KEN IL GUERRIERO

Scritto da Alessandro Spaccini il 16 aprile 2011 in Comics e fumetti americani con nessun commento

Immagine

Testi: Yoshiyuki Okamura aka “Buronson”
Disegni: Tetsuo Hara
Edizione italiana: Edizione ZERO “Granata Press”, 16 volumi – Edizione Star Comics, 27 volumi – Edizione Deluxe d/Visual, 27 volumi

 

Mai… mai… scorderai…l’attimo… la terra che tremò…

Così inziava la sigla italiana della serie animata di “Ken il Guerriero”, e devo dire che (tralasciando fortunatamente “la terra che tremò”) mai parole furono più azzeccate! Kenshiro infatti non me lo sono mai scordato, e me lo porto nel cuore da quel lontano 1990, quando, per la prima volta, la mia tv si sintonizzò su una rete ormai scomparsa, la quale aveva l’unico pregio di mettere in onda Ken subito dopo l’ora di cena…

ImmagineIl desiderio di spendere parole su quest’opera è talmente grande, che va al di la della complessità del parlare dell’opera stessa.
Questo timore reverenziale credo sia dovuto al fatto che il lavoro di Hara e Buronson, con Ken, sia diventato una sorta di spartiacque culturale, che non solo ha avuto il pregio di istituire un’eroe dalla grandissima fama, tutt’ora iconico (obbiettivo tutto sommato comune a qualsiasi artista che si cimenta in questo campo), ma abbia proprio rivoluzionato il modo di pensare, raccontare e proporre il fumetto nipponico di quegli anni.
La lungimiranza degli autori ha fatto di quest’opera uno specchio sincero del fervore culturale proprio dell’inizio degli anni 80, ed ha consolidato il tutto fondendo magistralmente la tradizione secolare orientale con gli stereotipi tipici del mondo occidentale.
Il punk, le moto alla “easy rider”, i giacchetti in pelle, il rock e il cinema di Hollywood si legano con la spiritualità, le arti marziali e i codici d’onore tipici dei maestri ninja. Due culture, che pur nelle loro nette diversità, trovano una loro armonia, che permette a Kenshiro di affascinare ed imporsi non solo sul mercato giapponese, quanto anche su quello europeo\mondiale.

ImmagineEra il 1983 quando furono pubblicate le prime vignette sulle pagine di Shonen Jump della Shueisha, ed ancora oggi è uno dei manga più venduti e apprezzati della storia. Una pietra miliare del fumetto che sembra non passare mai di moda. Le vicende della sacra scuola di Hokuto rimangono salde nella memoria dei vecchi lettori come il sottoscritto, e sanno emozionare bene anche i nuovi lettori d’oggi, dopo ben 28 anni.
Da 2000 anni a questa parte, due grandi scuole di combattimento hanno imparato a convivere tra loro, l’una è il rovescio della medaglia dell’altra.
Sono l’Hokuto Shinken (divina scuola di Hokuto) associata alla costellazione dell’Orsa Maggiore, e il Nanto Seiken (divina scuola di Nanto) associata alla Croce del Sud.
Le tecniche dell’Hokuto Shinken comprendono l’uso dei cosiddetti “tsubo”, i punti di pressione presenti in tutto il corpo umano, e che consentono, dopo un lungo e durissimo allenamento, di far esplodere il corpo del nemico dall’interno; le tecniche di Nanto invece prevedono la distruzione del corpo umano dall’esterno, trasformando i propri arti in vere e proprie lame.
ImmagineLa scuola di Nanto vanta molti più adepti dell’Hokuto Shinken, e anche molti più stili di combattimento (6 in tutto), che fanno capo ad un unico imperatore.
L’Hokuto Shinken invece, che possiede le tecniche più letali in assoluto, viene tramandato di padre in figlio, e generazione dopo generazione viene designato un unico e solo erede che assume il compito di istruire la generazione successiva, e sigillare le tecniche apprese dai fratelli, previa distruzione dei pugni o la cancellazione della memoria, nel caso non volessero rinunciare all’uso dell’Hokuto Shinken.
L’Hokuto Shinken comporta una conoscenza del corpo umano che supera la normale scienza medica, e non è raro che coloro che vengono scartati dalla successione rinuncino al combattimento per usarlo in scopi taumaturgici.
Alla soglia del ventunesimo secolo, il 63° erede di Hokuto, il maestro Ryuken non ha avuto figli e decide di adottare quattro bambini, ognuno un possibile candidato alla carica di erede della divina scuola di Hokuto. Sono Raul, Toki, Jagger e Kenshiro. Per la prima volta nella storia si presentano nella medesima generazione tre perfetti eredi, sia Raul, Toki che Kenshiro sarebbero potuti diventare degli ottimi maestri, se solo fossero nati in epoche diverse.
Questo conflitto esistenziale porterà il protagonista a prendere profondamente coscienza dei doveri legati al suo potere, della sua missione di salvatore, attraverso una lunga escalation di combattimenti, violenza e profondo dolore, che ne tempreranno l’animo e lo spirito.

