Guida a “The Invisibles” – Prima Stagione

Scritto da Alessandro Spaccini il 21 ottobre 2010 in Comics e fumetti americani e Fumetti DC Comics con 7 commenti

 

Guida a

THE INVISIBLES

“Il grande fratello ti guarda… impara ad essere Invisibile”.

La saga “The Invisibles” si divide in tre serie:
1° Serie — Composta da 25 numeri, scritti dal settembre 1994 all’ottobre 1996
2° Serie — Composta da 22 numeri, scritti dal febbraio 1997 al febbraio 1999
3° Serie — Composta da 12 numeri, scritti dall’aprile 1999 al giugno 2000

Libri, fonte di ispirazione per la creazione della serie:

(Utili per comprendere alcune citazioni, dialoghi, o scelte artistiche che ha usato l’autore all’interno della serie)

GEORGE ORWELL “1984”
ANTHONY BURGESS “Arancia meccanica”
MAYA DEREN “I cavalieri divini del voodoo”
SHAKESPEARE “Re Lear”
SUSAN BLACKMOORE “La macchina dei memi”
H.P. LOVECRAFT “Le montagne della follia”
WILLIAM S. BURROUGHS “Nova express”, “Il Pasto Nudo”, “Le lettere dello Yage”
TERENCE McKENNA “Vere allucinazioni”, “Il nutrimento degli dei”
ROBERT ANTON WILSON “L’occhio della piramide”, “La mela d’oro”, “Il leviatano”
GUY DEBORD “La società dello spettacolo”

CRONOLOGIA DEI DISEGNATORI CHE SI SONO ALTERNATI SULLA SERIE

SERIE 1

o Issues #1-4, 22-24: Steve Yeowell
o Issues #5-9, 13-15: Jill Thompson
o Issue #10: Chris Weston
o Issue #11: John Ridgway
o Issue #12: Steve Parkhouse
o Issue #16, 21: Paul Johnson
o Issues #17-19: Phil Jimenez
o Issue #20: Tommy Lee Edwards
o Issue #25: Mark Buckingham

SERIE 2

o Issues #1-13: Phil Jimenez
o Issues #14-17, 19-22: Chris Weston
o Issue #18: Ivan Reis

SERIE 3

o Issues #12-9: Philip Bond, Warren Pleece
o Issues #8-5: Sean Phillips
o Issue #4: Steve Yeowell, Ashley Wood, Steve Parkhouse, Philip Bond, Jill Thompson, John Ridgway
o Issue #3: Steve Yeowell, Rian Hughes, John Ridgway, Michael Lark, Jill Thompson, Chris Weston
o Issue #2: Steve Yeowell, The Pander Brothers, John Ridgway, Cameron Stewart, Ashley Wood, Mark Buckingham,
o Issue #1: Frank Quitely

(PS: La numerazione di questa serie, è contraria volutamente. Rappresenta una sorta di countdown verso l’arrivo del nuovo millennio, anno simbolico in cui si aspettavano cambiamenti importanti nella storia dell’umanità)

INTRODUZIONE

La serie che state per leggere (se non l’avete già fatto) è l’opera più rappresentativa di uno degli autori più geniali del nostro tempo… Grant Morrison!
Scordatevi i normali clichè del popolare fumetto mainstream. Se riuscirete ad entrare in sintonia con “The Invisibles” (e spero che questa guida possa riuscire in quest’intento) alcune vostre certezze potrebbero vacillare, e la vostra mente potrebbe aprirsi a concetti e possibilità che mai avreste neppure immaginato.
In un misto di cospirazioni multidimensionali, chaos magick, voodoo, UFO, droghe psicotropiche, funghi allucinogeni, riti sciamanici e religioni orientali potreste accorgervi che veramente la realtà non è solo tutto ciò che possiamo percepire.

Seguendo questo principio, lo stesso fumetto sembra adattarsi e modellarsi al mutare delle persone e degli stati d’animo al momento della lettura.
Il concetto, preso in prestito direttamente dalla Chaos Magick, è che ad ogni cambiamento culturale/spirituale di chi legge, muta anche l’interpretazione del fumetto che viene percepita.
Non solo. Gli stessi personaggi sono vittime/autori di questo concetto, evolvendosi per l’intera durata della serie.

In un’intervista Morrison dice: “Fin dall’inizio ho cercato di sedermi e di escogitare la serie come un incantesimo. Per potenziarlo ho anche fatto un bungee-jumping. Adesso il fumetto ha acquistato vita propria. Molte delle cose che ho inserito nel fumetto sono accadute davvero, al punto che ora posso inserire eventi nel fumetto per farli accadere.”
E qualcosa di vero sembrerebbe proprio esserci. Durante la lavorazione della serie Morrison si ammalò abbastanza seriamente tanto che dovette interrompere il suo lavoro. Ciò che gli stava capitando era molto simile a ciò che stavano passando i personaggi della serie in quel momento. Si accorse che si era istaurata una sorta di legame magico-psichico fra la sua vita reale e ciò che faceva fare ai protagonisti della serie. Dopo la stesura finale affermò di essere radicalmente cambiato, di essere diventato una persona differente rispetto al Grant Morrison pre-Invisbles.

