Man of Steel: Il Viaggio attraverso un Mare di Stelle

Scritto da Andrea Ruscito il 19 luglio 2013 in Cinema, film e animazione con 8 commenti

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man_of_steel_temp_logoMAN OF STEEL 20/06/2013
-Il Viaggio attraverso un Mare di Stelle-

Per chi scrive questo non è il Superman cinematografico definitivo, perché comporterebbe che questa pellicola non potrebbe mai vedere dei seguiti (estremizzazione voluta = sì, questo è il Superman definitivo). Non è assolutamente il film che ci si aspetta, ma tanto e molto di più. Questo è il commento a una pellicola che in molti ormai hanno già visto e che altri stanno per vedere nel prossimo futuro (a questi dico: non continuate nella lettura); la scelta sta nel commentare questa nuova visione dell’Uomo d’Acciaio partendo da ciò che ha origine nel e dal film. Ciò che si origina nella trama stessa, senza tergiversare ma solo narrare che il corpus di cui è costituito rende L’Uomo d’Acciaio il film evento del 2013. Senza ombre e senza dubbi.

Traspare un senso di novità in questa pellicola, in primis da ciò che accade nel momento della nascita di Kal (la creatura sul pianeta che lo saluta col suo verso – as Walt Disney’s The Lion King –) fino al compimento della stessa:Lara Lor-Van e Jor-El che rivivono, senza vincoli genetici, in questa prima creatura che agli occhi del pianeta stesso risulta un’eresia (è lo stesso Zod a dirlo, ma è idea comune, innegabile): un prologo degno della narrazione stessa, capace di far immergere lo spettatore come pochi altri film sanno fare e in grado di raccontare nuovamente qualcosa di molto noto (le origini di Kal-El e la distruzione di Krypton) ma di vederlo come mai prima d’ora.

Jor-El

man_of_steel_temp_logoKRYPTON & SMALLVILLE
-Mondi Sovrapposti: il Fascino dell’Antico-

