Terminator, the Dynamite Chronicles!

Scritto da Alessandro Spaccini il 4 dicembre 2011 in Comics Dark Horse, Image e altri editori e Comics e fumetti americani con 10 commenti

Non si prosegue se non schiacciate play! Spiacenti!

 

 

Il mito è tutto ciò che non si dimentica, che supera gli anni indenne, icona di un’epoca. Fra tanti, Terminator è uno di questi. Il cyborg, la macchina per uccidere definitiva, spedito a ritroso nel tempo per cambiare a suo favore il futuro.

Era il 1984 quando fece la sua comparsa nei cinema di tutto il mondo, e ancora oggi fa parte, più o meno, dell’immaginario collettivo.
La sua saga sembra inestinguibile, il suo universo un’odissea temporale capace ancora di dare (e di dire) qualcosa al pubblico.
Longevità incredibile costellata di ottimi, buoni e (purtroppo) medioscrissimi prodotti., ma c’era da aspettarselo… era prevedibile!

Anche la Dynamite prova a dire la sua, e lo fa attraverso il fumetto.
Queste sono, nello specifico e in ordine lettura, le sue produzioni!

TERMINATOR 2: INFINITY

Covers: NIGEL RAYNOR
Writer: SIMON FURMAN
Penciller: NIGEL RAYNOR
Colorist: inLight Studio
Publication Date: June, 2007

Fondamentalmente mi sono deciso a leggere questo fumetto perchè sono un grandissimo fan di Terminator ormai da anni e anni, per cui non potevo assolutamente esimermi nel provarlo. So che moltissimi lettori, soprattutto quelli più esperti ed esigenti, non lo avranno fatto, scoraggiati già dal cast di autori, che per la verità, è sconosciuto anche al sottoscritto.
Forse quello più “conosciuto” per me era Pat Lee (che ha fatto alcune cover variant) che già avevo visto in alcuni prodotti Marvel, ma Furman proprio non mi diceva nulla.
Ma si sa, provare non costa nulla (in linea di massima).
La prima cosa che m’è venuta in mente a fine lettura è stata: “Questo “Terminator 2: Infinity” è stato veramente soddisfacente”.
Ed è stata una sorpresa abbastanza inaspettata perchè la probabilità di avere fra le mani un prodotto mediocre, la prendevo, con onestà, molto in considerazione.
Più di tutto, ciò che mi rendeva sciettico era l’aspettativa di trovarmi difronte ad una vicenda dai canoni e dalla costruzione già vista. Un prodotto che si rifaceva a qualcosa di già collaudato e “sicuro” per evitare di osare troppo e rischiare di scontentare i fans. Per cui mi aspettavo un teminator buono, con il solito modello T-800 v101, e un terminator cattivo, con tecnologia più avanzata, che tornano indietro nel tempo e cercano Connor o qualcuno a lui affiliato.
Per fortuna, per come la vedo io, tutto questo non è stato…
O MEGLIO…
non lo è stato totalmente. Mi spiego: la storia ha al suo interno un terminator “buono” che aiuta Connor, ma si riscatta partendo da un’assunto del tutto nuovo e inaspettato. I ribelli nel 2033 vincono la loro guerra! Finalmente, dopo incredibili sforzi, riescono nel loro proposito scavalcando le forze nemiche e assediando l’ultima roccaforte delle macchine. Al suo interno, Skynet, ha coscienza della sua imminente distruzione e si rende conto che tutto ciò è dovuto ai precedenti fallimenti temporali dei suoi Terminators. Decide così di utilizzare l’ultma macchina a sua disposizione, il T-Infinity, un prototipo di Terminator temporale (da cui il titolo della saga) per cancellare il passato. Cancellare i 3 Terminator mandati ad uccidere i Connor, riassestare la linea temporale e provare a cambiare il futuro.
Quello che si capisce è che comunque “Terminator 3″ c’è stato. John e Katherine sono stati messi in salvo e il giorno del giudizio è avvenuto.
(ci sono temporalmente dei paradossi che non riesco a spiegare bene, ma che penso siano per loro natura inspiegabili)