Se non ci credete, potete sentirlo direttamente dalle sue parole guardando questi filmati:

Parte 1

Parte 2 Parte 3 Parte 4 Parte 5

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Gli Arconti, una razza aliena segreta e invisibile ai nostri occhi, da secoli manipola la civiltà umana grazie al loro potere sulla politica e sui mass media. Noi crediamo di vivere nel mondo liberi, ma in realtà siamo loro schiavi. Crediamo di fare e pensare ciò che ci pare, ma in realtà facciamo inconsciamente solo la loro volontà.
L’unica speranza di una reale libertà per gli uomini è quella di una società rivoluzionaria che segretamente, secoli fa, ha iniziato la sua lotta per la riconquista di un arbitrio più libero, di una coscienza vera: questi sono gli Invisibili!
Morrison si sofferma però a raccontarci solo la storia di una determinata cellula di Invisibili, quella più anarchica e violenta ovviamente, che sta andando incontro al 2012, l’anno cruciale dell’antico calendario Maya.

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Capitoli: Dead Beatles

Il titolo, e la primissima pagina del capitolo, già riassumono pienamente ciò che andremo a leggere.
Come abbiamo già detto, gli “Invisibili” sono persone in perenne conflitto contro gli Arconti. Ciò nonostante non sembrano avere un’ordine simile ad un’esercito, quantopiù una disposizione più semplice e meno chiara, fatta di cellule indipendenti formata da massimo 5 componenti ciascuna. Questo perchè si basa sul simbolismo elementare: terra, aria, fuoco, acqua e spirito.
La cellula guidata da King Mob, ha perso un elemento: John-a-dreams.
Deve quindi rimpiazzarlo con un nuovo compagno, che sembra già essere stato individuato da molto tempo, come se fin dal principio la sua esistenza fosse stata controllata e sorvegliata in attesa di questo momento.
Il suo nome è Dane McGowan.
Questo suo reclutamento è quasi una premonizione. E’ come se fosse stato scritto nel libro del destino.
Tutto ruota intorno alla figura mistica dello scarabeo: questo insetto, fin dall’antico egitto, ha assunto significati mistici molto importanti; ad esempio, gli stessi sacerdoti, o iniziati, dei misteri egiziani del dio Khepra (o Rha), dio del sole, erano a volte chiamati “scarabeos”. Lo scarabeo era l’emissario del sole, che simboleggia la luce, di verità, e la rigenerazione… non a caso uno scarabeo era inserito nella cavità del cuore dei morti.
Dane è come lo scarabeo di Khepra. Uno scarafaggio morto, ma che dentro di se rappresenta la resurrezione ad una nuova vita, una nuova esistenza, fatta di luce e verità. Dane è come morto perchè convinto che non ci sia altro rispetto alla realtà che lo circonda, ma la sua ribellione rappresenta la capacità intrinseca per fuggire dal sistema stesso. Fuggire dalla menzogna. Risvegliarsi rispetto ad una nuova percezione della realtà. Questa è la caratteristica che gli aprirà le porte degli Invisibili, anche se per arrivarci dovrà affrontare delle prove.

“Dead Beatles” è anche una sorta di omaggio, che l’autore ha voluto fare alla guest-star che appare in questo capitolo… John Lennon! (il Beatles morto)
La linea temporale è naturalmente sfasata. Dan e Lennon, pur trovandosi nello stesso luogo, appartengono ad archi temporali diversi. Questo accade per due motivi: Dan, inconsciamente, già appartiene agli Invisibili.. infatti John, voltandosi al richiamo “Mr. Lennon!” (anche questa una grande citazione del richiamo che Mark David Chapman urlò a Lennon prima di ucciderlo) non riesce a vedere Dan, che gli sta di fronte distante pochi metri. Secondo: la scena che accade è realmente esistita (Stu Sutcliff abbandona il gruppo dei Beatles per seguire l’amore), ciò nonostante quella che vediamo potrebbe essere una sorta di proiezione mentale dell’accaduto originata da KingMob che, tramite un rituale sciamanico, ha invocato John Lennon per avere consiglio sul da farsi, visto che ormai la sua entità dopo la morte è diventata divina (questo rituale sembra essere stato fatto veramente da Morrison, attraverso l’utilizzo di SLD). Tutto questo potrebbe tradursi anche in una primissima prova per Dave.

Che Dan sia un prescelto incosapevole è ancora più accentuato dal fatto che ha delle visioni generate da una specie di “demone interiore” che lui chiama Jack Frost (che in futuro sarà il suo nome in codice).
Jack gli parla e lo tormenta fin da bambino.
Anche dopo l’incontro con Lennon si manifesta dicendogli: “Erdische Methode gut, Starker Besitscher” che dovrebbe significare: “Buon metodo terrestre, proprietario potente“. Ma soprattutto: “Seelisches land” che non significa solo “terreno psichico” ma ha un significato più profondo di “lato oscuro della psiche”… una sorta di sé malvagio, o la follia interiore. Il “The dark side of the moon” in cui dimorerebbero queste entità.

