Batman R.I.P. Il Commentario

Scritto da Simone Sperati il 19 novembre 2009 in Batman e Fumetti DC Comics con nessun commento
BATMAN R.I.P.: IL COMMENTARIO
Di Grant Morrison e Tony DanielTratto da Wizard #211
BATMAN E ROBIN RESUSCITATI (Primo capitolo, pagina 1)

Morrison: questa pagina viene ovviamente dopo quella alla fine dell’ultimo capitolo in cui vediamo il gobbo affermare che Batman e Robin sono morti: la prima scena è ambientata sei mesi dopo la storia che segue. Ciò che volevo fare era mostrare i nuovi Batman e Robin in tutta la loro gloria, ma non me l’hanno lasciato fare. Ho pensato che questo pezzo sarebbe stato grandioso in quanto mostra che sei mesi dopo ci sono due tizi completamente nuovi, poi girando la pagina non li si vede più per sei numeri.

Daniel: con quest’immagine sapevo di essere proiettato sei mesi nel futuro: stavamo mostrando un nuovo Batman ed un nuovo Robin. Sapevo che avremmo dovuto oscurarli. Abbiamo scelto qualcosa di molto oscuro e ombroso con tanti sprazzi di rosso; gli unici colori che volevo qui erano rosso, nero e bianco, in accordo con uno dei temi di R.I.P.

LA CASA DEL DOLORE (Primo capitolo, pagine 4-5)

Morrison: l’idea era di saltar fuori con un gruppo di nuovi villains. Pensavo che per realizzare una storia su Batman una delle cose che si dovevano fare fosse perlomeno lasciar traccia del proprio passaggio, e lo feci creando alcuni nuovi personaggi. Ho usato i membri del Club degli Eroi: alcuni analoghi di Batman degli anni ’50 come il Cavaliere e lo Scudiero, una sorta di versioni internazionali di Batman. Li ho ripescati e aggiornati, dopodiché mi venne l’idea: “Beh, se c’è un Club degli Eroi ci dovrebbe anche essere un Club dei Criminali, con i loro opposti”. Dato che questi tizi esistettero solo in pochissimi albi (come Detective Comics #215) pensavo semplicemente a come dovessero essere gli avversari di ciascun clone internazionale di Batman.

King Kraken
Ecco quindi l’eroe svedese, Wingman. Per il suo avversario pensai “Cos’è svedese? Cosa succede laggiù?” e gli diedi un tema nautico. È un pirata col suo sottomarino personale.

Pierrot Lunaire
L’arcinemico del Moschettiere. È francese e viene dalla tradizione dei mimi, di Arlecchino. Mi piace l’idea di un mimo che uccide, è un killer silenzioso. [ride]
Si trattava di prendere l’archetipo del Joker e modificarlo un po’.

Charlie Caligula
Pensai a un tizio vestito da centurione romano, e sempre in quest’ambito presi l’idea di Caligola; una sorta di approccio ad un Joker dell’Italia.

El Sombrero e Scorpiana
Nemici di El Gaucho, il vigilante latinoamericano dell’Argentina. Riguardo ai differenti tipi di villains di Batman: ha bisogno di una femme fatale, ecco allora al posto di Catwoman questa tizia basata su uno scorpione. È un’assassina. Poi ho pensato: “E se ci fosse un tipo che realizza trappole mortali per tutti i villains che non hanno l’immaginazione per farlo?” quindi, se avete bisogno di una trappola mortale e non sapete immaginarne una, chiamate El Sombrero e il suo team, i quali la realizzeranno per voi (se però avete 2 milioni di dollari da dargli in cambio).

Swagman
Questo personaggio è il nemico principale del Batman australiano, il Dark Ranger. È basato su Ned Kelly: guida una moto, spara; il classico villain australiano col cappotto.

Ho creato queste caratterizzazioni come se questi tizi fossero sulla scena da trent’anni, facendoli evolvere insieme agli altri personaggi.

