Morrison e Batman: presente, passato e futuro

Scritto da Simone Sperati il 24 aprile 2010 in Batman e Fumetti DC Comics con nessun commento

Grant Morrison si sta occupando di Batman da ormai quattro anni: risale infatti al 2006 il numero 655 della storica collana, inizio della sua gestione.

Dopo aver introdotto un bambino che si è rivelato essere figlio di Bruce e Talia, dopo aver ritratteggiato il Joker, dopo aver mostrato nuovi avvenimenti del passato fatti di luci ed ombre, dopo aver posto Batman di fronte all’ultima sfida possibile ed aver cambiato lo status quo del personaggio, lo scrittore scozzese si appresta ad aggiungere un altro tassello alla sua run con la miniserie di prossima pubblicazione The Return of Bruce Wayne.

Riportiamo di seguito gli estratti delle sue ultime interviste, nei quali Morrison discute del passato, del presente, del futuro e di ciò che rappresenta Batman per lui.

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SPOILER WARNING

L’idea temporale rappresenta per me il fatto di portare Bruce Wayne al limite del suo essere, dal momento che è stato scaraventato nella preistoria senza memoria, senza uniforme e senza strumenti (a parte la sua cintura). Volevo vederlo sopravvivere lì fuori ed esporlo a sfide nel corso della storia che ci permettessero basicamente di veder nascere Batman dal nulla, da quest’uomo privo di memoria. Durante RIP l’ho esplorato psicologicamente; l’ho spezzato e decostruito, ed ora si tratta di rimettere insieme Batman in una sequenza di storie singole, ognuna collocata in un periodo diverso e caratterizzata da un diverso genere.

Per prima cosa ho dovuto scegliere qualcosa che fosse potuto accadere nell’area di Gotham City. All’inizio avevo l’idea del cavernicolo e dopo di essa mi sarebbe piaciuto fare un Batman gladiatore; una storia per la quale ero molto eccitato, con Batman immerso nei giochi dell’Antica Roma, ma poi ho realizzato che non si poteva fare: può solo saltare avanti nel tempo nella sua area, e questo mi ha permesso di legare il tutto alla storia della Batman family…mi ha dato la possibilità di avere a che fare con uno spazio specifico che sappiamo appartenere a Batman. Si comincia quindi nella Preistoria, nell’attuale Batcaverna, la quale nell’era successiva, quella Puritana, rappresenta un nascondiglio per una ragazza accusata di esser una strega…e così via per le varie epoche storiche, ognuna caratterizzata da una specifica atmosfera.

Batman & Robin stanno procedendo verso il loro arc finale, “Batman and Robin Must Die”. Si tratta di metterli nella peggior situazione possibile che abbia potuto immaginare per loro. Bruce torna poco dopo il numero 16.

Dopo il Ritorno ci sarà un nuovo status quo: ho pensato a tutto fino alla conclusione, e per me si prospettano ancora due anni meritevoli di storie.

È come nella scena in cui Damian si chiede cosa succederà quando tornerà Bruce: “Non saremo più Batman e Robin?”. Penso, e credo lo pensino anche i lettori, che loro due siano davvero cool nei panni di Batman e Robin, e non sarebbe bello perderli subito. Vedrete quindi cosa succederà dopo il Ritorno.

Non pensavo avrei scritto nuovamente Batman dopo Arkham Asylum. Non sai mai quando possa saltar fuori un’idea per una buona storia. Credo che quando arriverò alla fine di queste storie avrò detto tutto, avrò dato il mio tocco al personaggio e a cosa rappresenta per me in ogni modo possibile, quindi non avrò altri piani…ma non si può mai parlare con certezza del futuro.

Ogni parte ha un approccio diverso: guardando Batman & Robin noto un’interessante progressione in cui la prima storia riguarda le maschere, la seconda i volti, la terza le ossa, la quarta le storie di famiglia. È un po’ come scavare nel personaggio di Batman. Non ero conscio di ciò ma ora mi è chiaro, ogni storia toglie uno strato a ciò che è Batman e si lega tutto al concetto dell’uomo dietro alla maschera, e al fatto di voler unire nuovamente Bruce Wayne e Batman in una persona, piuttosto che mostrare Bruce come esca e Batman come persona reale. volevo riportare indietro Bruce in forma di persona vivente, che respira.

Qualcuno allenato come Batman, che ha studiato meditazione e tutte quelle discipline, non sarebbe semplicemente un tipo tosto. C’è molto di più in lui. Batman è qualcuno che ha visto molte cose oscure e ne ha avuto a che fare spesso. Possiede molto più materiale del normale per comprendere il mondo, ma è vincolato dalla sua missione: è la sua parte fanciullesca impossibile da zittire. Per quanto sia sveglio, credo che non saprebbe come comportarsi se smettesse di fare ciò che fa.