Mr. Gelt, rettore della Casa dell’Armonia, è il primo esempio di essere umano cosciente ma sottomesso alla volontà degli Arconti. Il nome stesso “Gelt” ha vari significati a seconda della lingua a cui si può fare riferimento: ad esempio può significare “castrazione”, “denaro”, “rendere omaggio”, “folle”… tutti significati che esprimono al meglio la condizione di questo personaggio; cecità, nudità e la castrazione sono tutti simboli metaforici per la sottomissione volontaria delle persone al nemico. In sostanza, non possono più ‘vedere’ la realtà del mondo su di loro con chiarezza, nudi senza nessun tipo di protezione ma abbandonati completamente al volere altrui, e infine eunuchi a dimostrazione della perdita di volontà di ribellione. (Se ci fate caso, quando KingMob fa irruzione nell’istituto spara alle guardie accorse proprio in questi punti precisi)
Il fatto che non vediamo gli occhi è un particolare interessante su cui Morrison punterà molto anche successivamente con Dane. Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Per questo non vediamo mai gli occhi dei “cattivi”… perchè sono soggetti senza un’anima propria.
Per concludere, se è vero che Morrison è un genio, anche qui torna il filo conduttore del capitolo “Dead Beatles”.
Gelt, per sfuggire alla morte, salva la sua coscienza incarnandosi in uno scarafaggio, che puntualmente viene ucciso, calpestato proprio da Dan!

Capitoli: Su e giù tra paradiso e inferno, Su e giù tra paradiso e inferno (II), Su e giù tra paradiso e inferno (III)

Se McGowan è stato scelto come nuovo membro degli Invisibili, è anche vero che deve diventarlo sul serio.
Deve disfarsi di tutte le certezze che possiede, di tutte le nozioni con cui è cresciuto e aprire la mente alla verità del mondo. Deve essere risvegliato. Per riuscire in questo dovrà subire una sorta di “addestramento mentale”.
Vengono poste le basi al Grant Morrison-Pensiero con omaggi alle teorie psichedeliche di Terence McKenna, alle teorie sul linguaggio e alla Trilogia degli Illuminati di R.A. Wilson, all’alterazione delle percezioni sensoriali mediante E.L.F. (onde elettromagnetiche di bassissima frequenza), allo sfruttamento delle linee di forza che attraversano il Pianeta ( di cui l’edificio Canary Wharf, effettivamente esistente, sarebbe un accumulatore eretto per fini misteriosi), e alla vera natura dei detentori dei poteri mondiali.

Prima di spiegarvi in che cosa consiste e chi guiderà il ragazzo, mi piacerebbe sprecare qualche parola per la tavola che trovate a pagina 6 del 2° capitolo. Ciò che potete osservare riassume, in senso profondo, il disagio e  la ribellione che stà alla base della serie. Dan, ormai abbandonato a se stesso, fissa una vetrina di un negozio alla moda, per poi distruggerla in un impeto di rabbia. Il negozio rappresenterebbe la moda del mondo, e quindi il continuo uniformarsi della gente ai messaggi subliminali che li circondano e che vogliono standardizzarli in una precisa forma, e se fate attenzione i manichini hanno anche bracciali e collari, segno ancora più netto di incatenamento della razza unama verso una forma prestabilita che in verità non ci lascia liberi di essere noi stessi. Dan e il suo gesto rappresenterebbero l’esasperazione di un’uomo che cerca di sfuggire a tutto questo! (Planet X è un negozio di fumetti a Londra)

Torniamo all’addestramento: saranno Tom O’Bedlam, un barbone apparentemente pazzo, e KingMob (usando opportuni traverstimenti, come possiamo vedere già nella prima vignetta del capitolo, in cui è travestito da oratore metafisico) a guidare il ragazzo verso la libertà.
Di Tom sappiamo poco/nulla, ma sicuramente è un vecchio membro di qualche cellula degli Invisibili.
Per tutti e 3 i capitoli citerà frasi della famosissima tragedia di Shakespeare “Re Lear”, forse per sottolineare maggiormente la peculiarità di folle (apparente) che lo contraddistingue.
Mostrerà a Dan la Londra oscura… la Londra sconosciuta.
Londra è da sempre una città famosa per la sua componente esoterica e magica. (Pensate ad esempio che il parlamento attuale sorge sopra un’antico tempio d’apollo) Attraverso queste sue nascoste caratteristiche, Dan verrà proiettato in diversi piani della realtà e della coscienza. (Il fumo blu che Morrison usa come escamotage fumettistica, in realtà significherebbe che il vincolo universale della realtà può essere facilmente infranto dalla nostra mente, attraverso l’utilizzo di droghe)

