Batman: la run Morrison (Parte 3)

Scritto da Raffaele Radaelli il 14 gennaio 2011 in Batman e Comics e fumetti americani e Fumetti DC Comics con 5 commenti

Continua in Italia, la pubblicazione della testata Batman & Robin, sul mensile dedicato all’Uomo Pipistrello.
Abbiamo già analizzato i primi tre story arc, raccolti nei numeri di Batman dal 35 al 39 e ora continuiamo prendendo in considerazione i numeri di Batman dal 39 al 42, sempre scritti dallo scozzese Grant Morrison.

BATMAN & ROBIN

All’inizio del quarto story-arc vediamo Damian Wayne calato in una parte insolita: in giacca e cravatta espone al consiglio di amministrazione delle Wayne Enterprises ciò che ha scoperto riguardo alle irregolarità finanziarie dell’azienda. Irregolarità che preoccupano Lucius Fox fin dal numero 36 e che Dick, non proprio un esperto di finanza e numeri, non era riuscito a risolvere.
Damian aveva dichiarato che “Sono solo numeri. Potrei farlo anch’io” e infatti scopre che esiste un fondo per le vittime di incidenti ferroviari, le cui donazioni sono cresciute costantemente.

Dick e Damian seguono la traccia fino a El Penitente in Messico (un caso il fatto che il fondo fosse per incidenti ferroviari? Ferrovie… treni… mexican train… Messico…) che scopriamo essere il Dottor Hurt.
Quest’ultimo ha coordinato dal Messico un nuovo attacco a Gotham e le sue intenzioni sono quelle di impossessarsi dell’intera città… che raggiunge per via ferroviaria (di nuovo un riferimento al Mexican Train).

Il dinamico duo però deve occuparsi anche di un’altra faccenda: sistemando in ordine cronologico i dipinti dei membri della famiglia Wayne, Alfred scopre alcune cose interessanti.
Innanzitutto uno spazio vuoto, occupato in origine da una sorta di “pecora nera” della famiglia: un Thomas Wayne che nel 1760 guidò una setta di adoratori del demonio. Potrebbe essere Simon Hurt? Se il dottor Hurt fosse un Wayne potrebbe spiegare come mai nutre del risentimento verso Bruce e come mai abbia cercato di screditare i suoi genitori. Forse vuole avere villa Wayne e tutto il patrimonio di famiglia credendo gli spetti di diritto. (In RIP Alfred, prigioniero nella caverna, diceva “Lei non è Thomas Wayne” mentre Hurt rispondeva: “No. Sono il Dottor Hurt ora”. Quindi è stato Thomas Wayne in passato?)

Dick, Damian e Alfred notano inoltre che nei dipinti ci sembrano essere degli indizi e degli elementi ricorrenti: seguono lo sguardo di Joshua Wayne fino ad un dipinto di Darius Wayne, con delle navi in fiamme e la costellazione di Orione nel cielo sopra la baia. Spostandosi nella biblioteca e procedendo per associazioni (le tre stelle della cintura di Orione rappresentate da tre rose… la costellazione sulle navi in fiamme… Orione sul fuoco… le tre rose sul caminetto…) Dick scopre un passaggio che lo porterà sempre più a fondo nei segreti nascosti di Villa Wayne.

In una stanza di cui non era a conoscenza (anche se crede che in qualche modo almeno Bruce lo sapesse) scopre delle scritte (“Barbatos” e “Thomas Wayne”) che risalgono a non più di un anno prima.
Poi trova la statua di un demone, che Alfred, grazie al computer della Batmobile, identifica come Barbatos, un demone metà uomo e metà pipistrello adorato dalla tribù Miagani fin dall’antichità. Ed è lo stesso demone che la leggenda narra sia stato evocato da Thomas Wayne nel 1765.
Procedendo nelle profondità della Villa, Dick sembra incontrare un pipistrello gigante (la cui apparizione disturba la comunicazione con Alfred, come se fosse una fonte di energia) e finalmente trova lo stesso scrigno che compariva in molti dipinti di famiglia: uno scrigno marchiato con lo stemma del pipistrello.
Nel frattempo, nel cimitero di famiglia adiacente la Villa, Damian si ritrova a dover combattere fianco a fianco con Oberon Sexton contro i 99 demoni della terza gerarchia inviati da Hurt per recuperare proprio lo scrigno trovato da Dick. Sfruttando la confusione generata da un Damian manipolato a distanza dalla madre e da Deathstroke, uno di questi demoni prendendo in mano lo scrigno declama “Barbatos” (confermando che esiste un legame tra la batcaverna, la tribù Miagani e il demone Barbatos) e, avendo ottenuto ciò per cui erano venuti, tornano da Hurt.
Dick, Damian e Alfred analizzano tutte le informazioni in loro possesso e scoprono che il simbolo del pipistrello è legato alla storia della famiglia Wayne da prima che Bruce decidesse di vestrire i panni di Batman: lo scrigno che passa di mano in mano come viene testimoniato dai dipinti è marchiato con un pipistrello, un pipistrello è dipinto sul pavimento della stanza segreta e addirittura tutta la Villa e i giardini funebri che la circondano formano un gigantesco bat-segnale!

