MULTIVERSITY #8: ULTRA COMICS — ULTRA COMICS VIVE!

Scritto da Antonio Gatti il 10 settembre 2015 in Comics e fumetti americani e Fumetti DC Comics e Saghe DC Comics con nessun commento

….Mica penserete che questo fumetto si stregato o maledetto per davvero, giusto? (da Multiversity #1)

….nelle pagine quattordici e quindici ho avvistato un bosone privo di massa e tempo-simmetrico. Un nastro di Möbius che nella sua curva attraversa otto dimensioni. […] I personaggi non sembrano consapevoli di essere osservati da me, ma i loro pensieri sono trasparenti contenuti in nuvolette senza peso. E’ così che il continuum bidimensionale appare ai vostri occhi. Immaginate come deve sembrare il vostro mondo 3-D a me. (Capitan Atom/Allen Adam da Multiversity #4: Pax Americana)

Benritrovati al penultimo appuntamento con le analisi di Multiversity, splendidi lettori. Questo mese è il turno del numero 8, ambientato su Terra-33, la NOSTRA Terra, il mondo in cui viviamo. Per contrastare l’invasione della Cerchia, in un mondo in cui i supereroi sono solo personaggi di fantasia, impossibili da creare sul piano della realtà a causa delle leggi della fisica e dell’attuale progresso scientifico, gli scienziati della nostra dimensione creano un fumetto cibernetico il cui protagonista, un supereroe chiamato appunto Ultra Comics, è perfettamente consapevole di essere un personaggio immaginario che prende vita solo quando noi lo leggiamo. Di più, siamo noi lettori ad animarlo, a renderlo un organismo vivente nel momento stesso che diamo “voce”, nella nostra testa, ai suoi pensieri di carta: in questo senso, i protagonisti di questo numero di Multiversity sono proprio i lettori.

Nei precedenti episodi abbiamo visto come il fumetto Ultra Comics sia apparso su altre Terre portando con sé una sorta di maledizione, corrompendo i suoi lettori o determinando indirettamente eventi tragici; ricordiamo tra gli effetti della lettura di Ultra Comics uno suicidio, la pianificazione di un assassinio di massa, la predisposizione all’omicidio, l’apertura di un buco nero artificiale direttamente nel cranio di un essere vivente, l’invasione extradimesionale da parte di un mondo abitato da esseri corrotti e malvagi, e così via. Ma voi proseguite pure la lettura….non avrete mica paura per caso?

Le ragioni dello status di fumetto maledetto e tutte le altre (spero) interessanti osservazioni su Ultra Comics le analizzeremo in questa recensione fatta a blocchi, vista la complessità oggettiva dell’albo. Cominciamo con l’analizzare:

Ultra C0

LA COPERTINA

Solo TU puoi salvare il mondo. Se tieni alla tua vita, NON leggere questo fumetto“. L’immagine è una citazione della copertina di Flash #163, nella quale si vede il velocista scarlatto richiamare l’attenzione del lettore, rivolgendosi a lui con le seguenti parole: “STOP! Non ignorare questo numero! La mia VITA dipende da ciò!” – e sotto: “E’ questa l’ultima sfida per l’uomo più veloce del mondo? Flash affida la sua vita….a TE!” (traduzione mia).

La copertina di Flash 163

La copertina di Flash 163

La somiglianza tra le copertine non è casuale. C’è anche una somiglianza fisica tra Flash/Barry Allen e Ultra Comics, voluta: il costume stesso di Ultra con quella specie di fulmine giallo su campo rosso richiama quella di Flash, sebbene il simbolo di Ultra sia disegnato in modo anche da richiamare in maniera stilizzata un fumetto aperto (vedere per esempio il modo con cui lo legge Capitan Atom in Multiversity #4).

Il riferimento a quel Flash #163 è sostanziale. In quel numero, uno dei nemici di Flash riesce a farlo gradualmente sparire facendolo dimenticare da tutti gli abitanti di Central City. L’allegoria era evidente: i personaggi di fantasia vivono solo se qualcuno li pensa, in questo senso è essenziale per Flash attirare l’attenzione del lettore e implorare di comprare il numero, affinché egli possa vivere. In Multiversity, e in Ultra Comics in particolare, nonché in tutta l’opera di Morrison questo è un tema centrale: pensando a un personaggio/situazione etc…questa accade realmente perlomeno nella dimensione della fantasia/sogno (che potrebbe, pero’, non essere meno reale della nostra) ed è perciò vitale per i personaggi di libri, fumetti etc…attirare l’attenzione, essere pensati.

Perché la somiglianza di Ultra con Flash/Barry Allen? I motivi sono essenzialmente tre:

-Barry Allen è stato il primo supereroe ad aver assunto l’identità di un personaggio, quello di Flash, dopo essere stato ispirato dai fumetti. Infatti Barry Allen era un avido lettore dei fumetti del Flash degli anni ’40, Jay Garrick. In questo senso Barry Allen può essere considerato l’archetipo del sognatore che trae ispirazione positiva dalla lettura dei fumetti.

-Flash è il primo supereroe ad avere, nei lontani ’60, rotto la barriera tra i mondi e quindi “creato” il Multiverso DC (Flash #123: Flash dei due mondi)

-Flash/Barry Allen si sacrifica durante Crisi sulle Terre Infinite nel tentativo (parzialmente vano) di arrestare la distruzione del Multiverso. C’è quindi insita nel personaggio una tematica di sacrifico suicida che è uno dei temi di Multiversity (presidente Harley, Overman, capitan Atom) e che sarà una tematica importante di Ultra Comics.

IL RITORNO DI TERRA-PRIME!

Nell’era pre-Crisis (anni ’50-’80), nell’elenco di Terre Infinite che componevano il Multiverso DC c’era “Earth-Prime” che tradurrei con “Terra-Primaria” o semplicemente Terra-Prime. Era la nostra terra, dove i supereroi erano solo personaggi di finzione, pubblicati dalla DC, una casa editrice newyorkese. Quello che veniva pubblicato nei fumetti di Terra-Prime accadeva veramente nei vari mondi di fantasia.  In Multiversity torna Terra-Prime -in Ultra Comics appunto- ma l’allegoria viene spinta alla logica conseguenza. Se ciò che pubblichiamo va a popolare i nostri mondi di fantasia, ad alimentare i nostri sogni, allora queste fantasie, questi sogni, ritornano poi nei nostri cervelli condizionando a loro volta il mondo reale. E se queste fantasie sono deviate, tendenti alla violenza, al dark e alla pornografia, come molta fiction attuale, cosa succede?

