Venerdì pomeriggio, approfittando di un inaspettato pomeriggio di libertà dal lavoro, ho fatto un giro in fumetteria. Come sempre, ho un sacco di cose in sospeso da comprare e da recuperare, eppure le cose cui più punto al momento non c'erano, o non c'erano nelle edizioni che cercavo io.
Girovagando in cerca di ispirazione per gli scaffali, mi cade l'occhio all'improvviso sul volume dello
Shazam di Jeff Smith. Ricordavo di averne sentito parlar bene qui sul Sollazzo e altrove, e se a questo aggiungiamo che amo Smith per il suo lavoro su
Bone (che durante agosto conto di rileggere nell'edizione BAO, comprata a Lucca e non ancora letta

) e che una sua visione su una figura supereroica era qualcosa che mi intrigava molto, visto che in questo momento sono ancora più attratto del solito da questo archetipo, ho acquistato l'unica copia disponibile. Considerando l'attuale situazione degli arretrati Planeta, ho preferito dare la precedenza a questo piuttosto che a materiale bene o male reperibile anche in futuro senza problemi.
Direi che non sono rimasto deluso. Né per il buon Smith, né per il supereroe.
Due delle due prime cose che mi piace notare di questo fumetto sono la critica all'atteggiamento degli USA nei confronti del terrorismo internazionale e più in generale della sicurezza nazionale, cosa che a mio parere esplode nella figura del ministro della difesa Sivana, che offre sicuramente un background interessante in cui inquadrare un supereroe, la sua funzione e il suo impatto sui cittadini, sui media e sulle forze politiche.
L'altra è l'ottima idea di rendere Billy un bambino di 12 anni rispetto al giovane adulto della serie originale, un protagonista di quel genere è probabilmente maggiormente nelle corde di Smith che riesce infatti a renderlo perfettamente con quel mix di ingenuità, curiosità, sventatezza, coraggio e saggezza, date anche dalla vita in strada. E molto intensa è la relazione che si instaura tra lui e Capitan Marvel, che viene visto come entità distinta dal ragazzino.
Partendo da questi accorgimenti, ispirandosi alla storia originale e trattandola secondo il suo personale sentire che, come in
Bone, riesce a fondere perfettamente il sense of wonder tipico del fumetto per ragazzi, ma proprio anche della Golden Age cui Capitan Marvel appartiene, con una narrazione che non esita ad essere adulta per quanto riguarda i temi trattati e il pahtos che si respira nell'ultimo capitolo.
Tutto. Credo di averlo già scritto più volte: è un fumetto pensato e scritto per gli adolescenti, solo che in quella fascia d'eta non vi rientro. Sembra l'altra faccia de Il Potere di Shazam: quello è duro e violento, adulto, cinico e cattivo; il volume di Smith è invece solare e volutamente naif, ingenuo e sognante (come può esserlo un dodicenne). Non dico sia brutto, ma è decisamente indirizzato ad una fetta di pubblico cui non ho mai fatto parte, manco quando avevo davvero 12 anni.
Non sono d'accordo. Mi pare che in genere tu abbia visto quali sono alcuni degli elementi fondanti di questa miniserie, che ho provato ad esprimere anch'io qui sopra, ma quelle che tu indichi come caratteristiche che indirizzano questo fumetto ad un pubblico di 12enni per me sono invece elementi che rendono quest'opera perfettamente fruibile da tutti. Come i
Puffi, come certe storie Disney, come
Pogo e come in effetti lo stesso
Bone, che in una certa misura è figlio di questi capisaldi del fumetto umoristico, anche questa
Società dei Mostri del Male riesce a raccontare avventure, situazioni, emozioni e personaggi che riescono ad essere totalmente apprezzabili e comprensibili tanto da un pubblico di ragazzini quanto da un pubblico adulto, dato che a diversi livelli di lettura offre varie chiavi di interpretazione. Che sono la semplice avventura dell'eroe con la sua genesi e la sua missione da compiere, lo sfondo americano post-11 settembre, la riflessione sui diversi universi, i personaggi ben caratterizzati, il potere dei media nella nostra società, il rapporto tra due parti dello stesso Io.
In una miniserie di 4 capitoli abbiamo magia, mistero, mostri di un universo precedente al nostro, scene della miglior tradizione supereroistica, colpi di scena, gusto per la narrazione, conoscenza del linguaggio del fumetto, personaggi scritti perfettamente e un intreccio poetico.
In tutto questo, il disegno si conferma come un punto di forza assoluto di questo straordinario autore completo: Jeff Smith scrive cose che potrebbero essere visualizzate solo con il suo tratto divino, cartoonesco ma personale e con inserti che lo rendono adattissimo anche a situazioni più drammatiche. I colori di Steve Hamaker, come nell'edizione Scholastic di
Bone, sono adattissimi ad esaltare lo straordinario talento grafico dell'autore.
Chiudo sottolineando che l'edizione Planeta costituisce probabilmente uno dei migliori volumi pubblicati in Italia dalla casa editrice iberica: cartonato di lusso con sovracoperta (e sotto ci sono comunque scritte e disegni), introduzione di Alex Ross, una trentina di pagine che racchiudono il diario di produzione della storia e vari schizzi dell'autore e... nessun refuso, errore di traduzione o parole in spagnolo!!!
Compratelo senza remore se lo trovate in giro: se amate Jeff Smith o anche un certo modo differente dal solito di leggere un'avventura di supereroi, questo volume fa al caso vostro. Essendo poi il remake delle origini del personaggio, non avete neanche il problema del non conoscere il personaggio.
Leggetelo e non ve ne pentirete.