Potrebbero essere una conferma in più del fatto che Bruce sia intrappolato nel passato e cerchi di mandare dei messaggi nel presente. Conferma che arriva definitivamente quando viene ritrovato nelle profondità della caverna un mantello di Batman, ornato con delle corna di cervo e con il dipinto di un eclisse totale sopra di esso. Ma per scoprire la verità ed avere dettagli in più dovremo aspettare il numero 43, quando inizierà la mini de Il Ritorno di Bruce Wayne.

Dopo aver disattivato il controllo remoto nella spina dorsale di Damian, il dinamico duo fa una visita nel covo di Talia, dove scopriamo un altro “Damian”, creato dalle stesse ricombinazioni del dna potenziate ma di dieci anni più giovane. Al termine di questo incontro Damian compie la sua scelta definitivamente: seguirà le orme di suo padre e sarà un valido nemico per sua madre.

Durante questo quarto arc, Morrison ci ha fatto credere per un attimo che sotto la maschera di Sexton si celasse proprio Bruce… ma al termine di Batman 40 scopriamo che Oberon Sexton era il Joker! Dopo gli eventi di RIP (e di Crisi Finale), Joker in qualche modo si è reso conto che il nuovo Batman non era lo stesso di prima… e allora ha deciso di travestirsi lui stesso di nero e di diventare un detective che lotta contro il crimine. Oltre al fatto che condivide con il dinamico duo un nemico comune: Joker deve ancora raccogliere la vendetta contro il Guanto Nero e sembra disposto a dare una mano ai nostri eroi…

Il quinto story arc, che inizia sul n. 41, si apre con delle immagini shockanti. Vediamo la visione distorta di Hurt degli eventi: Thomas Wayne che paga Chill per far uccidere moglie e figlio in modo da potersi dedicare pienamente alle sue perversioni… E quella che invece non sembra una visione, ma la realtà, ci mostra Hurt che si palesa come Thomas Wayne e fa ritorno a Gotham.
E poi un flashforward ambientato tre giorni nel futuro: Hurt che ha preso possesso di Villa Wayne (come si era visto nel quarto quadratino al termine del primo numero, quando veniva mostrato con le chiavi della casa nella mano) e che spara in testa a Dick!

Ma tornando al presente, viene finalmente svelato il piano di Hurt.
Grazie all’antidoto lasciato volutamente da Pyg (nel numero 36) Hurt ha trovato il modo di rendere dipendente dalla droga tutta la popolazione di Gotham. Il virus della dipendenza si diffonde come un virus influenzale e rende schiava la città intera: ogni persona farà ciò che vuole Hurt pur di porre fine al dolore causato dall’astinenza.
Oltre a questo vuole trovare il modo di aprire lo scrigno con il marchio del pipistrello che con tanta fatica ha conquistato (e che crede di non poter aprire senza distruggerne il contenuto) e vuol continuare la sua opera per rovinare il buon nome degli Wayne.

In generale si può dire che il suo scopo sia corrompere: corrompere la città di Gotham, corrompere Bruce e Batman e corrompere la reputazione degli Wayne. Hurt pensa che in qualche modo che questo suo comportamento gli permetta di entrare in contatto con Barbatos.

