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	<title>DC Leaguers &#187; DCverso</title>
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		<title>Gotham Central: Josie Mac</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 17:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Batman]]></category>
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		<description><![CDATA[Ed Brubaker e Greg Rucka cedono il passo a Judd Winick in uno spin-off della leggendaria serie Gotham Central dedicata al personaggio di Josie Mac!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/gotham-central.jpeg"><img class="size-full wp-image-4948 alignnone" title="gotham central" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/gotham-central.jpeg" alt="" width="165" height="254" /></a></p>
<p>Testi: </strong>Judd Winick<br />
<strong>Disegni:</strong> Cliff Chiang<br />
<strong>Edizione originale:</strong> Detective Comics #763-772<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Gotham Central: Josie Mac (Planeta DeAgostini)</p>
<p>Gotham Central è da sempre una delle testate derivanti dall&#8217;universo batmaniano fra le più riuscite: Rucka, Brubaker, Lark&#8230; questi sono solo alcuni dei nomi che hanno contribuito a trasporre su carta quello che è la variante fumettistic dei serial televisivi noir.</p>
<p><em>Gotham Central</em> narra appunto, con taglio realistico che poco concede alle &#8220;stranezze&#8221; tipiche degli albi dei supereroi, le vicende del dipartimento di polizia di Gotham City. Fatta questa necessaria premessa, l&#8217;albo in questione, composto da poche pagine serializzate di volta in volta su Detective Comics, è solo collaterale alla serie suddetta, in quanto va ad introdurre un personaggio, Josie Mac appunto, che sarà poi una presenza fissa all&#8217;interno del cast di detective impegnati in casi di rapimenti, omicidi et similia.</p>
<p>Josie Mac, che possiede la strana caratteristica di poter &#8220;parlare&#8221; con gli oggetti, si trova invischiata, dopo esser stata relegata a compiti più umili per aver sorpreso la moglie del sindaco a letto con uno spogliarellista, in un rapimento di un bambino nipote di uno dei potenti della mala di Gotham. Di qui la vicenda si dipana in modo serrati attraverso le circa 90 pagine a disposizione, per arrivare ad una conclusione per nulla scontata.</p>
<p>Pur essendo solo una costola della serie principale, l&#8217;albo ha sicuramente un livello qualitativo molto alto, soprattutto se amate le vicende prive di freak (anche se&#8230;ma non dico provo) incentrate sull&#8217;umanità e la fragilità dei personaggi coinvolti, che poco o nulla concedono allo strano o al bizzarro che permeano le pagine dei fumetti supereroistici.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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		<title>Sleeper</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 13:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vertigo&Wildstorm]]></category>
		<category><![CDATA[Ed Brubaker]]></category>
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		<category><![CDATA[Sleeper]]></category>
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		<category><![CDATA[Wildstorm]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima di Capitan America, prima di Daredevil, prima di Criminal, ed Brubaker era già un autore straordinario. In questa sua vecchia serie ci sono i semi dei capolavori che verranno, scoprite perché.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper00-acolposicuro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4917" title="sleeper00-acolposicuro" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper00-acolposicuro.jpg" alt="" width="101" height="157" /></a><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper01-solotraleiene.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4918" title="sleeper01-solotraleiene" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper01-solotraleiene.jpg" alt="" width="99" height="154" /></a><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper02-solomossefalse.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4919" title="sleeper02-solomossefalse" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper02-solomossefalse.jpg" alt="" width="96" height="149" /></a><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper03-lastortavia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4920" title="sleeper03-lastortavia" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper03-lastortavia.jpg" alt="" width="97" height="150" /></a><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper04-lalungastradaversocasa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4921" title="sleeper04-lalungastradaversocasa" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sleeper04-lalungastradaversocasa.jpg" alt="" width="97" height="149" /></a></strong></p>
<p><strong>Testi:</strong> Ed Brubaker<br />
<strong>Disegni:</strong> Colin Wilson, Sean Phillips<br />
<strong>Edizione Originale:</strong> Point Blank #1-5, Sleeper Season One #1-6, Sleeper Season One #7-12, Sleeper Season Two #1-6, Sleeper Season Two #7-12<br />
<strong>Edizione Italiana:</strong> Sleeper vol.0: A colpo sicuro, Sleeper vol.1: Solo tra le iene, Sleeper vol.2: Solo mosse false, Sleeper vol.3: La storta via, Sleeper vol.4: La lunga strada verso casa</p>
<p>La prima cosa che salta all’occhio del critico e attento lettore di vecchia data, è come la serie noir-poliziesca creata da Ed Brubaker e da Sean Phillips risenta dell’immaturità artistica degli autori, debitori dell’inventiva di <em>Alan Moore</em> e <em>Jim Lee</em> a beneficio dell’<span style="text-decoration: underline;">Universo Wildstorm</span>, e asserviti a certe convenzioni del fumetto supereroistico che, pur non pregiudicando in nessun modo la lettura, risultano nondimeno superflue in un capolavoro che meriterebbe di essere consacrato all’Arte fine a se stessa. In Sleeper assistiamo alla nascita della stella di Ed Brubaker, ora radioso astro del firmamento fumettistico, vediamo il suo genio frenato da imposizioni che non gli permettono di uscire da certi confini, ma non possiamo che rimanere affascinati da un potenziale che è talmente vasto da sconvolgere.</p>
<p>Immaginate un uomo felice. Devoto allo Stato, al suo lavoro. Innamorato, ma disposto a sacrificare la sua felicità sull’altare della giustizia e del senso di responsabilità nei confronti dei suoi superiori. Holden Carver accetta di diventare un agente sotto copertura, infiltrato in una delle organizzazioni terroristiche più complesse e pericolose del pianeta, quella guidata dall’intelligenza artificiale TAO (Tatticamente Aumentato Organismo), arrivato nel giro di pochissimo tempo a costruire un vero e proprio impero criminale.<br />
La prima cosa che apprendiamo di Holden, è la caratteristica che decide il titolo della serie. Holden è condannato a un sonno perenne. Un sonno dei sensi. Non può provare dolore, non può provare piacere, non prova niente. Il suo corpo, in seguito al contatto con un misterioso manufatto alieno, è divenuto incapace di qualsiasi sensazione. Un corpo immortale, ma privo di “vita”, perlomeno come la intendiamo noi. Per questa maledizione che i suoi superiori ritengono un dono, Holden viene incaricato di divenire un infiltrato. Tutto ciò che lega Holden alle autorità, file, documenti, stipendi, matricole, tutto viene cancellato per favorire una piena infiltrazione e per rendere il tutto più credibile.<br />
Ma la perizia delle autorità nel far scomparire l’uomo dai propri archivi si ritorce contro il nostro protagonista allorché l’unico contatto vivente a conoscenza della sua vera identità di infiltrato e capace quindi di restituirlo alla sua vita, Lynch, va in coma a seguito di un colpo di pistola (la vicenda è narrata nel numero 0 della serie, Point Blank). Anche Lynch è un “dormiente”, colpevole indiretto della deriva esistenziale del protagonista. Il suo coma lo costringe a un sonno che, se per lui è ristoratore, per il suo infiltrato è il principio della fine.</p>
