BATMAN: IMPOSTORS

Scritto da Vittorio Petrone il 6 ottobre 2011 in Batman e Fumetti DC Comics con nessun commento
Testi: David Hine
Disegni: Scott McDaniel
Edizione italiana: Arkham Rinato, B, Planeta DeAgostini, 200 pp, 18.95 €
Edizione originale: Detective Comics #867-870

 

Ridi e il mondo riderà con te.

Temo che questa storia sia stata sottovalutata. La prima volta che la lessi mi resi conto di come mi trovassi davanti ad una trama con un enorme potenziale. Quando finii la lettura la definii un “piccolo gioiello”, di quelli trovati raramente senza cercarli nemmeno. Ritengo che la storia portata avanti da David Hine sia, per certi versi, una storia che ti fa tirare un sospiro ed esclamare “finalmente”. Finalmente qualcuno ha messo in atto una trama che poteva venire in mente a molti, che poteva essere desiderata da molti. Almeno così è successo a me. Batman: Impostors non passerà certamente alla storia, non è quel che possiamo chiamare un “capolavoro”, ma presenta degli aspetti che la rendono, per me, un piccolo gioiello da ammirare più volte per scoprirne la vera bellezza. Forse secondo molti starò esagerando. Forse molti avranno ritenuto questa storia mediocre, forse un sorriso si starà dipingendo sul volto per un’opinione che sto condividendo e che non troverà la maggioranza popolare. Mi sentivo comunque in obbligo, possiamo dire così, di esprimerla, perché mi ha lasciato qualcosa che molte altre letture non hanno. E’ vero, i disegni non sono all’altezza della trama e della storia drammatica, ma non sono nemmeno da buttare via: io stesso all’inizio storsi il naso ma poi mi ci abituai e sebbene potevano essere migliori in alcuni punti, in altri e in generale mi sono sembrati più che adatti per una storia del genere. Mi ritrovai anche a pensare che l’idea di Impostors poteva essere stata “bruciata” per una storia che, pensai, l’avrei benissimo adattata ad un megaevento, crossover, chiamatelo come volete spero abbiate colto il senso, insomma un evento su più larga scala che potesse ricordato negli annali. Dopo queste parole, la conclusione è facile da intuire: adoro la trama di Batman: Impostors. Questa carta poteva essere giocata e disegnata meglio ma solo il fatto di vederla è una piccola soddisfazione per una mente in continua immaginazione. Ora, nel parlare della storia, avverto sin da subito che sarà ricca di spoiler, ma penso che la maggior parte l’avrà già letta e che quindi possa parlare a briglia sciolta, facendo, appunto, un approfondimento sulla storia e non una semplice menzione. Quindi come si dice, diamo fuoco alle polveri. Cominciamo.

Winslow Heath, maschio, 39 anni, ancora vivo. Raro sopravvissuto al gas del Joker che fa morire con un sorriso sulla faccia perenne; uno, se non l’aspetto più raccapricciante della nemesi storica di Batman. Winslow Heath, in coma, salvato da Batman. E’ lui che fa partire la vicenda.
Ovviamente se la tossina non lo ha portato nel mondo dei morti, questo non significa che Winslow Heath non paghi un prezzo per tutta la vita: è sfregiato. Anzi, per essere più precisi, è condannato alla “grande smorfia”. Il risus sardonicus, sì. Heath sorride sempre, sempre, ogni secondo della sua vita, a causa del veleno. Avete in mente il sorriso del Joker? Bene, immaginatelo su un uomo apparentemente normale se non fosse per quel piccolo sorrisetto, per quei capelli verdi caratteristici. Winslow Heath ci dimostra una cosa: la vita non è giusta. Non è giusto che si venga coinvolti nell’ennesima battaglia tra Batman e Joker su un tetto quando si è con la propria fidanzata a prospettare un futuro. Non è giusto essere lanciato su una montagna di cadaveri morti ridendo follemente perché creduto morto quando è sospeso più tra la vita che tra la morte. Non è giusto sorridere ogni momento, anche quando si piange, non è giusto essere l’oggetto di scherzi e scommesse anche da comatoso da parte di infermiere quando – e questo è un dato importante – il nostro protagonista può vedere e sentire tutto dal proprio letto. Non è giusto che nessuno gli dia speranza. Non è giusto che se non fosse per l’aiuto della Fondazione Wayne i cari dottori avrebbero staccato la spina a Winslow Heath dal primo minuto in cui è arrivato da loro a causa dell’assicurazione non “generosa”.