Daniel: La maggior parte sono una creazione di Grant. Visivamente mi ha fornito alcuni sketch di ciò che gli passava per la testa, invece che descrivermeli a parole. Mi ha solo dato una piccola descrizione dicendomi come questi nemici dovessero apparire. Sono rimasto piuttosto fedele alle sue idee eccetto che per Scorpiana, con lei ho giocato un po’ di più. Gli altri sono vicinissimi a ciò che Grant stava cercando.

Morrison:: nel materiale successivo a R.I.P. alcuni di loro ricomparirano. Magari li userà anche qualcun altro, ma di solito introduco personaggi e non li vedo più.

Daniel: non compaiono in Battle for the Cowl, ma col tempo mi piacerebbe utilizzarli di nuovo. Potrebbe volerci un po’ visto che sono nuovi. Spero ritornino, specialmente il mimo killer.

SFREGIO FELICE (Primo capitolo, pagine 20-21)

Morrison: il design del Joker arriva da me. Ho mandato un disegno a Tony; ha fatto un gran lavoro su di esso, in effetti. Fu prima della storia in prosa illustrata da John Van Fleet: volevo semplicemente un nuovo approccio al Joker. Pensavo che il modo in ci lo stavano rappresentando e utilizzando ormai non fosse più spaventoso. Il Joker ora appare sui cestini del pranzo, col completo viola. Dovevo utilizzare il Joker e  per questo ho ripercorso le sue apparizioni, guardando cosa in lui fosse cambiato considerevolmente.

Daniel: volevo che questa sequenza fosse molto stridente. Grant l’ha ideata in bianco e nero. Si svolge nella mente folle del Joker, quindi volevo renderla in maniera veramente da incubo. In essa stabilisco come apparirà il mio Joker, metto il mio marchio su un personaggio iconico come questo. Uno degli errori che abbiamo corretto con l’edizione in volume è la vignetta successiva a quella della carta di Rorscach, in cui vediamo il dottore; la scena torna a colori in quanto si svolge realmente e non più nella mente del Joker. Nell’albo era rimasta in bianco e nero, quindi molta gente non sapeva se stesse accadendo realmente o facesse parte della sua immaginazione. Così sistemata si legge molto meglio.

METTIAMO UN SORRISO SU QUELLA FACCIA (Primo capitolo, pagina 22)

Morrison: ho usato un po’ di influenze esterne. Volevo vedere il Joker come una ridente maschera della morte, con l’idea che dopo essere stato operato non riuscisse a smettere di sorridere. Questo deriva dal film L’uomo che ride, una delle ispirazioni originali per il Joker. Mi piaceva l’idea che non potesse smettere di sorridere, anche se lo accoltelli o mentre lui accoltella qualcuno. Fa accapponare la pelle.

Daniel: Grant voleva qualcosa che fosse un po’ gotico e molto scarno. Voleva braccia venose, da drogato, lo voleva accovacciato come una cavalletta…aveva molte idee su come dovesse muoversi. Visivamente credo di aver raggiunto una grossa connessione su ciò che volevamo fare. Quando l’ho realizzato credo di aver centrato il bersaglio; è bello raggiungere un punto d’incontro mentale con Grant e far si che sia naturale.
Gli ho dato di proposito nove dita. Molta gente non le ha contate per via dell’angolazione; volevo introdurre un po’ di simbolismo e magari confondere un po’ su chi sia il cattivo e chi l’assassino. DC Universe #0 mostrava il Joker alle prese con la carta del Morto, al quale mancava un dito.

È STATO IL MAGGIORDOMO? (Secondo capitolo, pagina 4)

Morrison: si cerca continuamente di far credere alla gente che il cattivo sia qualcun altro. Al povero Alfred è toccato subirne un po’ le conseguenze…ma lo Schedario era stato preso da Robin, infatti lo sta leggendo nel capitolo successivo. Tutto questo è un inquietante preludio.