Notiamo che Terra-Prima in Multiversity è designata con il numero 33, gli anni di Cristo. Temi cristologici ricorreranno anche, come vedremo, all’interno dell’albo: il processo di fronte ad un tribunale iniquo, la crocifissione, i bambini come discepolato ideale. A mio avviso Morrison ha voluto sottolineare l’importanza dell’etica cristiana nello sviluppo della mitologia, tutta occidentale, del supereroe che è innanzitutto una mitologia del “Salvatore”. Ma c’è di più: ancora una volta ricorre il tema del sacrificio volontario che è un tema importante di quest’albo; anche Gesù, infatti, ha scelto volontariamente di porre fine alla sua vita terrena per sconfiggere il Male, per “chiudere la porta” di fronte alla negatività e alla disperazione.

Durante la Silver Age, Terra-Prime veniva talvolta visitata dai vari supereroi dei mondi di fantasia che però tornavano tempestivamente alla loro realtà. Solo due supereroi erano nativi di Terra-Prime, ed entrambi l’abbandonarono presto; del secondo in ordine cronologico non ci interessa parlare ora, mentre ci concentreremo sul primo, Ultraa (notare che Ultraa non è Ultra!!!). In Justice League of America #153 del 1978 appare una storia chiamata: Il primo -e ultimo- vero supereroe della Terra. In questa storia, i supereroi della Justice League vengono attratti su Terra-Prime dalla forza di decine di migliaia di menti che li avevano votati in un (vero) sondaggio per decidere chi fosse il preferito dei lettori. Qua conoscono Ultraa, un supereroe la cui storia riecheggia quella di Superman, un alieno arrivato sulla Terra da giovane, ma non in America bensì in Australia, allevato dagli aborigeni. Dopo averlo combattuto gli eroi della Justice League si alleano con Ultraa per sconfiggere una comune minaccia. Conscio che la sua presenza su Terra-Prime attira più guai che altro, e ritenendo il nostro mondo non ancora pronto per un vero supereroe, Ultraa commette a sua volta una sorta di sacrificio “suicida” abbandonando Terra-Prime per Terra-1 (la terra dove vivevano gli eroi della continuity principale) e chiudendo per sempre la porta dietro di sé. In pratica, Ultraa si “cancella” per evitare di esporre NOI al male. In epoca pre-Crisis tutte le apparizioni di Ultraa saranno marchiate da ambiguità: sebbene animato da buone intenzioni, infatti, l’eroe cresciuto in Australia creerà non pochi problemi ai supereroi di Terra-1, nella sua convinzione che i supereroi in genere siano più un pericolo per la gente comune che non un valido appoggio.

 La prima apparizione dell'Ultraa pre-Crisis

La prima apparizione dell’Ultraa pre-Crisis

CHE COS’E’ LA CERCHIA?

Non è possibile capire Ultra Comics se non si capisce la reale natura della minaccia della cosidetta Cerchia. Al livello più immediato della lettura, gli esponenti della Cerchia o i loro emissari operano in ogni numero per corrompere e sviare i vari protagonisti e far terminare la storia con un finale tragico più o meno aperto.  Sotto l’allegoria, la Cerchia può essere vista attraverso 3 piani interpretativi, a mio avviso:

-le Case Editrici dell’odierno fumetto americano e i loro vizi: Lord Macerie, l’edificio che sta per crollare, è un riferimento alla Marvel, la (ex) “casa delle idee” ora in rovina, con ogni piano più piccolo di quello inferiore, a simboleggiare il ridimensionamento della grande idea originale di Stan Lee/Kirby/Ditko. Occhi scrutano dall’interno della casa per capire i gusti e le mode dei lettori. Makkina Infernale (Hellmachine in originale) rappresenta la Dark Horse, ormai incentrata su Hellboy e sempre più dark. Lady Spietata, una donna spettrale dalle forme distorte, a simboleggiare la distorta visione della donna nei comics contemporanei, con le forme pompate ad arte per sollecitare i bassi istinti. Non parla mai. Demogorgunn fatto di cadaveri, per indicare la facilità con cui intere continuity vengono “massacrate” con i reboot per vendere qualche copia in più. E infine Intellectron, un gigantesco uovo nero con le ali da pipistrello e un unico occhio che simboleggia la DC con il suo puntare ormai quasi esclusivo su un Batman (il pipistrello) sempre più dark e violento. Le case editrici non producono più sogni ma materiale industriale, poco rispettoso dei personaggi e ancor meno del lettore che viene bombardato con strategie commerciali che ne stuzzicano poco confessabili istinti e lo inducono solo a seguire da pecora le mode attuali.

-e qua ci conduce al secondo livello di interpretazione della Cerchia. Se l’editoria attuale ci priva dei nostri sogni, popolando le fantasie di un’epoca non più ottimista come quella degli anni scorsi, con zombie, massacri, scenari apocalittici etc… è ovvio che le nostre stesse creazioni influenzano i nostri comportamenti in un loop interessante. Se prima con Star Trek colonizzavamo l’universo, ora c’è Walking Dead. I pensieri pessimisti e amari, che sembrano a prima vista così innocenti, anche interessanti nella fiction, escono dalla porta dei libri/film/fumetti per rientrare nel nostro cervello attraverso la finestra degli occhi che leggono o guardano la tv. E alterano il nostro modo di pensare, agendo quasi come pensieri indipendenti, ormai sfuggiti al controllo dei creatori. Com’è possibile? E qua andiamo al terzo livello d’interpretazione, il più intimo.

-l’era dell’intrattenimento globalizzato, spesso dark e apocalittico, provoca una sorta di alienazione nel fruitore. Non sono più i “nostri” eroi, ma eroi di massa, buoni per tutti. Il problema che si determina è che privando i sognatori dei propri sogni più intimi si fa un danno psicologico notevole, specie alle persone più sensibili. L’intrattenimento, che è una via di fuga sana, una specie di droga positiva per affrontare la vita di tutti i giorni(una “Uscita di Sicurezza” per parlare come il grande fumetto argentino ononimo), si trasforma e anzi diventa l’esatto contrario di quello che è: spoglia le persone della rete protettiva della fantasia, alimentando depressione e pensieri personali negativi. Il tema del suicidio è ricorrente in Multiversity. In All Star Superman, altro grande fumetto di Morrison, Superman salva una ragazza depressa dal suicidio, a simboleggiare il notevole aiuto che i sogni e la fantasia possono darci nei momenti difficili. In Multiversity, la Cerchia invece ti aiuta a buttarti dal piano più alto dandoti una spintarella, come succede per esempio nel numero 3 dove l’eroina Sapphire Mason si suicida proprio dopo aver letto Ultra Comics, in una sorta di citazione al rovescio di All Star Superman.

CHI E’ ULTRA COMICS?