La sequenza di apertura su Krypton è, praticamente, un film a parte: la WB e Snyder potrebbero tranquillamente trarne un franchise di fantascienza non indifferente, e mostrare il passato di Krypton o la giovinezza di Jor, sino a terminare con la partenza di Kal e l’inevitabile morte di un mondo ormai condannato. Chi commenta è sempre rimasto affascinato dalla figura del supremo scienziato di Krypton: Jor-El è un character dalla grande umanità e completamente distaccato da quella freddezza che regna nel consiglio e la rigidità militare della gilda di Zod. Lady Lara (l’affascinante Ayelet Zurer, che porta il personaggio di Lara Lor-Van verso orizzonti mai visti in precedenza), così regale e materna, nonostante il poco tempo, mostra una personalità forte, come ogni madre dovrebbe essere e totalmente fiera del suo retaggio e di quello del suo amato. Russell Crowe ci regala il Jor-El migliore mai visto (fortunatamente distaccandosi dall’interpretazione di Marlon Brando, non tanto per ciò che fu, quanto perché il personaggio di Crowe è molto più vicino al Jor moderno e dalla resa epica su schermo) e l’unica cosa che si può rimpiangere e la sua inevitabile dipartita. Ecco che la magia della pellicola, però, risiede anche nel rinnovamento e nel saper agire in modo giusto quando il momento lo richiede (Fortezza della Solitudine insegna).
MoS_2Il prologo, allora, diventa di prepotenza la sequenza iniziale in una pellicola di questa levatura: è lo stesso Jor-El che resta impresso nella visione d’insieme e che difficilmente nei prossimi anni si riuscirà a superare il concetto visto nella scena stessa. Russell Crowe rende omaggio a Jor e lo fa in grande stile (vuoi la solidità dei dialoghi, vuoi una trama avvincente, vuoi il fattore che ha più volte detto di apprezzare il personaggio offertogli), regalando una trasposizione cinematografica senza pari e inserendosi nei personaggi da cinecomics più belli di sempre. L’insieme diviene forte di una rappresentazione ipotetica, ma così realistica da sembrare vera: Jor e Lara compiono un atto d’amore senza pari su quel pianeta, commovente quando Jor tenta di dire al consiglio e a Zod che quella speranza che potrebbe salvare l’eredità di Krypton lui l’ha tenuta “tra le mani”.
E’ un personaggio che difficilmente può essere paragonato, se non all’altra figura paterna presente nella pellicola:Jonathan KentKevin Costner realizza il sogno di veder tornare Pa’ Kent sul grande schermo e lo fa con una magnificenza senza pari. Il suo è un Jonathan che attraversa varie fasi della vita di Clark (viste nei flashback) e che realizza sin da subito il destino del figlio, lo stesso destino che ha visto Jor e la stessa determinazione di cui Jor parla a Zod sull’avamposto. E’ davvero la leggenda che prende il sopravvento e che spazza via ciò che è imparagonabile ed improponibile. In tutti i sensi.
I flashback e il passato di Clark, dipanati per tutta la pellicola, riescono pienamente a potenziarne la figura e a spiegare l’uomo: Kal, o Clark che dir si voglia, è umano. Molto più umano di quanto la sua appartenenza aliena possa non far comparire. Egli è totalmente cosciente della sua fragilità ma allo stesso tempo è insicuro di quella natura che lo ha plasmato. Jonathan (Kevin Costner superior) dona magnificenza ad una delle persone più care al cuore di Clark e, la sua morte ha molto più di un significato: Clark salva l’autobus della scuola e rivela a molti le sue capacità, Pa’ Kent gli dice che, probabilmente, avrebbe dovuto lasciar morire i suoi compagni di viaggio, piuttosto che rivelarsi così subitamente. Anni dopo il tornado sta per spazzare via molte vite, Jonathan, sino alla fine, tenta di tutto per mettere in salvo delle persone, senza permettere a Clark di usare i suoi poteri e manifestarsi nuovamente: è Jonathan che sceglie la morte come unica tutela per il segreto di Kal, e questo atto ricade sia su Pa’ Kent che su Kal. Ed è lo stesso atto (la morte, appunto) che anni dopo Kal dovrà usare come unica soluzione ad un problema ben più grave. Zod. Gli eroi non uccidono? Falso. Gli eroi salvano vite ed impediscono che le persone muoiano. Fanno di tutto per scongiurare il male e il dolore, ma la morte è comunque una soluzione. Estrema, dolorosa, non invocata ma sempre e comunque presente. Nei fumetti Superman si è visto costretto a togliere la vita a dei criminali e quindi, per chi segue questo eroe da decenni, non è una novità. Nel film, dopo il gesto, egli si dispera perché, nella morte, egli scopre l’unico punto debole di se stesso e l’unica cosa con cui non potrà mai lottare contro. L’inevitabilità della fragilità umana. Ma se in essa Kal scopre una debolezza, o una costante, d’altra caratura è la figura di Martha Kent (Diane Lane) che porta in sé la medesima (“Stai bene Ma’?”) ma che prima di tutto è esempio vivente che l’umanità di Kal-El non è perduta chissà dove, ma risiede nelle due figure femminili che rimandano in tutta la pellicola: Martha, appunto, e Lois Lane (Amy Adams, che interpreta una Lois completamente differente dalle precedenti e riesce a concretizzare una figura con un suo personale spessore, cosa non del tutto riuscita in precedenza).
Superman, Clark Kent e Kal-El. La stessa persona e nel contempo tre figure così differenti. Tutte e tre trovano spazio nel film, e tutte e tre lo fanno nei momenti che sono richiesti da una sceneggiatura che è impossibile da definire banale, piatta e poco originale. Goyer plasma tra le sue mani il Superman (almeno al cinema) del futuro. Quello che in molti hanno invocato e che ora hanno paura a riconoscere, forse.

