesello.

    Sal Buscema ai disegni non è affatto una brutta scelta, in fin dei conti: certo, il suo tratto è molto classico, ma considerando che lo stile classico di Spidey riesce comunque ad essere tutt’ora moderno come feeling, essendo invecchiato generalmente molto bene, anche esteticamente la storia regge nonostante i suoi quasi trent’anni. Sicuramente un artista con un approccio più dinamico avrebbe dato un appeal più coerente con lo slancio della sceneggiatura, ma per quanto mi riguarda credo che il disegnatore abbia recepito bene le indicazioni di DeMatteis, riportando anche graficamente i patemi che soffrono i protagonisti e soprattutto raffigurando in maniera suggestiva certe situazioni metaforiche come lo Spider-Man che si rimpicciolisce. Inoltre gestisce anche la struttura delle stesse tavole e delle didascalie in modo fantasioso e libero per suggerire i momenti in cui il protagonista è più debole ed emotivamente esposto, il che è di certo un pregio.
    Poi certo, anche a me non piace molto il modo in cui disegna il volto di Harry e qualche altro particolare non mi convince e sa di “vecchio”, ma per la maggior parte delle tavole non ho avuto effetti stranianti o che stonassero con il tono della vicenda.

    Il bambino dentro è quindi un’ottima storia, da leggere e rileggere, capace di dire molto, tanto sul protagonista, quanto sui suoi avversari, quanto sulla psiche umana.


    Assolutamente d'accordo con la tua analisi! La mia storia preferita sul ragno