JLA di Grant Morrison

Scritto da Francesco Cacciatore il 5 febbraio 2013 in Batman e Flash e Fumetti DC Comics e Lanterna Verde e Supergruppi DC Comics e Superman con 2 commenti

JLA

Grant Morrison

&

Howard Porter

 

La revisione comincia qui!

Nella sua breve vita come editrice dei fumetti DC in Italia, la Planeta de Agostini ha avuto un solo merito, tale da far dimenticare almeno per un momento il pasticcio combinato con le pubblicazioni mensili. Mi riferisco alla grande mole di volumi antologici, dal prezzo osceno, e curati e tradotti in maniera quasi offensiva, ma come si suol dire, di necessità virtù. Queste raccolte rappresentano infatti l’unica possibilità pratica per un lettore di procurarsi, senza ricorrere ad albi originali, cicli di storie risalenti agli ultimi due decenni, a causa della triste storia editoriale della DC in Italia.
Tra questi albi ce ne sono alcuni pregevolissimi per la qualità delle storie, e su tutti spicca, a mio parere, JLA di Grant Morrison, un “volumone” che per il modico prezzo di 60 euro vi dà la possibilità di apprezzare l’intera run (ben 41 numeri!) dell’ autore scozzese sulla testata della Lega, rilanciata per l’occasione proprio dal numero 1 nel lontano 1997, oltre alla miniserie DC: One Million e la graphic novel JLA: Terra 2 , per i disegni di Frank Quitely, che fornisce l’ennesimo esempio di come la collaborazione tra questi due artisti dia sempre esiti entusiasmanti (vedere ad esempio All-star Superman e New X-Men).
Grant Morrison è una di quelle persone che possono essere definite solo in due modi: geni o completamente pazzi. Chi mastica almeno un po’ di comics americani conosce sicuramente le bizzarie di questo personaggio, ma forse non tutti sanno che, a quanto racconta, il buon Grant in seguito ad un viaggio a Katmandu ebbe un’esperienza “extradimensionale” che, dopo averlo messo in contatto con entità extraterrestri lo lasciò con quello che lui definisce un vero superpotere, la “vista a 5D”, che gli consente di vedere gli oggetti nella loro quinta dimensione. In barba a Mr Mxyzptlk, lo storico nemico di Superman proveniente, appunto, dalla quinta dimensione.
Cosa potrebbe mai combinare un uomo del genere con una delle testate più mainstream del comics americano, quella che, insieme a Superman e Batman ha sempre costituito la bandiera della casa editrice, il suo biglietto da visita? E’ semplice: dare inizio a quella che io chiamo la seconda revisione dei supereroi.

