King Tut

Scritto da Giuseppe Urso il 5 giugno 2011 in Batman e Manicomio Arkham e i nemici di Batman con nessun commento

King Tut

Vero Nome Victor Goodman
Status Rinchiuso ad Arkham
Occupazione Egittologo con la convinzione di essere faraone
Affiliazioni Nessuna
Armi ed Abilità Nulla di rilevante
Base Operativa Gotham City

“Sia lode ad Aton”


– Il potere di un bernoccolo –
Nel 1966, il processo di rinnovamento delle bat-testate, voluto ed iniziato dall’editor Julius Schwartz, era costretto, causa improvviso e rumoroso successo di una serie televisiva, ad arrestarsi, piegare su se stesso e quindi arrendersi. Due anni di spasmodica attesa per poi riprendere, stavolta inesorabilmente, causa chiusura di quella stessa serie, il proprio corso.
L’intenzione di Schwartz era da sempre stata quella di smarcare il batverse dalle atmosfere goderecce del decennio appena trascorso, per riportare alla luce (ed in continuity) il Batman oscuro e vagamente tormentato dei primordi, così come lo aveva ideato e reso famoso babbo Kane.Victor Buono nei panni di Re Tut
Totalmente opposta a quest’idea era invece la serie televisiva, con Adam West nei panni di Batman e Burt Ward in quelli di Robin, prodotta e trasmessa dalla ABC a partire dal gennaio 1966. Il tono delle sceneggiature era ancora indissolubilmente ancorato agli anni ’50, con la sua bella dose di kitch in quelle battute sconclusionate e  nei suoi criminali tutt’altro che minacciosi.
Accanto ai volti classici della rogue gallery quali il Joker, Catwoman o il Pinguino, il Batman della ABC aveva potuto vantare anche l’introduzione di personaggi nuovi di zecca, appositamente creati per l’occasione. Tra questi, tale Re Tut, probabilmente l’unico ad aver goduto di un certo successo di pubblico se destinato, un bel po’ di anni dopo, ad approdare sulla carta stampata. Un effettivo ingresso nella continuity (più o meno) ufficiale.
Interpretato dall’attore Victor Buono, Re Tut altri non era che il prof. William Omaha McElroy, insigne docente di egittologia presso l’università di Yale.
Sofferente di personalità multipla, il professore si ritrovava ad indossare i panni del suo alter-ego criminale ogniqualvolta veniva colpito in testa da un qualsiasi oggetto. In quel caso, eccolo dunque credersi nientedimeno che l’incarnazione del faraone Tutankhamon, il cui obiettivo diventava quello di riprodurre gli antichi fasti assoggettando al proprio volere la città di Gotham City.
Apparso per un totale di sette episodi, ogni suo tentativo di conquista veniva evirato dall’intervento del Dinamico Duo, con conclusiva ed immancabile nuova botta in testa che lo riportava alla precedente personalità… Almeno fino al sopraggiungere del nuovo episodio.
Un ciclo di testate senza fine.

Copertina di Batman Confidential #28– Ingresso nel nuovo millennio
A distanza di ben quarantaquattro anni dall’ultima apparizione nella serie televisiva targata ABC, il faraone pazzo fa il suo, ormai inaspettato, ingresso ufficiale nella continuity cartacea del Cavaliere Oscuro.
Artefice di un tale ripescaggio è il team di autori composto da Nunzio DeFilippis e Christina Weir (alle matite, invece, il disegnatore Josè Luis Garcia Lopez), mentre il teatro prescelto è la serie di Batman Confidential, collana le cui storie sono ambientate durante i primi anni di attività del vigilante.
I tempi del kitch sono ormai tramontati, e il nuovo Re Tut ben poco ha in comune con l’illustre predecessore, nonostante il persistere di qualche strizzatina d’occhio. Perlopiù dei piccoli omaggi, forse maggiormente godibili da chi è avvezzo alle avventure del buon vecchio Adam West.
Victor Goodman era un egittologo del Gotham City Museum, licenziato in seguito ad un brutale litigio con quel Consiglio direttivo a suo dire reo di aver rifiutato di ospitare nelle proprie sale un’importante mostra sul faraone Tutankhamon, storico personaggio a cui aveva dedicato gran parte della propria vita da studioso.
Durante l’animata discussione, ecco l’immancabile e violento colpo alla testa, con conseguente e totale amnesia. Victor Goodman cessa così di esistere, lasciando il posto al faraone Tut.
Fedele alla più classica delle tradizioni per quanto riguarda l’esordio di ogni criminale che si rispetti, A New Dawn vede un rinato Re Tut assetato di vendetta, il cui unico scopo diventa lo sterminio sistematico di tutti quegli ex colleghi che, con il loro voto contrario, avevano privato l’oscura Gotham City della celestiale e purificatrice luce di Aton, divinità alla quale il famoso faraone sarebbe stato, stando alle ricerche di Goodman, particolarmente legato.
Un Re Tut ben diverso, quindi. Non più il bizzarro conquistatore degli anni Sessanta, bensì un sanguinario serial killer in cerca di vendetta. Al lettore, la scelta su quale delle due versioni amare.

Lo sciacallo dell’oltretomba
Mentre Adam West e Victor Buono tentavano di sfondare nel mondo dello spettacolo, in cerca della prima importante occasione che li avrebbe finalmente proiettati tra le stelle di Hollywood, ed il concept di Re Tut dormicchiava tranquillo in quel luogo ove risiedono tutte quelle idee non ancora partorite, un altro bizzarro criminale legato al mondo dell’Antico Egitto faceva la sua comparsa sulle pagine di una bat-story. Era il 1958, e il titolo in questione è The Jackal of the Underworld, ospitato sulle pagine di Detective Comics #262. Il personaggio: Testa di Sciacallo (Jackal-Head), palese richiamo al dio egizio Anubi, signore dell’oltretomba.
Sotto la maschera di sciacallo non si trovava però un uomo dalla psiche instabile, talmente affascinato dai misteri egizi da riscrivere la realtà, bensì un semplice animo avaro di ricchezza, la cui scelta di indossare le effigi del nero Anubi era figlia del tradimento. Il tentativo, cioè, di far ricadere la colpa su un collega del Gotham Museum che aveva pubblicamente dato l’impressione di essere ossessionato da quell’oggetto e dal mito che rappresentava.

Cronologia delle Apparizioni


Informazioni sull'autore

Giuseppe Urso [Cappellaio Matto]Teinomane patologico, collezionista compulsivo di inutilità, ospite occasionale dell'Arkham Asylum. Non proprio una bella persona, insomma. Con la testa perennemente rivolta al passato, sogna un futuro da rigattiere. Nel frattempo, trascorre le sue giornate a guardare documentari su History Channel, organizzare tea-party e prendere qualsivoglia decisione dopo un bel tiro di dadi.Leggi tutti gli articoli di Giuseppe Urso