TERZO INCOMODO (Secondo capitolo, pagina 5)

Morrison: Alfred cerca di prendersi cura di Batman, ma Batman non vuol far capire che ritiene tutti in pericolo perché ancora non è arrivato alla soluzione. Vuole però Alfred fuori di casa, quindi gli dice “Perché non mi lasci solo? Devo cucinare per una ragazza…perché non vai al cinema?” e Alfred si arrabbia un po’. C’è una strana, deliberata tensione nella scena per far pensare al lettore “Si tratta di Alfred?
Serviva semplicemente a distogliere l’attenzione dall’ovvia natura del vero nemico.

DOVE PRENDE TUTTI QUEI MERAVIGLIOSI AGGEGGI? (Secondo capitolo, pagina 13)

Morrison: nel secondo anno di attività Batman incontra un ragazzino circense e all’improvviso si ritrova con un’altra responsabilità. Ma non ha solo quella, ha anche un amico normale. È la nozione del fatto che Bruce Wayne a vent’anni è solo un bambino dalle emozioni congelate, mai sviluppatosi da quando i suoi genitori sono stati uccisi. Robin era sulla sua lunghezza d’onda in tutti i sensi: erano due bambini riuniti, ma non dal punto di vista di Robin; Batman è semplicemente il miglior fratello maggiore del mondo. Guardando le storie, tutti i giochi e gli aggeggi compaiono dopo l’arrivo di Robin. La Batcaverna inizia a riempirsi di pinguini giganti ed enormi carte da gioco mortali. È roba da bambini; i due iniziano a costruirsi una casetta. Pensavo fosse interessante guardare a questa dinamica nella quale di base Bruce Wayne si sarebbe ucciso se non avesse incontrato quel ragazzino.

Daniel: fare il design della Batcaverna è stato molto divertente…c’erano molte cose sulle quali cercare riferimenti, ma per fortuna avevo tutto il materiale in cui appariva la maggior parte di quelle cose. Quello che mi è piaciuto è stato disegnare una caverna multilivello. Non sono il primo a farlo, ma è stato divertente farlo da solo.

LA SCRITTA SUL MURO (Secondo capitolo, pagina 18)

Morrison: qui si va indietro al primo numero scritto da me, il 655: è una cosa che si snoda in un processo lungo tre anni. Quando ho iniziato a lavorare su Batman ho letto tutto ciò che avevo…tutte le vecchie ristampe, in modo da avere una visione globale. La prima cosa che ho pensato è che Batman è sulla piazza da così tanto tempo che non c’è nulla che non sia stato fatto. C’erano queste grandi idee che avevo, e guardando nella Batman Encyclopedia ho realizzato che erano state fatte in qualche storia del 1952. Questi tizi avevano pensato tutto già allora.
Guardavo al periodo anni ’50 di Batman, con tutto lo strano sci-fi in cui Batman diventava matto e affrontava in ogni numero alieni e mostri giganti. Non si adattava per niente al personaggio ma in quegli anni aveva molto successo tra i ragazzini ossessionati dagli alieni. Volevo integrare quello strano aspetto psichedelico nella corrente vita di Batman. Era materiale che nessuno aveva toccato; materiale tossico, diciamo: “Non toccate quella roba, non può aver a che fare con Batman”, ma nella mia mente replicavo “Si, può, perché nella storia precedente Batman veniva esposto a un gas allucinogeno”. E lì ha iniziato a prender forma tutta la storia.

Daniel: fin dalla prima storia scritta da Grant vediamo Zur-En-Arrh scritto sui muri dei vicoli, erano Easter Eggs pianificate ben prima di R.I.P. Poi, per R.I.P., abbiamo deciso di fare un passo in più e far realizzare perché le scritte fossero lì. Era un messaggio subliminale per Batman.

