ULTIMATE REPORT Stagione 1 – Prologo

Scritto da Dario Sicchio il 20 maggio 2015 in Fumetti Marvel Comics e Supergruppi Marvel Comics e The Leaguers' Corner con nessun commento

15 anni fa, nel Settembre del 2000, usciva sul mercato USA Ultimate Spider-Man #1, scritto da un allora scognito Brian Michael Bendis e disegnato da Mark Bagley. Senza che nessuno lo sapesse, stava iniziando qualcosa di grande. Qualcosa che avrebbe scosso l’industria del fumetto mainstream fin nelle fondamenta. Quel giorno nasceva l’Universo Ultimate.
Oggi, 15 anni, molti premi e svariate centinaia di albi dopo, sta uscendo nelle fumetterie statunitensi il primo capitolo di Ultimate End, miniserie di 5 numeri, partorita dallo stesso team creativo che diede i natali a questa incredibile linea editoriale, che porrà fine (o almeno così sembra) a questa epoca.
Non importa se si è o meno fan della Marvel e dei suoi personaggi, la liena Ultimate è stata la casa di alcuni dei talenti più illustri del fumetto mondiale e la produttrice di uno degli universi narrativi più coesi, intraprendenti ed originali degli ultimi 30 anni.
È proprio in occasione di questa fine che vogliamo celebrare questo universo narrativo con questa rubrica. Ultimate Report racconterà da capo la storia della linea Ultimate, suddivdendola in stagioni e puntate, come una serie televisiva in forma di articolo, offrendo a tutti la possibilità di scoprire o rivivere queste fantastiche storie, corredate da qualche piccolo approfondimento.
E quindi cominciamo.

Il "papà" di Ultimate Spider-Man accanto alla sua più grande creazione.

Il “papà” di Ultimate Spider-Man accanto alla sua più grande creazione.

 

Ultimate Report 1×00 – Dalla Fine Sino All’Inizio

Il 2000 non è certo stato l’anno più felice per il fumetto supereroistico.
Un decennio come quello degli anni ’90, fatto di storie ipertestosteroniche, caratterizzazioni approssimative e confusi sconvolgimenti di continuity, aveva fatto allontanare tanto i lettori quanto i grandi autori dalle due grandi del settore, la Marvel e la DC. Le uniche serie a tenere a galla questi due colossi stanchi erano rispettivamente gli X-Men (perfetti interpreti della rabbia giovanile anni ’90 e benedetti dalla gestione di Claremont) e la JLA (brillantemente resuscitata, nonostante i tempi, da talenti come Grant Morrison e Mark Waid). Ma nonostante questi sparuti picchi di vendite, ormai la realtà era inequivocabile: il fumetto supereroistico stava perdendo lettori.

Il grafico che mostra la caduta libera subita degli introiti della Marvel fra i primi anni '90 ed il 2000.

Il grafico che mostra la caduta libera subita degli introiti della Marvel fra i primi anni ’90 ed il 2000.

Dalle testimonianze degli autori di allora, sembra che la più economicamente compromessa fra le due case editrici, nonostante vendite complessivamente maggiori, fosse proprio la Marvel con alla testa un tristemente famoso Bob Harras.

I racconti ci riportano uno scenario di bancarotta molto più che rischiata, di salari dimezzati, uffici ipotecati, licenziamenti furibondi e disperata ricerca di partner e acquirenti per le proprietà intellettuali della casa editrice. Insomma era un periodo in cui essere a capo della Marvel significava prendere fra le mani una situazione disastrosa. È in questo scenario, dopo le dimissioni di Harras, che arriva Joe Quesada, disegnatore ed autore di successo che si mette al comando di una nave già affondata. Quesada è un autore di grande esperienza e capisce meglio dei suoi predecessori la vera cosa di cui una casa editrice ha bisogno: talenti. In pochi anni Quesada riesce, con i suoi contatti nel mondo dei grandi autori ed un occhio esperto nel saper riconoscere giovani promettenti, a ripopolare la Marvel di firme internazionali e nuove promesse (direzione nella quale anche la DC stava riuscendo finalmente a muoversi attingendo da quel meraviglioso bacino che è la Vertigo), a riassestare un palinsesto di pubblicazioni e a guadagnare tempo vendendo i diritti delle sue due IP più remunerative, gli X-Men e Spider-Man, rispettivamente alla 20th Century Fox e alla Columbia Pictures perchè ne realizzino degli adattamenti cinematografici (che si riveleranno poi i successi internazioali che oggi conosciamo).

Joe Quesada, arrivato alla testa della Casa delle Idee nella sua ora più buia è ora l'Editor in Chief della compagnia più grande del settore.

Joe Quesada, arrivato alla testa della Casa delle Idee nella sua ora più buia è ora l’Editor in Chief della compagnia più grande del settore.

Ma c’era ancora un problema. La Marvel aveva perso troppi lettori e la sua utenza più affidabile, data la discontinuità con cui i più giovani si approcciavano al fumetto supereroistico, era quella dei vecchi appassionati. Serviva qualcosa che attirasse l’attenzione di nuovi lettori, qualcosa di fresco, che non avesse pesanti connessioni con una continuity ormai incontrollabile, ma che non costituisse un reboot che avrebbe altrimenti alienato l’utenza di vecchia data, che costituiva l’entrata più affidabile della casa editrice.
E così nacque l’idea: rinarrare le origini di questi due franchise. Cominciando da Spider-Man, personaggio sicuramente più adatto a fare presa sui teenager, ambientando la sua storia ai tempi odierni e contestualizzando le vecchia e collaudata formula di “supereroe con superproblemi” alle difficoltà dei giovani del 2000. Insomma un’iniziativa prettamente ed esclusivamente commerciale. Un’idea come le case editrici americane ne hanno tante, pronta ad essere il solito fallimentare fuoco di paglia. Fu il modo in cui Quesada ed i suoi collaboratori (gli editor Bill Jemas e Ralph Macchio, anche loro ex-autori) eseguirono il tutto, che pose le basi per qualcosa di grande. Anche se loro non potevano ancora averne idea.

