Batman: Facce

Scritto da Massimo Rubbino il 6 novembre 2009 in Batman e Fumetti DC Comics con nessun commento

batmanfacestp

Testi: Matt Wagner
Disegni: Matt Wagner
Albi originali: Legends of the Dark Knight #28/30
Edizione italiana: Le Leggende di Batman # 1 Play Press, Le Leggende di Batman #4 Planeta De Agostini

– Non capisci! Devi aver sofferto almeno quanto me… io… io… basta! Tu! Non puoi essere una persona normale! Sei uno sgorbio! Uno sgorbio!
– Ma non un mostro.

Matt Wagner è un genio. E non c’è bisogno di leggere Facce per capirlo. È il classico autore completo indipendente che si concede sporadiche incursioni nel genere. Con i suoi lavori Grendel e Mage ha permesso ad un certo fumetto di acquisire visibilità, sul mercato. Con Batman si è invece guadagnato la fiducia di quella fetta di pubblico che conta, che procura i contratti con le grosse case editrici e ti permette poi di andare avanti con i tuoi progetti personali. Ma bastano poche pagine per capire come questi lavori per Wagner siano molto più che squallide marchette fra i silos del porto. Qui c’è un’artista che scende dritto dritto dalla scuola degli Alex Toth, con una sua particolare visione del Pipistrello attorno alla quale costruisce tutto un mondo fatto di ombre espressioniste e morbide curve cartoonistiche. Evidentissimo è il richiamo alla serie animata di Bruce Timm, soprattutto negli sfondi dai cieli rosso sangue e gli infiniti grattacieli che schiacciano i personaggi, persi nelle strade di una notte umida e sporca di vergogna.

I Miei simili… presto avranno ciò che il Destino gli ha sempre negato… […] la possibilità di dimenticare il mondo… e forse di perdonarlo.

Freaks. Una sola parola che rievoca tutto un immaginario consolidato, fatto di circhi e fiere, risate e disprezzo, la vendetta di Tod Browinig e la poesia di Tim Burton. E Batman questo mondo lo conosce bene, lo conosce dall’interno.
<<sei invidioso – urla il Pinguino/DeVito nel secondo Batman burtoniano – perché io sono un vero mostro e tu invece devi portare una maschera!>>.
L’universo narrativo dell’Uomo Pipistrello è sempre stato costellato da creature deformi, come in una galleria lombrosiana di cattivi che molto deve a Chetare Gould e le sue intuizioni sulle pagine di Dick Tracy. E fra tutti, quello che forse sente maggiormente il peso della propria deformità è Harvey Dent/Due Facce, un tempo Procuratore Distrettuale e ora gangster orribilmente sfigurato. Dent sa cosa voglia dire avere avuto una famiglia, un lavoro, degli amici. Dent sa cosa sia avere avuto una vita normale e averle perduta, forse per sempre. Eppure quelli come lui hanno ancora una speranza, egli crede nella sua psiche malata. Forse posso riunirsi in quella che Dent chiama “Nazione deforme”, mondo parallelo a quello ipocrita e perbenista in cui viviamo tutti noi.

Ma in Wagner non è sufficiente analizzare il “cosa”, bisogna scavare ancora e ancora per concentrarsi sul “come”. E allora ecco le splash-page di contorti edifici dal taglio espressionista, le figure grottesche e caricaturali, le inquadrature distorte, le prospettive volutamente sbalzate, le sequenze mute dal taglio fortemente cinematografico. In questo va dato onore anche al merito del grandissimo colorista Steve Oliffe, che poco dopo esploderà sulle pagine di Spawn ma già qui è perfettamente riconoscibile tra le pennellate della festa in maschera e le sfuriate di Dent dentro al suo rifugio per disperati.

Facce è un fumetto nel quale trovano perfetto equilibrio una sceneggiatura sospesa tra il meraviglioso ed il raccapricciante, e delle illustrazioni che ancora una volta fanno guadagnare al fumetto l’appellativo di “Arte Sequenziale”. Non vi basta per leggerla? Che altro volete, una moneta sfregiata in omaggio?


Informazioni sull'autore

Massimo RubbinoNon ricorda di essere nato nel 1982; non ricorda d'essere un appassionato di fumetti dal vecchio Uomo Ragno N° 48 (Maggio 1990); non ricorda di non aver mai pubblicato su carta nulla di ciò che ha scritto; non ricorda di aver collaborato ad un sito che ha contribuito a lanciare e che adesso ha cancellato dalla sua memoria (qualcosa come W la F. it); non ricorda perché stia scrivendo questa bio in uno stile da far impallidire Beavis & Butthead.Leggi tutti gli articoli di Massimo Rubbino