Ora, se vi risvegliaste dopo anni, cos’è la prima cosa che fareste se andati in coma innamorati? Avete ricevuto un risarcimento, ci mancherebbe ma “l’amore non si può comprare”, giusto?

Heath, per quanto sorrida (involontariamente), è sempre serio. Nessuno ha più sentito parlare di Beth, la sua fidanzata, dopo l’incidente sul tetto. Un giorno Heath si ritrova a salirci e da quel momento mette in opera un piano per farla pagare a Batman, per farla pagare a Gotham City. Ecco, sul tetto, in una delle mie scene preferite, Winslow si ritrova davanti la sua fidanzata, ma non è più quel fiore di gioventù che aveva imparato ad amare. Cito le esatte parole di Winslow Heath su una tavola che fa stringere il cuore. Parlando di Beth, lei era <<paralizzata. Terrorizzata. In attesa di soccorsi. Sentiva ogni cosa. La fame. La sete.>>. Non passò molto tempo prima che i corvi iniziassero a cibarsi di lei. Winslow Heath vede il suo amore, dimenticato da tutti, ridotto ad uno scheletro nel vero senso della parola. Piange ma non può non sorridere. Le lacrime gli rigano il viso, ma la grande smorfia è sempre lì. E dire che le ultime parole prima di essere lanciato su una montagna di cadaveri ridenti erano state, sotto forma di risate crescenti, dettate dall’amore, solo due: <<Salva Beth.>>. Ma Batman non ascolta, è impegnato a salvare lui, lui che aveva come unico pensiero quello di salvare la donna che amava!
Ritorniamo nel presente. Quella che passerà alla storia come “Guerra degli Impostori” ha inizio. In città gira una droga molto familiare al Cavaliere Oscuro: uno speciale gas del Joker che fa impazzire ma non morire per un arco di tempo. Questo siero di Joker è diverso, ricreativo e volontario. Preso volontariamente. E’ così che un padre di famiglia saluta la figlia e va al centro commerciale assumendo la droga e trasformandosi in una caricatura del Joker originale insieme a tante altre persone. Si fanno chiamare Jokerz e sono capeggiati dal Joker Impostore per eccellenza.