Ultra Comics è un fumetto, consapevole di esserlo. Prende vita solo quando noi lo leggiamo. E’ stato creato allo scopo di sconfiggere una “forma di pensiero indipendente” che sta invadendo la nostra realtà, una forma di pensiero che porta tristezza, assuefazione, morte dei sogni. Dal momento che Ultra Comics vive solo quando uno di noi apre l’abo e comincia a leggere le sue parole e i suoi pensieri, NOI siamo Ultra Comics. E dal momento che noi siamo Ultra Comics, possiamo anche decidere che tipo di eroe è: deve aiutarci a sconfiggere un nemico importante, quindi, certo può essere un supereroe, ma può anche simboleggiare qualsiasi cosa nella nostra vita ci abbia mai aiutato a superare momenti difficili, incertezze; Ultra Comics può essere il nostro migliore amico, o i nostri genitori, la compagna, il fratello, oppure magari qualche altro personaggio di fantasia che ci ha accompagnato nella nostra giovinezza: voi siete Ultra Comics, nel momento in cui lui entra nella vostra mente voi entrate nella sua e potete darle il tono che volete.

PRIMA PARTE: LE ORIGINI DI ULTRA COMICS

La storia esordisce con Ultra Comics che torna improvvisamente e con un lampo di fuoco da 24 ore e 38 pagine nel nostro futuro. Non sappiamo ancora cosa succede: il trafelato Ultra si rivolge direttamente a noi, dicendo di conoscerci tutti e ci spiega velocemente di avere il nemico di tutti i nemici alle calcagna. Ci prega di non lasciarlo solo: insieme possiamo ancora sconfiggere il misterioso nemico, a patto che non guardiamo la pagina finale dell’albo (alzi la mano chi l’ha fatto, mandrilloni!) Ultra ci avvisa, sarà pericoloso continuare a leggere l’albo: “loro” stanno usando Ultra stesso per attaccare il nostro mondo.

Tu! Sì, dice a te!

Tu! Sì, dice a te!

Mentre parla con noi, Ultra si accorge che qualcun’altro sta leggendo e si volta improvvisamente, mentre mostruosi nervi ottici si avvicinano al suo volto sempre più minacciosamente. Terrorizzato, Ultra grida riferendosi ad un occhio e alla macchina dell’oblio. Vedremo successivamente a cosa si riferisce. Ci urla disperatamente di NON VOLTARE PAGINA, perché E’ UNA TRAPPOLA! Consiglio che ovviamente non avrete seguito: ma bravi, davvero!

Qualche osservazione su queste prime tre pagine: da notare innanzitutto l’occhio destro di Ultra, rosso e ferito (quello che cola dall’occhio è inchiostro, essendo Ultra Comics una creatura di “carta, penna e calamaio”, non possiede vero sangue a parte, come vedremo, che in un punto). Ultra ha l’occhio destro in queste condizioni SOLO nelle prime tre pagine e sulla copertina, proprio laddove con più insistenza ci prega di non leggere oltre: questo è un elemento da tenere ben presente per capire il significato profondo della storia, che ci verrà svelato solo nel finale. La simbologia dell’occhio rosso è frequente nelle opere di Morrison a indicare corruzione, ad esempio in Crisi Finale: Superman Beyond i Monitor corrotti e Madrakk hanno tutti gli occhi rossi. Lo stesso Intellectron, il nemico per eccellenza di Ultra in questo albo, esponente di spicco della Cerchia, ha un gigantesco occhio rosso.

Inoltre il colore degli occhi di Ultra in questa sequenza, uno rosso e uno azzurro richiamano alla memoria i colori degli occhialini 3D. In effetti Ultra, creatura bidimensionale, sta interloquendo e quindi penetrando con lo sguardo nel nostro mondo tridimensionale. Ha quindi bisogno di essere aggiornato alla vista 3D. esattamente come Superman nel già citato Crisi Finale: Superman Beyond una volta aggiornato lo spettro ottico alla “vista 4D” si ritrova anch’egli con gli occhi di colori differenti.

Voltando pagina per vedere di chi aveva tanto paura Ultra (e tenendo sempre presente che comunque gridava rivolto verso di noi), facciamo conoscenza di un signore distinto, vestito in maniera professionale, da quadro dirigenziale. Notiamo che egli sta leggendo Ultra Comics usando occhiali rossi, rossi come l’occhio “malato” di Ultra. Il signore assomiglia vagamente a Bruce Wayne, forse un altro riferimento al Bat-centrismo della DC attuale (mentre gli occhiali rossi potrebbero anche riferirsi all’altro eroe post-milleriano diventato dark e violento, Daredevil della Marvel). Sicuramente con la sua eleganza da manager e i suoi toni sicuri e pacati, contrapposti a quelli trafelati e agitati di Ultra nelle pagine precedenti, rivela la sua appartenenza all’élite, simboleggiando il dirigente d’azienda modello della contemporanea industria fumettistica. Il personaggio è consapevole di essere un fumetto, esattamente come Ultra, ma cerca di persuaderci di non essere meno reale di noi: in fondo sentiamo la sua voce nella nostra testa? Egli ci tranquillizza su ciò che abbiamo visto nelle precedenti pagine: è Ultra che sta semplicemente “sognando” nella sua cisterna, in attesa di essere “attivato”. Ma sarà vero?

Veniamo a conoscenza che l’uomo fa parte, non si sa a che titolo, dell’équipe incaricata di attivare Ultra Comics. Siamo introdotti quindi nel laboratorio in cui gli scienziati del nostro mondo stanno creando questo fumetto vivente, per contrastare l’invasione della Cerchia. Uno scienziato ci informa una volta di più che saremo noi ad essere protagonisti del fumetto, noi ad essere Ultra Comics. Le scritte grosse sono citazioni dei vecchi disclaimer sulle copertine della Silver Age (not a hoax! not a dream!) .

Finalmente vediamo Ultra, al momento della sua “nascita”. Essendo un essere di carta nato su un fumetto, vediamo che per crearlo sono immessi in lui i quattro colori usati nel sistema di stampa a quadricromia, utilizzato per i fumetti (i colori sono giallo, blu ciano, rosso magenta e nero). Questi stessi colori vanno a comporre singolarmente il costume di Ultra. E’ possibile che ad ogni colore corrisponda anche una delle epoche dei comics americani, con il giallo a simboleggiare la Golden Age (anni ’30 e ’40), il blu la Silver Age (anni ’50-’70), il rosso magenta gli anni ’80 (citando il tipico “cielo rosso” delle crisi DC visto anche in Multiversity #6: Guidebook e onnipresente nella Crisi per eccellenza, quella della Terre infinite degli anni ’80), il nero la Dark Age anni ’90.

Ultra Comics Vive!

Ultra Comics Vive!

Ultra si sveglia dal suo sonno dichiarando che il suo corpo è formato da materiali costituenti la carta, la sua pelle di elementi per produrre inchiostro, colori etc…e la sua spina dorsale sono le spille che tengono insieme lo spillato che avete in mano.