LEGGENDO LO SCHEDARIO NERO (Terzo capitolo, pagina 1)

Morrison: c’era una storia dei primi anni ’60, Robin dies at dawn, che era decisamente avanti rispetto al suo tempo. Batman si sottopone ad un esperimento militare per scoprire gli effetti dell’isolamento durante i voli spaziali. Per dieci giorni Batman rimane in una camera d’isolamento, fino al punto di impazzire e avere allucinazioni nelle quali smette di essere Batman. Nella storia viene rivelato che la sua maggior paura è la possibilità che Robin muoia. Beh, Robin è morto due volte, quindi dovrebbe aver provato quella paura già un paio di volte…ma l’ha già affrontata?
Robin gli permette di ridere, nelle storie degli anni ’40 e ’50 Batman sorride molto. Nei ’60 Robin inizia a crescere un po’ e Batman pare scontrarsi un po’ con questo fatto. Alla fine degli anni ’60 c’era Adam West, ed ho incorporato anche quell’idea secondo la quale Batman è come cresciuto un po’ ma sta ancora facendo tutto per Robin. Non è più divertente combattere il male, non è più il tipo di crimine del quale voleva occuparsi: c’erano solo personaggi strambi in costume, tutto il materiale stupido di quegli anni.
Nel decennio successivo Robin parte per il college: Batman ha 25 anni ed è nuovamente solo. Queste storie lo riportano alle origini: Batman ha grandi orecchie a punta e il Joker torna ad essere un maniaco omicida. Tutto è legato in maniera bellissima! Subentra poi il Robin successivo, viene ucciso e comincia il declino: per rendere le storie interessanti avevano alzato la posta. Il suo compare viene ucciso a sprangate dal Joker, il quale spara anche a Barbara Gordon, dopodiché Batman si ritroverà con la schiena spezzata, con una città a pezzi…e tutto peggiora sempre più, fino a questo punto, dove per me Batman è arrivato al limite. Ha passato i momenti peggiori, c’è un terzo Robin che ha appena visto suo padre venir ucciso durante Identity Crisis: è la genesi di questa storia. Qual è lo stato psicologico del trentacinquenne Bruce Wayne dopo aver vissuto tutto questo? Non importa quanto duramente ci provi, va semplicemente tutto in malora.

Daniel: fortunatamente molto di questo materiale può essere trovato nelle Più grandi storie mai raccontate degli anni ’60. Presi questi volumi in modo da poter tirar fuori agevolmente ciò che mi serviva. Alcune cose funzionavano per come le disegnavano all’epoca, erano ridicole. Ad esempio, quando combattono la Rainbow Creature, mi è stato difficile adattarlo in quanto dovevo provare a rendere Batman e Robin “piatti” in quanto unidimensionali. Si suppone fossero spessi come fogli di carta ed è stato difficile renderli in maniera simile e far funzionare la cosa…è stata una sfida.

IL BATMAN DI ZUR-EN-ARRH (Terzo capitolo, pagina 22)

Morrison: c’è questa stramba storia degli anni ’50 o ’60, Batman del Pianeta X: è folle. Batman è sul suo Batplano, la testa gli gira e si sveglia su un altro pianeta in cui ha i poteri di Superman, ma c’è un altro Batman che vola su un razzo…un altro Batman vestito di rosso e viola. Folle. Il pianeta è chiamato Zur-En-Arrh; mi piace la magia, e quella parola…è qualcosa che potrebbe essere detto da un demone. Ha iniziato a frullarmi in testa, è una di quelle parole saltate fuori dal subconscio di qualche scrittore di quegli anni.

Daniel: un’altra sfida: sapevo cosa voleva Grant, ovvero il costume originale ma fatto di stracci. Batman se lo doveva cucire da solo. La mia sola speranza era di trovare un modo per renderlo figo, perché sembra proprio ridicolo per Batman vestire di rosso, giallo e viola…non è molto da Batman. Ero determinato a volere una colorazione che non fosse molto vivace, al primo tentativo mi sembrava troppo quindi abbiamo abbassato un po’ i toni. Dopo la prima apparizione rimane abbastanza nell’oscurità, quindi abbiamo potuto calare un po’ i toni dopo questa prima inquadratura.