A questo punto è d’obbligo introdurre un concetto chiave…
BARBELITH : è il nome che Morrison stesso ha sognato durante una sua esperienza magica. Stà ad indicare una dimensione di comprensione superiore, una sorta di realtà supplementare. Questo concetto metafisico è rappresentato visivamente da un cerchio di colore rosso che cambia di colore ad ogni stadio di coinvolgimento a cui il soggetto è sottoposto. In un certo senso, come è mostrato nel fumetto (pag.19 vol.2), è quasi come un semaforo… solo quando la comprensione e il coinvolgimento sono totali che si arriva al colore verde, e quindi si può “passare” ad un piano reale di percezione superiore.
Morrison ha scelto la figura di un cerchio per indicare la perfezione dell’universo gemello in forma “placentare”. Lui stesso afferma: “The red circle that represents our Universe’s placental twin.”
(Il frisbee con cui gioca Dan all’inizio della terza parte del capitolo, potrebbe significare sempre Barbelith)

Canary Wharf non è solo un palazzo, ma un simbolo reale che Morrison utilizza per introdurre una teoria molto simile al Feng-shui (l’arte cinese di costruire in località selezionate per ottenere l’energia positiva dalla terra).
Le città sono il virus che ha reso il mondo schiavo. Esse si nutrono incessantemente di ogni risorsa fino al loro esaurimento e il loro unico scopo è quello di replicarsi all’infinito. Sono i templi del dio denaro in cui noi siamo schiavi assuefatti ai suoi prodotti. Costruite su fiumi di sangue, denaro e merda…
Le città hanno intrappolato il potere della terra. Sono stati costruiti edifici, apparentemente innoqui, che hanno la capacità di intercettare e raccogliere il sistema nervoso del pianeta… linee energetiche che scorrono attraverso tutto il globo. Le città sono magiche, piene di templi e simboli dedicati ad entità oscure che dominano il nostro essere senza che possiamo accorgercene.
Lo sapevi che se prendi una cartina ed unisci tutti i mcdonald’s di Londra salta fuori il sigillo dell’oscuro imperatore Mammon?“. (Mammon è un demone associato alla ricchezza, la personificazione del potere economico.)
Canary Wharf è uno di questi simboli. E’ un’interferenza aurea costruita per distruggere il flusso d’energia della linea del grande drago (secondo il Feng-shui c’è un enorme drago addormentato al centro della Terra. Il suo sistema nervoso corrisponde a diverse linee di energia che scorrono attraverso la Terra)

Buttarsi da questo palazzo-simbolo, è l’ultima prova. E’ l’abbandono definitivo. Il risveglio completo.
Ciò che accade è un chiaro parallelismo con ciò che succede nel “Re Lear” di Shakespeare; in breve: Gloucester è accecato e pensa che non ci sia più motivo di vivere. Chiede quindi ad un folle mendicante, Tom O’Bedlam (che in effetti è il figlio legittimo Edgar, perseguitato dal bastardo Edmund), di essere accompagnato sull’orlo estremo delle scogliere di Dover per suicidarsi con la dignità che gli compete. Edgar lo porta invece sulla spiaggia e lo convince che, nonostante il terribile salto, gli dei hanno decretato la sua sopravvivenza. Ma per Gloucester il salto c’è stato, è realmente sopravvissuto allo strapiombo e da ciò gli deriva un’illuminazione, una visione più chiara della realtà che gli occhi, con i propri limiti, potevano solo offuscare. Quando Dane accetta di credere nel salto della Canary Wharf , di rifiutare la visione che i suoi occhi gli trasmettono, ecco che si apre a lui la vera realtà.

Capitoli: Arcadia: poesia di sangue, Arcadia: i misteri della ghigliottina, Arcadia: 120 giorni di sodoma, Arcadia: T.E.S.T.A.

E’ con Arcadia che si ha l’apoteosi della “non spettacolarità”, con innumerevoli chiavi di lettura, citazioni, digressioni e parallelismi atemporali, fino allo stremo della capacità di sopportazione del classico lettore seriale (Provate a leggere i 4 capitoli a distanza di un mese l’uno dall’altro e capirete perché la serie originale ebbe un crollo di vendite che la portò sull’orlo della cancellazione. Se l’avete letta tutto di un fiato, invece, avrete capito perché Arcadia è considerata ultimamente un capolavoro!).

4 sono le vicende che contemporaneamente Morrison ci propone.
Apparentemente slegate le une dall’altre (come piace all’autore) , hanno invece un filo conduttore che le unisce rappresentato dal concetto di utopia e, più concretamente, dal dipinto di Nicolas Poussin, ”Les Bergers d’Arcadie” (I pastori d’Arcadia). Che voglia rappresentare quella visione bucolica ed idilliaca, nessuno lo sa, e che voglia dire l’iscrizione “Et In Arcadia Ego”, ancor meno, ma era un segreto che faceva tremare i re e i papi.