La miniserie mostra semplicemente che in profondità sotto al costume, sotto a tutto, c’è quest’uomo dagli alti principi morali che non lascerà fare ai bulli ciò che vogliono. E questo concetto viene costantemente rinforzato; ogni storia è un approccio diverso all’idea di gente buona e cattiva, bianco e nero. Viene posto di fronte a situazioni moralmente ambigue piuttosto che solo bianche o solo nere.

Amo il fatto di poter scavare dentro ad un personaggio in questo modo e trovare così tanta profondità e così tanta storia. È come se fosse vivo. È sulla piazza da più tempo di me e sarà ancora in giro quando io non ci sarò più, quindi da questo punto di vista è più reale di me.

Il Ritorno è quasi un rimpiazzo della morte dei suoi genitori. Quella cosa non verrà mai cancellata, ma qui si tratta di fornire una situazione in cui Batman cresce naturalmente e spontaneamente da qualcosa di diverso dalla morte dei suoi…è questo che mi piace, l’idea che Bruce Wayne semplicemente diventi Batman. Non si può impedirgli di diventarlo.

Ci sono molte ramificazioni riguardanti l’Universo di Batman: vedremo alcuni eventi del passato dalla prospettiva di Bruce. Gran parte del plot riguarda ciò che accade nel momento in cui ritorna, e non è necessariamente qualcosa di buono.

Non sono Oberon Sexton. Ho già fatto questa cosa con Animal Man, ma nell’Universo di Batman? Sarebbe terribile vederlo togliersi la maschera e rivelare questo caro vecchio pelato.

L’enorme pipistrello che Bruce indossa nella prima cover è un grosso elemento della trama che ancora non posso rivelare. È una cosa seria, realistica. Andy [Kubert] ha disegnato la cover mostrando quella bellissima imagine di Batman con un grosso pipistrello in testa; all’inizio non era previsto, e vedendolo ho pensato di dover a quel punto dare una spiegazione per quel dannato pipistrello gigante, ma poi l’idea si è trasformata in una parte davvero buona del plot. Diciamo che porta Batman ad un limite particolare al quale non era mai stato visto prima.

Vedremo parte dello scandalo mostrato in RIP, in cui cercano di far passare Thomas Wayne e sua moglie come drogati e pervertiti; vedremo quel periodo e il Guanto Nero dell’epoca.

Quando mi hanno assegnato il lavoro su Batman ho deciso di trattare le sue storie vecchie come la vita di un uomo, la biografia di una persona. Improvvisamente la cosa mi ha dato molto nuovo materiale con cui giocare: ho pensato che, okay, quando aveva 25 anni Batman era Adam West e viveva in una Gotham City più colorata, nella quale i villains non uccidevano. Il Joker era semplicemente un clown pazzoide. Poi, due anni dopo, all’improvviso Robin lascia il nido e Batman si ritrova da solo, ed il Joker torna ad uccidere. Si trattava di spremere insieme tutti quei periodi e condensarli in circa quindici anni della vita di un uomo.

Sapevo che avrei fatto RIP ma in un certo senso pensavo che essa rappresentasse la fine della mia storia, poi mi è venuta l’idea di Batman & Robin e il team mi è subito sembrato una grande dinamica con la quale proseguire. All’inizio pensavamo di uccidere Damian facendo una storia in quattro parti nella quale iniziava come ragazzino davvero cattivo e finiva diventando buono ma morendo tragicamente; in seguito ho realizzato che sarebbe stato uno spreco di un buon personaggio, credo fu una buona idea non ucciderlo perché è diventato molto popolare.

Usare tutta la sua carriera, tutti i suoi settant’anni di storie, persino il periodo dello show televisivo…sentivo che era l’unico modo possibile per me di procedere. Mi ha dato anche diverse sfumature del personaggio, perché l’idea è che potesse essere un giovane uomo come quello rappresentato dal Batman del 1939, un po’ folle, ma allo stesso tempo anche dal Batman tratteggiato da Frank Miller in All Star, un matto lunatico. Ho cercato di fonderli tutti insieme, perché li amo tutti. Amo il Batman di Bill Finger, amo quello di Frank Miller, amo quello di Neal Adams. Questa storia era la mia maniera per cercare di raccontare ogni possibile storia, ogni angolo ed ogni luogo possibile in cui Batman potesse essere portato, in un’unica grande epopea.

A cura di Simone Sperati