<p>Comincia infatti qui la nostra storia, e i guai di Holden Carver. Senza soffermarci ulteriormente su un inutile resoconto della trama, mi sembra invece di maggiore interesse soffermarci su quelli che sono i punti di forza della storia.<br />
Il fiore all’occhiello della narrazione è sicuramente il maniacale lavoro di approfondimento psicologico che Brubaker conduce sul proprio protagonista. La lunga permanenza in un’organizzazione criminale fa sì che egli sviluppi al suo interno amicizie, legami, amori, allentando sempre più le sue solidità morali e i suoi dogmi. Di certo non possiamo parlare di “deriva morale”, dal momento che parlare di un protagonista che passa dal bene al male apparirebbe davvero troppo semplicistico e riduttivo, sicuramente ingiusto per una serie del genere. Holden apprende l’esistenza di una cricca di Illuminati che da secoli guidano i destini del mondo senza che nessuno possa anche solo contestarli, non essendo nemmeno a conoscenza della loro esistenza. Comprende che i suoi diretti superiori non si fanno scrupoli a ordinargli di far esplodere un aereo pieno di persone, solo per far sì che la sua copertura non salti. Capisce che non sempre nella vita si ha scelta, e che potersi schierare fra bene e male è spesso un lusso. Sono molte le persone che non scelgono. Molte semplicemente vivono, nell’unico modo in cui sanno farlo.</p>
<p>La straordinarietà di Sleeper sta nella sua sconvolgente modernità: Brubaker si diverte ad annientare le certezze e i preconcetti del lettore, giocando a fare l’equilibrista sulla linea che divide il bene e il male. Dopo poche pagine di lettura si capisce subito che qui la suddivisione manichea fra buoni e cattivi non esiste. Fra i buoni forse c’è ancora più cinismo, ferocia e disumanità che fra i loro avversari. Per non parlare poi del protagonista, sempre più sprofondato nell’abisso per farlo poi riaffiorare improvvisamente verso il bene, con lampi di improvvisa lucidità. Giusto e Sbagliato divengono semplicemente i nomi di due fazioni in lotta fra loro per il potere, senza alcuna connotazione morale. Sta anzi al lettore giudicare di volta in volta cosa sia giusto e cosa no, il protagonista, così come l’autore onnisciente, non si schiera.<br />
Brubaker non perde mai la presa sulla narrazione, non annoia mai, riesce sempre a risultare convincente, spiazzante, generoso nel regalare una ricca sequela di colpi di scena.<br />
La deriva morale del protagonista alla fine dei conti si risolve in una insofferenza nei confronti del potere assoluto e dello stesso Lynch, che pretende di governare e manovrare gli uomini; quella di Holden non è malvagità, ma voglia di libertà, desiderio di svincolarsi da questo gioco che non lo vedrà mai come vincitore.<br />
La fascinazione del male diviene a un certo punto impossibile da combattere per Holden, che si ritrova ad essere solo fra due fuochi, incapace di scegliere da che parte stare, ma mai così certo su ciò che finalmente desidera: uscire dal gioco, riprendere in mano la sua vita, vivere secondo il suo codice, e non secondo ciò che gli viene imposto da altri.</p>
<p>Una nota particolarmente vera e dolente è quella rappresentata dall’amore fra Holden e Miss Misery. Un amore fatto di una complicità e una comprensione che esulano da ciò che si dice, si pensa o si vede. Una complicità viscerale, un rapporto di attrazione e repulsione che è azzeccato quanto appassionante, che è incredibilmente forte ma altrettanto difficilmente interpretabile. Nessuno oserebbe mai dire che una donna ama quando si concede ad altri uomini. Eppure è proprio questa la prova d’amore massima che Misery regala a Holden, svendendosi per la libertà e felicità di lui.<br />
Si potrebbe poi parlare per ore del rapporto fra Lynch e Tao, del tutto avulsi dai loro ruoli di funzionario pubblico o di criminale, ma più che altro intenti a intavolare una sfida personale nella quale solo la confutazione dell&#8217;orgoglio e dell&#8217;intelligenza dell&#8217;altro è materia di vittoria. Va da sé poi che le vittime e i sacrifici che questo gioco comporta siano spendibili, il che già di per sé è sufficiente a catalogare i due soggetti.<br />
La comprensione delle futilità di tutto ciò che sta vivendo, e forse della vita stessa dell&#8217;uomo, mai lasciata via di fluire libera, ma costretta da mille legami, da mille vincoli, a essere sempre indirizzata verso la mortificazione di se stessi e l&#8217;infelicità, spinge Holden alla ribellione completa e totale contro il sistema stesso in cui l&#8217;umanità ha deciso di spendere il suo dono più grande.</p>
<p>Il lieto fine non è poi così lieto, ma è forse l’unico consentito. In un mondo che sanguina, che urla, dove i buoni e i cattivi altro non sono che cowboy e indiani che si ammazzano a vicenda solo per l’illusione di aver conquistato un metro di terra in più, dove nemmeno quelle che dovrebbero essere “le autorità” neanche lontanamente immaginano che esista un potere occulto e inarrivabile che tira i fili del mondo in vece loro, dove l’amore e la felicità sono barchette di cartapesta in balia delle onde del destino, può esistere solo una fine veramente lieta. Un sonno eterno, perenne, addolcito dal sogno. Un sogno di felicità, un sogno in cui il mondo è come tu lo vuoi. Dove tu dormi, ma non sai di farlo. Dove tu, dormiente, sorridi, mentre il mondo attorno a te piange.</p>
<p><em>A cura di Marco Cecini</em></p>
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		<title>Batman Confidential 3: Il Figlio dell&#8217;Ossessione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 13:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Il Figlio dell'Ossessione", uno dei capitoli più rimarchevoli di Batman Confidential, "erede spirituale" de Le Leggende di Batman.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/IIIBatmanConfidencial03_01g.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4913" title="IIIBatmanConfidencial03_01g" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/IIIBatmanConfidencial03_01g.jpg" alt="" width="250" height="382" /></a></p>
<p>Testi: </strong>Tony Bedard<br />
<strong>Disegni: </strong>Rags Morales<br />
<strong>Edizione originale: </strong>Batman Confidential 13-16<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Batman Confidential 3: Il figlio dell&#8217;ossessione (Planeta DeAgostini), Batman La Leggenda 100 (Planeta DeAgostini)</p>
<p><strong>Batman Confidential</strong> è la serie che, spiritualmente, prosegue la linea tracciata dalla collana <em>Legends of the Dark Knight</em>: narrare storie appartenenti al passato del Cavaliere Oscuro. Quindi ne &#8220;Il figlio dell&#8217;ossessione&#8221; troviamo un Dick Grayson che da poco ha smesso le vesti di Robin in favore di quelle di Nightwing, ma ancora non ha raggiunto l&#8217;autonomia necessaria (o almeno, non per Bruce Wayne) e la &#8220;maturità&#8221; professionale atte ad ottenere il consenso del crociato incappucciato.</p>
<p>Leggendo questo arco narrativo si ha la sensazione di essere entrati a film già iniziato: un misterioso assassino, che ama indossare una veste simile a quella di Batman, uccide un poliziotto in occasione del summit delle forze dell&#8217;ordine che si tiene annualmente a Gotham. Il m.o., nonchè l&#8217;abito del killer, ricordano quelli di un nemico di Batman che faceva dei poliziotti e delle autorità il proprio bersaglio&#8230;tutto normale, quindi? Beh, non proprio, dato che il misterioso villain è perito anni or sono&#8230;quindi, chi si cela dietro il cappuccio dell&#8217;omicida?</p>