In passato Morrison ha insistito sul fatto che Dick non fosse come Bruce.
Bruce era uno stratega che basava la vittoria sui preparativi. Dick è un acrobata che ama “lanciarsi senza rete” e che trae forza dal tempismo.
Scopriamo però che Dick ha comunque fatto tesoro degli insegnamenti del suo maestro: al termine del n. 40 lo sentiamo affermare che solo il loro meglio potrà aiutarli a risolvere la situazione. Ed è in quel momento, presumibilmente, che pianificano la vittoria finale su Hurt (nel n. 41 Alfred gli riferisce che ha predisposto la casa e la caverna come Dick aveva chiesto: preparativi che rendono obbligate le mosse di Hurt in seguito).

Nella fase di avvicinamento a RIP e in RIP stesso, Hurt aveva messo in Bruce il dubbio che anche i suoi genitori potessero essere ricchi annoiati che, per provare nuove emozioni, commettevano crimini. E la visione di apertura del numero 41 sembrava rendere ancora più realistico questo dubbio. Nel numero 42 invece Hurt dichiara che i genitori di Bruce gli hanno mostrato la gentilezza e che lo hanno addirittura accolto in casa loro (nella stanza segreta trovata da Dick). Dando un calcio al quadro (creando un buco… il “buco nelle cose”..) dichiara inoltre che è riuscito nel suo intento: far credere a tutti che erano dei pervertiti e dei drogati, ricordandoci ancora una volta la missione che era del Guanto Nero: corrompere le anime buone e votarle al male.
Per un attimo, vedendo la scena del patto tra Hurt e Damian, Morrison agita di fronte ai nostri occhi lo spettro del futuribile Batman n. 12, in cui Damian, in seguito alla morte di Bruce, ha stretto un patto con diavolo, cedendogli la sua anima in cambio della salvezza di Gotham.
Il quinto arc si chiude in grande stile: Dick e Damian erano preparati e conoscono quanto basta su Hurt per incastrarlo.
Damian afferma che non è il diavolo ma è un uomo che ha vissuto troppo a lungo (una conferma del fatto che sia il Thomas Wayne del 1700 che ha guidato una setta di adoratori di demoni e il cui dipinto manca nella galleria della dinastia Wayne?).
Dick, invece, sembra conoscere il modo per aprire lo scrigno con il pipistrello: emette un fischio che Hurt riconosce come un segnale della tribù dei Miagani (stessa tribù che abbiamo scoperto adorava Barbatos e che probabilmente viveva nella Batcaverna dalla notte dei tempi).
Lo scrigno si apre e mostra un bat-tracer e una nota scritta a mano: “Preso! (le ultime parole di Bruce prima di essere colpito dalla Sanzione Omega. In italiano è stato tradotto con “Fregato!” ma in originale la parola usata è la stessa: “Gotcha!”) subito prima che Hurt venga messo al tappeto da un doppio pugno del dinamico duo, leit-motiv di questa testata fin da quando Batman e Robin misero a terra in questo modo Toad.
La tavola finale che mostra un Batman emergere dall’oscurità scatenò alcune discussioni su chi potesse celarsi sotto la maschera. Morrison aveva dichiarato infatti che Bruce non sarebbe tornato prima del numero 16. Alcuni pensarono quindi che sotto la maschera non potesse esserci Bruce, essendo ancora il numero 15, e proposero Joker o Alfred (che dopo aver messo le lancette dell’orologio in modo da tenere aperto l’ingresso della caverna e dopo aver accolto Hurt alle porte di Villa Wayne non compare più).

Nel numero finale di Batman e Robin scritto da Morrison scopriamo però che sotto la maschera c’è davvero Bruce, che è tornato in qualche modo dal passato in cui era stato intrappolato da Darkseid (il come avviene tutto questo lo scopriremo dal prossimo numero di Batman che conterrà Il Ritorno di Bruce Wayne #1).