JLA

Alla fine degli anni ottanta Frank Miller e Alan Moore ci avevano insegnato che è possibile creare una grande storia di supereroi, semplicemente creando una grande storia. Avevano traghettato il genere fuori dal proprio confine mediatico autoimposto, e gli avevano spalancato le porte della qualità. Adesso c’era bisogno di fare un ulteriore passo avanti, bisognava sganciare la revisione dai personaggi secondari e dalle graphic novel e lanciarla nel mainstream, nelle testate mensili.
Bisognava sfidare gli dèi nel loro Olimpo, e Grant Morrison era l’uomo giusto per farlo.
JLAI suoi lavori precedenti per la DC erano stati, oltre alla graphic novel Arkham AsylumAnimal Man e Doom Patrol, due testate di personaggi quasi sconosciuti che l’autore scozzese aveva trasformato in veri e propri laboratori di un modo nuovo per raccontare il fumetto di supereroi, ottenendo un immediato successo di critica e di pubblico. Nel frattempo la Justice League of America non se la stava cavando affatto bene. Dopo la gloria della Silver Age, in tempi recenti la Lega aveva attraversato, alla fine degli anni ottanta un’ulteriore fase di successo con l’ acclamata gestione di Keith Giffen e J.M. DeMatteis su Justice League International, che diedero alla testata un tono ironico e satirico molto apprezzato dal pubblico. Con l’abbandono del team creativo, però, a partire dal 1992, la formula si rivelò non riciclabile e le vendite cominciarono a calare. Dopo quasi cinque anni di magra, la DC decise di cancellare tutti gli spin-off di JLI e di rilanciare la testata originale, con un nuovo nome, JLA, e un autore che poteva ad ogni diritto essere definito rivoluzionario.
L’indirizzo che Morrison diede al prodotto, però, fu rivoluzionario in maniera inaspettata. L’autore Scozzese decise di abbandonare lo stile dadaista e surreale che lo aveva caratterizzato nelle sue opere precedenti, e diede prova di aver compreso alla perfezione il vero significato del mito del supereroe (come dimostrerà quattordici anni dopo nel suo saggio Supergods, lettura vivamente consigliata).
Prima di tutto decise che la Lega sarebbe stata composta dai “sette grandi”, i personaggi più potenti e più rappresentativi del pantheon DC, e gli stessi che la avevano fondata trentasette anni prima: Superman, Batman, Wonder Woman, Martian Manhunter, Flash, Lanterna Verde ed Aquaman.
JLAErano loro le icone della casa editrice, i Padri Fondatori, eppure c’è molto più della semplice nostalgia dietro la scelta. Ognuno di questi personaggi avrebbe potuto affrontare da solo quasi ogni minaccia o avversario, vedendoli tutti insieme, quindi, il lettore non poteva fare a meno di provare la stessa sensazione che si ha di fronte ad un all-star game. Un’ operazione commerciale, quindi, ma non solo. Morrison e i suoi editors, infatti, avevano capito che, mentre la rivale Marvel Comics aveva costruito il proprio successo sull’enfatizzare il lato umano dei supereroi, i personaggi DC trovavano la propria anima e consacrazione nell’ altro lato, quello “super”, nel proprio status di icone. O di moderne divinità, come direbbe Morrison.
La scelta fu quindi ovvia, prendere i più super tra i super. Come già detto, però, ognuno di loro sarebbe stato in grado di fronteggiare qualsiasi situazione, quali nemici, quindi, sarebbero stati in grado di impensierire una simile formazione? Qui l’autore fa entrare in gioco un meccanismo che potremmo definire di “azione e reazione”: per degli eroi tosti ci vogliono nemici ancora più tosti.
Le storie si concentrarono così su minacce di scala mondiale e scenari apocalittici. In un crescendo continuo vediamo quindi la Lega affrontare un intero clan di alieni superpotenziati, un’invasione di angeli dal paradiso, una “anti-lega” creata dal genio criminale Lex Luthor, viaggi nel tempo ed una crisi nell’ anno 1.000.000 d.C., la revisione in chiave Lovercraftiana del primo nemico della lega, il conquistatore stellare Starro, la risposta alla domanda “cosa succederebbe se un uomo con le capacità e la determinazione di Batman fosse un criminale”, i quasi onnipotenti abitanti della Quinta Dimensione, e per finire una macchina di distruzione grande quanto un pianeta responsabile della fine degli Antichi Dei.