<p>La trama non è proprio delle più originali, e anche la narrazione soffre un pò, risultando assai poco brillante: la vicenda sa di già visto, e non c&#8217;è nessun elemento che possa salvarla dall&#8217;oblio. Il tratto di Morales, benchè buono, non impreziosisce nemmeno un pò quella che è l&#8217;ennesima storia di cassetta, una tacca in più sulle spalle, ormai decisamente appesantite da operazioni simili, del nostro Pipistrello.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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		<title>Batman vs Predator</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 14:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Batman]]></category>
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		<description><![CDATA[Il leggendario Cavaliere Oscuro incontra uno dei personaggi più amati partoriti dal Grande Schermo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.planetacomic.it/imagenes/comics/IIIbatmanpredator_01g.jpg"><img class="alignnone" title="Batman vs Predator" src="http://www.planetacomic.it/imagenes/comics/IIIbatmanpredator_01g.jpg" alt="" width="250" height="383" /></a></strong></p>
<p><strong>Testi:</strong> Dave Gibbons, Doug Moench, Chuck Dixon<br />
<strong>Disegni:</strong> Andy Kubert, Adam Kubert, Paul Gulacy, Rodolfo Damaggio<br />
<strong>Edizione originale:</strong> Batman vs. Predator, Batman vs. Predator II: Bloodmatch, Batman vs. Predator III: Blood Ties<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Batman vs Predator (Planeta DeAgostini)</p>
<p>I cross-over sono da sempre motivo di gioia da parte degli appassionati di comics americani: in questi albi speciali, universi e personaggi distinti, appartenenti a case editrici diverse, si scontrano, cercando di rispondere (tuttavia, per ovvi motivi, senza riuscirci mai) alle molte domande che i fan si pongono (è più forte Hulk o Superman?).</p>
<p>Più rare invece sono quelle opere che vedono fondere i destini di eroi appartenenti a media diversi, come il cinema ed il fumetto: è questo il caso di Batman vs Predator, volume unico di Planeta DeAgostini che racchiude tre miniserie nelle quali il Cavaliere Oscuro di Gotham si imbatte nel cacciatore più pericoloso dell&#8217;universo, il Predator (visto appunto nei due Predator, nella saga, uno dei primi cross-over filmici, di Alien vs Predator e sull&#8217;ultimo Predators).</p>
<p>Ciò che più colpisce di questo incontro è come la mitologia del Predator si innesti quasi naturalmente all&#8217;interno di quella batmaniana: cacciatore per antonomasia, l&#8217;alieno si muove furtivo all&#8217;interno della tentacolare metropoli, ingaggiando una serrata battuta di caccia in cerca del trofeo più ambito: la testa del Cavaliere Oscuro.<br />
Se avete visto uno dei film dedicati all&#8217;assassino interstellare (specialmente il secondo capitolo), vi troverete a leggere storie dalla meccanica simile. Di rado vediamo Batman in difficoltà&#8230;ma in queste miniserie il Crociato Incappucciato faticherà non poco a sventare la minaccia aliena, finendo quasi per sacrificare la propria vita durante il primo incontro con la creatura.</p>
<p>Tuttavia non è tutto oro quel che luccica: se l&#8217;impianto grafico, come potete notare leggendo i nomi coinvolti nel progetto, è senza dubbio di alto livello, altrettanto non si può dire delle storie, che seguono, con alcune varianti, più o meno lo stesso schema, risultando troppo &#8220;allungate&#8221;, con sezioni decisamente noiose ed inutili.</p>
<p>Un interessante esperimento quindi, che non raggiunge però nessuna vetta fumettistica, risultando soltanto una buona opera commerciale che sfrutta appieno la popolarità di due icone degli anni &#8216;90 per concepire un prodotto ibrido atto a soddisfare due tipologie di pubblico (quello del film e quello del fumetto).</p>
<p>Dato anche il costo della raccolta, acquistatelo solo se siete dei fan sfegatati dei personaggi coinvolti, altrimente potreste risultarne delusi.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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		<title>Fables: Lupi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 11:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vertigo&Wildstorm]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Willingham]]></category>
		<category><![CDATA[Fables]]></category>
		<category><![CDATA[mark buckingham]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova recensione di Fables a tempo di record!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/fables_-_lupi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4421" title="fables_-_lupi" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/fables_-_lupi-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a></span></h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>Testi:</strong> Bill Willingham<br />
<strong>Disegni:</strong> Mark Buckingham, Shawn McManus<br />
<strong>Edizione Originale:</strong> Fables: Wolfes TPB<br />
<strong>Edizione Italiana:</strong> Planeta DeAgostini, € 9,95</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fables: Fiabe d’Arabia</strong> può essere considerato il primo palcoscenico incaricato di farsi portavoce delle personali convinzioni in politica estera del suo creatore. In quella storia, Willingham ha infatti approfittato delle proprie vignette per esprimere il suo personale parere riguardo al cosiddetto “problema mediorientale”, peraltro brillando di una soluzione che vedeva in un’ottica palesemente americana ed occidentale la sola strada da imboccare. Tutto ciò, approfittando della recente visita delle fiabe arabe all’interno dei confini di Favolandia.<br />
In <strong>Fables: Lupi</strong>, il discorso riprende, assumendo un tono ancor più limpido, esente da ogni sorta di ambiguità, per esprimere, con tutta la forza possibile, la propria posizione filo-ebraica in una dichiarazione di pieno appoggio alla causa d’Israele nell’ormai decennale conflitto che la vede opporsi ai confinanti territori arabo-palestinesi.<br />
Ripensando alla figura di Yusuf, il perfido visir de <strong>Fiabe d’Arabia</strong>, è il mondo arabo ad essere visto come unica causa della violenta instabilità geopolitica della regione mediorientale, mentre Israele è nazione vittima, costretta a subire il dramma della guerra solo perché attaccata e centro dei piani di conquista delle nazioni confinanti. Dalla sua parte c’è la ragione di chi agisce per legittima difesa.<br />
Ciò che più qui colpisce non è la trasposizione da parte dell’autore delle proprie convinzioni politiche, bensì la sorprendente “violenza”, chiarezza, con la quale queste si palesano. Non c’è, cioè, alcun intermediario simbolico al quale consegnare il messaggio, quanto piuttosto una diretta trattazione del problema. L’occasione è fatalmente offerta dalla trama stessa.</p>
<p>Da tempo ormai, dopo la Battaglia di Favolandia, il Principe Azzurro sta tentando di portare il conflitto verso una nuova fase, con l’intento principale di apparire al nemico non più come un debole gruppetto di esuli timorosi di poter essere da un momento all’altro attaccati, quanto invece una degna realtà da rispettare e, anche, temere.<br />
Ed è proprio su questi binari che si muove il <em>parallelismo Favolandia-Israele</em>, come Luca Wolf, personaggio finalmente rientrato a far parte del cast, tanto enfaticamente rivela a Mastro Geppetto durante la missione punitiva alle Terre Natie: “<em>Israele è un minuscolo paese circondato da nazioni più grandi che vogliono la sua distruzione. Quelli di Israele sopravvivono perché sono un mucchio di piccoli bastardi che, ogni volta che qualcuno gli fa qualcosa, gliela fanno pagare. Al mondo c’è chi si lamenta del ciclo infinito di attentati e rappresaglie, ma dato che l’alternativa è scomparire, gli Israeliani restano determinati. Hanno un bel po’ di fegato. Io sono un loro fan</em>” (cit.).</p>