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Libero arbitrio e servo arbitrio

Durante il primo quarto d’ora su Krypton mi sono sentito come un bambino di 4 anni portato al cinema dal papà. Il mio sense of wonder vibrava come le corde di un’arpa suonata dalla Dea della musica. Questa Krypton era qualcosa di visivamente meraviglioso, sono stordito dalla sua bellezza.
E’ un mondo pulsante di tecnologia e di vitalità visionaria, eppure il suo cuore è gelido come il ghiaccio. La vita dei nuovi nascituri viene programmata, così come il loro destino.
Il libero arbitrio è stato raso al suolo sulla base delle esigenze della collettività. Il freddo calcolo di questa visione sociale cozza terribilmente col clima arido ed esotico, quasi desertico, di Krypton, è un’antinomia veramente esaltante.
Kal-El è il primo figlio nato da parto naturale dopo secoli. E’ la scelta di libertà dei suoi genitori, che rivendicano per il figlio il diritto di decidere da sé il proprio destino.
Jor-ElJor-El è uno scienziato, un pensatore rivoluzionario, un guerriero. Anche qui una scelta radicalmente diversa rispetto alle versioni precedenti di Jor-El.
Qui il personaggio è una bandiera di libero pensiero, un disintegratore di schemi ed etichette, un attore che sfugge al suo stesso ruolo, rifiutandosi di seguire l’assioma per il quale uno scienziato deve essere un imbelle teorico topo di biblioteca, incapace di comprendere come funzioni un’arma.
Negli schemi di Krypton Jor-El è un uomo di scienza, ma la sua volontà di uomo libero lo ha reso molto di più.
Le scene di flashback sono di una potenza e di una delicatezza incredibile… Si sente sulla propria pelle tutta la solitudine, la paura di Clark. Tutto l’amore che questi due genitori del Kansas proiettano sul figlio adottivo. Un amore che essi stessi temono non essere sufficiente, perché essi stessi si rendono conto di avere a che fare con qualcosa di incredibilmente più grande di loro.
Questo Superman è esattamente il prototipo classico di Superman. E’ un Superman che non sceglie mai, che non si impone mai, che lascia che siano gli altri a scegliere, a decidere cosa fare.
Non decide di consegnarsi a Zod, né di combatterlo: si consegna agli uomini, perché è la loro vita ad essere in pericolo ed è giusto che siano loro a decidere. E’ un Superman che non minaccia Lois, che non cerca di convincerla a non rivelare la sua identità: lascia che sia lei a decidere cosa è giusto fare. E’ un Superman che persino decide di rispettare le ultime volontà di un padre, tanto è il suo amore per la LIBERA SCELTA. Non lo aiuta perché lo rispetta, perché aiutarlo sarebbe significato volersi imporre su di lui, voler sputare su ciò che per trenta anni gli aveva insegnato. Jonathan è nato uomo ed ha voluto morire da uomo, senza interventi superumani, per preservare il presente e il futuro del figlio.
E’ una scena di una potenza sconvolgente, avevo i brividi.
La cosa su cui veramente ci si dovrebbe soffermare a pensare, dopo aver visto quella scena, è: io avrei agito così? Avrei lasciato morire mio padre?
La risposta ovviamente, per tutti noi, non potrebbe essere che no. Ecco perché noi non siamo Superman.
Noi avremmo salvato tutti, noi avremmo deposto con la forza il primo dittatore che avesse violato i diritti dell’uomo, noi non avremmo mai permesso che Lex Luthor divenisse Presidente degli Stati Uniti. Potremmo forse sentirci migliori di Kal-El per questo, sentirci più forti, più capaci di usare per il bene i propri immensi poteri.
Ma è veramente questo il bene? Decidere per gli altri? Togliere loro il diritto di scegliere, anche di scegliere il male, e di imparare quindi dai loro errori?
ZodC’è qualcosa di incredibilmente cristologico in questa domanda aperta, come in tutta la simbologia che costituisce il mito di Superman.
Anche nella scena più controversa, quella della morte di Zod, non è Superman a uccidere Zod, è Zod che si uccide da solo. Perché Zod non ha il libero arbitrio, Zod è servo dell’arbitrio di Krypton, ne è schiavo. E’ nato per essere un guerriero e proteggere il suo popolo, il suo dna, il suo cervello, è stato codificato a questo scopo.
Ecco perché, morto il suo popolo, a lui non resta che proteggerne la memoria attraverso la vendetta. Posto dinnanzi alla scelta di arrendersi, di fermarsi, di scendere a patti, Zod  semplicemente dichiara di non poter scegliere. La scelta non è una sua opzione, non è stato programmato per questo. Lui è nato schiavo, in una Sala della Vita.
Kal-El è nato libero, dal ventre della madre. Questa è la differenza sostanziale fra i due.
La vera forza di Superman è quella di non essere schiavo di se stesso. Lui può scegliere di anteporre la volontà di esseri infinitamente più deboli di lui alla sua. Può scegliere di mettersi a disposizione degli uomini, e non al loro comando.
In questo, forse, è veramente un “super” uomo. Nell’essere riuscito a superare e vincere quelle che sarebbe le reazioni più istintive, innate e naturali di qualsiasi altro essere umano.

