Detective Comics di Brubaker

Scritto da Luca Massari il 6 gennaio 2011 in Batman e Fumetti DC Comics con nessun commento

Testi: Ed Brubaker
Disegni: Tommy Castillo, Patrick Zircher
Edizione originale: Detective Comics 777-782, 784-786
Edizione italiana: Detective Comics di Brubaker, 220 pp, cartonato, 20€

Ed Brubaker è un autore che, con gli anni, ha saputo rinnovare profondamente il pantheon di figure che girano attorno al pipistrello. Esulando dalle solite tematiche supereroistice, la visione dello scrittore si concentra nel proporre intrighi basati su misteriosi omicidi, monologhi interiori, un crimine che non riposa mai…insomma, gli stilemi classici che da sempre caratterizzano il noir.

Su Catwoman ha saputo svecchiare il personaggio  fornendone una visione nuova, essenzialmente libera dai classici vincoli che si impongono solitamente i giustizieri mascherati, riuscendo così a proporre una figura che fai dei chiaroscuri il suo punto di forza.

Gotham Central è un altro pezzo di rara maestria: deciso di lasciare da parte le figure in costume, Brubaker si concentra sulle storie dei detective del GCPD, che combattono quotidianamente l’orrore che la città partorisce continuamente, a volte vincendo, a volte perdendo. Tuttavia lo scrittore non si tira indietro quando si tratta di tradurre, su carta, il difficile universo umano: Half a life è,in questo senso, una storia eccezionale, che tratta egregiamente il tema dell’omosessualità senza scadere in ridicoli passaggi atti a soddisfare il piacere voyeristico di alcuni lettori.

Assassino e Fuggitivo si concentrano sulla figura traumatizzata di Bruce Wayne, un uomo che ha fatto del suo dolore un’armatura contro tutto e tutti: troppi scrittori lasciano da parte il lato “umano” di Batman, poiché considerato privo di spunti, ma non è questo il caso.

Arriviamo infine a parlare di questo volume, che è fra i meno conosciuti dell’autore, ma non per questo meno interessante. Se vogliamo il ciclo di Brubaker su Detective Comics è molto “classico”, in quanto si rifà allo schema di storie simili, come Il Lungo Halloween, che vede una vicenda di fondo (un omicidio, un piano e così via) ordita da un misterioso individuo che si disvela, poco a poco, passando attraverso i classici villain, come Joker, Due Facce eccetera. Così La resa dei conti, pur canonica, è senza dubbio un’ottima lettura, anche se forse il confronto finale arriva troppo tardi (per l’economia della run sarebbe stato meglio, forse, un episodio in meno), ma non si risparmiano dei colpi di scena, sicuramente inaspettati.

Fatto di legno riporta a Gotham la figura di Alan Scott, Lanterna Verde, che suo malgrado vede riaffiorare una delle più grandi sconfitte subite dall’eroe, sepolta ormai negli anni, trascorsi inesorabilmente. Scott, l’eroe vecchio tipo, il buono al 100%, deve far coppia con Batman, che rappresenta in questo senso il nuovo tipo di vigilante, l’unico adatto al mondo di oggi, quello che a volte, per fare del bene, deve necessariamente usare metodi violenti. Se uno è solare, amato e riconosciuto da tutti, l’altro è schivo e trae la sua forza dall’essere paragonabile ad una leggenda. La serie di omicidi, rimasta irrisolta per anni, trova così la sua conclusione anche se, c’è da dirlo, il movente risulta essere decisamente debole, ma non è poi un problema, visto che Brubaker, utilizzando Lanterna Verde, vuole rievocare un mondo più semplice, dove i criminali erano spesso delle figure bizzarre che non facevano altro se non smuovere le acque di una, altrimenti, troppo quieta esistenza.

Il punto “debole” dei due cicli qui proposti è senza dubbio quello grafico: se Zircher risulta essere buono, soprattutto per la qualità di alcuni scorci, molto particolareggiati, Castillo sbaglia decisamente le proporzioni, arrivando anche a tratteggiare i volti dei personaggi solo attraverso l’uso di poche linee, stilizzando eccessivamente il tutto.

Ottima invece la cover gallery di Tim Sale, che chiude il tomo (alcune copertine poi sono state anche riutilizzate per altri volumi, come quella che troviamo su Punto di svolta).

Mi duole, ahimè, segnalare la grandissima mole di errori di lettering presente nel volume: lettere mancanti (Sportsmater), oppure sbagliate (cinquo invece di cinque), solo per riportare qualche esempio, sono presenti quasi in ogni pagina. Ed è veramente un peccato, perché in questo modo viene rovinato un volume editorialmente ottimo.