<p>Da qui, allora, la decisione delle fiabe esuli di fare proprio tale modello: “<em>Ogni volta che ci fai qualcosa [Geppetto], noi ti faremo qualcosa di molto peggio. Succederà per sempre. All’infinito. Tu sei l’unico che può mettere fine al ciclo. E ricorda una cosa. Hai un grande impero da proteggere. Sorveglia i dieci milioni di bersagli più probabili e ne potremo sempre colpire altri cento milioni incustoditi</em>” (cit.). Chiaro e diretto.<br />
Al di là di questa lettura politica, Lupi non presenta però molteplici altri punti d’interesse in grado di ritagliarle un posto d’onore rispetto ai precedenti capitoli già pubblicati. Relegando la trama generale in un angolo, queste storie (il TPB è composto rispettivamente da <strong>Lupi</strong>, <strong>Felici e Contenti</strong> e <strong>Grandi e Piccoli</strong>) sono state perlopiù incaricate di fornire una lunga parentesi di riposo dagli eventi cardine, preoccupandosi di narrare un’avventura quanto più leggera possibile che si consuma di fatto nel ritorno di Luca Wolf a Favolandia e nel suo matrimonio con Bianca Neve.<br />
Sono storie di passaggio, più attente ad un semplice intrattenimento piuttosto che a quell’intreccio di generi al quale Willingham ci ha finora abituati.<br />
Mentre la storia d’amore tra l’ex vicesindaco di Favolandia e l’ex sceriffo si corona, l’ultima parte del volume, con la storia <strong>Grandi e Piccini</strong>, è totalmente dedicata alle rocambolesche avventure di Cenerentola, uno dei tre “turisti” e personaggio in continua crescita di notorietà presso il pubblico di lettori.<br />
La spietata, ma allo stesso tempo divertente, Cenerentola è forse uno degli esempi più riusciti di quel “ribaltamento” operato da Willingham per permettere a molte delle sue fiabe d’imporsi immediatamente sulla scena grazie al netto contrasto con l’immagine tradizionalmente posseduta dalla fiaba.<br />
Egli ha tentato, cioè, di fornire una versione quanto più dissacrante di alcuni personaggi, in modo tale da fornire loro delle sicure chiavi di successo allontanandoli dai classici binari sui quali fino a quel momento si erano mossi. E così, mentre il discolo e giocoso Pinocchio diventa uno sboccato e volgare adulto mai cresciuto, e Riccioli D’Oro un’anarchica comunista dai facili costumi sessuali, l’elegante e principesca Cenerentola assume le vesti di ligia spia e convincente assassina. In vista per lei, una personale miniserie.</p>
<p>In <strong>Grandi e Piccini</strong>, Cenerentola si ritrova però costretta a mettere da parte lo spionaggio per dedicarsi ad una missione diplomatica atta a convincere il Regno delle Nuvole, un gigantesco impero che si sviluppa sopra le nostre teste, al di là delle nuvole appunto, ad allearsi con Favolandia contro le mire dell’Avversario.<br />
Una parentesi, quest’ultima, strutturata prevalentemente in funzione comica, destinata a divertire il lettore senza aggiungere nulla di davvero importante (ad eccezione del trattato che consente ora alle Fiabe esuli di giungere nei regni delle Terre Natie senza servirsi dei portali magici ma calandosi direttamente giù dalle nubi) per la trama bellica generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Who’s Who</strong><br />
<em>(ovvero un breve identikit delle fiabe qui, per la prima volta, apparse)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Macellaio, il Panettiere ed il Fabbricante di Candele</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/rubadubdub.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4420" title="rubadubdub" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/rubadubdub.jpg" alt="" width="240" height="263" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il matrimonio tra Luca Wolf e Bianca Neve, avvenimento di una certa importanza data l’identità dei personaggi coinvolti, avrebbe forse meritato una trattazione ben più attenta e spalmata nel tempo. Il tutto avviene, invece, nel giro di poche pagine, non permettendo così al lettore una piena partecipazione all’evento.<br />
In quelle poche vignette dedicate allo sposalizio, impegnati ad offrire una piena partecipazione all’organizzazione del banchetto nuziale, appaiono tre anonimi personaggi, protagonisti, in realtà, di una delle filastrocche inglesi forse più bizzarre ed ambigue di sempre. Tutto ciò, in pieno contrasto con le sembianze del tutto banali dei diretti interessati: un macellaio, un panettiere ed un fabbricante di candele.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rub-a-dub-dub<br />
Three man in a tub.<br />
And how do you think they got there?<br />
The butcher, the baker,<br />
The candlestick maker,<br />
They all jumped out of a rotten potato,<br />
Was enough to make a man stare.<br />
</em><br />
Leggendo il testo, la cui prima pubblicazione è datata Londra, 1798, una domanda potrebbe sorgere spontanea: che ci fanno, in una filastrocca indirizzata ad un pubblico di bambini, tre uomini in una vasca? Mettendo da parte la chiara natura nonsense della maggior parte delle nursery rhymes, il messaggio avrebbe potuto, dato il contesto, essere quantomeno giudicato ambiguo.<br />
Una parziale risposta sembrerebbe essere stata tratta dallo studio di altre versioni della filastrocca antecedenti alla metà dell’800.<br />
A trovarsi, in origine, all’interno della vasca sarebbero infatti state tre <em>maids</em> (fanciulle), mentre il macellaio, il panettiere ed il fabbricante di candele, come illustrano altre differenti parti del componimento, avrebbero solo rivestito i ruoli di voyeur, spettatori di un piccante spettacolo fieristico.<br />
Col tempo, arrivata la censura, le fanciulle spariscono dalla scena, facendo di quei tre artigiani tanto desiderosi di aiutare Bianca Neve gli unici protagonisti della filastrocca.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rub-a-dub-dub,<br />
Three man in a tub.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A cura di Giuseppe Urso</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Batman: Idoli</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Batman]]></category>
		<category><![CDATA[DCverso]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Batman: Idoli]]></category>
		<category><![CDATA[Doug Braithwaite]]></category>
		<category><![CDATA[Idols]]></category>
		<category><![CDATA[James Vance]]></category>
		<category><![CDATA[Legends of the Dark Knight 80-82]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Batman: Idoli, di Vance e Braithwaite, da Batman La Leggenda n.98]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/80-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4315" title="80-1" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/80-1.jpg" alt="" width="176" height="281" /></a></p>
<p>Testi:</strong> James Vance<br />
<strong>Disegni:</strong> Doug Braithwaite<br />
<strong>Edizione originale: </strong>Legends of the Dark Knight 80-82<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Batman La Leggenda 98, Le leggende di Batman 13 (Play Press)</p>
<p><em>Idoli</em> è una storia già letta, e non riesce ad emergere dalla massa sotto nessun punto di vista. La trama ruota attorno a vari fili narrativi, tutti posti più o meno sullo stesso livello d&#8217;importanza: si parte con lo sfruttamente d&#8217;immagine del Pipistrello ad opera di un imprenditore, che incita così (non si capisce bene il perché)le masse di fan alla violenza; c&#8217;è il plot del serial killer chiamato &#8220;Pilota&#8221; che, colpendo in stati diversi, lascia sulle sue vittime donne una Bibbia; c&#8217;è l&#8217;imitatore di Batman, che ovviamente non lesina a distribuire proiettili sulla &#8220;feccia&#8221; della società; c&#8217;è l&#8217;agente federale dai modi rudi, ovviamente donna, che deve cercare di ritagliarsi il proprio angolino nella cerchia del GTPD dominata da elementi maschili.</p>