5 numeri per 160 pagine di storia. Avere avuto un numero in più a disposizione credo che non sarebbe stata una scelta negativa.
Per forza di cose quindi, alcuni passaggi avvengono in maniere abbastanza repentina, ma nel complesso i personaggi sono sbbastanza approfonditi.
2009: John Connor, inizialmente, sembra il solito semi-alcolizzato deficiente e privo di palle come si era visto nel tezo film della serie, e ci si chiede com’è possibile che un tipo simile abbia il carisma (e anche il fisico) per diventare un simbolo di salvezza per il genere umano, ma in realtà “Infinity” è un duro percorso del protagonista verso la sua vera presa di coscienza, della sua viva accettazione del suo ruolo, della consapevolezza delle responsabilità del suo destino, del valore delle vite che sono andate perse al fine della sua sopravvivenza. E’ proprio quest’ultimo aspetto, il più tragico e toccante, che farà compiere al protagonista anche scelte avventate e pericolose, solo al fine di allontanare da se le persone a cui vuole bene per metterle in salvo, ma che allo stesso tempo saranno le più coraggiose, emozionanti e ricche di pathos.
L’eroe della rivolta umana verrà forgiato nel cuore di una L.A. tra fuoco e macerie, fra morti e sopravvissuti, in fuga (ma non troppo) dalla morsa di Skynet.
La guerra non è ancora al suo apice, ma (sembra) iniziata da un tempo relativamente breve, in cui i Terminators sono presenti ma non hanno ancora quella potenza di fuoco e quell’organizzazione tale da essere semi-invincibili, ma allo stesso modo anche la resistenza è agli albori, con piccoli gruppetti isolati e disorganizzati che tentano di sopravvivere scappando fra le macerie.
In questo spazio temporale il terminator “Uncle Bob” giocherà un ruolo fondamentale, diventando il vero arteficie della formazione di John.
Una macchina che diviene insegnante ed esempio per colui che è destinato a sconfiggere le macchine stesse, ed artefice, tramite la sua presenza fisica nel 2009, dell’instabilità di quella linea temporale. Mi sarei aspettato, come da regola fondamentale, un T-800 dalle fattezze di Schwarzenegger, ma (penso soprattutto per una questione di diritti d’immagine e quindi soldi in più da pagare) si è deciso per un modello alla Bruce Willis che tutto sommato lo rende molto più cazzuto.
L’azione non manca, così come le scene cruente, in cui è ben proposta la durezza e la crudeltà dello scontro.
Non me la sento di stroncare il lavoro fatto da Nigel Raynor. Forse non avrà lavorato in progetti importanti e non sarà il massimo della bravura stilistica, ma posso dire con tranquillità che il suo è un lavoro assolutamente discreto, sicuramente senza troppe pretese, ma in alcuni casi, soprattutto durante le scene d’azione, sa essere avvincente e abbastanza dettagliato nel tratto e nella costruzione della tavola.

Voglio concludere dicendovi che ci sono delle piccole scene veramente degne di nota, per coloro che amano Terminator… se ricordate, bene o male, in ogni pellicola c’è perennemente il dettaglio registico dei piedi del Cyborg che schiacciano qualcosa (uno scheletro umano, le rose ecc) a simbolo della potenza omicida distruttiva delle macchine che domina sopra ogni forma di vita. Con “Infinity” è l’anfibio di un marines a schiacciare il cranio semi-distrutto del terminator che viene dichiarato “terminato!”
Per i nostalgici come me, che amano i piccoli riferimenti, è veramente sempre emozionante vedere un terminator che abbassa lo sguardo, tende la mano e dice:

Vieni con me, se vuoi vivere!

TERMINATOR: REVOLUTION

Covers: NIGEL RAYNOR
Writer: SIMON FURMAN
Penciller/Inker: LUI ANTONIO
Colorist: ADRIANO LUCAS
Publication Date: APRIL, 2009