1- George Byron & Bysshe Shelley: atei, pervertiti e radicali, rappresentano al meglio il concetto di intellettuale “invisibile”. Loro stessi ne sono diretti esponenti.
Nell’agosto del 1818 i due soggiornarono veramente a Venezia e qui Shelley comporrà il poemetto “Giuliano e Maddalo” di cui abbiamo letto una parte proprio all’inizio del capitolo. E’ proprio attraverso le vicende che l’autore ci presenta che il poeta trarrà ispirazione per la stesura della sua opera (naturalmente Morrison descrive ciò che lui immagina fosse accaduto).
La loro utopia è immaginarsi un mondo perfetto, in cui i poeti attraverso i loro versi indicano la strada verso la libertà agli uomini comuni, oppressi dalle catene della paura e della religione. “Un giorno uomini e donne saranno uguali e liberi dalla tirannia, liberi da Dio e dalla paura. E noi avremo aiutato ad affrettare quel giorno con le nostre parole”
Ma non può esistere un mondo ideale. Ogni perfezione a cui l’uomo ha aspirato ha sempre piantato le proprie fondamenta nella sofferenza e nel dolore. Ogni sforzo per rendere migliore e più giusto il mondo ha sempre fallito, diventando paradossalmente il suo contrario. Per questo, l’utopia può risiedere solo nella nostra immaginazione, nella nostra mente. Solo in questo luogo sarà perfetta e ideale.
Ma ogni grande sfida, ha anche il suo prezzo: i sogni di Shelley travalicano il buonsenso e chiedono la vita della piccola figlia Clara. Davanti alla tragedia i sogni svaniscono e rimane soltato la sensazione di essere alla fine persone comuni.

2- La rivoluzione Francese: E’ lo sfondo storico in cui prende il via la prima missione della rinnovata cellula invisibile capitanata da King Mob. Il compito è quello di riposizionare sulla supersfera dello spazio-tempo il famoso Marchese De Sade .

1793, primo anno del terrore: la ghigliottina ha un’accezione semi-divina. L’ignoranza e la paura del popolo gli riconosce il falso merito di essere l’unico baluardo nel proteggerli dal male e dai nemici.
L’utopia di creare una società uniformata entro certi paramentri ha il sopravvento e poggia le sue fondamenta nel sangue innocente di migliaia di cittadini (valutabile fra 35.000 a 40.000 persone) colpevoli solo di pensare in modo diverso, o di essere troppo liberali. Il perfetto esempio di distruzione della democrazia.
“Oh libertà, quanti crimini commessi in tuo nome!”

3- 120 giorni di Sodoma: E’ uno dei romanzi più famosi di DeSade che lo compose nella prigione della Bastiglia nel 1785.
“Sono sceso nell’abisso. Ho mostrato la marcia facciata di corruzione dietro le maschere dipinte dello stato. Ho lasciato uscire la bestia dalla gabbia perchè divorasse “un’universo morale” concepito da bugiardi e simulatori. Ho smascherato i mostri che ci governano e fanno bei discorsi mentre cenano con le interiora dei bambini.”
Il finanziere, il presidente, il vescovo e il duca rappresentano il potere del mondo. Il potere dei soldi, della religione e della politica. Il potere che può sovvertire il mondo a seconda dei piaceri dei potenti che cercano di ricreare la loro utopia di completa perdizione e liberta da ogni vincolo morale conosciuto per esplorare i limiti dell’uomo.
Ma pur soddisfacendo ogni loro volere, non riescono a raggiungere l’appagamento tanto cercato.
“Se vi fosse data la possibilità di fare qualunque cosa senza che nessuno possa giudicarvi, punirvi, quanto lontano vi spingereste?”

4- Rennes-le-Château: Il cerchio “utopico” si chiude con quest’ultima parte della storia. Per comprendere appieno la vicenda però bisogna accennare di sfuggita a Rennes-Le-Chàteau ed al segreto Tesoro dei Templari, in quello che è uno dei più grandi e celati segreti della storia occidentale (o, più probabilmente, una delle più colossali fandonie letterarie).
Nel 1885, Il sacerdote Bérenger Saunière venne mandato in punizione a fare il parroco di un insignificante paesino, Rennes-Le-Chateau. Lì se ne stette buono e caro, finché non riuscì a racimolare un prestito per restaurare la chiesa locale. In una colonna cava, però , trovò quattro pergamene, due comprendenti alcune genealogie, le altre brani del Nuovo Testamento. Ovviamente dovette esserci dell’altro, se è vero che il sacerdote decifrò strani messaggi, per poi arrendersi e chiedere aiuto ai suoi superiori. Di lì la sua carriera fu fulminea, con immediata notorietà nei migliori circoli esoterici dell’epoca ed una inesauribile disponibilità finanziaria che gli permise addirittura di rifare completamente la chiesa (con l’insolita aggiunta di una statua del demone Asmodeo, una via crucis zeppa di riferimenti esoterici e blasfemi, e un’iscrizione sull’architrave del porticato che recitava in latino: ”questo luogo è terribile”!!).
Nel suo primo viaggio a Parigi, poi, riuscì a procurarsi il famosissimo quadro (più probabile una copia) di Nicolas Poussin, ”Les Bergers d’Arcadie” (I pastori d’Arcadia).
La storia dietro questo strano evento sarebbe la seguente: la Maddalena (che, come certamente sapete, aveva sposato Gesù Cristo, niente affatto morto sulla croce), se n’era andata in Francia con la sua numerosa prole (se con lei ci fosse anche il consorte non è proprio certo al 100%). I discendenti diretti di Gesù, dunque, si erano ritrovati a regnare sulla Francia (parliamo dei Merovingi) ed a differenza di qualunque altra dinastia  regale, avevano dalla loro un sangue doppiamente “blu”. Fondamentalmente il Priorato di Sion non cerca altro che restaurare la reggenza dei Merovingi sull’intera Europa, attraverso una serie di accordi segreti e manovrando le fila dei nostri governanti (pensate ad una loggia massonica all’ennesima potenza).