Dentro la mente di Ultra Comics, personaggio nato adulto e senza passato, viene installato un Codice comportamento supereroico: dalla Golden Age all’età moderna. Vediamo quattro vignette che rappresentano i codici comportamentali e i tratti salienti di ogni epoca. La vignetta dedicata alla Golden Age vede Ultra Comics combattere contro un semplice ladro, come avveniva spesso agli eroi degli anni ’30 e ’40. Sullo sfondo si vede quello che potrebbe essere un teatro e la famiglia salvata da Ultra è evidentemente un omaggio alle origini di Batman, ma stavolta l’omicidio dei genitori del piccolo Bruce Wayne è sventato! La vignetta dedicata alla Silver Age ricorda i temi fantascientifici tipici di quell’epoca con l’eroe pronto a salvare la damigella in pericolo. Gli anni ’80 sono rievocati con un palese omaggio a Crisi sulle Terre Infinite: la morte di una versione femminile di Ultra e il cielo rosso ricordano infatti la morte di Supergirl in quella celebre opera. Infine, l’ultima, brutale vignetta ci riporta alla Dark Age con la sua carica di violenza e gli eroi crudi e duri.

Nelle due tavole successive un’altra importante aggiunta viene fatta ad Ultra: l’Ultragemma, che gli viene incastonata direttamente nel cranio. Le didascalie arancioni, che costituiscono la “voce” narrante e onniscente del fumetto stesso ci informano molto bene sulla vera natura dell’Ultragemma: si tratta di immaginazione sotto forma di cristallo solido. Tramite l’Ultragemma il potere mentale di tutti coloro che leggono Ultra Comics, dandogli vita in luoghi e momenti differenti, è imbrigliato e incanalato nella mente di Ultra. Si costituisce un network celebrale tra noi lettori che ci uniamo tutti insieme nella mente di Ultra, diventando Ultra stesso. Il processo, per il povero eroe, sembra particolarmente doloroso. Notate come nel momento di massima attivazione dell’Ultragemma, Ultra Comics sembri cambiare aspetto per un momento: diventa calvo e con qualche anno in più. Che Morrison stesso abbia voluto ritrarsi  nell’eroe? In fondo, proprio l’indefinitezza dei tratti di quella vignetta, sta a significare che ognuno può mettere il suo volto a posto di quello di Ultra, perché in quel momento scatta la fusione tra noi e la creatura di carta. Ultra può definirsi davvero “vivo” solo dopo che noi siamo entrati nella sua testa, e lui nella nostra.

Morrison è comunque ritratto nel gruppo di scienziati che applaudono la genesi di Ultra, quello in piedi, calvo, sullo sfondo.

Ultra si sente così  consapevole di se stesso che si crede davvero “vivo”: in fondo , dice, può sentire se stesso pensare (nella nostra testa, quando leggiamo i suoi pensieri sulla carta). E chi ci dice che in fondo non lo sia? Mentre Ultra medita il suo dilemma esistenziale i suoi creatori, che egli stesso ha definito “gli artigiani d’idee”, memefattori (cioè coloro che creano storie di carta nel mondo reale) lo mandano fuori a vivere la sua prima missione, la prima “storia” di Ultra Comics.

SECONDA PARTE: ULTRA CONTRA INTELLECTRON

Una volta uscito dal laboratorio in cui è nato, Ultra si trova in una sorta di versione post-apocalittica di New York, in un mondo irrimendiabilmente malato e ferito. Non capisce perché lo abbiamo mandato proprio lì. Il proptagonista comincia a guardarsi attorno ad esplorare, mentre i suoi pensieri si fanno sempre più articolati e maturi: la scala di valori  non è più bianco e nero, ma si colora di sfumature di grigio. C’è persino un accenno di dubbio nei confronti delle motivazioni dei suoi creatori. Ultra sta subendo, in maniera accelleratissima, quella maturazione di intenti e pensiero che i fumetti di supereroi hanno percorso durante i vari decenni della loro esistenza.

Noi intanto vediamo il laboratorio dove Ultra è nato, gli scienziati/fabbricanti d’idee che lo hanno plasmato giacciono come pupazzi privi di vita, tutti tranne uno, l’uomo distinto. Egli, esattamente come l’Ultra “dall’occhio ferito” delle prime pagine, ci esorta a chiudere l’albo e non proseguire oltre con la lettura giacché stiamo finendo dritti “in una trappola” insieme ad Ultra. Due ali di pipistrello, quasi impercettibili, appaiono dietro il capo dell’uomo, rivelando di fatto la sua vera natura: è Intellectron, il membro dominante della Cerchia che abbiamo conosciuto in Multiversity #1 e che ora sta usando quel simulacro umano per influenzare il corso dell’albo. Una voce esterna, verosimilmente quella dell’autore, cerca di avvisare Ultra che le cose non sono mai come sembrano. Già, perché è significativo che di tutti i creatori di Ultra, il solo Intellectron sia quello ancora parlante e agente, mentre gli altri sono ormai inerti e privi di vita. Le cose in effetti non erano come sembravano: il laboratorio dove Ultra è nato era sotto il controllo di Intellectron e della Cerchia, di cui Ultra è quindi un prodotto. Una volta che alla Cerchia non servivano più questi collaboratori, essi sono stati “eliminati” (come molti editori di comics eliminano e riciclano autori e idee una volta passata la moda). Anche Ultra, come molti supereroi contemporanei, nasce quindi dalla Cerchia, cioè da una visione distorta, massificata, dell’editoria e della letteratura d’intrattenimento, è prigioniero anch’egli della “trappola” costituita dalla moderna industria dei comics. Intellectron e la Cerchia hanno permesso la creazione di questo eroe senza macchia affinché egli conquistasse la nostra fiducia, entrasse nella nostra testa, penetrasse le nostre “difese mentali”, fungesse insomma da Cavallo di Troia della Cerchia per far breccia nella nostra anima. E’ questa la “maledizione” di Ultra Comics.

Intellectron rivela le sue ali!

Intellectron rivela le sue ali!

Di tutto questo Ultra è comunque all’oscuro, egli agisce da burattino inconsapevole, ancora convinto di poterci aiutare. Mentre continua a vagare per la New York distrutta, Ultra si imbatte in un manifesto che ritrae Gary Concord Senior, detto “Ultra-Man”. Sarà il primo di molti “Ultra” che incontreremo nelle prossime pagine. Gary Concord Sr. è un personaggio della DC apparso per la prima volta sulle pagine di All-American Comics #8 (Nov. 1939) creato da Don Shelby, pseudonimo di Jon L. Blummer. La sua è la storia di uno scienziato del 1950  che, a seguito di un incidente, rimase in animazione sospesa fino al XXII secolo, quando si risvegliò ricevendo poteri da supereroe. Il suo principale nemico era il tiranno Rebborizon, di cui Gary Concord aveva sposato la figlia: quando Rebborizon uccise la moglie di Gary Concord, la sua stessa figlia, fu punito con la morte dal supereroe. Stiamo parlando dunque di un eroe non del tutto positivo, in quanto l’omicidio per vendetta rientra nel suo codice morale. Il manifesto è accompagnato da un scritta in alfabeto kryptoniano, che però non ha alcun senso essendo un insieme di lettere messe a caso (ebbene sì, ho provato a decifrarlo. Chiamate pure uno psichiatra).