man_of_steel_temp_logoTHE BALLAD OF THE CROSS
-Ego Sum Lux Krypton-

La rivelazione finale, la sequenza finale del film è forse la più vicina ad una sorpresa, non tanto perché molto iconografica del personaggio, quanto carica di un aspetto importante, che tende senza remore ad un sequel e a sviluppi particolarmente piacevoli. Senza giri di parole Henry Cavill (completamente immerso nei ruoli e nelle sfaccettature del personaggio) plasma un ragazzo che diventa uomo e un eroe che diventa un dio (inteso senza blasfemia, ma come salvatore per un mondo che lo invoca). E’ il duo Snyder/Goyer stesso che trascende ad una illuminazione specificando l’età della “venuta” di Superman (33 anni) e sottolinea il tutto con una bellissima scena di iconografia cristiana senza pari (se non la medesima sequenza vista 7 anni fa nel Returns di Singer -altro meraviglioso accostamento-). Superman non per forza deve tendere al magnifico e sempre più spesso deve concedere di camminare a terra (non a caso prima di consegnarsi parla con un prete) e agli uomini di avvicinarsi a lui, unirsi a lui nella luce (ecco le parole di Jor, come fossero una profezia) per essere migliori: l’esempio da seguire, non un dio da venerare.

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Perchè il mondo ha bisogno di Superman?
Una domanda simpatica se vogliamo, perchè si sta parlando di un personaggio inventato, e costantemente creato dalla fervida immaginazione di autori.
Tuttavia forse neanche così assurda proprio per il presupposto a cui si deve aggrappare.
Superman è un personaggio inventato. E’ un personaggio che per “vivere” deve poter contare sullo sforzo creativo di un autore, e quindi di una persona.
Nel bene e nel male, Superman ha un canone. Plasmabile ma di certo riconoscibile.
Ora, affinchè Superman possa “esistere” è necessario che la mente e la fantasia si fondano con il canone, lo plasmino se mutarlo, lo innovino senza snaturarlo.
Per fare ciò, come premettevo poc’anzi, a volte è necessario uno sforzo. Devi sforzarti di immaginare un motivo per il quale Superman debba compiere una determinata scelta, giustificare perchè la scelta buona sia più giusta di quella cattiva.
E nel fare ciò, per intrattenere anche i palati più esigenti, devi fare in modo che queste scelte siano anche difficili, complesse, che comportino anche errori da cui comprendere qualcosa.
Attraverso Superman l’autore che si cimenta nella grande opera di renderlo vivo, deve inevitabilmente parlare di sacrificio, di amore, di eroismo, di giustizia. Deve parlare delle conseguenze di una buona azione, di quelle attinenti all’esercizio di una cattiva azione, e in sostanza deve mettere il personaggio di fronte ai nostri problemi. Con Superman, addirittura, ci si deve trovare di fronte ai problemi di un essere assimilabile ad un mezzo dio.