<p>Insomma, ce n&#8217;è veramente per tutti i gusti, ma la cosa brutta di questa run è che alla fine non riesce a riannodare fra loro, in modo esauriente, tutte le fila tessute nei suoi tre numeri. Il finale risulta posticcio, frettoloso, poco riuscito, e contribuisce a rovinare una storia di per sè blanda oltre modo. I disegni poi non riescono nemmeno un pò a sollevare le sorti di questo ciclo, destinato a non essere ricordato dai lettori.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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		<title>Fables: Fiabe d’Arabia</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 18:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[DCverso]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vertigo&Wildstorm]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Willingham]]></category>
		<category><![CDATA[Fables]]></category>
		<category><![CDATA[mark buckingham]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuano le grandi recensioni DCLeaguers sul mondo delle fiabe Vertigo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/IIIfablesvol07_01g.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4302" title="IIIfablesvol07_01g" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/IIIfablesvol07_01g-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a></span></h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>Testi:</strong> Bill Willingham<br />
<strong>Disegni:</strong> Mark Buckingham, Jim Fern<br />
<strong>Edizione Originale:</strong> Fables: Arabian Nights (and Days) TPB<br />
<strong>Edizione Italiana:</strong> Planeta DeAgostini, € 11,95</p>
<p style="text-align: justify;">E’ impossibile non venire catapultati, percorrendo questo nuovo capitolo delle <strong>Fables</strong> di Willingham, nel bel mezzo del nostro scenario internazionale, in quella dura realtà, sconquassata da continue guerre e conflitti interculturali, che purtroppo ben poco ha a che fare con il mondo semplice e potenzialmente positivo di fiabe e racconti.<br />
<strong>Bill Willingham</strong> non ha mai nascosto l’intenzione di fare del suo fumetto più riuscito lo specchio della realtà in cui viviamo ed il suo voler renderlo teatro delle proprie convinzioni politiche, sociali e culturali diventa quanto mai evidente proprio in questo nuovo capitolo dell’ormai eterna lotta tra le fiabe di Favolandia e le brame di conquista dell’<strong>Avversario</strong>, l’imperatore delle Terre Natie.<br />
Minaccia nucleare, difficoltà nel comunicare con quei popoli che continuano a sembrarci culturalmente lontani, questione mediorientale ed un pizzico, non tanto pizzico in realtà, di partigianeria occidentale sono gli ingredienti chiave che costellano, per nulla velati o appena accennati, le vignette di <strong>Fiabe d’Arabia</strong>, story-arc ancora una volta scritto da Bill Willingham e disegnato da <em><strong><span style="font-style: normal;">Mark Buckingham</span></strong> </em>e <strong>Jim Fern</strong>.<br />
Le Terre Natie non costituiscono nell’universo di <strong>Fables</strong> un unico monolitico mondo geografico, bensì sono composte da una moltitudine di aree ben più piccole e territorialmente limitate, ognuna delle quali strettamente legata alla tradizione folcloristica e mitologica che rappresenta.<br />
In <strong>Fables: Terre Natie</strong> avevamo già avuto modo di conoscere la terra di <strong>Rus</strong>, scrigno di quei miti e leggende proprie delle ghiacciate terre russe, mentre qui, in <strong>Fiabe d’Arabia</strong>, le attenzioni si spostano sul versante mediorientale, abbracciando l’insieme di tradizioni dell’Asia occidentale. Lampade magiche, perfidi gran visir, affascinanti danzatrici del ventre e scimitarre pronte all’uso. E’ il mondo de <strong>Le Mille e una Notte</strong>.<br />
Ora, al di là della suggestiva atmosfera e della trama particolareggiata, come già evidenziato, Bill Willingham approfitta dell’ambientazione per fare un po’ di cronaca contemporanea. E così, nella delegazione araba guidata da Sinbad e nella minaccia del genio, non possiamo non scorgere i recenti eventi che vedono l’Iran ed il suo programma di arricchimento dell’uranio al centro del dibattito internazionale. Lo scontro di civiltà diventa fumetto…<br />
Se  una soluzione al problema esiste, lo scrittore la vede nell’accettazione totale del modello etico-comportamentale dell’Occidente, a discapito, quindi, di un dialogo che dovrebbe piuttosto prevedere un rapporto paritario tra le due parti in causa.<br />
Ed ecco così profilarsi all’orizzonte la contrapposizione tra il principe <strong>Sinbad</strong>, modello vivente di occidentalizzazione, ed il visir <strong>Yusuf</strong>, che rimane invece ben arroccato alle proprie radici culturali e, da Willingham, dipinto (principalmente per rispondere ad esigenze narrative) con pennellate non propriamente lusinghiere. Sarà quest’ultimo, infatti, a voler utilizzare, simbolo del moderno terrore asiatico, la tanto temuta “arma nucleare”; mentre il primo, avvicinatosi al pensiero ed al modo di comportarsi della civiltà occidentale, sembra aver totalmente messo da parte ogni proposito bellico o, comunque, arrogante e pericoloso.<br />
Sembrerebbe quindi che il modello occidentale venga issato su un podio particolareggiato e descritto (senza essere comunque presentato esente da vizi) come il più corretto ed adatto per una mondiale convivenza.<br />
Sconfitto il malvagio, conservatore e diffidente visir, un Sinbad ormai allettato dalle lusinghe della realtà culturale con la quale è entrato in contatto ritorna tranquillamente alle proprie Terre Natie, dopo aver stipulato un trattato di alleanza con Favolandia ed essersi portato seco un consigliere nella figura di <strong>Re Cole</strong>.<br />
Dal mondo arabo si passa invece al cuore dell’impero con la seconda storia contenuta nel TPB, <strong>The Ballad of Rodney and June</strong>, poco attenta allo sviluppo della trama generale (seppure si compie ugualmente un piccolo ulteriore passo avanti, conseguenza di quanto letto qualche pagina prima, con le prime invasioni degli eserciti imperiali ai danni delle frontiere più esterne delle terre arabe), ma dal forte contenuto emotivo.<br />
Willingham si allontana infatti, secondo quel suo modo di fare che lo vede impegnato nello sperimentare storie dal tono di volta in volta differente da frapporre fra un capitolo e l’altro della trama generale, dai problemi della vita a Favolandia e dagli intrighi della lotta contro l’Avversario, per abbandonarsi ad una delicata storia che vede nella ricerca dell’amore dei due protagonisti il perno della narrazione.<br />
In un tenue richiamo alle ballate d’amore cortese di medievale memoria, due dei figli di Geppetto, due manichini di legno incantato, iniziano a provare l’un per l’altra quel sentimento che fino a quel momento sapevano essere proprio dei soli esseri fatti di carne. Il tono dolce ed allo stesso tempo sofferto, in questo caso perfettamente sostenuto e coadiuvato dai delicati disegni di Jim Fern, conduce i due innamorati a veder esaudito il loro desiderio, mentre vengono nel frattempo dall’autore sospinti a prendere parte ad un ruolo ben più importante all’interno della trama principale nei tempi a venire.<br />
Insieme al dono della carne ed ai piaceri dell’amore arrivano però i turbamenti di un’umanità che col tempo sembra voler cancellare il precedente ricordo della natura di legno. E questi turbamenti comprendono anche sensi di colpa e nuove libertà di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Who’s Who</strong><br />