Ragged Robin scopre il segreto di Rennes-le-Château.
Il tesoro templare è la Testa mozzata di Giovanni Battista.
E qui si chiude il cerchio… sul significato del dipinto di Nicolas Poussin ”Les Bergers d’Arcadie” e quindi sul significato di arcadia/utopia/paradiso: la perfezione è glossolalia, la lingua eterna dell’estasi, dei sogni. La voce dell’inconscio che parla ad ognuno di noi in modo diverso ma a cui noi non prestiamo ascolto. Solo quando tutto il mondo riscoprirà e parlerà questa lingua, si otterrà il paradiso in terra… la più grande utopia.

PS: l’uomo che gioca a scacchi all’esterno della chiesa di Rennes-le-Château è lo stesso che prorge la mela rossa a Mary Shelley nella carrozza. Questo personaggio si presta ad innumerevoli interpretazioni. Non si riesce a capire se faccia parte di una cellula invisibile o meno. Personalmente credo che questo misterioso personaggio rappresenti metaforicamente il Dalang, il burattinaio che tramite la propria abilità ci fa credere di vedere una guerra fra due grandi eserciti, anche se in realtà non esiste.
Lo stesso misterioso individuo poi lo ritroveremo nel capitolo “Sciamana: Parte II” nel ruolo dell’autostoppista a cui King Mob da un passaggio.

Capitolo: Chi meglio muore, vince.
(Il titolo si riferisce al gioco che fa da allegoria all’interno del capitolo. Gioco molto diffuso fra i ragazzi scozzesi in cui si mimano scene di guerre e a turno si interpreta il soldato che viene ucciso. Chi dei ragazzi mima la morte più scenografica e spettacolare, vince il gioco.)

“Nella vasta ed infinita lotta cosmica fra Bene e Male, cos’è che può far diventare ognuno di noi un cattivo ragazzo? Si nasce cattivi o si diventa cattivi? La vita e la morte di un’uomo potrebbero essere la chiave per rispondere a questa domanda…”
Queste sono le parole di Grant Morrison relative a questo piccolo capitolo, in cui il protagonista non è il nostro caro King Mob ma bensì Bobby Murray. Non è il personaggio, quanto la sua vita ad essere significativa: il susseguirsi degli eventi, presentati dall’autore magistralmente, utilizzando una tecnica onirica in cui importanti ma piccoli frammenti dell’esistenza vengono rimescolati fra loro nel tempo, analizzati nell’insieme ci appaiono come strettamente collegati ad un destino che evento dopo evento formerà il Bobby del futuro, fino alla sua morte. Una morte che quasi ci si aspettava se si prende in considerazione il parallelismo con l’evento traumatico della sua infanzia, in cui la sua paura più grande era quella del “trombone peloso”, mostro che secondo lui viveva nella cantina del carbone e che aveva una maschera anti-gas come viso. Impossibile non associarlo alla maschera di King Mob, ed è impossibile non notare come questa paura non si sia trasformata poi nell’artefice vero e proprio della sua dipartita.
(La porta della cantina ha chiaramente un colore blu. Questo colore vuole sottolineare con più forza il senso simbolico mistico/sciamanico che si cela all’interno di quel costrutto… un pò com’era successo con la sostanza blu che Dane aveva fumato per accedere al Barbelith. La sostanza blu è una sorta di materia spirituale che esula dal concetto di spazio-tempo)
La vita è la strada che ci trasforma e ci plasma. Ci indica indirettamente chi siamo e chi saremo.
Ma se in realtà fosse solo un’illusione?
“Cerca di ricordare… è solo un gioco.”

