Luthor

Scritto da Francesco Bellacicco il 21 febbraio 2012 in Fumetti DC Comics e Superman con un commento

Testi:Brian Azzarello
  Disegni: Lee Bermejo
Edizione originale: DC Comics – Lex Luthor: Man of Steel
Edizione italiana: Planeta DeAgostini – Luthor

In “Luthor”  Brian Azzarello decide di analizzare l’aspetto psicologico, quello più intimo e personale, che contraddistingue Lex Luthor, l’antagonista di Superman per antonomasia. Nell’opera, disegnata dall’apprezzatissimo Lee Bermejo, che collaborerà poi con Azzarello al più famoso “Joker” uscito nel 2008, l’autore decide di non fornire una forte impronta d’azione o un intreccio particolarmente sviluppato, per lasciare spazio al personaggio di Luthor analizzato attraverso il suo essere uomo, e non tanto per la sua figura di classico nemico; che troppo spesso non è stata degnata di una attenzione particolare che potesse spiegare più approfonditamente il significato delle sue scelte e delle sue azioni. Come è lecito aspettarsi, in Luthor l’indole del protagonista è sempre dannata e spietata, e lo porta a compiere azioni poco nobili pur di raggiungere i suoi obiettivi. Anche in questa interpretazione infatti, lo scopo finale di Lex Luthor è quello di distruggere ed eliminare Superman; ma se fin troppo spesso il suo tentativo si focalizzava principalmente sull’eliminazione fisica, in questo caso, attraverso la creazione di una nuova eroina (chiamata non a caso Hope, in italiano speranza) che possa  sorvegliare e proteggere Metropolis, il piano dell’antagonista dell’uomo d’acciaio andrà a basarsi su un processo che dovrebbe in futuro portare i cittadini di Metropolis, e dopo di loro l’umanità intera, a dimenticarsi di Superman e a rimuovere dall’immaginario collettivo lui e gli ideali che quest’ultimo ha contribuito a far fiorire.

Nell’opera lo scontro Luthor-Superman è visto, in maniera metaforica, come il traumatico scontro infinito che c’è tra l’uomo e ciò che per lui, nell’universo e nel mondo, è alieno, nel vero senso di diverso da lui, sia per origini che per natura. Luthor, vero idealista, porta come bandiera del suo pensiero la prospettiva attraverso la quale l’umanità può, e deve, riuscire ad occuparsi di sé stessa, delle sue angosce e delle sue paure in maniera del tutto autonoma, senza costruirsi miti che potrebbero poi rivoltarsi contro di lei e distruggerla, rappresentati in questo caso dall’uomo d’acciaio, ma aiutandosi, se ce ne fosse bisogno, attraverso la speranza, vero sostegno che è di esclusiva appartenenza all’essere umano in quanto creatura unica e inimitabile nell’universo, proprio per la sua condizione di essere cosciente del suo ciclo vitale e della sua mortalità. L’incubo di Luthor è rappresentato proprio dal fatto che Superman sia detentore di un potere davvero immenso, attraverso il quale potrebbe da un momento all’altro spazzare via la civiltà umana e tutto ciò che quest’ultima ha creato. In tutta l’opera si respira un’atmosfera decisamente cupa, con una Metropolis che sembra quasi Gotham, pervasa da un perenne crepuscolo; scelta grafica decisamente azzeccata. Luthor è graficamente presentato in maniera fondamentalmente classica; almeno per quanto riguarda le caratteristiche fisiche, infatti, il personaggio non è stato stravolto, anche se, come sempre nei disegni di Bermejo, c’è una particolare attenzione alla sua espressività e a ciò che quest’ultima fa trasparire. Il Superman di Bermejo è invece un eroe oscuro, fisicamente imponente e con gli occhi sempre iniettati di rosso, come a rappresentare il suo status di minaccia perenne. Quando i due protagonisti, Superman e Lex Luthor, si incontrano, è Luthor che cerca di dare il via ad un dialogo e di confrontarsi con questo essere così diverso da lui e da tutti gli umani, che con il suo stare muto (per tutta la durata della storia, escludendo una brevissima esclamazione finale, Superman non parla mai) non fa che peggiorare la situazione, rendendosi insondabile e indecifrabile. Per concludere, la forza di “Luthor” sta nel tentativo, decisamente riuscito, di restituire dignità e spessore ad un personaggio che troppo spesso non è stato sviscerato a dovere, oltre che negli splendidi disegni di Lee Bermejo. L’opera potrebbe non essere apprezzata da tutti, a causa delle sue caratteristiche, basate quasi esclusivamente sull’analisi della figura di Luthor, più che sulle sue gesta o su vere e proprie svolte nella trama, che, funzionalmente al tipo di racconto, non arrivano, lasciando una sorta di vuoto narrativo necessario per comprendere la filosofia e la condizione umana dello stesso protagonista.

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