E la storia continua.
Quelli che erano piccoli semi, ora germogliano in nuovi scenari, ricchi di personaggi e soluzioni narrative.
Con “Terminator: Revolution” la trama prende corpo e richiede al lettore un’astrazione temporale non indifferente, ma con risvolti veramente originali ed emozionanti.
“Astrazione temporale” perchè? … perchè non solo avremo salti temporali a iosa, come è nel perfetto stile della saga, quanto perchè avremo a che fare con un lungo, complesso, ed incredibile piano segreto di Skynet che va a dipanarsi su 3 linee temporali diverse: il 1996, il 2015 e il 2033.
Ed è questo il bello: se pensavo di aver visto tutto da “Terminator”, e credevo di essere pronto nel prevedere più o meno qualsiasi soluzione narrativa, Furman arriva con prepotenza a smentirmi!
L’autore, oltre ad aumentare di molto l’azione ed il ritmo frenetico rispetto alla prima stagione, sa stupire il lettore offrendogli qualcosa che fin’ora non s’era mai visto, osando con inteligenza, spingendosi oltre il consueto, giocando con i personaggi e i loro avversari… i colpi di scena in questo senso sono veramente ottimi!
Se è vero che la vicenda principale è ambientata nel 2015, sarà solo tramite i fatti che accadranno nel 2033, e più intensamente nel 1996, che il futuro di John, della resitenza e della guerra avranno un vero e proprio compimento.
Un personaggio chiave è Tara Connor, che avevano già visto in precedenza in “Infinity” (naturalmente in maniera minore), che qui diventa moglie di John e anch’essa una guida importantissima per i ribelli armati, vista la sua irresistibile pragmaticità nonchè carisma, e che con emorme coraggio porterà a termine la missione militare più importante contro Skynet, ma se lei è un’ottima “novità” al fine delle trame, concentrarsi solo su di lei sarebbe scorretto verso il lavoro di Furman che crea un vero e proprio “disegno corale” in cui tutti hanno il loro ruolo e tutti la loro importanza… da Sarah Connor, che rivedremo con prepotenza con un look del tutto inusuale, a Kyle Reese, giovanissimo bambino con già una spiccatissima voglia di combattere contro le macchine, al nostro solito protagonista John Connor che, catapultato indietro nel tempo, si ritroverà faccia a faccia con la versione adolescente di se stesso, e, per non alterare eccessivamente la linea temporale, dovrà farsi passare per un Terminator inviato, come in passato, in sua protezione.
E se tutto questo intreccio spazio-temporale vi sembra poco, non ci sarà solo il T-Infinity in scena, ma una sorta di “T-Dog”, un cane Terminator (che ha la lingua che mi ricorda molto un certo “Alien” ) il cui scopo non solo è quello di uccidere i suoi bersagli primari, quanto anche quello di individuare temporalmente e distruggere lo stesso T-Infinity, divenuto quasi più un problema che una soluzione. Per cui non solo avremo scontri fra umani-macchine ma anche fra terminator-terminator.
Devo ammettere che in alcuni passaggi, gli avvenimenti non vengono descritti in modo del tutto chiaro… non nel senso che non si capisce cosa accade, quanto più per il fatto che mancano delle reazioni appropriate nei personaggi che le vivono, come se girata la pagina si fossero dimenticati tutto, o non si ricordassero, o non gli avessero poi dato tanto peso. Fortunatamente questo accade solo in poche occasioni. In questo senso ho avuto come la stranissima impressione di vedere un film che vista la necessità di rientrare in un tempo prestabilito, avesse per tagliato alcune sue parti.
Purtroppo, in questo caso, il vero punto debole sono proprio i disegni: se quelli di Raynor erano quantomeno discreti, questi di Lui Antonio sono, almeno per me, insufficienti. La composizione delle tavole, alle volte, è veramente molto cinematografica, ma questo non basta assolutamente a giustificare la caratterizzazione di una Tara Connor con una quarta di seno, che nel 2015, combatte apertamente contro schiere di Terminator in canottiera (senza reggiseno) e in perenne perizzoma bianco sporgente dai pantaloni… che non lo sapeva che le macchine non cedono all’impulso sessuale????
La stessa Sarah Connor, come scrivevo poco fa, sembra si sia concessa una scappatella dal chirurgo estetico viste le tette immense (sempre senza l’uso del reggiseno) che la sua maglietta sembra tenere su a fatica…
Adriano Lucas, il colorista, non lo aiuta. Per quanto il suo lavoro non sia insufficiente, non raggiunge minimamente l’intensità dell’Inlight Studio.

In definitiva per concludere, la Dynamite, attraverso Furman, riesce a fare un ottimo lavoro sfuggendo al pregiudizio di una serie che punta su un universo narrativo forse eccessivamente sfruttato.
La storia è bella, avvincente, fresca ed innovativa (a modo suo).
Il tutto, fra alti e bassi, è affossato da un comparto grafico non all’altezza.

Hasta la vista, Baby!


Informazioni sull'autore

Alessandro Spaccini [Occhi nella Notte]Da sempre affascinato dal disegno e dalla grafica, crede nel fumetto, non solo come mezzo d'intrattenimento, ma soprattutto come forma d'arte vera e propria. Cresciuto con l'Alan Ford di Magnus ed essendo legato per diritto di nascita alla rivoluzione dark ipertrofica "Image", segue fiducioso la sua forte curiosità verso lidi fumettistici ed artistici sempre diversi, più maturi e autoriali. Ama incondizionatamente le opere cyberpunk, metafisiche, psichedeliche e tutto ciò che sfugge alla banalità. Dal settembre 2006 collabora con i ragazzi della community di "DCLeaguers" come grafico, articolista, recensore e membro dello Staff. Si illude ancora fortemente che ciò che scrive sia interessante.Leggi tutti gli articoli di Alessandro Spaccini