SupeSPerchè il mondo avrebbe quindi bisogno di Superman? Perchè Superman ti permette di confrontarti dialetticamente con le domande etiche più importanti. Perchè se esiste una persona in grado di inventarsi una motivazione che ti spinga a credere che una buona azione sia più giusta di un’azione censurabile, che l’amore, il sacrificio, l’altruismo, e, volendo anche l’ingenuità, siano comunque miglior del cinismo e del cattivismo sfrenato, ecco che qualcosa di buono per il mondo è stato fatto.
Abbiamo costretto una persona ad impegnarsi a  trovare una motivazione giusta. E con essa, abbiamo fatto leggere a tante persone perchè in fin dei conti certi valori contino. Perchè il problema non sia evitare di sbagliare, bensì comprendere il proprio errore e non ripeterlo. Marcare la differenza che c’è fra fare la cosa più semplice, e sacrificarsi.
Questo film ha il merito di aver parlato di amore, di fiducia, ma anche di sacrifici, di paure, della difficoltà di prendere buone decisioni, sia in un ambito sereno, sia e ancora di più in un ambito complesso, difficile, astioso.Le scelte di Superman come quelle dei suoi padri comunicano quel senso di sacrificio, di rispetto della libertà altrui, di difficoltà nell’intraprendere una strada votata alla bontà. Questo film risulta moderno perchè non ci nasconde quanto sia difficile essere buoni. Quanto una buona azione spesso costi fatica, costi sacrifici, costi fiducia incondizionata in qualcosa, costi anche degli errori, costi sudore e, da buona parte della gente, anche del biasimo.Questo film fa ben capire perchè il mondo potrebbe avere ancora bisogno di un personaggio letterario come Superman. Perchè ci porta a riflettere sul nostro io, perchè ci porta a valutare con maggiore profondità, senza l’assurda semplicità del cinismo, tutto quel complesso di idee e valori che vorremmo guidasse la nostra mano ma che troppo spesso, in cambio, ci chiede tanta fatica. E’ difficile non reagire di fronte ad una persona che ti sfotte, ed è difficile reagire con forza di fronte ad una situazione disperata.
Ci fa capire come spesso siamo forti con la debolezza, e deboli con la forza, e quanto su questa cosa dovremo lavorare.
In fin dei conti Superman è un veicolo di messaggi, di idee, di valori, ma anche di sani dubbi, di sane interpretazioni, e di un sano sforzo mentale. Questo film assolve alla perfezione a questo compito e ci mostra un Superman non solo bello da vedere, bensì anche utile per noi stessi.

man_of_steel_temp_logoLOIS LANE & CLARK KENT & ZOD & FAORA
-“Che ne dici di Sup…”-

Soffermandosi ancora sull’aspetto di Lois, Amy Adams, finalmente, raccoglie una eredità lunga decine di anni e la fa sua  mostrando una caparbietà che è donna, un senso per la notizia che è donna (extreme gossip) e una sensata serie di circostanze che la porta molto presto a conoscere uno dei segreti più importanti del film. Nel Superman di Snyder c’è tanto da recuperare (rispetto al passato, ecco spiegata anche la velocità della pellicola e la voglia di omettere topos ormai abusati da anni di pellicole cinematografiche, serie tv e cartoon, programmi radiofonici e quant’altro) e la produzione conscia di questo sembra assecondare le scelte stilistiche del regista di 300 e Watchmen. Sarebbe stato davvero inutile portare avanti ad oltranza le annose questioni su una determiannte figura come quella del film: agli occhi di una giornalista Pulitzer tutto ciò appare differente rispetto al resto del mondo? E se sì allora eccola (Lois stessa) diventare la prova della sua esistenza e il contatto che un uomo (non un ragazzo, da notare i fremiti mentre bacia la Lane) deve avere con una donna, o comunque con una persona che lo attrae. Lois è l’amore e la speranza che Kal ha: egli è speranza per l’uomo ma prima di questo deve avere qualcosa a cui poter sempre tornare.