Gary Concord senior L'Ultra-Man su una copertina di All-American Comics

Gary Concord senior L’Ultra-Man su una copertina di All-American Comics

Ultra finalmente si imbatte in un po’ d’azione: una ragazzina infatti sta per essere attaccata da un gruppo di mostri che sembrano proprio la fusione tra la Justice League -con un Bizarro mostruoso a posto di Superman- e i nemici tradizionali di Gary Concord l’Ultra-Man. Ultra interviene in difesa e sconfigge in maniera brutale i mostri, tanto da provocare sconcerto nel gruppo di ragazzini che era intervenuto a difendere. La sequenza è un’allegoria, non troppo velata, della corruzione e banalizzazione dei principali supereroi della DC, regrediti a forme elementari e strane, incapaci persino di formulare discorsi compiuti. L’approccio violento di Ultra forse riflette una proposta di Morrison: inutile tentate di salvare quanto c’è di buono in queste figure: di buono non c’è nulla. Tanto vale distruggere e ricreare dalle fondamenta.

Ultra e il gruppo di ragazzini si presentano a vicenda: essi si definiscono la Guardia  di quartiere, guidati da Cappuccetto Rosso e Boy Blue  gli unici due membri del gruppo che parlano e interagiscono con Ultra. I nomi ingenui e artificiosi e i vestiti variopinti e bizzarri ricordano quelli della Legione degli Strilloni , un gruppo di adolescenti inventato da Joe Simon e Jack Kirby nella Golden Age e poi riproposto dallo stesso Kirby nella sua saga del Quarto Mondo, segnatamente sulle pagine di Superman’s friend, Jimmy Olsen. Notare che tutti i ragazzini sono dotati di armi più o meno pericolose e alcuni di essi richiamano vagamente a personaggi di film/fumetti non propriamente positivi (c’è persino un piccolo Lex Luthor tra di loro!): le armi possono rappresentare la violenza presente oggigiorno nell’industria dell’intrattenimento che giocoforza contagia anche i più giovani assuefacendoli a sangue, massacri etc… Notiamo anche che Cappuccetto Rosso ha una macchia sull’occhio destro, probabilmente una pittura facciale, che ricorda molto quella intorno all’occhio ferito di Ultra sulla copertina e nelle prime tre pagine. Anche Cappuccetto Rosso e la sua gang sono quindi sotto una indiretta influenza della Cerchia, inconsapevolmente stanno operando affinché Intellectron possa finalmente erompere col suo vero volto sulle pagine di Ultra Comics. Lo vedremo fra breve.

Veniamo a sapere che il gruppo di ragazzini stanno proteggendo un enorme cubo dai droni-droidi di Reborizzon, quindi abbiamo un’ulteriore conferma che ci troviamo nel futuro, in una continuity dove Reborizzon e Gary Concord  esistono o sono esistiti realmente. Le truppe di Reborizzon stanno cercando il cubo per scopi non precisati: l’Ultragemma di Ultra carpisce un immenso potere dormiente all’interno di questo oggetto. L’oggetto potrebbe essere una scatola, ma è anche evidentemente un cubo di Rubik, con le facce tutte dello stesso colore: se immaginassimo un cubo di Rubik schiacciato in una prospettiva bidimensionale, otteremmo una grande pagina divisa in vignette. Cosa uscirà fuori da quella pagina? Chi c’è dentro la scatola?

Gary Concord junior l'Ultra-Man figlio del precedente.

Gary Concord junior l’Ultra-Man figlio del precedente.

La domanda rimane senza risposta, per ora. Cappuccetto Rosso dice ad Ultra che “Gli Anziani” hanno mandato il suo gruppo a recuperare la scatola: Ultra si offre di farlo per loro, a patto che i ragazzini lo portino a parlare con qualche adulto. L’affare si conclude e Ultra porta la scatola in una base piuttosto dimessa, ignaro di essersi appena condannato con questo gesto. Il campo base è popolato da ragazzini e da quattro adulti: tre di loro sono personaggi storici della DC che hanno avuto a vario titolo il nome “Ultra”. Vediamo Gary Concord Junior, figlio di Gary Concord Senior, anch’esso chiamato “Ultra-Man” come il padre. C’è poi la versione pre-Crisis di Ultraa, il supereroe di Terra-Prima di cui parlavamo inizialmente, con capelli lunghi e argentei. Infine c’è il più strano di tutti, Ace Arn detto Ultra il Multi-Alieno: personaggio apparso per la prima volta su Mistery in Space #103 (1965) con testi di Dave Wood e disegni di Lee Elias. Anche Ultra il Multi-Alieno è un personaggio del futuro, come Gary Concord: egli era l’astronauta umano Ace Arn che durante un viaggio spaziale viene colpito simultaneamente  dalle armi di quattro alieni provenienti rispettivamente dai pianeti Ulla, Laroo, Trago e Raagan. I raggi trasformano Ace Arn in una combinazione delle quattro specie aliene che lo hanno colpito, dandogli un aspetto inquietante: egli combina le iniziali dei pianeti di provenienza degli alieni che lo hanno trasformato con quella del suo nome, formando così il nuovo nome di battaglia, “Ultra” appunto. Nell’albo il nostro esordice dicendo Mo Zobba-zol Ulla Laroo Laroo Trago Raaga. Abbiamo visto che Ulla, Laroo, Trago e Raaga sono i nomi dei pianeti di provenienza degli alieni che hanno colpito Ace Arn; non ho idea invece, per quanto abbia dedicato tempo nella ricerca (tempo sottratto a più nobili attività) di cosa voglia dire “Mo Zobba-zol”. Probabilmente Ultra il Multi-Alieno sta raccontando la storia delle sue origini in qualche lingua extra-terrestre a Ultra Comics. Infine nel gruppetto di adulti c’è un aborigeno australiano, verosimilmente un riferimento a coloro che accolsero e educarono Ultraa in occasione della sua venuta sulla terra.

Ace Arn, ovvero Ultra il Multi-Alieno. La copertina del suo esordio.

Ace Arn, ovvero Ultra il Multi-Alieno. La copertina del suo esordio.