<em>(ovvero un breve identikit delle fiabe qui, per la prima volta, apparse).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sinbad</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sinbad.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4303" title="sinbad" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sinbad-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A guidare la delegazione delle fiabe arabe giunte a Favolandia al fine di aprire un dialogo che potesse in futuro garantire un fronte comune contro le ambizioni dell’Avversario, Bill Willingham ha assunto <strong>Sindab il Marinaio</strong>, protagonista (ormai ampiamente utilizzato dal mondo della celluloide in svariate pellicole cinematografiche e film di animazione), secondo la relativa fiaba, di sette meravigliosi e stupefacenti viaggi di omerica memoria, il cui resoconto è inserito all’interno della nota raccolta di racconti arabi <strong>Le Mille e una Notte</strong>, almeno sulla scia dell’organizzazione classica che dell’opera è stata ormai adottata. Questo perché alcuni studiosi, sulla base di una possibile paternità persiana delle avventure di Sinbad, che le vorrebbero scritte in un periodo antecedente all’Impero arabo, propendono per una certa indipendenza dalle <em>Mille</em>, tant’è che non è raro, ai nostri giorni, vederla esclusa dal corpus di favole.<br />
Ambientati ai tempi del califfato abbaside, stirpe salita al trono islamico nel 750 d.C, i sette viaggi di Sinbad presentano una molteplicità di punti in comune con l’Odissea di Omero (a sua volta, per alcuni, ispiratasi proprio alle antiche culture mediorientali), vedendo il novello Ulisse sfidare le meraviglie del mare sconosciuto per affrontare di volta in volta terre magiche e strani esseri mitologici. L’indizio probabilmente più evidente di questo stretto legame tra le due opere è l’episodio del gigante incontrato da Sinbad durante il terzo viaggio e fedele copia del Polifemo omerico.<br />
In <strong>Fables</strong>, Willingham fa di Sinbad il Marinaio (appellativo necessario per distinguerlo da quel Sinbad il Facchino che ne condivide il palcoscenico dei setti racconti), un emblema di quella occidentalizzazione dallo scrittore vista come processo di estrema naturalezza e positività; anzi, quasi l’unica soluzione al tanto paventato “problema mediorientale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Genio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/genio.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4304" title="genio" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/genio-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E’ nelle <strong>Mille e una Notte</strong>, nel racconto <em>Aladino e la lampada meravigliosa</em> (ma non solo), che l’immagine del genio rinchiuso all’interno di una lampada, in grado di esaudire i desideri di chi la possiede, parte alla conquista del mondo. Da quel momento in poi, la figura del genio, il <em>jinn </em>arabo, si lega indissolubilmente a questa nuova forma, lasciando decadere quelle che invece erano state per secoli le sue mistiche e tradizionali capacità. Questo perché il genio, prima ancora che personaggio delle fiabe, nasce come essere coranico, e quindi oggetto di fede per i credenti musulmani. Intermediario tra il mondo degli angeli e quello dell’uomo, il jinn sarebbe stato creato da una fiamma che non sprigiona fumo, e, come i suoi fratelli in carne ed ossa, dotato del libero arbitrio.<br />
Creature dai poteri di metamorfosi, composte di fumo e abitanti di un piano parallelo a quello degli esseri umani, i geni possono svolgere una funzione di spiriti tutelari per gli uomini o, piuttosto, di entità maligne dedite all’inganno ed alla crudeltà.<br />
In <strong>Fiabe d’Arabia</strong>,  il genio è forse il personaggio più interessante e meglio caratterizzato dell’intero storyarc, descritto da Willingham come una vera e propria arma nucleare pronta a minacciare l’esistenza stessa non solo di Favolandia, ma del mondo intero.<br />
I geni sono infatti presentati come esseri quasi del tutto composti di magia, e quindi invincibili a qualunque arma di cavaliere o incantesimo di strega. Solo l’astuzia di Frau Totenkinder, la strega di <em>Hansel e Gretel</em>, riuscirà infine a salvare la situazione.<br />
Nel narrare la storia di questa magica genia, Bill Willingham ricorre ancora una volta alle <strong>Mille e una Notte</strong>, chiamando in causa il grande Salomone (nella traduzione italiana confuso, erroneamente, con tal Solimano, nome appartenuto a due emiri arabi), secondo la tradizione in grado di controllare i geni e di imprigionarli proprio all’interno di bottiglie.<br />
Va da sé che il genio di Willingham (cit. &#8220;<em>E loro non hanno nessuna regola, nessun senso del bene o del male</em>”) è molto più vicino alla versione folcloristica che a quella coranica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sidi-Nouman e la Bella Persiana</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sidi_noumen.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4305" title="sidi_noumen" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/sidi_noumen-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a><br />
Per aver salva la vita, la bella <strong>Sharazad</strong>, condannata a morte dal sultano, ha la brillante idea di tenerne sempre vivo l’interesse raccontandogli ogni notte una storia, badando però bene a interromperne la narrazione appena prima dell’albeggiare, riservando così il seguito per la notte successiva.<br />
Solo dopo 1001 storie, (il titolo arabo originale del primo nucleo di quello che sarebbe stato il corpus moderno de <strong>Le Mille e una Notte </strong>era infatti <em>Le Mille Favole</em>) la vita di Sharazad sarà graziata, essendosi, dopo tanto parlare, il Sultano stesso innamorato di lei.<br />
<strong>Sidi-Nouman</strong> e la <strong>Bella Persiana</strong> sono due dei tanti protagonisti che affollano queste magiche notti di racconti. Protagonisti di due differenti storie, ma entrambi da Willingham utilizzati nella medesima scena, seppure sotto le ammalianti sembianze della Bella Persiana si nasconda in realtà il jinn del visir Yusuf.</p>
<p style="text-align: justify;">Apostrofato con epiteti quali <em>rinomato stupratore di cavalli</em>, <em>rinomato marito di divoracadaveri</em> e  <em>cane che è anche uomo… O forse il contrario</em>, e poi dal genio ucciso, Sidi-Nouman, in <strong>Fiabe d’Arabia</strong> fidato alleato di Yusuf, è personaggio di uno dei racconti più bizzarri di Sharazad, che lo vedono impegnato a competere con la moglie, una maga divoratrice di cadaveri.<br />
Raccontando della propria disavventura al Califfo Harùn ar-Rashi&#8217;d, l’uomo ricorda di come scoprì la macabra usanza della consorte e come fu da questa trasformato in cane non appena resasi noto di essere stata smascherata. Dopo aver vissuto per qualche tempo presso un fornaio, Sidi-Nouman riacquisterà le sembianze umane grazie all’aiuto di un’altra maga, che gli consentirà a sua volta di vendicarsi della moglie tramutandola in cavallo.<br />
Bill Willingham ne descrive quindi la vicenda passando in rassegna le fasi più salienti della storia grazie all’utilizzo di tre sole battute.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/odalisca.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4306" title="odalisca" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/07/odalisca-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le vicende della Bella Persiana sono invece meno impressionanti, anche se maggiormente complesse da un punto di vista narrativo. Schiava dalla sensazionale bellezza, la Bella Persiana si vede presto sposa del figlio di un Gran Visir che l’aveva acquistata per il sovrano. La sua beltà, unita ad una saggezza ed intelligenza composta e pratica, le permetteranno di risolvere gli svariati problemi che la vita matrimoniale porterà seco.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A cura di Giuseppe Urso</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Batman: Maschere</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 19:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[Batman]]></category>
