The British Invasion

Scritto da Elena Pizzi il 5 giugno 2010 in Comics e fumetti americani con un commento

In principio fu Alan Moore. Questo in effetti potrebbe essere un incipit perfetto per un articolo sul revisionismo, ma non desideriamo fare (solo) questo. Si vuole invece analizzare la storia di un fenomeno connesso con la grande stagione che rivoluzionò il fumetto USA negli anni ’80 e che continua ancora oggi: l’invasione britannica del mercato americano, con scrittori e disegnatori che hanno riscritto la storia dei comics a stelle e strisce, cambiandone per sempre forme e contenuti.  Trattare l’argomento in maniera esaustiva e completa è quasi impossibile, considerando la quantità di storie realizzate nel corso del tempo, ma si può comunque provare a “rendere giustizia” ad alcuni degli scrittori più importanti degli ultimi anni.

Innanzitutto è interessante osservare come moltissimi dei nomi che citeremo abbiano alcuni punti in comune: molti ad esempio hanno iniziato la propria carriera su 2000 AD, popolare periodico britannico (nato nel 1977) famoso per le proprie storie a sfondo fantascientifico, e allo stesso modo non pochi fra loro hanno lasciato il proprio segno su Hellblazer, popolarissima serie di argomento politico-esoterico che, a partire dal 1988, è una della regular più apprezzate dai fan Vertigo.

Ma procediamo con ordine e iniziamo proprio da lui, il bardo di Northampton che ha stravolto per sempre, insieme a Frank Miller, la storia dei comics americani.

ALAN MOORE

La rivista 2000 A.D. fu appunto, nei primissimi anni ‘80, uno dei trampolini di lancio che mostrarono in anteprima al pubblico britannico il talento di Moore. Uno dei primi a credere in lui fu proprio Alan Grant (sub-editor di origine scozzese che pochi anni dopo avrebbe indissolubilmente legato il proprio nome a quello di Batman grazie ad una lunga run su Detective Comics, inziata nel 1988 con il numero #583) che fu subito colpito dall’abilità narrativa del giovane Moore, nello stesso periodo impegnato anche con la celeberrima run di Captain Britain (uno dei capisaldi del fumetto revisionista) realizzata per la Marvel UK e disegnata dal leggendario Alan Davis.

Le produzioni a cui Moore si dedica in questo periodo sono tante, e già qui vengono gettati i semi per quelli che diventeranno alcuni dei capolavori che in seguito contribuiranno alla fama planetaria di questo scrittore, come Watchmen (1986) e V for Vendetta (opera la cui pubblicazione iniziò in Inghilterra nel 1982 ma che fu completata negli USA nel fra il 1988 e il 1989). A questi si aggiunge l’importantissima Marvelman/Miracleman la cui pubblicazione, come V, iniziò a puntate sulla rivista Warrior nel 1982.

Gli ottimi riscontri ottenuti da Moore in patria spinsero l’editor DC Len Wein a portarlo negli Stati Uniti per affidargli il rilancio della serie Swamp Thing, fino ad allora un personaggio horror di serie B creato negli anni ’70.

La gestione Moore iniziò con il numero #20 (1982), e, dopo una chiusura delle sottotrame precedenti, Moore rivoluzionò completamente la testata, attuando una completa mutazione tematica e formale. Le trame sono arricchite di nuovi spunti sociali, ambientalisti e politici, e lo stesso personaggio di Swamp Thing viene del tutto reinventato: non si tratta più infatti di un uomo trasformatosi in un mostro, ma di una creatura nata dall’unione di sostanze chimiche e elementi palustri che crede di essere stata umana. Moore inoltre stravolse completamente le tecniche narrative che erano alla base del fumetto seriale USA, unendo una prosa ricca e poetica a un gusto tipicamente britannico per la letterarietà, creando trame bizzarre e inconsuete.

Moore inoltre riutilizzò nelle proprie storie di Swamp Thing alcuni personaggi poco popolari appartenenti all’universo “magico” DC come Deadman, Lo Straniero Fantasma, lo Spettro e Demon per poi scrivere, in seguito, alcuni albi celeberrimi entrati nel mito come The Killing Joke (1988), che descrive in maniera sorprendente il rapporto fra Batman e il Joker, e Cos’è successo all’Uomo del Domani?, albo celebrativo dedicato a Superman scritto in occasione del rilancio del personaggio (affidato a John Byrne) nel 1986.

Il già citato John Constantine, apparso per la prima volta proprio sulle pagine di Swamp Thing e creato dallo stesso Moore, nel 1988 divenne protagonista di una serie regolare (affidata all’epoca a Jamie Delano) dal titolo Hellblazer che raccoglie grandi consensi ancora oggi. All’epoca non esisteva ancora il marchio Vertigo (creato ad hoc dalla DC nel 1993 e che verrà in seguito applicato retroattivamente a molte produzioni precedenti) ma questi sono gli anni in cui si svilupparono i presupposti per un fumetto adulto e squisitamente autoriale che scossero profondamente le fondamenta del fumetto statunitense e mutarono per sempre le attese e i gusti del pubblico. Conosciamo bene i dissidi che in seguito Moore ebbe con la DC e il mondo del fumetto mainstream e americano in genere, ma ormai i semi per la British Invasion (termine mutuato dall’invasione “musicale” di band britanniche che affollavano il mercato USA negli anni ’60-’70) erano stati gettati e di lì a poco moltissime produzioni USA avrebbero mutato completamente la propria storia grazie alla bravura di scrittori originari del regno di Sua Maestà.