Gary Concord finalmente spiega ad Ultra Comics la situazione: ci troviamo in una versione futura e post-apocalittica di New York (chiamata Nu-City) dove il tiranno Reborizzon ha ottenuto il potere a seguito di una distruttiva guerra tra Tor e Epoch, il signore del Tempo. Tor era il principale nemico di Gary Concord Junior nella sua serie originale, mentre Epoch è uno degli avversari della Justice League, a sua volta proveniente dal futuro (dal 3786) e dotato di un crono-cubo che gli permetteva di attraversare la barriera del tempo. Che anche il cubo recuperato da Ultra abbia funzioni analoghe? Ci troviamo dopo il 2240 ma il tempo sembra non avere più significato in questo continuum, sempre secondo le parole di Gary Concord. Nella base si trovano anche fumetti di Multiversity: leggendo costoro le persone al campo-base hanno intuito che una minaccia si sta avvicinando,  e che il cubo recuperato da Ultra Comics è la chiave nel bene o nel male.

Ultra Comics ad un certo punto scorge dei crani seppelliti sotto i fumetti e intuisce che tutti al campo-base sono in realtà super-cannibali. Prima che possa reagire viene catturato da Ace Arn e legato ad uno strano macchinario in posizione da crocefisso. Ultraa suggerisce di assoggettarlo col “raggio apatico” collegato al macchinario. Il raggio apatico è  uno strumento impiegato “veramente” dall’Ultraa pre-Crisis nella sua seconda apparizione su Justice League America #158 per sconfiggere ogni super-essere di Terra-1, buoni e cattivi insieme, da lui percepiti come un pericolo per la popolazione umana. La scelta di trasformare gli abitanti del campo-base in cannibali è un sarcastico riferimento agli “eroi” della fiction contemporanea, particolarmente agli zombie mangiatori di carne umana.

Colpito dal raggio apatico Ultra ha una serie di visioni, sente delle voci. Lo vediamo giudicato e dichiarato colpevole da un tribunale in cui il giudice è il diavolo e la giuria è costituita da: Adolf Hitler, Lucrezia Borgia, Nerone, Darkseid (unico personaggio immaginario tra queste figure storiche), Pol Pot, Oliver Cromwell, Maria la Sanguinaria. Ricordiamo che Oliver Cromwell era un membro della Gentry, la piccola nobiltà inglese e “Gentry” è il nome inglese della Cerchia. La sarabanda di immagini e voci è interrotta dall’arrivo del comandante  spaziale degli uomini del campo base, l’uomo che li domina completamente e che gli ha incaricati di trovare e recuperare il misterioso cubo: si tratta della versione post-Crisis di Ultraa. Apparso per la prima volta in Justice League Quarterly del 1993, questa versione di Ultraa piuttosto violenta e brutale, era nativa del pianeta Almerac e giunse sulla terra in cerca della moglie Maxima combattendo vari eroi nel frattempo.

L'Ultra post-Crisis

L’Ultra post-Crisis

Nel nostro albo, Ultraa è esiliato sulla Terra e per tornare su Almerac dalla moglie Maxima ha bisogno del cubo transmaterico recuperato da Ultra Comics. Come ringraziamento per averglielo portato, Ultraa a sua volta un super-cannibale strappa coi denti l’Ultragemma dal cranio di Ultra Comics e la divora. Il simbolismo è piuttosto facile da comprendere: se l’Ultragemma costituisce l’unione tra le nostre menti e Ultra Comics, strapparla significa rompere questo ponte. L’industria dell’intrattenimento di massa, insomma, interrompe il rapporto intimo e personale tra eroe e lattore in favore dello sfruttamento caprino delle mode “globalizzate”. Notiamo che Ultra stavolta sanguina per davvero. Infatti l’Ultragemma è la parte più “umana” del fumetto, contenendo parte anche di noi.

Ultraa infine comincia a manovrare il misterioso cubo, sperando di tornare al suo pianeta natale. Ma Ultra Comics ha un asso della manica: “l’Ultra-materiale diventa tutto quello che desideri! L’Ultra-materiale risponde al pensiero. Il MIO pensiero. […] Ora sto pensando che l’Ultra-materiale è un SOLVENTE, il più corrosivo ed esplosivo dell’Universo. E tu l’hai appena mangiato”. Ultraa muore tra atroci sofferenze, ma è ormai troppo tardi. Il cubo è stato attivato. Il terribile potere che contiene si manifesta infine per quello che è. Una voce ci esorta ad andare avanti a leggere, è solo uno stupido, innocuo fumetto, in fondo. Intellectron è uscito dalla sua scatola. A livello narrativo, tutti sono stati inconsapevolmente manipolati da Intellectron il cui solo scopo era uscire dalla scatola ed entrare nelle nostre menti: i creatori di Ultra Comics, Ultra Comics stesso che ha recuperato la scatola misteriosa, le persone al campo-base che hanno catturato Ultra Comics, Ultraa che ha manovrato il cubo, tutti sono stati ingannati da Intellectron. E ora il suo occhio inquietante guarda dritto noi.

A livello metaforico, il cubo, la scatola, rappresenta la pagina, i fumetti (come abbiamo detto prima il cubo di Rubik visto in 2-D è una pagina con vignette) e per estensione tutta la moderna industria d’intrattenimento. Essa rilascia messaggi negativi che poi, come abbiamo notato nell’introduzione, rientrano nelle nostre teste sotto forma di pensieri indipendenti negativi; la violenza, la pornografia mascherata, la massificazione del divertimento non producono più sogni, ma lavorano nelle nostre teste dando vita ad incubi: pensieri tristi, despressivi, la morte della speranza, della gioia dell’immaginazione che è una parte fondamentale della vita. Intellectron rappresenta tutto questo. Egli superando la quarta parte del fumetto (il cubo) riesce finalmente a entrare nel mondo reale. In questo è aiutato da coloro che “manovrano” il cubo, cioè l’industria dell’intrattenimento, con personaggi e temi brutali e disperati, simboleggiati in questo caso da Ultraa.

Notiamo che l’aborigeno tiene in mano Multiversity #1 la prima apparizione di Intellectron nella serie. Ultra Comics alla fine si rende conto di essere stato usato (Io ero solo un sacrificio. Vattene finché sei in tempo!. Il simulacro umano usato finora da Intellectron-l’uomo distinto-giace ora inutilizzato, poiché la creatura ha gettato finalmente la sua maschera.

Intellectron colpisce Ultra con un raggio che lo invecchia rapidamente, rendendolo decrepito e inutile agli occhi dei bambini che lo circondano. Altra metafora per indicare come gli odierni eroi di cinema, TV e fumetti con il loro approccio violento e “consumistico” facciano sembrare obsoleti, vecchi i supereroi come Ultra agli occhi delle nuove generazioni, senza un adeguato “restyling” come quello per esempio operato dall’industria cinematografica, che ne tradisce fondamentalmente l’essenza.