		<category><![CDATA[DCverso]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Batman Mask]]></category>
		<category><![CDATA[Bryan Talbot]]></category>
		<category><![CDATA[Legends of the Dark Knight]]></category>

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		<description><![CDATA[Il genio di Bryan Talbot ci regala una delle Leggende più originali e controverse dedicate al Pipistrello!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/mask.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4233" title="mask" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/mask.jpg" alt="" width="157" height="243" /></a></strong></p>
<p><strong>Testi:</strong> Bryan Talbot<br />
<strong>Disegni:</strong> Bryan Talbot<br />
<strong>Edizione originale:</strong> Legends of the Dark Knight 39-40<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Batman La Leggenda 98, Le leggende di Batman 5 (Play Press)</p>
<p><em>Maschera</em>, lo dico sin d&#8217;ora, è una delle migliori interpretazioni di Batman che abbia mai letto. La storia, che inizia nel modo più canonico (col Pipistrello che sventa l&#8217;ennesimo tentativo di scasso), si dipana poi in modo non-lineare attraverso l&#8217;alternanza di diversi piani temporali e/o fisici/mentali: Bruce, rinchiuso in una stanza d&#8217;ospedale, non è mai stato Batman. O meglio, Batman è solo frutto dell&#8217;immaginazione dello sventurato, che non è un ricco miliardario dalla doppia vita, ma solo un barbone alcolizzato che entra ed esce da istituti di igiene mentale.</p>
<p>Non andrò ovviamente a svelare altro della trama, ma il modo in cui <strong>Bryan Talbot</strong> organizza il racconto è magistrale: le tavole, che non seguono uno specifico schema organizzativo, spaziando all&#8217;interno di varie possibilità di story-telling, ben si sposano al tipo di narrazione, che in qualche occasione strizza l&#8217;occhio a varie pellicole cinematografiche (all&#8217;occhio me ne sono balzate due: <em>A clockwork orange</em> e <em>Jacob&#8217;s Ladder</em>). Palesi inoltre i riferimenti a Freud e Jung, i due padri della psicanalisi.</p>
<p>Sicuramente questo commento è stata poco esaustivo, ma Maschera è un&#8217;opera che, semplicemente, non può essere spiegata a parole: solo leggendola se ne capirà il valore.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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		<title>Per il Domani</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
				<category><![CDATA[DCverso]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Superman]]></category>
		<category><![CDATA[brian azzarello]]></category>
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		<category><![CDATA[Jim Lee]]></category>
		<category><![CDATA[per il domani]]></category>

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		<description><![CDATA[La decostruzione del personaggio di Superman in una delle storie più belle ed indimenticabili della storia del Kryptoniano!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/superman_per_il_domani.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4092" title="superman_per_il_domani" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/superman_per_il_domani.jpg" alt="" width="260" height="400" /></a></p>
<p><strong>Testi:</strong> Brian Azzarello<br />
<strong>Disegni:</strong> Jim Lee<br />
<strong>Edizione originale:</strong> Superman: For Tomorrow, edito su Superman#204 (Jun. 2004) &#8211; #215 (May 2005)<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> DC Universe 13-24 Play Press; Cartonato 18,5&#215;28, 322 pp, col., 25,00 €, Planeta De Agostini <strong><strong> </strong></strong></p>
<p><em>Essere chi sono io non è facile.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Comincia con queste parole la rivisitazione dell’Uomo del Domani da parte dello sceneggiatore Brian Azzarello. Sin dalle prime battute la storia si configura per l’abilità straordinaria di questo autore, che oltre a regalarci dialoghi e riflessioni attente e ricche di un pathos non privo di abbellimenti retorici, si dimostra assolutamente geniale nel sovrapporre i piani della narrazione, caricando la storia di frasi “a doppia locuzione” (se così vogliamo chiamarle), in funzione delle quali in uno stesso assunto possiamo ritrovare a un tempo le parole di Superman e quelle del suo principale interlocutore, soprattutto morale, in questa storia: padre Daniel Leone.</p>
<p style="text-align: justify;">La sceneggiatura, molto curata, prevede che frasi di Padre Leone siano interposte a immagini di Superman, a sugello di questa sovrapposizione spirituale.<br />
L’ironia beffarda del destino vuole che questi due personaggi, entrambi, seppur per ragioni diverse, latori di un messaggio di speranza e fede, vivano nello stesso momento la disperazione della perdita. Perché come è vero che fede, speranza, futuro, sono astrazioni endemiche dell’animo umano, è altrettanto innegabile che la morte può sradicare da quella stessa anima concetti come questi che, in ultima analisi, sono indissolubilmente legati alla vita e al suo dinamico divenire.<br />
E così come un cancro, o la perdita di una moglie, possono privare la vita di un uomo dei suoi “significati”, altrettanto facilmente possono precipitarlo in un vuoto egoista e distruttivo, cui le matite dell’ineguagliabile Jim Lee, accompagnate dalle ottime chine di Scott Williams, contribuiscono a dare risalto e spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Che sia proprio la determinazione di Superman a salvare il mondo a rendere quest’ultimo accidioso e perennemente in pericolo? L’umanità tende ad abusare delle proprie risorse e Superman comincia a chiedersi se egli non sia un freno allo sviluppo della forza e della capacità degli uomini, più che un sussidio ad esse.<br />
Questa è una storia sull’indissolubile legame tra la fede e la paura. Si crede perché si ha bisogno di farlo, perché ci si vuole affidare a qualcosa. Ma laddove la paura diventa certezza, laddove la speranza diventa rassegnazione, è gioco forza che anche la fede si tramuti in egoismo.<br />
Per un dio fra gli uomini quale è Kal-El sulla Terra, cosa può esserci di pauroso? Cosa potrebbe temere egli in modo similare a come gli umani temono la morte? La vanificazione degli ideali cui si è sempre ispirato e in cui ha sempre creduto. Si rende conto che, a ben guardare, la filantropia non può essere scevra di un certa intimo senso di superiorità. Chi dedica la propria vita al bene dell’umanità, dentro di sé crede forse di essere il soggetto più umano fra tutti.<br />
Per chi crede nel bene, nella giustizia, nella moralità dell’essere umano, trovarsi di fronte al male assoluto è una sconfitta. Perché se è possibile distinguere con chiarezza la malvagità, viceversa il bene e la giustizia restano chimere alla deriva nel mare della fede e della speranza, soggette a relativismo di valori e prospettive.</p>
<p><em>Finalmente vedo il vero Kal-El.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Zod con queste parole sembra alludere a un concetto molto semplice: la “democrazia” di Superman è fondamentalmente valida soltanto fino a che le sue scelte sono condivise dagli altri. Ma nel momento in cui si mettono in dubbio le sue decisioni, in un confronto da pari a pari, il dispotismo, sicuramente illuminato, intrinseco al suo carattere, viene fuori. È come se la sua lotta per la giustizia, il suo perenne fare del bene, la sua ricerca del buono in tutto e in tutti, lo legittimassero intimamente a ritenersi migliore di chiunque, depositario, in ogni contesto, della giusta via.</p>