GRANT MORRISON

Lo scozzese Grant Morrison, nato a Glasgow nel 1960, è un altro autore di origine britannica che ha ottenuto grandissima popolarità negli USA sul finire degli anni ’80. Iniziò a scrivere strips giovanissimo per alcune riviste locali del circuito alternativo (si possono citare le avventure di Capitan Clyde ambientate a Glasgow) e si dedicò allo stesso tempo alla sua passione per la musica (suonava in una band chiamata The Mixers) fino al suo debutto con la Marvel UK, avvenuto nel 1985, periodo nel quale collaborò persino con Bryan Hitch, all’epoca teen-ager. L’approdo su 2000 A.D. avvenne l’anno successivo con la realizzazione di alcune storie brevi, ma è nel 1987 che, insieme a Steve Yeowell, con sua grande gioia creò Zenith, uno dei primi esempi di decostruzione del supereroe.

La DC lo notò proprio in seguito a questa pubblicazione, e decise di assoldarlo per rilanciare Animal Man, eroe poco conosciuto che in quel momento si era fatto notare per una brevissima comparsata avvenuta su Crisi sulle Terre Infinite, la grande saga del 1986. Grant scrisse la nuova serie regolare di Animal Man, lanciata nel 1988, per 26 numeri, e la sua eredità fu poi raccolta da autori di grande pregio come Milligan,  Delano e infine Tom Veitch, fratello di Rick.

Il successo ottenuto fu inaspettato e stupefacente, e la serie, sostenuta da ottime vendite, durerà per quasi 90 numeri. Morrison introdusse trame ad ampio respiro e complesse, giocando con enigmi e misteri che, ad esempio, venivano svelati molti numeri dopo. Il suo rapporto con la moglie e i figli piccoli (e quindi il suo ruolo come padre) entrano di prepotenza nella narrazione, così come temi politico-sociali di rilievo come i diritti degli animali , argomento che verrà ripreso qualche anno più tardi nella miniserie Vertigo WE3. Inoltre la testata è ricca di riferimenti quasi esoterici a figure particolari del DC Universe come B’wana Beast, Mirror Master e l’Arkham Asylum.

Sarà proprio l’oscuro penitenziario di Gotham City ad essere il protagonista del progetto batmaniano che consacrerà completamente la figura di Morrison nel mondo del fumetto: nel 1989 (anche se l’ideazione risale al 1987) esce infatti Arkham Asylum, graphic novel originale ed inquietante che rappresenta un vero e proprio viaggio senza ritorno nella psiche di Batman, personaggio che lo scozzese ama moltissimo e che, a parte la storia Gothic pubblicata su Legends of the Dark Knight e la lunga gestione della JLA degli anni ’90, potrà finalmente scrivere, fornendone la propria versione “definitiva”,  solo una quindicina di anni dopo.

Arkham Asylum, grazie anche agli splendidi disegni di Dave McKean, divenne istantaneamente un classico ed è fra le opere che, insieme a quelle di Frank Miller, ridefinirono la caratterizzazione del Cavaliere Oscuro sul finire degli anni ’80.

Il 1989 è anche l’anno che vede il debutto di Morrison (a partire dal numero #19) sulla regular dedicata alla Doom Patrol, bizzarro supergruppo nato nel 1963  a cui lo scrittore diede un tocco nuovo e surreale, utilizzando tecniche narrative assolutamente nuove per il fumetto dell’epoca. Morrison dunque fece parte, oltre alla così detta brit-wave che invase gli USA in quel periodo, del grandissimo movimento revisionista che mutò completamente il fumetto americano negli anni ’80. Ancora oggi Grant mantiene intatta la sua voglia di giocare con il lettore, stupirlo e sperimentare soluzioni mai viste a livello narrativo, anche se considera il suo periodo revisionista ormai “chiuso” e ritiene sia fondamentale ritornare ad una concezione più classica e pura della figura del supereroe. Da sempre avverso alle esagerazioni Image che caratterizzarono gli anni ’90, nei suoi fumetti dell’epoca si è molto divertito a metterne in luce eccessi e difetti.

Fine prima parte

Si ringrazia Massimo Rubbino per la preziosissima consulenza e collaborazione

(Ecco il link alla discussione sul forum)

Banner HoVistoCose.it

Informazioni sull'autore

Elena Pizzi [Selina Kyle]Abita da tempo a Gotham City, anche se desidera volare per tutto l'universo insieme ad Hal Jordan. Spesso gioviale e sorridente, a volte è inaspettatamente solitaria, ma costantemente alla ricerca di ciò di cui sono fatti i sogni, cioè ciò che giace, spesso sepolto, in fondo a noi stessi. Non rinunciate mai alla forza delle vostre passioni.Leggi tutti gli articoli di Elena Pizzi