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Zod, Faora e i kryptoniani esiliati: questa è una scelta eccellente per denotare il rilancio cinematografico dell’eroe più potente di sempre; troppo a lungo si era parlato del Returns di Singer e della (quasi) totale mancanza di azione nella pellicola. Michael Shannon risuscita un villain che negli ultimi anni aveva conosciuto una decadenza surreale (Smallville) e non credibile, restituendo (anzi, regalando per la prima volta) credibilità al suo essere una creatura militare e, prima di questo, una figura patriottica, geneticamente votata alla protezione del suo pianeta, della sua patria e dei suoi abitanti, anche oltre l’aspetto della missione stessa. E’ una sorta di “Reverse-Supersoldier”, un uomo che ha giurato sulla sua vita di proteggere il pianeta natale e di rifondarlo da principio se necessario, ma prima di tutto, il capo di una gilda militare, militare superiore a sua volta. I suoi luogotenenti, come la mortale Faora (l’agghiacciante Antje Traue, dalla bellezza mozzafiato e dalla forza inarrestabile, porta in vita una Faora che risulta inamovibile, persino alla potenza di Superman), hanno la grande presenza scenica dalla loro e la capacità di estendere la volontà di Zod su tutto il pianeta designato alla colonizzazione: la Terra. Snyder regala una forza a questi esseri non da poco e Goyer li tratteggia senza stereotipi, ma solo strizzando l’occhio (esattamente) alle loro versioni cartacee (anche recenti): quelle versioni che storie come Last SonNew Krypton hanno tanto generato consensi sia tra gli amanti del brand dell’Azzurrone che in chi si è avvicinato a quelle per la prima volta.

Zod_Faora

man_of_steel_temp_logoL’UOMO D’ACCIAIO: ENDE
-You Are Not Alone-

La regia di Snyder e la colonna sonora di Hans Zimmer (che sceglie di non usare temi di John Williams, e si distacca a sua volta dalle pellicole del passato) narrano una storia lunga 75 anni, che ha ancora molto da dire, ora più che mai visto questo rilancio (in barba a chi dice che questo eroe non ha più nulla da raccontare e che è solo un pallone sgonfiato -da che pulpito poi-) e le premesse. Zack Snyder (artefice dei bellissimi 300 e Watchmen) è un regista che negli ultimi anni si è fatto conoscere per le sue opere citate poc’anzi e per la sperimentazione assoluta di nuovi livelli di narrazione (suo il controverso Sucker Punch), portati avanti con una certa costanza in ogni pellicola: caratteristiche della sua regia sono, soprattutto, la “shaky cam” (tecnica che predilige la ripresa con camere a mano, dal taglio documentaristico o notoriamente riprese di esterni con troupe ridotta e attrezzature portatili) e il “rallentatore o slow-motion” (tecnica cinematografica che rallenta un movimento, ad una velocità minore rispetto a quella reale): ne L’Uomo d’Acciaio Snyder sceglie di non usare lo slow-motion e di concentrarsi su un uso della shaky, da unire in alcune sequenze a repentini zoom che si soffermano su particolari precisi (vedasi la sequenza kryptoniana stessa, o i bellissimo tramonti con le astronavi sullo sfondo), per poi cercare le figure con riprese in semi-soggettiva (i voli di Superman vengono mostrati come non mai) che decollano favolisticamente nelle sequenze di volo, dove il regista ne sottolinea l’ampiezza e la possanza concentrandosi persino sull’ombra che l’eroe proietta a terra (le scene sulla Savana e il grande citazionismo della figura supermaniana che incornicia la Terra vista dalla spazio), per poi tornare alle classiche inquadrature che spaziano dall’intimità imposta da alcuni personaggi (il soffermarsi su Lois), la costante di una narrazione passata e un po’ ombrata (i flashback con Jonathan o il semplice girovagare di Clark, inteso come momento di transizione tra due esseri, uniti ma ancora distanti) fino alla pulizia delle immagini attuali e alla cristallina visione d’insieme (la seconda parte della pellicola, ricca di azione e di momenti di innegabile sospensione). Snyder racconta come sa fare lui e diviene mirabolante la coraggiosa scelta di mostrare, per la prima volta, la completa portata della forza dei poteri di Superman: i kryptoniani ormai stanno per piegare la Terra alla loro volontà, a Kal non resta che difendere il suo pianeta adottivo e lo fa senza risparmiarsi. E’ la battaglia tra due divinità quella tra Superman e il Generale Zod, uno scontro che può finire solo in un determinato modo (è lo stesso Zod a dirlo) e nell’inevitabilità d’insieme l’unica mossa possibile diventa una sorpresa (amara? Improvvisa? Forse, ma non scontata di grazia) per chi guarda il film, e ancora più dura per il protagonista. Alla costante della dipartita non si sfugge, ma può essere rimandata (“Non oggi” Cit. -Il Trono di Spade-) e per la salvezza di un pianeta, Clark Kent sceglie di condannare definitivamente un altro che “ha già avuto la sua possibilità, la sua opportunità”.