MITE MAKES RIGHT (Terzo capitolo, pagina 22)

Morrison: immagino Bat-Mite…non so voi, ma avevo un amico immaginario da bambino e conosco altra gente che ce l’aveva. Ho sempre avuto sospetti sul fatto che queste cose avvengano quando i bambini iniziano a sviluppare una consapevolezza di sé. La prima volta che pensi di sentire una voce nella tua testa pensi sia qualcos’altro, dato che non è mai accaduto prima, ma da bambino ti chiedi chi stia parlando. Sei tu, ovviamente, ma non avendo mai sentito quella voce ti sembra strano; i bambini allora associano nella loro mente questa cosa con qualcuno che gli sta parlando. I miei genitori erano soliti lasciare un piatto in più per questo tipo che io chiamavo Peter [ride]
Ho iniziato a pensare che Bat-Mite non è un semplice sidekick, c’è qualcosa di reale in lui…per un bambino è assolutamente reale. Ho cominciato a trattare Bat-Mite come la “consapevolezza di sé” di Bruce Wayne, il suo Grillo Parlante. Qualcuno che gli dica “Attento Bruce, guardati intorno…
Allo stesso tempo ha quella cosa sulla schiena…e non dev’essere necessariamente maligna, ma è talmente diversa da ciò che c’è qui da doversi nascondere in una piccola e graziosa versione di Batman.

Daniel: se mai disegnerò ancora Bat-Mite, sarà sempre troppo presto. Lo odio. Non è solo cartoonesco, è un cartoon folle. Mi è difficile adattarlo al mio stile. Detesto ogni vignetta in cui l’ho dovuto disegnare; penso sia venuto meglio verso la fine, ma comunque non lo sopporto.

COM’ È SEMPRE STATO (Quarto capitolo, pagine 1 e 22)

Morrison: l’espressionismo tedesco è una delle prime influenze del Joker e di Batman. Guardare film come Il gabinetto del dottor Caligari, M, Il dottor Mabuse mi ha dato l’idea di dargli i capelli lisciati all’indietro invece che spettinati come sempre, similmente ad un dottore nazista degli anni ’30, con solo un ciuffo ribelle: la ciocca della follia. All’improvviso era sempre il Joker, ma era tornato ad essere pauroso, simile a un insetto, con la faccia simile ad una maschera.

Daniel: Grant voleva che Batman sfasciasse la porta con una mazza. Pensavo fosse molto figo appena lessi lo script. Non ero molto soddisfatto di come realizzai il numero 678 in quanto impiegai solo tre settimane. Ho fatto un po’ di sacrifici per farlo uscire in tempo. Con il 679 son tornato alla mia solita tabella di marcia ed avevo uno script sorprendente, con tanta azione. Ero davvero carico. Credo che venga mostrata molta energia, e che qui il mio stile cresca anche un po’.

FRANTUMANDO IL QUARTO MURO (Quinto capitolo, pagina 21)

Morrison: quello che dovete sapere qui è che il Joker mente sempre. Batman ha un impulso e deve mantenerlo tutto il tempo: far vedere che ha il controllo. Ma è ovvio che non ha il controllo. La narrazione alla fine suggerisce che Batman aveva il controllo fin dall’inizio. Ora il Joker vi sta mentendo. Il Joker mente costantemente.
C’è quella grandissima scena in The Dark Knight nella quale Joker, in ospedale, parla con Harvey Dent e gli dice “Non faccio piani, sono disattento.”: ma l’intero film è un suo piano! È meticoloso, fa sempre piani. La ragione per cui dice ciò è far pensare al lettore “Joker mi sta dicendo che nulla di tutto ciò ha senso”. Il Joker è lì per dire che nulla ha senso, quando invece ogni singolo elemento di questo libro ha senso (e il Joker lo sa). C’è un doppio significato qui: è la verità, ma allo stesso tempo il Joker vi sta mentendo. Ripercorrendo l’intera storia realizzerete che era pianificata fino all’ultimo.

THUFERIN’ THUCCOTASH! (Quinto capitolo, pagina 17)

Morrison: questo è un riferimento ad un brillante adattamento tv di Sweeney Todd degli anni ’70. Una delle scene più belle è quando Sweeney sta provando i suoi rasoi. Ero un bambino all’epoca; avevamo la tv, sulla quale venivano trasmessi show davvero drammatici, e questo era uno di essi. Il tipo sta affilando i rasoi e per testarli vi appoggia la lingua…che si divide in due. La scena serve anche a dire che il Joker ha una lingua biforcuta: è un bugiardo. C’è molta risonanza in queste immagini.