JLANel corso della storia al gruppo originale si aggiungono altri membri, alcuni creati appositamente da Morrison in quella o altre testate, come Aztek o l’ angelo Zauriel, altri ripescati dal calderone DC, come Plastic Man, la Cacciatrice, Acciaio e il nuovo Freccia Verde.
Soffermiamoci ora sui meccanismi narrativi utilizzati nella serie. L’imperativo è di lasciare l’introspezione psicologica dei singoli personaggi alle loro testate personali. JLA si sarebbe invece concentrato sulle dinamiche di gruppo e sull’interazione fra i membri. Cambiamenti avvenuti nelle serie personali si ripercuotono comunque nella Lega: vediamo così Superman nella sua versione bianca durante il suo periodo “elettromagnetico” o Ippolita, regina della Amazzoni e madre di Diana, prendere il posto della figlia come Wonder Woman durante il periodo della sua presunta morte.
JLAAd una prima impressione JLA sembra un fumetto troppo “classico” per essere stato scritto da Grant Morrison. I dialoghi sono brevi e caustici, il movimento tra le vignette è rappresentato in maniera frenetica, con salti diacronici apparentemente bruschi, e il tutto ricorda molto le prime storie di Superman e lo sperimentalismo quasi infantile di Siegel e Shuster in quell’era embrionale del supereroe. Proprio in questo, però, risiede l’importanza storica di questo fumetto, il suo essere rivoluzionario ma in maniera non apparente.
Dopo che vari autori, tra cui Morrison stesso, avevano creato una rottura nel fumetto supereroistico alla fine degli anni ottanta, c’era il rischio che questo genere si snaturasse, e perdesse il suo nucleo primordiale e mitologico in favore delle nuove tendenze. Esempi di questa deriva sono evidenti durante tutti gli anni novanta, con il grande successo di personaggi violenti come Il Punitore, o di iconografie ipertrofiche e sensuali come quelle della Wildstorm. Morrison però è, forse inaspettatamente, un grande classicista, ed è ben consapevole che se il supereroe smarrisse la propria natura mitica non potrebbe mai sopravvivere ai bruschi cambiamenti dell’epoca. C’è bisogno di tornare alla classicità, di recuperare l’iconografia originale del supereroe, ma allo stesso tempo di fare in modo che il lettore la identifichi non in un qualcosa di ormai superato, ma in una forza ancora capace di fare appello agli strati più profondi della sua immaginazione, una forza in grado di sconfiggere il passare del tempo, riadattandosi in forme sempre nuove e adatte al presente.
Così gli eroi più classici della DC riassumono il loro manto di divinità, in un periodo nel quale il mercato chiedeva personaggi quanto più “umani” possibile, e si mettono volontariamente sotto le luci della ribalta, per proporsi nuovamente come modelli positivi.
JLAE’ opinione comune che l’attuale “rinascita” del concetto di supereroe sia nata agli albori del terzo millennio con opere come The Authority e Ultimates, nelle quali viene proposta al lettore una riflessione sul concetto di supereroe e su quale significato possa/debba assumere nella nostra società contemporanea. Ebbene, senza la JLA di Morrison, nessuna di queste opere rivoluzionarie sarebbe esistita, o almeno non nella forma che hanno assunto.
JLA è principalmente un fumetto d’azione che rivisita, come già detto, lo stile classico del genere, nel quale gli eroi combattono il male, e non c’è molto spazio per le riflessioni. In due punti in particolare, però, emergono tematiche molto simili a quelle delle opere sopracitate, e che sono riscontrabile in qualsiasi fumetto di supereroi di qualità prodotto nell’ ultimo decennio. Non è un caso che queste due riflessioni si trovino proprio nel primo e nell’ultimo ciclo di storie, quasi Morrison avesse voluto ribadire la continuità del suo lavoro sulla testata.