Oh Gotham… Gotham mia… le tue risate sono musica per le mie orecchie…

Più tardi arriva sulla scena anche un Batman Impostore (che ricorda vagamente il look di Jason Todd in Battle for the Cowl) che invita i cittadini a reagire formando così un’altra fazione, i Pipistrelli Guardiani. Immaginate l’eterno conflitto tra Batman e Joker solo moltiplicato per il numero dei cittadini di Gotham, che saranno un bel numero. Bisogna considerare poi che il Batman Impostore si differenzia dall’originale per un piccolo particolare: porta con sé una pistola e la usa senza remore. Di conseguenza anche i Pipistrelli Guardiani, comuni cittadini vestiti alla Batman di terza mano, porteranno in campo qualcosa che sicuramente non saranno cuscini. Un combattimento tra Jokerz e Guardiani si svolge anche in Mazzucchelli Avenue (breve ma gradito riferimento a David Mazzucchelli). Ciò che ne deriva è puro caos, un circo dell’anarchia. Qualcuno, intanto, sta creando una dose massiccia della droga tanto richiesta, lo “sballo del momento”. In questa storia, inoltre, Batman (originale) prova decide di provare sulla propria pelle questo leggendario effetto del gas modificato del Joker (un’idea che mi ha fatto esclamare finalmente perché volevo vederlo da tempo alle prese con la tossina), sebbene questa condizione duri soltanto due paginette. Ecco, avrei ampliato non poco questa parte della storia se fosse stato un “evento”. Le risate, si sa, sono contagiose ma possono anche far dare ai nervi in certi casi. Batman lo sa benissimo. E’ così che una coppietta si ammazza a vicenda nell’ennesima scena forte della storia sotto l’effetto del veleno. E’ ormai chiaro che Winslow Heath nasconde un segreto e visto il suo sorriso perenne possiamo immaginare per che fazione parteggi. Lo stesso Heath vorrà dare qualcosa a Gotham: una fiera, precisamente la fiera di San Bartolomeo (conosciuta per essere luogo di caos) che sarà poi il teatro finale della storia. Un luogo pieno di gente perfetto per rilasciare tutto il gas di Joker a disposizione e far ballare la danza della morte ai cittadini di Gotham. Ma spostiamoci su un tetto, dove il Batman Impostore assiste all’apertura della fiera da lontano. Dietro di lui c’è la sua prossima vittima, un bambino di colore che vuole ardentemente essere la spalla di Batman, il suo Robin. Ed è anche vestito come Robin l’occasione. Ma abbiamo detto che questo Batman è diverso, di conseguenza non ha bisogno di una spalla e per questo scaraventa giù il piccolo, che muore sul colpo. Nessuno lo salva. Verrà ritrovato più tardi dal fratello (più grandicello del defunto, anch’egli un Pipistrello Guardiano). La morte di un bambino non si vede tutti i giorni, specialmente sulle pagine dei fumetti, e ho ammirato questa sprezzante scelta di Hine. I colori scelti per questo tipo di storia sono sgargianti e, quindi, azzeccati con il disegno: la storia deve esprimere caos e follia dunque anche il disegno, burlesco e non perfetto, deve fare la sua parte. I due Batman si danno appuntamento nella sala degli specchi mentre il gas viene rilasciato e tutti i presenti alla fiera si trasformano e iniziano a combattere tra loro. La sala degli specchi è un luogo comune, classico per uno scontro: non avete mai notato che molte rese dei conti si svolgono lì quando c’è una fiera? Avrò visto troppi film o cartoni, o letto The Killing Joke di Alan Moore. Comunque, dopo il combattimento (Batman non l’avrebbe perso per nulla al mondo), con la consueta vittoria del nostro eroe, scopriamo chi si cela dietro l’emulo violento di Batman (o Jason Todd): il bat-impostore non è altri che Winslow Heath col suo terribile sorriso. Egli ha inventato ed era a capo di entrambe le fazioni. Vedere la maschera di Batman ed il sorriso del Joker stampato sul volto è stata una bella trovata, una di quelle che fa esclamare, di nuovo, “finalmente” e fa capire quanto Batman non possa esistere senza il Joker e viceversa. Parafrasando Batman R.I.P. Di Grant Morrison essi sono <<il bene e il male, il rosso e il nero, la vita e la morte>> e quindi dipendenti uno dall’altro.

Ho dato la mia vita a questo costume! La mia vita! E tu l’hai insozzato, svenduto! Non sei degno di indossarlo!

L’idea che Batman non sia un uomo bensì un simbolo, un’istituzione, trova ancor più fondamento in questa frase del Batman originale alla vista di Batman-Winslow Heath, che scompare inghiottito tra la folla. La maschera di porcellana che portava per coprire il risus sardonicus ormai non gli serve più, è uscito allo scoperto. Winslow Heath afferma che è Batman la ragione per cui tutti i villains sono a Gotham City. Per cui ci sono il Joker, lo Spaventapasseri e Killer Croc. Per cui lui e tanti altri innocenti sono e verranno colpiti. <<Tutta la follia viene da te>>.

Quanto c’è di vero in questa affermazione? Anche Batman si ritrova a discutere questa tesi con il fedele maggiordomo Alfred, e la risposta finale non è chiara. Intanto, il Joker, indirettamente, è costato 174 vittime. 178 contando il bambino di colore, Beth, Winslow Heath… e Batman. Heath è scappato ed è ancora in libertà, e ha ancora una dose per ogni cittadino di Gotham. La sua amata, Beth, è lì con lui e conversano. Sì, nel caso non l’avreste capito Winslow Heath sta parlando con lo scheletro della sua amata, conservato come un tesoro, come se fosse ancora viva. La follia ha inghiottito anche lui e da qualche parte, in un’umida cella ad Arkham Asylum sono sicuro che il Joker si stia sganasciando dalle risate, incurante del male che arreca.