Capitolo: Sciamana (Parte I): Venere con i pantaloni, Sciamana (Parte II): Il giorno dei nove cani, Sciamana (Parte III): Apocaliptica

I comuni esseri umani sono intrappolati all’interno di un sistema che si fonda su 2 principi indissolubili: il tempo e lo spazio. Non c’è nulla di ciò che diciamo o di ciò che pensiamo che non sia vincolato all’interno di questi due principi.
Gli individui illuminati, coloro che hanno raggiunto il Barbelith, riescono implicitamente a distruggere queste due costanti, raggiungendo comprensione massima in cui il concetto di tempo e spazio non esistono più. L’IO si annulla e diventa TUTTO.
Così com’era avvenuto per Dane, anche Hilde (alias Lord Fanny) è riuscita a raggiungere questo stato ultimo della comprensione umana, anche se attraverso un percorso differente che fonda il proprio processo nella cultura e mitologia maya. La sua famiglia, di generazione in generazione, ha tramandato i segreti della N Ualli (maghe latino americane) alle rappresentati femminili della famiglia. Hilde è l’unica eccezione dopo molte generazioni.
Così come Dane ha potuto contare sull’aiuto e la guida di Tom O’Bedlam, Hilde sarà istruita da sua nonna Dona Isola de Rios.
Arriverà così alla comprensione ultima, secondo cui il tempo non è come un fiume in continuo divenire quanto più una bolla in cui tutti i tempi solo lo stesso tempo. Non esiste presente, passato o futuro, ma tutto è presente perenne. (A questo proposito leggetevi assolutamente “Siddharta” di Hermann Hesse)
Questo stato cognitivo ultraumano può prendere “fisicamente” forma e manifestarsi come una sorta di liquido azzurro: un liquido temporale che fuoriesce e riflette la consistenza stessa della bolla del tempo.

E ora cerchiamo di dare una breve spiegazione ai riferimenti mitologici del capitolo:
Tezcatlipoca (“specchio fumante”), secondo la mitologia azteca, era il dio della notte, del nord e delle tentazioni. Possedeva uno specchio che sprigionava fumo ed uccideva i suoi nemici. Era l’antitesi ed il rivale di Quetzalcoatl.
Quetzalcoatl,ovvero “il serpente con le piume”, Era il dio della bellezza e della guerra.
Tezcatlipoca e Quetzalcoatl provengono dalle più antiche tradizioni azteche. Gli aztechi li assimilarono nella loro religione  e li considerarono alla stessa stregua, due divinità gemelle. Erano uguali ed opposti. Perciò Tezcatlipoca fu chiamato “il nero Tezcatlipoca” e Quetzalcoatl “il bianco Tezcatlipoca”.

Mictlanteculhtli secondo la mitologia azteca, era il dio dei morti e Re di Mictlan.
Veniva raffigurato come uno scheletro, o una persona che indossava un teschio dentato o un cappello a cono pieghettato e vestiti di carta. Veniva associato ai ragni, ai gufi ed ai pipistrelli. Sua moglie era Mictecacihuatl.
All’interno della storia lui è la visione ultima di Hilde e Mictlan è la meta da raggiungere, la parte più profonda degli inferi ma anche il mezzo attraverso cui arrivare alla comprensione ultima.
Per giungere al riposo eterno, il defunto doveva affrontare un duro viaggio, lungo quattro anni, dalla Terra a Mictlan, potendo contare però sull’aiuto del guardiano dell’aldilà Xólotl (Il cane che si vede accompagnare Hilde a pagina 147). Il Mictlan era una dimensione formata da 9 luoghi: nei primi 8 i morti dovevano affrontare numerose prove mentre nel 9° -il più profondo- potevano godere del riposo eterno. (Nella storia, il cane aiuta Hilde ad oltrepassare il primo luogo, l’Apanohuaia… luogo formato da un grande fiume e l’unica maniera di attraversarlo era con l’aiuto di Xólotl. Se il defunto durante la vita aveva maltrattato dei cani Xolotl non gli avrebbe dato aiuto facendolo rimanere per l’eternità in questa dimensione.)

La farfalla che diventa l’animale guida (naguel = totem protettore) del ragazzo/ragazzina è anch’esso significativamente importante: I guerrieri che morivano in battaglia e le donne che morivano di parto erano le uniche persone che non sarebbero andate a Mictlan dopo la morte. I guerrieri si sarebbero alleati agli aiutanti del sole nella guerra quotidiana contro le tenebre e dopo quattro anni si sarebbero trasformati in colibrì o in farfalle.

Capitoli: Entropy in the U.K (Parte I): Dandy, Entropy in the U.K (Parte II): Messiah, Entropy in the U.K (Parte III): Assassino

“Suppongo tu conosca 1984 di G. Orwell”
E come dice il Sir.Miles anche noi supponiamo che abbiate letto questo meraviglioso libro. Se così non fosse (rimediate al più presto maledizione!), sappiate che questa parte della storia è una schietta citazione a ciò che accade alla fine di “1984”. King Mob, catturato fortuitamente, viene imprigionato e sottoposto a durissime torture che non sono tanto fisiche, quanto soprattutto psicologiche. Si cerca di violare la sua mente, i suoi pensieri e ricordi, attraverso l’utilizzo di una sorta di droga… una sostanza particolare chiamata “chiave 17”.
(Se prestate attenzione le frasi deliranti che KM pronuncia a pagina 50-51 e definite “lingua diversa” sono un chiaro riferimento alla già citata Glossolalia)