ImmagineEd è questo, forse, uno degli aspetti che più ha contribuito a creare le leggenda: per la prima volta, veniva proposto un prodotto fumettistico estremamente coerente con ciò che raccontava. La violenza, il sangue, e le morti cruente erano imprescindibili non solo dal contensto narrativo utilizzato (la terra dopo un conflitto nucleare) ma anche per la fortissima denuncia sociale propria dell’opera, che, con schietta sincerità, ci mostrava di quali bassezze morali era capace l’essere umano in un mondo in cui ogni codice veniva a mancare e si istituiva l’anarchia più totale, in cui la legge del più forte era l’unica regola e un bicchiere d’acqua valeva più di una vita.
Essere catapultato in un mondo post-atomico, in cui sopravvivere è l’unica priorità, in cui chiunque può diventare uno sciacallo per derubare gli altri, mi ha sempre colpito molto, perchè nella sua cinicità mette a nudo la parte peggiore di noi stessi se ci trovassimo veramente in condizioni simili, e tutte le ricchezze che ogni giorno accumuliamo con ossessione non avrebbero nessun valore rispetto a del semplice cibo e acqua.
Questo mondo ormai caduto nel caos e nella tirannia di uomini bramosi di potere, in cui i sopravvissuti alla guerra atomica cercano di sopravvivere, è l’espediente più importante per raccontare sentimenti ed ideali opposti: la tristezza, la forza di volontà, il sacrificio, l’ amicizia, la lealtà, l’ affetto e l’ amore permeano costantemente tutta l’opera.
In questo senso ci sono personaggi magnifici: Toki, ad esempio (che per molti rappresenta, anche fisicamente, la figura di Gesù Cristo), è uno dei simboli del sacrificio. Sacrifica la sua salute, per salvare le persone che ama dalle polveri nucleari, sacrifica la sua vita per il bene degli altri, trasformando la sua arte marziale in uno strumento medico. Oppure Rey, il simbolo dell’amicizia e della lealtà, muore per proteggere i suoi cari e per onorare il combattimento.
Anche alla fine degli scontri più duri e cruenti c’è sempre redenzione, c’è sempre la volontà di sottolineare quanto il male sia conseguente ad una mancanza di amore. Di quanto l’amore sia la vera salvezza dell’uomo.
In definitiva, ad una lettura più attenta, credo che il messaggio che quest’opera cerca di trasmettere ai lettori è che la vera forza degli uomini sta soprattutto nella loro interiorità, in se stessi, ed è raggiungibile solo attraverso il rafforzamento dello spirito, del carattere e della volontà.

Immagine

Tetsuo Hara, da parte sua, compie anch’esso un lavoro straordinario.
Se analizziamo graficamente l’intera serie è impossibile non notare come il tratto dell’autore divenga, mano a mano, sempre più adulto e maturo, così come adulto e maturo diventa il personaggio nel corso degli anni e dei combattimenti sostenuti. Se ad esempio, inizialmente, le forme dei visi e dei lineamenti sono più dolci e puliti, con lo scorrere dei numeri, la fisionomia diventa più “squadrata” e “dura” e c’è molta più attenzione ai particolari, come l’espressività degli occhi e la prestanza fisica che, in alcuni casi, eccede in ipertrofia.
Come ho già sottolineato in precedenza, Hara si ispira chiaramente ai miti del cinema (e non) della sua epoca.
Vi riporto alcuni accostamenti che sicuramente, i più attenti lettori, già avranno notato…

  • Kenshiro giovane = Bruce Lee
  • Kenshiro adulto = Sylvester stallone
  • Raoul = Arnold Schwarzenegger
  • Generale Falco = Dolph Lundgren
  • Shu = Kurt Russel
  • Souther = Kiefer Sutherland
  • Ronn = è la versione “chiara” di Carl Weathers  (Alcuni dicono che si siano addirittura ispirati a Freddy Mercury)
  • Yuda = Boy George (identici)
  • Bask = Hulk Hogan

(se avete notato un certo grado di apprezzamento rispetto a Rocky, c’avete visto giusto in quanto Buronson e Hara sono due grandi fans dei film di Stallone e Schwarzenegger)

Voglio concludere con le parole degli stessi autori, che meglio di me sanno esprimere il perchè DOVETE LEGGERE QUEST’OPERA se non l’avete già fatto:

…lo scopo iniziale del progetto era di descrivere i sentimenti che l’umanità avrebbe potuto provare in un mondo primordiale e “genuino” come quello dell’era post-atomica, e di farlo attraverso le gesta di Kenshiro che è un eroe violento dalla capacità non comuni, ma soprattutto, e questo credo anche che sia uno dei motivi principali del suo successo, è un personaggio anche molto umano in cui tutti tendono ad identificarsi. Hokuto no Ken, più che un opera che inciti alla violenza, mi sembra al contrario un fumetto che la previene, offrendo al pubblico una valvola di sfogo dallo stress e dai soprusi di tutti i giorni.
Non sono intorno a tutti noi? Tipi detestabili, tipi furbi, tipi forti e boriosi… Li vorrei ammazzare, però, quando me li trovo davanti, senza rendermi conto finisco col sorridere in modo conciliante… Se fossi magari forte e alto 1,85, già li farei fuori conciandoli per le feste. Perciò, questo modo di pensare è tutto riversato in Kenshiro.
Insulse canaglie di tutto il mondo!! Subirete la vostra condanna a morte nel manga!!

YOU ARE SHOCK



Informazioni sull'autore

Alessandro Spaccini [Occhi nella Notte]Da sempre affascinato dal disegno e dalla grafica, crede nel fumetto, non solo come mezzo d'intrattenimento, ma soprattutto come forma d'arte vera e propria. Cresciuto con l'Alan Ford di Magnus ed essendo legato per diritto di nascita alla rivoluzione dark ipertrofica "Image", segue fiducioso la sua forte curiosità verso lidi fumettistici ed artistici sempre diversi, più maturi e autoriali. Ama incondizionatamente le opere cyberpunk, metafisiche, psichedeliche e tutto ciò che sfugge alla banalità. Dal settembre 2006 collabora con i ragazzi della community di "DCLeaguers" come grafico, articolista, recensore e membro dello Staff. Si illude ancora fortemente che ciò che scrive sia interessante.Leggi tutti gli articoli di Alessandro Spaccini