JLANella prima saga, New World Order, il gruppo di alieni noto come Hyperclan arriva sulla terra e si propone come modello alternativo di supereroi: hanno nomi altisonanti e look moderni, giustiziano i criminali incalliti, bonificano il deserto e in generale intervengono attivamente nei confronti della popolazione terrestre. Gli eroi della Lega vengono criticati per il loro limitarsi a rispondere alle minacce e non a prevenirle, e per non voler interferire con le sofferenze umane. E’ significativo che la loro base sia un satellite in orbita nello spazio. Dopo aver smascherato le menzogne e i piani di conquista dell’ Hyperclan, Superman risponde alla domanda che i suoi “colleghi” per primi si sono posti, la domanda fondamentale di ogni supereroe: quanto è giusto fare? “Stiamo facendo troppo o troppo poco?”, chiede Wonder Woman. “Quando è che l’intervento diventa predominio?” “A che serve?” ribatte Flash, “perché avrebbero bisogno di noi?”. “Per prenderli se cadono”, risponde Supes. E se lo dice lui, possiamo fidarci.
JLAL’umanità deve essere lasciata libera di seguire il proprio destino. I supereroi sono degli esempi, non dei condottieri, proprio come gli eroi del mito classico. Il messaggio di Morrison è chiaro, e lo diventerà ancora di più nelle pagine conclusive della sua gestione della testata. Nel ciclo di storie World War Three, un’ arma di distruzione planetaria, responsabile dell’estinzione degli antichi dei ed unica sopravvissuta dell’ universo precedente a quello attuale, si libera dalla sua prigione in un pozzo gravitazionale ed avanza verso la terra. Il suo nome è Mageddon. I Nuovi Dei, e in particolare Metron, signore del tempo, avvisano la Lega che la terra deve assolutamente essere difesa, perché l’umanità è la culla di una razza di divinità che sostituirà proprio i Nuovi Dei del Quarto Mondo alla loro morte, come questi ultimi hanno sostituito gli Antichi Dei. La terra è, quindi, il futuro Quinto Mondo, e i supereroi sono le prime avvisaglie dell’evoluzione umana verso un nuovo stadio, gli araldi della nuova e splendente era in cui raggiungeremo il nostro vero potenziale. Il problema è che Mageddon è troppo forte anche per le forze riunite della Justice League e dei Nuovi Dei. Non solo è un computer vivente grande quanto un pianeta, ma ha la tremenda capacità di suscitare nelle creature viventi sentimenti distruttivi. Man mano che si avvicina sul pianeta scoppiano guerre e rivolte, e nemmeno gli sforzi di tutti i metaumani terrestri riuniti riescono a fermare la crisi. Superman e Orion, due delle creature più potenti dell’ Universo, decidono di attaccare Mageddon direttamente, al suo interno, ma il primo viene ucciso e il secondo catturato e imprigionato, la sua mente piegata e la speranza, la sua più grande forza, estirpata.
JLAPer fortuna c’è una soluzione, per sottrarre i terrestri all’ influenza malefica del dio-macchina, bisogna portarli allo stadio successivo dell’evoluzione. Per un breve periodo, così, tutti gli abitanti del pianeta vengono trasformati in metaumani o, se preferite, Morrison trasforma tutti noi in supereroi. Nel momento culmine della narrazione vediamo Wonder Woman volare in cielo, alla testa di figure in ombra. “Non sono sicura di tutto questo”, dice Diana, “ma non sono riuscita a fermarli. Dicono che Superman li ha salvati così tante volte che non riescono a contarle. ”Chi l’ha detto?”, chiede Batman in collegamento telepatico. Voltando pagina lo scopre anche il lettore. In una splash page suggestiva vediamo centinaia di migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo, volare nello spazio, pronti a sacrificare la vita per salvare il loro eroe.
Così, alla fine i supereroi adempiono al proprio compito ultimo, farci diventare come loro. Morrison porta a compimento il suo percorso ideale, cominciato con le domande difficili di Wonder Woman.
E tutto ciò in un’ opera che resta sempre e comunque un fumetto di supereroi classico, che non rompe mai gli schemi, ma si propone di rinnovarli dall’ interno, traghettando il genere nel nuovo millennio, e portando il revisionismo nel mainstream.
Secondo Morrison nel 2050 assisteremo alla comparsa dei supereroi, quelli veri, nel mondo reale.
Lascio decidere a voi se quest’uomo sia un genio o un pazzo visionario, comunque, nel caso le sue previsioni si avverassero, e ci teneste a farvi trovare pronti per il prossimo stadio dell’ evoluzione, JLA di Grant Morrison è una lettura obbligata.

JLA