Ed è per questo che è importante introdurre e spiegare uno dei concetti fondamentali dei capitoli in esame…
Il Bipensiero: è un termine utilizzato per indicare il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto può farsi e disfarsi: la volontà, e la capacità, di sostenere un’idea ed il suo opposto  in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare.
“Dimenticare tutto quello che era necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui sarebbe stato necessario, e quindi dimenticarlo da capo: e soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso. Questa era l’ultima raffinatezza: assumere coscientemente l’incoscienza, e quindi da capo, divenire inconscio dell’azione ipnotica or ora compiuta. Anche per capire il significato della parola “bispensiero” bisognava mettere, appunto, in opera il medesimo.”
Il bipensiero, mediante una menzogna che arriva sempre prima della verità, elimina ogni scoglio al funzionamento della morale imposta.

Così come in “1984” i cittadini erano completamente, ciecamente fiduciosi nei dettami del Partito, così in “The Invisibles” la razza umana segue inconsciamente e impassibilmente i dettami degli Arconti. Con il loro potere hanno limitato la libertà umana di esprimere pensieri astratti attraverso l’utilizzo dell’alfabeto e quindi delle parole… come se questo mezzo fosse una sorta di mantra inconscio per catalogare il mondo che ci circonda. Ciò che vediamo dipende interamente dalle parole che possiamo esprimere. (Questo concetto è descritto come una sorta di pietra magica incastonata nella nostra fronte, un pò come abbiamo visto nel capitolo 16 “Londra”, con Dane. Non so se sia un riferimento corretto, ma sono sicuro che questo gesto faccia parte di un rituale tibetano conosciuto come “Chod” in cui gli sciamani offrono in pasto ai demoni feroci il proprio corpo. Da questo rito imparano la “lingua segreta del Dakini” o “linguaggio del crepuscolo”)
King Mob crede di vedere le sue falangi tagliate e il suo viso deturpato dalle violenze delle torture, ma in realtà nulla di ciò stà realmente accadendo… in realtà ci sono solo fogli con su scritte parole o frasi che lette e filtrate dal cervello attraverso il potere della droga “chiave 17” rendono “reale” ciò che leggiamo.
“Niente esiste, se noi non diciamo che esiste. Con la froga che ti abbiamo dato possiamo evocare la realtà da poche parole scarabocchiate su un foglio! Vedere non è sufficiente. E non è sifficiente dire che vedi. Devi credere! Devi voler credere!”

Rasoio di Occam: è il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico  espresso nel XIV secolo dal filosofo  e frate francescano inglese  William of Ockham, noto in italiano come Guglielmo di Occam.
“A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”
Ciò significa che – tra le varie spiegazioni possibili di un evento – bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori.

Un altro concetto che Morrison tende a rimarcare in tutto il corso del capitolo è questo parallelismo fra King Mob e la figura dello scorpione: possiede un tatuaggio alla base della colonna vertebrale che raffigura uno scorpione, eplorando la sua mente sono presenti pensieri-scorpione, durante il suo addestramento schiaccia uno scorpione, una delle “porte psichiche” che nascono i suoi ricordi più nascosti è di colore blu ed è contrassegnata dal simbolo zodiacale dello scorpione, ribellandosi al Sir.Miles compare dietro di lui un’aura a forma di scorpione e infine, parte misteriosa ma importante, lo scorpione è associato al sogno nella discussione in Australia davanti alla sacra roccia Uluru.
Come abbiamo precedentemente appreso (nel capitolo 10 “L’ora dei mangiacadaveri”) lo scorpione è il barone Zaraquin, re degli scorpioni Loa, Dio degli assassini.
Questa raffigurazione iconografica animale sembra essere una rappresentazione di un qualche potere mistico/voodoo. Un antico collegio di maghi sciamani appartenenti all’ordine di “Loa” il cui potere era concesso attraverso degli animali sacri.(il tatuaggio che ha KM alla base della schiena potrebbe essere il punto di un importante chakra attraverso il quale si manifesta il potere dello scorpione. Potere che sembra essere stato concesso a KM dallo scorpione stesso)

… Continua…


Informazioni sull'autore

Alessandro Spaccini [Occhi nella Notte]Da sempre affascinato dal disegno e dalla grafica, crede nel fumetto, non solo come mezzo d'intrattenimento, ma soprattutto come forma d'arte vera e propria. Cresciuto con l'Alan Ford di Magnus ed essendo legato per diritto di nascita alla rivoluzione dark ipertrofica "Image", segue fiducioso la sua forte curiosità verso lidi fumettistici ed artistici sempre diversi, più maturi e autoriali. Ama incondizionatamente le opere cyberpunk, metafisiche, psichedeliche e tutto ciò che sfugge alla banalità. Dal settembre 2006 collabora con i ragazzi della community di "DCLeaguers" come grafico, articolista, recensore e membro dello Staff. Si illude ancora fortemente che ciò che scrive sia interessante.Leggi tutti gli articoli di Alessandro Spaccini