Questo numero finale scopre alcune carte e svela alcuni dei misteri finora rimasti irrisolti:

Hurt è il Thomas Wayne del passato, che ha innaturalmente prolungato la sua vita con “rituali di sangue” (alcuni ritengono che Thomas Wayne possa essere stato in passato Jack lo Squartatore) e “rituali di space-voodoo” (riferimento al fatto che, come vediamo in apertura di questo numero 16, Thomas ha evocato il demone Barbatos, che è una manifestazione del mondo dei Nuovi Dei di Apokolips) e ne è stato in qualche modo contaminato. Questo spiegherebbe le scritte trovate nella camera segreta scoperta da Dick: in quella stanza in cui i genitori di Bruce provarono a curarlo da quello che credevano fosse un disturbo psicologico si è forse combattuta una lotta interiore tra l’uomo e il demone. Le scritte piccole con il nome “Thomas” sembrerebbero un tentativo dell’uomo di riemergere… tentativo annullato dalla predominanza del demone, simboleggiato dalla scritta più grande che sovrasta le altre.

La natura speculare di B&R con RIP è ancora più evidente in questo finale:
In RIP Bruce era attirato in Arkham (anche se Batman lo aveva previsto) con un costume colorato che non era il suo (il Batman di Zur-En-Arrh) per andare in aiuto di Jezebel e il Joker gli chiede come si sentiva ad essere il Clown di Mezzanotte.
Ora Bruce è attirato nella sua stessa caverna (anche se Dick e Damian hanno preparato un piano così come Arkham era stata “preparata” da Bruce) per soccorrere Alfred e Hurt gli chiede come si sente ad essere il diavolo all’inferno.
Viene svelato inoltre il signifcato di R.I.P. così come lo intendeva Hurt: Ristagna In Purgatorio (Riot in Purgatory).
Così, mentre Dick e Damian si occupano di Pyg, Bruce si libera facilmente dalla trappola di Hurt e schianta la sua faccia contro il vetro (immediatamente prima Hurt vede riflesso nel vetro Barbatos al posto di Bruce…). Non può però seguirlo nella sua fuga dato che deve salvare Alfred… ma ad occuparsi di lui e a raccogliere finalmente la sua vendetta ci penserà Joker.
Seguendo una pista di domino raffiguranti 1 e 8 (1=A e 8=H: AH AH AH AH) attira Hurt verso la gag finale: il diavolo che scivola su una buccia di banana!

“Cosa può esserci più divertente di questo?” a parte Bruce che manda al tappeto Joker?

Nella scena in cui Joker seppellisce vivo Hurt vediamo che sulla bara ci sono sei puntini, come se la bara stessa fosse l’ultimo tassello dei domino che cade a terra. Domino la cui caduta è stata iniziata dal Joker, quando in giro per il mondo uccideva i membri del Guanto Nero per mantenere la sua promessa di raccogliere la rivincita da tutti loro, dopo gli eventi di RIP. Quest’ultimo domino che cade è il raggiungimento del suo obiettivo, il ristabilirsi del vero ordine delle cose: Joker è il vero nemico di Batman (“Non chiamarmi servo” diceva a colui che sembrava essere il Diavolo al termine di RIP).
Anche Damian viene definitivamente consacrato ad eroe, o meglio, supereroe, riuscendo a disattivare in tempo la bomba del Joker e riportando a casa sano e salvo Dick.
Ora che Bruce è tornato, Damian è preoccupato che dovrà smettere i panni di Robin, ma Bruce lo rassicura: “Batman e Robin non moriranno mai”.
In una conferenza pubblica Bruce dichiara di aver finanziato segretamente per tutti questi anni la missione di Batman e che ora vuole lanciare una nuova joint venture delle Wayne Enterprises: Batman Inc.
Alcune domande attendono ancora risposta: come ha fatto Bruce a tornare nel presente? Chi o cosa è Barbatos? Lo scrigno con il marchio da pipistrello: è stato creato da Bruce nel passato? Come mai Hurt lo desidera così tanto?
Queste risposte e molto altro, nel prossimo numero di Batman: Il Ritorno di Bruce Wayne.

Restate con noi!

Fonte d’ispirazione principale: http://rikdad.blogspot.com/

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Informazioni sull'autore

Raffaele Radaelli [Bruce Wayne]Classe 1987, ama sezionare e analizzare fino al più piccolo particolare ogni storia. Affascinato dagli strabilianti risultati che si possono ottenere dalla commistione di testi e immagini, nutre una grande passione per Batman, Morrison, Gaiman, Moore... senza dimenticare il mitico Sergio Toppi, che ha fatto nascere la sua passione per il medium fumetto.Leggi tutti gli articoli di Raffaele Radaelli