Intellectron ci invita a inginocchiarci davanti al nuovo padrone. Guardandoci dritto negli occhi ci ordina: Volta  la pagina. Fallo. Skiavo. Schiavo: ecco cosa diventa il fruitore dell’intrattenimento globalizzato agli occhi stessi di chi vende il prodotto. Il linguaggio di Intellectron non è banale, ma egli scrive con caratteri che sembrano presi dal lessico degli SMS: segno dell’impoverimento generale della comunicazione a seguito di blog, chat e whatsapp vari? Se ce n’era ancora bisogno, Intellectron precisa anche la natura della Cerchia: “Noi della Cerchia siamo akkorsi al puzzo di carogna dei vostri sogni. Dove c’erano palazzi e astronavi ora restano solo ossari e bordelli. Prosciugati.

L'occhio di Intellectron vi guarda. Silenzio e obbedite!

L’occhio di Intellectron vi guarda. Silenzio e obbedite!

In tutto questo Ultra? Ultra reagisce in tre modi, in successione. L’aiuto gli viene, insperato, proprio dai ragazzini che avevano contribuito alla sua cattura. Segno che, se redenzione verrà, potrà venire soltanto dai bambini e dagli adolescenti: solo loro possono avere la forza dei sogni necessaria a cancellare l’attuale grigio panorama e riprendere da capo per colonizzare i mondi della fantasia. Cappuccetto Rosso chiede il lieto fine e dice di credere in Ultra Comics. Distrae Intellectron ferendolo all’occhio mentre Ultra riattiva il suo “potere segreto”: essendo un fumetto, Ultra può “ritornare da capo” quando vuole, alla scena iniziale, e poi, saltando le pagine in mezzo, ripresentarsi in campo ringiovanito e ancora dotato dell’Ultragemma. Viene salvato grazie alla fede che i bambini hanno in lui.

Ora può davvero attaccare Intellectron. La trappola, Ultra spiega, non è per noi o per Ultra, ma per Intellectron. “Intellectron. Quando ho detto che era una trappola….l’hanno tesa  PER TE. Sei stato MANGIATO  da Ultra Comics. Sei stato inglobato e trasformato in PURO TESTO dall’apparato digerenti di un fumetto.  E qual’è il problema dei testi? SONO VULNERABILI ALLE CRITICHE” . In effetti, entrando nel nostro mondo tramite un fumetto, Intellectron è ora soggetto a critiche distruttive (simboleggiate dai “post” di immaginari utenti di forum che appaiono durante l’attacco di Ultra).

Ma anche questo attacco non funziona. Intellectron spazza via i bambini (se non sono ricettivi al marketing moderno, l’industria dell’intrattenimento semplicemente ignora i ragazzi e si concentra sugli adulti che hanno anche il pregio di avere la moneta) e, rivolto a noi, ci parla della minaccia della “macchina dell’oblio”: La makkina dell’oblio sta consumando le vostre preziose ore mortali. State invekkiando, assorbiti dai vostri passatempi. Intellectron lancia il pensiero negativo che ogni maniaco, pardon appassionato, di fumetti come noi ha avuto qualche volta: è tutto tempo sprecato, votato all’oblio, quello dedicato alla lettura, c’è un mondo là fuori che ci aspetta, in fondo! Ma allo stesso tempo rivela la natura brutale del marketing dell’intrattenimento odierno, la cui funzione non è artistica, ma di “assorbimento” dell’individuo in mode consumistiche che sono, a conti fatti, tempo sprecato.

La situazione per Ultra è drammatica: mentre corre all’impazzata per sfuggire ad Intellectron, i suoi pensieri si fondono coi nostri e con quelli di Morrison, creando strane didascalie a sfondo nero e carattere viola. L’Ultragemma sta operando la suprema unione di menti nell’estremo sforzo di sconfiggere Intellectron e alla fine Ultra capisce che c’è un solo modo, c’è sempre stato un solo modo per chiudere in trappola Intellectron. Rivolgendosi a noi , Ultra implora: “C’è un’ultima cosa che dovete fare! Tutti voi! Chiudete la porta, lasciatemi qui. Me la caverò, io troverò un modo di….” Ma ormai abbiamo capito. Non andrà tutto bene per Ultra. Egli ha deciso di fare esattamente quello che ci aspetteremmo da un eroe del suo calibro: si sacrifica. Chiedendoci di “chiudere la porta”, cioè l’albo, Ultra Comics sa che si interromperò il contatto mentale tra noi e lui, e questo significa che Ultra morirà: ma anche Intellectron verrà distrutto nel processo. Smettere di leggere significa “uccidere” i protagonisti e questo Ultra lo sa bene, ma con un sacrificio volontario coraggioso accetta di morire per impedire ad Intellectron di infettarci. E’ questa la morale salvifica di Multiversity  #8: Ultra Comics: le idee negative possono penetrare in noi in qualsiasi momento, certo, ma proprio perché esse entrano nel nostro mondo, nella nostra testa lì noi possiamo schiacciarle secondo le nostre regole. Chiudere la porta e lasciarle morire. E’ questo il grande incalcolabile che è sfuggito ad Intellectron: la forza della nostra fantasia, il potere redentore dell’immaginazione che nessun marketing riuscirà mai a toglierci, a patto che noi crediamo in noi stessi, esattamente come Ultra ha creduto in noi.

La scena della morte di Ultra è struggente. Le didascalie dicono: Il cuore si ferma — e non può — e c’era una cosa a cui dovevi pensare prima di–i miei migliori amici– e io voglio–voglio bene a….Le ultime parole di Ultra non si leggono semplicemente perché, se Ultra siamo noi, possiamo dedicare le ultime parole alle persone, cose o animali che amiamo di più. E’ un addio intimo, come tutti gli addii. Ultime vingette dedicate al climax discendente neuroni/costellazioni/fine del contatto. La somiglianza tra neuroni e costellazioni indica la vastità della nostra mente, della nostra vita interiore.

C’è anche un’altra ragione narrativa al balloon vuoto, che forse capirete leggendo l’ultimo numero il mese prossimo.

Il Sacrificio di Ultra.

Il Sacrificio di Ultra.