Daniel: è un momento scioccante, perciò ho tagliato la lingua un po’ più di quanto Grant mi avesse chiesto. Doveva essere scioccante, così ho esagerato un po’. Con una collana come Batman, con tutti questi personaggi unici, bisogna essere in grado di esagerare.

LO SMILZO DUCA BIANCO DELLA MORTE (Quinto capitolo, pagina 17)

Morrison: pensavo che se Batman dev’essere il perfetto emblema della fiscalità americana (è un riccone, un esemplare perfetto, ha l’attico e frequenta bellissime donne), allora l’opposto di ciò sarebbe una sorta di tipo alla David Bowie della Berlin-era, in quanto le personalità variabili di Bowie sembrano adattarsi all’idea del Joker. Improvvisamente ho pensato a questo Joker a torso nudo, con grossi pantaloni viola ed un rasoio in mano. Pauroso. Nudo, sarebbe un Joker piuttosto orgoglioso della sua sessualità inquietante ed affusolata. Da lì entrarono le influenze espressioniste.

Daniel: aspettavo questo momento. Sapevo cosa dovevamo fare, dare l’idea di questo aspetto muscoloso ma molto asciutto, quasi da insetto. Mantide religiosa è il termine usato da Grant in alcune sue descrizioni. Adoro disegnare tizi inquietanti, e per me il Joker è il personaggio più inquietante che si possa disegnare. Averlo a torso nudo serviva a far vedere quanto sia ossuto, a mostrare la sua gabbia toracica e lo sterno. Se potessi rifarlo lo renderei ancora più asciutto e scarno.

DOPPIO INCROCIO (Sesto capitolo, pagina 17)

Morrison: non sentiamo spesso il Joker parlare del perché faccia quello che fa. Qui delinea la sua psicosi in maniera estremamente lucida.
Nella realizzazione di Arkham Asylum ho razionalizzato la condizione del Joker con l’idea che avesse questo super-DPM (Disturbo di Personalità Multipla) che cambia costantemente e risponde ai cambiamenti attorno a sé. Ecco perché nelle prime storie di Batman è un assassino e nelle storie degli anni ’40 e ’50 è un giocoso clown.In seguito, adattandosi, torna ad essere un maniaco omicida negli anni ’70. Ogni volta cambia in risposta ai cambiamenti di Batman e Robin e dell’ambiente circostante. Pensavo quindi: “Come potrebbe essere nuovamente pauroso?

LA SEPOLTURA DI BATMAN (Sesto capitolo, pagina 15)

Daniel: inizialmente Grant mi aveva preparato la scena un po’ diversamente. Volevo avere quella grossa silhouette in cui lo vediamo emergere e urlare. Non era previsto che uscisse dalla tomba fino alla splash page, ma sentivo di poterlo comunque ricompensare facendolo emergere in quel punto. Lo vediamo gridare, sentiamo la sua emozione e poi passiamo alla splash page in cui è in piedi e pronto a menare qualcuno. Non sapevo se a Grant sarebbe piaciuto, ma alla fine l’ha adorato. Questa è la parte più difficile per me: quando Grant, nello script, mi dice che questa dev’essere l’immagine più iconica e “badass” di Batman che si sia mai vista, mi mette addosso molta pressione.