A questo punto la storia si fa un po’ confusa, nel senso che non è chiaro né come né esattamente chi fra questi signori abbia scovato l’allora emergente Brian Michael Bendis (ognuno di loro racconta una storia diversa, anche lo stesso Bendis), ma sta di fatto che avvenne.

Brian Michael Bendis nel 2000: anche lui ha avuto 33 anni. Ma i capelli no, quelli non li ha mai avuti.

Brian Michael Bendis nel 2000: anche lui ha avuto 33 anni. Ma i capelli no, quelli non li ha mai avuti.

Bendis, allora 33enne, era un acclamato e fiorente autore di fumetti indipendenti e romanzi gialli, che lottava contro le grandi industrie col piglio di chi si da un gran da fare per apparire in controtendenza. Lui stesso ammise, in relazione al suo ingresso nel fumetto supereroistico mainsteram: “Per otto lunghi anni ho passato ogni istante della mia vita cosciente a creare per me stesso un’immagine da scrittore\artista duro e irriverente, e adesso la sto distruggendo”.
Comunque sia, a Bendis fu proposto il progetto. Una piccola commessa per un piccolo autore molto stimato. La serie sarebbe stata una miniserie da 6 o 7 numeri, completamente fuori contiunuity. Come artista venne scelto Mark Bagley che già aveva dimostrato le sue qualità su altri fumetti dell’Uomo Ragno, il quale accettò piuttosto a malincuore, non avendo molta fede nel progetto. Eppure fu proprio la scarsa fede che tutti riponevano in questa iniziativa, ed il feroce desiderio di Bendis di non compromettere la propria immagine professionale cercando comunque di realizzare un’opera di qualità, che spinse i vertici della Marvel a dare a quest’ultimo carta bianca. E così, una bozza dopo l’altra, una fantasia dopo l’altra, a Bendis venne un’idea. Non limitarsi a rinarrare le origini di Peter Parker: reinventarlo. Creare per lui un nuovo carattere, un nuovo contesto, dargli una nuova vita, raccontata da una serie di lungo corso. Creare lo Spider-Man definitivo: l’Ultimate Spider-Man.
Nelle loro interviste, Bendis, Bagley, Jemas, Macchio e Quesada parlano del periodo preparatorio della serie Ultimate Spider-Man come uno dei più emozionanti e creativamente esaltanti della loro vita. A furia di ipotesi e voli di fantasia, si resero conto che c’erano tutte le carte in regola non solo per pubblicare un’intera nuova serie di Spider-Man, ma per creare un nuovo universo Marvel. Affiancando a Peter Parker la serie che avevano già in animo di creare per rilanciare gli X-Men si potevano porre le basi per un contesto più ampio e da lì andare a crescere.
Fu così che vennero chiamati a lavorare su questa nuova linea editoriale due dei più grandi autori internazionali del mondo del fumetto: Mark Millar (allora famoso per la sua gestione di The Authority, considerata iconoclasta e coraggiosa: non certo una celebrità, ma considerato un giovane talento) e Grant Morrison (che non arrivò mai a scrivere una serie Ultimate, ma il cui ruolo, come vedremo più in là, fu determinante).

Grant Morrison nel 2000 era già una star e fu il vero e proprio "padrino artistico" di Millar, prima della loro rottura. Fu una figura determinante nella nascita dell'Universo Ultimate anche se non ne firmò mai nemmeno una testata.

Grant Morrison nel 2000 era già una star e fu il vero e proprio “padrino artistico” di Millar, prima della loro rottura. Fu una figura determinante nella nascita dell’Universo Ultimate anche se non ne firmò mai nemmeno una testata.

L’Universo Ultimate è la quintessenza di ciò che ogni Elseworld dovrebbe essere. Una versione nuova di personaggi celebri, che esiste perchè ha qualcosa di veramente nuovo da dire su di essi. Non inserendoli semplicemente in un nuovo contesto storico, o dandogli costumi e poteri diversi, ma creando per loro un mondo ed una vita nuovi, così ben strutturati e diversi, da farli avvertire come necessari.
Per questo l’Universo Ultimate, per un’intera generazione di lettori, divenne il solo, vero, unico universo Marvel. Per questo molte delle idee inserite in questa linea sono state prese di peso e sfruttate negli attuali adattamenti cinematografici (anche se ancora nessuno di questi è riuscito a riproporne lo spessore, l’audacia e l’incredibile coerenza interna).
L’unico modo funzionale di leggere queste storie (che purtroppo hanno goduto di una gestione editoriale quantomeno discontinua in Italia) è non dando nulla per scontato. Non credendo che ci sia qualcosa da accettare passivamente in quanto parte di una tradizione. Nulla è così e basta.
C’è un motivo per l’improvvisa comparsa dei mutanti sulla Terra. C’è un motivo per la specifica mutazione subita dai Fantastici Quattro. Tutto è connesso, necessario e coerente, come solo un universo creato da poche ma affiatate menti poteva creare.
L’Universo Ultimate è un mondo nuovo da scoprire.
E noi cominceremo a farlo, dalla settimana prossima, con la prima puntata di Ultimate Report: Origini e Leggende.