Dunque è finita, ma asciugatevi le lacrimucce! La morte di Ultra Comics non è una morte come può esserla quella di un comune essere umano. Ogni volta che vorremo, potremo riaprire l’albo e Ultra Comics riprenderà vita, sconfiggendo Intellectron. Tra dieci, venti, cento anni, chiunque potrà dare vita a Ultra Comics ovunque sul pianeta, semplicemente leggendo l’albo. Ovviamente, questo vale anche per Intellectron: ogni volta che qualcuno leggerà l’albo, il suo grande piano per infettarci fallirà ed egli verrà distrutto da Ultra. Ma anch’egli come Ultra, essendo chiuso in un fumetto e quindi diventato fumetto egli stesso da “forma di pensiero indipendente” che era, può tornare alle prime pagine. E lo fa. Prendiamo anche noi la copertina e le prime tre pagine. Quell’Ultra con l’occhio rosso, ferito, non è Ultra ma Intellectron con le sembianze dell’eroe. Chiuso di nuovo nella “scatola”, prigioniero della sua eterna sconfitta dentro un fumetto, Intellectron prova a salvarsi assumendo le forme di Ultra Comics sulla copertina e nelle prime tre pagine: ma è un’Ultra dall’occhio malato perché l’occhio di Intellectron è stato ferito da Cappuccetto Rosso nelle sequenze finali dell’albo. Sperando di ingannarci con le sembianze di Ultra, Intellectron ci implora più volte, anche in copertina, di non aprire l’albo e soprattutto di non guardare la pagina finale perché SA che se lo facessimo vedremmo la sua sconfitta  e morte per mano del vero Ultra Comics. Ma più ci osserva a sua volta più Intellectron capisce che noi proseguiremo la lettura; per questo, a causa della paura che lo attanaglia, riesce sempre meno a tenere salde le sembianze di Ultra fino alla vignetta finale di pagina 3 dove in pratica riassume le sue vere sembianze di occhio rosso malvagio. Appena giriamo a pagina 4 il racconto ricomincia, il piano di Intellectron si riattiva, Ultra viene creato e comincia la sua avventura destinata a concludersi con il suo sacrificio, in un loop eterno.

Quando invece a pagina 38 Ultra torna ringiovanito dicendo “Mi sono salvato da quella prima scena appena in tempo” non si riferisce alle prime tre tavole, come Intellectron vorrebbe farci credere, ma da quello che DAL SUO (di Ultra) punto di vista è l’inizio: cioè la sua creazione: da pagina 6 in avanti. Ed è tornato “appena in tempo” per combattere Intellectron non per sfuggire alla situazione di pagina 3, come sempre Intellectron  spera  di farci credere (e almeno io ci ho creduto alla prima lettura). Ma tutta la splendida ambiguità delle parole e degli atti dei protagonisti tornano ad onore di Morrison che con questo albo ha confezionato davvero un bel rompicapo allegorico per i poveri lettori.

Ma lasciamo pure Intellectron a sbraitare e urlare dalla copertina, chiuso nella sua scatola in un loop di infinita sconfitta e parliamo di Doug Mahnke. Mahnke in questo albo si scatena, le idee di Morrison non sarebbero state realizzabili senza le sue splendide matite. Riesce persino a stemperare qualche suo difetto storico, mi riferisco specialmente alle espressività dei personaggi che in altre opere sue sono a volte un po’ rigide. Ma in questo caso non ci sono difetti da segnalare, solo applausi da fare. Spero di rivedere un Mahnke così anche su altre opere: ovviamente i disegnatori non vivono in campane di vetro, e per quanto professionali essi possano essere la loro motivazione cresce in base all’importanza della storia che vanno ad illustrare. E certamente il buon Doug è stato partecipe del progetto Ultra Comics fino in fondo. Ottimi anche le chine e i colori, che hanno seguito le varie fasi emotive del racconto in maniera impeccabile.

E QUINDI?

E quindi perché se la Cerchia viene sconfitta, Ultra Comics rimane il “fumetto maledetto”? Perché Intellectron e la Cerchia rimagono chiusi “nella scatola”, prigionieri loro stessi della makkina dell’oblio: ma nella scatola, cioè nella serie, ci sono anche tutti gli altri personaggi dei numeri precedenti. Loro possono ancora essere infettati e in effetti, come abbiamo visto, lo saranno ogni volta che apriranno il fumetto maledetto che contiene “la cosa nella scatola”. La realizzazione di essere a loro volta prigionieri di un circo dell’intrattenimento che serve solo a creare effimere mode e indotti, senza ispirare davvero nessuno -la makkina dell’oblio- li schiaccia, li deprime (suicidio di Sapphire Mason, vedere le sue ultime parole); se un eroe non può davvero fare ciò per cui gli eroi sono nati, cioè ispirare, si abbandona al male e all’inerzia. La makkina dell’oblio è la maledizione profonda di Ultra Comics. Ma gli eroi possono ancora essere salvati. Da noi. Noi disponiamo di un superpotere davvero unico che gli altri personaggi non hanno, questo superpotere nell’albo è simboleggiato dall’Ultragemma ed è l’immaginazione. Evitando che la Cerchia uscisse dalla carta stampata, Ultra ci ha dato una seconda chance. Possiamo scegliere se essere ancora “skiavi” oppure usare la nostra immaginazione per spezzare la makkina dell’oblio e creare nuovi mondi, nuove storie che ispirano. Noi possiamo salvare tutti i personaggi di Multiversity. Morrison è stato di parola quando prometteva che ci avrebbe presentato il più grande eroe di Terra-Prime: NOI.

Ultra Comics rappresenta la conclusione di un percorso che Morrison ha iniziato su Animal Man 26 del 1990. In quell’episodio egli, scrittore, si trovava faccia a faccia con Buddy Baker, il protagonista della serie, e gli rivelava di essere l’autore della sue avventure, mentre egli, Buddy era….un fumetto. Accettando (con comprensibile riluttanza) questo concetto, Buddy chiede a Morrison: Ascolta, se tu puoi fare qualsiasi cosa…se puoi…mi restituirai la mia famiglia? (Buddy aveva perso la famiglia nei numeri precedenti). La risposta di Morrison fu: Spiacente, non sarebbe realistico. Violenza insensata e morte sono “realistici”. I fumetti sono “realistici” al giorno d’oggi. […] Abbiamo pensato che rendendo il tuo mondo più violento, questo sarebbe stato più “realistico”. Più “adulto”.C’era già tutto Morrison: la concezione dei personaggi di fantasia come creature reali in un piano differente, perlomeno nel senso che influenzano le nostre menti in modo quasi indipendente; la critica verso la deriva violenta e “realistica” del fumetto contemporaneo. Tutto questo trova la sublimazione in Ultra Comics dove questo percorso trova infine l’apoteosi nella dichiarazione della forza salvifica delle mente umana, della nostra immaginazione, che nessun pensiero negativo potrà mai piegare se non siamo noi a volerlo. Certo, c’è una lotta da fare, la (ri)conquista dei nostri spazi di fantasia non sarà facile, ma è una percorso fondamentale da intraprendere. Quest’albo non è semplice, ha attirato e attirerà critiche per la sua complessità e per il simbolismo a tratti oscuro, ma rimane comunque un’opera da leggere,  specialmente se siete sensibili ai temi proposti e se vi siete mai fatte domande “filosofiche” sulla passione che ci accomuna, quella sui fumetti e sulla influenza della cultura d’intrattenimento sulla vita reale. Infine -NON LEGGA CHI NON HA MAI LETTO ANIMAL MAN!- va ricordato che Morrison restituisce per davvero la famiglia a Buddy Baker, in spregio a ogni sorta di “realismo adulto”

Per questo mese è fin troppo, gente! Appuntamento con l’albo conclusivo il mese prossimo: gli eroi di 52 Terre contro la Cerchia. Saranno botte da orbi, preparate i guantoni!