<p><em>Vuoi forse paragonarmi a loro?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un senso di superiorità vigliacco, certo, che tuttavia Batman sembra apprezzare. La natura che Superman tira fuori in questo momento di pressione, quella natura che egli si è sempre sforzato di tenere a freno dietro la maschera del “boyscout”, è la stessa che invece da tempo Bruce vanta e accetta. I due si dimostrano intimamente simili, splendidi nella loro “inumanità”. Pipistrello e alieno, bestia e dio. L’uno metafora di sé stesso, l’altro poeta di false morali.<br />
La critica di Azzarello alla società americana è velata, ma neanche troppo. Un moralismo quasi bigotto, tendente all’autoritarismo e alla presunzione d’infallibilità, sono, fondamentalmente, caratteri speculari di quella società americana al cui grembo Superman, campione dell’American Way, si è nutrito. Di fronte alla richiesta d’esilio di un intero mondo, nella forma dei sui Quattro Elementi Primordiali, Superman rifiuta, minacciando di distruggere il pianeta stesso. Certo, c’era in gioco la vita dell’umanità, ma in questo non si ritrova forse la mentalità di una nazione che antepone se stessa al destino del terra che abita?<br />
D’innanzi a un dio l’umanità avrà sempre paura. Nella giustizia come nell’ingiustizia, egli sarà sempre colpevole per il suo potere. Anche il solo cercare di fare la cosa giusta, l’avere il potere di farlo, pone Superman al di sopra di tutti gli altri esseri viventi. E questa, seppure indiretta, nondimeno è una colpa. Nel riplasmare la Zona Fantasma in un mondo perfetto e ideale dove l’umanità potesse vivere felice e appagata, Kal-El si erge a demiurgo del destino umano, e a padrone del suo libero arbitrio.<br />
Cercare di evitare quello che considera l’errore di suo padre, il non avere, cioè, tempo sufficiente per salvare il suo mondo, lo spinge a trasformare quello che era un inferno d’aridità in un paradiso. Ma il suo è un errore di valutazione: non fu Jor-El a fallire nel salvare Krypton, fu Krypton che non volle essere salvata. Kal-El ha creduto di poter offrire un mondo perfetto agli uomini: ma si tratta della <strong>sua</strong> perfezione, del <strong>suo</strong> ideale di bene. Il sommo bene degli uomini non è la pace, non è l’armonia. È la libertà.<br />
Se un giorno un dio li privasse della libertà per poter garantire loro la felicità, essi si ergerebbero contro di lui stringendo un patto con il demonio. Il problema è che, come in tutti gli Inferni, anche nella Zona Fantasma regna un demonio. E, al pari di altri Inferni, anche questo trova nel suo principale demonio una figura di spessore epico inarrivabile, di orgoglio smisurato, di grande senso dell’onore e del valore. Zod si pone a capo delle schiere umane in rivolta, rivendicando la sua prigione, la sua dannazione e il suo Regno.</p>
<p><em>Meglio regnare all’Inferno che servire in Cielo.</em></p>
<p><strong>“Paradise Lost” &#8211; John Milton</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sua è una vitalità indefessa che lo porta a preferire una perpetua inarrestabile deriva all’aiuto dell’Uomo d’Acciaio. Così fu il Farinata di Dante, così fu il Satana di Milton.<br />
Ma il riscatto di Superman non tarderà ad arrivare. Tutto ciò che egli rappresenta nasce dalla fine di un mondo, dall’estinzione di un popolo. La sua stessa esistenza dovrebbe stare a significare che il lieto fine non esiste. Nondimeno egli riesce a dimostrare che la sua fede nell’uomo e nei suoi propri valori è inestinguibile. E allora perché fa quel che fa? Perché può. Perché deve. Perché vuole. Senza troppe domande, senza esitazioni. Kal-El rinsalda il suo legame d’amore per l’umanità, riscoprendo l’infinita forza del suo sentimento per Lois: la sua luce, la sua religione, il suo mondo. Per l’amore che egli le porta, tutta l’umanità diviene degna d’amore ai suoi occhi. Perché è grazie a lei, se riesce a sentirsi un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova Fortezza della Solitudine, simbolo di un rinsaldato legame fra la Terra e il suo Campione, non è immersa in uno sterile e isolato gelo, ma nel verde vitale e fecondo di una foresta sudamericana. Non in un’aliena struttura a cristalli, ma in un’antica piramide precolombiana. Immensa e splendida, in una nuova armoniosa simbiosi con l’umanità, con il suo cuore e con la creatività del suo genio.</p>
<p><em>A cura di Marco Cecini</p>
<p></em>(Ecco il <a href="http://www.dcleaguers.it/forum/fortezza-della-solitudine/superman-per-il-domani/">link</a> alla discussione sul forum)<em></em></p>
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		<title>Batman: Freakout</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 17:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barry Allen</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Will Simpson]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di una storia tratta dalla collana Legends of the Dark Knight, scritta da Garth Ennis.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/freakout.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3992" title="freakout" src="http://www.dcleaguers.it/wp-content/uploads/2010/06/freakout.jpg" alt="" width="252" height="395" /></a></strong></p>
<p><strong>Testi:</strong> Garth Ennis<br />
<strong>Disegni:</strong> Will Simpson<br />
<strong>Edizione originale:</strong> Legends of the Dark Knight 91-93<br />
<strong>Edizione italiana:</strong> Batman La Leggenda 97</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Garth Ennis</strong> è uno scrittore molto furbo: tutte le sue opere, da <em>Preacher</em> per passare al <em>Punisher</em> (sia in veste <em>Marvel Knights</em> che <em>Max</em>) contengono i medesimi ingredienti: personaggi grotteschi, ultraviolenza e linguaggio &#8220;colorito&#8221;. Questa serie di Legends, <em>Freakout</em>, non si sottrae alle regole, seppur presentando alcuni elementi in modo attenuato, per ovvietà di cose (Batman è pur sempre un personaggio main-stream, e come tale deve attenersi ad alcune regole editoriali più o meno inviolabili). La trama (il cui inizio mi ha ricordato tantissimo <em>Predator 2</em>, ma tant&#8217;è) ruota attorno alle nebulose azioni di Mr Freak, assuefatto fabbricante di droga (LSD2000, la cui particolarità è quella di derivare dal&#8230;no, non ve lo dico, andate a leggervi la storia), che mira a &#8220;far sballare&#8221; (cito testualmente) tutta Gotham. Ovviamente arriverà Batman a mettergli i bastoni fra le ruote (che vediamo, in una scena presso la sua caverna, starnamente incuriosito dagli effetti che la droga può generare in lui), ma non solo: due detective dai modi efferrati cercheranno di perseguire la propria vendetta personale sull&#8217;emulo di Lennon.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elementi per trarne una storia suggestiva ci sono tutti (la droga; i segni che la &#8220;sporca guerra&#8221; ha lasciato su chi vi ha partecipato), ma Ennis non li sfrutta o meglio, li piega in funzione di una trama poco incisiva che non lascia il segno, risultando poco convincente. Alcuni passaggi poi sono particolarmente confusi (come le pagine iniziali), mentre determinate situazioni vengono fatte cadere nel vuoto, senza essere adeguatamente riprese (mi riferisco al colpo di scena alla fine della seconda Legends). Il disegnatore, <strong>Will Simpson</strong>, dal tratto grezzo e sporco, è decisamente adatto alla vicenda (lo vedrei anche su serie Vertigo), pur non raggiungendo l&#8217;eccellenza di altre matite viste sulla serie.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tirare le fila, Freakout è un&#8217;occasione persa: poteva essere una delle migliori storie del Pipistrello, viste le caratteristiche, ma si riduce ad essere l&#8217;ennesima prova artistica, scritta con lo stampino, di un autore che ha basato la sua carriera sugli ingredienti sopra descritti.</p>
<p><em>A cura di Luca Massari</em></p>
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