L’ULTIMA RISATA (Sesto capitolo, pagina 23)

Morrison: quello che volevo davvero fare qui era rendere l’idea che il Joker se ne deve andare con una gag, e la gag è che aveva pianificato tutto questo. Dice a Batman che rosso e nero non significano niente…ovviamente significano molto, ma per lui! Il fatto che venga inaspettatamente colpito da una Batmobile rossa e nera e precipita nel fiume è un accenno a tutte le volte in cui le prime apparizioni dei supercriminali li vedevano finire tra le fiamme, in acqua…pur sapendo che in seguito sarebbero tornati. Un accenno ai classici. “Il nemico lascia la scena…

Daniel: una cosa che non è sembrata molto chiara ai lettori: la Batmobile non si ammacca, ridistribuisce ogni tipo di impatto o collisione, in modo che se si colpisce un’altra auto neanch’essa viene danneggiata. È un modo per salvare vite. Ecco perché Batmobile e ambulanza non subiscono danni: a una macchina normale si accartoccerebbe il cofano e salterebbero i vetri. Insomma, la nuova Batmobile ridistribuisce gli impatti; come Bruce sia riuscito a farlo non lo so, sta di fatto che non si ammacca.

COLPI DEL QUARTO MURO (Sesto capitolo, pagina 25)

Morrison: avevo iniziato a trovare attraenti certi bizzarri concetti. Zur-En-Arrh poteva significare che qualcosa era accaduto durante l’esperimento nella camera d’isolamento. C’è un dottore, mai nominato nella storia originale, che ha alcune battute interessanti. Pensai: “E se fosse un cattivo?”…diventò così il Dottor Hurt. Un tizio che aveva avuto accesso alla psicologia di Batman per dieci giorni…doveva essere il mio villain! Pensai anche fosse un modo per rinvigorire quelle vecchie storie, una sorta di servizio per la DC, per vendere un po’ più i volumi e le raccolte più vecchie.
Nel momento in cui rivelo chi è…rimangono tutti senza parole. Stavo cercando di realizzare una storia di Batman definitiva. Le sue storie tendono a porlo davanti ad una mente diabolica. Pensai: “Chi è la mente diabolica suprema?
Questa è una storia riguardante lo Schedario Nero di Batman, i suoi casi più misteriosi, soprannaturali e bizzarri. Per me quindi è la storia soprannaturale per eccellenza. Ci sono indizi, prove, che rivelano l’identità di ciò che Batman ha di fronte, ma la gente non vuole accettare la spiegazione soprannaturale. Eppure è così: questa è la storia di come Batman è riuscito a fregare il Diavolo.

BATTAGLIA PER IL MANTO (Sesto capitolo, pagina 29)

Daniel: mi sono divertito molto a disegnare questa scena, è una delle poche splash che mi sono riuscite facilmente. Di solito lavoro alle splash page un paio di giorni prima di trovare la giusta immagine o la giusta posa, ma questa mi è venuta in maniera naturale. Non era intenzionale, ma alla fine sembra semplicemente di vedere Batman.

LA FINE NELL’INIZIO (Sesto capitolo, pagina 32)

Daniel: la storia non termina qui, Grant sta ancora lavorando sulle sue idee e tutto verrà fuori durante il prossimo anno. Vedrete altri accenni a quelle domande rimaste senza risposta.

Morrison: vogliono tutti una risposta, non è vero? È proprio strano. Odio le cose che hanno per forza una risposta, la vita non è così. Io cerco di realizzare storie che possano almeno darvi del materiale per avere a che fare con la vita: si nasce, si muore e non si sono comprese nemmeno la metà delle cose che ci sono accadute. Voglio che una storia sia così, adoro i gaps tipici del regista David Lynch. Lynch  mi sembra molto più realistico di certe soap opera e certi drammi, perché la vita è così: visioni, strani gaps e bizzarre telefonate mai capite. Questo è ciò che cerco di catturare.
Posso capire i fans con questa sorta di mentalità leggermente autistica, che gli impone di voler vedere tutto spiegato per filo e per segno, ma semplicemente non posso esser disturbato da ciò: non è reale, il mondo non funziona così. Voglio che la gente si meravigli, che i lettori usino la propria immaginazione. Credo che una delle ragioni del successo di Batman R.I.P. sia stato il piacere di partecipare, di entrare a far parte della danza.
Questa storia è ancora in corso, non ho finito il mio racconto su Batman. Si ricollega al numero 666, la storia con Damian nel futuro nei panni di Batman. Le spire non hanno ancora smesso di intrecciarsi. [ride]

Traduzioni e adattamenti a cura di Simone Sperati