Hans Zimmer costruisce con forza un nuovo universo musicale e, musicalmente, inedito: le tracce che accompagnano il film si fondono alla perfezione sia coi momenti che la pellicola racconta, che coi personaggi che soggettivamente il compositore sottolinea nei suoi brani. Dovendo scegliere delle note da omaggiare in questa pagina si potrebbe propendere per alcune melodie che fondano il loro arco sonoro sulla caduta di un mondo: ecco che “DNA” e “Krypton’s Last” ancora fortemente riecheggiano in quel barlume di universo, ormai perduto e dimenticato, no. Solo per ora. Zimmer fortemente influenzato da un’epica sonata che può derivare solo dalla grandezza del personaggio si immerge in una singolarità di note che riescono ad essere flebili e nel contempo simultaneamente drastiche, tonanti, sorde e rumorose. Ecco che il compositore sorregge il figlio di Krypton quando, per la prima volta, tenta di librarsi in un azzurro cielo, tra le note della stupenda “Flight”; ma non è dimentico anche di passaggi più intimi, più sentiti, che rievoca in delicatissime sequenze, come in “I Have So Many Questions” e “Goodbye My Son”. Tematicamente parlando il compositore, come già sottolineato, si discosta per atmosfere alle fu musiche di John Williams e lo fa con rimandi più attuali e con manifestazioni del suono costanti in questi anni, che vanno dal suo Batman Begins alle atmosfere di Inception, passando per L’Ultimo Samurai, ma con una costante di mito, mai sentita prima.

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 -Scheda Tecnica del Film-

Titolo originale: Man of Steel
Titolo italiano: L’Uomo d’Acciaio
Paese: USA, Canada, UK
Anno: 2013
Regia: Zack Snyder
Cast: Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Diane Lane, Kevin Costner, Russell Crowe, Ayelet Zurer, Laurence Fishburne, Antje Traue & Christopher Meloni
Durata: 143 min.

Con la collaborazione di
Roberto Giordano e Marco Cecini


Informazioni sull'autore

Andrea Ruscito [Jor-El]Nato a Cassino (FR) e residente a Pontecorvo (FR), classe 1982. Cultore del brand mutante di Casa Marvel (gli X-Men) con specializzazione nella Forza Fenice e Jean Grey. Amante della DC Comics, vede in Superman la più grande forma di rappresentazione ed espressione del fumetto supereroistico. Tra le passioni s'annoverano la musica, la Science Fiction, il fumetto, il cinema, la poesia e la pittura. Serie tv preferita? Battlestar Galactica!Leggi tutti gli articoli di Andrea Ruscito